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7 marzo 2012 3 07 /03 /marzo /2012 13:33

Seguimi nel Consultorio di economia della triarticolazione sociale

 

A PROPOSITO DI IDEOLOGIE e/o di TEO-IDEOLOGIE

 

L’errore basilare dei testimoni di Geova è quello di essere “animati”, e di “pensare”, secondo le traduzioni ed i pensieri degli “illuminati” di Brooklyn, esattamente come il politico “si anima” e “pensa” oggi secondo i dettami delle banche centrali.

 

Brooklyn dice che il termine ebraico per “anima” è “nèfesh”? Il testimone ripete pappagallescamente che nèfesh è l’anima.

 

nefesh.gif

 

E tu hai un bel ripetergli che “nèfesh” è solo uno dei tre termini veterotestamentari con cui si caratterizza l’anima, che gli altri due sono “ruach” e “neschamah”, e che “neschamah” è l’elemento eterno che riposa solo negli esseri umani, non come la “nèfesh” che invece appartiene anche al mondo animale!

 

ruach.gif

 neshamah.gif

Il testimone non ti ascolta, e si comporta esattamente come il teologo cattolico (altro “testimone”) in merito ai tre concetti neotestamentari greci “egheiro”, “anastasi”, ed “apokatastasi”, che traduce tutti e tre indifferentemente con “risurrezione”.

 

Equazione: come il testimone di Brooklyn (o di Roma via Bufalotta, sede italiana di Brooklyn) traduce indifferentemente con “anima”, i tre concetti “nèfesh”, “ruach”, e “neschamah”, così il testimone di Roma (Vaticano) traduce col termine “risurrezione” i tre differenti concetti “egheiro”, “anastasi”, ed “apokatastasi”.

 

Insomma, da Brooklyn-Bufalotta a Roma-Vaticano è in tal modo negata la realtà delle ripetute vite terrene: da Brooklyn-Bufalotta perché attribuendo all’anima l’esclusivo suo animarsi di tipo animale, è ovvio che non si può poi attribuire all’immobile cadavere alcuna ipotesi di reincarnazione individuale (“apokatastasi” per l’evangelista Luca); da Roma-Vaticano perché la fede nella risurrezione della carne sostituisce barbaramente la conoscenza di ciò che dalla carne e dalla materia non proviene: l’io umano.

 

Tutto il lavoro dei negatori è comunque sempre concepito e fondato sul castigo eterno, e tutto prende le mosse dal castigo, o meglio dalla paura del castigo…

 

Se si osserva etimologicamente questo concetto si ha che la parola “castigo” proviene dal latino “castus”, così come la parola “purgare” proviene da “purus”. Rendere puro, casto, ripulire, purgare, nel lavoro concepito come castigo cos’è in definitiva? È il karma negativo dei “lavoratori” o dei “proletari” che si combattono fra loro, fra destre e sinistre, senza minimamente accorgersi che il karma da superare è la creatività, cioè una nuova concezione del lavoro: il lavoro creativo in cui il karma si trasforma in “carme”, poesia di vita!

 

La creatività caratterizza infatti NELL’ESSERE UMANO la sua superiorità rispetto all’animale, ed il lavoro concepito come creatività, come talento, e come libera espressione dell’io, riguarda la divino-umanità (Dicevano gli ebrei a Gesù di Nazareth: “[…] tu, che sei uomo, ti fai Dio”. E Gesù a loro: “Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi?”), dunque L’UOMO INTESO COME ESSERE SUPERIORE ALL’ANIMALE.

 

IL LAVORO CONCEPITO COME PENALIZZAZIONE RIGUARDA INVECE L’UOMO INTESO COME SPECIE ANIMALE, COME ANIMALE, O TUTT’AL PIÙ COME ANIMALE SOCIALE.

 

L’interiorità umana del lavoratore sudato e punito è in ebraico NÈFESH, e giustamente di essa si dice che è “principio vitale” o vitalità.

 

L’interiorità umana del lavoratore concepito non solo come sudato affannato e punito, ma anche come creativo è invece NESHAMAH, e giustamente di essa si dice che è “anima”, cioè umana attività interiore.

 

L’interiorità umana del lavoratore che passa dalla nèfesh alla neshamah è RUACH, e giustamente di ruach si dice che è “spirito”.

 

GRANDE È PERÒ NELLE CONFESSIONI RELIGIOSE LA CONFUSIONE TERMINOLOGICA CIRCA QUESTE TRE PAROLE.

 

L’impiego del termine psyché nei Vangeli fa riferimento alla vitalità ed alla totalità dell’essere umano (Gv 13,37). Questi collegamenti vanno dallo stato emotivo dell’uomo (la mia psyché è triste fino alla morte: Mt 26,38) fino al suo affanno egoistico (chi vorrà salvare la propria vita, la perderà: Mc 8,35).

 

Paolo di Tarso usa psyché nella sua forma oggettiva psychikos in contrapposizione all’uomo spirituale, indicando così l’uomo che ragiona con le mere categorie del mondo dei sensi, nella sua vita naturale, animatrice del suo corpo fisico.

 

La parola psychikos è da intendere perciò nel senso di animico (psiche significa anima), cioè emotivo, che si anima autonomamente come avviene anche negli animali.

 

In tal senso l’uomo meramente psichico non può accogliere le cose dello spirito: l’uomo psichico non riceve le cose dello spirito di Dio (1ª Cor. 2,14).

 

PSYCHÉ È INFATTI LA TRADUZIONE GRECA DELL’EBRAICO NÈFESH che traduce anche anima, ma esclusivamente nel senso di un’entità che si muove autonomamente, da sé, personalmente, soggettivamente.

 

La parola “nèfesh” deriva dal verbo nafash che significa in ebraico respirare dopo un lavoro faticoso.

 

NÈFESH INDICA DUNQUE UNA PERSONA CHE RESPIRA, CHE VIVE, IN QUANTO, RESPIRANDO, LA SUA PARTE TORACICA, I SUOI POLMONI SI ANIMANO.

 

Essendo attribuibile anche alle bestie, in quanto anche le bestie respirano, nèfesh ha un comune significato generico, traducibile come anima e come vivente, perché anima significava vita, e quindi vivente, principio vitale, appunto.

 

Con la parola nèfesh gli antichi non indicavano la vita vegetativa delle piante semplicemente per il fatto che ai loro occhi non risaltava immediatamente evidente la respirazione delle piante, per cui riconoscevano il concetto di vita solo a uomini e a bestie.

 

Non che gli antichi pensassero che le piante fossero senza vita. Semplicemente non vedevano in esse la respirazione visibile, e quindi non davano alle piante il concetto dinamico di vita, perché per essi la vita era rivelabile dalla respirazione. Nèfesh, infatti, significa respirazione, e la respirazione era segnale della vita. Nel linguaggio comune tale segnale passò poi, per traslato, a significare sia il vivente umano, che il vivente animale, e nèfesh é infatti il termine proprio di chi respira, dunque dei viventi, uomini o animali che siano.

 

Paolo usava il termine psychikos in quanto NON POTEVA NON SAPERE dai libri della Legge (o Torà) che l’uomo prima di ricevere l’alito divino, cioè lo spirito individuale - neshamah -, era già vivente, SIMILE MA NON UGUALE ALLA BESTIA. INFATTI SECONDO LA BIBBIA L’UOMO PROVIENE DIRETTAMENTE DAL DIVINO: DIO SOFFIA SU DI LUI IL SUO SPIRITO - NESHAMAH - DI VITA, IN MODO CHE ORA LA SUA VITA - NÈFESH - NON ASSOMIGLIA PIÙ A QUELLA ANIMALE (GEN. 2,7).

 

L’espressione ebraica “lenèfesh”, “A ESSERE VIVENTE”, è composta dalla preposizione “le”, che significa “a”, prefissa alla parola “nèfesh”, che significa “essere vivente”, sia umano che spirituale. La preposizione “le”, “a”, prefissa alla parola “nèfesh” - “essere vivente” - sta proprio ad indicare il culmine finale dell’evoluzione del corpo preumano, destinato AD ESSERE VIVENTE come essere umano fisico e spirituale, non appena Dio soffia in lui lo spirito della vita, cioè, non appena Dio infonde nel suo essere vivente preumano lo spirito vivente individuale.

 

Ovviamente, non intendo con ciò affermare che tutte queste caratterizzazioni siano delle definizioni. Ogni contenuto concettuale è sempre perfettibile. Quindi per me valgono solo fino a prova contraria. Vale a dire se qualcuno mi mostra altrettante caratterizzazioni migliori in grado da stare in piedi da sé in merito agli stessi contenuti, non avrei nessuna difficoltà a evolvere e a migliorare i risultati di questa mia esperienza concettuale. Credo infatti che la cultura della definizione dei concetti sia una bufalo, in quanto cultura del “pensato”, del “dato”, del morto: anzi, proprio nel concetto stesso di “de-finizione” c’è il sentore del finire, dunque di qualcosa la cui vita finisce.

 

La realtà è complessa e le parole possono caratterizzarla, mai definirla. A volte invece ci “incarogniamo” su concetti e idee in senso ideologico, cioè collocandoli kantianamente “a priori”, cioè pregiudizialmente, preconcettualmente. Con questo tipo di comportamento concettuale sarebbe molto difficile comprendersi. Se, per esempio, osservo un dipinto e noto che ha colori caldi, ciò non significa che d’inverno io possa usarli per riscaldarmi!

 

Allo stesso modo, anche la parola neshamah a volte può significare respirazione, ma in Genesi 2,7 sarebbe fuori posto con quel significato, in quanto il corpo preumano dell’uomo già respirava da parecchio tempo, a meno che si voglia credere che il Creatore abbia trasformato in vivente un pupazzo di creta come in una magia di cartoni animati.

 

Credo invece che il creato in atto sia un fatto evolutivo, e che il “motore” di questa cosmica attività crei, facendo evolvere gli essere viventi, i quali sono fatti, sì, di carne come gli animali, ma superiori a qualsiasi bestia provenuta direttamente dalla terra, come dal resoconto di Genesi 1, 20-26: “Poi Dio disse: Producano le acque vivi animali striscianti, e volanti sopra la terra […] ed ogni animale vivente e moventesi […] Dio disse: Facciamo l’uomo […] domini sopra i pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sugli animali domestici, su tutte le fiere della terra e su tutti i rettili che strisciano sopra la terra”.

 

Vi è dunque una trasformazione dell’“adamo biblico” (pupazzo cretaceo) in “essere senziente” prima, in “essere razionale” poi, tramite evoluzione continua e distinta da quella di ogni altra creatura.

 

Se invece si intende l’essere umano come animale o come meccanismo si cade in una specie di talebanismo aristotelico dell’“animale sociale” sopracitato che, in definitiva, nella realtà umana attuale non può che esprimere un UOMO SEMPRE PIÙ ANIMALE E SEMPRE MENO SOCIALE, come è largamente dimostrato da quanto sta avvenendo su tutto il pianeta.

 

Probabilmente per gli oscuratori di neshamah o per i “lavoratori sporchi e sudati” che non hanno tempo di liberarsi dall’oscurità così ottenuta, nèfesh, che è il mero “principio vitale”, sta invece ad indicare la comune condizione mortale dell’uomo e della bestia, senza alcuna differenza di superiorità essenziale dell’uomo sulla bestia.

 

In base a questi pregiudizi vengono poi create le leggi e... le finanziarie.

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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