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28 maggio 2012 1 28 /05 /maggio /2012 11:22

metodo.jpgSe ci dibattiamo per negare l'evidenza, e per confermare la nostra stupidità, affinché l'astratto domini il concreto, a che serve dibattere?

 

Leggete questo "dibattito" di dieci anni fa sulla questione della migliore scelta terminologica in merito al concetto di tripartizione rispetto a quello di triarticolazione, e vi passerà, come passò a me, la voglia di dibattere. E l'autore della risposta alle mie critiche, cognato di Massimo Scaligero fu considerato "serio studioso e profondo conoscitore della Tripartizione dell’organismo sociale"! Della serie: "se fosse stato cognato di Stalin avrebbe dato ragione a Stalin"!? Ahahahahaha aha aha aha ah!

 

Fonte: http://www.larchetipo.com/2002/ott02/redazione.htm

 

Mi è stata inviata da un’amica la pagina http://www.larchetipo.com/2001/nov01/redazione.htm in cui si risponde al signor Sergio Tiraino in merito alla distinzione concettuale fra tripartizione e triarticolazione, riportando uno stralcio tratto da una lettera sull’argomento inviata da Massimo Scaligero a un discepolo nell’ottobre del 1976. Credo che tale Vs. risposta sia inadeguata e fuorviante, anche se data con parole di Scaligero, di cui sono estimatore. Ho letto in gioventú tutte le sue opere, ed ho notato anch’io che parla solo di tripartizione. Mi meraviglia comunque la sua risposta, e soprattutto la Vostra. Probabilmente Scaligero non conosceva il vero motivo dell’uso del termine triarticolazione o almeno non aveva letto l’ultima parte dell’ultima conferenza del ciclo “Polarità fra Oriente e Occidente”, tenuta da Steiner a Vienna l’11/6/1922, in cui ciò è spiegato, nonostante il termine triarticolazione appaia a Scaligero di “sapore ortopedico”. Qui Scaligero dimostra, a mio parere di non avere bene afferrato la questione. Pertanto Vi invio il pezzo su cui riflettere: «Nell’umanità si è pensato nei modi piú diversi sulla tripartizione dell’organismo sociale. Quando apparvero "I punti essenziali della questione sociale" fu rilevato che alcune cose erano già state dette in precedenza. Non voglio ora sollevare alcun problema di priorità. Non ha importanza chi abbia trovato una cosa o l’altra, ma come tali cose si inseriscano nella vita. Ci sarebbe soltanto da rallegrarsi che molte persone ci arrivassero. Occorre però ancora osservare che quando in Francia venne definita da Montesquieu una specie di divisione in tre dell’organismo sociale, questa era semplicemente una divisione in tre. Veniva cioè indicato che quei tre settori avevano appunto condizioni del tutto diverse e che di conseguenza bisognava separarli fra di loro. Non è questa la tendenza del mio libro. In esso non si suggerisce di distinguere la vita spirituale quella giuridica e quella economica, come nell’uomo si potrebbe distinguere il sistema neuro-sensoriale, il sistema del cuore e dei polmoni e il sistema del ricambio, dicendo di essi che sono appunto tre sistemi separati l’uno dall’altro. Con una simile partizione non si è fatto nulla, ma si raggiunge qualcosa soltanto quando si veda come collaborino quei diversi settori, come essi divengano meglio un’unità per il fatto che ognuno lavora sulla base delle sue condizioni. Cosí è pure nell’organismo sociale. Se sappiamo come porre la vita spirituale, la vita giuridica-statale e la vita economica, ognuna sulla base delle sue condizioni originarie, se le lasciamo lavorare in base alle loro forze originarie, allora ne risulterà pure l’unità dell’organismo sociale. Allora si vedrà che da ognuno di questi settori scaturiranno determinate forze di decadenza che però, grazie alla collaborazione con gli altri settori, potranno di nuovo venir risanate. In questo modo non si suggerisce, come in Montesquieu, una divisione in tre dell’organismo sociale, ma una triplice articolazione del medesimo; essa si ritrova poi nell’unità dell’intero organismo sociale per il fatto che ogni singolo uomo è parte di tutti e tre i settori. L’individualità umana, dalla quale alla fine tutto dipende, è inserita nell’organismo sociale tripartito in modo da riunire le tre parti. Possiamo cosí dire che, appunto se ci si lascia guidare da quanto qui è stato detto, si tende non ad una suddivisione dell’organismo sociale, ma ad una articolazione dello stesso, proprio al fine di arrivare nel giusto modo alla sua unità. Accostandosi maggiormente al problema, si può anche vedere come da piú di un secolo l’umanità europea tenda a cercare una tale articolazione. Essa si realizzerà, anche se gli uomini non la vorranno coscientemente; infatti essi si muoveranno inconsciamente nel campo economico, nel campo spirituale, nel campo giuridico-statale in modo che si realizzi questa tripartizione. Essa è richiesta dalla stessa evoluzione dell’umanità. Cosí si può anche dire che i tre impulsi, che vanno considerati in relazione a quei tre diversi campi di vita, sono entrati nella civiltà europea come tre importanti ideali, come tre divise per la vita sociale» (R. Steiner, Polarità fra Oriente e Occidente, X conferenza, Ed. Antroposofica, Milano 1990).

Nereo Villa

 

Dato che la risposta fornita a suo tempo dalla redazione è risultata per il lettore “inadeguata e fuorviante”, ci siamo rivolti a un serio studioso e profondo conoscitore della Tripartizione dell’organismo sociale, Romolo Benvenuti, il quale ci ha inviato un suo commento sull’argomento, che volentieri riportiamo: «La polemica che inevitabilmente sorge allorquando prevale, inavvertito, lo stato d’animo movente il nostro pensare nella vita dell’anima, difficilmente ci consente di discernere il vero dal non vero, il pertinente dal non pertinente, il giusto dal non giusto. È proprio questo stato d’animo che, da noi non percepito, giuoca un ruolo determinante nelle questioni, trasformandole in polemiche che ci fanno scadere di livello interiore fino ad irrigidirci in errati convincimenti. Nel caso del citato brano del Dottor Steiner, questo, se attentamente letto in modo meditativo – nel quale stato si è veramente nel pensiero che pensa e quindi al riparo dal sentire soggettivo – saremmo in grado di scoprire l’identità dei due contenuti di pensiero: il brano tratto dal ciclo Polarità fra Oriente ed Occidente e il brano tratto dalla lettera inviata da Scaligero in risposta all’iniziativa di sostituire il termine tripartizione con il termine triarticolazione. Tale termine si riferisce al tema della questione sociale, là dove si evidenziano le tre parti attive nella vita dell’organismo sociale: l’attività spirituale, l’attività giuridica e l’attività economica. Ora la questione è di afferrare in quale modo il termine tripartizione sia giusto e adeguato, e ciò può avvenire solo se pensando il termine lo si concepisce in movimento. Il moto del pensiero conoscitivo volto all’attività della vita sociale, coglie in questa tre parti distinte, il cui insieme è la vita stessa della società umana. Tale attività, nel caso di interferenza esasperata di una delle tre parti sulle altre, dà luogo a tensioni e lotte, fino al caos (come è sotto gli occhi di tutti nel presente momento storico), oppure, nel caso si sappia dare a queste tre sfere l’autonomia della propria attività secondo la loro natura, si esprime generando una collaborazione fattiva e armonica. Per le tre attività, evidenziate e riconosciute nella loro espressione dinamica, il termine piú adeguato è quello di tripartizione, intendendo con esso la collaborazione delle tre parti in attività. L’essere umano, il soggetto attivo operante che costituisce l’organismo sociale, è anch’esso costituito in modo triplice – sistema neurosensoriale, sistema ritmocircolatorio e sistema ricambio-riproduzione – con il sangue, arto fisico dell’Io appartenente al sistema ritmico circolatorio, che li irrora tutti e tre, dando vita ad essi. Analogamente avviene nelle tre attività in cui “si articola” l’organismo sociale: il termine triarticolazione può dunque servire a spiegare come l’agire autonomo delle tre sfere dia il summenzionato risultato, ma dobbiamo considerarlo posto come termine esplicativo, chiarificatore e non sostitutivo. Da qui diviene pertinente l’espressione di Scaligero: “non si sa dare al termine ‘parte’ il senso dinamico di essere solo in relazione al tutto”. Quindi, non Triarticolazione, ma Tripartizione».

 

Ora provate ad analizzare questa risposta! Non ci vuole molto. E non ci vorrà nemmeno molto a capire come e perché Mario Monti la faccia così tranquillamente da padrone...

 

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commenti

Massimo Francese 05/28/2012 18:06

Mi sembra che nella risposta ti si dia ragione e all' improvviso, oplà, non hai più ragione. C'è un eccessivo dispendio di parole, un compiacimento che mi ha allontanato tra l' altro dalla rivista
L'archetipo. Ad un certo punto si descrivono le parti come dinamiche e costituenti un organismo e lo possono perchè sono articolate tra loro, quindi tripartite: mah.

nereovilla 05/28/2012 18:48



Per me è nuova comicità. Un giorno sarà capita da tutti. Però noi avremo riso prima, anzi subito! Riopeto se costui fosse stato cognato di Prodi e Prodi avesse detto che l'antroposofia era una
schifezza, costui avrebbe col medesimo dispendio di parole (l'astratto che domina il concreto) affermato che l'antroposofia era giusta ma era una schifezza. Un esempio lo abbiamo nel "ma anche"
del Tiramolla di Roma Veltroni... Ma-anchismus imperat! Quindi Vaffanculismus urget nos!



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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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