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11 gennaio 2012 3 11 /01 /gennaio /2012 09:38

Il concetto di epicheia pervade la "politica" di Gesù di Nazaret, che consiste soprattutto nel suo spirito anti-farisaico. Si veda la polemica intorno all’osservanza del sabato (Mc 2, 27) in cui Alberto Magno sottolinea la mancanza di epicheia dei Farisei: come possono capire l’insegnamento del Signore coloro che «curam [...] habent de minimis ad quaestum pertinentibus et incuriam de maximis ad cultum Dei ordinatis?». Essi possono dirsi «optimi [...] aestimatores rerum qui magnam de minimis et nullam penitus vel parvam de maximis curam gerunt. Cadit asinum et habet sublevantem; perit anima et non est qui recogitet in corde suo» (Alberto Magno, "Evangelium Matthaei", Ed. Borgnet, Parigi 1893, tomo XXI, pp. 71-72.). Vengono anche citati come esempi di epicheia il caso di Mattatia e quello di Davide che mangiò con i suoi compagni i pani dell’offerta.

 

L’epicheia aiuta l’uomo a comprendere il vero senso della legge e possiede un autentico significato di liberazione.

 

Tale liberazione è diversa dall'ideale libertario inteso come concezione prescrittiva, cioè come ideale regolativo. Non si può avere alcuna idea di libertà quando la si normativizza perché la si teme o per qualsiasi altra giustificazione. La libertà non giustifica alcuna normatività in quanto se la libertà è normata non è libera.

 

 Dunque l'ideale libertario è avverso alla libertà, e lo è cocciutamente nella misura in cui pone ragionamenti "a priori", cioè in modo dogmatico. Fino a che non si è in grado di distinguerre scientificamente fra libertà e libero arbitrio non si può che essere, volenti o nolenti, avversari della libertà.

 

Tale distinzione è comunque possibile. Rimando, a questo proposito, allo studio de "La filosofia della libertà" di Rudolf Steiner, libro che nelle sue prime edizioni aveva (e in alcune edizioni odierne ha ancora) come sottotitolo "Scienza della libertà": l'individualismo etico, trattato qui scientificamente non è altro che un metodo per il raggiungimento di una possibilità alquanto bistrattata oggi, a causa di un kantismo inconscio che la nega all'essere umano concepito come "legno storto". Esso consiste, volendo usare un termine dell’enciclica Veritatis Splendor nella "vera competenza morale", che l’enciclica Veritatis Splendor chiama “teonomia partecipata” (Enc. Veritatis Splendor, n. 41) che per Tommaso d'Aquino era la "recta ratio" nell'esperienza umana dell'epicheia.

E ciò non è altro che il FUNZIONAMENTO possibile nell'essere umano della sua sindéresi, vale a dire la facoltà dell'autonomia naturale dell'uomo di discernere fra il bene e il male, purtroppo scomparsa perfino dai vocabolari moderni della neolingua.

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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