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2 marzo 2012 5 02 /03 /marzo /2012 13:21

[da R. Steiner, "La scuola NON di Stato”, 4ª conf. di Zurigo del 28/10/1919; Titolo originale: "La vita culturale: arte, scienza e religione. L'educazione come arte sociale" - A cura di Nereo Villa]

 

Questa SCIENZA DELLO SPIRITO [il maiuscolo è mio - nota del curatore], cari ascoltatori, parte da presupposti completamente diversi da quelli della scienza odierna corrente. La scienza dello spirito riconosce pienamente i metodi scientifici, nonché i trionfi delle attuali scienze naturali. Ma siccome ritiene di capire la ricerca scientifica meglio degli studiosi della natura, per la conoscenza dello spirito e dell'anima sa di dover intraprendere strade diverse da quelle che al giorno d'oggi vengono considerate da vasti ambienti come le uniche giuste.

 

Dato che ogni ricerca che ha per oggetto l'anima e lo spirito viene accolta con pregiudizi così radicati, si diffondono le idee più errate e i fraintendimenti più insidiosi sulle intenzioni del movimento scientifico-spirituale. Che tale movimento non ha false e tantomeno oscure intenzioni mistiche lo si potrebbe desumere chiaramente da ciò che ho cercato di fare già all'inizio degli anni '90 [1890 - ndc] per dar l'avvio a quel movimento scientifico-spirituale di cui vi sto parlando ora e del quale l'edificio di Dornach è il rappresentante.

 

All'inizio degli anni '90 ho riassunto nella mia FILOSOFIA DELLA LIBERTÀ ciò che allora ritenevo indispensabile per la conoscenza sociale del presente.

 

Chi legga questa FILOSOFIA DELLA LIBERTÀ non potrà accusare di falsa mistica la scienza dello spirito qui presentata. Potrà invece riconoscere il grande divario che c'è fra la visione della libertà umana contenuta in quel libro e ciò che oggi si trova nella nostra civiltà moderna come impulso, come idea di libertà.

 

Come esempio di quest'ultima desidero citare il concetto di libertà di Woodrow Wilson - un concetto singolare, ma assolutamente tipico della cultura, della civiltà della nostra epoca [purtroppo questo concetto di libertà è ancora quello che predomina nelle teste molto bacate di oggi, che vorrebbero fare dell’uomo una polpetta, o una specie di frullato misto molto flessibile agli ordini dei banchieri (come Monti, ad es.), tutt’al più un libertario… normato perfino in ciò che deve pensare (cfr., ad es., l’art. “Anarco-capitalismo oltre la fede”; in realtà oggi siamo caduti in un misticismo della politica e dell’economia, che da decenni cerco di smascherare nel web; cfr. ad es., il video “Nereo Villa - IL PIL-ASTRO DELLA TRUFFA” - ndc].  

  

 

La richiesta di libertà di questo Woodrow Wilson per la vita politica attuale nasce in lui dal profondo. Ma qual è il suo concetto di libertà? Si arriva a capire cosa intende per libertà leggendo nei suoi scritti parole come queste: una nave, dice, si muove liberamente se si adegua a tutte le forze che risultano dalla direzione del vento, dalle onde del mare e così via, se nella sua costruzione è perfettamente conforme all'ambiente, così che le forze provenienti dal vento e dalle onde non possano mai costituire un ostacolo alla sua navigazione.

 

Così anche l'essere umano potrà "veleggiare liberamente" lungo il corso della vita se si adegua alle forze che incontra, così che non ci siano ostacoli. Woodrow Wilson paragona la libera esistenza dell'uomo anche alla componente di una macchina, sostiene infatti: di un qualsiasi pezzo montato in una macchina si dice che si muove liberamente se non urta in nessun punto, se il resto della macchina è costruito in modo che quella parte vi si possa muovere senza alcun intoppo.

 

Ho solo una cosa da dire in proposito, cari ascoltatori: che si può parlare di libertà per l'uomo solo se la si vede come l'esatto opposto di un simile adattamento all'ambiente; che non si può parlare di libertà dell'uomo se le sue manifestazioni sono solo come quelle di una nave in mare, che si adegua nel miglior modo possibile alle forze del vento e delle onde, ma che se ne può parlare solo se lo si paragona a una nave che fosse capace di andare contro il vento e le onde, di fermarsi nonostante il loro inveire, senza curarsi delle forze per cui è conformata.

 

Voglio dire che una simile concezione della libertà ha alla base la visione meccanicistica del mondo, che attualmente viene ritenuta l'unica possibile e che è sorta dall'intellettualismo degli ultimi tempi. Nella mia Filosofi a della libertà ho dovuto oppormi nel modo più risoluto a questo modo di pensare.

 

So molto bene - permettetemi un'altra considerazione personale - che questo libro presenta per così dire le caratteristiche tipiche del suo cantiere di fabbricazione. Prende le mosse dalla filosofia europea e ha dovuto confrontarsi con i concetti ricorrenti all'interno di tale concezione del mondo, ragion per cui ad alcuni può apparire accademico, benché nelle sue intenzioni non lo sia affatto. L'intento di questo libro è che quanto in esso viene indicato come impulso interiore debba diventare una componente della vita pratica, che quanto è in grado di riversarsi nella volontà umana grazie alle idee lì sviluppate possa anche far ingresso nell'immediata vita sociale dell'uomo.

 

Ma per questo ho dovuto porre la domanda sulla libertà umana in modo completamente diverso dal solito. Ovunque vi voltiate, per secoli e secoli di evoluzione dell'umanità la domanda sulla libertà della volontà dell'uomo è stata posta in questi termini: questo essere umano è libero o non è libero?

 

Ho dovuto mostrare come la domanda posta in questo modo sia sbagliata, come sia necessario porla su una base del tutto nuova. Se infatti prendiamo quello che l'uomo, per via della moderna concezione scientifica del mondo e anche della moderna coscienza umana, considera come il proprio essere, del quale conosce però solo il lato fisico naturale, quello, cari ascoltatori, non potrà mai essere un essere libero. Quello deve agire in base ad una necessità di natura.

 

Se l'uomo fosse soltanto quello che la scienza moderna vede in lui, allora la sua "libertà" sarebbe proprio quella descritta da Woodrow Wilson. Ma quella non sarebbe una libertà, bensì solo quello che per ogni singola azione possiamo definire un effetto deterministico in base a cause naturali. Ma questa moderna coscienza umana non si è data eccessivamente pensiero per l'altro elemento, dove davvero nell'essere umano ha inizio la domanda sulla libertà.

 

Questa moderna coscienza umana parla solo di quello che sta alla base dell'uomo come elemento naturale, come essenza unicamente dipendente dalla causalità di natura. Ma colui che scende più a fondo nella natura umana deve dirsi: nel corso della propria esistenza l'uomo può diventare più di quel che è in base a ciò che la natura gli ha dato.

 

Si capisce che cos'è l'uomo solo nell'istante in cui si ha questo obiettivo, quando ci si dice: una componente dell'uomo è quello che ha avuto per nascita, ciò che è ereditario in lui, ma tutt'altra cosa è quello che l'uomo può sviluppare in sé liberamente, quello a cui non è indotto per via della sua fisicità, ma che può diventare solo ridestando un secondo essere che era prima sopito in lui.

 

Stando così le cose, non ho chiesto se l'uomo è libero o no, ma ho posto la domanda in questi altri termini: può l'uomo, grazie alla sua evoluzione interiore, diventare un essere libero o no?

 

E può sì diventare un essere libero, se solo sviluppa quello che altrimenti resta assopito dentro di lui, quello che può essere ridestato e diventare libero. Cioè, la libertà non appartiene all'uomo per natura, ma nell'uomo è libero ciò che lui stesso può e deve risvegliare in sé oltre il dato di natura.  

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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