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17 novembre 2015 2 17 /11 /novembre /2015 11:01

Questa canzone racconta della sottomissione dei popoli sudamericani all’Occidente. È stata composta nel 2004 dal compianto Carlo Bussetti su una melodia da me improvvisata su un brano di Jeff Beck. Oggi purtroppo i conflitti fra le nazioni sono aumentati fino agli ultimi fatti di Parigi. Nella canzone cantavo la povertà dei popoli sudamericani ma la si potrebbe intendere anche come quella di tutti quegli altri popoli che vivono schiavizzati dagli Stati ricchi che hanno costruito le loro ricchezze sulla loro pelle. Questi Stati sono gli stessi che poi - forse per senso di colpa - costruirono l’aberrante ideologia del cosiddetto commercio “equo e solidale” che di fatto costringe ad essere ancora più schiavi. Come dicevo nel 2004, parlando della TRIARTICOLAZIONE SOCIALE, è infatti un’ipocrisia definire il commercio “solidale”. La solidarietà non può mischiarsi con la convenienza, così come il diritto non può mischiarsi con l’economia o con la cultura. Io acquisto e consumo un prodotto perché mi conviene, così come conviene al venditore cedermelo a quel dato prezzo. Occorre rendersi conto che la compravendita può poggiare solo su convenienza reciproca, non su altre logiche. Ogni individuo dovrebbe arrivare da sé al suo vero interesse. Spendere parole per creare finti legami, o consensi per sottomettere i propri simili con giochetti faziosi, settari o linguistici, o creando schemi etici, come, appunto, quello del mercato “equo e solidale”, è un danno per tutti, in base al quale il politico - in quanto mafioso - costruisce la sua particolare forma di arretratezza. È ora di prendere coscienza dell’indivisibilità del benessere. Chi pensa solo ai casi suoi e crede di poter separare il bene proprio da quello degli altri, dimostra solo di non saper fare il proprio interesse. Ciò che occorre oggi più che mai è la consapevolezza dell’io: non esiste altra soluzione ai problemi socio-economici del pianeta. Il gruppo non può avere più importanza dell’individuo e dunque occorre solo imparare a staccarsi dai gruppi e dai partiti: l’io ha un’azione efficace e viva solo grazie alla propria irradiazione personale. Ed è questa che bisogna anzitutto suscitare. Non la discussione dell’una o dell’altra idea e meno ancora l’organizzazione basata sull’adesione a un programma politico. Senza epicheia (“epicheia” significa disobbedire alle leggi ritenute ingiuste), cioè senza equità generata da civica disubbidienza, ci sarà sempre cinica obbedienza generante solo schiavitù…

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  • : Blog di creativefreedom
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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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