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8 aprile 2014 2 08 /04 /aprile /2014 11:29

La grande palude in cui i cosiddetti riformatori sociali continuano ad impantanarsi è costituita dall'aporia (impossibilità a procedere) fra tre logiche essenzialmente diverse fra loro: logica del diritto, logica culturale e logica economica, le quali sono pensate come se fossero una sola logica.


Questo "come se" è determinante nel generare la retorica di palazzo o, chiamatela come volete, la "captatio benevolentiae", il sillogismo approssimativo, l'entimema, l'ornamento, la seduzione formale, ecc. Insomma, l'essere umano è intelligente nella misura in cui è veggente, ed è veggente nella misura in cui si accorge di queste tre forme di logica. Se un ente, come ad esempio lo Stato, impone all'uomo di usare una sola di queste tre logiche, è ovvio che l'uomo a lungo andare perde con la sua veggenza anche la sua intelligenza. Perde cioè la sua "sindéresis", cioè la capacità di distinguere fra il bene e il male (lo dimostra il fatto che molti vocabolari della lingua italiana non contengono neanche più la parola italiana "sindéresi").


Coi seguenti tre esempi vorrei chiarirlo: in base a logica puramente economica un ente ti costringe a distruggere gli agrumi per renderli rari ed aumentare così il loro prezzo; in base a logica puramente giuridica un ente ti costringe a credere che i fatti non esistono e che esistono solo le interpretazioni dei fatti; in base a logica puramente culturale un ente ti costringe a studiare allo stesso tempo la relatività di Einstein e la velocità della luce come costante assoluta e quindi non relativa...


Le aporie o le contraddizioni che sentiamo giornalmente in TV come un martello compressore del nostro "pensiero debole", contribuiscono a lasciare andare tutto in rovina, dato che tutto sembra filare senza che possa affacciarsi un minimo residuo di giudizio critico.


Il ragionamento di Tomaso Montanari ("Che tempo che fa" del 05/04/2014) è per esempio giusto ma proprio perché è giusto il Montanari è costretto a contraddirsi: prima, afferma l'esigenza sociale di una "politica culturale" (poggiante su uguaglianza), poi afferma invece l'esigenza sociale di uscire da questa "politica", rimettendo nelle mani del singolo la conoscenza (poggiante su libertà).


Ecco perché Rudolf Steiner aveva visto bene considerando le scuole (cioè la cultura e in generale la sfera spirituale) all’interno e come primo passo di una TOTALE riforma dell'organismo sociale, cioè di una società in cui lo Stato intervenisse NON PIÙ nella vita culturale ed economica dei popoli (come avviene oggi dappertutto nella concezione dello Stato plenipotenziario), ma solo nella vita del diritto, onde appunto l'idea risanata di Stato di diritto come terzo dell'intero organismo sociale, formato anche dai restanti due terzi: economia e cultura, relativamente indipendenti rispetto al diritto, cioè triarticolati fra loro.

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  • : Blog di creativefreedom
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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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