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28 gennaio 2012 6 28 /01 /gennaio /2012 11:29

monti-hansen.jpg[Continuum da R. Steiner, "Economia. Associazioni per la creazione del valore e del prezzo. Sistema creditizio e tributario”, 2ª conf. di Zurigo del 25/10/1919 - A cura di Nereo Villa]

 

[...] E che altro è subentrato proprio per via dell'economia monetaria che negli ultimi tempi sta crescendo a dismisura? Vedete, cari ascoltatori, in tal modo anche quello a cui si da’ il nome di lavoro umano è diventato dipendente dal denaro.

 

I socialisti e gli altri litigano sull'inserimento del lavoro umano nella struttura sociale, ed è possibile trovare buone ragioni sia a favore che contro le opinioni sostenute tanto dagli uni quanto dagli altri.

 

Lo si capisce perfettamente soprattutto se si è imparato non a pensare e a sentire sulla classe operaia, ma a pensare e a sentire in sintonia con lei. Allora si capisce bene quando l'operaio dice che in futuro la sua forza lavoro non dovrà più essere una merce, che non dovrà più esistere la condizione per cui DA UN LATO SUL MERCATO DELLE MERCI SI PAGANO I BENI, E DALL'ALTRO, SUL MERCATO DEL LAVORO, IL LAVORO UMANO VIENE PAGATO SOTTO FORMA DI SALARIO. NON CI VUOL MOLTO PER CAPIRLO [il maiuscolo è mio; il MERCATO DEL LAVORO è oggi l’argomento primo dei politici, i quali continuano a parlarne senza neanche accorgersi di trattare di vero e proprio schiavismo in termini di tonnellaggi di carne umana! - nota del curatore].

 

Ed è facile anche capire che Karl Marx ha trovato molti seguaci quando ha calcolato che chi lavora produce un plusvalore, che non ottiene i pieni proventi della sua forza lavorativa ma produce un plusvalore che viene intascato dall'imprenditore. Si capisce poi che l'operaio, sotto l'influsso di una simile teoria, lotta per questo plusvalore.

 

MA DALL'ALTRA PARTE È ALTRETTANTO FACILE DIMOSTRARE CHE IL SALARIO VIENE PAGATO DAL CAPITALE, CHE LA MODERNA VITA ECONOMICA VIENE REGOLATA COMPLETAMENTE DALL'ECONOMIA CAPITALISTICA, CHE CERTI PRODOTTI FRUTTANO QUALCOSA A LIVELLO DI CAPITALE ED È IN BASE A QUESTO CHE VIENE PAGATO IL SALARIO, CHE SI COMPRA IL LAVORO. CIÒ SIGNIFICA CHE IL SALARIO VIENE PRODOTTO DAL CAPITALE [Altro che anarcocapitalismo libertario allora! “I ‘proletari di tutto il mondo’ - scriveva nel 1995 il sac. dott. Luigi Villa - non hanno ancora capito di essere gli ignari strumenti del capital-marxismo, la cui strategia mira a disumanizzare e massificare la società per meglio dominarla, e che il comunismo non rappresenta che lo strumento più valido dell’Alta Finanza (sinarchica), la quale, attraverso il CAPITALISMO DI STATO (e i suoi camerieri che vi sono posti al vertice!) può controllare tutte le ricchezze del mondo” (L. F., “I banchieri del comunismo”, da “L’Alternativa”, 1/2/1976, p. 3 in Autori Vari, “La massoneria”, Ed. Civiltà, Brescia, 1995). In queste parole tanto antimassoniche quanto anacronistiche si respira chiaramente la fazione avversa, totalmente antilibertaria e chiesastica in senso auritiano, quindi tutt’altro che poggiante sull’universalità di pensiero che caratterizza invece “La filosofia della libertà” di Steiner. Tuttavia, in quello stesso libro sulla massoneria, per quanto schierato e complottista, si accenna al Club Bilderberg di Mario Monti, capo del nostro attuale governo, con le seguenti parole: “Noi vediamo in queste ‘società segrete’, la realizzazione di un sogno […] ispiratore de ‘L’Ordine degli Illuminati di Baviera’, fondato da Adam Weishaupt, l’origine di tutte […] le diavolerie che si stanno attuando nel mondo. Oggi, ‘L’Ordine degli Illuminati di Baviera’ ha due importanti rampolli: 1) il “Club de Bilderberg”  e la “Trilateral Commission”, segretissima” - ndc].

 

Si può dimostrare sia l'una che l'altra teoria. Si può dimostrare che il capitale è il parassita del lavoro e anche che il capitale è il creatore del salario. In poche parole, è possibile sostenere le opinioni di partito dell'una o dell'altra parte a pari ragione. Bisognerebbe capirlo fino in fondo, allora si capirebbe anche che attualmente si cerca di raggiungere qualcosa solo con la lotta di classe e non per mezzo di un'analisi e di una spiegazione oggettive della situazione.

 

IL LAVORO UMANO È QUALCOSA DI TALMENTE DIVERSO DALLE MERCI ED È DEL TUTTO IMPOSSIBILE PAGARE ALLO STESSO MODO LA MERCE E IL LAVORO SENZA PRODURRE DANNI ECONOMICI.

 

Solo che GLI UOMINI NON SI ACCORGONO DI COME STANNO LE COSE; proprio in quest'ambito oggi NON AFFERRANO ANCORA LA NATURA DELL'ECONOMIA. Sono molti gli economisti che sanno fin troppo bene: se si aumenta in un modo qualsiasi la liquidità dei mezzi monetari, il denaro in circolazione, cioè le monete metalliche o la cartamoneta, il denaro costerà di meno e i beni di prima necessità diventeranno più cari. È una cosa che si capisce subito, ci si rende conto dell'assurdità del semplice AUMENTO DELLA QUANTITÀ DEL DENARO IN CIRCOLAZIONE che, lo si può toccar con mano, non provoca nient'altro che un aumento dei prezzi dei generi alimentari [Purtroppo sedicenti studiosi di Steiner un po’ superficiali oggi affermano esattamente il contrario, e cioè che l'inflazione sarebbe generata NON dall’AUMENTO DELLA QUANTITÀ DEL DENARO IN CIRCOLAZIONE (dovuto in verità a forzoso monetarismo di Stato, supportato dall’istituto bancario autoproclamantesi a sua volta,, altrettanto forzosamente e quindi illegittimamente, istituto di diritto), MA da "dallo scarico sui costi di produzione degli oneri statali e sociali" (Nicolò Giuseppe Bellia, "Fiscalità per le moderne società", Ladispoli, 22/08/1992 in "L'Antropocrazia"), cioè da una "errata impostazione della politica fiscale" (ibid. "Sommario") scambiando così la causa con l'effetto. Invece è l’errata impostazione della politica monetaria ad essere implicata qui, proprio perché essa è di per sé qualcosa di spurio nell’idea di triarticolazione sociale di Rudolf Steiner, nella quale la politica dovrebbe occuparsi meramente di diritto, mentre di moneta cioè di beni monetari dovrebbero occuparsi coloro che sono in grado di produrre altri beni, dunque SOLO L'ECONOMIA ED IL MERCATO AUTOGESTITI DOVREBBERO OCCUPARSI DI MONETA. Con ciò non voglio dire che gli studi di Bellia sulla neofiscalità siano sbagliati: a me pare che il passaggio dalla fiscalità reddituale (attualmente in vigore) alla fiscalità monetaria, possa avvenire equamente solo in un modo: mediante l’unitax del 10% annuo NON sul denaro emesso e che già può costituire il risparmio degli individui, ma sul denaro all’atto della sua emissione; ho accennato a tale unitax in “Il RDB secondo Nereo Villa… - ndc].

 

La famosa spirale continua a salire senza mai fermarsi.

 

Ma c'è qualcos'altro di cui invece non ci si rende conto. NON SI CAPISCE CHE NEL MOMENTO IN CUI IL LAVORO VIENE PAGATO COME MERCE, COME SI PAGANO I PRODOTTI, È OVVIO CHE I LAVORATORI LOTTERANNO PER OTTENERE UNA RIMUNERAZIONE SEMPRE MIGLIORE. MA QUELLO CHE IL LAVORATORE OTTIENE SOTTO FORMA DI RETRIBUZIONE IN DENARO, CARI ASCOLTATORI, HA SULLA FORMAZIONE DEI PREZZI LO STESSO EFFETTO DEL SEMPLICE AUMENTO DELLA QUANTITÀ DI DENARO IN CIRCOLAZIONE. È DI QUESTO CHE CI SI DOVREBBE RENDERE CONTO.

 

Invece di aumentare la produzione, invece di fare in modo che la produzione diventi più redditizia, potete, come hanno fatto alcuni ministri delle finanze, limitarvi ad introdurre banconote, ad aumentare la quantità di denaro in circolazione. Allora la gente avrà più liquidità di denaro, ma tutti i prodotti, soprattutto i generi di prima necessità, diventeranno più cari. Di questo gli uomini si rendono già conto, per questo capiscono quanto sia assurdo aumentare solo a livello astratto la quantità di denaro in circolazione.

 

Ma non ci si accorge che tutto il denaro messo in circolazione solo per pagare il lavoro produce non meno un rincaro dei beni. È INFATTI SOLO IN UNA VITA ECONOMICA INDIPENDENTE DALLO STATO CHE POSSONO FORMARSI DEI PREZZI SANI. È possibile che si formino dei prezzi sani solo se vengono sviluppati in base al libero apprezzamento della prestazione umana.

 

Per questo l'idea della triarticolazione sociale - e domani sarà nostro compito spiegare esaurientemente come - tende ad emancipare completamente il lavoro dal processo

economico.

 

IL LAVORO IN QUANTO TALE, cari ascoltatori, NON È QUALCOSA CHE FA PARTE DEL PROCESSO ECONOMICO. Pensateci bene - sembra strano, paradossale dire queste cose, ma al giorno d'oggi molte cose che devono essere comprese si presentano come paradossali. Gli uomini si sono allontanati di parecchio da un pensiero lineare, per questo trovano del tutto assurde certe cose che devono essere dette proprio a partire dai capisaldi della realtà.

 

Supponete che uno faccia dello sport da mattina a sera, che pratichi un tipo di sport. Costui impiega forza lavoro esattamente come uno che spacca la legna. Esattamente

allo stesso modo, solo che uno la impiega per la collettività umana.

 

Chi pratica uno sport non lo fa direttamente per la collettività, magari lo fa indirettamente in quanto diventa più forte, ma di solito non mette il suo potenziale di energia al servizio della collettività. Per la comunità non è di nessuna importanza il fatto che impieghi energia lavorativa facendo dello sport, che lo fa stancare come a spaccar legna. Lo spaccar legna sì che ha importanza in campo economico.

 

Questo significa che l'esplicare forza lavoro è qualcosa che in sé e per sé non viene affatto preso in considerazione a livello economico. MA QUELLO CHE SI PRODUCE GRAZIE ALL'IMPIEGO DELLA FORZA LAVORO, QUELLO SÌ CHE VIENE PRESO IN CONSIDERAZIONE NELLA VITA ECONOMICO-SOCIALE. Bisogna guardare a quello che per mezzo della forza lavoro viene PRODOTTO, poiché è quello che ha VALORE per la collettività.

 

Perciò anche all'interno della vita economica può essere preso in considerazione SOLTANTO IL PRODOTTO realizzato mediante la forza lavoro. E l'amministrazione dell'economia deve occuparsi esclusivamente del VALORE reciproco dei vari prodotti.

 

IL LAVORO DEVE RESTARE COMPLETAMENTE FUORI DAL CIRCUITO ECONOMICO. Ha il suo giusto posto sul terreno giuridico, sul terreno di cui parleremo domani, dove ogni individuo maggiorenne deve esprimere il suo giudizio da pari a pari

rispetto ad ogni altro individuo maggiorenne. Il genere, la durata e il carattere del lavoro vengono stabiliti dai rapporti giuridici che si stabiliscono fra gli uomini. IL LAVORO VA QUINDI TIRATO FUORI DAL PROCESSO ECONOMICO.

 

Allora al processo economico resterà solo quella che possiamo definire la regolazione del valore reciproco delle merci, la regolamentazione di quali prestazioni uno debba ricevere in cambio della propria prestazione. A questo dovranno provvedere quegli uomini che emergono dalle associazioni stipulate fra produttori e altri produttori, fra produttori e consumatori e così via.

 

In economia si avrà dunque a che fare unicamente con la formazione dei prezzi. Il lavoro non sarà un fattore che viene regolamentato all'interno della vita economica, ma ne verrà invece del tutto estromesso.

 

Se il lavoro resta all'interno della vita economica bisogna pagarlo a partire dal capitale. In tal modo si origina proprio quello che nella vita economica più recente può essere definito l'anelito al puro profitto, al puro e semplice guadagno. In questo modo infatti chi vuole fornire prodotti economici è inserito nel bel mezzo di un processo che trova la propria conclusione nel mercato. E qui chi vuole davvero capire dovrebbe rivedere un'idea, un concetto che oggi viene formulato in modo del tutto sbagliato.

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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