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16 novembre 2015 1 16 /11 /novembre /2015 12:09

ovvero

L’uomo di oggi è essenzialmente alienato. Non solo perché stermina se stesso in nome di se stesso ma soprattutto perché, avendo perso se stesso, produce sentieri pseudo-scientifici di scienza, culture alienanti, e paradossali conoscenze di “materia oscura”: se è oscura, come la si può chiarire, cioè conoscere?

Meglio era allora la cultura dei “capannoni”, che viventi in capanne, esprimevano ancora, magari in dialetto e ad alta voce la loro dignità, QUALITÀ oramai perduta in nome della QUANTITÀ, dei quanti, e della meccanizzazione dello spirito.

Oggi si parla purtroppo ancora di un Cristo senza io, e senza epicheia (capacità umana di disobbedire alle leggi ritenute ingiuste) perché la legge del taglione del VECCHIO testamento (punto 2267 del catechismo cattolico) non riesce infatti ancora a lasciare il posto al NUOVO… 

In verità non occorre più Europa... Occorre più io... Perché l’io è la vera luce dell’uomo, e un tempo era detto “Figlio dell’uomo”. Il termine “cultura” deriva dal “culto di Ur”. “Ur” significa in ebraico “luce”. Dunque già il “culto di Ur” indica che una materia OSCURA, cioè senza “ur”, senza “luce” non può essere qualcosa di culturale. La cosiddetta materia oscura è infatti una mera astrazione priva di realtà…

La “materia oscura” non può esistere come materia, e non può né potrà mai essere chiarita, né sensibilmente percepita da qualcuno, consistendo nell’elemento soprasensibile che è il pensare, organo dell’io. Lo stesso dicasi dell’“antimateria” o dell’ “inconscio”. “Materia oscura”, “antimateria”, “inconscio”, sono semplicemente il pensare, che oggi in nome dell’“oggettività scientifica”, nega se stesso in quanto “soggettivo”, l’odierno “scienziato” comportandosi come un mistico della materia, cioè di qualcosa che come atomo, particella, quanto, ecc., non vede e che quindi è costretto a CREDERE. Egli è rigorosamente convinto che sia giusto escludere dalla propria indagine il proprio pensare perché lo reputa elemento non oggettivo ma soggettivo. In tal modo però non si rende conto o non vuole rendersi conto che chi pretende che una scienza “rigorosamente oggettiva” faccia scaturire i suoi contenuti dalla mera osservazione dei fenomeni, dovrebbe pure pretendere di rinunziare completamente al pensare che compie l’indagine sul fenomeno stesso. Infatti il pensare va naturalmente sempre al di là dell’osservato. Pertanto non bisognerebbe mai considerarlo un’attività meramente soggettiva, dato che di per sé, il pensare è al di là di soggetto e oggetto, e forma esso stesso questi due concetti, come tutti gli altri (Cfr., su questo tema, R. Steiner, “Scienza della libertà” in “La filosofia della libertà”, cap. 4°: “Il mondo come percezione”).

 

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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