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30 agosto 2012 4 30 /08 /agosto /2012 11:28

Seguimi nel Consultorio di economia della triarticolazione sociale

 

 

Ecco parte della conferenza di Steiner da me curata, che dimostra per l’ennesima volta come egli sia sostenitore del MINIMO VITALE, da me chiamato RDB, o Reddito Di Base incondizionato per tutti dalla nascita alla morte. Buona lettura.

 

“[…] Il problema non è inventarsi il sistema fiscale migliore, ma lavorare alla triarticolazione. Quando poi essa si realizzerà sempre più, dalla sua stessa attività si verrà a creare il miglior sistema fiscale. Occorre realizzare le condizioni sotto cui si sviluppano le migliori direttive sociali. Il punto non è infatti di pensare che uno qualsiasi, almanaccando, trovi l’idea migliore, perché ciò non è assolutamente realistico. Pensiamo solo di essere un genio (uno qualsiasi dei presenti) quale non ne è mai esistito prima nell’evoluzione umana e di essere perciò in grado di escogitare il miglior sistema fiscale. Se però fossimo soli al mondo con la nostra idea del miglior sistema fiscale e gli altri non la accettassero, conterebbe solo il fatto che costoro vorrebbero un sistema sbagliato ma non il nostro.

 

Non basta avere le idee migliori, ma trovare ciò che di meglio può fare l’umanità nel suo insieme. Ora si potrà comunque dire: “Si, ma si deve ben cominciare da qualche parte. Si deve organizzare la triarticolazione, anche se la gente non la vuole!”

 

Questo è un altro discorso, perché ora non si tratta del sistema fiscale che la gente può volere o meno, ma di qualcosa che in fondo vogliono tutti, solo che lo capiscano. Questo va fatto capire alla gente se si trova la strada giusta, perché la gente nell’inconscio vuole che lo si realizzi nel mondo civile nei prossimi decenni. Non è un’invenzione, ma frutto dell’osservazione di quel che vuole la gente. Moltissimi ancora oggi rifiutano la triarticolazione non perché non la vogliano, ma solo perché sono ancora pieni di pregiudizi e in effetti operano per contrastare ciò che intende assolutamente realizzarsi. Il resto ne deriva di conseguenza. Bisogna badare all’elemento principale, ed è che al riguardo (sia che duri di più o di meno) si susciti la comprensione solo rimuovendo alcuni elementi che oggi la impediscono ancora. Certo esistono ancora personalità dirigenti che vi si oppongono. Sarà impossibile convincerle; prima dovranno battere la testa contro gli ostacoli che si opporranno loro. E ce ne saranno molti! Di conseguenza la cosa non va definita irrealizzabile, anche se al primo tentativo non riesce come si vorrebbe. Va preparata. Dovrà essere pronta al momento in cui nella vita ciò che si realizza in modo errato sarà arrivato all’assurdo, quando molto di ciò che penetra ora nel mondo non ci sarà più, come ad esempio ora non ci sono più i principi tedeschi che ancora nel 1913 non si sarebbero sognati di essere allontanati nel 1919. Quando sarà scomparso quel che la gente oggi spesso osanna, nella testa, nel cuore delle persone dovrà esserci qualcosa a cui riferirsi.

 

Il terreno deve venire preparato, elaborato.

 

Questo è ciò che bisogna pensare in merito a questi argomenti. Quando si sia penetrati abbastanza a lungo e a fondo nella triarticolazione della vita spirituale, della vita politica e della vita economica si avrà l’esigenza di sviluppare una certa ulteriore comprensione dell’argomento. Essa è appunto assolutamente necessaria, altrimenti si finisce per parlare delle cose in modo da mettere tutta la buona volontà nei discorsi, senza riuscire però a tradurli in realtà.

 

L’ORGANISMO SOCIALE SOGGIACE A DETERMINATE LEGGI COME VI SOGGIACE L’ORGANISMO NATURALE UMANO. OPERANDO IN CONTRASTO CON LE LEGGI DELL’ORGANISMO SOCIALE, ANCHE SE MOSSI DAI PRINCIPI PIÙ BELLI, NON SI RIESCE A OTTENERE NIENTE. TUTT’AL PIÙ SI RIESCE A GUIDARE LA GENTE IN UN VICOLO CIECO. QUESTA È LA REALTÀ [il maiuscolo è mio - nota del curatore].

 

Non si dica: “Che cos’è allora la libertà dell’uomo se egli deve venir inserito in un organismo sociale che ha delle leggi?” Non è una domanda saggia; trasponendola in altro campo la si potrebbe formulare così: “È libero l’uomo se è costretto a mangiare tutti i giorni?”. Non è libero di non mangiare. Le cose che al mondo sottostanno a una certa regolarità, anche se in esse è incluso l’essere umano, in fondo non hanno nulla a che vedere con la libertà, altrettanto poco quanto ne ha il fatto di non poter tirare giù la Luna [il grassetto è mio - ndc].

 

Tuttavia qualcos’altro che è connesso a quanto è necessario per la comprensione sociale c’è: è il mettersi nella situazione di riandare all’elemento fondamentale, all’elemento primario, e di non far dipendere la propria comprensione sociale da elementi secondari o terziari, da quanto è solo effetto.

 

IN UNA CERTA CONDIZIONE DI VITA SI PUÒ DIRE: OGNUNO IN UNA DATA SITUAZIONE DI VITA HA BISOGNO COME MINIMO DI DETERMINATI VALORI (DICIAMO DI DENARO, DATO CHE ABBIAMO GIÀ CONVERTITO I VALORI IN DENARO) PER POTER PROVVEDERE ALLA SUA VITA. IN DETERMINATE CONDIZIONI DI VITA SI PUÒ PARLARE DI UN MINIMO VITALE COSÌ DA DIRE PER UN VERSO QUALCOSA DI COMPRENSIBILISSIMO E PER ALTRO VERSO UNA VERA OVVIETÀ.

 

DESIDERO TENTARE DI CHIARIRLO CON UN ESEMPIO.

 

Considerando le condizioni di vita esistenti in un certo territorio, forse si riesce a dire, anche solo per sensibilità innata: chi fa un lavoro semplice, un lavoro manuale, ha bisogno dì un minimo vitale, altrimenti non riesce a vivere nella comunità. Può sembrare un pensiero del tutto ovvio. Tuttavia, per quanto ovvia sia la riflessione, pensiamo a che succede se non è realizzabile all’interno dell’organismo sociale in cui uno vive come è stato ipotizzato in base ai presupposti appena detti. Ecco la prima domanda cui va risposto: “Che succede se la sua realizzazione è impossibile?”

 

Se si riflette nel modo appena esposto, non si giunge a un PENSIERO PRIMARIO.

 

Non ci si ricollega a qualcosa di fondamentale, ma di secondario, a qualcosa che è solo una conseguenza. SI DEVE SEMPRE ESSERE IN GRADO DI RICOLLEGARE LA PROPRIA COMPRENSIONE SOCIALE ALLE COSE FONDAMENTALI. FONDAMENTALE È FARSI UN’OPINIONE, una visione ADERENTE ALLA VITA, di quale può appunto essere il minimo vitale concepito in base alle condizioni di vita di un organismo sociale; DICENDO “ADERENTE ALLA VITA” INTENDO QUI UNA VISIONE DA CUI DERIVI UNA CONDIZIONE SOCIALE POSSIBILE E UNA POSSIBILE CONVIVENZA TRA LA GENTE. QUESTO È PRIMARIO.

 

Si arriva così a determinate rappresentazioni che ai contemporanei sono in gran parte proprio scomode, perché NEGLI ULTIMI SECOLI L’EDUCAZIONE SCOLASTICA, CHE AVREBBE DOVUTO OCCUPARSI APPUNTO DI ARGOMENTI SIMILI, TRASCURÒ IN VERITÀ DI OCCUPARSENE.

 

Oggi la gente dovrebbe ormai sapere che per essere anche solo semi-colti non basta sapere che tre per nove fa ventisette, ma che si dovrebbe in fondo anche sapere che cos’è la cosiddetta “rendita agraria”.

 

ORA IO CHIEDO: QUANTI SONO AL GIORNO D’OGGI AD AVERE UN’IDEA CHIARA DI CHE COS’È UNA RENDITA AGRARIA? Tuttavia senza avere un’idea di queste cose, nell’organismo sociale non si riesce ad avere un proficuo avanzamento nell’evoluzione dell’umanità.

 

A poco a poco sì è creata una grande confusione su questi argomenti, e i rapporti confusi portano oggi la gente alle idee che ha e non a rapporti autentici in questo campo.

 

La rendita agraria, che in certo qual modo può venir valutata in base alla produttività che ha un terreno sito in una certa zona, da’ per così dire una determinata somma per una porzione di territorio nazionale. Il valore del terreno è determinato dalla sua produttività, vale a dire dal tipo e grado di sfruttamento razionale rispetto all’economia generale.

 

Oggi è difficile farsi un’idea chiara del semplice valore agrario, perché nell’economia capitalistica moderna la rendita da capitale o il capitale sì sono confusi con la rendita agraria, perché l’autentico valore economico della rendita agraria è diventato un’immagine illusoria a causa del diritto ipotecario, del credito ipotecario, delle obbligazioni e di altro del genere. Di conseguenza tutto è stato trascinato in rappresentazioni assurde e non rispondenti al vero.

 

È naturale che non sia possibile farsi davvero in un batter d’occhio un’idea di che cosa sia in realtà la rendita agraria.

 

Immaginiamo però che equivalga semplicemente al valore economico del fondo e del terreno di una zona (del fondo e del terreno con riferimento alla sua produttività).

 

Esiste un rapporto necessario tra la rendita agraria e quanto ho indicato prima come minimo vitale di un essere umano.

 

Oggi esistono alcuni riformatori e rivoluzionari sociali che sognano di eliminare in assoluto la rendita agraria, che credono di eliminarla nazionalizzando o collettivizzando, come dicono loro, i terreni.

 

QUALCOSA NON VIENE PERÒ ELIMINATO CAMBIANDOLE FORMA.

 

Il fatto che sia tutta una collettività a possedere il terreno o che siano diverse persone non elimina l’esistenza della rendita agraria. La maschera solo, le conferisce solo altre forme.

 

La rendita agraria di cui ho detto esiste sempre.

 

SE ORA PRENDIAMO LA RENDITA AGRARIA DI UN DETERMINATO TERRITORIO E LA DIVIDIAMO TRA IL NUMERO DI ABITANTI DEL TERRITORIO IN QUESTIONE, RICAVIAMO UN QUOZIENTE CHE FORNISCE L’UNICO POSSIBILE MINIMO VITALE. È UNA PRECISA LEGGE, COME AD ESEMPIO LO È LA LEGGE DI BOYLE-MARIOTTE PER LA FISICA CHE NON PUÒ ESSERE DIVERSA. È comunque un fatto primario, qualcosa di fondamentale, che in realtà nessuno, all’interno dì un organismo sociale, guadagna di più dell’equivalente della rendita agraria globale suddivisa tra il numero degli abitanti. L’EVENTUALE GUADAGNO IN PIÙ VIENE REALIZZATO ATTRAVERSO COALIZIONI E ASSOCIAZIONI CHE INSTAURANO RAPPORTI CHE CONSENTONO A UNA PERSONA DI RICEVERE PIÙ DI UN’ALTRA (1); ma in effetti nella proprietà mobiliare di una sola persona non può fluire nulla in più oltre a ciò che ho testé indicato.

 

TUTTA LA VITA ECONOMICA, NELLA MISURA IN CUI SI RIFERISCE A QUANTO POSSIEDE IL SINGOLO IN BENI MOBILI, MUOVE DAL MINIMO CHE ESISTE DAVVERO OVUNQUE, ANCHE SE I RAPPORTI REALI LO COPRONO.

 

BISOGNA PARTIRE DA QUESTO DATO FONDAMENTALE. Da qui dipende che non si parta da un fatto secondario ma da uno primario. Lo si può paragonare con ogni altro DATO PRIMARIO, ad esempio con quello valido anche per la vita economica che su di un determinato territorio esiste solo una certa quantità di un prodotto grezzo. Si potrebbe indicare anche come auspicabile, se il prodotto grezzo fosse più abbondante, e si potrebbe calcolare di quanto sarebbe maggiore su quel territorio. Tuttavia IL PRODOTTO GREZZO NON PUÒ ESSERE MOLTIPLICATO. È UN FATTO PRIMARIO. COSÌ COME È UN FATTO PRIMARIO CHE IN REALTÀ, IN UN ORGANISMO SOCIALE, NESSUNO GUADAGNA PIÙ (non si guadagna grazie al lavoro, per quanto si lavori tanto) DI QUANTO RENDA IL QUOZIENTE PRIMA ACCENNATO.

 

Tutto il resto viene prodotto da coalizioni et similia tra esseri umani. Contro un simile fatto possono intervenire le organizzazioni sociali e politiche e infrangerlo.

 

IL PROBLEMA È VOLGERE TUTTO IL PENSIERO ORGANIZZATIVO NELLA DIREZIONE VERSO CUI TENDONO I FATTI. QUESTO È IL PROBLEMA. Il soddisfacimento può esistere tra gli esseri umani solo tenendo conto di queste realtà. Se infatti si dirige il pensiero inteso a ordinare, a trasformare la realtà, nella direzione voluta dalla natura dell’organismo sociale, il resto va da sé e NON PUÒ NEPPURE SUCCEDERE CHE UNO SI CREDA SVANTAGGIATO RISPETTO ALL’ALTRO. È UNA LEGGE CHE STA ALLA BASE DELLA VERA VITA DELL’ORGANISMO SOCIALE.

 

Su questi argomenti si può riflettere correttamente (ho portato l’esempio della relazione tra minimo vitale e rendita agraria), farsene concetti rispondenti alla realtà, solo a partire dalla TRIARTICOLAZIONE considerata come ELEMENTO FONDAMENTALE. SOLO SOTTO L’INFLUSSO DELLA TRIARTICOLAZIONE SI POSSONO PRENDERE PROVVEDIMENTI CHE SVILUPPINO SU UN TERRITORIO LA CONVIVENZA UMANA NEL MODO PIÙ PRODUTTIVO. LA VITA SI SVILUPPERÀ INFATTI IN MANIERA PIÙ PRODUTTIVA SOLO SEGUENDO LE LEGGI SOCIALI E NON AGENDO CONTRO DI ESSE; SI TRATTA CIOÈ DI VIVERE NEL SENSO DELL’ORGANISMO SOCIALE.

 

VA COMUNQUE DETTO CHE DALL’OSSERVAZIONE ESTERNA DELLA VITA NON SI ACQUISISCE UN’IDEA SUI FONDAMENTI DELLA TRIARTICOLAZIONE, PROPRIO COME NON SI CAPISCE IL TEOREMA DÌ PITAGORA PER QUANTI TRIANGOLI RETTANGOLI SI OSSERVINO. UNA VOLTA CHE PERÒ LO SI SIA CAPITO LO SI PUÒ APPLICARE AD OGNI TRIANGOLO RETTANGOLO. LO STESSO SUCCEDE PER LE LEGGI FONDAMENTALI. UNA VOLTA AFFERRATE NEL MODO GIUSTO E SECONDO REALTÀ, SONO APPLICABILI OVUNQUE”.

 

Nota importante

(1) R. Steiner, ultima conf. del ciclo “I capisaldi dell’economia” di 14 conferenze tenute a Dornach dal 24/07/22 al 06/08/22, p. 198-205: “Consideriamo ancora una volta l’ipotesi che ho prospettato ieri: l’economia chiusa di un villaggio. In essa abbiamo trovato i lavoratori manuali comuni, e, quanto a lavoratori spirituali, solo il maestro, il parroco e forse ancora il segretario comunale. È un’economia molto semplice. Qui la maggioranza della popolazione accudirà a lavori fisici, lavorerà la terra con le proprie braccia; dovrà produrre in più anche ciò di cui hanno bisogno per il proprio alimento, abbigliamento, ecc., il maestro, il parroco e il segretario comunale. Questo lavoro dev’essere compiuto dagli altri, perché il maestro, il parroco e il segretario comunale non possono fare da sé la loro parte di lavoro intorno alla natura. Immaginiamo ora che in questo villaggio vivano 30 contadini, più quei tre, chiamiamoli “notabili”, che prestano la loro opera spirituale [se ti fa schifo il termine, o bestia, leggi “immateriale” - ndc]. Essi hanno bisogno del lavoro manuale degli altri. Supponiamo ancora che ognuno di quei 30 contadini dia a quelle tre persone, o singolarmente a ciascuna di esse, un “buono”, un foglietto sul quale venga segnato, diciamo, X quantità di grano, di grano già lavorato. Un altro da’ un foglietto sul quale è segnato un altro prodotto che riguardo al consumo sia paragonabile al grano. Sono cose fattibili. I foglietti vengono conservati dal parroco, dal maestro e dal segretario i quali, anziché recarsi personalmente sui campi a provvedersi di frumento, di frutta, di carne, presentano i foglietti alla gente che lavora e che, in cambio dei foglietti, consegna poi i prodotti. Questo è il processo che deve svilupparsi da sé, e che non può svolgersi diversamente, nemmeno se a qualche furbacchione salti in mente di introdurre delle monete metalliche al posto dei foglietti. Il processo è proprio questo: creare la possibilità di dare dei “buoni” sulla base del lavoro materiale accumulato, applicato ai mezzi dì produzione, investito in valori economici; “buoni” che si trasmettono affinché venga evitato del lavoro a chi deve risparmiarselo.

 

Si vede da tutto questo che non può esservi nessuna sorta di denaro che non sia una semplice espressione della massa dei mezzi di produzione disponibili in un campo qualsiasi (tra i quali saranno da annoverarsi in modo particolare e in prima linea LE TERRE) [il maiuscolo è mio - ndc], dei mezzi di produzione ridotti a quanto si può esprimere nella forma più semplice. IN QUESTA FORMA L’INTERO PROCESSO ECONOMICO POTRÀ ESSERE AFFERRATO.

 

Quanto dobbiamo dire in proposito si connette col fatto che in nessuna parte del mondo è possibile creare un paradiso economico. A un tale paradiso potrà credere solo chi sogna utopie senza nessun contatto con la realtà. È facile dire, con somma disinvoltura, che l’economia dovrebbe essere costruita così e così, ma né un’economia singola né l’economia che chiamiamo mondiale può essere costituita in via assoluta in un dato modo, ma solo in via relativa. Pensiamo per esempio di avere, in un qualsiasi campo economico chiuso in sé, una data superficie di terra. Se tutte le persone ivi esistenti intraprendono veramente tutti i lavori possibili agli uomini, avremo per il consumo un risultato diverso se la popolazione di quella superficie di terra sia di un milione, anziché di due. TUTTO DIPENDE ASSOLUTAMENTE DAL RAPPORTO DELLA MASSA DELLA POPOLAZIONE CON LA SUPERFICIE DEL SUOLO, e quindi anche dalla quantità di beni che una data popolazione può ricavare dalla superficie del suolo (da cui in ultima analisi tutto proviene).

 

Poniamo per ipotesi che un territorio economico abbia 35 milioni di abitanti (il numero è indifferente; e quel che dico riguardo a un campo economico chiuso vale anche per l’economia mondiale). Poniamo dunque che in un dato momento un territorio economico abbia 35 milioni di abitanti, e che questi abitanti debbano essere portati a una condizione, per quanto possibile, economicamente equa. Il problema non è espresso in modo del tutto preciso e chiaro, ma si comprenderà subito che cosa intendo dire. Che cosa si dovrebbe fare, affinché fra quei 35 milioni di abitanti si stabiliscano condizioni atte a determinare prezzi equi? QUANDO CI SI ACCINGESSE A PORTARE LA VITA ECONOMICA A UNO STATO SANO, BISOGNEREBBE DARE A OGNI SINGOLO INDIVIDUO UNA QUOTA DELLA SUPERFICIE DEL SUOLO (calcolata sulla media della fertilità e delle possibilità di coltivazione) CHE CORRISPONDA ALLA TOTALITÀ DEL SUOLO PRODUTTIVO DIVISA PER 35 MILIONI [Ma questo non è esattamente il contrario di ciò che sostengono gli odierni traditori dell’antroposofia, da me chiamati CAGONI, quando affermano che Steiner è incompatibile col Reddito di Base? - ndc]. SE OGNI BAMBINO, VENENDO AL MONDO, RICEVESSE SEMPLICEMENTE QUEL DATO APPEZZAMENTO DI TERRA DA COLTIVARE, ALLORA SI FORMEREBBERO I PREZZI CHE SONO POSSIBILI IN QUEL TERRITORIO, E OGNI COSA AVREBBE IL SUO VERO E NATURALE VALORE DI SCAMBIO.

 

Ma ciò che ho esposto qui come una strana ipotesi, corrisponde proprio alla realtà. Il processo economico, indipendente dall’uomo, fa veramente così. Lo fa (e si capirà bene che intendo quel che sto per dire in senso figurato), in quanto il processo economico divide effettivamente la superficie del suolo fra un dato numero di individui, i quali poi devono lavorare [“POI devono lavorare” cos’altro significa se non che PRIMA i terrestri devono avere quella QUOTA o quella terra su cui poter lavorare? Questo bisognerebbe chiedere a quelle teste di cazzo putiniane o merkeliane che vanno in giro a fare conferenze di economia facendosi passare per studiosi di Steiner! - ndc] in modo adeguato tutto quanto spunta dal suolo; si può immaginare tutto il territorio ripartito fra gli abitanti, e questo, come fatto reale, da’ a ogni singola cosa il suo valore di scambio; si può tener nota di questi valori di scambio, e l’esperienza ci mostrerà che essi si approssimano molto alla realtà vera. Se poi li si confronta con la realtà d’oggi, si trova che certe cose hanno oggi un prezzo molto al di sotto, e altre molto al di sopra dei valori così calcolati. Se ora immaginiamo che in qualche luogo sorga un paese di “Utopia” in cui si possano trasferire tanti neonati ai quali inizialmente provvedano gli angeli, ma a ognuno dei quali venga assegnato il suo pezzo di terra, al momento in cui essi potranno cominciare a lavorare, vedremo formarsi i veri e naturali valori di scambio. Se dopo un certo tempo i prezzi risultassero diversi, sarebbe segno che qualcuno avrebbe tolto qualcosa ad altri. Ed è appunto ciò che è avvenuto, provocando il malcontento di tanti: si sente oscuramente che nel processo economico si è potuto insinuare qualcosa che fa alterare di molto i prezzi reali.

 

Se ora si cerca di comprendere l’organismo economico col modo di pensare che abbiamo applicato in queste nostre considerazioni, con gli stessi provvedimenti potremo arrivare a quel che qui ho esposto. Questo è l’importante. Troveremo così che sul denaro, che rappresenta direi quasi la contabilità volante dell’economia mondiale, dovrà trovarsi iscritto qualcosa di simile a: grano coltivabile su un dato appezzamento di terra, da confrontarsi poi con le altre cose. I più facili a valutarsi reciprocamente sono i prodotti del suolo; si vede comunque da dove occorra prendere le mosse. Bisogna pur prendere le mosse da dove le cifre devono avere un significato. Ci allontaniamo per forza dalla realtà, se scriviamo sul denaro questo o quel valore aureo; veniamo invece condotti alla realtà, se vi iscriviamo: “vale tanto lavoro applicato a un dato prodotto di natura”. Supponendo che sul denaro stia scritto “x frumento”, che su tutto il denaro stia scritto: “x frumento”, “y frumento”, “z frumento”, riuscirà evidente a che cosa vada ricondotta tutta l’economia. Con questo avremo ricondotto la moneta a mezzi di produzione utilizzabili, ai quali sia applicato lavoro materiale (mezzi di produzione di qualsiasi settore economico); questa (cioè la somma dei mezzi di produzione utilizzabili) è l’unica moneta sana.

 

Chi sia capace di scrutare spregiudicatamente la realtà, vede proprio così la situazione, benché taluno possa forse obiettare che nemmeno così si possa fare con precisione il confronto con ogni altro valore. Ma fino a un alto grado di precisione si potrà farlo, perché in generale, dato che ogni cosa si valuta, in ultima analisi i valori delle prestazioni non si differenziano poi troppo tra loro attraverso il consumo. Per quanto io possa essere un lavoratore spirituale, ogni anno mi occorre tanto lavoro risparmiato, quanto mi abbisogna per mantenermi come essere umano; si mostrerà anche senz’altro assai bene che a un lavoratore spirituale occorre anche qualcosa di più che non a un lavoratore manuale; appunto perché la cosa apparirà tanto evidente, sarà anche ovunque riconosciuta. Nelle economie chiuse si trovano ancora oggi delle situazioni (sebbene vadano diventando sempre più rare), nelle quali i lavoratori spirituali ricevono con abbondanza quanto loro necessita, e trovano gente che glielo dona volentieri, senza scriverlo prima su foglietti. Non lo dico perché voglia fare di una questione economica una questione sentimentale; ma lo dico perché è parte delle realtà della vita economica, e perché in ultima analisi in ogni punto del complesso economico ci si imbatte nell’uomo.

 

Soprattutto si ottiene in questo modo un rapporto fra le singole parti di un complesso economico che è abbracciabile con lo sguardo. Si ottiene la possibilità che anche nel denaro ognuno scorga in ogni istante la propria connessione con la natura. Quel che rende tanto malsane le nostre condizioni è il fatto ch’esse si stacchino tanto dalla natura, che non si scorga più il loro nesso con la natura. Se arriviamo effettivamente (e il RISOLVERE TALE PROBLEMA [vale a dire del RDB, cioè dal dare ad ognuno, nel modo dovuto, ciò che gli spetta a partire dal suo venire alla luce come terrestre! - ndc] DIPENDERÀ SOLTANTO DALL’ORGANIZZAZIONE CHE SAPREMO CREARCI NELLA VITA ASSOCIATIVA) a segnare sulla nostra carta-moneta il valore di natura anziché il valore indefinibile dell’oro, riconosceremo direttamente, nel commercio quotidiano, anche il valore di ogni prestazione spirituale, poiché SAPREMO ALLORA CHE, MENTRE UN PITTORE DIPINGE UN QUADRO, TANTI CONTADINI DEVONO LAVORARE A PRODURRE FRUMENTO, AVENA E ALTRO, PER UN DATO NUMERO DI MESI O DI ANNI. Pensiamo in quale chiara prospettiva ci si mostrerebbe in tal modo tutto il processo economico! Allora si direbbe, usando il frasario attuale: abbiamo una moneta in natura anziché una moneta aurea; questa sarebbe appunto la cosa giusta, quella che mostrerebbe la vera realtà economica

 

Eccoci posti di nuovo davanti a un immagine. Bisogna appunto che parli per mezzo di immagini, poiché esse rendono la realtà, mentre non è realtà ciò che la gente ha in testa di solito nel rapporto economico. Possiede la realtà solo chi sa che il ricevere una moneta d’oro di una certa grandezza rappresenta una data quantità di lavoro della terra; va inoltre tenuto conto anche del lavoro con altri mezzi di produzione; essi però diventano equivalenti alla natura in quanto, dal momento in cui sono condotti a termine ed escono dal campo delle merci, passano a uno stato di svalutazione, di impossibilità di essere comprati o venduti; per questo diventano simili ai mezzi di produzione che abbiamo in natura. Si tratta solo di una continuazione del processo che abbiamo in natura, quando diciamo che i mezzi di produzione devono essere trattati a questa stregua. SOLTANTO COSÌ SI SARÀ FORMATO UN CONCETTO CHIARO ANCHE PER LA NATURA STESSA, QUALE MEZZO DI PRODUZIONE, POICHÉ DI FRONTE AI CONCETTI ABITUALI DI “TERRENO”, SARÀ SEMPRE POSSIBILE SOLLEVARE QUALCHE OBIEZIONE, SE NON SI INTRODUCE IL CONCETTO DEL MEZZO DI PRODUZIONE QUALE HO CERCATO DI ESPORLO NEL MIO “I PUNTI ESSENZIALI DELLA QUESTIONE SOCIALE” [Anche la natura è infatti mezzo di produzione!!! Bisognerebbe dirlo all’intorpidito Bersani questo!!! Bersani svegliati che è ora! - ndc]. Basta riflettere che anche un pezzo di natura deve in ogni caso essere lavorato prima di essere utilizzabile; fino al momento in cui la natura, un pezzo qualsiasi di natura, non sia dissodato e reso utilizzabile, bisogna pure che vi si applichi del lavoro; anche un appezzamento di terra è dunque giustificatamente merce, e cioè un valore economico nel senso di un “bene” collegato a un lavoro.

 

Solo se si formulano veramente i concetti nel modo che abbiamo indicato, è possibile arrivare a concepire il puro concetto del mezzo di produzione; allora lo si potrà applicare nei più diversi campi, e al momento giusto apparirà chiaro che, quando qualcuno scrive un articolo, il valore economico di questo consisterà soprattutto nel lavoro risparmiato, sottrattone solo quel po’ di lavoro materiale eseguito nello scrivere. I concetti si differenziano subito, nelle più diverse direzioni, e in modo da fissarsi saldamente nella vita, se vengono formati nel modo giusto partendo dalla vita stessa.

 

Se dunque in qualche modo si vuol trattare la questione del prezzo, non si può fare altrimenti che risalire, non solo fino alle spese di produzione, ma fino all’origine stessa della produzione, e partendo da quella osservare le condizioni della formazione del prezzo. Allora si potrà veramente seguirne lo svolgimento fino a un punto qualsiasi del processo economico.

 

Con questo ho forse potuto dare almeno qualche idea in merito a ciò che soprattutto importa riguardo alla questione principale dell’economia, alla formazione dei prezzi. L’economia consiste in sostanza nel portare allo scambio fra gli uomini ciò che viene prodotto, e lo scambio si estrinseca nella formazione dei prezzi. La formazione dei prezzi dev’essere dunque il punto principale. CHE NON OCCORRA RISALIRE A QUALCOSA DI INDETERMINATO [come avviene oggi grazie agli ottusi che ci governano con leggi criminali nazifasciste mascherate da “salvastato”, supportate dai novelli chierici traditori sedicenti antroposofi - ndc], LO SI CONSTATERÀ APPUNTO ARRIVANDO FINO AI VALORI CHE PER LA LAVORAZIONE DEL SUOLO POSSONO ESSERE DETERMINATI DAL RAPPORTO TRA IL NUMERO DELLA POPOLAZIONE E LA SUPERFICIE DEL SUOLO ATTA AD ESSER LAVORATA. In tale rapporto si trova ciò che in origine sta appunto alla base della formazione del valore, poiché tutto il lavoro che può essere eseguito può provenire solo dal numero della popolazione [oggi manipolata dai CAGONI manipolatori di capitali in quanto la popolazione è essa stessa il vero capitale umano - ndc], e tutto ciò con cui questo lavoro può collegarsi deve provenire unicamente dal suolo. DEI PRODOTTI DEL SUOLO TUTTI HANNO INFATTI BISOGNO, E PER CHI IN SEGUITO ALLE SUE PRESTAZIONI SPIRITUALI RISPARMIA IL PROPRIO LAVORO, DEVONO LAVORARE GLI ALTRI. ECCO PERCHÉ GIUNGIAMO QUI A CIÒ CHE STA PROPRIO ALLA RADICE DELL’ECONOMIA.

 

Osservando la cosa in questo modo, dobbiamo dire: anche nella nostra complicatissima economia attuale avviene quel che già esisteva nelle condizioni economiche più primitive, dove non si aveva in sostanza che il baratto; solo che non siamo più in grado di vedere ovunque chiaramente questo rapporto. Ma lo avremo subito davanti a noi, se sui nostri biglietti di banca sarà indicato il rapporto con la natura, poiché nella realtà esso tuttavia esiste. NON DIMENTICHIAMOLO MAI! È LA REALTÀ. Vorrei dire, e anche qui parlo servendomi di un’immagine, che mentre compro un oggetto qualsiasi e spendo spensieratamente il mio denaro, c’è sempre un piccolo dèmone che vi scrive sopra quanto lavoro compiuto sulla natura corrisponde a quell’oggetto. Questa è la realtà. Anche qui, PER ARRIVARE ALLA REALTÀ, NON DOBBIAMO RIMANERE ALLA SUPERFICIE”.

 

Sfido chiunque sedicente antroposofo, o economista, o funzionario di Stato che si spacci per steineriano, per esempio come Geminello Alvi per poi sostenere Putin, o più semplicemente come Gaetano Bonaiuto, reggicoda di Alvi, per poi sostenere la Merkel, a confutare quanto ho affermato nella cura di questo scritto.

 

Il mio lavoro su questo blog è terminato. In questi tre o quattro giorni di montagna ho capito di non essere per nulla dipendente dal web, dato che senza il computer non mi sono assolutamente annoiato. Quindi vi saluto tutti per l’ennesima volta. Il mio compito qui è terminato. Ciao bestie!

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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