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14 maggio 2012 1 14 /05 /maggio /2012 11:15

1930-2012 - È cambiato qualcosa?

 

Mi sembra che all'interno di questo scritto di Carlo Rosselli ci siano interessanti spunti di riflessione da poter utilizzare per una analisi più attuale.

Se è ancora vero che i cambiamenti e le lotte per liberarsi del giogo di poteri non sempre facilmente individuabili sono sempre sulle spalle di ristrette minoranze, i mezzi utilizzati per riportare il gregge all'ovile saranno sempre gli stessi: paura e terrore, amplificati dai media (guarda caso rispuntano i terroristi, questa volta anarchici). Ancora stamattina, in un luogo pubblico, ho ascoltato pareri sprezzanti sulla Grecia ma non una parola su chi li opprime e li ha spinti nella povertà materiale che è ben maggiore di quella raccontata in tv (l'instillazione della paura va dosata con sapienza). (Massimo Francese)

 

"Il problema italiano è essenzialmente un problema di libertà, cioè di autonomia spirituale, d’emancipazione della coscienza nel campo individuale e di organizzazione della libertà nel campo sociale, vale a dire nella costruzione dello Stato e nei rapporti tra i gruppi e le classi. Senza uomini liberi non è possibile uno stato libero.

 

[...] Bisogna pur dire - dal momento che è disgraziatamente vero - che in Italia l’educazione dell’uomo, la formazione dell’individuo, cellula morale di base, è ancor in gran parte da fare.

La miseria, l’indifferenza, una rinuncia secolare fanno si che nella maggior parte degli italiani si debba deplorare la mancanza del senso geloso e profondo dell’autonomia  e delle responsabilità.

Un servaggio che è durato per secoli ha fatto si che la media degli italiani esiti ancora tra la rassegnazione dello schiavo e la rivolta anarchica.

Manca in essi  la concezione della vita come lotta e come missione, la nozione della libertà come dovere morale, la coscienza dei limiti del proprio diritto e di quello altrui.

 

[...] L’educazione cattolica, pagana nel culto e dogmatica nella sostanza, e una larga serie di governi paternalistici, hanno impedito per secoli agli italiani di pensare in prima persona.

La miseria ha fatto il resto.

Anche oggi (1930, ndr) l’italiano medio abbandona alla Chiesa la sua indipendenza spirituale; attualmente lo Stato , innalzato a rango di fine ultimo, lo costringe a separarsi anche dalla sua dignità di uomo, degradato allo stato di semplice mezzo.

Logica conclusione di un processo di rinuncia passiva.

Il “dolce far niente” degli italiani, ingiuriosa leggenda nel campo materiale, ha qualche fondamento, bisogna dirlo, nell’ordine morale.

Gli italiani sono moralmente pigri. C’è in loro un fondo di scetticismo e di opportunismo che li porta facilmente a contaminare, disprezzandoli, tutti i valori e a trasformare in commedie le più oscure tragedie.

 

[...] Per secoli noi abbiamo vissuto di luce riflessa nel mondo della politica. Le grandi ondate della vita europea ci sono giunte smorzate. Persino la lotta per l’indipendenza è stata opera di minoranze e non passione di popolo [...].

 

Fonte: Carlo Rosselli, “Il Socialismo italiano e la lotta per la libertà” (da “Socialisme libèral”, Parigi 1930 - trad. it. Socialismo liberale, Edizioni U., Roma-Firenze-Milano 1945, pp. 109-116),  “Il Fascismo ” di Renzo De Felice - ed. Laterza & Figli.

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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