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24 gennaio 2014 5 24 /01 /gennaio /2014 11:26

Oggi coloro che si propongono di aggiustare ciò che non funziona e che è continuamente causa del “male” sociale, alla fine di tutti i più bei ragionamenti circa ciò che non è equo, non è giusto, ecc., la soluzione che propongono è: facciamo una bella società da quotare in Borsa, oppure facciamo un bel partito così con i soldi della Borsa o del finanziamento pubblico cominciamo a fare il bene, vedi anche le conferenze di antroposofia finanziate dalla Fondazione Cariplo (la Fondazione ha sempre come scopo opere di beneficienza per mascherare il fatto notorio che la Cariplo è una banca armata), oppure la parificazione delle scuole pedagogiche ad indirizzo steineriano a scuole di Stato.

Molti, per giustificare queste azioni le paragonano al fatto che lo stesso Steiner per fare le scuole si avvalse di contributi. Ma il paragone non regge, dato che Steiner accettò di farsi finanziare da un privato (il signor Waldorf, produttore delle note sigarette) all’incirca come fece Olivetti a suo tempo per creare strutture atte a consentire una vita migliore ai suoi operai. Coloro che invece vogliono giustificare per esempio la parificazione statale delle scuole steineriane incappano nella contraddizione per cui si fanno finanziare da chi combattono e cioè da quello Stato che non dovrebbe mettere le grinfie nella cultura e nell’economia. La stessa cosa accade se a finanziare un’iniziativa contro l’andamento criminoso dell’attuale economia è la stessa banca, cioè la colpevole di tutto il crimine (vale a dire della creazione ed emissione del denaro dal nulla, cioè della truffa dell’indebitamento, che poi i “soci” (individui) dell’“organismo sociale” (Società) devono pagare a suon di tasse e a suon di fallimenti, disoccupazione, suicidi, ecc..

Evidentemente oggi ci vuole molto coraggio ad essere liberi di capire questi pensieri.

Oppure ci vuole troppa onestà, che per forza di cose poi risulta quasi totalmente mancante dappertutto?

Rudolf Steiner si fece finanziare dalla fabbrica di sigarette Waldorf Astoria per la costruzione delle sue scuole per poter insegnare liberamente una nuova pedagogia ai bambini basandosi su criteri del tutto rivoluzionari rispetto alle scuole statali.

È stato dunque l’avvalersi di denaro proveniente da un’attività non delle più etiche, che ha impedito che l’opera di Steiner si realizzasse?

Se oggi a distanza di più di un secolo siamo ancora qui a dover far conoscere - attenzione bene - solo conoscere, la sua  “triarticolazione sociale” è forse perché egli sbagliò ad usufruire di quel denaro?

Quel denaro forse inquinò e impedì l’attuazione della triarticolazione?

Oggi quasi tutte le scuole pedagogiche a carattere antroposofico sono state “parificate” a quelle statali. Quindi chi frequenta queste scuole perché sceglie un’educazione libera, alla fine dei suoi studi deve avere l’avallo statale sostenendo l’esame pubblico. Ciò è però esattamente il contrario di ciò che avrebbe voluto Steiner.

Mi pare pertanto che il costo di queste contraddizioni sia quello di non realizzare alcunché di ciò che ci si era prefissati in nome del cambiamento.

Se per perseguire il cambiamento si cercano strade più brevi e facili di quelle che sembrano più impervie, credo che lo scotto da pagare sia proprio il nullificarsi di questo agognato cambiamento.

Solo chi è puro riesce a bere dal Graal traendone l’immortalità. Tutti gli altri bevendo dal Graal ne muoiono.

Secondo me occorre perciò meditare molto sulle vie da prendere, e questo era il senso del mio brano “Quiete & Tempesta (N. Villa - Pink Floyd)

Il compito più arduo che spetta ad ogni essere umano è di trovare la via giusta. A questo fine da anni propongo nel web un aforisma che trovai in un libro di Scaligero (Reincarnazione e karma). Si tratta dell’aforisma del saggio cinese Lutzu “il mezzo ingiusto rende iniquo il fine giusto” (da me cantato nel brano "Napolitano, non va bene così" in quanto conforme alla realtà oggettiva del mondo attuale ed alla sua struttura morale).

La “giustezza” dei mezzi in oggetto è infatti oggi la bestiale politica del fine che giustifica i mezzi. E ciò è una bestemmia, e con quest’ottica le cose sembrano peggiorare sempre di più.

Bisognerebbe però almeno percepirle come sono: il sistema è marcio, l’Italia stessa è marcia, perché il massimo problema economico è la delinquenza politica che lo genera: sia nel lavoro che nella vita comune la gente ha talmente paura dei “capetti”, dei capi, dei poliziotti, dei carabinieri, dei politici, e di chi ci governa con la frusta delle multe e delle cinture del protezionismo coatto, che appena parli di ingiustizia sociale ti senti rispondere che l’ingiusto in definitiva sei tu, e che risulti tale in quanto sei troppo rigido, unilaterale, intollerante, ecc., e che nella vita qualche compromesso dev’essere accettato per sopravvivere. Però nessuno si chiede “quale compromesso” possa essere accettato.

Il compromesso di tipo legale è un patto. Si costituisce fra due parti che si promettono reciprocamente [“con” (com) - “promettono”] di rispettare accordi presi secondo una precisa logica in cui chi non li rispetta perde una certa somma.

Il compromesso psicologico riguarda invece l’interiorità delle parti. In ognuna di esse il compromesso può essere lecito o illecito.

Occorre essere chiari con noi stessi su questo argomento: il compromesso è lecito quando, a motivo della sua accettazione vi è un valore umano. In questo caso è lecito in quanto l’interiore attività umana porta consapevolmente un sacrificio in nome di un valore riconosciuto da entrambe le parti. Quando invece il compromesso coinvolge l’interiorità in modo da rimuovere tale consapevolezza, il valore viene inquinato o svenduto. In tal caso il compromesso non è lecito ed anche tutto ciò che, in tale contesto, tende a compromessi conduce solo a vie sbagliate.

Qualsiasi valore è determinato da un rapporto o da una correlazione con qualcuno o qualcosa (queste stesse parole, per es., acquistano valore, cioè concreto contenuto, se si rapportano concretamente alla liceità sopra accennata del compromesso).

Si prenda per esempio il valore umano dell’obbedienza. Esso è determinato dall'atto conforme all’ascolto (obbedienza = ob-audienza) del suo contenuto. Se tale contenuto non è esso stesso conforme a se stesso, è illogico e necessariamente iniquo. In tal caso il valore dell’obbedienza è nullo in quanto falso. Non si tratta infatti di obbedienza ma di succubanza, o di rassegnazione, mascherate da civiltà. Ad esse si contrappone il valore della disobbedienza civile: il valore della disobbedienza civile è la possibilità di realizzare un compromesso lecito quando la contingenza è quella del compromesso illecito.

Chi sa considerare spregiudicatamente i fatti della vita in base a logica di realtà non può che pervenire a queste conclusioni.

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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