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13 novembre 2015 5 13 /11 /novembre /2015 18:09

ovvero

SOPRA LA BANCA L’USURAIO CAMPA,

SOTTO LA BANCA IL CITTADINO CREPA

 

 

Che le banche (IOR e APSA comprese) siano vissute dalla gente come le istituzioni legalizzate dello strozzinaggio è una realtà incontrovertibile. E che la stessa istituzione bancaria sia stata aspramente contestata da noti personaggi della destra e della sinistra può essere ben riassunto dalle frasi di due famosi personaggi: Ezdra Pound - “i politici non sono altro che i camerieri dei banchieri”; Bertold Brecht - “che cos’è una rapina in banca a confronto della fondazione di una banca?”. Quanto segue è la spiegazione sintetica della struttura, della funzione e quindi dell’essenza stessa dello strumento monetario. Per quanto riguarda lo IOR (banca vaticana), si osservi la storia del caso Marcinkus (Banco Ambrosiano) e di Calvi, le connessioni dello IOR con la mafia americana e i punti 2266 e 2267 del catechismo romano (premessa teologica della “guerra giusta”), nei quali sono giustificate la “guerra giusta” e perfino la pena di morte. Per quanto riguarda banche e multinazionali, occorre prendere coscienza che, a partire dal 1700 ad oggi si è realizzata una forma cancerogena di sovranità monetaria internazionale e sovranazionale: il quantitativo aureo del pianeta, che dalla prima metà del 1900 aveva svolto la funzione di comune denominatore delle varie monete, non bastava più a soddisfare la sempre più crescente necessità di liquidità. Lo strumento capace di assolvere tale necessità fu ed è la sostituzione-truffa della moneta nominale con la moneta merce: chi emette moneta se ne attribuisce autoritativamente la proprietà pur non essendo proprietario di alcun valore corrispondente alla moneta emessa. Tale modifica, procede attraverso i seguenti passaggi del mondo occidentale, occultamente degenerativi di tutto il tessuto sociale:

 

- 1694: l’oro è trasformato in carta dalla banca d’Inghilterra, il cui fondatore William Paterson, dichiara spregiudicatamente: “II banco trae beneficio dall’interesse su tutta la moneta che crea dal nulla”.

 

- 1773: la truffa funziona al punto che un secolo dopo si trasforma in cinismo, e nel 1773 Amschel Mayer Rothschild, il fondatore tedesco di tale impero finanziario dichiarava addirittura: “La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo Conferenze di Pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa ottenere guadagni territoriali. Le guerre devono essere dirette in modo tale che le Nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre di più nel loro debito e, quindi, sempre di più sotto il nostro potere”.

 

- 1885: Marx svela nel “Capitale” (Libro 1°, capitolo 24, paragrafo 6, Editori Riuniti, Roma 1974, pp. 817-818) i tratti truffaldini della dinamica sulla quale stavano crescendo le banche centrali: “Fin dalla nascita le grandi banche, agghindate di denominazioni nazionali, non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipare loro denaro. Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694). La Banca d’Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all’8%; contemporaneamente era autorizzata dal parlamento a battere moneta con lo stesso capitale, tornando a prestarlo un’altra volta al pubblico in forma di banconote. Non ci volle molto tempo perché questa moneta di credito fabbricata dalla Banca d’Inghilterra stessa diventasse la moneta nella quale la Banca faceva prestiti allo Stato e pagava per conto dello Stato gli interessi del debito pubblico. Non bastava però che la Banca desse con una mano per aver restituito di più con l’altra, ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua della Nazione fino all’ultimo centesimo che aveva dato”.

 

Questo punto rimase e rimane tuttavia inascoltato dai comunisti stessi e da ogni schieramento di sinistra e di destra. Oggi, le parti sociali non hanno ancora compreso che la riduzione del potere d’acquisto dei salari non è imputabile ai datori di lavoro o ai governi, ma alle banche centrali, perché solo queste hanno il potere di determinare arbitrariamente spinte inflazionistiche o deflazionistiche, costringendo gli imprenditori a cessare le attività produttive o ad accettare la flessibilità, adeguando costi e prezzi alle oscillazioni dei valori monetari che guidano la stessa globalizzazione dei mercati. In tal modo il principio cardine del regime contrattuale, che recita: “II contratto ha la forza di legge tra le parti” è rovesciato nel nuovo principio: “La legge ha forza di contratto tra le parti”. E la legge della moneta non la fa il datore di lavoro, né il governo, ma il padrone dei (nostri) soldi, vale a dire il governatore della banca centrale. (Quindi le contestazioni relative alla flessibilità, non avrebbero dovuto essere sollevate nei confronti dei datori di lavoro, ma nei confronti delle banche centrali, da governo, datori di lavoro e lavoratori, uniti sullo stesso fronte. Le rivendicazioni sindacali basate sul plusvalore sono ormai impossibili perché, con la globalizzazione dei mercati, viene meno la possibilità di un ragionevole affidamento sull’esistenza stessa del profitto. E ciò è confermato dalle imponenti crisi economiche, ad es., nel settore automobilistico).

 

- 22 luglio 1944: gli Stati del mondo disegnano un nuovo sistema monetario in un’anonima località americana, Bretton Woods. In questo nuovo sistema, tutte le monete erano convertibili nel dollaro e solo questo era convertibile in oro. Allo stesso tempo fu istituito il Fondo Monetario Internazionale (FMI), con lo scopo di venire in soccorso a quei paesi che non potevano sostenere la parità determinata a Bretton Woods tra le monete. Tali accordi ebbero principalmente tre conseguenze: lª) gli Stati Uniti cominciarono a stampare più dollari che giornali, dato che era la loro moneta a garantire l’equilibrio del sistema; 2ª) tutti gli Stati del mondo costituirono riserve per l’emissione di banconote utilizzando dollari, di cui c’era sul mercato finanziario una grande offerta (all’inizio degli anni Settanta, 1’80% delle riserve valutarie di tutti gli Stati mondiali erano costituite da dollari; 3ª) il FMI controllava le politiche economiche di tutti i paesi del mondo attraverso il ricatto della leva monetaria. Stati Uniti ed Inghilterra avevano contribuito con 1’80% di propri versamenti alla costituzione del FMI, e pertanto ne condizionavano l’attività in maniera determinante.

 

Il sistema resse senza particolari scossoni fino al 1970. Ogni tanto il FMI interveniva ad “aiutare” paesi in difficoltà col cambio della propria valuta, obbligandoli a politiche keynesiane per renderli più docili e sottomessi agli interessi delle potenze occidentali.

 

Il crac si ebbe quando i paesi aderenti all’OPEC, ovvero il cartello dominato dagli arabi dei paesi produttori di petrolio, decisero di aumentare considerevolmente il prezzo del barile (che quadruplicò in pochi mesi) e di rifiutare i pagamenti in dollari, pretendendo il pagamento in oro. I paesi dell’Occidente che, come accennato, avevano riserve in gran parte costituite da dollari, cercarono di cambiare questi dollari e farsi restituire l’oro che avrebbe dovuto essere custodito nei forzieri di Fort Knox, per poter fare fronte ai propri debiti. Ma gli americani non avevano oro a sufficienza, dato che già allora il totale del circolante era di gran lunga superiore all’oro esistente su tutta la terra. (Per dare l’idea della proporzione fra oro e valore monetario circolante, occorre considerare che le attuali riserve auree dei paesi del mondo non superano le 200.000 tonnellate. Eppure il corrispettivo in oro di tutte le banconote e gli equivalenti monetari che girano per il mondo ai prezzi correnti ammonta a un corrispettivo di 75.000.000 di tonnellate di oro. Non è uno scherzo: settantacinque milioni di tonnellate, che ovviamente non esistono... E questi dati sono solo del 1995!).

 

- 15 agosto 1971: Nixon annuncia perciò a Camp David la decisione di sospendere la convertibilità del dollaro in oro, e perciò l’abrogazione unilaterale degli accordi di Bretton Woods svincola il dollaro dalla convertibilità, cioè dal cambio, con l’oro. QUESTA DATA (AGOSTO 1971) COSTITUISCE UNA PIETRA MILIARE NELLA STORIA DEL DENARO: È IL MOMENTO CRUCIALE PER COMPRENDERE LA VERA NATURA DELLA MONETA. Da allora, infatti, il denaro è definitivamente svincolato da ogni relazione con l’oro. Da allora, i paesi hanno continuato a stampare denaro, fondandolo senza una base “solida”, cioè sul nulla.

 

SITUAZIONE ATTUALE (2015-16): la grande modifica effettuata, consistente nel fatto che chi emette moneta (senza limite e relativamente senza costi) se ne attribuisce la proprietà a titolo esclusivo, comporta un’occulta metastasi nel tessuto sociale, chiamata debito pubblico, che è conseguenza logica di questa gigantesca truffa: la banca emette moneta P RE S T A N D O L A. Prestare denaro è però una prerogativa del proprietario. La banca emittente è per legge dichiarata proprietaria del denaro all’atto dell’emissione. Ma se la banca emette denaro senza valore, come mai il denaro ha valore? Chi crea il valore monetario è il cittadino, cioè la comunità, attraverso il sudore della fronte, ed accettando la convenzione di tale moneta, che non ha altro riscontro se non la sua accettazione. Il sistema bancario invece se ne appropria, ed ha perciò conquistato, con la sovranità monetaria, una sovranità sovranazionale, cioè mondiale. Questo rovesciamento contabile ha realizzato un macroscopico indebitamento di tutti i popoli del mondo verso il sistema bancario: è il fenomeno delle società multinazionali, che conquistano tutti i mercati sbaragliando ogni concorrenza: 1) le multinazionali sono controllate dai medesimi gruppi che strumentalizzano il sistema monetario; 2) e di conseguenza hanno a disposizione, come le banche centrali, cioè senza costo e senza limite, tutto il denaro che vogliono (motivo per cui non è possibile nei loro confronti alcun tentativo concorrenziale da parte delle normali imprese commerciali; e da ciò deriva l’inutilità di codificare le cosiddette leggi antitrust, dato che il problema che sta a monte dovrebbe essere quello di sottrarre il dominio della moneta al sistema bancario, dominio consistente nel monopolio di emissione, concesso comunque dallo Stato alle banche).

 

PERCIÒ LO STRUMENTO MONETARIO, CHE DOVREBBE ESSERE STRUMENTO, APPUNTO, AL SERVIZIO DELLA COLLETTIVITÀ, IN EFFETTI È UNA MINACCIA ALLA LIBERTÀ DEL CITTADINO E DEI POPOLI. Il cosiddetto oro-carta (la cartamoneta) è stato accettato come fatto del tutto normale e ragionevole. Il suo valore è convenzionale, così come convenzionali sono il metro o il chilogrammo come unità di misura. Ma al valore convenzionale monetario è stato aggiunto qualcosa di più: il convincimento (erroneo) che esista un limite oggettivo all’emissione di moneta, e cioè che stampare moneta non sia gratuito (come invece è) perché tale stampa sarebbe condizionata dalla disponibilità di un bene reale e limitato: l’oro. In realtà, invece, la collettività da’ merce (che ha un costo) in cambio di cartamoneta, che costo non ha (se non quello tipografico): succede cioè che un valore convenzionale può concretizzarsi in un bene reale, oggetto di diritto di proprietà: la (carta)moneta. Tradizionalmente questo valore era però generato dal fatto che, ritenendosi il valore un “qualcosa” connesso alla materia, si riteneva di definire il valore monetario come “intrinseco” all’oro. E, una volta “inventata” la cartamoneta, si giustificava il suo valore sulla base della riserva aurea depositata in banca, Senonché questa costruzione venne a cadere dopo l’abolizione degli accordi di Bretton Woods decretata nel 1971. Quindi oggi la (carta)moneta ha la veste del “titolo di credito”, anche se tale non è: l’espressione riprodotta sulle vecchie banconote italiane era infatti quella tipica della cambiale al portatore sottoscritta dal Governatore della Banca Centrale (per es.: “Lire 100.000 pagabili a vista al portatore). Ma che la (carta)moneta sia una falsa cambiale generatrice di debito pubblico emerge dal fatto che, se si presenta la banconota, all’incasso, la banca non paga ed è autorizzata dalla legge a non pagare né con oro, né con altro valore (oltretutto la cambiale normale si estinguerebbe col pagamento, mentre la banconota continua a circolare, dopo ogni transazione, indefinitamente).

 

La strategia di dominazione dei mercati è basata sulla confusione, deliberatamente preordinata nella coscienza del cittadino, tra i due concetti di valore creditizio e valore convenzionale. La non consapevolezza della differenza fra valore convenzionale e valore creditizio permette a poche famiglie di furbi guerrafondai di dominare il mondo e schiavizzare il popolo esattamente come ai tempi di Iside e delle piramidi: spacciando sotto forma di titolo di credito il valore convenzionale, il sistema bancario consegue lo scopo di appropriarsi dei valori convenzionali prodotti dalla collettività, in quanto è chi accetta una convenzione che crea la convenzione stessa. Quindi è la collettività che, accettando la moneta come unità di misura e mezzo di pagamento, ne crea e ne conserva il valore (di conseguenza, ne dovrebbe detenere la proprietà). La banca invece, approfittando del fatto che l’emissione del titolo di credito (il cosiddetto “pagherò la cambiale”) è prerogativa del debitore, apparendo come debitore sulla banconota, ed arrogandosi il diritto di emettere il titolo di credito (la banconota), si è impadronita della proprietà della moneta. Con questo sistema riesce a trasformare un debito apparente in un arricchimento sostanziale, La scritta che compariva sulla banconota (per es.: “Lire 100.000 pagabili a vista al portatore”) stava a significare che, esibendo questo documento alla banca, la banca avrebbe dovuto corrispondere con l’equivalente merce (oro). Ma poiché ora (addirittura per legge) la banca non può convertire in oro i titoli monetari, la banca è autorizzata ad emettere questa cambiale (che è una falsa cambiale in quanto senza scadenza né responsabilità) con la “garanzia” di non pagarla. La banca realizza così un doppio lucro pari alla differenza tra valore nominale e costo tipografico della moneta - a cui aggiunge poi gli interessi sul “prestato” - e trasforma un proprio debito apparente, in un arricchimento sostanziale mediante un macroscopico rovesciamento contabile di cui nessuno si scandalizza - forse perché troppo evidente - e che le consente di appropriarsi di un valore che non ha nulla a che vedere col credito. Perché il credito si estingue col pagamento e la moneta invece continua a circolare.

 

Queste sono le vere ragioni che determinano ogni guerra, probabilmente per sostituire all’oro che manca, l’oro nero, il petrolio.

 

È tempo, dunque, che l’opinione pubblica si renda conto che chi crea il valore della moneta non è chi la stampa o la emette, ma chi l’accetta come mezzo di pagamento, cioè la collettività dei cittadini. La mancanza di questa consapevolezza fa sì che ad appropriarsi del valore monetario non siano i popoli, ma il sistema bancario internazionale, in virtù del monopolio culturale della categoria dei valori convenzionali.

 

Su queste premesse si può comprendere l’esatta portata della lettera spedita da uno dei Rothschild alla Ditta Kleimer, Morton e Vandergould di New York il 26 giugno 1863: “Pochi comprenderanno questo sistema, coloro che lo comprenderanno saranno occupati nello sfruttarlo, il pubblico forse non capirà mai che il sistema è contrario ai suoi interessi”.

 

Dai tempi di Copernico la concezione del mondo è mutata solo in senso eliocentrico, non riguardo al sistema monetario ed alle conseguenti imposizioni fiscali, che sono rimaste ancora quelle precedenti al copernicanesimo ed al cristianesimo. (Da questo punto di vista infatti la frase fatta “sono un onesto cittadino che paga le tasse” risulta conforme al cristianesimo solo se si stabiliscono chiaramente i concetti di “causa” e di “effetto”, altrimenti è un’affermazione assurda, in cui l’onestà non è altro che schiavitù, e significa in realtà “sono uno schiavo”. Infatti solo se fosse stabilito chi è il padrone del denaro si potrebbe “dare a Cesare ciò che è di Cesare”. Oggi invece non si sa assolutamente chi sia il proprietario del denaro in circolazione, in grado di prestarlo ai cittadini tramite emissioni monetarie e formazione di debito pubblico).

 

Questo sistema, in quanto basato sulla violazione dei più elementari diritti umani, sta assistendo al suo inevitabile crollo. D’altra parte va ricordato che la concezione copernicana fu considerata permessa dalla chiesa cattolica romana solo nel 1822 (Santo Uffizio dell’11 settembre 1822)! Forse che per la socializzazione della moneta (triarticolazione dell’organismo sociale, economia libera dallo Stato, cultura libera dallo Stato, minimo vitale non di provenienza statale, proprietà privata del portatore della moneta) si dovranno attendere tempi altrettanto lunghi, cioè fino a quando tutto ciò non sia riconosciuto non solo dalla chiesa ma dai partiti, dalla scienza ufficiale e dai media?

 

In ogni caso, se pensi che la gestione della moneta sia roba da banchieri, sappi che è proprio per questo pensiero sbagliato che ti hanno sempre gabbato. L’unica risposta al terrorismo, ISIS, conflitti, ecc., è la capacità di finirla col terrorismo di Stato che li genera. E per finirla bisogna conoscere l’errore, altrimenti ogni rimedio genera un nuovo errore all’infinito.

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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