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25 giugno 2012 1 25 /06 /giugno /2012 09:01

feedback.jpgSegue da “Immaginativa - Cap. 12 della filosofia della libertà 01

Entrando in una data sfera di oggetti di percezione, l’immaginativa realizza la propria rappresentazione.


L’azione umana non crea oggetti di percezione, ma trasforma quelli già esistenti rinnovandone le caratteristiche [questa trasformazione è il cosiddetto "feedback" presente nel nostro comportamento - nota del curatore].


Per poter trasformare un dato oggetto di percezione (o un complesso di tali dati) secondo rappresentazione morale, occorre capire la legge dell’oggetto di percezione (cioè la sua dinamica di funzionamento che si vuole trasformare, o a cui si vuol dare una nuova direttiva). Occorre poi trovare il modo di  trasformare tale legge(o dinamica) in un’altra.


Questo aspetto dell’attività morale poggia sulla conoscenza del particolare mondo fenomenico con cui si ha a che fare; si deve perciò ricercare in un ramo della conoscenza scientifica in genere.


L’azione morale, dunque, presuppone accanto alla facoltà di idee morali e di  immaginativa, quella di trasformare il mondo degli oggetti di percezione senza violarne le leggi di natura da cui provengono. Questa capacità è TECNICA MORALE.


La TECNICA MORALE la si può apprendere nello stesso senso in cui in genere si apprende la scienza.


Più che a determinare col produttivo lavoro immaginativo azioni future che ancora non esistono, gli uomini sono infatti generalmente più portati a trovare concetti corrispondenti al mondo che già c’è. 


È pertanto possibilissimo che uomini privi di immaginativa abbiano rappresentazioni morali da altri e incorporino queste abilmente nella realtà.


Viceversa può verificarsi che uomini dotati di immaginativa manchino di abilità tecnica, e debbano valersi di altri uomini per realizzare le loro rappresentazioni.


In quanto per l’azione morale è necessaria la conoscenza degli oggetti su cui ci accingiamo ad agire, la nostra azione riposa su tale conoscenza.


Si tratta qui della conoscenza delle leggi della natura.


Le leggi della natura appartengono alla scienza naturale. Non all’etica.


L’immaginativa e la facoltà di idee morali possono diventare oggetto del sapere solo dopo che l’individuo le ha prodotte. 


Ma, così considerate, esse non regolano più la vita, bensì l’hanno già regolata; e vanno intese come cause efficienti al pari di tutte le altre cause (sono finalità solo per il soggetto).


Immaginativa e facoltà morali sono per noi una scienza naturale delle rappresentazioni morali.


Accanto a tale scienza non può esistere un’etica come scienza normativa.


Qualcuno ha voluto conservare il carattere normativo delle leggi morali intendendo l’etica come una specie di dietetica, capace di trarre dalle condizioni di vita dell’organismo regole generali, in base alle quali poi esercitare influenze particolari sul corpo (Paulsen, “Sistema di Etica”). Ma questo confronto è errato, perché la vita morale umana non la si può paragonare a quella dell’organismo.


L’attività dell’organismo c’è, senza che ci mettiamo nulla di nostro. Le sue leggi sono già lì belle e fatte. Noi possiamo scoprirle e, poi, applicarle.


Ma le leggi morali devono essere prima create da noi. Non possiamo applicarle se prima non sono state create.


L’errore nasce dal fatto che il contenuto delle leggi morali non è creato ex novo ad ogni istante. Tale contenuto si tramanda per eredità. Ecco perché le leggi ricevute dagli antenati ci sembrano date come quelle naturali dell’organismo. Da ciò però non consegue che una generazione posteriore abbia ragione ad applicarle come si applicano le regole dietetiche. Perché le leggi morali valgono per l’INDIVIDUO e non, come le leggi naturali, per l’ESEMPLARE DELLA SPECIE.


Come organismo, io sono un mero ESEMPLARE DELLA SPECIE. Come tale, vivo conformemente alla mia natura se applico al mio caso particolare le leggi naturali della mia specie. Come essere morale sono invece un INDIVIDUO, e ho le mie proprie leggi (quando Paulsen, alla p. 15 del libro citato, dice: “Diverse disposizioni naturali e diverse condizioni di vita, esigono sia una diversa dieta del corpo, sia una diversa dieta spirituale” si avvicina, sì, alla verità, ma non coglie il punto decisivo. In quanto individuo, io non ho bisogno di alcuna dieta. La dietetica è l’arte di porre un determinato esemplare in accordo con le leggi generali delle specie. Ma come individuo, io non sono un esemplare della specie). (continua)

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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