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19 novembre 2011 6 19 /11 /novembre /2011 11:51

guavda.jpgLo Stato - ma si potrebbe dire tutti gli Stati (da quelli uniti d'America a quelli dell'UE) - non può che essere mafioso, in quanto la sua vita economica e quella culturale non sono staccate da quella statale.

 

L'economicismo e l'ignoranza che lo domina ha bisogno da sempre di stupidi al potere, e di cultura di Stato, che li glorifichi esattamente come sta accadendo oggi in Italia con Monti.

 

Cos'è la mafia? Eccone la caratterizzazione di Frank Coppola all'indomani del suo arresto nel 1980:

"Signor giudice, tre magistrati vorrebbero oggi diventare procuratore della Repubblica. Uno è intelligentissimo, il secondo gode dell'appoggio dei partiti di governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia..." (Giovanni Falcone, "Cose di Cosa Nostra", Ed. Rizzoli, Milano 1991, p. 50).

"Come è noto", scriveva Giovanni Falcone nel 1991, "la Comunità Europea concede un indennizzo per la distruzione degli agrumi in eccesso" (G. Falcone, cit., p. 144). Qui abbiamo una dichiarazione che dimostra con un esempio chiaro e tondo che la logica economica (del distruggere gli agrumi per alzarne il prezzo) atrofizza la logica giuridica, essenzialmente diversa, dato che tanto uno Stato di diritto quanto un Super Stato di comunità europee o di unioni europee poggianti sul diritto, dovrebbe invece impedire tale scempio, in modo che quegli agrumi anziché essere distrutti possano almeno comparire sulla tavola dei meno abbienti o di chi muore di fame.

 

È chiaro che lo scempio invece favorisce la mafia:

"Tutti sanno all'interno di Cosa Nostra che la mafia è implicata fino al collo nella distruzione di agrumi da cui ricava sensibili profitti" (Salvatore Contorno in Giovanni Falcone, "Cose di Cosa Nostra", cit., ibid.).

Ed è chiaro allora che la mafia vada da sempre a braccetto con la stupidità economicista e l'incultura dei giudici, nonché, per conseguenza, di tutti coloro che ci governano. Non diceva forse Gianfranco Miglio, parlando della degenerazione del federalismo americano, che perfino nella crisi economica del 1929 ebbero buon gioco tale incultura ed economicismo statizzati nel fare degenerare quei miscugli fra politica, economia e scuole dell'obbligo, simili a maionese impazzita, che prendono il nome di Stato?

"Ebbe buon gioco a far accettare dagli Stati aiuti finanziari, e interventi del governo federale, che gradualmente trasformarono gli Stati Uniti in una repubblica presidenziale accentrata non diversa dalle altre. La tendenza si rafforzò dopo la seconda guerra mondiale, perché la disponibilità di grandi risorse economiche durante le "presidenze imperiali" e il predominio del concetto di federalismo cooperativo resero il sistema dei "grants-in-aid" distruttivo dell'equilibrio originale della costituzione"? (Gianfranco Miglio, "Federalismi falsi e degenerati", Milano, Ed. Sperling & Kupfer, 1997, p. XIII).

Ma la degenerazione mafiosa della politica che accentra in sé economia e cultura, cos'altro è se non la faccia più oscura dell'URSS che si sta reincarnando da noi attraverso l'ideale cinese?


"Come spiega Miglio", scrive Geminello Alvi, citandone lo scritto "Federalismi falsi e degenerati",

"la Germania grande grossa e forte, che sta liquidando il sogno della "unione europea Paritaria", è il prodotto diretto della rozza e arcaica politica di conquista staliniana" (G. Miglio, cit., in G. Alvi, "Il capitalismo. Verso l'ideale cinese", Ed. Marsilio, Venezia, ottobre 2011, p. 248).

E più avanti, sempre parlando di Miglio,

"Alla biblioteca Lenin, in un libro di quel Miglio che fu grande studioso e corrispondente di Carl Schmitt: «La tenacia con cui i cittadini svizzeri hanno difeso per sette secoli le loro istituzioni e in particolare le prerogative delle comunità cantonali è il segreto della stabilità della Confederazione svizzera... Le minacce esterne e non una omogeneità etnica ha spinto alla collaborazione quattro stirpi diverse»" (Federalismi falsi e degenerati", cit., pp.XVIII-XIX). Ogni uomo libero, avverso alla omologazione in atto, deve pertanto complimentarsi che malgrado i ricatti, e ogni genere di dispetti, gli svizzeri ancora resistano, non abbiano ceduto dissolvendosi nell'Unione europea o prestandosi alla commedia dell'euro" (Alvi, "Il capitalismo. Verso l'ideale cinese", cit. p.300).

Ogni uomo libero, avverso alla omologazione in atto, dovrebbe pertanto complimentarsi con coloro che sabato 8 ottobre 2011 si sono riuniti a Bergamo (convegno "Ripartire da Miglio") per quella che vorrei chiamare l'autoderminazione degli ultimi rari pensanti.


La volontà di determinare i confini dell'azione dello Stato ha comunque radici profonde, perché ogni cultura, se non è ridotta a mero nozionismo ideologico, non può che innestarsi armonicamente in quella precedente, e in quella ancora precedente, e così via, fino al germoglio di Iesse, padre di Davide e antenato dell'io umano che si sarebbe incarnato all'inizio della nostra era.


"È caratteristico", afferma Rudolf Steiner, padre della triarticolazione sociale moderna,

"che proprio in Europa centrale siano sorti i pensieri su come dovrebbe formarsi lo Stato, senza che si fosse ancora giunti alla triarticolazione. È interessantissimo osservare che, partendo da certi concetti di Schiller e di Goethe, Wilhelm von Humboldt (che poté divenire persino ministro prussiano, ed è strano) nella prima metà del secolo diciannovesimo poté scrivere il bell'articolo: "Tentativo di determinare i confini dell'azione dello Stato" (Wilhelm von Humboldt, 1767-1835, "Ideen zu einen versuch, die Grenzen der Wirksamkeit des Staates zu bestimmen", Leipzig 1851). Qui si è realmente lottato per ottenere un reale edificio statale, si è cercato di cavare dai rapporti sociali quello che può essere appunto l'elemento soltanto statale, politico, giuridico. Il tentativo è riuscito proprio a Wilhelm von Humboldt, anche se in maniera imperfetta, ma non è questo che importa. Queste cose avrebbero dovuto poi essere perfezionate, per giungere a creare una realtà per l'elemento statale, mentre i vari Stammler continuano a balbettare che la vita statale è solo formata di vita economica" (R. Steiner, conferenza di Stoccarda del 13 febbraio 1921 sera, del ciclo" Come si opera per la triarticolazione dell'organismo sociale".

Gli Stati-Mafia e le loro continue, giornaliere, e programmatiche reincarnazioni URSS nell'UE in stile omologante cinese, sono appunto quell'idea di Stato che anziché articolarsi come diritto con l'economia e con la cultura come enti autonomi ed essenzialmente diversi dal diritto, le accentra in sé come cose proprie.


Quest'idea sta, appunto, crollando come il quarto Re della "Favola" di Goethe...


Tutte le paure indotte dalla Tv e dai media per il crollo di questa idea di Stato, anzi di Super-Stato, costituiscono ancora il vecchio sistema del terrore che però, grazie ad internet, non avranno più presa sulla gente.


Crolla l'idea dello Stato-Mafia nella misura in cui la sete di giustizia degli individui la sostituisca con quella di uno Stato di diritto che non si occupi mai più di economia, né di cultura.


Non abbiate paura di coloro che vi terrorizzano con idee mafiose del "dover essere" patrioti spennati.


Ron Paul, e non solo Ron Paul, ha dimostrato che il vero patriota americano fu e resta quello che si rifiutò di pagare le tasse all'Inghilterra e promosse la secessione dagli inglesi.


La stessa cosa sta capitando ora qui in Europa. I veri patrioti sono e saranno quelli che si rifiuteranno di pagare il pizzo mafioso, per quanto esso sia legalizzato dal Super Mario di turno. I Monti e i Tremonti tramonteranno, in quanto spiriti veterotestamentari...

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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