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18 novembre 2011 5 18 /11 /novembre /2011 08:58

basta-coi-puzzoni-del-sinedrio.jpg

Ti rispondo. Se dovessi ragionare come ti esprimi nella mail dovrei "prendere atto" che sei "fermo" sulla carta più che "mobile" nella carne (non per nulla in ebraico le parole "bessar" e "bessuràh", rispettivamente "carne" e "messaggio", hanno la stessa radice). Quindi ti incito a ragionare secondo il tuo giudizio critico, e non a usarlo solo per confrontare percezioni con altre percezioni senza pervenire ad alcuna sintesi di pensiero che non superi il "coincide" o il "non coincide".

Coloro che mi indichi come "tosti" sono stolti. Solo uno stolto può affermare "Dobbiamo controllarlo per vedere se è antroposofico per davvero": vedi

http://antroponordest.altervista.org/viewtopic.php?f=61&t=35&hilit=cittadinanza&sid=b8e4b28913af47d3617ece5c916721e0

e vedi pure: http://santaruina.splinder.com/post/25758361#comment

E chi sarebbero poi costoro, gli antroposofi del sinedrio? Ma dove siamo? In Russia? In un sistema di spionaggio? In un sistema di delazioni?

testadicranio.jpgPer queste teste di cranio ho creato questo video: "OtelmaTV - Il bureau degli economisti buzzurri" (http://vimeo.com/29476400dato che sono proprio questi imbecilli la vera causa della crisi mondiale del deficit del pensare, cioè del manas (in sanscrito) e quindi della moneta (non viceversa della moneta e quindi del manas).

Quindi da tempo non mi interessano più i "confronti" con gli stolti, ed anzi, con chiunque: il confronto presume sempre un fronte e quindi un atteggiamento di guerra che non ha nulla a che fare col suo contrario, vale a dire con la pace della concordia (da cum-cordis: cum = con, collegamento, cordis = del cuore).

Io non sono uno di quelli che "l'ha detto Steiner", e non ho mai usato i libri e/o le conferenze di Steiner per supportare mie elucubrazioni o congetture o fantasie, ma casomai per apprendere da quei contenuti la metodologia essenziale a procedere libero dalle strettoie di ogni pensato concepito come sovrastruttura del mondo reale.

Reddito di cittadinanza? La cittadinanza proviene dal civis romanus, che nasce mitologicamente dal fratricidio e dalla rapina (Romolo e Remo, e ratto delle sabine). Questo l'ho imparato da Steiner, quindi ne deduco che reputare verosimile che Steiner abbia potuto parlare di un reddito di cittadinanza, può farlo solo chi giudichi il pensare un mero "prendere atto" della realtà. Ma cos'altro è questo se non mero percepire animale con uso minimale del pensare, tipico ad esempio del cavallo o del bue, che sgranando i loro occhi sulle cose, le fiutano esclusivamente per vedere se sono commestibili?

stupido.jpg

Dunque veri stolti sono, altro che controllori dell'antroposofia altrui!

Il reddito basilare dei soci dell'organismo sociale deve però necessariamente provenire da qualche parte se non lo si vuole legare schiavisticamente al lavoro come Steiner avverte di non fare (ma forse il termine "necessariamente" evidentemente non vale per costoro).

Dunque se non proviene necessariamente da qualche parte come potrebbe avvenire altrimenti il sostentamento sociale, cioè il sostentamento dei soci reali di un reale organismo sociale?

Solo essendo stolti possono presumere di controllare l'antroposofia altrui indagando se Steiner abbia o no detto la parola "cittadinanza" attaccata alla parola "reddito"...

Steiner parlava di queste cose indirizzando il futuro, non programmandolo a tavolino come pretenderebbero i cretini del bureau, o gli stessi politicastri che ci governano, attraverso infinite irresponsabili burocrazie.

Gli uomini devono camminare slle loro gambe e coi piedi per terra, non per aria o per carte altrui. Scribi, farisei, sadducei, e tipi come Caifa, a un certo momento li dovremo lasciare perdere. O no?

Dobbiamo imparare a socializzare senza statizzare. Questo sì. Questo è il punto cruciale che determina la nostra evoluzione di esseri umani liberi.

Nell'organismo triarticolato non vi è posto statale "per il reddito da disoccupazione o in assenza di lavoro in quanto tale", come risulta dalla conferenza di Zurigo, 30/10/1919, del ciclo: "Cultura, Politica ed Economia": "In un organismo come quello che ho in mente non c’è posto per il reddito da disoccupazione o in assenza di lavoro in quanto tale". Lo Stato, che per Steiner, è la pura sfera giuridica, non ha il compito di determinare "ammortizzatori sociali" ma casomai di difenderli giuridicamente se qualcuno lo tira in ballo, tirando in ballo il diritto, denunciando chi gli impedisce "il giusto provento che consenta al lavoratore di condurre una vita dignitosa, lui e la sua famiglia".

Steiner diceva queste cose perché reputava contro natura costringere il prossimo a lavorare per gli altri: "Il fatto che si dia il proprio denaro al prossimo significa soltanto poter tenere il prossimo sotto la propria influenza, renderlo schiavo, costringerlo a lavorare per noi" (2ª conf. del ciclo "Esigenze sociali dei tempi nuovi"). Oltretutto, aveva anche detto che la triarticolazione sociale, riguardando la libera espressione dell'individuo, era adatta a tutti, perfino a chi a un certo momento se ne volesse stare sdraiato sotto un albero a contemplare la vita delle formiche: economicamente si sarebbe provveduto anche per lui, sia pure minimamente, affinché attuasse la sua vera vocazione. Ma economicamente non significa statalisticamente, significa sfera economica, fatta di associazioni fraternamente unite; e fraternamente non significa buonisticamente ma unite dal principio della divisione del lavoro. Tale principio, tanto odiato da Marx, non è per nulla imposto; è naturale. Non è forse naturale che il pianista  per suonare non debba costruire prima il suo pianoforte dopo essere andato nel bosco ad abbattere l'albero adatto per avere il legno o scavare la montagna per avere il ferro, ecc.? Noi non lavoriamo per noi stessi ma per tutti gli altri. Questa è la naturale fraternità scientifica in cui tutti sono economisti, massaie comprese, anzi soprattutto esse, che devono fare i conti ogni giorno col mercato. In base a tale fraternità, cioè conseguentemente, dovremmo ricevere da tutti gli altri il reddito per il nostro sostentamento, proveniente non dal nostro lavoro corrispondente all’estrinsecazione della nostra vocazione, ma dalle associazioni economiche che la contemplano come parte essenziale dell'organismo sociale.

Ma è così difficile capirlo?

È così difficile ad esempio concepire che la categoria delle massaie sia una essenziale parte della società, e che pertanto dovrebbe esigere una gratificazione pecuniaria proveniente dalla relativa associazione in grado di mostrare al mondo cosa sarebbe il mondo senza il lavoro delle massaie?

Qui ha da operare la sfera economica non quella giuridica.

 

000 robogate

 

Come fa la sfera giuridica a restituire il giusto e dignitoso provento all'individuo o al socio dell'organismo sociale senza renderlo schiavo costringendolo a lavorare? Oppure, detto con le parole di Steiner: come fa lo Stato a restituire al prossimo il dovuto senza "tenerlo sotto la propria influenza, renderlo schiavo, costringerlo a lavorare per noi"?

Lo sviluppo tecnologico, inimmaginabile un secolo fa, consente (e sempre di più consentirà) di lavorare di meno, tanto che già oggi il lavoro non c'è più, mentre ci sono sempre più licenziamenti. L'evoluzione tecnologica quindi si rivela necessariamente e paradossalmente un danno per l'uomo... Non è pazzesco? Da qui l'esigenza di un reddito di base non proveniente dal lavoro, né costringente al lavoro. Oltretutto un simile reddito spazzerebbe via le "cianfrusaglie sociali" come i sussidi di disoccupazione, di malattia, le pensioni stesse, insomma tutto il welfare, che altro non è se non menzogna sociale.

L’attività lavorativa è intesa da Steiner come atto dello spirito, impegno personale, dove ognuno deve prendere coscienza che la ricchezza che produce non è per sé ma per gli altri (è il segreto che sta dietro alla divisione del lavoro), e dalla reciprocità, dalla solidarietà (la vera oggettiva fraternità in economia) che ne consegue sorge il carattere di reciproca sussistenza. Steiner lega il giusto compenso del socio dell'organismo sociale non al lavoro come tale perché il lavoro non è una merce. Le merci  possono essere pagate, non il lavoro, perché, in quanto atto spirituale, il lavoro non può essere pagato, a meno che si opti per la schiavitù.

Come si fa allora se io devo lavorare per te?

Si fa un contratto.

E nel contratto si contratta il prezzo di una merce o di un servizio, non il lavoro.

La sfera del diritto entra in gioco solo se richiamata da una delle parti che vede l'altra inadempiente rispetto al contratto.

Dunque non lo Stato né il sindacato devono determinare compensi ma solo gli individui che li contrattano.

Steiner è un fautore della proprietà privata dei mezzi produttivi, fondamento di una vita spirituale libera (libera vita imprenditoriale), mentre è estremamente critico sull’accumulazione del capitale sotto qualsiasi forma, perché questo significherebbe una cristallizzazione del denaro e una sua sottrazione al circuito virtuoso della produzione, circolazione e consumo delle merci (3° capitolo dei "Punti Essenziali"). Ma quando parla dell'inutilità dell'eredità poi sembrerebbe contraddirsi. Che proprietà privata è se non la posso lasciare a mio figlio come eredità? Allora si contraddice? No. Non si contraddice, in quanto tale inutilità risulta immaginativamente verificata solo in un contesto in cui sia in un modo o nell'altro in atto un reddito di base incondizionato per tutti dalla nascita alla morte.

Non ci vuole grande acume per capire che se per Steiner i proventi che servono alla sussistenza non devono provenire dal lavoro, da qualche altra parte devono pur provenire se non si vuole morire di fame.

Ma non devono ovviamente provenire dallo Stato.

Nella triarticolazione sociale, lo Stato deve imparare a fare una cosa che non ha mai fatto: NON FARE ALCUNCHÉ perché ovunque mette le mani distrugge! Per Steiner, lo Stato deve cioè impedirsi di agire sia nell'economia, sia nella cultura, che sono sfere che non gli competono se vuole essere uno Stato di diritto. Solo il diritto è sua competenza, ma di servizio: cioè se tu o io lo tiriamo in ballo per questo servizio.

Invece noi vogliamo trovare il diritto di Stato perfino fra le carte di Steiner! E ciò è assurdo!

In merito a www.nereovilla.it, sì, l'ho rimosso perché non mi va più di pagare per ricevere insulti da intorpiditi del bureau o del politicamente corretto, mascherati magari da libertari. Per questi lattanti va bene Silulo, il mago del futulo: Don Luigi Mascella presenta Silulo, il mago del futulo (http://vimeo.com/30179943)...  

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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