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27 febbraio 2012 1 27 /02 /febbraio /2012 16:22

 

Mi accorgo che "Il nervo del cretino" e "Il cuore del cretino" sono... "antichi"! E che già scrissi nel 2006 una pagina similare sul nervo del cretino ed una sul cuore del cretino, che non sono simili nella forma ma sono simili nella sostanza! 

 

Ringrazio chi me lo ha fatto simpaticamente notare dicendomi che io da sempre odio i cretini. Certamente è vero, ma non in quanto malati. Solamente in quanto mi impongono quello che devo o non devo fare, basandosi su quello che devo o non devo sapere, e/o su quello che devo o non devo pensare, fino alla negazione dell'io in nome del noi, io veramente non li tollero! Io non sono ancora in grado di tollerare gli intolleranti. Probabilmente non li odio solo perché costoro sono malati, e molto gravi, anche se a piede libero, anzi, libertario... 

 

Trascrivo qui queste pagine "antiche" perché le cose che scrivevo e che scrivo sono importanti. Queste cose del resto sono espresse da quasi un secolo in varie conferenze di Rudolf Steiner! Eppure non sono ancora capite dalla scienza... 

 

Ecco dunque il nervo del cretino... antico:

 

Il nervo del cretino è il sistema nervoso malato in quanto basato su  logica contro l’uomo. Non che la logica sia avversa all’uomo, bensì lo è la serie dei metodi dell’attuale sapere, cultura di Stato, la cui forma logica si attua nella misura in cui rinneghi lo spirito logico a cui attinge. È la logica del cretino. E l’“uomo nuovo” è sempre più cretino.

L’imbecillità infatti domina ovunque, ed è facile trovare docenti universitari di neuroscienze che affermano che i sani di mente si muovono attribuendo il loro movimento al fatto che il cervello ha inviato ai muscoli l’ordine di muoversi” (1).

Da queste radici di primitivismo e ignoranza scientifica rispetto alla funzione dei nervi nel corpo umano, procede il formarsi della metastasi del male sociale.

È uno sbaglio capitale, e coloro che lo commettono prendono le mosse da premesse completamente false. Si crede che se noi possiamo muovere in qualche modo la mano o la gamba, ciò derivi dal fatto che abbiamo nel nostro organismo non solo nervi che dagli organi dei sensi comunicano col cervello e con il midollo spinale portandovi il loro messaggio, ma anche altri nervi, che rispetto ai nervi della sensazione e della percezione si chiamerebbero nervi motori. Quando dunque vedo un oggetto, il messaggio degli organi sensori viene anzitutto condotto al cervello, e si crede, che quando io voglio afferrarlo l’eccitazione qui esercitata scorra attraverso un nervo, che conduce al muscolo, e che soltanto allora risulti lo stimolo al movimento. Ma le cose stanno diversamente. Quello che qui viene chiamato nervo motore esiste effettivamente come formazione fisica, ma non serve a dare l’impulso al movimento - che è di esclusiva competenza dell’io -  ma soltanto a farci percepire il movimento, affinché possiamo controllarlo e dirigerlo. Proprio come il nervo ottico tramite cui percepisco un processo esterno è un nervo sensorio, così pure il nervo del mio muscolo che conduce alla mano è un nervo sensorio per controllare il movimento "feedback" della mia mano. Questa "svista" del pensiero scientifico sui cosiddetti nervi motori è un errore capitale, che ha guastato tutta la fisiologia e la psicologia.

L’io infatti può servirsi del nervo, non viceversa.

Se l’uomo studia una cosa non può essere il suo cervello a studiarla, ma solo il suo io. Il cervello può solo rifletterla come in uno specchio. Ma può studiare un oggetto solamente un soggetto. Se io mi ammalo, posso fare fatica a riflettere e preferisco riposare. In tal modo posso curarmi, e poi riprendere lo studio. Però se chi studia è un oggetto come fa l’oggetto a riprendersi se è un oggetto? Questa cosa sfugge agli scienziati dell'"uomo macchina", del "cuore pompa", e dei "nervi motori". Costoro non avvertono il paradosso che affermano: se il prione della mucca pazza ha invaso il cervello, come fa il cervello a studiare il prione?

La distinzione dei nervi in nervi sensori e nervi motori è un’incongruenza  ed una vera e propria allucinazione scientifica che non è stata chiarita dai neurofisiologi della mutua.

Questi mediconi di Stato, riduzionisti cerebroiatrici, sono cretini che insegnano a diventare cretini attraverso una logica da cretini.

Di fronte a ciò io sono cretino nella misura in cui non avverto più l’esigenza della mia autonomia pensante rispetto ai miti intellettualistici attuali, fingenti, in veste scientifica e logica, valori di cui hanno solo il nome: libertà, fraternità, uguaglianza, ecc.

La cultura di Stato, insegnando dalle elementari alle università che l’uomo è una macchina, produce sostanzialmente il macchinario cartaceo statale delle persone giuridiche, il cui jure è ancora quello del “civis romanus”, poggiante sul fratricidio e sulla rapina: sul fratricidio in quanto la fondazione di Roma inizia con l’assassinio di Remo da parte di suo fratello; e sulla rapina in quanto anche il rapimento di Stato - ratto delle sabine - fu sequestro di persone fisiche, che permise alla nostra “civiltà” di chiamarsi tale.

Socioiatri della "psichiatria democratica", questi dementi, sono gli stessi che fanno poi le guerre al terrorismo, senza curarsi di guarire la malattia mentale che lo genera, e che consiste nella schizofrenia - appunto - di un sistema di imposizione fiscale che, a lato dell'aumento del progresso tecnico, produce progressiva e crescente povertà nelle fasce deboli.

Ma come è potuto avvenire un tale disastro?

È dovuto avvenire, ed avviene, affinché l’uomo si accorga dell’inevitabile e sostanziale danno del materialismo della cultura. È infatti inevitabile che esso si converta sul piano economico in automazione totale del procedimento produttivo e nell’aggruppamento univoco e acefalo dei complessi economici secondo organizzazione meccanica non più mossa da idee, ma da metodologia, tecnologia e psicotecnica, sostituenti in ogni settore l’elemento individuale della responsabilità e della creatività. L’aggruppamento acefalo attua l’irresistibile tendenza a strutturarsi in forma statale o secondo potere statale, per rimpiazzare mediante normazione giuridica l’assenza di virtù intuitiva organatrice e simultaneamente per imporsi come dominio a cui non abbia a sottrarsi nessuno.

La ricerca spasmodica di una reductio ad unam di tutte le cause di disagio, abbassando qualunque espressione di disagio ad alterazione individuale e collettiva, pur essendo riuscita a porre ogni individuo libero come nemico dello Stato, non è riuscita a eliminare quella che “per fortuna” sta divenendo sempre più percepibile a tutti: l’economia mondialmente uccisa.

“La vocazione umana non esiste” - declamavano questi mediconi folli di Stato - “essa è solo una giustificabile questione di interesse materiale, economico, finanziario”. Ed intanto il mondo economico moriva uccidendo i bambini dei poveri: morivano di fame per eccesso di produzione di beni.

La magia nera dei nervi “motori” è in parte responsabile di questa katastrojka, in cui si puoi uccidere tutti senza sensi di colpa, perché è il nervo che preme il grilletto…

Si crede che i “nervi motori” servano alla trasmissione degli impulsi volitivi. Si crede che essi siano come i fili elettrici che fanno muovere il frullatore. Come se l’uomo fosse un elettrodomestico.

Ma il domestico umano è diverso dal frullatore, in quanto è capace di mettersi a servizio di un suo simile, attraverso la propria volontà e, all’occorrenza, liberarsi se si accorge di essere diventato schiavo.

Psichiatria, psicologia, filosofia, e diritto, dimenticando di evolversi, confusero il pensare col volere in atto, e continuarono a creare leggi, credendo di aggiustare il mondo con la carta, cioè con meri ed astratti elementi normativi [aggiunta del 27 febbraio 2012: gli stessi che oggi occupano le menti idiote dei NORMATORI LIBERTARI (cfr., ad es., lo stupido art. "Anarco-capitalismo oltre la fede", che è un vero insulto all'intelligenza umana), contraddizione in termini che il libertario animale non può cogliere].

L’avvento del cretinismo non poteva considerare che se per esempio mediante astratti elementi normativi si volesse intervenire nel rapporto tra le gambe e il loro movimento, con la presunzione di insegnare il camminare, o di dare ad esso un senso, nessuno camminerebbe più, anche scrivendo chilometri di trattati sull’arte del camminare. Ciò per il fatto che le forze mediante cui si cammina sono di un ordine che non patisce intervento intellettuale, o alterazione della sua immediatezza: la quale ha in sé una saggezza che il pensiero dialettico è lungi dal possedere. Perciò le gambe funzionano tanto meglio, quanto maggiore autonomia venga assicurata a quell’immediatezza. Nel caso che un esercizio ginnico si renda necessario, esso non può che fare appello a tale immediatezza. Non potrà mai esservi infatti intervento nel movimento di un processo intellettuale, bensì un uso speciale del movimento, secondo regole tratte dall’esperienza della sua immediatezza, in sé intoccabile. Allo stesso modo lo Stato, per non divenire lo Stato dei cretini, o la repubblica delle banane, non avrebbe dovuto intervenire nella cultura, né nell’economia.

Ma dal sistema nervoso dipende solo la rappresentazione. E la rappresentazione del volere - o l’intenzione a volere - non è volere ma pensare.

Oggi occorre ritrovare il pensare per capire l’agire e sentirlo.

L’agire, in quanto volontà in atto, è energia, “ATP” che si consuma, e  dipende esclusivamente da processi metabolici.

Il sentire dipende invece dai fenomeni ritmici della respirazione e della circolazione del sangue: quando sei in auto e, spaventato da un errore di guida, freni:  senti lo spavento nella “pancia”, e subito impallidisci perché il sangue, che è veicolo dell’io, tende immediatamente - cioè non tramite mediazione cerebrale - a fluire nella zona cardiocircolatoria in cui avverti il pericolo, vale a dire la pancia, l’intestino, il cuore e tutta la zona del petto. Tu sei lì. Mentre quando, per es., non sei spaventato ma sperimenti il sentimento della vergogna, arrossisci, perché il sangue che è veicolo dell’io, vorrebbe andare via da lì, sparire nel cosmo, secondo un moto centrifugo - non centripeto come nel caso dello spavento - anch’esso non mediato dal cervello, ma immediato. Se infatti fosse mediato, non vorresti mostrare agli altri la tua vergogna, e non arrossiresti.

Dunque i nervi “motori” servono non alla trasmissione, ma solo alla percezione dell’atto volitivo.

Se la mia mano da’ un pugno sul tavolo, il responsabile sono io non un mio nervo o il mio cervello. Se il mio dito preme il grilletto sono io a sparare non una mia sinapsi.

Le funzioni nervose, quelle respiratorie-circolatorie, e quelle metaboliche, per quanto strettamente articolate, sono singolarmente indipendenti. E nella misura in cui si comprende - secondo pensiero conforme alla realtà - la realtà di questi tre sistemi autonomi dell’organismo umano, allo stesso modo ci si avvicina alla veggenza del “sabato per l’uomo”, senza la quale non può ovviamente attuarsi una società organica a misura d’uomo.

Senza logica organica, le società anonime, le S.p.A, gli Stati costituzionali di carta, sostituiscono il vivente organismo sociale, il quale è creduto cartaceo a spese delle persone in carne ed ossa, dominate dalle “persone giuridiche”. 

Le persone in carne ed ossa sono terrorizzate dalle “persone giuridiche” in quanto hanno il loro sistema nervoso malato, perché costretto ad adottare logiche antiuomo, ripudiando - fin dalle scuole elementari - il pensare in nome del sentire (“credo solo a ciò che percepisco coi sensi”) o dell’empatia (amo solo ciò che mi è simpatico, o che “mi prende”, ecc.), o della magia (il magistrato è intoccabile), ecc.

Invece solo basandosi sulle sue facoltà di pensiero l’umanità può guarire dal suo cretinismo.

 

Ed ecco il cuore del cretino... antico:

 

Il cuore del cretino è dato dalla cultura di Stato, la quale ha il compito di formare schiavi scientificamente convinti ad essere tali.

Se considero l’essere umano in senso fisico, ho il suo cadavere. Se considero anche il suo animarsi ho qualcosa in più del mero cadavere. Se considero anche il suo animatore ho un insieme triarticolato, costituito da due poli riuniti da un elemento mediano. La sua salute, cioè il suo stato normale, implica l'equilibrio fra questi due poli. Se uno dei due, tende a fare prevalere la sua attività, bisogna far sì che venga ristabilito subito l'equilibrio, compito che dev’essere svolto dal sistema ritmico, il cui principale attore è il cuore.

Il cuore, organo centrale del sistema ritmico e dell'intero essere umano, funziona sia come un organo neurosensoriale - che percepisce ciò che viene dall'alto e ciò che viene dal basso -, sia come uno sbarramento, che orienta e canalizza il flusso sanguigno al fine di armonizzare le due tendenze. Per il calore, per la mobilità, per il suo ruolo nel ricambio, e anche per la facoltà di intensa rigenerazione - un globulo rosso vive soltanto un mese -, il sangue appartiene al polo del metabolismo ed è opposto al sistema neurosensoriale. Il cuore è dunque il punto di incontro tra queste due polarità che esso equilibra e armonizza.

Uno dei grandi limiti al progresso della conoscenza della fisiologia circolatoria è l'idea meccanicistica della cultura di Stato, che assimila il cuore ad una pompa. Con ciò si entra proprio nel cuore del cretinismo, generato da un pregiudizio così fortemente ancorato nelle coscienze che è molto difficile abbandonare.

Fra le sostanze alimentari liquefatte e l'elemento gassoso assorbito dal polmone, vi è un processo di scambio. Questo processo è il risultato di una interazione di forze: gli elementi costitutivi di questo processo di scambio si incontrano e si accumulano nel cuore prima di questa interazione. Il cuore appare come una diga, avente da una parte le attività inferiori dell'organismo - l'assorbimento e la trasformazione degli alimenti - e, dall'altra parte, le attività superiori, in cui la respirazione occupa il posto meno elevato.

Uno sbarramento dunque è interposto, come una diga.

L'attività del cuore è infatti il risultato del gioco di forze fra corrente alimentare ed aria.

Tutto ciò che si manifesta nel cuore, e tutto ciò che io vi posso osservare, non posso considerarlo se non come conseguenza di tale gioco di forze.

Posso allora dire che il cuore è un organo di equilibrio, non una pompa.

Infatti, se il cuore fosse una pompa, deviando la circolazione fuori del cuore, dovrei constatare una diminuzione o persino un arresto di essa, invece gli esperimenti dimostrano che avviene proprio il contrario, vale a dire che la circolazione in tal caso aumenta considerevolmente (2).

D'altra parte, gli embriologi sanno perfettamente che l'esistenza della circolazione sanguigna precede l'esistenza del cuore e delle sue pulsazioni. E questo dovrebbe far impallidire (o forse vergognare) Piero Angela: come fa il suo cuore pompa a funzionare, dato che la circolazione sanguigna circola già prima dell'esistenza della sua pompa?

Evidentemente lo scienziato del cuore-pompa, essendo cretino, non si vergogna.

In ogni caso, perfino i sentimenti di paura e di vergogna testimoniano che è il sangue a far battere il cuore, e non il cuore a pompare sangue: il sangue è veicolo dell'io; se mi spavento divento pallido perché il sangue dalla periferia va a darmi una mano nel mio centro di equilibrio. Perciò divento pallido. Se invece mi vergogno, dal centro di me stesso vorrei fuggire via, oltre me stesso, fuori, nel cosmo. Qui il sangue è testimone della mia volontà centrifuga e mi fa arrossire.

In base all’insegnamento che riceviamo dalle elementari fino alle università, l’immagine del cuore pompa è così radicata in noi che concepire il vero appare assurdità. Infatti se dici a un medico che non è il cuore che mette in movimento il sangue, ma che è invece il sangue a mettere in movimento il cuore, costui ti guarda strano.

L'arrivo del sangue venoso nel cuore provoca la diastole. A questo processo centrifugo di dilatazione segue una reazione neurosensoriale di contrazione di direzione centripeta, la sistole. Nella diastole il cuore cede alle forze del polo metabolico, si arrotonda e tende a perdere la propria forma; viceversa, nella sistole, le forze del polo neurosensoriale lo restringono e gli ridanno la sua struttura.

Diastole e sistole, che si alternano normalmente nel tempo, sono così l'espressione di una polarità.

Normalmente il cuore ha 72 battiti al minuto. Essendo il ritmo respiratorio di 18 al minuto, contiamo quattro pulsazioni per ogni respirazione. Questo rapporto di 4/1 tende a crescere o a diminuire a seconda dello stato di salute dell’intero organismo.

Ecco perché questi rapporti sono ricercati sistematicamente al momento in cui si esamina un ammalato, dato che la loro modificazione è il segno di uno sforzo fatto dal cuore allo scopo di ristabilire l'equilibrio tra i poli. Il cuore è dunque il luogo in cui le due polarità si affrontano, si compensano e si equilibrano. Il sistema ritmico in se stesso non può ammalarsi, esso è per definizione armonia, dunque anche salute.

Invece, il suo strumento fisico, il cuore, può essere danneggiato quando lo sforzo di compensazione che gli si domanda va oltre le sue possibilità, soprattutto quando questo sforzo è imposto in maniera permanente. Le affezioni cardiache sono così il riflesso del predominio di un polo sull'altro. Esse sono dunque secondarie e spesso impiegano anni per manifestarsi, tanto il cuore si sforza di ristabilire sempre l'armonia. L'osservazione delle lesioni che si sono create da' così relativamente poche informazioni sul processo morboso. Bisogna prima di tutto studiarle nel tempo, cosa che implica una anamnesi approfondita. La conoscenza di questi processi è per il medico un incitamento sia a prevenire le affezioni cardiache che a curarle.

Da quanto precede risulta che paragonare il cuore a una pompa è solo una superstizione della nostra cultura, poggiante sull'idolatria di una scienza del meccanismo, che ha ben poco da dire di umano.

In ogni caso, anche se il cretino o il meccanicista convinto volesse a tutti i costi stabilire un paragone del cuore con parti di una macchina, si potrebbe tutt'al più caratterizzare il cuore come un ariete idraulico.

 

NOTE

(1) V.S. Ramachandran, “Che cosa sappiamo della mente. Gli ultimi progressi delle neuroscienze raccontati dal massimo esperto mondiale”, Ed. Mondatori, Milano, 2005. 

(2) Manteuffel-Szoege L., Gonta J., "Réflexions sur la nature des fonctions mécaniques du coeur". Minerva Cardioangiologica Europea, VI, 261-267, 1958.

Manteuffel-Szoege L., Turski C., Grundman J., "Remarks on Energy Sources of Blood Circulation". Bull. Société Inter. Chirur., XIX, 371-374, 1960; Manteuffel-Szoege L., "Energy Sources of Blood Circulation and the Mechanical Action of Heart", Thorax, XV, 47, 1960; Manteuffel-Szoege L., "New Observations concerning the Haemodynamics of Deep Hypothermia", Journ. Cardiovas. Surg., III, 316, 1962; Manteuffel-Szoege L., "Haemodynamic Disturbances in Normo- and Hypothermia with Excluded Heart and during Acute Heart Muscle Failure", Journ. Cardiovas. Surg., IV, 551, 1963; Manteuffel-Szoege L., "On Stopping and Restarting of Circulation in Deep Hypothermia", Journ. Cardiovas. Surg., V, 76,1964; Manteuffel-Szoege L., Michalowski J., Grundman J., Pacocha W., "On the Possibilities of Blood Circulation Continuing after Stopping the Heart", Journ. Cardiovas. Surg., VII, 201,1966.

 

 

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