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6 dicembre 2011 2 06 /12 /dicembre /2011 17:40

Tutti gli insegnamenti dei vangeli e dei primi cristiani sono inconcepibili se non si considera il fatto che la molteplicità delle esistenze terrestri era all'epoca di Gesù di Nazaret un fatto evidente a tutti. Se per esempio si elimina tale fatto, il passaggio del vangelo di domenica 11 dicembre 2011 (Giovanni 1, 6-8; 19-28) in cui si presume che Giovanni Battista sia Elia ("Chi sei, dunque? Sei tu Elia?"), diventa qualcosa di manicomiale.
Come si può supporre che Caio sia Sempronio se non ragionando in termini di reincarnazione (apocatàstasi)?
Verso il V secolo, la chiesa incominciò a dire che la conoscenza della reincarnazione non dovesse essere più divulgata. La coscienza del fedele doveva essere pilotata dalla chiesa forse perché la concezione orientale del karma e della reincarnazione portava ad eccessi di passività e di attendismo? No. Perché la concezione occidentale dell'apocatàstasi considera prima di tutto la responsabilità karmica delle azioni umane rispetto al futuro, e in ciò essa è proprio il contrario di quella orientale antica che percepiva unilateralmente l'incatenamento del karma al passato.
Da ciò risulta quindi che ogni vita umana acquista un'importanza centrale, come se fosse effettivamente unica. E da questo punto di vista, l'eventuale riscoperta del passato, di alcuni elementi dimenticati delle vite precedenti, non ha altro scopo che quello di trasformare le antiche cause, al fine di ricreare il proprio avvenire.
I teologi cattolici vedono un'incompatibilità tra l'annuncio della resurrezione dei corpi e la reincarnazione perché secondo loro questo significherebbe che ogni uomo avrebbe alla fine un numero considerevole di corpi da resuscitare, e questo sembra loro assurdo. Ma la realtà è tutt'altra: ciò che il cristianesimo - ma anche l'islamismo come anche l'ebraismo - chiama “corpo incorruttibile” o “corpo di gloria” - “corpo di resurrezione” per i cristiani, “corpo di luce” nella mistica iraniana - non è altro che forma. È il concetto aristotelico di forma. Dunque qualcosa di assolutamente immateriale: la pura forma del corpo fisico. Lo scopo dell'evoluzione è che il corpo finisca per spiritualizzarsi totalmente fino ad identificarsi con la sua forma pura. Si tratta di uno stato che l'uomo raggiungerà in un remoto futuro, cioè alla fine delle numerose incarnazioni di ogni individuo, dunque solo tra molti millenni. Ciò che la chiesa chiama la resurrezione dei corpi non è altro che questo stato futuro dell'umanità nel quale il corpo fisico non avrà altro che la sua forma spirituale pura. Ed è appunto questo che viene prefigurato dalla resurrezione del Cristo tramite la sua presenza per cinquanta giorni presso i discepoli o Pentecoste. Ma senza l’idea di apocatastasi, spiegare la Pentecoste è arduo come spiegare come fare il vino senza l'uva.
"Io sono voce di uno che grida nel deserto" risponde il Battista. Infatti anche se Giovanni gridava, nessuno capiva, esattamente come oggi, tempo in cui nessuno riflette... e tutti parlano e parlano da duemila anni per convincere i fedeli al pecoronismo... Convertitevi, o pirla!

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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