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17 gennaio 2012 2 17 /01 /gennaio /2012 09:11

[da R. Steiner, "Economia. Associazioni per la creazione del valore e del prezzo. Sistema creditizio e tributario”, 2ª conf. di Zurigo del 25/10/1919 - A cura di Nereo Villa]

 

[...] Un discorso analogo vale anche per la vita economica, anch'essa dotata di radici proprie e autonome. L'economia dev'essere amministrata secondo le sue specifiche condizioni. Anche qui non è possibile che ogni individuo in quanto maggiorenne decida democraticamente sul modo in cui dev'essere gestita l'economia, ma questo dovrà essere stabilito solo da chi vive e opera in un qualche settore dell'economia, da chi ha esperienza in un certo campo, da chi ne conosce le concatenazioni con altri ambiti economici.


Competenza e specializzazione sono i requisiti indispensabili per far sì che nella vita economica possa realizzarsi qualcosa di proficuo. Questa vita economica deve quindi svincolarsi dallo stato di diritto da una parte e dalla vita culturale dall'altra
[il maiuscolo è mio - nota del curatore], per essere posta sulla base che le è propria.

Ed è proprio questo
, cari ascoltatori, che oggi non viene capito neanche da chi ha convinzioni socialiste.

Questi individui dalle idee di sinistra pensano che basti che la vita economica assuma una certa forma per far sì che in futuro spariscano determinati danni di natura sociale
[anche i libertari oggi pensano in questo modo - ndc]. Si è visto, ed è facile vederlo, che l'ordinamento economico degli ultimi secoli fondato sul capitale privato ha prodotto certi danni. Questi danni sono evidenti.

Che giudizio si da'? Ci si dice: l'ordinamento economico del capitalismo ora in vigore ha prodotto dei danni. Questi danni svaniranno se elimineremo l'ordinamento economico del capitalismo privato, se lo sostituiremo con l'economia collettiva. I danni sorti derivano dal fatto che singoli proprietari hanno trasformato in proprietà privata i mezzi di produzione. Quando non ci saranno più singoli proprietari che trasformano i mezzi di produzione in proprietà privata, quando tali mezzi saranno amministrati dalla collettività, allora i danni spariranno
[i libertari fanno ovviamente il ragionamento inverso ma anch'essi credono unilateralmente che basti operare nell'economia perché uscire dalla crisi - ndc].

A questo punto si può dire: anche chi ha opinioni socialiste si è procurato conoscenze parziali, ed è interessante il modo in cui queste conoscenze singole operano negli ambienti socialisti. Oggi si dice: "Sì, i mezzi di produzione dovrebbero essere amministrati collettivamente" - o
[lo dovrebbe essere - ndc] il capitale, che in fondo rappresenta i mezzi di produzione. Però si è già anche visto a che cosa ha portato la statalizzazione di determinati mezzi di produzione, per esempio delle poste, delle ferrovie, e così via. E non si può affatto dire che i danni siano stati eliminati ora che lo Stato è diventato capitalista.

Dunque non serve statalizzare e neanche municipalizzare, non si può ottenere nulla di proficuo neppure fondando delle cooperative di consumo di cui fan parte le persone che hanno bisogno di determinati articoli. Coloro che vogliono regolare questo consumo e in base ad esso esercitare il controllo anche sulla produzione dei beni, diventano dei tiranni della produzione, ormai anche secondo l'opinione delle persone a orientamento socialista.

E così si è già fatta largo la consapevolezza che sia la statalizzazione che la municipalizzazione, come pure l'amministrazione mediante cooperative di consumo, portino alla tirannia dei consumatori. I produttori finirebbero per trovarsi in una situazione di dipendenza tirannica dai consumatori. Per questo taluni pensano che andrebbero fondate - come una specie di amministrazione collettiva - delle associazioni operaie di produzione, delle cooperative in cui gli operai potrebbero organizzarsi e produrre per se stessi, in base alle loro idee e ai loro principi.

E di nuovo, anche persone di tendenza socialista si sono accorte che in tal modo non si otterrebbe altro che la sostituzione di un singolo capitalista con un tot di operai che producono da capitalisti. Ma neppure questi operai che producono da capitalisti sarebbero in grado di fare qualcosa di diverso rispetto al singolo capitalista privato. Viene quindi respinta anche l'idea delle cooperative operaie di produzione.

Ma, cari ascoltatori, a tanti non basta vedere che queste singole associazioni non porteranno a nulla di fruttuoso in futuro. Tanti pensano che la collettività di tutto uno Stato, di un'intera area economica potrebbe diventare una grande cooperativa in cui tutti i soci siano nel contempo produttori e consumatori. Allora non è più il singolo individuo a produrre questo o quello di sua iniziativa per la comunità, ma sarebbe la collettività stessa a impartire le direttive sul come e cosa produrre, come distribuire i prodotti e così via. Sì, al posto dell'amministrazione privata della nostra moderna vita economica si vuole mettere un'enorme cooperativa che gestisca sia il consumo che la produzione.

Chi guardi a fondo nella realtà sa che in fin dei conti questo passaggio all'idea della cooperativa generale deriva semplicemente dal fatto che lì l'errore non viene visto così facilmente nei particolari come nella statalizzazione parziale: nella municipalizzazione, nelle cooperative operaie di produzione e nelle cooperative di consumo.

In queste ultime l'ambito di cui farsi un'idea è per così dire più ridotto. È più facile vedere gli errori che si commettono mentre si cerca di realizzare delle istituzioni di questo genere. La cooperativa statale, che abbraccia un'intera società, è invece grande. Si parla allora di quel che si vuol fare e non ci si accorge che dovranno necessariamente sorgere gli stessi errori - che nel piccolo si vedono subito ma nel grande no, poiché non si ha una visione d'insieme del tutto. Questo è il problema.

E bisogna riconoscere su cosa si basa l'errore fondamentale di questo modo di pensare - sul fatto che ci si muove a vele spiegate in direzione di un'enorme cooperativa che vuole amministrare da sola tutto il consumo e tutta la produzione. 

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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