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6 giugno 2012 3 06 /06 /giugno /2012 08:48

 lacrime 

 "Il palcoscenico italiano ha offerto uno spettacolo raggelante, mettendo

in scena banchieri perversi e parlamentari sovversivi che recitano con 

realismo marxiano la parte dei chirurghi-salvatori nel momento in cui,

riccamente pagati, strappano organi vitali alla vittima del traffico dei trapianti

per trasferirli nel paziente pagatore" (Ida Magli", "Dopo l'Occidente").

 

[http://0z.fr/ON6yP …] Dunque occorrerà che le norme giuridiche stabiliscano che un’azienda sia legata a questa o a quella persona solo finché ciò sia giustificato dalle sue capacità. Con questo dispositivo non potrà più avvenire che a causa di dirigenti incapaci le aziende falliscano. Cosa avverrà allora? Avverrà che in luogo della cosiddetta “proprietà comune dei mezzi di produzione”, sarà la circolazione di questi mezzi di produzione a subentrare nell’organismo sociale, e solo in tal modo potrà verificarsi che i mezzi di produzione siano sempre rinnovabili in mano a persone di talento e che i loro talenti, appunto, siano fruibili per tutti nel migliore dei  modi: grazie ai mezzi di produzione le capacità di dirigenti aziendali e di collaboratori procureranno redditi idonei soddisfacenti per tutti, proprio perché in tal modo si stabilirà nel tempo un particolare collegamento tra persone e mezzi di produzione, quello stesso che un tempo era stabilito dalla proprietà privata. Il produrre sarà reso sempre più perfetto da tutti perché la crescita della produzione porterà vantaggio a tutti, anche se non sarà l’intero profitto: dopo che si sarà dedotto l’interesse spettante al produttore come compenso dell’aumento della produzione, il profitto andrebbe alla comunità (ovviamente, secondo la stessa logica, se la produzione diminuisse, anche il profitto del produttore dovrebbe diminuire, in misura corrispondente a come aumenta con l’aumento della produzione). Il provento del dirigente dipenderebbe comunque sempre dalla sua effettiva prestazione spirituale, dunque non più da entrate astrattamente condizionate dal lavoro imprenditoriale in sé, bensì nella cooperazione delle forze della vita sociale.
 
Attuando queste idee sociali ci si accorgerà che, le attuali istituzioni riprenderanno ad avere un nuovo senso. La proprietà cesserà di essere ciò che è stata finora; finirà di essere ricondotta alla forma ottocentesca di proprietà comune, e procederà verso forme del tutto nuove. Gli oggetti della proprietà saranno portati nella corrente della vita sociale. Il singolo individuo non potrà amministrarli per proprio interesse privato a danno della collettività; neppure questa però potrà amministrarli burocraticamente a danno del singolo. L’individuo che abbia le dovute attitudini potrà accedere agli oggetti della proprietà e usarli a vantaggio della società.

 

Il senso per l’interesse collettivo del produrre non dovrà provenire, forzosamente imposto, dalla politica delle lacrime d’odio come avviene oggi. Sì, perché oggi non si può più parlare di governo degli italiani ma casomai di odio degli italiani da parte di chi li governa.

 

Costoro hanno perso la loro umanità. L’hanno svenduta assieme al nostro paese. Sanno solo odiare e sanno di non potersi aspettare altro che un odio di ritorno, perché l’odio richiama l’odio, e perché il porgere l’altra guancia presume l’io, non la sua mancanza (io ti porgo l’altra guancia perché io ci sono, sono qui e sono nuovo, appartengo al nuovo testamento e ti perdono; però ti “per-dono”, cioè ti rimetto a nuovo come un “dono”, sperando nel tuo liberarti dal vecchio, non ti perdono come un disperato senza sperare che tu voglia liberarti dal vecchio, dall’imperialismo. Non ti posso perdonare come animale sociale sempre più animale e sempre meno sociale fino alle lacrime d’odio; perché questo perdono non sarebbe un perdono ma masochismo).

 

Credo che la porcona (non faccio nomi; dirò solo che il suo nome incomincia per “F” e finisce per “Fornero” :D :D :D) sia un esempio - anzi il PROTOTIPO - del subconscio di coloro che oggi “governano” l’Italia.

 

Anche se la storia insegna che gli italiani sono il massimo dell’imprevedibilità, i governanti non sono assolutamente preoccupati delle masse. Perché? Perché sanno benissimo che da sole le masse non si muovono. No, il loro timore è un altro. È che all’improvviso possa ergersi qualcuno a organizzarne la ribellione. Per questo noi italiani siamo i più temibili del mondo in quanto è risaputo che nel popolo bue italiota vi è anche un’alta frequenza di “eccezioni”, grandissime intelligenze, personalità superdotate, geni in ogni campo. Ed è questo che spaventa il porcile (non c’è bisogno di alcuna dimostrazione e neanche di fare una statistica per dimostrarlo: è un dato di fatto evidente), ed è “di questo che i governanti hanno avuto e hanno sempre paura: sanno bene di non essere in grado di dominare le intelligenze”, scrive Ida Magli in “Dopo l’Occidente”. Proseguo col suo libro, che invito tutti a leggere.

 

ida-magli-copia-1.jpg“La situazione odierna, terminato il terribile anno 2011, caratterizzato dall’azione eversiva del Potere, non è diversa, perciò, da quella che ha sempre accompagnato l’Italia: l’acutissimo odio verso gli Italiani si sprigiona, insieme all’instaurarsi di una proditoria dittatura, con sadomasiche lacrime che scorrono istrionicamente dalle facce e dalle leggi dei governanti-banchieri. […] Nell’odio bagnato di lacrime stizzose degli attuali governanti, irrigiditi nelle vesti contro natura di italiani-nemici, introdotti dentro le mura della Nazione come cavallo di Troia del potere europeo, c’è in più soltanto lo spirito di finzione, la falsità, il “bi-pensiero”, insomma quella che è stata chiamata, con una definizione perfetta, la “falsificazione del bene” (Alain Besançon, “La falsificazione del bene. Solov’èv e Orwell”, il Mulino, Bologna 1987). L’analisi condotta da Alain Besançon sui due testi famosi di Orwell e di Solov’év (“1984” e “I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo”) nei quali viene anticipata, per merito non di profetismo ma esclusivamente di acuta e sensibile intelligenza, la fine dell’Europa, può essere adottata - senza neanche il più piccolo cambiamento  per comprendere il progetto di unificazione europea (George Orwell, “1984”, Mondadori, Milano 1950; VIadimir Solov’év, “I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo”, Vita e Pensiero, Milano 1995). È un progetto, infatti, che è stato ideato e sviluppato proprio allo scopo di una consapevole, e intellettualmente perfida, falsificazione del bene. Certo Solov’èv non avrebbe mai immaginato che sarebbe stato il “Male” a prendere il sopravvento (Vladimir Solov’èv, “Il racconto dell’Anticristo, cit., pp. 194-195), ma purtroppo è proprio ciò che sta succedendo e senza neanche l’intervento dell’Anticristo.

 

Sono uomini, soltanto uomini, quelli che guidano l’Italia verso la rovina, in obbedienza alla volontà di quei pochi, potentissimi, che si nascondono dentro le loro vesti. Di costoro non conosciamo altro che i nomi dei sostituti nelle istituzioni di comando: i banchieri-azionisti della Bce, i commissari europei, i banchieri del Fondo monetario internazionale e qualche Re o Regina. C’è un italiano adesso, Mario Draghi, alla presidenza della Banca centrale europea. La sua nomina, salutata in Italia con l’entusiasmo di chi ha ottenuto un grande successo, è stata in realtà il primo atto dell’attacco finale alla Nazione Italia da parte dell’Europa per eliminarla come Stato, lasciandone soltanto le apparenze. Questa nomina è stata subito seguita, infatti, dall’insediamento del governo Monti che ha completato ufficialmente l’appropriazione europea, sospendendo il processo democratico.

 

Costante, terribile destino quello degli Italiani - continua Ida Magli - e tuttavia forse inevitabile: la storia dimostra che nessun potere straniero è mai riuscito a impossessarsi dell’Italia senza la complicità e il tradimento di qualcuno dei suoi governanti.

 

Una simile frode nei confronti dei popoli non ha riscontro in nessuna epoca storica; eppure il doppio binario è andato avanti tranquillamente come se si trattasse del più ovvio e del più trasparente sistema di governo.

 

Il periodo “berlusconiano” da questo punto di vista è stato esemplare. Nel massimo silenzio possibile, come se si trattasse di decisioni prive d’importanza, il governo di Berlusconi è riuscito a firmare tutti i trattati europei più impegnativi per la perdita della sovranità e dell’indipendenza dello Stato italiano, compreso l’ultimo, quello di Lisbona, sostitutivo di quella che i governanti avrebbero voluto che potesse essere una Costituzione europea, senza dirne una sola parola agli Italiani [il grassetto è mio - ndr]. Impedendo anche la minima informazione “reale”, un dibattito, una consultazione, un sondaggio, si è messo in atto il più vile dei tradimenti, consegnando a poteri stranieri e al di fuori di qualsiasi validità politica, la sovranità e l’indipendenza dell’Italia. I governanti si sono sempre serviti, per giustificare questo comportamento, dell’articolo 11 della Costituzione, un articolo volutamente predisposto a questo scopo (non è “strano” che sia stato un banchiere, Luigi Einaudi, a dettarlo?) [Certo che è strano, vorrei rispondere alla Magli! Esattamente come è strano lo strano osservato da Steiner all’inizio di questo discorso: che in superficie siamo convinti del vantaggio della divisione del lavoro, dato che nessuno pensa che un barista debba allevare da sé la mucca che gli dia il latte per preparare un caffè macchiato, mentre in profondità siamo convinti del vantaggio dell’unitarietà dello Stato e che solo da questo ordinamento unitario possano scaturire buoni frutti (cfr. http://0z.fr/ON6yP) - ndr] che sottrae la “politica estera” alla volontà dei cittadini addirittura impedendo i referendum su questa materia. I governanti hanno potuto così svendere l’indipendenza dell’Italia, abolirne i confini, consegnarne a stranieri e privati cittadini la sovranità monetaria, obbligarci a uccidere le nostre migliori mucche e a distruggere la nostra agricoltura, in base al presupposto che si trattava di politica estera. Bisogna aggiungere che l’articolo 11 afferma di ispirarsi unicamente all’ideale di conservare la pace. Certo, si può sempre scegliere di suicidarsi per rimanere in pace con tutti e non dare fastidio a nessuno, ma si è invece sempre affer-mato il contrario, ossia che le operazioni in nome dell’Europa erano operazioni di potenza, di arricchimento, di prestigio. Si tratta, insomma, pur nelle sue catastrofiche conseguenze, di una macroscopica presa in giro della quale dovremmo essere noi, sudditi imbecilli, a vergognarci di subirla.

 

La questione della sovranità monetaria è ormai ben nota a tutti: adottando l’euro l’Italia ha rinunciato a battere moneta e di conseguenza ha perduto lo strumento principale della propria indipendenza. Non è più uno Stato sovrano e, come si è visto chiaramente con il passare degli anni, è costretta a pagare il denaro che le viene fornito dalla Banca centrale europea con interessi sempre più alti fino a quando non potrà più reggere. Siccome però la dicitura “Banca centrale europea” copre il fatto che i “soci-azionisti” di questa banca sono dei soggetti privati, in realtà gli Italiani, il loro lavoro, il loro patrimonio, il loro territorio, i loro redditi, le loro aziende si trovano a essere non soltanto sotto controllo, ma, a causa del debito, messi in garanzia degli stessi banchieri, “proprietà” di costoro.

 

C’è da aggiungere che la complicità dei giornalisti in questo silenzio è stata impressionante. La falsificazione del bene ha trovato in loro, nella solerzia con la quale hanno riempito la mancanza d’informazione sulla perdita di sovranità dell’Italia con i più piccoli particolari sul via vai di belle donne nella residenza berlusconiana, gli adepti migliori. Se oggi, dopo oltre quindici anni di questa falsificazione, ci troviamo privi di un governo democratico e assolutamente dipendenti dai banchieri europei, è perché lo scopo è stato raggiunto: era questo il fine cui tutti tendevano.

 

Alla pari dei governanti che lo hanno preceduto, Berlusconi ha poggiato i piedi sul corpo dell’Italia e gridando, come ogni traditore che si rispetti, di amarla con tutta l’anima, l’ha puntualmente consegnata ai dittatori-banchieri d’Europa. Attore bravissimo e ubbidientissimo, nel fiume di parole vuote che ha pronunciato in tutti questi anni di pseudogoverno, è riuscito a non dire mai nulla del suo inginocchiamento al servizio dell’Europa. Ha firmato trattati su trattati - fra i quali quello importantissimo di Schengen che abolisce i confini dei singoli Stati, oltre a quello che ho già ricordato di Lisbona - “depositandoli a Roma”, come vuole la retorica delle norme istitutive dell’Unione europea, ingannando con il silenzio i cittadini su ciò che realmente stava facendo. Gli altri hanno fatto come lui, sono stati suoi fedelissimi alleati e complici nell’ingannare e nel tradire gli Italiani, tutti i partiti, di destra e di sinistra, tutti i parlamentari, con in più la vergognosa finzione dei leghisti i quali uscivano dall’Aula al momento della ratifica dei trattati europei, fingendo di essere contrari, ma senza votare contro, ben sapendo che non c’era nessun rischio data la maggioranza assoluta a favore. Infine il Presidente della Repubblica, in base alla Costituzione responsabile e garante dello Stato italiano, che ha controfirmato tutti i trattati.

 

Ma si tratta, appunto, di quella fase finale della storia d’Europa cui tutti i leader collaborano e che la sta portando all’estinzione. L’Italia ne è, come sempre, al tempo stesso il testimone e l’attore più significativo.

 

[…] L’accanimento con il quale i governanti hanno perseguito la distruzione degli Stati europei anche quando, come nel momento più acuto della crisi delle Borse e dei titoli di debito sovrani, l’unica strada ragionevole sarebbe stata quella di rinunciare al processo dell’unificazione, è per certi aspetti mostruoso. Mostruoso per l’intreccio di menzogne, per la facilità e il disprezzo con i quali i popoli sono stati raggirati, per la indefettibile volontà di correre con assoluta determinazione verso il precipizio.

 

Il palcoscenico italiano ha offerto uno spettacolo raggelante, mettendo in scena banchieri perversi e parlamentari sovversivi che recitano con realismo marxiano la parte dei chirurghi-salvatori nel momento in cui, riccamente pagati, strappano organi vitali alla vittima del traffico dei trapianti per trasferirli nel paziente pagatore. C’è però un neo, un piccolo ma significativo neo nella perfezione dell’opera, un neo che fortunatamente non manca mai, come ha ben visto con amara acutezza nella sua “Madre Coraggio e i suoi figli”, Bertolt Brecht: ‘Grazie al cielo si lasciano ungere. Non sono lupi, son uomini, e tirano ai soldi. Davanti agli uomini la corruzione è come la miseria davanti a Dio. La corruzione è la nostra unica speranza. Finché c’è quella, i giudici sono più miti e in tribunale perfino un innocente può cavarsela’ (B. Brecht, “Madre Coraggio e i suoi figli”, Einaudi, Torino, 1951).

Sì, la corruzione imperversa; è infiltrata ormai ovunque e gli unici che soccombono sono quei pochi che non conoscono le strade giuste per servirsene. A questi, però, alla loro punizione, ha provveduto il governo: eh, no, senza corruzione no, non te la puoi cavare.

 

‘Aprirai un conto corrente’. È questo l’Undicesimo Comandamento; non avrai altro Dio all’infuori di me… Andrai nella tua banca ogni mattina, che è la tua chiesa, e quei pochi soldini che non hai impiegato nella corruzione, li verserai lì, nelle mani dei nuovi inquisitori-poliziotti di banca ai quali confesserai “quante volte” hai usato le tue monetine, così che il governo possa controllare se davvero le adoperi soltanto per mangiare.

 

In ogni caso la falsificazione del bene è stata portata a buon fine con magistrale improntitudine. Il colpo di Stato che ha affossato la democrazia ha preso gli Italiani così di sorpresa che non sono stati in grado sul primo momento neanche di capire che cosa fosse successo. Di fatto, però - e questo è l’aspetto più patetico del dramma - non riuscivano a credere (e ancora oggi non possono credere) che Giorgio Napolitano, il Presidente che per tutto l’anno aveva sfoggiato la sua devozione ai patrioti del Risorgimento celebrando con unzione retorica i centocinquanta anni dell’Unità d’Italia, avesse potuto consegnare il governo ai banchieri. Poveri Italiani! Tanto in buona fede da non capire che, se s’innalzava la Patria, era per innalzarne il Presidente.

 

Non posso neanche più chiedermi perché i governanti europei vogliano uccidere i propri fratelli, i propri sudditi, morendo insieme a loro. Me lo sono chiesto più volte nelle ricerche e negli studi che ho compiuto negli ultimi anni, cercando di capire cosa si nascondesse dietro il progetto di unificazione europea data l’evidente impossibilità della sua realizzazione.

 

In un certo senso ho trovato proprio lì, constatando il perseguimento ossessivo da parte dei politici di mete irraggiungibili e prive di qualsiasi ragionevolezza, la prova che l’obiettivo non era la costruzione dell’Europa, ma il suo deperimento fino alla morte (Ida Magii, “Contro l’Europa”, Bompiani, Milano 1997, nuova ediz. aggiornata 2001; “La Dittatura europea”, Bur, Milano 2010). Non dovevo più, quindi, assumere il comportamento dei politici come una causa dei fenomeni, ma come un sintomo. Un sintomo del ricercato suicidio, della prossima morte culturale e fisica, analogo a tutti gli altri sintomi, anche se il più grave e il più significativo. Quando mai era successa una cosa simile? Da quanto sappiamo dalla storia, i politici non si sono comportati in nessuna epoca in questo modo, anzi, hanno sempre fatto l’opposto. Anche quando il risultato finale di qualcuna delle loro imprese è stato di distruzione e di morte, il motivo che li ha spinti è stato quello di accrescere il proprio potere conquistando altri territori, altri popoli, combattendo durissime guerre. Se è esistito, sia pure molto raramente, qualche piccolo gruppo che si è dato la morte guidato dal proprio capo, le cause, però, sono sempre state cause “di vita”: preferire la morte al disonore di una sconfitta o alla sottomissione allo straniero, è segno, infatti, di un’estrema fede nei significati e nei valori che gli uomini hanno assegnato alla propria vita in funzione della patria, della società, del popolo cui appartengono. Adesso, invece - a partire circa dagli anni Novanta, ma con una sempre maggiore accelerazione dal Duemila in poi -, i governanti d’Europa si sono messi alla testa di milioni di inconsapevoli morituri, nella loro qualità di “rappresentanti”, e li esorta-no, li incitano con tutte le loro forze a correre verso l’annientamento” (Ida Magli, “Dopo l’Occidente. Lo strapotere della finanza, la fine della politica, il tramonto della chiesa. Come possiamo riprendere in mano il nostro futuro, prima che i banchieri ce lo comprino a prezzi stracciati”, BUR, Milano, 2012).

 

tremonticinese

 

Ecco dunque spiegato perché il senso per l’interesse collettivo del produrre deve rinascere a partire dall’individuo. Non può provenire da governanti psicopatici che mostrano lacrime di coccodrillo per il loro pugno di ferro in guanto di velluto nell’arte di annientarci come individualità, come io.

 

Il senso per l’interesse di tutti può rinascere e svilupparsi solo se... (continua).

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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