Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
6 agosto 2012 1 06 /08 /agosto /2012 08:39

2ª Parte di "Adagio di Monti per muli e per tonti" 

Walter Graziano - A cura di Nereo Villa

  DEDICATO A MINO VINCENZI AMICO D'INFANZIA

 

nashLa cultura moderna è talmente degenerata, che si è trasformata nel suo contrario: anziché illuminarci consapevolmente ci abitua ad inconsciamente accettare bugie di Stato.

 

Essa è per lo più nozionismo impastato di statalismo, che ci "bombarda" quotidianamente ad ogni istante da più parti.

 

Abbiamo perciò l'abitudine ad accettare che se un evento non è riportato dai media, e non fa parte del "sapere comune", esso non esiste.

 

Crediamo che la storia sia perciò la versione di un fatto data dai media, così che sapere qualcosa è diventato oggi più un fatto di fortuna che di cultura.

 

Di un simile fatto fortuito racconta, ad esempio, Walter Graziano, che dal cinema apprende una straordinaria verità sulle basi dell'economia moderna: "Il film in questione non era altro che "A Beautiful mind", interpretato da Russell Crowe e vincitore del premio Oscar nel 2002 come migliore opera cinematografica. L'Oscar rappresentava in realtà un doppio riconoscimento, dato che il film narra la vita del matematico John Nash, al quale nel 1994 è stato assegnato il premio Nobel per l'economia grazie alle sue scoperte intorno alla cosiddetta "Teoria dei giochi"" (W. Graziano, "Nash e il bandolo della matassa" in "Hitler ha vinto la guerra", Roma, 2005).

 

Essendo un economista di professione Graziano, osserva col massimo interesse la scena riportata nel seguente video in cui "il protagonista (John Nash) afferma di avere scoperto l'erroneità della tesi principale, che il padre dell'economia, Adam Smith, formulò nel 1776 nell'opera "La ricchezza delle nazioni"."

 

"Secondo questa tesi, che rappresenta il fondamento stesso dell'intera teoria economica moderna, il massimo livello di benessere sociale si ottiene quando ciascun individuo persegue egoisticamente il proprio singolo interesse. Nella scena successiva del film (anch'essa riportata nel video che segue), il decano dell'Università di Princeton, Mr. Herlinger, assiste sbalordito alle dimostrazioni matematiche attraverso cui Nash espone il proprio ragionamento su Adam Smith, dichiarando che con esse più di un secolo e mezzo di teoria economica viene vanificato [...]" (ibid). Graziano si documenta e scopre  che effettivamente Adam Smith era in errore nel teorizzare l'individualismo (ovviamente non si tratta qui dell'individualismo etico di cui parla Rudolf Steiner nella sua "Filosofia della libertà", bensì di individualismo egoistico) "come panacea di ogni forma di società" (ibid.).

Ad economisti che abbiano a cuore la verità e che si pongano in un'ottica rigorosamente scientifica (oggi siamo talmente oscurati da arrivare ad accettare la comprensione dell'economia come di una "non scienza"!) non dovrebbe sfuggire la portata e le effettive conseguenze della confutazione dell'individualismo egoistico, al fine di lasciare essere e svilupparsi la libera competizione dal fondamento scientificamente corretto della teoria economica.  

 
Ho sentito il bisogno di creare questo video inserendovi il mio brano "Paradiso è casa mia" del 1972 proprio perché al tempo presente il problema dell'individualismo egoistico è ancora irrisolto, specialmente dalla massa dei cosiddetti steineriani o antroposofastri, costretti sempre più dal loro cablatissimo cervello bacato a "credere" in Steiner e nello statalismo delle scuole steineriane parificate a quelle dell'obbligo di Stato, per nulla liberati nel loro pensare. Lo stesso dicasi dei cattolici, nati cattolici romani e mai divenuti cristiani, e/o degli scienziati del materialismo scientifico costretti dal canto loro a credere nel "cuore pompa" e/o nel "nervo motore" dell'"uomo-macchina" e nell'"etica" del conseguente espianto-trapianto (come se trapiantare un organo fosse legittimo al pari del sostituire un copertone ad una ruota di un'automobile)!

 

“Nash: il bandolo della matassa” è il titolo del primo capitolo del libro “Hitler ha vinto la guerra” (da me citato nel video “Adagio di Monti per muli e per tonti”) di Walter Graziano, economista argentino, che lo pubblicava nel pieno sviluppo della crisi argentina.

 

Quando nel 2005 lessi quel libro composi con Leonardo Vecchi di Piacenza una canzone intitolata appunto "Hitler ha vinto la guerra" che purtroppo non abbiamo mai registrata.   

 
Quanto segue è la sintesi di quel primo capitolo di Graziano riguardante la scotomizzazione del lavoro di Nash da parte dei media di Stato di tutto il pianeta e di tutte le forze del vecchio mondo che vuole controllare il nuovo negando la libertà della cultura.

 

La lotta fra il vecchio e il nuovo si ripete ciclicamente. Fa parte dell'evoluzione. Ciò che conta è esserne consapevoli (varrebbe la pena a questo proposito di prendere visione del video "Imperialismo- Effetti - Ieri e oggi"). 

 

Anche se molte delle idee di Graziano non sono da me condivise in quanto ancora improntate a statalismo centralista, egli ha comunque il merito di avere individuato in modo molto dettagliato nel suo libro i veri creatori di questa crisi globale: il clan di Rockhefeller, la famiglia Bush, e un gruppo di banche private.

 

Costoro, boicottando appunto, la ricerca, controllano la banca Federal Reserve americana ed il CFR (Council of Foreign Relations, istituzione ampliatasi poi come Club Bilderberg e Commissione Trilaterale), e manovrano le scelte politico-economiche degli USA, allo scopo di istituire un unico governo mondiale.

 

Graziano partendo dalla teoria dei giochi e da altri studi di John Nash, che minano le basi di tutta l’economia odierna (da me per altro chiamata “econòmia”, con l’accento sulla seconda “o”, in "Economia - Etimologia per cervelli non fusi", e vari altri post di questo blog), fondata sulle teorie di Adam Smith, parla della comprensione del “bandolo della matassa”, scrivendo:

 

“Tutto questo può sembrare difficile da comprendere. Ma non lo è. In fondo, a ben rifletterci, le scoperte di Nash racchiudono una verità lapalissiana. Prendiamo ad esempio il calcio. Immaginiamo una squadra in cui tutti i giocatori cerchino di brillare di luce propria, di giocare come centravanti e di fare goal. Più che compagni di squadra saranno rivali. Una formazione con queste caratteristiche sarà facile preda di qualsiasi altra squadra che metta in atto una strategia elementare, e cioè che gli undici giocatori collaborino tra loro per sconfiggere l’avversario. Quale squadra credete che vincerà? Anche nel caso in cui la prima disponga dei migliori elementi, è probabile che faccia fiasco e che i membri della seconda formazione sì distinguano maggiormente, persino a livello individuale. È precisamente questo, né più né meno, che Nash scopre, in netta contrapposizione alle teorie di Adam Smith, il quale suggerirebbe invece che ogni giocatore “agisca per sé”.

 

Tuttavia, nonostante si tratti di un concetto molto elementare, agli economisti non viene insegnato praticamente nulla della Teoria dei giochi: quasi nessuna pubblicazione sull’argomento è stata scritta in altra lingua che non sia l’inglese e, com’e ovvio, quel poco che viene insegnato nei corsi di laurea e postlaurea omette deliberatamente che la Teoria dei giochi rappresenta un sistema più sofisticato e più aderente alla realtà di quanto non lo sia la teoria economica classica. E questa distorsione (che arrivai perfino a sospettare essere una vera e propria manipolazione) si spinge al punto da passare sotto silenzio il fatto che la grande teoria di Smith viene in realtà invalidata dalla falsità della sua ipotesi di fondo, assunto dimostrato appunto da Nash.

 

Nelle facoltà di economia argentine e di moltissimi altri paesi, nelle università private come in quelle pubbliche, si continua a insegnare fino all’ultimo anno di corso non solo che Adam Smith è il padre dell’economia, ma anche che la sua ipotesi a proposito dell’individualismo è corretta. Le argomentazioni a cui si ricorre per dimostrarne la presunta correttezza si fondano in genere su elaborazioni teoriche precedenti alla scoperta di Nash e sul richiamo a una sorta di prova empirica non certo priva di un’alta dose di arbitrarietà. Ne deriva che la teoria economica - che dovrebbe suppostamente costituire una scienza - viene contaminata da una visione ideologica, cosa che fa di essa l’esatto contrario di ciò che dovrebbe essere una scienza. Molti dei professori che quotidianamente spiegano l’economia ai loro allievi non sono neppure al corrente del fatto che più di mezzo secolo fa qualcuno scopriva che l’individualismo, lungi dal determinare il maggior livello di benessere possibile all’interno di una società, può anzi condurre a una forma di prosperità collettiva e individuale spesso apprezzabilmente inferiore rispetto a quella che si potrebbe ottenere con metodi alternativi di aiuto reciproco [ovviamente qui si parla di individualismo egoistico, non di individualismo etico, nuova categoria filosofica dimostrata da Rudolf Steiner come risolutiva di ogni filosofia della libertà, e di conseguenza di ogni crisi sociale - nota del curatore]. Come possiamo spiegarci tutto ciò?

 

Graziano spiega a questo punto che il presupposto basilare, fondamentale, della scienza economica di oggi è un’ipotesi inesatta!

 

“La cosa ancora più sconcertante - continua Graziano - è che Nash effettuò le sue scoperte agli inizi degli anni Cinquanta, dunque più di mezzo secolo fa, niente meno che a Princeton, e non in qualche luogo sperduto del pianeta, privo di contatti con il resto degli economisti, dei docenti e dei professionisti dell’economia e della finanza”.

 

Quale atteggiamento sarebbe augurabile per le menti più brillanti se all’improvviso qualcuno dimostra matematicamente che il fondamento teorico di tutta la scienza economica del pianeta è errato? Sarebbe da immaginare che tutti avrebbero dovuto sospendere le indagini che stavano svolgendo e le idee che stavano sviluppando, no? Questa sarebbe stata la soluzione più logica, a maggior ragione se si tiene conto del fatto che in campo economico le conseguenze di una data teoria, le strategie che ne possono derivare e le misure prese dai governi e dalle aziende, tutto ciò di fatto influisce sulla ricchezza, sul lavoro e sulla vita quotidiana di milioni e milioni di persone. La scoperta di Nash sulla falsità della teoria di Adam Smith avrebbe quindi dovuto allarmare la comunità degli economisti sparsi per tutto il pianeta.

 

Ciò però non accadde, in buona parte perché solo uno sparuto nucleo di professionisti del settore venne a conoscenza, all’inizio degli anni Cinquanta, della reale portata di quella scoperta.

 

“Un atteggiamento scientifico rigoroso di fronte all’accaduto dovrebbe, a rigor di termini, indurre a esercitare una salutare forma di revisionismo. Ciò nonostante, in economia non è avvenuto né avviene nulla di tutto ciò. In Argentina come in molti altri paesi - e non solo nei corsi di laurea, ma anche in quelli postlaurea - gli studiosi non vengono minimamente informati del fatto che il fondamento dell’intera scienza economica è un’ipotesi la cui inesattezza è stata dimostrata nientemeno che per via matematica” [il grassetto è mio - ndc].

 

“Così, oltre ad avere gravi lacune sull’argomento, questi basano i loro studi su teorie e modelli economici che, pur essendo stati elaborati a partire dagli anni Cinquanta - quando cioè la notizia dell’infondatezza della teoria economica circolava già attraverso piccoli e influenti nuclei della comunità accademica - non solo innalzano a modello esemplare il presupposto fondamentale dell’individualismo smithiano, ma cercano anche di universalizzare, per ogni tempo e ogni luogo, gli sviluppi economici classici e neoclassici avviati dallo stesso Smith.

 

Chi crede che ciò non abbia delle conseguenze commette un grave errore. Bisognerebbe per esempio chiedersi se la globalizzazione così come la conosciamo oggi sarebbe stata ugualmente possibile nel caso in cui le scoperte di Nash avessero avuto la risonanza che meritavano e i mezzi di comunicazione le avessero divulgate o, ancora, se alcuni degli economisti più prestigiosi del mondo, molti dei quali finanziati da università americane che esistono solo grazie a sovvenzioni di grandi aziende private, non le avessero fatte cadere nel dimenticatoio”.

 

Se dunque ci fosse stata, al momento debito, una tenace opera di revisionismo a partire dalle scoperte di Nash, forse oggi non saremmo, dopo decenni di globalizzazione, nel baratro.

 

Invece avvenne che, nell’elaborare i loro piani economici, gli Stati mondiali contribuirono ad attuare, in molti casi senza neppure saperlo, una falsa ideologia.

 

 

“Ciò spiega perché le teorie monetariste, fondate sui presupposti inesatti di Adam Smith […], siano comunque riuscite a imporsi come teorie di ampio respiro sui vari mezzi di comunicazione, che in più di un caso sono controllati dallo stesso establishment […]. Un caso tipico fu l’Argentina all’epoca di Martìnez de Hoz, il cui governo cedette alle pressioni di buona parte della finanza internazionale, dando vita a quella che sarebbe stata la politica economica dell’era militare di Videla-Martìnez de Hoz (nei suoi viaggi in Argentina, come in quelli di Martìnez de Hoz negli Stati Uniti, David Rockefeller avrebbe impartito a quest’ultimo, in via strettamente personale, espliciti ordini sulla linea che l’Argentina avrebbe dovuto seguire in campo economico. Stiamo parlando della stessa persona che nel 2001 si complimentò col presidente De la Rùa per la nomina di Domingo Cavallo a ministro dell’economia, esprimendo così la sua approvazione: “Cavallo sa che bisogna stringere la cinghia”)” [qualcosa di molto simile è avvenuto quando Napolitano ha nominato senatore a vita non un "Cavallo" ma un "Mulo": Mario Monti, con la conseguenza dello squallido piagnisteo della Fornero - in realtà lacrime di odio verso i propri simili che sapeva benissimo di bastonare all’impazzata - alla parola “sacrifici”, no? - ndc].  

 

Così, mentre le scoperte di Nash continuavano a restare ignote al grande pubblico, e perfino alla cerchia dei professionisti dell’economia, altre teorie poggianti sulle tesi di Adam Smith, di cui Nash aveva già dimostrato l’erroneità - non solo venivano ampiamente divulgate dai mezzi di comunicazione, ma contavano anche sul beneplacito dell’establishment e cominciavano a dare i loro infausti frutti in paesi letteralmente sfruttati come cavie.

 

“E tutto ciò nonostante i più illustri accademici statunitensi non potessero di fatto negare che si trattava di teorie economiche fondate su presupposti inesatti e dalle possibilità di successo quasi nulle.

 

Dagli anni Sessanta a oggi, tali scuole di morte hanno monopolizzato la scena nelle università, nei centri di ricerca e nei mezzi di comunicazione.

 

È difficile capire come queste idee bizzarre abbiano potuto assicurarsi la totale attenzione degli economisti e dei media. Nel caso specifico dell’Argentina, fare parte della scuola delle aspettative razionali era diventato, negli anni Ottanta e Novanta, una vera e propria moda alla quale molti economisti non riuscirono a sottrarsi. Qualsiasi economista che non appartenesse a questa corrente e che osasse rinnegarla era guardato poco meno che come un dinosauro […]”.

 

“Il fatto è che, almeno a partire dagli anni Cinquanta, il trattamento riservato alla teoria economica ha dato prova della più totale mancanza non soltanto di professionalità ma anche di scientificità […]. Scoperte scientifiche di enorme respiro, la cui circolazione avrebbe addirittura potuto modificare il corso del processo di globalizzazione e limitarne quantomeno le conseguenze più deleterie, SONO STATE ESPRESSAMENTE TENUTE NASCOSTE PERFINO AGLI STESSI ECONOMISTI, MENTRE TEORIE BASATE SU IPOTESI DIMOSTRATE FALSE PER VIA MATEMATICA SONO STATE DIFFUSE NON SOLO TRA I PROFESSIONISTI DELL’ECONOMIA, MA A TUTTI I LIVELLI, GRAZIE ALL’AZIONE MASSICCIA DEI MEDIA, E SONO STATE PERFINO APPLICATE IN PAESI “MINORI”, CHE SI DIMOSTRAVANO FAVOREVOLI A TENTARE QUESTA VIA, COME È ACCADUTO PER ESEMPIO IN AMERICA LATINA [il carattere maiuscolo è mio - ndc].

 

[…] Cominciavo a capire perché, e per via di chi, la principale scoperta di Nash fosse passata sotto silenzio […]” (Walter Graziano, “Hitler ha vinto la guerra”, Roma, 2005).  

 

Con queste premesse, Nash sviluppa le scoperte formulate negli anni Trenta da Morgestern e Von Neumann all'interno della Teoria dei giochi, teorizzando la possibilità di mercati dotati di molteplici livelli di equilibrio che mutano a seconda dell'atteggiamento dei giocatori, dell'eventuale presenza di un'autorità esterna al gioco, del grado maggiore o minore di cooperatività tra i giocatori" (ibid.)

 

 


"Nash, occorre sottolinearlo", continua Graziano, "scopre che il massimo livello di benessere per una società si manifesta quando ciascuno degli individui che la compongono agisce in vista del proprio interesse senza però perdere di vista quello degli altri membri del gruppo. Egli dimostra come un comportamento mosso dal mero individualismo possa generare all'interno della società in questione una sorta di "legge della giungla", la quale fa sì che tutti i suoi membri finiscano per godere di un benessere inferiore alle loro potenzialità. 

Condividi post

Repost 0

commenti

Alzato Storto 08/06/2012 11:19

Grazie per questo post che da senso al lavoro di Nash. Nel film a lui dedicato credo non si evinca nulla di tutto ciò.
Ma la cosa più emozionante è il video dove improvvisi un pezzo alla fisa che è uno spettacolo. Lo segnalo a fradel Paolo che è un gourmet musicale.

nereovilla 08/06/2012 11:59



Ti ringrazio Alzato Storto. Stavo pubblicando nella pagina questo video su Nash ma è troncato lì in modo disarmonico: http://youtu.be/k1aidrxXPqE. Ora
vedo se trovo qualcosa. Ciao 



Presentazione

  • : Blog di creativefreedom
  • Blog di creativefreedom
  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
  • Contatti

Link