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7 novembre 2011 1 07 /11 /novembre /2011 14:14

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Spread: nuovo termine tanto in voga oggi. In italiano si dovrebbe chiamare “margine” o “guadagno”, o “cresta” (nel senso di “fare la cresta” ai soldi emessi senza riserva) ed i nostri “creditori” (i banchieri) farebbero un’opera di bene se lo spiegassero perché così parlerebbero di monetaggio, cioè della “spesa che occorre per creare moneta” (Vocabolario Zingarelli), che invece deve restare tabù. Chiamandolo “spread” invece fondano su questo inglesismo neolinguistico alla Orwell la loro ricca sopravvivenza. In parole povere - anzi bisognerebbe dire in parole adatte a noi poveri “maiali”, “pigs" o "piigs", dato che è così che questi nostri “creditori” ci considerano, come del resto considerano tutti i Paesi della periferia della cosiddetta eurozona - lo “spread” non è altro che “il di più” che ogni banca decide di aggiungere al costo della propria mercanzia, anche se questa è per lo più elettronica, e dunque priva di costi rispetto alla banconota cartacea. Il principio non è

diverso da quello commerciale: vi è un negoziante (la banca) che compra un prodotto (il denaro) da grossisti (banche più grosse) emittenti cioè aventi il monopolio di emettere soldi a macchinetta (non in base al PIL come si crede, dato che prima ci vogliono soldi, produzione e mercato per generare PIL e non viceversa) senza alcuna garanzia del loro valore, i.e.: senza riserva aurea, e legittimate in ciò a suo tempo dalle nazioni (non dai nativi, ignari) fino al punto della loro completa indipendenza ed autonomia rispetto alla propria logistica giurisdizione. Per fare un esempio di casa nostra, l’indipendenza della Banca d'Italia risale al luglio 1981 (G. Santoro, “Il tabù della banca centrale”, cap. 3° de "Banchieri e camerieri", Milano, 1999), così che dal 1981 le cose sono talmente degenerate che si può tranquillamente dire che oggi sono le banche a far fallire gli Stati. Dunque si compra dal “grossista” (banca centrale) a un prezzo all’ingrosso detto “tasso interbancario” e lo si rivende al cliente facendo la cresta, che è appunto lo “spread”! Questa aberrazione è norma! E la giustificazione è che “la banca ti presta soldi in cambio di garanzie ma la gestione e i rischi dell’operazione sono a carico suo e quindi vuole guadagnarci qualcosa” (M. Fratini - L. Marconi, "Vaffanbanka!", Padova, 2009). Insomma oggi lo “spread” è di moda e neanche ci si rende conto di cosa vi sia dietro questa aberrazione. Oltretutto la prassi vuole che questo “spread” sia agganciato all’“euribor” (altro termine occulto), che vorrebbe essere un indice imparziale e affidabile del “costo del denaro”. Se si ragionasse ancora con sano buon senso - cosa che ormai pare essersi persa - si potrebbe percepire senza bisogno del parere di tanti fasulli esperti, che il costo dei soldi è una stonatura, dato che essi dovrebbero permettere l’acquisto di cose “che costano”, ma non “costare” essi stessi se non come mere spese di tipografia (e solo per i soldi cartacei). Se oggi oramai tutto è elettronico, dov’è allora il costo del denaro? Non esiste. Eppure il “debito” esiste, ma è quello della banda Bassotti, anzi “Tassotti”, dato che serve poi ai politici come pretesto per spennarci, appunto, attraverso le tasse. 

Come dice il suo nome per esteso “euro interbank offered rate”, l’“euribor” è il tasso medio calcolato in euro mediante il quale le banche europee fanno affari tra loro. Sarebbe insomma un termometro sedicente fedele per chi parte dal presupposto che nessuno meglio delle banche sappia comprare e vendere soldi. Ciò sarà anche vero, però affidarsi all’“euribor” è un po’ come affidarsi alla Goldman Sachs che “consigliava il governo greco e nello stesso tempo lo attaccava” (Jean Quatremer, giornalista di “Libération” in "Debitocrazia", il film documentario dei giornalisti Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanou sulla crisi; http://youtu.be/R3SxvKX3uW0). Ecco perché l’“euribor” è oramai croce e delizia di ogni mutuo a tasso variabile, e l’atto di mutuo è diventato come un atto di fede nella religione della troika “UE - FMI - BCE”, dalla quale ogni Nazione dovrebbe liberarsi se non vuole essere catastroficamente schiavizzata! Credo pertanto che sia giusta l’idea proposta da quel film: creare comitati civici per l’annullamento del debito italiano (o per la moratoria dello stesso, “moratorium on debt service”) dichiarandolo non solo illegittimo ma “detestabile”. Nel corso della storia, spiega il documentario, decine di paesi hanno rifiutato con successo di pagare debiti dei quali i cittadini non erano responsabili, ed il diritto internazionale offre spesso strumenti utili a tal fine, come appunto la nozione di "detestabile” riguardo al debito. Esiste una storia precisa della giurisprudenza di questo concetto scoperto negli anni ’20 dall’esperto di diritto e ministro russo Alexander Sack. Tre sono i requisiti per dichiarare detestabile un debito e che quindi non va pagato: 1) il governo del Paese deve aver conseguito il prestito senza che i cittadini ne fossero consapevoli e senza il loro consenso; 2) i prestiti devono essere stati utilizzati per attività che non hanno beneficiato la cittadinanza; e 3) i creditori devono essere al corrente di questa situazione e disinteressarsene. Le proposte di Sack servirono agli interessi degli Stati Uniti, i quali si confrontarono con la necessità giurisprudenziale di “debito detestabile” fin dal 1898, quando vinsero la guerra ispano-americana e poterono annettere Cuba e non avevano intenzione di pagare per gli errori dei regimi precedenti. Decisero dunque che il debito di Cuba era “detestabile” e si rifiutarono di pagarlo. Una storia simile avvenne anche in Messico, pochi decenni dopo. La maggior parte di esempi di “debito detestabile” del 19° secolo e degli inizi del 20° sembrano riguardare i paesi sottosviluppati del continente americano ma, in realtà, dietro tutte le decisioni di non ripagare i debiti si trovava una superpotenza in ascesa: gli Stati Uniti. E fu questa stessa superpotenza ad accompagnare la nozione di “debito detestabile” nel 21° secolo. Obama ha recentemente affermato infatti: "Penso che sarebbe un errore lasciare che l'Iraq continui a portare il peso degli errori di un dittatore ormai deposto". Gli USA continueranno ad “aiutare” l'Iraq e a cancellare vecchi debiti? Sembra dunque di sì. Nessuno però a Washington vuole sentir pronunciare le parole "debito detestabile”… Ovviamente formare commissioni civiche in grado di indagare anche sulla “detestabilità” del nostro debito italiano non dovrebbe provenire dall’alto ma dal basso, dagli scrittori, artisti, ecc., perché almeno si sappia che pagare un debito immorale è immorale. Faccio allora un appello anche a Jovanotti che cantava “cancella il debito”: si faccia coraggio e lo canti ancora ma per l’Italia e non solo per il Paesi del Terzo Mondo.

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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