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4 febbraio 2012 6 04 /02 /febbraio /2012 09:16

le-piace-il-governo-monti.jpg[Continuum di R. Steiner, "Lo Stato”, 3ª conf. di Zurigo del 26/10/1919; Titolo originale: "La vita giuridica: compiti e limiti della democrazia. Diritto pubblico e diritto penale" - A cura di Nereo Villa]

 

[Mario Monti, attuale Cesare (o Verre) cinico e noioso predicatore di "monotonia del posto fisso", travestito da salvatore dell’ORGANISMO SOCIALE, continua, a forza di slogan del tipo “Salva-Italia”, “Cresci-Italia”, ecc., a peggiorare la situazione dei SOCI. Soci, sempre più sintetizzati, “minimalizzati”, “astrattizzati” e schiavizzati, ma si potrebbe anche dire ANIMALIZZATI non solo dall’impianto teorico della “flessibilità” del “mercato” del lavoro, bensì anche dall’inguaribile masochismo degli italiani stessi (vedi l'informazione di regime nell'immagine soprastante), che hanno accettato lo spread non come la punta dell’iceberg della COLOSSALE TRUFFA DELLA CREAZIONE DEI SOLDI, ma come NUOVO DOGMA e Monti come suo conseguente regalo di Natale. DI FRONTE A QUESTA SITUAZIONE RISULTA SEMPRE PIU' NECESSARIO - e chi non vuole permanere con le fette di salame sugli occhi lo può notare sempre di più di giorno in giorno, anzi, di  minuto in minuto - RICOSTITUIRE UN TERRENO GIURIDICO su cui gli uomini si incontrino unicamente come uomini, a prescindere da ogni potere economico ed anche da ogni talento individuale - nota del curatore]. 

 

[...] Al giorno d'oggi [1919 - ndc], nell'ambito in cui si sviluppano tante opinioni socialiste [Oggi, 2012, le cose sono degenerate al punto che quelle opinioni socialiste sono penetrate in tutta la partitocrazia - ndc], si ritiene di dover tranquillamente continuare a far dipendere la vita giuridica da quella economica. Vi ho accennato al fatto che si pensa di fondare una sorta di GERARCHIA [il maiuscolo è mio - ndc] secondo il modello politico, e che la vita economica debba essere da essa regolamentata e amministrata. Allora, si pensa, quelli che amministrano la vita economica svilupperanno automaticamente come realtà collaterale anche i diritti [Non è forse questo che sostiene Mario Monti con la sua politica economica di lacrime e sangue per tutti eccetto che per lui? - ndc].

 

SOSTENERE UNA COSA DEL GENERE EQUIVALE A NON AVERE NESSUN SENSO DELLA VITA CONCRETA E REALE. Non è di certo la vita economica, in cui bisogna essere soprattutto abili nell'organizzazione dei rapporti di produzione, che può creare i rapporti giuridici. Questi devono sorgere AUTONOMAMENTE accanto alla vita economica. Tali rapporti non possono instaurarsi in base a pii desideri, ma solo se accanto al circuito economico si sviluppa concretamente un elemento statale in cui IL SINGOLO INDIVIDUO è posto SULLO STESSO PIANO DI OGNI ALTRO SINGOLO INDIVIDUO.

 

NON SI PUÒ, SOLO PER IL FATTO DI ESSERE UN ECONOMISTA, EMANARE ANCHE DELLE LEGGI IN AMBITO GIURIDICO a partire da una qualsiasi coscienza originaria, ma quello che conta è creare prima il terreno concreto sul quale gli uomini si incontrino in base ai loro sentimenti, così che possano trasformare questi rapporti in rapporti di tipo giuridico. SI TRATTA DI CREARE UNA REALTÀ PARALLELA ALLA VITA ECONOMICA.

 

ALLORA IL DIRITTO NON SARÀ UNA SEMPLICE SOVRASTRUTTURA DELLA VITA ECONOMICA, MA UN'ENTITÀ CHE SI PLASMA AUTONOMAMENTE.

 

Non è con una risposta teorica [oggi detta "TECNICA" - ndc] che si vince l'errore fondamentale, la grande superstizione della questione sociale moderna, che pensa sia sufficiente trasformare la vita economica per giungere a concetti giuridici diversi. NELL'ORGANISMO SOCIALE TRIARTICOLATO LA REALTÀ VERRÀ CREATA REALIZZANDO UN TERRENO GIURIDICO AUTONOMO, una realtà dalla quale grazie ai rapporti interumani ha origine quella grande forza propulsiva che è in grado di dominare e DOMARE anche LA VITA ECONOMICA.

 

In fin dei conti l'osservazione storica dell'epoca recente conferma da un'altra angolazione quanto ho appena esposto. Cari ascoltatori, ripensate agli impulsi che gli uomini hanno avuto fino al XIII e al XIV secolo per i loro lavori artigianali o di altro genere. Spesso i pensatori socialisti sottolineano che l'uomo d'oggi è separato dai suoi mezzi di produzione. Questa situazione ha raggiunto le proporzioni attuali solo da quando esistono le moderne condizioni economiche. L'uomo è stato separato particolarmente dal prodotto del suo lavoro.

 

Qual è la partecipazione dell'operaio che lavora in fabbrica a ciò che l'imprenditore poi vende? Che cosa ne sa? Che ne sa del percorso che il prodotto fa nel mondo? Conosce solo una piccola parte di un grande insieme, di cui forse non avrà mai coscienza! Pensate che differenza enorme rispetto all'antico mestiere, dove il singolo artigiano provava soddisfazione per le cose da lui realizzate. Chi conosce la storia sa che era davvero così, che l'artigiano provava grande SODDISFAZIONE nel produrre [Monti invece, col suo promuovere la “flessibilità” che fa passare il lavoratore da un lavoro ad un altro indipendentemente dal contenuto del lavoro stesso ma concependo il lavoro assolutamente come mera astrazione, vorrebbe che questa SODDISFAZIONE e ogni VOCAZIONE al lavoro, basate sul talento individuale, fossero rase al suolo per decreto!!! - ndc].

 

Pensate alla relazione personale fra un uomo e la realizzazione di una chiave, di una serratura e prodotti analoghi. Quando si va in posti all'antica è ancora possibile fare esperienze simpatiche sotto questo aspetto, ma nelle aree "progressiste" non si sperimentano più queste cose. Una volta - perdonatemi se vi racconto qualcosa di così personale, ma forse può servire alla descrizione - sono andato in una regione e sono rimasto straordinariamente affascinato quando, entrando nel negozio di un barbiere, ho visto la gioia provata dall'apprendista nel riuscire a fare un bel taglio di capelli ad un cliente. Ci provava un gusto da matti nel fare bene il suo mestiere.

 

È sempre più raro un simile rapporto personale fra l'uomo e ciò che fa. Il fatto che non ci sia più questo rapporto è ovviamente un'esigenza inevitabile della vita economica moderna. Le cose non possono andare diversamente, date le complesse condizioni in cui dobbiamo lavorare all'interno della divisione del lavoro.

 

Se non avessimo la divisione del lavoro, non avremmo la vita moderna con tutto ciò che ci occorre, non avremmo alcun tipo di progresso. L'esperienza dell'antico rapporto fra l'uomo e il suo prodotto non è più possibile averla [Ciò, ovviamente, non significa che perseverare ancora nell’errore della politicizzazione del lavoro (politica economica) sia la via da perseguire, dato che questo porterebbe alla disumanizzazione del lavoro, voluta attualmente dalla NAZI-POLITIKA-EKONOMIKA del Super Mario - ndc].

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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