Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
14 novembre 2013 4 14 /11 /novembre /2013 11:19

Il desiderio di arrivare ad una comprensione collettiva della realtà è il massimo pregiudizio che da sempre limita l’autostima dell’individuo, e che come risoluzione PONE il “noi” (del crocchio, del gruppo, del partito, della coalizione, della fazione, dello Stato, ecc.,) al posto dell’“io”. Questo “PORRE” (“Setzen”), assolutizzato come facoltà della ragione da Johann Gottlieb Fichte, è massimo impedimento all’individualismo etico, evidenziato da Rudolf Steiner come esigenza sociale dei tempi nuovi.

Lo scadere nel “noi” è in genere così formulata: “Se io faccio così fatica a discernere le informazioni corrette da quelle errate significa che per una comprensione collettiva e per muovermi di conseguenza in modo giusto ho bisogno del collettivo”.

La risposta a questo errore è massonica e consiste in un errore di Fichte il quale, al contrario di Steiner, tende in tutta la sua opera ad accentuare la missione “educatrice” dello Stato e a risolvere l’io empirico nel “Noi spirituale” della Nazione.

Per Fichte “la forma dell’opporre è così poco contenuta nella forma del porre, che anzi le è addirittura contrapposta” (Fichte, “Fondamenti dell’intera dottrina della scienza”, [265]), e con ciò Fichte costruisce la base per chiamare ogni cosa percepibile “urto” [“Anstoß”].

Certamente il fichtianesimo, filosofia di Stato, è complicato come uno dei tanti uffici del nostro Stato, insomma un vero e proprio UCAS (Ufficio Complicazioni Affari Semplici).

E poiché, come diceva Ermete Trismegisto, le cose avvengono tanto in alto quanto in basso, le cose che avvengono nello Stato sono identiche a quelle che avvengono nel collettivo: sia nello Stato che nel collettivo viviamo nell’imbecillità.

Come lo Stato predica la legalità anche se essa risulta illegittima, allo stesso modo, per esempio, il collettivo sedicente società antroposofica, predica la scienza dello spirito di Steiner, in base alle regole della “Dottrina della scienza” di Fichte, dunque predica Steiner non in base a Steiner ma in base all’idea fichtiana di intuizione, con tutte le folli formule che ne derivano, come da un puzzle di castronerie.

In base a tale filosofismo ciarliero, i sedicenti antroposofi del fichtiano delirio del comunismo giuridico proibizionista, hanno addirittura proposto la creazione di gruppi di studio per aggiustare la terminologia de “La filosofia della libertà” di Steiner in quanto, a loro parere, Steiner sarebbe uno che va “a spanne generando confusioni e fraintendimenti filosofici che mai un filosofo come Rosmini avrebbe generato” (P. Archiati, 3° Seminario su “La Filosofia della Libertà” di Steiner, tenuto a Rocca di Papa, Roma, dal 14 al 17 febbraio 2008, mp3 07C, Settima conferenza, sabato sera, ¾, dal 16° minuto in poi)!

Per Rudolf Steiner l’intuizione è il contenuto interno del pensare rispetto a quello esterno della percezione (R. Steiner, “La filosofia della libertà”, cap. 5°).

Per Johann Gottlieb Fichte, l’attività dell’intuire è qualcosa di molto complesso e massimamente contraddittorio, che sembra uscito, appunto da un UCAS di Stato, o da regolamentazioni costruite dai nostri parlamentari odierni, le cui leggi e commi, copiosamente inseriti gli uni negli altri come in scatole cinesi sono vere e proprie insidie per l’umana comprensione.

Insomma per il massone Fichte, l’attività dell’intuire è possibile esclusivamente tramite passività, a sua volta possibile solo per attività, vale a dire tramite una “passività” (“Leiden”) contemporaneamente resa possibile soltanto da un’attività: l’intuizione (“Anschauung”) è la dinamica in cui opera l’“immaginazione” (“Einbildungskrafr”) determinata dallo spontaneo porsi dell’io come attivo e dal suo incontrare un ostacolo contro cui urta (“Anstoß”, “urto”) e rispetto al quale la direzione della sua attività subisce un’inversione che lo rende passivo.

Ecco i principali termini fichtiani usati dagli odierni predicatori della scienza della libertà di Steiner:

1) “Leiden”, la “passività”, è il patire: l’opposto dell’attività (“Tätigkeit”), vale a dire la negazione positiva e quantitativa della sua realtà;
2) “Anstoß”, l’“urto” è ciò che “accade” all’io inceppandone e invertendone l’attività altrimenti procedente linearmente all’infinito. Anstoß ricopre, nei testi di Fichte, un’area semantica plurivoca, sfumando con “ostacolo” (Hemmung), “impedimento” (Hindernis), “resistenza” (Widerstand), sin quasi a identificarsi con il confine (Grenze), il non-io, e la cosa-in-sé kantiana;
3) “Tätigkeit”, l’“attività” coincide con la realtà, anzi i due concetti sono identici: attività è realtà, realtà è attività;
4) “Einbildungskrafr”, l’“immaginazione è la facoltà teoretica e produttiva per eccellenza che, oscillando tra determinazione e indeterminazione, tra finito e infinito, colti come termini che non sono immediatamente riducibili o conciliabili, rende possibile l’io stesso nella misura in cui è “intelligenza” (“io teoretico”);
5) “theoretisches Ich”, l’“io teoretico”, è l’io nella misura in cui qualcosa di esterno ad esso lo rende “rappresentante”, cioè lo fa “intelligenza”: dunque, soltanto nella misura in cui è dipendente da un indeterminato non-io che ne frena ed ostacola l’attività.

Nella sua “Deduktion der Vostellung” (“Deduzione della rappresentazione” in Fichte, “Fondamento dell’intera dottrina della scienza” [370]), il grande (sic!) Fichte (così lo chiama un certo Hugo di ecoantroposophia.it) è assolutamente convinto di spiegare l’io ordinario illuminandone il “sistema operativo” come se esso fosse uno schema di parole incrociate della Settimana enigmistica: partendo dalla propria idea di intuizione, egli inferisce una serie di altre idee, che dovrebbero valere per le facoltà interagenti dell’io: la ragione, l’intelletto, e la capacità di giudizio. Ma sono tutte idee errate. Per Fichte, l’intuire, “convenendo” al librarsi dell’immaginazione oscillante tra direzioni contrastanti, dev’essere “fissato” affinché possa prendere corpo il prodotto, cioè qualcosa di composto in cui si mantenga la “traccia” (Spur) concreta dei termini contrapposti. Il ruolo di “fissare” l’intuizione spetta a due altre facoltà, la ragione (Vernunft) e l’intelletto (Verstand). Per Fichte il prodotto dell’immaginazione è reale solo dopo essere stato fissato nell’intelletto. La ragione, facoltà del porre assoluto, è attiva ed opera la fissazione del prodotto, cioè determina oggettivamente tale realtà, che prima era solo fluttuante nell’oscillazione immaginativa. L’oggetto determinato è fissato dalla spontaneità della ragione in vista dell’attività riflessiva. Ma l’oggetto è pensato, cioè è concepito e compreso, nell’intelletto. Diversamente dalla ragione, l’intelletto non è attività, tuttavia esplica la funzione decisiva di condurre la riflessione naturale a persuadersi fermamente della realtà delle cose esterne (sic!). L’intelletto (Verstand) non fissa, ma ciò che è fissato è fissato soltanto nell’intelletto e qui ridotto a stare immobile (verständigt). Esso è “l’inattiva, quiescente facoltà dell’animo, il mero recipiente di ciò che è prodotto dall’immaginazione e determinato e ancora da determinare dalla ragione”! È una sorta di facoltà di contenimento, recipiente di ciò che è realmente effettivo: in esso soltanto vi è realtà, e realtà concepita e compresa. Esso IMMOBILIZZA, “FISSA” IL MUOVERSI della circolarità di determinazione dell’attività immaginativa, lo mette in condizione di produrre la grandezza reale di quanto è opposto all’attività spontanea (in termini conoscitivi, dell’oggetto sensibile della conoscenza) e che così soltanto può causare un influsso su di essa (un’impressione sul soggetto conoscente).

Chiaro no? Ahahahahahaaha aha aha ah! Peccato che L’IMMOBILIZZAZIONE E LA FISSAZIONE DEL MUOVERSI non esista, dato che non il MUOVERSI ma solo ciò che è MOSSO può essere determinato.

Fichte ragiona come se l’io possedesse la vita in se stesso. Ma le cose non stanno così. L’io, pur essendo esistente, non possiede la vita, e neanche ne ha bisogno (R. Steiner, “Sedi di misteri nel medioevo”, Milano 1984, p. 21). In termini scientifico-spirituali infatti la vita inizia col corpo vitale o eterico (ibid.).

Eppure gli indottrinati di “scienza” fichtiana continuano “in alto come in basso” a starnazzare filosofismi e legalismi ciarlieri (per usare un termine di Goethe) da ogni parte.

Questo non può avere che un significato: la trasformazione dell’io nel noi.

Questo è in definitiva il pregiudizio dei pregiudizi, che dovrebbe essere fatto fuori.

Il desiderio di arrivare ad una comprensione collettiva della realtà è una cagata pazzesca (W Fantozzi!): un desiderio sbagliato, che considera il collettivo come se fosse un individuo.

E ciò è ancora una volta un misticismo comunistoide.

O popolo di dissennati, che nel terzo millennio seguite ancora le cagate pazzesche del “grande” Fichte, che predicate ancora alla Hugo (:D :D :D) sappiate che con i misticismi, le mistiche, le ideologie, e le teologie, si va solo in guerra gli uni contro gli altri, secondo il solito stile romano del “divide et impera”. È segno che dobbiamo cambiare strada.

Svegliatevi, o bestie immonde! Lavatevi il cervello, o suini dell'antroposofia d'accatto! 

Condividi post

Repost 0

commenti

Presentazione

  • : Blog di creativefreedom
  • Blog di creativefreedom
  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
  • Contatti

Link