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3 marzo 2012 6 03 /03 /marzo /2012 11:35

[da R. Steiner, "La scuola NON di Stato”, 4ª conf. di Zurigo del 28/10/1919; Titolo originale: "La vita culturale: arte, scienza e religione. L'educazione come arte sociale" - A cura di Nereo Villa]

 

Allora si verificherà anche quello che Goethe - che era ad uno stadio iniziale rispetto a queste cose, ma che già intuiva quello che la recente scienza dello spirito sta portando avanti - descrive già con queste parole: colui al quale la natura comincia a rivelare il proprio segreto manifesto, prova una profonda nostalgia per la sua interprete più degna, che è l'arte.

 

Allora l'artista riceverà a sua volta una rivelazione dal mondo spirituale, non sarà indotto a credere che quando si rappresenta l'elemento spirituale in un'immagine visibile si tratti di un'allegoria astratta, simbolica o fatta di carta, ma verrà a conoscere lo spirito vivente, e sarà in grado di esprimerlo con strumenti sensibili. E allora non si dirà più che il meglio di un'opera d'arte consiste nell'imitazione della realtà esteriore, ma lo si vedrà nella sua capacità di manifestare ciò che lo spirito rivela all'uomo.

 

Rinascerà un'arte intrisa di spirito, un'arte che non è più simbolismo o allegorismo, che non presenta un carattere di lusso ponendosi accanto alla natura, che non può comunque eguagliare, ma che dimostra di essere necessaria e legittima nella vita umana per il fatto che annuncia qualcosa che non può essere evidenziato dall'osservazione sensibile della natura, dall'immediato naturalismo.

 

E anche se quello che l'uomo plasma a partire dallo spirito fosse dapprima maldestro, si tratterebbe comunque di qualcosa che ha un suo significato, perché va oltre la vita della natura, poiché la trascende. Non imita più la natura abborracciando quello che lei sa fare molto meglio di lui.

 

Cari ascoltatori, qui si apre la via per quel tipo di arte che abbiamo cercato di esercitare anche nella costruzione e nell'organizzazione esteriore del Goetheanum di Dornach.

 

Lì, si è cercato di creare un'espressione per quello che dev'essere come un ateneo della scienza dello spirito. In ogni parete, in tutto ciò che è dipinto sulle pareti, in tutto ciò che è intagliato nel legno e così via, si è cercato di dar forma a quel che si rivela alla scienza dello spirito, che nel Goetheanum trova la sua rappresentazione.

 

Questo edificio è quindi un'espressione del tutto naturale dello spirito che incarna. Non lo si poteva costruire secondo un vecchio stile architettonico per il fatto che in esso si deve parlare di uno spirito nuovo. Come in natura ogni guscio assume la forma richiesta dal nocciolo che deve contenere - vi basti osservare un guscio di noce, vedrete che è conformato in base a quanto stabilisce la noce dal suo interno -, così nell'edificio di Dornach tutto è strutturato nel modo richiesto da ciò che lì dentro deve risuonare sotto forma di musica, di quello che dev'essere messo in scena sotto forma di rappresentazioni teatrali, di drammi misteriosofici, e di quanto dev'essere espresso in parole come rivelazione della scienza dello spirito.

 

Ogni parola deve per così dire riecheggiare in ciò che è scolpito nelle colonne, nei capitelli e negli altri elementi dell'edificio. In questo modo nasce un'arte - che è certo ancora agli inizi, e coloro che vi lavorano ne sono i critici più severi - creata realmente a partire da uno spirito nuovo, e quindi dallo spirito in quanto tale.

 

Cari ascoltatori, quando si intraprende una cosa simile, non si può fare a meno di esporsi a dei malintesi che sono più che comprensibili. Sono venute delle persone - anche altre, che non hanno prestato il fianco ai malintesi nei confronti di questo edificio di Dornach da parte dei suoi numerosi visitatori, che aumentano di giorno in giorno -, ma sono venute anche persone che hanno scritto: "Perbacco, questi antroposofi hanno costruito un edificio pieno di simboli, pieno zeppo di allegorie."

 

La cosa interessante è che lì non c'è neanche un solo simbolo, neanche una sola allegoria. Ciò che è stato osservato a livello spirituale è stato direttamente sciolto nella forma artistica. Nelle cose espresse in questo edificio non c'è niente di simbolico o di allegorico, ma tutto vuol essere qualcosa di reale per via della sua forma stessa. Tuttavia oggi come oggi, cari ascoltatori, IN QUEST'EPOCA IN CUI SI COSTRUISCONO PERFINO LE BANCHE IN QUELL'ANTICO STILE GRECO CON CUI GLI ATENIESI EDIFICAVANO LE LORO CASE, FINORA CI È STATO POSSIBILE DARE UN INVOLUCRO SOLO AD UN LABORATORIO SPIRITUALE, POICHÉ LE CONDIZIONI SOCIALI ESTERIORI ANCORA NON PERMETTONO DI COSTRUIRE SECONDO QUESTI CRITERI ANCHE UNA STAZIONE FERRROVIARIA O MAGARI UNA BANCA [il maiuscolo è mio - nota del curatore].

 

PER MOTIVI A VOI FORSE FACILMENTE COMPRENSIBILI NON SIAMO ANCORA RIUSCITI A ESCOGITARE LO STILE DI UNA BANCA MODERNA O DI UN MODERNO EMPORIO, MA ANCHE QUESTE SONO COSE CHE VANNO TROVATE. E SOPRATTUTTO BISOGNA TROVARE IN QUESTO MODO IL RAPPORTO CON LA CAPACITÀ DI PLASMARE ARTISTICAMENTE TUTTA LA VITA PRATICA [Oggi il grido dei NO TAV non è altro che l’esigenza dell’io a plasmare in modo autonomo e non forzosamente imposto il proprio creare. Senz’altro le piramidi d’Egitto sono belle costruzioni, ma quante morti sono costate? Quanta schiavitù? Il mondo mentecattocomunista afferma che in Egitto non vi erano schiavi ma lavoratori con relativi sindacati. Senz’altro sarà anche vero. Però di fatto oggi, 2012, si vive nella medesima schiavitù del tempo dei sacerdoti di Iside, anche se il prepotere dell’antico Faraone è sdoppiato: da una parte abbiamo il Papa con la monopolizzazione del Cristo e dall’altra il potere politico con la monopolizzazione dell’emissione di soldi da parte dei governatori delle banche centrali, legalizzata, anche se illegittima, in quanto antidemocratica. SOLO SE LE MEGA COSTRUZIONI CHE OGGI SI IMPONGONO FORZOSAMENTE AL MONDO FOSSERO, COME IL GOETHEANUM DI DORNACH, OPERE VOLUTE DALL’IO UMANO, POTREBBERO AVERE IL SENSO SOCIALE DEGNO DELL’ESSERE UMANO, INTESO COME SOCIO REALE DELL’INTERO ORGANISMO SOCIALE! Oltretutto queste mega costruzioni (TAV = Treno Alta Velocità) potrebbero avere un senso se ci fosse efficienza nel campo dei trasporti, e cioè se ci fossero treni puntuali, comodi, puliti, ecc.; invece abbiamo proprio il contrario: niente funziona dei servizi di Stato, e vogliamo togliere i soldi necessari alle pensioni, all'assistenza sanitaria, carente addirittura di posti letto per i malati, per costruire "Piramidi"... all'imbecillità keynesiana di Stato! Non era forse Keynes che diceva di costruire posti di lavoro facendo scavare delle buche e poi facendole riempire? - ndc].

 

 

Pensate solo al significato sociale che avrebbe per la maggior parte delle persone! Come ho detto di recente e come illustrerò ulteriormente, LA DIFFUSIONE DI UN MOVIMENTO DIPENDE DAL MODO DI PENSARE E DI SENTIRE DEGLI UOMINI. Sarà di grande importanza sociale per gli uomini il fatto che gli oggetti di uso quotidiano si presentino all'anima umana in forma artistica, che un cucchiaio o un bicchiere non abbiano una forma casuale desunta dall'utilità puramente esteriore, ma che la loro forma si ispiri alla loro funzione, che nella forma stessa si possa vedere immediatamente e provare piacere per come la cosa è inserita nella vita dell'uomo.

 

La vita spirituale verrà ritenuta indispensabile da ampie cerchie solo quando avrà un legame diretto con quella pratica. Come la scienza dello spirito è in grado di illuminare la materia - ve l'ho mostrato con l'esempio dei nervi sensitivi e motori -, così l'arte sorta dalle idee scientifico-spirituali sarà capace di spingersi fino all'ideazione di ogni singola sedia, di ogni tavolo e via dicendo. E se risulta evidente che proprio da parte delle confessioni religiose provengono i più pesanti pregiudizi e malintesi nei confronti di questo orientamento scientifico-spirituale, c'è da chiedersi a che cosa sono approdate alla fin fine queste confessioni religiose, queste Chiese [faccio notare che il primo Goetheanum, costruito interamente in legno, fu distrutto - cioè fatto incendiare - dai Gesuiti. Questa cosa è notoria nei circoli antroposofici odierni, anche se, per il “pro bono pacis” degli ignavi, non viene mai detta come pubblica  informazione - ndc]. È nella loro natura che le confessioni religiose trovino una legittimazione solo nella misura in cui si occupano realmente del sovrasensibile.

 

Ma nella nostra epoca si sono conservate delle antiche concezioni sullo spirituale sorte da presupposti d'animo completamente diversi dai nostri. Una moderna scienza dello spirito vuol indagare il mondo con un nuovo tipo di pensiero, in conformità alla vita interiore dell'uomo d'oggi. Potrà mai il senso religioso degli uomini, correttamente inteso, prendersela con questa scienza dello spirito? Ma nemmeno per sogno!

 

Con che cosa dovrebbe infatti aver a che fare il senso religioso, tutta la prassi religiosa? La prassi religiosa non dovrebbe consistere nell'annunciare teorie o dogmi sul mondo sovrasensibile, ma nell'offrire agli uomini la possibilità di venerare il sovrasensibile. La religione ha a che fare non con la teoria, ma con la venerazione del sovrasensibile.

 

La natura umana ha bisogno di questa venerazione, ha bisogno di sollevare lo sguardo pieno di venerazione verso il sublime che vive nel mondo spirituale. Se le si impedisce un accesso al mondo spirituale consono ai tempi, occorre proporgliene uno vecchio. DAL MOMENTO PERÒ CHE UN TALE ACCESSO NON È PIÙ ADEGUATO ALLA SENSIBILITÀ DELL'UOMO D'OGGI, BISOGNA IMPORLO COME DOGMA, PER DECRETO, OBBLIGANDO L'UOMO AL RICONOSCIMENTO DELL'AUTORITÀ. Da qui deriva il carattere di esteriorità delle confessioni religiose nei confronti dell'attuale indole umana. Le guide spirituali d'oggi impongono agli uomini modi vecchi di vedere il mondo sovrasensibile [la stessa cosa oggi avviene con Monti che, come un Faraone incartapecorito, dice ai NO TAV: noi procediamo la nostra costruzione sia che voi lo vogliate o no... E la maggior parte della gente è stregata da questa figura di potere tutt’altro che democratico. L'eclissi della democrazia incomincia infatti con la STEGANOCRAZIA (da stéganos, copertura, tetto), cioè attraverso un potere nascosto. Si tratta di un potere che si regge sul fatto di celarsi. Sotto il nome di democrazia, esso non può essere capito, né conosciuto, quindi non può che essere accettato come imposizione. Tale accettazione va di pari passo con l'eclissi della ragione della maggior parte della gente. Infatti, anche se sono state svelate nei minimi particolari tanto le dinamiche psicologiche e giudiziarie della dominazione e della produzione di consenso, quanto quelle del signoraggio monetario e creditizio, cuore impazzito del sistema di potere finanziario mondiale, la maggior parte della gente è diventata sempre più indifferente e passiva rispetto ad ogni verità sociale. Contemporaneamente, grazie all'opera dei maghi neri di una furbissima "psichiatria sociale" (o psicologia politica sperimentale), si è progressivamente animalizzata e trasmutata in un "popolo bue" molto più bue di quanto non fosse quello dei tempi dei sacerdoti di Iside: popolo di schiavi, di fronte al quale le istituzioni democratiche, elettive, restano parallelamente altrettanto inerti e indifferenti. In tale contesto non si è dissolta solo la democrazia reale, ma è svanita la possibilità stessa di capire come e perché essa si è dissolta, facendosi illusione collettiva, accettata come dogma politicamente corretto - ndc].

 

Cari ascoltatori, immaginatevi delle comunità che capiscono la vera essenza della religione, che consiste nella venerazione dello spirituale. Non dovrebbe essere nel più alto interesse di tali comunità che i loro membri sviluppino una conoscenza viva del sovrasensibile? I più facili da condurre alla venerazione del sovrasensibile non saranno proprio quelli che lo intravedono già nella loro anima, che gli sono vicini nel loro anelito alla conoscenza?

 

Fa parte della fase recente dell'evoluzione umana il fatto che a partire dalla metà del XV secolo l'essere umano abbia vissuto un'evoluzione sempre più individuale allo scopo di formarsi una personalità autonoma. Se al giorno d'oggi si esige che l'uomo giunga alla comprensione del sovrasensibile non per mezzo della sua individualità, della sua personalità, ma dovendo sottomettersi ad un'autorità, allora si pretende da lui qualcosa che va contro la sua natura di uomo moderno.

 

Se invece gli si lascia la libertà di pensiero per quanto riguarda la conoscenza dell'invisibile, allora egli si associerà con i propri simili per coltivare in comunità la venerazione di quel sovrasensibile di cui ciascuno ha una conoscenza fatta a modo suo, del tutto individuale. E proprio il culto comune rivolto al sovrasensibile, la vera religiosità, si svilupperà nel migliore dei modi se gli uomini vivranno in libertà di pensiero, se si accosteranno alla conoscenza del mondo spirituale ognuno a partire dalla propria individualità.

 

Questo, cari ascoltatori, si manifesterà particolarmente nel modo di concepire l'entità stessa del Cristo. Nei primi secoli questa entità cristica era qualcosa di ben diverso da quello che è diventata perfino per molti teologi dei secoli scorsi, soprattutto del XIX secolo. Quanto si è allontanata l'umanità dalla contemplazione della vera realtà spirituale del Cristo, realtà che ha vissuto nell'uomo chiamato Gesù!

 

L'umanità si è allontanata di molto dal capire che nel mistero del Golgota si è verificata l'unione di un'entità sovrasensibile con un corpo umano, affinché la Terra potesse acquisire il suo significato vero e profondo all'interno dell'evoluzione universale. Quanto poco perfino i teologi moderni di un certo tipo hanno capito quest'unione fra sovrasensibile e sensibile, compiutasi grazie al mistero del Golgota!

 

L'uomo Gesù è diventato sempre più per la teologia "il semplice uomo di Nazareth" [e l’epicheia, che è la politica vera di Gesù, presente nei vangeli, è tradotta furbescamente con “mitezza”; non che questa traduzione sia errata; “epicheia” vuol dire “equità” e in secondo luogo anche “mitezza”, dato che la mitezza è un attributo che consegue all’equità. Ma tradurre “epicheia” con “mitezza” sarebbe come affermare che la non violenza di Gandhi è frutto di pace interiore, anziché di strenua lotta interiore contro l’iniquità! - ndc], il modo di pensare della religione è diventato sempre più materialistico. Non essendo in grado di trovare vie per la comprensione del sovrasensibile consone alla nuova umanità, si è perduta anche la via invisibile che porta all'entità del Cristo.

 

E molti di quelli che oggi credono di vedere il Cristo, lo credono soltanto. Non sanno immaginare quanto poco di ciò che dicono o pensano del Cristo corrisponda realmente a quello che scopre chi si avvicina a questo mistero originario con una conoscenza adeguata allo spirituale [“Voi siete dèi” diceva il Cristo, e fu crocifisso. Dio dice di sé: IO SONO L’IO SONO. Quello che in tempi antichi era frutto di iniziazione, col Cristo è divento alla portata di tutti, perché ogni essere umano oggi dice “io” a se stesso, esattamente come Dio a Mosè sul Sinài (per chi volesse approfondire queste cose consiglio la lettura di “I profeti dell’io”, di R. Steiner, Tilopa, 1988 - ndc].

 

Si può quindi dire: la scienza dello spirito non vuole di certo fondare una nuova religione, vuol essere una scienza, una conoscenza. Ma si dovrebbe però anche ammettere che essa può fornire non meno le basi per un rinnovamento della vita religiosa dell'umanità. È in grado non solo di rinnovare la vita artistica degli uomini, ma anche quella religiosa.

 

C 'è un ambito in cui la scienza dello spirito potrà agire in maniera particolarmente feconda, un ambito che deve risultare di enorme importanza a chi sa prendere sul serio il futuro sociale dell'umanità: quello della PUBBLICA ISTRUZIONE.

 

Negli ultimi tempi si è parlato moltissimo di educazione, ma bisogna dire, cari ascoltatori, che molto di quanto è stato detto non coglie l'elemento più importante. Proprio in questi ultimi tempi ho cercato di mettere in risalto questa cosa principale, avendo ricevuto l'incarico di tenere un corso seminariale per insegnanti di una scuola, la scuola Waldorf di Stoccarda, fondata nel settembre di quest'anno secondo LO SPIRITO DELLA TRIARTICOLAZIONE DELL'ORGANISMO SOCIALE [spirito tradito dalle attuali scuole steineriane, parificate alle normali scuole dell’obbligo di Stato. Purtroppo qui Steiner ha sbagliato fidandosi di quel gruppo insegnanti? Sarà la storia a dirlo. Credo che in ogni caso le scuole steineriane debbano essere assolutamente rifondate secondo LO SPIRITO DELLA TRIARTICOLAZIONE DELL'ORGANISMO SOCIALE - ndc].

 

In occasione della fondazione di questa scuola ho cercato di dare non solo ai dettagli esteriori una forma corrispondente alle esigenze della triarticolazione dell'organismo sociale, ma anche di organizzare la pedagogia stessa, la didattica da presentare al collegio dei docenti di questa nuova scuola in modo che - come si può immaginare - l'uomo possa essere educato a vivere in quel futuro che, adeguandosi a esigenze immutabili della natura umana, dovrà diventare un futuro sociale nel senso giusto.

 

Allora si arriva a dirsi: LA VECCHIA PEDAGOGIA NORMATIVA, CHE STABILISCE DETERMINATE REGOLE SU COME EDUCARE, È QUALCOSA CHE VA SUPERATO. Certo, sono molti oggi a sostenere che nell'educazione e nell'insegnamento si debba tener conto dell'individualità della persona, e si citano tutte le regole possibili in base alle quali prenderla in considerazione.

 

MA, CARI ASCOLTATORI, IN FUTURO LA PEDAGOGIA NON SARÀ UNA SCIENZA NORMATIVA, BENSÌ UNA VERA E PROPRIA ARTE UMANA [altro che esami di Stato! Basta con gli esami di Stato! Questo dovrebbe essere il senso delle scuole steineriane, esattamente come il senso dell’operare individuale cosciente richiesto dai NO TAV di fronte alla costruzione di nuove insensate piramidi del potere faraonico proveniente dall’autorità antidemocratica! - ndc]. In futuro la pedagogia si fonderà su una conoscenza completa dell'uomo e si saprà che in quest'uomo, che si sviluppa nel corso degli anni a partire dalla nascita, c'è un'anima e uno spirito che affiorano in superficie plasmandosi gli organi del corpo.

 

Si vedrà come ogni nuovo anno, all'inizio della scuola, forze diverse si sviluppano dal profondo della natura umana. Questa attenzione non potrà essere accompagnata da una pedagogia normativa astratta, ma solo da una visione concreta della natura umana.

 

Negli ultimi tempi si è molto parlato di educazione visiva, di lezioni con supporti didattici. È una scelta pienamente legittima entro certi limiti, ma ci sono cose che non possono essere comunicate per mezzo di un'osservazione esteriore, cose che possono esser trasmesse all'adolescente solo se nell'insegnante, nel maestro, nell'educatore vive una vera conoscenza dell'uomo in divenire, se ogni anno lui sa veder sbocciare nell'allievo qualcosa di diverso rispetto all'anno precedente, se conosce quali sono le esigenze della natura umana a sette, a nove, a dodici anni.

 

Infatti, solo se l'educatore si attiene alla natura è possibile rendere forte la persona che cresce. Oggi nella vita vediamo tante esistenze spezzate, tante persone che non sanno fare niente di giusto nella vita e delle quali la vita non sa che farsene. Le esistenze di questo tipo sono molte, molte più di quanto non si creda di solito. Da che cosa dipende questo fatto?

 

Cari ascoltatori, questo proviene dal fatto che proprio nell'educazione e nell'insegnamento non si tiene conto delle leggi fondamentali dell'essere umano in crescita.

 

Vi faccio un esempio. Pedagoghi benintenzionati non fanno che sottolineare l'importanza di illustrare al bambino in modo plastico ciò che si presenta alla sua anima, ciò che è in grado di capire. Già, in teoria saltano fuori cose interessanti, in pratica però si sviluppano delle banalità. Ci si vuole abbassare al livello di comprensione del bambino, lo si vuole educare artificialmente, e ormai lo si fa già per istinto. Ma volendo educare in questo modo, mirando a questa falsa evidenza, che cosa si finisce per trascurare?

 

Si trascura un'importante legge della vita. Non si sa più cosa significhi per un uomo, mettiamo a trentacinque anni, ricordarsi una cosa del genere: "Una volta il mio maestro mi ha detto questo o quello" - lui all'epoca aveva forse nove o dieci anni - "e io l'ho accolto semplicemente perché a quei tempi provavo una grande venerazione per l'autorità di quel maestro, poiché in lui viveva qualcosa che gli permetteva di trasmettermi le cose che diceva. Ora che guardo indietro da adulto mi rendo conto che il suo insegnamento ha continuato a vivere dentro di me e che adesso sono maturo per comprenderlo!"

 

La vita acquista uno splendore indicibile quando, a trentacinque anni, grazie alla maturità conseguita, si torna col pensiero a ciò che si è accolto semplicemente con amore, senza essere ancora in grado di comprenderlo. Un tale fulgore della vita, che è pura forza di vita, va perduto se ci si abbassa alla banale "evidenza", che al giorno d'oggi viene continuamente lodata come un ideale pedagogico da perseguire.

 

Bisogna capire quali forze vanno sviluppate nel bambino in modo tale che permangano in lui per tutta la vita, di modo che il bambino non debba solo ricordarsi teoricamente di ciò che ha imparato fra i sette e i quindici anni, ma che le cose apprese possano rinnovarsi costantemente in lui e mostrarsi come realtà trasformate quando le osserverà alla luce della maturità.

 

Vedete, le cose che ho appena detto ho cercato di porle alla base di una pedagogia che renda l'educazione un'arte, tramite la quale l'uomo può essere introdotto nella vita così da essere all'altezza delle esigenze sociali del futuro.

 

Cari ascoltatori, lo potete vedere in tutti i particolari: PER QUANTO OGGI LA GENTE DECLAMI QUESTI O QUEGLI IDEALI SOCIALI, A VOLTE NON SI HA AFFATTO UNA VISIONE D'INSIEME DELLA VITA, QUELLA VISIONE VASTA CHE SI DOVREBBE AVERE QUANDO SI TRATTA DI SIMILI IDEALI.

 

Per esempio, si dice che i mezzi di produzione debbono essere trasferiti alla collettività e si crede di aver raggiunto qualcosa nel sottrarli all'amministrazione del singolo. Mi sono già espresso su questo argomento e nelle prossime conferenze mi esprimerò ancora più precisamente.

 

Ma ADESSO IMMAGINIAMO PER UN ISTANTE CHE SIA DAVVERO POSSIBILE TRASFERIRE I MEZZI DI PRODUZIONE ALLA COLLETTIVITÀ NELL'IMMEDIATO PRESENTE.

 

LI AVREBBE ANCORA IN MANO QUELLA COLLETTIVITÀ CHE CRESCE CON LA PROSSIMA GENERAZIONE? NO, PERCHÉ SE LI VOGLIAMO AFFIDARE TALI E QUALI ANCHE A QUELLA, NON TENIAMO CONTO DEL FATTO CHE QUESTA PROSSIMA GENERAZIONE PRODUCE FORZE NUOVE, INNOVATIVE E CHE PERCIÒ TUTTA LA PRODUZIONE DEVE DI NUOVO TRASFORMARSI DAL SUO INTERNO.

 

Se si vuole preparare il futuro sociale ci si deve collocare nel pieno della vita. Dall'idea dell'uomo come essere costituito di corpo, anima e spirito, dalla vera conoscenza di questi tre elementi sorgerà anche un'arte dell'educazione del tipo che vi ho detto, un'arte che potrà essere vissuta come un qualcosa di imprescindibile all'interno della vita sociale [campa cavallo? Ai posteri l’ardua sentenza! - ndc].

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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