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23 febbraio 2012 4 23 /02 /febbraio /2012 10:58

Seguimi nel Consultorio di economia della triarticolazione sociale

Negli anni ottanta frequentavo assiduamente la biblioteca della facoltà di teologia di Milano per consultare libri di latino e di lingua ebraica. Vedevo quasi tutti i giorni Gianfranco Ravasi, che si aggirava fra i banchi di lettura, salutando tutti. Un giorno costui, incuriosito dalla mia continua presenza, mi avvicinò e mi chiese di che cosa mi stessi occupando. Così gli dissi che mi ero appassionato alla lingua ebraica e cercavo delle radici linguistiche ebraiche.

 

Facendomi i complimenti, subito mi chiese quale  fosse stato il testo che mi avesse fatto appassionare al punto da frequentare così assiduamente la biblioteca. Quando gli risposi che il libro era "La lingua ebraica restituita" di Fabre d'Olivet", vidi il suo naso arricciarsi e raggrinzirsi come da disgusto, e si premurò di dirmi: "C'è di meglio", fornendomi una sfilza di titoli più "idonei"... Più “idonei” a cosa? Lo capii quando lessi "Dizionario delle immagini e dei simboli biblici" a proposito del numero 153 relativo alla pesca miracolosa narrata nei vangeli le seguenti parole: “Nell’interpretazione del numero 153 si è pensato che i naturalisti di quell’epoca conoscessero 153 tipi di pesci … ”. (Lurker Manfred, "Dizionario delle immagini e dei simboli biblici”, a cura di Gianfranco Ravasi”; Ed. Mondadori, Milano 1994). Non so se affermazioni come questa siano più manicomiali che oscurantiste. Comunque liquidare così un’indicazione dei vangeli mi sembra di sicuro UNA CAGATA PAZZESCA! Ai posteri la sentenza...

 

Anche se questa pseudospiegazione mi apparve immediatamente come un insulto all'intelligenza umana, mi fece ridere a crepapelle pensare che fra i tipi di pesce pescati da Gesù sicuramente vi fosse anche quello del pesce … “palla”!

 

Alla luce di cose come questa, il dio di Ravasi appare come il dio dell’oscurantismo, e lo mostrerò, dato che ieri sera (Tg5 del 22/02/12) questo pirla del ragionamento ha affermato che il dio di Celentano è il dio dell’ignoranza e della new age! Basterebbe solo questo per chiedersi come mai il mentecattocomunismo vaticano ha così paura di Celentano!

 

Ma ritorniamo al punto. “Bisognerebbe che queste menzogne fossero una volta per tutte finalmente smascherate”, dicevo fra me, e mi chiedevo: “Ravasi è stupido, oppure mente sapendo di mentire magari per conservarsi il posto in nome del “così fan tutti”?”. Infatti nel proseguire la becera spiegazione dei 153 pesci si accenna poi in modo vago, fumoso, quasi balbettante che “secondo la ‘gematria’ vi sarebbe un nascosto riferimento all’eucarestia ma che forse, però, può trattarsi anche solo di una notazione storica sottolineata”. Forse, però…? Questa è una spiegazione oppure è omertà? Omissione? Eppure costui si batte il petto ogni giorno durante la messa dicendo “mea culpa” per “pensieri, opere e omissioni”...

 

Pitagora affermava: “Questa dottrina non è mia".

Gesù afferma: "La mia dottrina non è mia” (Gv. 7,16).

 

E così pure non è una opinione mia che il 26 sia il numero del Nome di Dio e che abbia un valore segreto scritto nei vangeli in modo esoterico. Per questo motivo ho scritto i miei libri di esoterismo: perché queste cose si devono finalmente sapere! Quindi non raccontiamoci “palle” come fa Ravasi.

 

Esoterico è per me tutto quanto sta in correlazione con fatti reali; essoterico tutto quanto è astratto dal reale. Esoterico è il nocciolo delle cose; essoterico è la loro scorza. Lo dico sapendo benissimo che parlare del nocciolo a chi si interessa solo della scorza è una perdita di tempo. Ma il nuovo millennio farà sempre più comprendere che un sano ragionare deve comprendere le cose sia nel loro nocciolo che nella loro superficie, e che solo così si avrà di esse una comprensione concreta anziché meramente astratta.

 

Prima di mostrare ciò che comporta la conoscenza del “nocciolo” del numero 153, occultato da Ravasi, e a mo’ di premessa, sottolineo che il dio di questo becco adunco non è soltanto un oscurantista ma è anche un guerrafondaio.  

 

Nel 2001, al tempo della guerra in Iraq, tutta l'"analisi" vaticana sulla guerra poggiava sui seguenti punti: 1) il costo umano della guerra; 2) il probabile aggravarsi della persecuzione nei confronti delle minoranze cristiane in Iraq e in tutta l’area; 3) la possibilità di destabilizzazione di tutta l’area; 4) le preoccupazioni per la spaccatura manifestatasi nell’UE e per il possibile allontanamento diplomatico tra una parte dell’UE e gli USA; e, fragola di sangue sulla torta dei morti,  5) l’inammissibilità morale del concetto di "guerra preventiva", rispetto a quello di "guerra giusta" espresso nell'art. 2266 del Nuovo Catechismo.

Ovviamente, perché la guerra fosse "teologale" bastava ragionare con la logica dell'adeguamento al principio di legittima difesa! Così tale logica vescovil-teologal-economicista fu impugnata dai sostenitori cattolici della guerra, fra cui Michael Novak e Gianfranco Ravasi. Novak non è solo teologo ma anche “economista di fama internazionale”, talmente bravo che le condizioni per una "guerra giusta" erano per costui quelle espresse dall'art. 2309 del Nuovo Catechismo, e Ravasi, come un clone del malaffare, gli teneva bordone esprimendo le stesse ipotesi di guerra giusta esposte dal Novak, iniziando con la seguente frase: "Diventato persino uno stereotipo, pronunciato spesso con una punta di ironia: “porgere l'altra guancia è”, come si sa, una citazione semplificata del Vangelo di Matteo (5,38-41 ) e, più precisamente, di quel “discorso” di Gesù detto "della Montagna", a causa del suo fondale forse più simbolico che reale", in pratica derealizzando il vangelo (Gianfranco Ravasi, "L'altra guancia o la spada?", "Il Sole24Ore", art. del 30/9/2001).

 

Ciò premesso, ripropongo ora il mio breve saggio sul numero 153, a proposito della pace, intitolato “Numerologia della Pace” 

 

copertinaRicerca90.jpgNUMEROLOGIA DELLA PACE
pubblicato dalla rivista "Ricerca '90" n° 46

 

I dati qui raccolti appartengono ad ogni essere umano e non sottostanno a nessun copyright, a nessuna confessione religiosa e a nessun dogma. Sono semplicemente piccoli esempi di uso di una chiave di accesso privilegiata per la comprensione delle leggi armoniche dell’universo.

Quanto segue è dunque una proposta che faccio ai lettori, e cioè quella di provare ad inoltrarsi nella lettura di un linguaggio originale, affascinante ed avvincente come quello dei numeri. Chi accetterà la proposta credo non rimarrà deluso dalla promessa di scoprire - attraverso la concezione quantitativa della parola - incanti, armonie, equilibri e proporzioni irripetibili.

 

La creazione secondo le Scritture è pronunciata dalla bocca di Dio come "linguaggio cosmico". Da questo punto di vista, lo spirito del linguaggio e l’opera di Dio possono essere considerati univoci. La stessa parola "considerare" proviene da "sidera", "stelle", ed è dunque il mio intento quello di riunire in un unico elemento l’umano e il divino, l’umano come consideratore del caso, il divino come creatore di entrambi.

 

Solitamente si comincia a sentir parlare dei Vangeli e dei relativi passi più significativi quando si è bambini e si vivono i racconti dei miracoli di Gesù con lo stupore e l'immaginazione tipici della stagione magica che è l'infanzia.

 

Quando si diventa adulti e non si crede più alle belle favole, le strade che troviamo di fronte a noi sono due: o ci allontaniamo da ciò che giudichiamo incredibile su un piano razionale, ritirandoci in una visione più concreta e materialista che ci da' l'impressione di essere realisti anche se magari nel contempo rimpiangiamo il non avere più quella capacità di meraviglia necessaria a vivificare la nostra interiorità, oppure continuiamo a credere, senza però preoccuparci troppo di capire ciò che apparentemente non ci è dato di capire.

Ma c'è una terza via che si trova a metà tra le due e che forse - come tutto ciò che sta nel mezzo - è la più saggia o quantomeno la più rispondente alle esigenze di un'umanità che, vivendo nell'era tecnologica, all'evoluzione del mondo esterno ha sempre più urgente necessità di affiancare - attraverso nuova consapevolezza - un'evoluzione interiore.

 

Abbiamo vissuto finora nell'era dei Pesci, caratterizzata dalla parola-chiave "Io credo" e ci apprestiamo a vivere nell'era dell'Acquario, che esprime invece l’"Io so".

 

Provo ora ad osservare in questa ottica di conoscenza il racconto della pesca miracolosa che contiene degli speciali segnali. Uso la parola segnale proprio perché immagino la vita dell’uomo come una strada che egli deve percorrere e sulla quale sono poste precise indicazioni. Per prendere la strada giusta, occorre sapere il significato di questi "cartelli stradali".

 

Il versetto 21,11 del Vangelo di Giovanni contiene - dal punto di vista matematico - uno molto importante: "Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di 153 grossi pesci…".

 

L’indicazione così precisa di questo numero 153 non può non farci incuriosire e di conseguenza farci chiedere: "Perché proprio 153 e non 152 o 154?". La stessa domanda potrebbe valere anche per qualsiasi misurazione, progetto o architettura. Come mai per esempio la Grande Galleria della misteriosa Piramide di Cheope misura al soffitto 153 piedi? (1). Non potrebbe forse trattarsi anche qui di un numero simbolico? E quale potrebbe esserne il senso?

 

Per andare alla ricerca di questo significato ci serviremo della lingua ebraica e della numerologia biblica.

 

Riporto qui sotto una tabella riassuntiva dell'alfabeto ebraico che elenca i valori numerici delle 22 lettere ebraiche:

 

LETTERE EBRAICHE - VALORI NUMERICI

1ª ALEF: valore numerico: 1
2ª BET: valore numerico: 2
3ª GHIMEL: valore numerico: 3
4ª DALET: valore numerico: 4
5ª HE: valore numerico: 5
6ª VAV: valore numerico: 6
7ª ZAIN: valore numerico: 7
8ª CHET: valore numerico: 8
9ª TET: valore numerico: 9
10ª JOD: valore numerico: 10
11ª KAF: valore numerico: 20
12ª LAMED: valore numerico: 30
13ª MEM: valore numerico: 40
14ª NUN: valore numerico: 50
15ª SAMEK: valore numerico: 60
16ª HAIN: valore numerico: 70
17ª PHE: valore numerico: 80
18ª TZADE: valore numerico: 90
19ª QOF: valore numerico: 100
20ª RESH: valore numerico: 200
21ª SCIN: valore numerico: 300
22ª TAW: valore numerico: 400

 

"Si entra così in un vero e proprio mondo di numeri, che ci farà da guida, in quanto costituisce il mondo essenziale della parola biblica. L'ebraico, infatti, non distingue fra lettere e cifre, come fanno gli alfabeti occidentali, anche se all'origine di alcuni di essi, per esempio nell'alfabeto romano, si trova ancora una flebile traccia di questa funzionale bipolarità fra lettera e numero: la "v" maiuscola (V) corrispondeva al 5, la "L" al 50, la "C" al 100 e così via. Nell'ebraico però non si tratta di corrispondenze. Le ventidue lettere del suo alfabeto sono esse stesse numeri, essenze numeriche. Per questo motivo la lingua della Bibbia è un mondo particolare, quello che vorremmo pertanto chiamare mondo dell'essenzialità" (2).

 

Iniziamo col dire che "il nome di Dio, in ebraico, è formato da quattro lettere. Per questo motivo è chiamato anche "il tetragramma" (3).

 

Le lettere che formano il nome di Dio, l’ebraico Yahwe, sono IOD, HE, VAV, HE ed avendo rispettivamente valore numerico 10,5,6,5 dànno come somma 26.

 

I segreti contenuti nelle Scritture sono davvero straordinari, e quando si riesce a scoprirne la chiave di lettura, la sorpresa è sempre garantita. Provando ora ad usare questa chiave sommo tutti i numeri che partendo dall’1 rendono possibile il 26, e cioè: 1 + 2 + 3, e così via, fino a 26. Ottengo come risultato 351, somma che nel linguaggio cabalistico viene detta Valore Segreto di 26.  

 

"A prima vista questo risultato, trecentocinquantuno, ci lascia un po’ perplessi […]. Se però liberamente ci affidiamo alla semplice logica dei numeri, immediatamente scopriamo che il numero 351, Valore Segreto di 26, non è altro che il numero 153, letto alla maniera ebraica cioè da destra a sinistra. Questa stupefacente rivelazione ricollega quindi il 26 ai famosi "pescati" nella rete, cioè a noi, nella misura in cui ci lasciamo "pescare" dal Divino Pescatore" (4).

 

Già con queste osservazioni potremmo ritenere soddisfatta la nostra curiosità riguardo ai 153 pesci, ma la profondità di significati è tale che devo aggiungere qualcos’altro.

 

Volgiamo lo sguardo dai "pesci del mare" ai " pesci del cielo" e ci accorgiamo che ancora una volta i numeri ci guidano nella direzione giusta, ritrovando con sorpresa che il numero 351 ha a che fare anche con i Pesci celesti.

 

Al 351° grado assoluto dello zodiaco, comincia infatti la costellazione dei Pesci.

 

Ma torniamo ora al Vangelo di Giovanni. Come abbiamo già detto, il numero del versetto in cui si parla dei 153 pesci, è l’11 del ventunesimo capitolo.

 

Anche questi due numeri – ventuno e undici - ci indicano cose molto importanti.

 

Rifacendoci sempre all’alfabeto ebraico e consultando la tabella di cui sopra, possiamo vedere che la 21ª lettera è la SCIN. "Questa lettera significa, come parola, "dente". La SCIN è la lettera planetaria di Saturno e Saturno "mastica", si nutre, della gnosi, del conosciuto. Il "masticare" in questo caso non riguarda solo il cibo materiale. Come il cibo è nutrimento per il corpo fisico, così il sapere lo è per la vita conoscitiva" (5).

 

Il fatto dunque che si parli di 153 pesci proprio nel capitolo 21 sembra indicarci che proprio lì, in quel capitolo vi è un segreto che si può conoscere.

 

E il versetto 11 cosa ci può svelare?

 

Sempre con lo stesso metodo andiamo a cercare la 11ª lettera dell’alfabeto ebraico e vediamo che è la KAF. "Come lettera, KAF esprime, mediante la sua collocazione alfabetica, un rapporto di "Valore Segreto", con il concetto "ciclico" delle ripetute vite terrene […]. La parola "ciclo" si dice in ebraico "ghilgal" e si scrive in ebraico con le lettere GHIMEL-LAMED-GHIMEL-LAMED, valori numerici, 3-30-3-30, totale 66. Se si prende il numero ordinale 11 della lettera KAF e si sommano tutte le lettere che dall’uno portano all’undici, si ha sessantasei" (6).

 

L’astronomia, guarda caso, enumera la Costellazione dei Pesci – che inizia come sopra citato al 351° grado dello zodiaco siderale - come sessantaseiesima. Facendo delle prime conclusioni, constatiamo dunque quante concatenazioni fra il Cielo e la Terra vi sono nascoste in quella ermetica frase del Vangelo.

 

La possibilità della scoperta di questi significati rende affascinante la lettura dei Testi Sacri che troppo spesso vengono invece bistrattati in ermeneutiche vuote di contenuti.

 

Ogni essere umano può tramite lo strumento numerico giungere a verità scientifico-spirituali in modo autonomo, senza mediazioni ideologico-confessionali.

 

Alla luce delle considerazioni fatte fin qui, devo attribuire al numero 66 la prerogativa di numero rivelante il concetto delle ripetute vite terrene: lo abbiamo visto in relazione al mare - a proposito dei pesci del versetto 11 e del Valore Segreto di questo numero - e in relazione al Cielo come 66ª costellazione dei Pesci.

 

E in relazione alla Terra? Dato il suo considerevole contenuto, non potevamo non ritrovarlo anche qui. Il luogo in cui lo ritroviamo è un punto esclusivo del pianeta. Si tratta del 66° parallelo, ove accade l’ineffabile... E’ l’incomparabile fenomeno del Sole di Mezzanotte, fenomeno a causa del quale il sole non tramonta mai.

 

"Questo fenomeno comincia al solstizio estivo quando il Sole raggiunge la maggiore declinazione Nord […]. Il vantaggio di avere un maggior numero di ore di luce rispetto a quelle di buio giunge al massimo oltre il 66° parallelo, dove quel giorno il Sole non tramonta" (7).

 

Questo luogo terrestre che ha a che fare con il 66 testimonia che qui il sole non scompare. Non ci potrebbe essere migliore e concreta attestazione dell’incontrovertibile eternità dell’Io umano, di cui il Sole notoriamente è simbolo.

 

Quando tutti gli esseri umani si accorderanno in nome di questa testimonianza planetaria, offerta appunto dal pianeta Terra, si entrerà nella pace vera, quella offerta dal Cristo. Il Cristo è infatti lo spirito stesso della Terra (8). Il mio auspicio per il terzo millennio è che si accolga il significato cosmico del sacrificio del Golgota, cioè quello di conferire alla Terra la forza di portare innanzi la propria evoluzione.

 

Continuando ora a parlare di collegamenti con lo straordinario numero 11, dal cui "segreto" abbiamo visto provenire il 66, che alla luce di tutto ciò detto fin qui possiamo a buon diritto nominare rappresentativo dell’immortalità dell’Io, passiamo a fare alcune osservazioni proprio sull’11° segno dello zodiaco e cioè il segno dell’Acquario.

 

"Nello zodiaco di Glastonbury, il segno dell'Acquario è rappresentato da quel particolare uccello, il quale porta la coppa dell'immortalità o coppa del Graal. Secondo la tradizione araba quell'animale "non si posa mai a terra in altro luogo che sulla montagna di "Qaf", che è la montagna polare", ed è da questa montagna che proviene la bevanda dell'immortalità, anche secondo le tradizioni indù e persiana. Può essere rilevato ancora che la principale facoltà umana dell'Acquario […] è il conoscere, il quale non può prescindere dall'intuire, cioè dal penetrare l'"ordito" delle cose" (9).

 

Sempre a proposito del segno dell'Acquario, le mie ricerche mi hanno portato a rilevare quanto segue: la lettera ebraica zodiacale dell'Acquario è la QOF, valore numerico 100. Ora, Abramo, quando aveva ormai compiuto 100 anni, dice che è impensabile che gli possa ancora nascere un figlio, eppure questo avviene. Con il 100 comincia dunque una nuova vita, simbolo_cancro.jpgcioè la vita di Isacco, mentre rispetto al piano numerico delle "decine", si entra qui ora in un un nuovo livello, quello delle "centinaia".

 

Ma ritorniamo ora al numero sessantasei.


Il solstizio estivo comincia nel mese di giugno ed esattamente il 21 (proprio come il nostro capitolo di Giovanni!) e questa data indica altresì l’inizio del segno del Cancro che ha come simbolo due "6" orizzontali e speculari.  

 

Proprio sotto il segno del Cancro cade la festa di San Giovanni Battista.

 

"All'inizio della nostra era si riteneva che la venuta del Messia dovesse essere preceduta dal ritorno del profeta Elia e che Giovanni il Battista fosse la reincarnazione di Elia. La cosa era accettata persino da tutto il popolo, che la considerava un evento miracoloso mentre il sapiente la riteneva "uno fra i tanti esempi di reincarnazione, secondo la legge" (10). 

Se volete accettarlo - diceva infatti Gesù di Nazaret riferendosi a Giovanni Battista - è lui quell'Elia che deve venire (11).

 

Il nome Giovanni è però anche identificabile nell’Oannes di cui narra Beroso, sacerdote di Bel, nelle sue storie babilonesi.

 

Ora se dal 66° parallelo terrestre torniamo a scrutare il Cielo e precisamente l’ultima costellazione del Mare astrale, quella dei Pesci, che occupa astrologicamente la dodicesima dimora zodiacale, osserviamo che le due figure di pesce che la compongono, l’Austrinus e il Boreus, nuotano in direzioni diverse. Il Boreus è rivolto a nord e pare quasi toccare Andromeda che gli volge le spalle; l’Austrinus, rivolto a ovest, è posto sotto la criniera di Pegaso.

 

Con il Pesce australe o Austrinus ricaviamo un’ulteriore nozione, che ci lascia ancora una volta sbalorditi. Questa costellazione, talvolta chiamata anche Piscis Australis, viene spesso rappresentata come un pesce che beve l’acqua versata dall’anfora del vicino Aquarius. Il pesce è stato identificato con Oannes, il dio-pesce babilonese, ed è considerato il Padre dei Pesci dello zodiaco (12).

 

"Dalla mitologia ricaviamo che questa costellazione molto antica è legata al soprastante Acquario. […] Con Regolo, Aldebaran, e Antares, formava le quattro "stelle regali", che dividevano il moto del Sole in quattro parti. I Persiani le consideravano appunto le guardiane degli equinozi e dei solstiozi (13).

 

Ed ecco che tutto ciò si riempie di ulteriore contenuto se ri-conosciamo nell’Oannes-Gianni, anche il Giano bifronte degli antichi romani, il latino Janus.

 

"La radice del nome "Gianni" è stata studiata come elemento portante ed armonizzatore fra varie religioni, mitologie e mistiche. "Ianua" significa in latino "porta".

 

In ebraico YahYAH.gif

 è il diminutivo di Yahwe,YAHWE.gif

 

La porta e il Nome divino (o Nome dei Nomi) sono identificabili in un unico elemento: l'Io di Gesù di Nazaret, quando dice, nel Vangelo di Giovanni: "Io sono la porta". "Porta" è in ebraico la parola "dalet", formata dalle lettere DALET, LAMED, TAW, in valori numerici 4-30-400, totale 434, l'esatto numero delle parole ebraiche che costituiscono il primo resoconto della creazione narrato nel primo libro della Bibbia, la Genesi, che è la "porta" da cui si entra nel testo biblico. Si noti che la sintesi di 434 è 11. […] Il simbolismo di "Giano" è, anche da questo punto di vista, altrettanto importante grazie ad un accostamento preciso con il Cristo. […]. Anche il nome latino "januarius", "gennaio", ha la stessa radice del nome "ianus" e la stessa importanza di "porta" dell'anno. […] L’"Avvento", cioè la venuta di Gesù di Nazaret, risolve nella conoscenza dell’"Io sono" ogni monopolio di conoscenza misterica e nelle parole "Io sono la porta" va intesa la rivoluzione solare dell'anno. Tali parole esprimono però anche un'altra rivoluzione, quella capace di conferire la forza di rovesciare le sedie dei venditori di colombe... Il Re del mondo viene infatti per instaurare una monarchia nuova in cui diviene essenziale vivere consapevolmente la realtà-regalità dell'io" (14).

 

Questi dati ci rassicurano ulteriormente che siamo su una strada lastricata di meravigliose, stupefacenti e soprattutto coerenti corrispondenze.

 

Vediamo dunque che la visione esoterica (per esoterica intendo una visione in correlazione con fatti reali) ci mette in condizione di avere una visuale completa ed esaustiva e di affrontare ogni problema relativo alla comprensione di ciò che ci viene dai testi sacri che sono frutto di antica sapienza.

 

Se ci addentriamo in essi con i giusti mezzi di conoscenza riusciamo dunque a capire i misteri della nostra tradizione cristiana, ma addirittura possiamo - con medesimi metodi - inoltrarci in altre tradizioni ed avere ugualmente riscontri positivi di acquisizione di sapere, percependo così quanto sia alienante e distruttiva anche la sola ipotesi di accettazione nella nostra coscienza di un qualche monopolio confessionale della Verità.

 

Farò ora un paio di ulteriori esempi di logica numerica e quindi universale del divino: uno relativo all’Antico Testamento e l’altro riguardante l’antica tradizione cinese.

 

Avendo appurato che il rivelarsi dei significati del 153 ci ha dato tante soddisfazioni, ne cerchiamo traccia anche nei tempi più antichi e lo troviamo nel Libro dei Maccabei al capitolo 54 versetto 9, e questo è l’unico punto dell’Antico Testamento in cui compare questo numero.

 

I libri della Bibbia, come tutta la storia che vi è narrata, esprimono figure misteriose. Ne è un esempio la storia dei Maccabei, eloquente di "geometria" del destino. Si tratta della corrispondenza fra i dodici figli di Giacobbe, all'inizio dell'Antico Testamento, e i dodici apostoli, all'inizio del Nuovo. Progredendo dall'una all’altra dodécade, si passa da un ordinamento umano fondato sopra i legami etnico-familiari del sangue, a un ordinamento in cui le più diverse individualità singole vengono a riunirsi per affinità spirituale. Fra questi due gruppi di dodici uomini la storia ce ne mostra un terzo, ma velatamente e in modo appena percettibile: si tratta delle figure dei martiri e degli eroi dell'età maccabea, i sette figli della vedova e i cinque figli di Mattatia. Lo sviluppo dell'Antico Testamento si apre e si chiude con una dodécade; e di nuovo un gruppo di dodici, all'inizio della missione terrestre del Cristo, accenna alla portata universalmente umana di quegli eventi.

 

Il 153 ci indica così un mistero del tutto speciale dominante fra le due ultime dodécadi menzionate, separate fra loro soltanto da un secolo e mezzo.

 

I dodici apostoli di Gesù, secondo la rivelazione di Steiner nel suo ciclo di conferenze sul Vangelo di Marco, non sono altro che le medesime individualità che si incarnarono al tempo dei Maccabei come i sette figli della vedova e i cinque figli di Mattatia. Dodici uomini, che rappresentano la quintessenza dell'umanità, varcano insieme la più grande soglia della storia: gli ultimi in seno all'umanità precristiana, tutta raccolta nell'attesa, diventano i primi a schierarsi intorno al Salvatore fatto uomo. Al tempo dei Maccabei, essi si trovavano ancora completamente legati alla loro etnia e consanguineità, ma già allora l'alta forza della loro fede li indirizzava verso la consapevolezza piena dell'intimo loro nucleo individuale e immortale; nella vita successiva, invece, "incarnati separatamente gli uni dagli altri e cresciuti con profonde differenze individuali, è loro concesso di formare nuovamente una comunità, ma questa volta solo sulla base spirituale di una comune fede e venerazione" (15).

 

Rudolf Steiner descrive così questo significativo intreccio di destini: "Ricomparvero dunque quelle anime che erano state incorporate nei sette figli della vedova e nei cinque figli di Mattatia; di queste si compose il collegio degli apostoli. Vennero a trovarsi nell'elemento dei pescatori e della gente semplice; ma nel tempo in cui l'elemento giudaico era assurto a un punto culminante, erano stati compenetrati dalla consapevolezza che questo elemento rappresentava una forza suprema - ma forza solamente - e che ora esso doveva ricomparire in forma individualizzata, per schierarsi intorno al Cristo. Potremmo figurarci il caso che un uomo del tutto incredulo volesse considerare da un punto di vista esclusivamente artistico il fatto che alla fine dell'Antico Testamento ci si presentano i sette e i cinque, all'inizio del Nuovo i dodici. Anche prendendolo solo come elemento artistico, architettonico, si può rimanere commossi davanti alla semplicità e alla grandezza artistica dei libri biblici, prescindendo del tutto dal fatto che i "dodici" constino dei cinque figli di Mattatia e dei sette figli della vedova..." (16).

 

Il 153 è dunque un numero straordinariamente importante che raccoglie tutto il mistero dell’incarnazione di Dio nell’uomo. Così l’undici, che strettamente vi è collegato. Se prendiamo il meraviglioso poema indiano della Bhagavadgita, al capitolo 11, vediamo che comincia con queste parole di Arjuna: "Per amore verso di me tu mi hai esposto il segreto supremo, chiamato la ‘scienza del sé’ e, grazie a queste parole la mia illusione è svanita…"

 

Se ora apriamo il libro dei King, sacro per la tradizione estremo-orientale cinese, e vi cerchiamo qualcosa che abbia a che vedere con i ragionamenti fatti fin qui, scopriamo che l’esagramma numero undici, è chiamato "esagramma della pace": "Il segno accenna alla natura in un’epoca nella quale, per così dire, vi è il cielo in terra. Il cielo si è posto sotto la terra. Così le loro forze si uniscono in intima armonia. Da ciò nasce pace e prosperità per tutti gli esseri. Nel mondo umano questo è un tempo di concordia sociale. Gli alti si chinano verso i bassi, e i bassi e i piccini nutrono sentimenti amichevoli verso gli altri, cosicché ogni ostilità cessa [...]" (17).

 

Concludendo, se la chiesa cattolica, per rianimare la cattolicità, anzi, per rianimare il suo mentecattocomunismo, ha talmente paura di Celentano da usare un prete dalle chiappe strette come Ravasi per calunniarlo, oscurando quello che tutti vedono, sarebbe meglio che cambiasse strategia e incominciasse col ridurre allo stato laico, preti pedofili, teologi d’accatto, e chi scambia i pulpiti per scranni parlamentari dai cui vomitare sulle folle menzogne e invereconde falsità. 

 

NOTE

 

galleria-cheope.gif(1) Georges Barbarin, "Le profezie della grande piramide", Ed. Atanor, p. 66. La Grande Galleria è lunga infatti 89 cubiti (valore cubito in metri = 0,523598775 = 1/6 della misura del cerchio di diametro 1), dunque 46,60029098 metri, pari a 153 piedi del sistema di misura anglosassone (unità di misura anglosassone: piede = 30,48 cm). Si noti altresì che il cubito è suddiviso in 7 palmi e che in questo sistema settenario, ogni palmo viene poi suddiviso in 4 pollici. In tale antico sistema di misurazione il cubito risulta dunque uguale a 28 pollici. Ventotto è un numero legato al ciclo lunare; la creazione nel ventre materno di un essere umano avviene in 10 mesi di 28 giorni, cioè in 280 giorni, e 280 è anche il numero di cubiti dell’altezza della Grande Piramide; cfr. anche - a proposito di un altro importante numero relativo alla Grande Piramide - R. Bauval, "Custode della Genesi", Ed. Corbaccio, Milano 1997, pag. 302:

"In ogni caso, è riconosciuto da molto tempo che il principale fattore numerico nel progetto della Grande Piramide, e nell'intera necropoli di Giza, è il numero primo 11 [...] ciascuno dei suoi lati è lungo più di 755 piedi (230 metri circa), il che equivale a 440 cubiti reali egizi - cioè 11 volte 40 cubiti. Inoltre il rapporto dell'altezza con la base è 7:11. Il rapporto della pendenza dei suoi lati è 14:11 [...] il rapporto della pendenza del pozzo meridionale della Camera del Re [...] mirato sulla Cintura di Orione nel 2500 a.C. è di 11:11 (R. Bauval, "Custode della Genesi", Ed. Corbaccio, Milano 1997, pag. 302)".
(2) N. Villa, "Il sacro simbolo dell’arcobaleno. Numerologia biblica sulla reincarnazione", SeaR Edizioni 1998, p. 34.
(3) N. Villa, "Numerologia biblica. Considerazioni sulla matematica sacra", SeaR Edizioni 1995, p. 16.
(4) N. Villa, "Il sacro simbolo...", cit., pp. 91-92.
(5) N. Villa, "Numerologia biblica...", cit., p. 66.
(6) Ibid. p. 41.
(7) W. Ferreri,"In attesa del buio. Come varia la durata del crepuscolo", La Stampa - Tuttoscienze 2/11/1994.
(8) Rudolf Steiner, "Il vangelo di Giovanni", L’Editrice Scientifica, Milano 1956, VII conferenza: "Egli poteva accennare alla Terra come al suo vero corpo: quando scorgete le spighe e vi nutrite del pane, che cosa mangiate in realtà, con questo pane? Mangiate il mio corpo! E quando bevete i succhi delle piante, essi sono come il sangue che scorre nel vostro corpo: è il sangue della Terra, è il mio sangue! Questo diceva testualmente il Cristo Gesù ai suoi discepoli più vicini: e noi dobbiamo proprio prendere alla lettera le sue parole. Quando egli li raduna per esporre loro simbolicamente l’iniziazione cristiana (come noi la chiameremo), il Cristo dice delle parole singolari, mentre annuncia il tradimento imminente da parte d’uno di loro. ‘Chi mangia il mio pane, mi calpesta col suo calcagno’ (Giov. 13, 18). Queste parole vanno prese alla lettera: l’uomo mangia il pane della Terra e con i piedi si muove su questa Terra stessa. Se la Terra è il corpo dello spirito terrestre, cioè del Cristo, allora l’uomo è quello che con i piedi si muove sopra il corpo terrestre, che quindi calpesta coi piedi il corpo di colui, del quale mangia il pane".
(9) N. Villa, "Numerologia biblica..", cit., pp. 63-64.
(10) W. Atkinson, La reincarnazione e la legge del karma, Ed. Bocca.
(11) Matteo 11,14.
(12) Cfr. il sito www.astronomia.it
(13) M. Hack e C. Lamberti, Corso di Astronomia, Fabbri Editori, p. 1330.
(14) N. Villa, "Il sacro simbolo...", cit., pp. 96-97.
(15) E. Bock, "Cesari e Apostoli", F.lli Bocca Editori, Milano 1954, p. 90.
(16) R. Steiner, Il Vangelo di Marco, II Conferenza, L’Editrice Scientifica, Milano 1956.
(17) I King, Il Libro dei Mutamenti, Roma, Astrolabio, p. 103.

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commenti

pietro melis 10/06/2012 03:19

Se avesse usato un linguaggio meno astioso sarebbe stato meglio. Non sono affatto d'accordo con Ravasi (che pubblicò su Ilsole24ore un mio articolo dandogli egli il titolo "Anche le formiche nel
loro iccolo hanno un'anima (per altro immortale)" (per leggere l'articolo scrivere su Google il titolo sopra riportato oppure "il dilemma dell'onnivoro). Non si capisce se Ravasi scherzi o risponda
alle mie obiezioni da animalista e sostenitore del diritto naturale facendomi credere che per lui esista l'immortalità di tutti gli esseri viventi (compresi gli insetti). L'ho ascoltato oggi 5
ottobre 2012 nel suo "dialogoare" con Napolitano esponendo le tesi dell'incontro interreligioso e con gli atei o agnostici. Non vi può essere alcun dialogo con le religioni se queste pretendono di
presentare come verità anche i loro contenuti dottrinali. L'unica soluzione in uno Stato laico è che le religioni vengano ignorate perché la fede, che è un fatto privato, non coinvolga la vita
pubblica. Tutto il resto è chiacchiera. Non vi è bisogno di dialogo. Le religioni debbono rispettare i principi di uno Stato laico. Debbo riconoscere che Napolitano (che per il suo passato politico
da arrivista ho sempre dispezzato) questa volta ha detto qualcosa di giusto, più interessante di ciò che ha detto dopo Ravasi (aria fritta). Vi deve essere qualcosa che unisce i credenti ai non
credenti: il riconoscimento del mistero sulle domande che vertono sull'universo. Pretendere che la scienza sia capace di rispondere alla domanda sull'origine della formazione dell'universo visibile
(che può essere uno degli universi del pluriverso) significa opporre al dogmatismo dei credenti il dogmatismo degli atei. Purtroppo morremo tutti senza sapere se siamo il frutto della sola
casualità o se vi sia un disegno nascosto, anche se la scienza congiura contro l'esistenza di un disegno intelligente. Modestamente le proporrei un mio recente testo intitolato "Addio a Dio".
Sottotitoli: Dialogo con Dio (la trinità) chiedente perdono. Beati coloro che non credono in Dio se...Essi saranno i primi nel regno dei Cieli". La tesi del second sottotitolo è ricavata da una
nuova lettura di tutti i passi più importanti delle Lettere di Psolo e dei Vangeli. Un libro che rende inutile la fede religiosa se i non credenti possono avere maggiori meriti di fronte a Dio (se
esise). Rimane una ita tragica fatta di mancanza di certezze circa il significato e il senso della vita.

nereovilla 10/06/2012 11:43



Grazie dell'intervento. Sul mio linguaggio usato sono d'accordo: ogni linguaggio astioso è sempre meno efficace di quanto potrebbe essere. Comunque sia Ravasi che
Napolitano sono per me due farabutti (la chiesa cattolica è l'intercapedine dello Stato e viceversa); insieme sono come il gatto e la volpe di Pinocchio. Questa gentaglia è priva di pudore (veda
ad esempio questo video su Napolitano http://youtu.be/Hk_s2YlNc0w). Per il resto Lei tocca argomenti molto importanti come la fede, il diritto
naturale, il vegetarianesimo, il senso della vita,. ecc., che, se non affrontate in modo scientifico-spirituale non possono che portare a sterili diatribe (comunque se vuole Le posso
scrivere il mio parere in futuro). La rimando per esempio all'errore basilare dei testimoni di Geova: http://0z.fr/czwMy, che sono certo troverà di massimo
interesse anche dal punto di vista dell'aberrante visione di Ravasi. In merito al suo scritto lo spedisca pure a nereo.villa[@]libero.it che leggerò con piacere. Saluti. Nereo  



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