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19 febbraio 2012 7 19 /02 /febbraio /2012 13:21

giordano_bruno_rogo.jpgCelentano ha ragione, ovvero: Ratzinger e Monti sono il gatto e la volpe dell’UE, reincarnazione dell’URSS

 

Io credo nella libertà di determinare da me stesso i motivi del mio agire. Consigliato in qualche modo a tralasciare l’esecuzione di ciò che voglio ed a lasciarmi prescrivere ciò che DEVO fare, così che mi lascio dire da altri, e non da me stesso, ciò che devo stimare giusto volere, e facendomi obbediente, mi presto a quel volere solo nella misura in cui non mi sento libero. In tal caso le forze esteriori possono impedirmi di fare ciò che voglio; e allora mi condannano semplicemente all’inazione o alla non-libertà. Quando tali forze asserviscono il mio io e scacciano dalla testa i miei motivi e al loro posto vogliono mettere i propri, attentano alla mia libertà. In tal senso la chiesa cattolica (ma lo si potrebbe dire di ogni confessione religiosa) si volge non solo contro l’azione, ma specialmente contro i pensieri impuri, cioè contro i motivi della mia attività. La chiesa mi rende non libero, quando tutti i motivi che non prescrive le appaiono impuri. Una Chiesa o un’altra comunità (politica, partitica, perfino libertaria) genera non-libertà, quando i suoi preti e i suoi maestri si fanno dominatori delle coscienze, vale a dire quando i credenti devono prendere da loro, dal confessionale, o dalle ideologie, i motivi delle proprie azioni. Sono queste cose che i giornali di chiesa dovrebbero trattare - CELENTANO HA RAGIONE - non di politica, politica economica, economia politica, spread, ecc.

 

Quanto segue sono due visioni della chiesa. La prima è quella di Ratzinger analizzata dal domenicano François Biot: "L’idea di ortodossia nel ‘Rapporto sulla fede’ del cardinal Ratzinger" (cfr: "Conciliun, rivista internazionale di teologia", 4/1987, Ed. Queriniana, Brescia, 1987); la seconda è la mia: "Il riconoscimento dell’io" (cfr. Nereo Villa, "Il sacro simbolo dell’arcobaleno. Numerologia biblica sulla Reincarnazione", cap. 2°, SeaR Edizioni, Reggio Emilia, aprile 1998; vedi: unilibro.it, hoepli.it, deagostini.it, ecc.).

  

François Biot - L’idea di ortodossia nel ‘Rapporto sulla fede’ del cardinal Ratzinger [a cura di Nereo Villa]

 

Sintesi. - Il "Rapporto sulla fede" è una battaglia contro le eresie che oggi si vanno moltiplicando dappertutto. La più grave di esse e la più fondamentale riguarda la natura della chiesa, ridotta a non essere altro che il "collettivo" dei credenti. Per lottare contro questa eresia e contro tutte quelle che da essa derivano, il cardinal Ratzinger [questo scritto è del 1987, quando Ratzinger era solamente cardinale - nota del curatore] propone un rimedio sovrano: la vergine Maria. Tuttavia attribuire alla Madonna un simile ruolo significa strapparla alla sua condizione umana storica per, in un certo seno, ipostatizzarla. L’ORTODOSSIA IN TAL MODO SALVATA VIENE CUSTODITA DALL’AUTORITÀ, PER IL BENE DEI POVERI E DEI PICCOLI, MA SENZA PARTECIPAZIONE ATTIVA DA PARTE DI ESSI [il maiuscolo è mio - ndc]. Questo perché l’ortodossia – come la Verità – sfugge a tutte le compromissioni con le culture. Essa non ha alcun rapporto reale con la storia, neanche con quella dei credenti. È data. Non deve essere prodotta [la mia tesi, che non tengo tanto a dimostrare qui, dato che preferisco lasciare parlare i fatti in modo che ognuno possa riflettervi da sé, è la seguente: come Ratzinger, impone d’autorità la sovranità della Madonna “PER IL BENE DEI POVERI E DEI PICCOLI, MA SENZA PARTECIPAZIONE ATTIVA DA PARTE DI ESSI”, allo stesso modo il Supermario, sempre “PER IL BENE DEI POVERI E DEI PICCOLI, MA SENZA PARTECIPAZIONE ATTIVA DA PARTE DI ESSI” impone d’autorità la sovranità dell’UE - ndc]

 

Fin dalle prime pagine del “Rapporto sulla fede”, il cardinal Ratzinger viene presentato, in grazia della sua stessa funzione, come il depositano dell’ortodossia cattolica. Lungo le duecento e più pagine del libro, il tema dell’ortodossia è continuamente presente. Per misurare l’apporto di quest’opera alla quale il cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede sembra abbia attribuito una grande importanza, è necessario tentare di precisare quale concezione egli si faccia dell’ortodossia e quale funzione faccia svolgere a questo concetto fondamentale.

 

Dobbiamo fare, tuttavia, due osservazioni preliminari. Innanzitutto il “Rapporto sulla fede” è il risultato di un’intervista di parecchie ore, pubblicata in una maniera che non permette, per lo più, di distinguere il pensiero di Vittorio Messori e quello del cardinal Ratzinger. A volte certo ci sono delle citazioni o testi anteriori del cardinale messi tra virgolette, o anche degli “ipsissima verba” anch’essi tra virgolette. A volte le frasi del cardinale sono riferite in discorso indiretto. A volte, però, succede anche che l’intervistatore presenti convinzioni o reazioni proprie. Per la maggior parte, comunque, il libro è scritto ad una sola voce, quella della coppia Ratzinger-Messori. Abbiamo quindi accettato, anche se con reticenze e senza entusiasmo, di prendere il testo così come è. Ed è su questo testo che abbiamo lavorato per precisare la nozione di ortodossia e la funzione che essa veicola. Si tratta di un tentativo di interpretazione non sul pensiero stesso del cardinale, bensì sul contenuto di questa opera che egli ha firmato e di cui ha autorizzato esplicitamente la diffusione, come conforme alle proprie posizioni e convizioni.

 

Una seconda difficoltà di interpretazione deriva dai molteplici riferimenti impliciti o semiespliciti che giustificano o spiegano le prese di posizione di Ratzinger. Egli parla spesse volte di certi teologi, di certe correnti, di certi esegeti, di certi sacerdoti, ecc. senza che venga mai data alcuna precisazione circa l’opera, l’autore, le circostanze e i passi incriminati. Sarebbe invece indispensabile, per una buona comprensione, sapere esattamente di che cosa e di chi si tratta. Forse qualcuno dirà che il cardinale in questo modo non voleva cedere alla polemica personale (fatta eccezione di un suo ex collega della facoltà di teologia di Tubinga, facilmente identificabile percbé Ratzinger ne cita un’opera: Congedo dal diavolo). L’imprecisione ha tuttavia l’inconveniente ancora più grave di gettare il sospetto su ogni teologo, ogni esegeta, ogni catecheta, ecc.

Per circoscrivere il concetto di ortodossia di Ratzinger, cominceremo con lo studiare molto brevemente ciò a cui egli si oppone: le molteplici eresie o errori denunciati lungo tutta l’opera Rapporto stilla fede. Poi vedremo come l’ortodossia trionfi sulle eresie e gli errori. Infine cercheremo di discernere quale funzione Ratzinger faccia svolgere all’ortodossia per sfociare al suo concetto di verità, che sta al centro della sua concezione dell’ortodossia.

 

1. Un mondo di eresie

 

Oggi, molti errori ed eresie si oppongono all’ortodossia. Il Rapporto sulla fede li espone abbondantemente. L’eresia più fondamentale, quella che sta alla radice di tutto il male, e che ha compromesso i frutti sperati dal Vaticano II, riguarda la chiesa. Questa eresia considera la chiesa come una costruzione umana, uno strumento creato da noi: il "collettivo" dei credenti (p. 47; il rimando delle pagine è all’edizione italiana del libro di V. Messori, “Rapporto sulla fede. Colloquio con il cardinale Joseph Ratzinger”, Paoline 1985).

 

Ratzinger aggiunge che in questa concezione, grazie ad una deduzione logica che fa corrispondere ad una struttura puramente umana un progetto umano, “il Vangelo diventa il progetto-Gesù, il progetto di liberazione-sociale, o altri progetti solo storici e immanenti, che possono sembrare anche religiosi in apparenza, ma sono ateistici nella sostanza [...]” (p. 46).

 

Per Ratzinger, è vero che questa eresia si insinua perniciosamente nel termine “chiesa popolo di Dio”, usato dal Vaticano II. Ma - fa notare il cardinale - questa espressione è stata esplicitamente messa in rapporto dal Vaticano II con altre espressioni come la chiesa corpo di Cristo. L’insistenza unilaterale sulla chiesa popolo fa temere a Ratzinger un ritorno all’Antico Testamento o anche un’apertura a “concezioni politiche, partitiche, collettivistiche” (p. 47).

 

Essa si manifesta anche nel fatto che alla chiesa vengono attribuiti i peccati dei suoi membri, mentre, secondo Ratzinger, la chiesa è talmente trascendente rispetto a coloro che ne sono i membri, da rimanere sempre santa, e comunione delle “cose sante” [lo stesso avviene nella concezione moderna dell’UE: essa deve essere intesa come sovranità del popolo mentre si tratta solo di imperialismo dei banchieri - ndc].

Questa eresia si esprime in modo particolare nella teologia della liberazione, così come la intende Ratzinger. Questa teologia fa propria la concezione immanentistica che consiste nel riconoscere agli sforzi degli uomini per liberarsi, una capacità reale di raggiungere risultati positivi ed effettivi. “Ma è proprio questa visione chiusa nella storia, senza sbocchi sulla trascendenza, che ha condotto l’uomo alla sua attuale situazione” (p. 183). In più essa si esprime così anche nelle molteplici eresie, che riguardano tutti gli aspetti della dottrina cristiana.

 

 

2. Il trionfo sulle eresie

 

PER TRIONFARE SULLE ERESIE CONTEMPORANEE, NON C’È RIMEDIO MIGLIORE, SECONDO IL CARDINALE, DI QUELLO CHE HA SCONFITTO LE ERESIE DEL PASSATO: ED È LA VERGINE MARIA, PROCLAMATA FIN DAI PRIMI SECOLI “NEMICA DI TUTTE LE ERESIE”.

 

In effetti, la vergine Maria svolge un ruolo determinante nell’economia e nel completamento della fede cattolica. Quest’argomento viene sviluppato ampiamente.

Il difficile però sta nel precisare ciò che il cardinale intende dire. Si tratta in effetti di discernere nell’insieme del contenuto della fede cattolica un ruolo specifico, per esempio di sintesi, che sarebbe svolto dall’affermazione dogmatica su Maria? Questo senso appare soprattutto quando per esempio, il “Rapporto sulla lede” proclama che “RICONOSCERE A MARIA IL POSTO CHE IL DOGMA E LA TRADIZIONE LE ASSEGNANO SIGNIFICA STARE SALDAMENTE RADICATI NELLA CRISTOLOGIA AUTENTICA” (p. 107). In questo caso, una cristologia veramente cattolica - dogmaticamente e tradizionalmente - trova la sua garanzia e il suo carattere di autenticità nell’affermazione dogmatica e tradizionale su Maria. Questa interpretazione si ritrova da una parte nella constatazione che i dogmi mariani integrano perfettamente Scrittura e tradizione e dall’altra nell’elogio della devozione mariana che mantiene in modo eminente l’equilibrio della fede tra l’aspetto razionale e l’aspetto affettivo. Tuttavia, proprio nella spiegazione di questo primo senso, interviene un’altra considerazione: non più il punto di vista della fede e del suo contenuto, bensì quello del ruolo di Maria “nella storia della salvezza”.

 

Da questa seconda significazione nasce la seguente riflessione: la storia personale di MARIA appare esemplare e tipica: giovane donna ebrea, divenuta madre del Messia, ella APPARTIENE SIA ALL’ANTICO SIA AL NUOVO TESTAMENTO (L’appartenenza di Maria all’uno e all’altro Testamento sembra considerata da Ratzinger come una situazione propria a Maria. Tuttavia, essa e innanzitutto la situazione di Gesù stesso, così come quella delle prime comunità cristiane uscite dalla predicazione degli apostoli, essi stessi alla cerniera tra l’Antico e il Nuovo Testamento) [ciò che però viene omesso nella spiegazione di questa cerniera fra il nuovo e il vecchio è l’incarnazione dell’io di ogni essere umano nell’involucro che è il Cristo; ho mostrato questo nel capitolo “Il riconoscimento dell’io”, vedi più avanti - ndc]. Nella sua persona ella li unisce l’uno all’altro. Tra l’altro, essendo vergine e nel contempo madre, ella è, come tale, modello eminente della donna nel piano di Dio, ma anche significazione tipica dell’azione di Dio che “può intervenire liberamente anche sulla materia” (p. 107) [e qui siamo nella piena superstizione della DODI&C, la Compagnia Dove Ogni Deficiente Impera - ndc].

 

Bisogna così tenere presenti due diversi livelli di comprensione. Il primo riguarda il contenuto della fede felicemente equilibrato e completato grazie agli articoli di fede (o di devozione) che riguardano Maria. Più profondamente, il secondo livello fa apparire ciò che giustifica nella persona di Maria questo ruolo di equilibrio e di perfezionamento svolto dai dogmi mariani: la collocazione propria nella “storia della salvezza”.

 

Cristologia rapporto Scrittura-tradizione, ragione ed affettività vengono equilibrati e completati dalle affermazioni dogmatiche su Maria. D’altra parte, Antico e Nuovo Testamento, azione creatrice e provvidenziale di Dio, compresa quella sulla materia, e concezione cattolica della donna vengono significati e manifestati nel modello che fu Maria nella storia della salvezza. Al primo livello non si può non constatare che, in ciò che ha di più serio, L’ARGOMENTO DI RATZINGER È COME UN CERCHIO CHE GIRA SU SE STESSO. La fede trova il proprio equilibrio e il proprio completamento nel dogma e nella tradizione su Maria. In altri termini l’ortodossia su Maria conferma e da’ compimento all’ortodossia della cristologia, del rapporto Scrittura-tradizione, o dell’equilibrio ragione-affettività (terreno della devozione). L’ORTODOSSIA RISPONDE DELL’ORTODOSSIA, E INOLTRE LA SOSTIENE E LE DA’ COMPLETAMENTO. Difficilmente si potrebbe trovare una migliore descrizione del carattere sistematico della dottrina cattolica, nella quale le verità si sostengono a vicenda e permettono in tal modo all’edificio di reggersi.

 

Lasciamo da parte le molte questioni che si potrebbero porre per il fatto che nei materiali che servono all’edificazione rigorosa di questo sistema si potrebbero trovare elementi estranei alla fede come tale, per esempio elementi culturali, o addirittura eventi storici. Queste questioni sono del tutto estranee al discorso di Ratzinger.

 

Limitiamoci quindi al suo discorso e allo schema che esso implica, per notare che questo cerchio sistematico in cui l’ortodossia conferma l’ortodossia e le dà compimento, poggia su un’altra realtà, e cioè la persona di Maria e il suo destino nel piano di Dio. E chiaro che a questo livello fondatore, Ratzinger non fa appello in realtà a delle pratiche: i fatti e le gesta di MARIA, bensì alla sua situazione oggettiva, che è di un altro ordine. STRUTTURALMENTE, ella SI COLLOCA ALLA CONGIUNZIONE DELL’ANTICO E DEL NUOVO TESTAMENTO. STRUTTURALMENTE ELLA È VERGINE E MADRE. Solo di passaggio il cardinale ricorda l’una o l’altra natura concreta, unicamente, del resto, allo scopo di proporla come modello ai cristiani.

 

ECCO ALLORA CHE VEDIAMO COME FUNZIONA IL SISTEMA DI ORTODOSSIA DOGMATICA E DEVOZIONALE. PERCHÉ POSSA DARE UN FONDAMENTO AL CIRCOLO DELL’ORTODOSSIA, LA STORIA DI MARIA DEVE ESSERE DE-STORICIZZATA. La sua storia non è infatti un seguito più o meno legato di eventi aleatori, nei quali interverrebbe la decisione umana, ma è inserzione nell’oggettività del piano di Dio e delle strutture che esso implica.

 

Si capisce in tal modo il legame che Ratzinger stabilisce tra il ruolo svolto nella fede dai dogmi mariani e il ruolo di Maria come persona dal destino particolare. Nel timore che una prassi possa fondare in un modo o in un altro l’ortodossia, Ratzinger è portato a de-storicizzare la storia stessa di Maria. Ma allora si pone la questione se si tratti di Maria  “in carne ed ossa", come appare nei testi evangelici o se non si tratti invece - ed è questa la nostra ipotesi - di quella che potremmo chiamare un’IPOSTASI, che non appartiene alla storia, ma piuttosto al mondo divino come una delle sue manifestazioni, che attraversa eventualmente la storia senza però essere compromessa da un passaggio affatto provvisorio nel mondo degli uomini (questa ipotesi ci pare una chiave di interpretazione del “Rapporto sulla fede”. In particolare la chiesa, nella concezione del cardinal Ratzinger, è una realtà divina a tal punto che la storia reale non svolge alcun

ruolo esplicito nella struttura della chiesa, la quale attraversa la storia senza alcuna compromissione con il mondo degli uomini) [è ovvio che in tal modo la chiesa appare immacolata, e non una sorta di covo di vipere che bruciava letteralmente vivi coloro che mostravano di pensare in modo non conforme ai dogmi di fede, pensati ovviamente “PER IL BENE DEI POVERI E DEI PICCOLI, MA SENZA PARTECIPAZIONE ATTIVA DA PARTE DI ESSI” - ndc].

 

 

3. Funzione dell’ortodossia

 

Dopo queste considerazioni sulla figura ipostatizzata e simbolica dell’ortodossia, che è la vergine Maria, passiamo all’esame del ruolo che Ratzinger fa svolgere all’ortodossia.

 

Possiamo mettere qui in evidenza due aspetti: uno di ordine strategico, l’altro più fondamentale.

 

SI TRATTA INNANZITUTTO DI DIFENDERE I POVERI CONTRO I PERICOLI DI PROSPETTIVE ILLUSORIE CHE POTREBBERO FAR LORO CREDERE CHE LA LORO LIBERAZIONE SARÀ REALIZZABILE DAL GIOCO DELLE FORZE UMANE LIBERATRICI [qui siamo nel top dell’alienazione essenziale - ndc]. REAGENDO CONTRO L’INSISTENZA DI CORRENTI TEOLOGICHE ATTUALI COME LA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE, NONCHÉ DI ORIENTAMENTI PASTORALI, COME È L’OPZIONE PREFERENZIALE PER I POVERI, RATZINGER SI VANTA DI SERVIRE I POVERI IN MANIERA PIÙ AUTENTICA E PIÙ LEALE: ALMENO EVITAR LORO DELLE ILLUSIONI DAL RISVEGLIO DOLOROSO. IN ALTRI TERMINI, SI TRATTA DI RISPETTARE I DIRITTI DELLA COMUNITÀ CREDENTE, QUELLI DEI SEMPLICI FEDELI CHE SONO PRIORITARI RISPETTO AI DIRITTI PERSONALI DEI TEOLOGI.

QUESTO SERVIZIO, PERÒ, È VISTO E PRESENTATO COME UN COMPITO PASTORALE DI FRONTE AL QUALE I FEDELI NON HANNO NULLA DA RIVENDICARE SE NON UN DOVERE DI SOTTOMISSIONE [esattamente come nella situazione del debito pubblico forzosamente imposto come dogma di fede politica nei MONTI&C (idem est nella DODI&C) - ndc]. Infatti, evitare ai poveri di lasciarsi irregimentare in prospettive illusorie, significa supporre che essi possono facilmente essere vittime delle novità, perché sarebbero sprovvisti di sapere, di perspicacia e di saggezza [in altre parole: il popolo è bue deve restare bue in nome del popolo - ndc]. APPARE CHIARA ALLORA LA CONCEZIONE GERARCHICA DEL SERVIZIO DELLA VERITÀ. È LA CHIESA DOCENTE CHE TRASMETTE IL PROPRIO SAPERE ALLA CHIESA DISCENTE. L’IDEA CHE I POVERI POTREBBERO ESSI STESSI FARE, NELLA PROPRIA COMUNITÀ, L’ESPERIENZA DELLA FEDE E CHE QUINDI A QUESTO TITOLO POTREBBERO INSEGNARE QUALCHE COSA AI CUSTODI DELL’ORTODOSSIA, È TOTALMENTE ESTRANEA AD UN TALE FUNZIONAMENTO GERARCHICO [esattamente come è estranea ai “dogmi” dell’UE una popolare concezione FREE BANKING, cioè una concezione bancaria liberata dai monopoli - ndc].

 

Più fondamentalmente, l’ortodossia è la custodia di quello che Ratzinger chiama il “depositum fidei”, di cui pensa che la Congregazione per la dottrina della Fede ne ha il compito. Il cristianesimo, spiega il cardinale, non e  nostro. Esso è “una rivelazione, cioè un messaggio che ci è stato consegnato e che non abbiamo il diritto di ricostruire a piacimento” (p. 97). Ecco perché il compito del teologo non è quello di creare, bensì di spiegare il deposito della fede. Ed ecco perché egualmente la missione del catecheta non è quella di presentare questo o quell’aspetto della verità, più adattato al nostro tempo, o alla nostra situazione culturale, ma è di trasmettere il ‘nocciolo’:  ciò che dobbiamo credere, quello che dobbiamo sperare, quello che dobbiamo fare. LA GERARCHIA E IN PARTICOLARE LA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, HANNO IL COMPITO DI VEGLIARE ALL’ESATTO ADEMPIMENTO DI QUESTI DOVERI.

 

Tuttavia il deposito della fede va inteso come la totalità dell’edificio dogmatico cattolico, compresi, naturalmente, i dogmi definiti recentemente: l’infallibilità del papa, per esempio, o l’assunzione della vergine Maria. Non bisogna quindi interpretare il deposito della fede come il ‘nocciolo duro’ già presente nelle chiese del Nuovo Testamento, soggiacente ancor oggi all’edificio dottrinale.

 

Il deposito della fede insiste sul dato oggettivo che costituisce il corpo della dottrina della chiesa, in opposizione alle presupposte prospettive moderniste che sottolineano l’importanza decisiva delle vie soggettive di appropriazione della fede e che riconoscono un legame, non soltanto esteriore e fortuito bensì consustanziale, tra la confessione della fede e le condizioni culturali e soggettive dei credenti. A questo proposito l’affermazione di Ratzinger è davvero significativa: essa fa della chiesa il SOGGETTO della fede e non le persone che la costituiscono come gruppo sociale. Ne deriva che l’adesione alla chiesa come sistema credente è condizione necessaria previa alla partecipazione alla fede che è atto di chiesa (i cristiani aderiscono alla chiesa la quale è il SOGGETTO DELLA FEDE. Ratzinger scarta la prospettiva STORICA della chiesa, comunità di coloro che credono alla Parola di Dio).

 

Per cui l’essenziale della funzione dell’ortodossia è far si che i credenti, COMPRESI I TEOLOGI [ognuno faccia da sé le proprie rispettive correlazioni coi POLITICI che devono credere all’UE - ndc], credano ciò che crede la chiesa e non tanto che essi cerchino di appropriarsi in maniera personalizzata - e quindi parziale - della Parola viva di Dio. A QUESTO PROPOSITO, L’OBIETTIVO DELL’ORTODOSSIA È QUELLO DI OGGETTIVARE LA FEDE. NON DI DE-PRIVATIZZARLA, BENSÌ DI DE-PERSONALIZZARLA. IN ULTIMA ANALISI CIÒ CHE CIASCUNO HA DI PROPRIO È LA SUA MISERIA E IL SUO PECCATO (cf. in particolare p. 50 s.). [continua]

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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