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2 marzo 2012 5 02 /03 /marzo /2012 15:43

[da R. Steiner, "La scuola NON di Stato”, 4ª conf. di Zurigo del 28/10/1919; Titolo originale: "La vita culturale: arte, scienza e religione. L'educazione come arte sociale" - A cura di Nereo Villa]

 

Ma se quello che nella mia “FILOSOFIA DELLA LIBERTÀ” [il maiuscolo è mio - nota del curatore] ho svolto maggiormente in riferimento alla vita sociale deve essere reso chiaro ad una cerchia più vasta di persone, sulla base di questa filosofia va costruita quella che io chiamo "scienza dello spirito a orientamento antroposofico". Allora bisogna mostrare il cammino che rende l'uomo capace di prendere in mano la propria evoluzione, di ridestare un essere che dorme dentro di lui.

 

Ho cercato di farlo nel mio libro “L'INIZIAZIONE: COME SI CONSEGUE LA CONOSCENZA DEI MONDI SUPERIORI?” e negli altri libri che ho dato alla letteratura scientifico-spirituale. In questi testi ho voluto mostrare che l'uomo ha la capacità di prendere in mano la propria evoluzione, e che solo così facendo, diventando qualcosa di diverso da quello che è per nascita o per natura, può ascendere ad una vera conoscenza dell'elemento animico e spirituale.

 

Tuttavia ancor oggi gran parte dell'umanità lo considera un modo di pensare balordo. Qual è infatti il presupposto di questa concezione? Essa presuppone che l'uomo si conquisti una certa modestia intellettuale, cosa che al giorno d'oggi sono in pochissimi a volere. Desidero spiegarvi nel modo seguente questa modestia intellettuale che l'uomo d'oggi è chiamato a far sua.

 

Se mettiamo in mano a un bambino di cinque anni un volume di liriche di Goethe, lui di sicuro non assumerà un atteggiamento adeguato nei confronti di questo libro. Lo farà forse a pezzi o ne farà qualcos'altro; ad ogni modo,

pur stando in piedi o seduto davanti a questo volume di liriche di Goethe, non sa che cos'ha di fronte. Ma è possibile che passino dieci o dodici anni, e che noi nel frattempo abbiamo provveduto alla sua crescita e alla sua istruzione.

Allora il suo atteggiamento nei confronti di quel volume delle liriche di Goethe sarà ben diverso.

 

E in fin dei conti, a livello esteriore non c'è poi una gran differenza tra il bambino che si trova davanti al volume di Goethe a cinque anni e il ragazzo che ha dodici o quattordici anni in più. A livello interiore invece c'è una differenza enorme. Noi abbiamo educato il bambino in modo che adesso sa cosa farsene del volume delle liriche di Goethe.

 

È più o meno come il bambino piccolo davanti al libro di Goethe che dovrebbe sentirsi l'uomo adulto davanti alla natura e al mondo intero, qualora prenda sul serio la realtà dell'anima e dello spirito.

 

Dovrebbe dirsi: devo prima lavorare all'evoluzione del mio essere interiore per imparare a leggere nel libro della natura e del mondo, come il bambino di cinque anni va educato a leggere e capire il contenuto delle liriche di Goethe.

 

La modestia intellettuale dovrebbe aiutarci a riconoscere che non possiamo capire il mondo con ciò che riceviamo dalla nascita o dalla natura. Dovremmo ammettere che ci possono essere delle vie per un'evoluzione personale, per lo sviluppo di quelle forze interiori dell'uomo che ci danno di vedere l'elemento animico e spirituale in ciò che si presenta ai sensi.

 

E le opere citate dovrebbero mostrare come questo sia possibile in pratica. Oggi ciò è diventato necessario perché l'intellettualismo invalso nel corso degli ultimi secoli non è in grado di dominare veramente la vita, ma sa solo penetrare in una delle sue sfere, quella della natura inanimata. Non può far altro che brancolare di fronte alla realtà dell'uomo, e in particolare a quella sociale.

 

E quella che ho ora definito modestia intellettuale, cari ascoltatori, dovrà porsi alla base di ogni concezione veramente moderna dell'impulso umano alla libertà, nonché di un'effettiva comprensione della necessità di trasformare anche l'arte, la religione e la cultura.

 

LA VITA PURAMENTE INTELLETTUALE ha mostrato fin troppo chiaramente che non è in grado di giungere ad una conoscenza che coglie l'elemento spirituale e animico. Come vi ho già accennato, si è limitata al mondo sensibile esteriore per registrarlo e sistematizzarlo. Per questo NON HA POTUTO AFFERMARSI CONTRO IL MONOPOLIO DELLE COMUNITÀ RELIGIOSE [e nemmeno contro il monopolio dei creatori di moneta, che è anch’esso un monopolio di tipo chiesastico, misticheggiante, ed occulto, poggiante su dogmatismo acritico e imposizione forzosa ai danni di tutti - ndc], che comunque sono state altrettanto incapaci di elevarsi ad una nuova conoscenza dello spirito e dell'anima, ma hanno invece introdotto nell'era moderna una CONCEZIONE ANTIQUATA, ANACRONISTICA.

 

Una cosa va assolutamente superata: il timore che ho appena descritto di calarsi troppo intensamente nelle cose se le si deve conoscere dal punto di vista spirituale. Si trova comodo schierarsi dalla parte dell'intellettualismo, per il semplice fatto che occupandosi solo delle idee astratte anche in campo scientifico, si prendono le distanze dalla realtà in modo da essere sicuri di non subirne alcun influsso, di non venire "contagiati" dalla realtà [col risultato di altri tipi di “contagio”; l’avidità dell’alta finanza predatrice, la corruzione della politica, le istituzioni internazionali inefficienti, e la rivolta sullo sfondo del crollo dell’euro, non sono altro che aspetti della nuova pandemia generata da questo pensiero insano che non vuole comprendere la realtà dei fatti. Ecco perché, al grido di "riprendiamoci la democrazia, la politica, l’economia, un lavoro, una vita dignitosa" sta succedendo di tutto e in modo molto pericoloso (cfr. "L. Napoleoni, "Il contagio") - ndc].

 

 

Ma con una conoscenza come quella qui intesa, una conoscenza che ci si procura solo se si prende in mano la propria evoluzione, ci si deve proprio immergere a fondo nella realtà della vita. E bisogna andare a fondo anche del proprio essere, ben più a fondo di quanto sia possibile con la semplice autoeducazione in chiave di intellettualismo.

 

Il puro intellettualismo consente di toccare solo gli strati superficiali della propria vita. Scendendo invece nelle profondità del proprio essere con la conoscenza di cui stiamo parlando, non troviamo solo idee o sensazioni che

rispecchiano un mondo esteriore, ma troviamo processi e realtà dell'interiorità umana davanti ai quali l'uomo che conosce solo con l'intelletto arretra spaventato, e che sono simili a ciò che avviene nella natura, nel mondo. Ecco allora che immergendosi nella propria interiorità si impara a conoscere l'essenza stessa del mondo.

 

Non la si conosce, invece, se ci si limita ai concetti astratti o alle leggi di natura. Occorre raggiungere uno stato di fusione con la natura. Bisogna non aver paura di avvicinarsi alla realtà, ma, grazie alla propria evoluzione interiore, bisogna entrarvi dentro senza però venirne consumati, bruciati o soffocati, ma, pur restando immersi in essa, pur senza avere la distanza da intellettuale, saper afferrare la realtà oggettiva delle cose.

 

Così, nel mio libro “L'iniziazione: come si consegue la conoscenza dei mondi superiori?” si trova descritto il cammino interiore dell'uomo verso la conoscenza spirituale, nel senso che l'uomo immergendosi nella realtà acquisisce conoscenze che non hanno il carattere di distanza intellettuale, ma che sono esse stesse talmente sature di realtà da potercisi immedesimare.

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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