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16 febbraio 2012 4 16 /02 /febbraio /2012 10:41

Tessa-Jowell-e-Mills.jpgIl processo Mills riguarda una finanza cattolica, mai denunciata dai media come putrefatta. Seguendo le linee tracciate dalla punta dell’iceberg del caso Mills, si arriva ai disastri di Sindona e di Calvi fino al potere berlusconiano che, a dispetto di quanto si può pensare, nasce e si forma nell'alveo della finanza cattolica. Da questo punto di vista, le parole di Adriano Celentano contro i giornali cattolici e l'incapacità della chiesa di parlare di Dio agli ultimi, sono oro colato, cioè preziose in quanto rare e minima cosa rispetto a quello che dovrebbero scatenare in chi ama la verità. Questo è ovviamente solo il punto di vista di chi come me distingue fra il marcio cattolico ed il cristianesimo scientifico e spirituale (il Cristo era ed è il termine tecnico indicante l’involucro dell’io di ogni essere umano: parlare di Dio oggi non dovrebbe forse significare incominciare almeno a dire la verità?). Nereo Villa

 

Il caso Mills-Berlusconi: una vicenda di finanza bianca

 

Fonte: Ferruccio Pinotti, "Finanza cattolica - Dalle scorrerie di Sindona e Calvi alle vicende della Popolare di Lodi, dagli scandali Cirio e Parmalat alle imprese di Fazio, dall'offshore vaticano alla nascita di Berlusconi: la storia più completa e sconvolgente degli intrecci tra fede, denaro e potere", cap. 12°, Milano, 2011 - [A cura di Nereo Villa].

 

Il 17 febbraio 2009, David Mills, l'avvocato inglese artefice della struttura OFFSHORE [il maiuscolo è mio - nota del curatore] dell'impero di Berlusconi, veniva condannato dal tribunale di Milano a quattro anni e sei mesi per aver ricevuto seicentomila dollari versati sul suo conto da Silvio Berlusconi, attraverso il manager Carlo Bernasconi, come compenso per aver testimoniato due volte il falso nell'ambito di due processi in cui era imputato il premier. Il legale veniva inoltre interdetto per cinque anni dall'esercizio dei pubblici uffici e condannato a risarcire duecentocinquantamila euro alla Presidenza del Consiglio, costituitasi parte civile.

 

Nel luglio 2009, veniva presentato l'appello da parte dei legali di Mills: si contestava la tesi secondo la quale la corruzione di cui si sarebbe reso responsabile Mills avrebbe anche compreso il reato di riciclaggio. Il 27 ottobre 2009, la Corte d'Appello di Milano confermava in toto la sentenza di primo grado, rigettando e ritenendo infondate tutte le doglianze presentate dai legali dell'avvocato Mills. Contro la sentenza della Corte d'Appello, da subito, i legali di Mills annunciavano il ricorso in Cassazione.

 

A metà novembre 2009, venivano pubblicate le motivazioni della condanna: corruzione in atti giudiziari “susseguente” e non “antecedente” alle testimonianze, ritenute false e reticenti, rese nell'intento di favorire Silvio Berlusconi. A comprova - continuano le motivazioni - vi sono elementi certi: “Un compenso di seicentomila dollari e la promessa di tale compenso nell'autunno 1999. Elementi che si collocano temporalmente in epoca successiva rispetto The deposizioni testimoniali di Milis, e da essi non si può pertanto prescindere per valutare la qualificazione del tipo di corruzione”.

 

Il 25 febbraio 2010 la Corte di Cassazione ha accolto la richiesta del procuratore generale, dichiarando annullata senza rinvio, per intervenuta prescrizione del reato, la sentenza di condanna, ma riconoscendo colpevole Mills di danno di immagine allo Stato e rigettando quindi il ricorso della difesa contro il risarcimento danni di duecentocinquantamila euro alla Presidenza del Consiglio (come abbiamo visto, parte civile nel processo), imposto nei due gradi di giudizio precedenti. Nella stessa sentenza, la Corte riconosceva che il reato è stato commesso e che Silvio Berlusconi ha corrotto David Mills. La prescrizione è stata prodotta da una differenza di circa tre mesi nel calcolo della data di compimento del reato e dalla riduzione dei termini di prescrizione data dalla legge ex Cirielli. Nell'occuparsi di David Mills, i magistrati italiani hanno messo l'accento sul fatto che le “compagnie oltremare” di Berlusconi erano amministrate dalla CMM Corporate Services Limited/Edsaco Limited con l'assistenza dell'avvocato Mills: “Crediamo che il materiale documentario della nostra investigazione debba probabilmente essere trovato sia alla “Sceptre House” che in possesso di Mr. Mills, nella ditta di Withers dove ora è socio” scrivono i magistrati negli atti giudiziari.

 

Ed è proprio alla CMM che si cela la parte più interessante della STORIA, quella MAI RACCONTATA e CHE RIVELA SORPRENDENTI LEGAMI CON IL MONDO DELLA FINANZA CATTOLICA, CON LA FIGURA DI MICHELE SINDONA E CON LA FINANZA BIANCA DI MATRICE ANDREOTTIANA.

 

Per capirlo bisogna indagare sulla storia della CMM Corporate Services Limited, lo studio sito al 169/173 di Regent Street a Londra, un snodo cruciale dell'intera vicenda dei fondi neri Fininvest e della creazione della sua galassia OFFSHORE.

 

Nella bagarre scatenata dagli scandali generati prima dalla scoperta del vasto impero segreto di Silvio Berlusconi e poi dall'imputazione di David Mills, accusato di essere stato corrotto proprio dal Cavaliere, c'è infatti UN ASPETTO CHE I MASS MEDIA HANNO TRASCURATO; E CHE È RACCHIUSO PROPRIO IN QUELLA SIGLA CMM. Le tre lettere stanno per Carnelutti Mackenzie Mills: Jackenzie è il secondo cognome di David Mills, classe 1944, figlio di Kenneth Mills, una spia dell'MI5, il controspionaggio militare inglese. Carnelutti è invece il nome di un famoso studio legale di cui David Mills è socio a Londra dal 1981, cioè dall'inizio della collaborazione fra Fininvest e l'avvocato inglese. Il giornalista investigativo inglese John Burnes (nell'inchiesta “The Sewer not the Sewage? David Mills, Berlusconi and New Labour”, apparsa su “The Lobster Magazine”, n. 45, 2003) segnala che David McKenzie Mills, “un avvocato d'affari con connessioni nel mondo dell'intelligence”, iniziò a rappresentare in Gran Bretagna lo studio Carnelutti nel 1981 e che il suo primo incarico, avvenuto, scrive Burnes, “nel periodo contiguo alla morte di Roberto Calvi sotto il ponte dei Frati Neri”, fu proprio l'assistenza, nel Regno Unito, al gruppo Berlusconi.

 

Un'indicazione importante, quella relativa a Calvi, perché la perizia Giuffrida per il processo a carico del banchiere indica che la galassia estera dell'Ambrosiano di Calvi finanziò la nascita di una non meglio identificata Fininvest LTD alle isole Cayman già nel 1974, un anno prima della costituzione ufficiale dell'omonima Fininvest in Italia (il gruppo Fininvest ha smentito che si tratti della stessa società o di una consociata OFFSHORE).

 

“Approfittando dei vantaggi offerti dai numerosi possedimenti britannici all'estero, caratterizzati da legislazione OFFSHORE e della DEREGULATION dei servizi finanziari varata nel 1984, Mills creò le società schermo OFFSHORE attraverso le quali Berlusconi avrebbe gestito la Fininvest”, scrive Burnes. Il 23 giugno 1996 anche il quotidiano inglese “The Independent” collegò la CMM Corporate Service alla galassia OFFSHORE del Cavaliere, imputando allo studio legale la costituzione di cinque società nelle British Virgin Islands: si trattava di Antares, Crescent, Marble, New Manhattan, Marche.

 

Ma chi sono “i Carnelutti”, i potenti avvocati italiani che nel lontano 1981 si allearono con Mills per servire al meglio gli interessi di Berlusconi? Fondato a Venezia alla fine del 1800 dal professor Francesco Carnelutti, uno dei più importanti avvocati e giuristi italiani, scomparso nel 1965, lo studio Carnelutti è oggi guidato dal figlio Tito e dal figlio di quest'ultimo (nipote di Carnelutti senior), Alessandro Carnelutti, attraverso gli storici uffici di Roma e Milano, oltre a quelli di Napoli e Parigi. Professore di diritto commerciale internazionale nella capitale francese, Alessandro Carnelutti è divenuto nel 1999 partner dell'impresa di famiglia, nella sede di Roma. Lo Studio Legale Associato vanta un'ampia esperienza in diritto civile, commerciale e amministrativo e una forte specializzazione per quanto riguarda fusioni e acquisizioni, joint venture, contenzioso e arbitrati, direttive UE e antitrust, bancarotta, assicurazioni, proprietà intellettuale e questioni fiscali.

 

Ma è il padre Tito Carnelutti, il fondatore dello studio CMM con Mills, il membro della famiglia che riserva le maggiori sorprese. Vicinissimo a Giulio Andreotti, il suo nome appare già in un libro di Camilla Cederna del 1978 su Giovanni Leone (Camilla Cederna, “Giovanni Leone. La carriera di un presidente”, Feltrinelli, Milano, 1978, pp. 230-239), in cui si parlava dello scandalo generato nella metà del novembre 1977 dal caso Finabank, la banca ginevrina di Michele Sindona.

 

I giudici milanesi Urbisci e Viola vennero all'epoca a conoscenza di un traffico di valuta fra l'Italia e la Svizzera, transazioni avviate già tre anni prima dal Banco di Roma, che aveva acquisito la gestione della finanziaria del bancarottiere. Erano i cinquecento nomi degli italiani che detenevano denaro nelle casse della Finabank, e che avevano eletto Sindona loro investitore di fiducia. A Mario Barone, amministratore delegato del Banco di Roma, era stata allora consegnata la famosa “lista dei cinquecento”, ma, quando molti anni dopo verrà interrogato dai magistrati, dirà loro di non ricordare più alcun nominativo. Gli basterà però un mese di carcere per rinfrescarsi la memoria e iniziare a snocciolare qualche nome; dalla sua collaborazione si inizierà a intravedere il filo rosso che convogliava nella Finabank grossi nomi di un tipo di finanza che si rifaceva ai soliti noti ambienti di stampo cattolico-vaticano, ma anche massonico.

 

Fra le persone ricordate da Barone infatti compaiono Filippo Micheli (amministratore della DC), Flavio Orlandi (massone e segretario amministrativo del PSDI), Licio Gelli (capo della P2), Carmelo Spagnuolo (massone iscritto alla P2, già procuratore generale presso la Corte di Cassazione e presidente del Tribunale di Roma, grande sostenitore di Sindona), Anna Bonomi Bolchini (mitica signora della finanza degli anni Settanta-Ottanta).

 

Le rivelazioni di Barone furono seguite, dopo poco tempo, da quelle altrettanto scottanti di un altro personaggio chiave, Carlo Bordoni, ex braccio destro del finanziere Sindona, che, mentre era detenuto, decise di parlare della Finabank e regalò ai magistrati un altro elenco di nomi di tutto rispetto, fra i quali compare anche quello di Tito Carnelutti.

 

Sempre nel libro della Cederna si legge il resoconto di parte del memoriale di Bordoni, attraverso il quale il quadro delle transazioni finanziarie in questione si fa più nitido: Mario Olivero, direttore generale della Finabank di Michele Sindona - emerge dalle dichiarazioni di Bordoni - curava fra le altre, in qualità di amministratore delegato, le operazioni dello IOR, della DC, di Mauro Leone, dell'altro socio di Sindona, Michele Bagnarelli, e del famoso avvocato Tito Carnelutti. Dei collegamenti fra Carnelutti e l'istituto per le Opere di Religione parlò anche il giornalista del “New York Times” Nick Tosches nel suo libro “Power on Earth” (1986). Nella medesima opera, così come in “St. Peter’s Banker” di Luigi Di Fonzo, sono inoltre evidenziati i legami fra Carnelutti e il principe Massimo Spada, che negli anni Cinquanta e Sessanta si era imposto come banchiere dello IOR. Al vertici della banca vaticana e di una quarantina di grandi società, istituti finanziari e assicurazioni, Spada strinse stretti rapporti con Michele Sindona, che avrebbe dichiarato di aver conosciuto già nel lontano nel 1958.

 

MA LA RAGNATELA IN CUI NASCE LO STUDIO CMM È PIÙ ESTESA, E ARRIVA ALL'OPUS DEI. Nel suo libro, Tosches fa anche riferimento ai legami fra Tito Carnelutti e John McCaffery, capo dei servizi segreti inglesi fino al 1945, membro della potente loggia massonica di Edimburgo e incaricato di contrastare l'avanzata del comunismo in Italia al termine della guerra. Quest'ultimo, in contatto con Sindona sin dagli anni Sessanta e definito da Sindona stesso “molto vicino all'Opus Dei”, è il rappresentante della Hambros Bank in Italia, nonché un uomo chiave dei servizi segreti inglesi. Qualche mese prima di morire, Sindona fece un accenno diretto ai suoi rapporti con l'Opus Dei e raccontò “di essere entrato in contatto con membri spagnoli dell'Opus Dei tramite John McCaffery, l'ex capo del servizio informazioni britannico per l'italia, che dopo la seconda guerra mondiale è diventato rappresentante della Hmbros Bank di Londra nel nostro Paese”. La Hambros Bank, a sua volta, era uno dei partner di fiducia del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi.

 

David Mills sarebbe rimasto “senior partner” della Carnelutti Mackenzie Mills sino al 1995, anno in cui essa verrà rilevata dalla Edsaco LTD, del gruppo UBS.

 

Tito Carnelutti fu persino presidente di una delle più importanti società di Sindona, la Chesebrough Pounds Italia, e, secondo un rapporto della polizia di Milano, l'ufficio romano di Sindona era situato allo stesso indirizzo degli uffici di Carnelutti, in via Parigi 11. Significativamente, IL COMPLESSO SISTEMA DI SOCIETÀ OFFSHORE DI SINDONA ERA STRUTTURATO IN MODO ANALOGO AL LABIRINTO DI SOCIETÀ CHE DAVID MILLS DOVEVA ISTITUIRE PER SILVIO BERLUSCONI.

 

Nel 1997 Fabio Tamburini scriveva (“la Repubblica, Affari & Finanza”, 24 novembre 1977) che Mills, parlando bene l'italiano, fungeva proprio da punto di riferimento a Londra per Tito Carnelutti, che, secondo il giornalista, era stato “per lungo tempo crocevia tra il mondo dell'imprenditoria e il potere romano. Conosceva bene ogni risvolto dell'attività del finanziere Michele Sindona, ha seguito uomini chiave del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, è stato consulente delle famiglie romane più blasonate come i Lefebvre d'Ovidio”.

 

Curiose coincidenze, che fanno riflettere su come la vicenda Mills, tramite le connessioni dell'avvocato inglese con l'ex socio in affari Tito Carnelutti, sia da inquadrare in un universo di relazioni molto più ampio e potente, strettamente legato alla finanza cattolica. Non bisogna infatti dimenticare che DAVID MILLS È STATO A LUNGO IL MARITO (si è separato solo dopo lo scandalo processuale, per ragioni di opportunità politica) DI UNA DELLE FIGURE CHIAVE DELL'OPUS DEI IN GRAN BRETAGNA, TESSA JOWELL, MINISTRO DI TONY BLAIR MA ANCHE DELEGATA ALLE OLIMPIADI DEL GOVERNO GORDON BROWN. Legatissima alla Jowell e all'Opus Dei è anche Ruth Kelly, altro ministro di Blair “salvata” da Goldon Brown.

 

Questi gli ambienti politico-finanziari inglesi nei quali Berlusconi ha cercato i propri partner per creare la sua struttura OFFSHORE, tramite David Mills. GIRI NON DISSIMILI - A BEN VEDERE - DA QUELLI DELLA PICCOLA “VATICAN BANK” DOVE LAVORAVA IL PADRE, LA BANCA RASINI, UN ISTITUTO PARTECIPATO DA MISTERIOSE SOCIETÀ DEL LIECHTENSTEIN E DA SOCI SICILIANI CHE ERANO DIRETTA ESPRESSIONE DELLA FINANZA VATICANA.

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