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19 marzo 2012 1 19 /03 /marzo /2012 15:28

A cura di Nereo Villa

 

Mi sono state fatte le seguenti tre domande a mo’ di intervista da un amico musicista, in merito a come si possa creare una scuola in base ai principi della scuola Waldorf (Steiner). Questa pagina dunque potrà essere utile anche ad altre persone con lo stesso desiderio da attuare: creare una scuola pedagogica ad indirizzo steineriano, cioè senza programmi ministeriali della scuola dell’obbligo di Stato, e rispondente allo spirito del tempo attuale. Ecco le domande:

 

1) Cosa ne pensi della pedagogia Waldorf e come ritieni che oggi possa essere attualizzata?

2) Che ruolo dovrebbero avere i genitori in una Scuola Waldorf?

3) Come si potrebbe organizzare una Scuola Waldorf seguendo una via di "triarticolazione" tra gli organi che la compongono (COLLEGIO dei maestri - CONSIGLIO degli amministratori - GENITORI)?

 

La pedagogia della scuola Waldorf è la pedagogia del futuro.

 

Può essere attualizzata non disconoscendo l’uso pedagogico dell’informatica e di ogni tipo di livello tecnologico (computer, programmi creativi musicali, di pittura, di grafica, ad es. Sonar, Photoshop, ecc., ce n’è un’infinità).

 

Può essere attuata dalla buona volontà di genitori motivati.

 

Gli amministratori della scuola dovrebbero essere genitori capaci di distaccarsi dai genitori e dagli insegnanti quanto basta per far convergere nella scuola entrambi gli interessi (degli insegnanti e dei genitori). Chi ha fatto esperienza nel campo musicale suonando in un gruppo sa che questo non è un problema. In genere il capo orchestra non è capo in quanto è eletto dagli orchestrali ma in quanto sente in sé di potercela fare, cioè di essere in grado, oltre a suonare, di rapportarsi in senso organizzativo per es., ad impresari teatrali e/o a gestori di locali, ecc. Personalmente non ho mai desiderato avere questa mansione, anche se a volte ho dovuto esercitarla per esempio quando in nostro capo orchestra era ammalato. Insomma, fare il capo è qualcosa che si sente in se stessi come capacità organizzativa. Quindi in merito al “CONSIGLIO degli amministratori - GENITORI” occorre solo accogliere come amministratore o come amministratori coloro che possono vantare un’esperienza in tal senso.

 

Per il resto, anche se ho delle riserve nei confronti di quanto scrive Archiati sulla triarticolazione dell’organismo sociale di Steiner (perché accanto a giuste considerazioni trovo dei moralismi che possono solo rallentare l’attuarsi della triarticolazione stessa, come ad esempio quelle relative al denaro di dono, per cui bisognerebbe, secondo lui, donare il denaro che non ci serve, come se tale denaro esistesse o potesse esistere un giorno) pubblico le seguenti sue idee sulla scuola che mi sembrano giuste (tratte dal suo libro “Economia e vita" (Ed. Archiati, Monaco, 2005, pp. 193-7).

 

“Prendiamo l’esempio associativo di una scuola, una piccola scuola magari. In ogni parte del mondo una scuola, intesa […] nel senso ampio di servizio educativo, presenta (o meglio dovrebbe presentare) tutti e tre i modi d’incontro fra gli esseri umani, come del resto accade in ogni altra realtà sociale umana: c’è l’interazione al livello della vita spirituale e culturale, cioè l’esercizio del tutto libero e individuale soprattutto dei talenti di ogni insegnante; c’è il livello giuridico che va dagli orari di lavoro al diritto all’educazione che ha ogni bambino; e c’è il livello economico: qui, in una corretta triarticolazione sociale, entra scena L’ASSOCIAZIONE [il maiuscolo è mio - nota del curatore] specificamente PEDAGOGICA, che ogni scuola dovrebbe avere.

 

Chiediamoci ora: come funziona un’associazione pedagogica? Essa vive dell’interazione fra gli esseri umani in quanto essi producono, fruiscono e distribuiscono il prodotto spirituale chiamato «educazione». Il numero delle persone che si incontrano regolarmente in sede associativa dovrebbe essere tale da consentire la partecipazione diretta di ognuno. […] Uno dei compiti primari dell’associazione è quello di stabilire il giusto prezzo delle merci. Il compito primario di un’associazione pedagogica sarà dunque quello di trovare la giusta retta scolastica.

 

Nell’associazione di una scuola si incontrano allora fra di loro:

 

1) gli insegnanti, che sono i produttori veri e propri della merce «educazione»;

2) i consumatori: nel nostro caso i consumatori diretti sarebbero i bambini ma, non essendo essi in grado di assumere un ruolo libero e autonomo, subentrano in loro vece i genitori;

3) i «commercianti», che fanno da «mediatori» tra consumatori e produttori facendo circolare la «merce educazione», salvaguardando la pari dignità umana degli uni e degli altri e attribuendo sia agli uni sia agli altri parità di diritti e di doveri.

 

È molto importante soffermarci sull’ultimo punto. Coloro che hanno esperienza diretta in questo campo sanno bene che se in un’associazione pedagogica ci fossero soltanto insegnanti e genitori, scoccherebbero scintille continue: si troverebbero di fronte interessi e problemi per natura opposti, desideri e intenti spesso inconciliabili. Dunque ci vuole veramente una MEDIAZIONE, anche nel caso di un’associazione pedagogica, e ciò proprio per il fatto che la tensione continua tra genitori e maestri - tensione, non guerra! - è sana e necessaria e favorisce la salute della scuola.

 

La mediazione, infatti, non è soltanto quella del negoziante che compra all’ingrosso e rivende al minuto o quella del commerciante che trasporta le mele dal Trentino ad Amburgo: nel contesto di un’associazione pedagogica il mediatore deve avere la prerogativa fondamentale di non essere direttamente coinvolto né nella produzione né nel consumo - non dev’essere, cioè, né insegnante né genitore - e perciò la sua sfera di osservazione imparziale è il rapporto stesso di corrispondenza tra la domanda (bisogni e aspettative legittime dei genitori) e l’offerta (prestazione dei maestri in base alle loro capacità reali).

 

Non avendo interessi né di qua né di là egli non è di parte e può prestare PARI attenzione e dare PARI peso a entrambi considerandoli unicamente come esseri umani con pari dignità. Può così veramente mediare, vagliando oggettivamente le istanze e le esperienze positive e negative di tutti. Questa mediazione è necessaria proprio perché è insito nella vita economica a tutti i livelli che i problemi del consumatore debbano essere opposti a quelli del produttore: in una scuola senza tensioni tra genitori e maestri la qualità dell’educazione non migliorerebbe ma peggiorerebbe di certo.

 

Il dinamismo vero dell’economia sorge infatti sempre da questa benefica tensione ed è un’arte gestirla senza rimpiangere mai uno stato ottimale di riposo, bensì inventando soluzioni e correzioni sempre nuove. Tradotto in una bella immagine: la vita è l’arte del giocare all’altalena, la capacità geniale dell’essere umano di bilanciarsi come un artista con slanci ed equilibri sempre diversi tra le varie polarità dell’esistenza. Anche nell’organismo è così: guai se il sistema neuro-sensoriale e quello del ricambio non fossero in continua «lotta» fra loro!

 

Come nella vita sociale, intesa in senso generale, la sfera giuridica fa da arbitro tra la libertà individuale dei talenti e la solidarietà comunitaria dei bisogni, così all’interno dell’associazione (che è la forma specifica di gestione delle faccende economiche) il concetto di giustizia trapassa in quello di mediazione equilibrante fra gli interessi dei consumatori e quelli dei produttori.

 

Inoltre anche la pedagogia, SE NON LA PENSIAMO COME UN PRODOTTO STEREOTIPATO E IMPOSTO DALLO STATO, ha bisogno di MODI SEMPRE NUOVI di «distribuzione» per arrivare sempre meglio al consumatore: ha bisogno di qualcuno, insomma, che si occupi di mettere e tenere in rapporto reciproco il produttore e il consumatore [a questo proposito rimando alle seguenti pagine, che mi sembrano interessanti innovazioni, anche per fare tesoro delle ultime esperienze fatte in questo campo pedagogico: Scuola in casa o homeschooling; Community School e relativo video pubblicato anche qui di seguito; e per contatti, vedi  la seguente lettera dal sito rudolfsteiner.it: “Sono mamma di tre bimbi che hanno frequentato la scuola Garagnani a Bologna. Ora siamo venuti ad abitare in montagna sull'appennino tosco-emiliano (Monzuno). Insieme ad altre famiglie stiamo lavorando ad un progetto di home-schooling per i nostri bimbi. Si tratta di un progetto di scuola rurale, perché il borgo in cui viviamo (che si chiama Castel Merlino) si trova in mezzo a pascoli e boschi. Vorremmo dare al progetto pedagogico almeno un'ispirazione steineriana.

La scuola partirebbe dall'anno scolastico 2012-2013 con 7 bambini tra cui 1 che andrà in 1a classe, tre in 3a classe due in 5a classe e uno in 6a classe. Per ulteriori informazioni e contatti potete telefonare a Francesca Tatanone: 328 8981812 o 051 6771828 […]” - ndc].

 

 

La mediazione, in campo economico, non è infatti l’invasione impropria della sfera giuridica in quella economica. Il mediatore non deve qui dettare legge né ai consumatori né ai produttori. A lui deve stare a cuore da un lato che la «merce educazione» corrisponda ai bisogni veri del consumatore che la compra e la paga, e dall’altro che le esigenze dei genitori non facciano torto alla legittima libertà individuale dell’insegnante che, come «produttore», sa bene il fatto suo in campo di pedagogia. È un po’ come l’arbitro di una partita di tennis: egli sa che non c’è gusto per nessuno se non c’è una sana tensione fra i due giocatori che permetta sorprese infinite di squilibri e di riconquistati bilanciamenti di forze. Ma ciò è possibile unicamente se le forze non sono troppo impari: altrimenti si ha la sopraffazione dell’un polo nei confronti dell’altro e non l’«emozione» del sano confronto”.

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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