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17 gennaio 2012 2 17 /01 /gennaio /2012 09:14

[da R. Steiner, "Economia. Associazioni per la creazione del valore e del prezzo. Sistema creditizio e tributario”, 2ª conf. di Zurigo del 25/10/1919 - A cura di Nereo Villa]

 

[...] Che tipo di pensiero è quello che vuole realizzare una cosa del genere?

Cari ascoltatori, che tipo di pensiero sia ce lo mostrano i numerosi programmi di partito del giorno d'oggi
[Assolutamente nulla è cambiato dal 1919, anno in cui furono notate queste cose, e oggi! - nota del curatore]. Come si presentano questi programmi di partito? Ci si dice: "Allora, ci sono certi settori di produzione che vanno amministrati collettivamente. Questi, a loro volta, devono fondersi in settori più grandi, in campi amministrativi più vasti. Là ci dev'essere una sorta di centrale amministrativa che diriga il tutto, per poi arrivare ad un ufficio economico centrale che amministri tutto il consumo e tutta la produzione".

A quali pensieri, a quali idee si ricorre quando si vuole organizzare in questo modo la vita economica? Si ricorre a quanto si è appreso nella vita politica, così come si è sviluppata nella recente storia dell'umanità.

Quelli che oggi parlano di programmi economici si sono formati perlopiù alla scuola della politica in quanto tale. Hanno preso parte a campagne elettorali, hanno esperienza di tutto ciò che si verifica quando si viene eletti per rappresentare in qualche parlamento quelli da cui si è stati votati. Hanno fatto esperienza di cosa avviene negli uffici amministrativi, sulle sedie dei politici, e così via. Hanno per così dire imparato la routine dell'amministrazione politica e vogliono applicarla alla vita economica. Ciò vuol dire che in base a tali programmi la vita economica dev'essere completamente politicizzata, poiché gli interessati conoscono solo l'amministrazione della politica.

Oggi è assolutamente necessario rendersi conto che questa prassi che si vuole imporre alla vita economica è qualcosa che le è assolutamente estraneo
[il maiuscolo è mio - ndc].

Eppure, la maggior parte di quelli che oggi parlano di riforme della vita economica o addirittura di una sua rivoluzione, sono tutto sommato dei puri e semplici politici che vivono nel pregiudizio secondo il quale ciò che hanno imparato in ambito politico vada bene anche per l'amministrazione dell'economia. Ma un risanamento del ciclo economico potrà aver luogo solo se l'economia viene studiata e gestita a partire dalle sue condizioni di vita specifiche.

Che cosa vogliono in fondo questi riformatori politicanti dell'economia? Niente di meno che, per prima cosa, in futuro sia questa gerarchia di uffici centrali a stabilire cosa dev'essere prodotto. In secondo luogo esigono che tutto il processo produttivo venga determinato dagli uffici
amministrativi. E in terzo luogo vogliono che chi deve partecipare al processo produttivo venga eletto e messo al suo posto da questi stessi uffici centrali. Come quarta cosa poi chiedono che questi uffici centrali si occupino di distribuire le materie prime alle singole aziende.

L'intera produzione deve, in altre parole, essere subordinata ad una gerarchia di amministratori politici. È il succo della maggior parte delle idee di riforma economica del presente.

Non ci si rende conto che con una simile riforma si resterebbe al livello attuale e non si eliminerebbero i danni che, al contrario, crescerebbero a dismisura. Ci si rende conto che non funziona con la statalizzazione, con la municipalizzazione, con le cooperative di consumo o con quelle operaie di produzione. Ma non ci si rende conto che si finirebbe per trasferire nell'amministrazione collettiva dei mezzi di produzione proprio tutto quello che si critica così aspramente nel sistema del capitale privato.

È questo che va soprattutto capito al giorno d'oggi: che ovunque vengano introdotti tali provvedimenti e tali istituzioni sorgerebbe inevitabilmente quello che vediamo ben chiaramente realizzarsi nell'Europa dell'est.

Nell'est dell'Europa, cari ascoltatori, singoli individui sono stati in grado di realizzare queste idee di riforma economica, di metterle in pratica. Chi vuole imparare dai fatti potrebbe vedere nel destino a cui va incontro l'est come questi provvedimenti portino all'assurdo.

E se gli uomini non fossero fissati sui loro dogmi ma cominciassero a imparare dai fatti, non si direbbe che la socializzazione economica in Ungheria è fallita per questo o per quel motivo, ma si studierebbe il perché era per natura destinata al fallimento. Ci si renderebbe conto che
ogni socializzazione di questo genere può solo portare distruzione, che non può produrre niente di proficuo per il futuro.

 

[Oggi sta capitando la stessa cosa nell'Europa. Proprio perché essa non è altro che la reincarnazione dell'URSS, cioè dell'amministrazione politica dell'economia, e quindi della carestia e della morte dovute all'intromissione forzosa della politica nell'economia, avviene che, mentre è notorio che i bambini muoiono letteralmente di fame in molti paesi del mondo, proprio "la Comunità europfalcone-distruzione agrumiea concede un indennizzo per la distruzione degli agrumi in eccesso" (G. Falcone, "Cose di Cosa Nostra", Ed. Rizzoli, Milano, p. 144). È normale? Sì. Per la logica economica ciò è giustificato, dato che rendendo rara una merce la si rende più cara. Ma la logica economica non dovrebbe coincidere con quella giuridica, dato che quest'ultima dovrebbe implicare il concetto di uguaglianza fra gli uomini, anche se essi non sono ricchi o economisti o politicanti. Il diritto dovrebbe qui moralizzare se stesso in quanto jus del civis romanus basato mitologicamente sul fratricidio e sulla rapina (fatti di Romolo e Remo e del ratto delle sabine) e quindi vietare anziché promuovere la distruzione di cibo. In altre parole dovrebbe essere non civiltà della menzogna e della morte ma semplicemente umanità. Invece il sub-umanesimo della DODI&C, la Compagni Dove Ogni Deficiente Impera, continua, nella propria ignoranza che è forza micidiale, ad anelare al mondo di morte. Si veda per esempio l'articolo di A. Alesina e F. Giavazzi de "Il Corriere della Sera" del 24 novembre 2011 in cui, per "salvare l'euro",  si auspica di aumentare ancora di più i poteri politici dell'unione europea: "Per salvare l'euro occorre estendere i poteri esecutivi dell'Ue alla politica di bilancio", vale a dire "ai conti pubblici aggregati: evoluzione del debito e saldi di bilancio", chiamando rivoluzione questa ulteriore imbecillità: "Certo, è una rivoluzione, e ci rendiamo conto che è necessaripreti-pedofili.jpgo cambiare i trattati europei, ma a questo punto è la sola via per salvare l'euro e i 60 anni che abbiamo dedicato a costruire l'Europa"!!! A costoro non passa nemmeno per la testa che una casa non può essere costruita incominciando dal tetto e di fronte al fatto che tale incominciamento non fa stare in piedi un bel nulla, anziché incominciare dalle fondamenta continuano a perseverare nell'errore dell'"evoluzione... del debito"!!! Siamo dunque nell'alienazione essenziale, segno questo che mostra quanto sia sbagliato delegare ai cosiddetti esperti o ai tecnici i nostri sudati risparmi - ndc].

 

[NB: altro esempio di imbecillità intromissiva per opera della politica della DODI&C è l'incredibile notizia di stanotte: sembra che in Grecia si voglia dare la pensione di invalidità ai pedofili perché secondo la politica greca la pedofilia è una disabilità! Questo, ovviamente, mentre la Grecia è nella massima crisi debitocratica - ndc].

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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