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28 maggio 2012 1 28 /05 /maggio /2012 10:13

gesso-lavagna.jpgSempre a proposito del moralismo di Archiati in merito al concetto di profitto, da pensare come indipendente da quello del lavoro ma non su basi buonistiche o moralistiche, bensì esclusivamente razionali, ecco alcuni passi di Steiner significative che Archiati dovrebbe rileggere, o non dimenticare nelle sue “omelie”:

 

“Nel giudizio sull'importanza economica del profitto si insinuano opinioni oggettivamente ingiustificate. Da un lato è certo vero che l'aspirazione al profitto è egoistica. Però non basta voler eliminare il profitto basandosi unicamente sulla sua natura egoistica, perché nel giro della vita economica bisogna che ci sia qualcosa che indichi se esista o meno il bisogno di una merce prodotta. Nella forma attuale dell'economia, tale conoscenza si può attingere solamente dal fatto che la merce in questione dia o no un profitto. Una merce che dia un profitto abbastanza forte nel giro economico può essere prodotta; una che non dia un profitto sufficiente non va prodotta, perché perturberebbe la bilancia dei prezzi delle merci in circolazione. Qualunque possa essere il significato del profitto da un punto di vista etico, nella forma tradizionale dell'economia esso è il contrassegno del bisogno che una merce venga prodotta.

Per il progresso della vita economica si tratta di eliminare il profitto perché esso abbandona la produzione dei beni all'alea del mercato, ed eliminarlo è richiesto dallo spirito del tempo. Ma ci si offusca il sano giudizio se, nel combatterlo, s'insinua l'accenno alla sua natura egoistica; nella vita l'importante è infatti che in ogni campo della realtà si facciano valere le ragioni che in esso sono obiettivamente giustificate. Ragioni provenienti da altri campi, per quanto in sé giustissime, non possono agire sul giudizio a questo riguardo.

Per la vita economica occorre che l'indicazione data dal profitto venga sostituita dall'azione di persone che in essa abbiano l'incarico di provvedere razionalmente alla mediazione tra il consumo e la produzione, in modo da eliminare l'alea del mercato. La giusta comprensione di questa trasformazione dell'indicazione proveniente dal profitto in un'azione razionale fa sì che si eliminino dalla vita economica i motivi che finora perturbavano e confondevano il giudizio, e che li si trasferisca nel campo della vita giuridica e spirituale.

Solo quando si riconoscerà che l'idea della triarticolazione dell'organismo sociale trae la sua configurazione dall'aspirazione a creare fondamenti sani per un'azione pratica e obiettiva nei diversi campi della vita, la si giudicherà rettamente, apprezzandone giustamente il valore pratico” (R. Steiner, “I punti essenziali della questione sociale”, Ed. Antroposofica, 1980, Milano pag. 165-6).

 

In sintesi bisognerebbe chiedersi: profitto e produzione o consumo e produzione?

 

Là, dove il produttore per produrre evoca immediatamente il profitto manca la mediazione del pensare, che è sostituita dall’egoismo (come abitudine di “pensiero”).

 

L’egoismo non è un male se è compenetrato di pensiero: con la riflessione pensante si scopre che ci produce solo per il profitto non sa fare fino in fondo il proprio interesse.

 

Solo se il produrre è pensato per il consumo si fa il proprio interesse, perché allora: 1) il proprio interesse è interesse di consumatore; 2) si produce per altri produttori che sono anche consumatori; 3) si può osservare che l’egoismo non va rimosso ma potenziato fino a coincidere con l’egoità socializzata, cioè razionalizzata.

 

Dunque non la moralità ma la razionalità può generare benessere universale.

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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