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28 agosto 2012 2 28 /08 /agosto /2012 08:48

[Seguimi sul Consultorio di economia della triarticolazione sociale]

 

per-la-festa-di-s.-agostino.jpg28 agosto: S. Agostino. Festa occulta dello... statalismo!

 

“L’amore della verità ha bisogno del tempo della riflessione” era solito dire un famoso filosofo. Egli diceva, sì, il vero ma negava poi realtà al concetto di tempo. Domanda: ma allora che diceva?

E sapete chi era questo filosofo?

Era niente meno che Agostino...!

 

Con Agostino infatti, l’Occidente incomincia ad essere spinto nel processo dell’astrazione e quindi dello statalismo.

 

Questo processo di statalizzazione continuò a protrarsi fino ad incorporarsi completamente in tutto l’Occidente. “Solo i grandi spiriti si ribellano a questo processo di astrazione” era solito dire circa un secolo fa Rudolf Steiner, citando Goethe come uno dei massimi fra questi grandi spiriti, e Kant come quello che più di tutti cadde preda dell’astrazione statalista: “Si provi un po’ a prendere la “Critica della ragion pura” (so di dire un’eresia, ma quanto dico è pur vero), se ne leggano gli assiomi, e si converta ognuno di essi nel suo contrario: si otterrà la verità. Bisogna veramente pensare così dei più importanti principi kantiani, riguardanti il tempo e lo spazio. Si possono con tranquillità voltare quei principi nel loro contrario; si può dire no dove è detto sì, e sì dove è detto no: si ottiene circa qualcosa che può essere valido di fronte ai mondi spirituali. Da ciò si potrà dedurre quale grande interesse ci sia nel mondo a falsificare Goethe che sta agli antipodi di Kant” (Rudolf Steiner, “Contributi alla conoscenza del Mistero del Golgota”, conf. di Berlino del 19 aprile 1917).

 

Chi si basa sui contenuti della filosofia di Agostino o di Kant senza verificarne gli assunti è poi costretto a procedere dogmaticamente, ponendo contenuti di pensiero (validi in un determinato periodo storico, cioè in periodi temporali alieni da quello presente) come verità di fede, che se non credute generano “eresia”. Ma le verità di fede di queste teste coatte, che si fanno “frati” e fratricidi, bruciando gli eretici, sono verità o falsità? Sono cose giuste o sono errori?

 

Sono errori. Errori che per accidia ci si “dimentica” di correggere.

 

E così, a furia di “dimenticanze” si diventa keynesiani dicendo “meno Stato”; la contraddizione è evidente, ma nessuno evidentemente la nota; il popolo è bue; chi dice “meno Stato” lo dice al bue, ciò comporta insoddisfazione (“guarda un po’ con chi mi devo rapportare!”); si cerca perciò di compensare tale insoddisfazione andando a puttana (“sono furbo io!”). Questo riguarda il braccio destro.

 

Ed il sinistro?

 

Ci vogliono regole autoritarie no? Cosa dice infatti Agostino? Dice: “Non accetterei la dottrina di Cristo se non fosse fondata sull’autorità della Chiesa”!

 

Bravo pirla!

 

E bravi pirla anche i libertari che si appellano a S. Agostino!

 

Infatti che differenza c’è fra questo modo di pensare e quello di chi afferma (non è una mia invenzione ma proprio questo mi scrisse un sedicente libertario): “Il libertarismo è pur sempre un’ideologia, e poiché i nostri principi, o i miei principi, sono conformi ad essa, io non accetto altro sistema che non sia fondato sull’autorità di essa, anzi, li giudico una catastrofe”! È un fatto realmente accaduto questo! 

 

La storia si ripete e l’animale politico diventa sempre più animale e sempre meno politico! 

 

Si veda la vita della politica. Nella sua forma odierna, la politica - ideologica, partitocratica, o democratica che sia - non è altro che il medesimo o totalitarismo o fascismo o imperialismo dei tempi antichi. Le cose cambiano per essere gattopardianamente le stesse: si può essere comunisti o libertari, ma se l’uomo non passa a essere individuo anziché mero gregario o mero esemplare della specie-animale-uomo, la sostanza rimane.

 

Lo stesso può dirsi dell’abominevole e menzognera chiesa cattolico-romana (già nel suo essere cattolica, che significa universale, e contemporaneamente romana, vi è una menzogna colossale che nessuno vede, o quanto meno un’impossibilità di universalità del pensare).

 

La chiesa, dai tempi di Agostino fino al secolo quindicesimo, attraverso i mistici si definì, sì, cristiana, ma la sua forma non fu altro che quella del vecchio impero romano: vita irrigidita nella forma. Tutto ciò che prima era repubblica e poi impero, lo Stato romano lo trasmise - mediante le proprie manifestazioni di piazza - irrigidito nelle sue forme - al cristianesimo successivo. Trasmise al cristianesimo perfino la capitale, Roma, già capitale dell’impero! E persino gli amministratori delle province si perpetuarono nei presbiteri e nei vescovi. Ciò che era vita precedente, diventa forma successiva per il suo gradino successivo di vita. E ciò continua fino ad oggi con lo IOR, la banca vaticana del papa Ratzinger, nuovo... imperatore e nuovo… faraone perfino nei faraonici paramenti!

 

Lo stesso si può comunque dire a proposito dell’uomo odierno. Oggi vi è infatti un colossale tabù su ciò che scaturisce dall’“io sono”, il cui nome tecnico era per gli evangelisti “figlio dell’uomo” (vedi Urs von Balthasar, “Sponsa verbi”, Ed. Jacabook, p. 480).

 

C’è una paura folle dell’io umano. Si tratta di una psicosi proveniente da ogni parte religiosa e politica! E i pochi che come Urs von Balthasar osarono affermare quasi balbettando il significato di tale nome tecnico (dell’io; cfr. ibid.) sono immediatamente espulsi dalla chiesa!

 

Eppure tutta la vita interiore di ogni essere umano è il risultato di questa fecondazione dell’umanità tramite l’“io sono”!

 

Domanda: com’era nelle precedenti forme della vita individuale degli uomini?

 

L’uomo antico si esprimeva nominando se stesso in terza persona, esattamente come fanno gli infanti: “Il mio spirito esulta”; “Mario ha fame”, per dire “io esulto”, “io (Mario) ho fame”.

 

Il figlio dell’uomo - vale a dire “colui che si presenta come io ai suoi simili” - non nacque e non nasce da carne e sangue, bensì da un elemento IMMATERIALE dell’umanità la cui natura è tale che muove in sé la possibilità della scoperta dell’io. Ed oggi lo si vorrebbe ricacciare nella forma precedente la sua nascita… Però l’operazione non riesce... Perché? Perché il bambino, a un certo punto della sua infanzia dirà sempre “io” a se stesso!

 

Non bisogna avere paura dell’io, o animali sociali!

 

La nascita verginale del “figlio dell’uomo” da parte della natura umana, il senso della nascita del Cristo in quanto involucro (sinderesi) dell’”io sono” nell’uomo, non è altro che questo.

 

Vi è infatti un percepibile rapporto di equivalenza fra la storia dell’individuo e quella dell’umanità: tanto nell’infanzia dell’umanità quanto in quella del bambino si passa dalla consapevolezza di sé in terza persona a quella in prima persona.

 

Troviamo testimonianza di ciò nei testi più antichi: come cinquemila anni fa il faraone Azoze, V dinastia, circa 2900 a.C., diceva “La mia maestà ha visto” (G. Farina, “Grammatica della lingua egiziana antica”, Ed. Hoepli, pag. 183 e 184), anziché dire “io ho visto”, così duemila anni fa, la “madre” dice ancora “l’anima mia magnifica il Signore”, anziché dire “io magnifico il Signore” (Luca, 1,46).

 

Nella misura in cui provi a ripercorrere all’indietro le antiche forme di autocoscienza dell’umanità, ricercandole dal tempi dell’avvento del “figlio dell’uomo” fino ai primordi, oltrepassando i tempi dell’essenziale esigenza mosaica di un dio che dica di se stesso “io sono l’io sono” (Esodo 3,13-16), fino ai tempi prediluviani, puoi percepire come l’umanità tenda ad indicare se stessa sempre in terza persona singolare, come gli infanti quando, prima di scoprire la parola “io”, indicano se stessi in terza persona singolare servendosi del proprio nome. Ovviamente, qui non si tratta di una percezione materiale simile a quella che si ha di un cotechino, perché qui - a parte i pochi documenti antichi rimasti - la materia percepibile è poca. Si tratta comunque di percezione sovrasensibile, vale a dire di veggenza spirituale, di intuizione. E questa è la stessa intuizione che permise a Steiner la seguente affermazione: “La terra degli Atlanti era quella che la mitologia germanica designa con i nomi di “Niflheim”, “Nebelheim”, “Wolkenhein”, terra delle nebbie. [...] Il continente atlantico fu sommerso a seguito di una serie di diluvi nel corso dei quali l’atmosfera terrestre si rischiarò. Solo in seguito si videro il cielo azzurro, i temporali, la pioggia e l’arcobaleno. Per questo dice la Bibbia che, dopo che l’arca di Noè aveva toccato terra, l’arcobaleno fu il nuovo segno del patto fra Dio e gli uomini. [...] Solo allora l’uomo iniziò a chiamarsi “io”. Gli Atlanti parlavano di se stessi in terza persona” (Rudolf Steiner, “Kosmogonie”, Opera Omnia n. 94, R. Steiner Verlag, Parigi, 26 maggio 1906; cfr. anche R. Steiner, “I manichei”, Ed. Antroposofica, Milano 1995).

 

E la vita dell’io in terza persona si è fatta sentire fino nel “plurale maiestatis” degli ultimi papi, perché sempre la vita di un periodo precedente diviene la forma di quello successivo. È una legge evolutiva questa.

 

La nuova forma sociale, la nuova moneta, la sovranità dell’individuo, il RDB (Reddito Di Base), la triarticolazione dell’ordine sociale, poggia e scaturisce in definitiva  dalle intenzioni di Manes (sto bestemmiando per i cattolici), cioè dal piccolo gruppo di persone preparate da Manes, che oggi si reincarna in poeti come Ezra Pound e negli amanti della sua poesia: “Non ci sono guerre giuste... (Manes) la saggezza giace accanto a te, senza metafora...” (Ezra Pound, “Canti Pisani”, Ed. Garzanti, Milano, 2004).

 

La neosocietà sarà una comunità nella quale troverà posto anzitutto la reale scintilla cristiana, la reale moneta cristiana, con l’immagine dei pesci e del pane... da moltiplicare per tutti in modo da sfamare tutti e avanzarne dodici ceste...

 

La moneta oggi gode di privilegi non goduti dalle merci. Perciò è iniqua. Non ci vuole molto a capirlo. La moneta è equa solo se le si impedisce di stagnare, solo se la si naturalizza, facendola rientrare nel divenire ENTRO LO SPAZIO-TEMPO. Quando l’uomo farà in modo che essa deperisca in modo naturale, come deperiscono le merci quando non sono consumate, allora sarà equo strumento di scambio. Ecco perché, sempre per chi ha orecchie per intendere, nella “liquidità” del mare monetario da cui Gesù fa prelevare moneta fiscale (Matteo 17,27) esiste il vero movimento della vita economica, dato dalle sue necessarie onde, liberatrici da ogni stagnazione.

 

Oggi dovremmo dire: Padre nostro liberaci dal male... della stagnazione che è in noi... nel nostro mero emisfero sinistro dell’ideologia che fa gregari, cioè schiavi di idee credute Dio!

 

Vera stagnazione è infatti quella del cervello malato di coloro che pretendono l’attuazione della neosocietà e della neofiscalità, retrocedendo, attraverso le forme di ieri, attraverso la democrazia che in verità è usurocrazia: forme antiche che generano altre forme antiche, spingendo le persone a formare da un lato fazioni in lotta fra loro, e contemporaneamente a risparmiare, portando i loro soldi in banca... È la follia! Queste persone, altro non sono altro che un’ignara espressione (una delle tante) della “belva feroce” di cui parlava Nietzsche (F. Nietzsche, “Genealogia della morale”, Adelphi, Milano 1995, pag.30-32), altro eretico come Pound, preparatori del futuro.

 

E Agostino? Agli antipodi, Agostino, uno degli spiriti più eminenti per la chiesa cattolica, che nel suo “De Civitate Dei” da’ appunto forma alla chiesa, forma che è ancora quella di oggi, fu necessariamente il più attivo avversario della forma che preparava il futuro.

 

Circa 17 secoli fa, Faustus ed Agostino, erano uno di fronte all’altro come il fenomeno goethiano di due polarità di colori: Agostino che, partendo dall’antica autorità dell’impero romano, costruiva sulla chiesa nella sua forma attuale, e Faustus che, movendo dall’uomo, intendeva preparare il senso per la forma dell’avvenire. Questo contrasto, che si sviluppò nel terzo e nel quarto secolo dopo Cristo rimase, e si manifestò poi nella lotta della chiesa cattolico-romana contro i Templari, i Rosacroce, gli Albigesi, i Catari e gli altri.

 

Ecco perché Jacques de Molay, l’ultimo dei templari, bruciando sul rogo, disse agli astanti: “Le eresie e i peccati che ci vengono attribuiti non sono veri […]. Sono degno della morte e mi offro di sopportarla, perché prima ho confessato per paura delle torture, e per le moine del papa e del re di Francia”.

 

Tutti vennero distrutti sul piano fisico, ma la loro vita interiore continua ad agire.

 

In fondo non è altro che lo swing della vita che agisce, con la sua diastole e sistole.

 

La lotta di Agostino contro Faustus non fu altro che un primo aspetto di tale contrasto.

 

Se tramite compurerizzazione della mia attività cardiaca costringo meccanicamente il mio cuore ad andare a tempo secondo una media parametrica scientificamente esatta fra un battito e l’altro, non opero per la mia vita ma per la mia morte. E ciò è come portare i soldi in banca, credendo di risparmiare... È come predicare bene e razzolare male. Predico bene, semino la buona novella, le nuove teorie monetarie, economiche, sociali, ecc., ma se continuo a seminare anche i miei soldi in banca, succede come alla semina di Pinocchio. Qui Collodi è bravo come Pound nello spiegare le attuali (1) truffe: Pinocchio semina le sue quattro monete nel campo dei fiori su indicazione del gatto (lo Stato) e della volpe (la banca, lo IOR, sua santità Ratzinger, ecc.), e se ne torna gongolando al luogo della buca chiedendosi quante migliaia di monete troverà sull’albero cresciuto dove aveva seminato i soldi “investiti” con grande fiducia nei lestofanti usurai di allora: “‘Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro. Pigliatelo e mettetelo in prigione’. Il burattino rimase di princisbecco e voleva protestare, ma i gendarmi gli tapparono la bocca e lo condussero in gattabuia”(Carlo Collodi, “Pinocchio”, Ed. Salani, 1995, in Carlo Alberto Brioschi, “Breve storia della corruzione dall’età antica ai giorni nostri”, Ed. Tea, Milano, 2004). La colpa di Pinocchio è il torto imperdonabile di farsi derubare, esattamente come i “burattini” d’oggi, che si fidano delle banche di Stato. I burattini d’oggi sono coloro che costituiscono il “popolo bue”, gli uomini senza meraviglia, quelli che Pound chiama “uomini di marmo”: “gli uomini di marmo trapasseranno nel nulla” (“Canti pisani”, op. cit.).

 

I loro soldi continuano a diminuire; ognuno dice la sua, tutti predicano riforme del sistema monetario, però tutto resta come prima: il “seminato” non da’ frutti, o da’ frutti appassiti.

 

In tutta la storia della politica, in quella delle confessioni religiose, e di tutte quelle consorterie del malaffare, che non vogliamo verificare alla radice i propri presupposti, e correggerli, inserendo il nuovo, vi è sempre un “bene fuori tempo” che aspetta di andare a tempo.

 

Purtroppo chi paga questi errori è sempre il popolo... “Tutto cambia affinché niente cambi” ma anche affinché il “bene fuori tempo” possa godersi in tempo...

 

(1) Cfr. Il Resto del Carlino del 24 dicembre 2004: USURA, Gioia Tauro, banche sott’accusa. Indagati 39 dirigenti, tra cui Abete e Geronzi http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/art/2004/12/24/5365811: Palmi, 23 dicembre 2004 - Trentanove persone tra dirigenti e funzionari dipendenti di sei istituti di credito a livello nazionale e regionale sono stati iscritti nel registro degli indagati, nell’ambito di un inchiesta, avviata dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Palmi su presunti episodi di usura nei confronti di alcune imprese della Piana di Gioia Tauro. L’inchiesta, è stata avviata dal sostituto procuratore della Repubblica di Palmi, Alberto Cianfrini, sulla base di una denuncia di un imprenditore. I sei istituiti coinvolti sono: Banca Antoniana Popolare Veneta, Banca di Roma, Monte dei Paschi di Siena, Banca Nazionale del Lavoro, Banca Carime e Banca Regionale Calabrese. Tra gli indagati Cesare Geronzi e Luigi Abete. A rendere nota l’indagine è stato il sindaco di Rosarno, Giacomo Saccomanno, che è anche legale di un gruppo di imprese dalla cui segnalazione è partita l’indagine della Procura coordinata dal sostituto Alberto Cianfarini; e dal presidente della Commissione regionale antimafia, Vincenzo Pisano. Secondo quanto riferito da Saccomanno vi sarebbero gia’ delle consulenze fatte in sede civile (procedimenti sono stati aperti presso i tribunali di Reggio Calabria e Palmi) che accerterebbero che i tassi sulle linee di credito aperte dalle imprese sarebbero elevati. Le consulenze avrebbero anche già indicato somme nell’ordine di milioni di euro che le banche dovrebbero restituire. ‘‘Ho fatto questa denuncia - ha detto Saccomanno - non come avvocato, ma come sindaco di Rosarno perché nell’area portuale di Gioia Tauro c’’è’una situazione di grande tensione. Delle 48 imprese che c’erano, l’attività si è ridotta a pochissime aziende che stanno in piedi per le propriecapacita’, mentre una quarantina o sono chiuse o stanno chiudendo”. “Oltre ai problemi che si trovano a dover fronteggiare c’e’ anche quello dell’usura delle banche. Il mio vuole essere un grido d’allarme forte e un richiamo per tutti alle proprie responsabilita’. Credo sia importante porre un freno a quello che sta succedendo’’. ‘‘Il problema - ha aggiunto il Sindaco di Rosarno - è quello della crisi dell’ area, in cui ci sono migliaia di disoccupati. Come sindaco, conoscendo la situazione del territorio, ho voluto lanciare l’allarme per dire: assumiamoci le responsabilità ognuno per le proprie competenze e vediamo cosa dobbiamo fare’’.

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commenti

Lo scemo del villaggio 08/28/2012 15:56

L' immagine aggiunta è perfetta per sintetizzare la storia ed il futuro dell' umanità che non sembra, tranne alcuni individui qua e là, voler dare segno di un progresso interiore apprezzabile.

nereovilla 08/28/2012 18:08



Ci vuole un po' di musica dello scemo del villaggio. Ora la pubblico. Ciao



Lo scemo del villaggio 08/28/2012 13:17

Grande, hai ricevuto la mail sull' inizio del cammino?

nereovilla 08/28/2012 18:07



Sì. Mi piace lo scemo del villaggio.



Massimo Francese 08/28/2012 11:09

Un altro post lucido e tagliente. Tra Agostino di Ippona, di cui posseggo un poderoso volume e Charles Bukowski preferisco di gran lunga il secondo che consiglio alle giovani generazioni partendo
da Post Office.

nereovilla 08/28/2012 11:42



Grazie. Visto che ti è piaciuto, ho aggiunto un'immagine mistica cinese, che oggi è di moda! :D :D :D



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