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2 febbraio 2012 4 02 /02 /febbraio /2012 09:57

arimane.jpg[da R. Steiner, "Lo Stato”, 3ª conf. di Zurigo del 26/10/1919; Titolo originale: "La vita giuridica: compiti e limiti della democrazia. Diritto pubblico e diritto penale" - A cura di Nereo Villa]

 

[...] Cari ascoltatori!

 

Per crearsi dei concetti giusti sulla vita sociale bisogna capir bene che rapporto c'è tra gli uomini - che nella loro convivenza danno origine alla vita sociale - e le istituzioni nelle quali vivono.

 

Chi osservi con spassionatezza la vita sociale, scoprirà che in fin dei conti tutto ciò che ci circonda in fatto di istituzioni esterne proviene dai provvedimenti e dalla volontà degli uomini stessi.

 

E chi giunge a questa convinzione finirà per dirsi che nella vita sociale tutto dipende in primo piano dal fatto che gli uomini si rivelino individui sociali o asociali in base alle loro forze, alle loro capacità e alla loro mentalità nei confronti di altre persone. GLI INDIVIDUI CON UNA STRUTTURA MENTALE SOCIALE, CON UNA VISIONE COMUNITARIA DELLA VITA, DARANNO ORIGINE A ISTITUZIONI CHE FAVORISCONO LA SOCIALITÀ [il maiuscolo è mio - nota del curatore].

 

E su vasta scala si può dire che il fatto CHE IL SINGOLO SIA IN GRADO DI AVERE LE ENTRATE ADEGUATE AL PROPRIO SOSTENTAMENTO DIPENDE DA COME I SUOI SIMILI GLI FORNISCONO GLI STRUMENTI PER QUESTO MANTENIMENTO, se sanno lavorare per lui in modo che possa mantenersi con questi mezzi. Per essere del tutto concreti: CHE IL SINGOLO POSSA COMPRARE PANE A SUFFICIENZA DIPENDE DAL FATTO CHE GLI UOMINI ADOTTINO MISURE TALI PER CUI CHIUNQUE LAVORI, CHIUNQUE FACCIA QUALCOSA, POSSA OTTENERE UN'ADEGUATA QUANTITÀ DI PANE IN CAMBIO DEL PROPRIO LAVORO, DELLA PROPRIA PRESTAZIONE.

 

D'altro canto, il fatto CHE IL SINGOLO SIA IN GRADO DI DARE EFFICACIA AL PROPRIO LAVORO, DI OCCUPARE EFFETTIVAMENTE IL POSTO IN CUI GLI È POSSIBILE PROCURARSI I MEZZI NECESSARI AL SUO SOSTENTAMENTO, DIPENDE A SUA VOLTA DAL FATTO CHE GLI UOMINI FRA I QUALI VIVE ABBIANO O MENO ADOTTATO DELLE MISURE SOCIALI CHE GLI CONSENTANO DI OCCUPARE UN POSTO DI LAVORO ADEGUATO AI SUOI TALENTI [l’idea di Monti sul lavoro è esattamente il contrario di questa adeguatezza. Ieri sera, mercoledì 1° febbraio 2012, negli studi di Matrix, egli impostato gli obiettivi del governo sul tema di lavoro: "I ragazzi si dovranno abituare a cambiare spesso lavoro. Diciamolo, il posto fisso è monotono". Ma questa “monotonia” di Monti è solo un aspetto della sua visione schiavistica dell’essere umano, dovuta all’arimanicità del suo pensiero - ndc].

 

"Inno ad Arimane", poesia di Giacomo Leopardi, recitata da Carmelo Bene: 

 

Cari ascoltatori, basta un'osservazione un pochino spassionata della vita sociale per rendersi conto che quanto ho appena detto è una sorta di ASSIOMA, una specie di MASSIMA FONDAMENTALE evidente da sé, nei confronti della questione sociale [TALE ASSIOMA o MASSIMA FONDAMENTALE NON VALE PER ARIMANE, la cui principale seduzione consiste nel far credere che la ricchezza economica porti la felicità e nell’incoraggiare il nazionalismo. Per fare un esempio dell’uso del concetto di “arimanico”, si può dire che è sono arimanici tanto coloro che negano a priori il problema del signoraggio bancario, quanto coloro che ne parlano credendo di combatterlo attraverso il cercare consenso per formare nuovi partiti finalizzati alla nazionalizzazione delle banche. Costoro in realtà non fanno che creare loro stessi l’humus ideale per garantire lo sviluppo della signoria che vorrebbero combattere. Lo stesso dicasi, in altro settore, per i predicatori di morale, e per tutti i vari taumaturghi sociali. Tutta questa orda di nuovi barbari e pirati, malata di “arimane-dipendenza”, adora il dio quattrino ed avversa ogni forma di individualismo (dall'individualismo etico fino al Cristo inteso come involucro dell'io umano). Si tratta dei falsi messia predetti dai vangeli, i quali non hanno altra base su cui poggiare se non la menzogna, il materialismo e/o l’interesse egoistico per il denaro, cioè per il bottino. In altre parole, giocando a proteggerti ti spennano: giocano a riformare l’economia creando schiavitù mascherate da flessibilità sempre nuova, credendosi benefattori, guaritori della società - ndc]. E sarà difficile dimostrare un tale principio a chi non lo riconosce, poiché tali persone non sono disposte a guardare la vita senza pregiudizi - e lo si può fare in ogni ambito della vita - per convincersi che le cose stanno davvero così.

 

Però, cari ascoltatori, per l'uomo moderno questo concetto ha qualcosa di molto spiacevole, per il fatto che per lui la cosa più importante è che non lo si chiami in causa personalmente. Accetta senza problemi che si parli della necessità di migliorare le istituzioni, di trasformarle, ma quando il discorso si sposta sull'esigenza che lui stesso cambi qualcosa nella propria disposizione d'animo, nel proprio modo di vivere, allora lo sente come un attacco diretto alla sua dignità di persona umana. Non ha problemi a sentir dire che le istituzioni devono ricevere un'impronta di solidarietà sociale, ma non sopporta che si chieda a lui di comportarsi in modo sociale.

 

E così nella recente evoluzione storica dell'umanità è subentrato qualcosa di molto singolare. Durante il secolo scorso, come ho già esposto nella prima conferenza, la vita economica ha lasciato dietro di sé tutte le convinzioni, giuridiche e culturali, che gli uomini hanno elaborato su di essa.

 

Nella prima conferenza ho richiamato la vostra attenzione su come proprio la critica sociale di Woodrow Wilson arrivi a fargli affermare che la vita economica ha imposto le proprie esigenze, è progredita, ha assunto determinate forme. La vita giuridica, invece, e quella culturale, con le quali cerchiamo di governare questa vita economica, non hanno tenuto il passo con essa, sono ancora ferme su vecchie posizioni. Ma in tal modo, cari ascoltatori, si tocca una realtà molto importante dell'evoluzione umana più recente.

 

Con l'apparizione di complesse strutture tecniche e dell'inevitabile assetto capitalistico e imprenditoriale dell'economia, la vita economica ha continuato a far valere le sue esigenze. Oserei dire che LE REALTÀ DELLA VITA ECONOMICA SONO GRADUALMENTE SFUGGITE DI MANO AGLI UOMINI, assumendo più o meno un andamento autonomo.

 

L'uomo non ha trovato la forza di padroneggiare la vita economica a partire dalle proprie idee, dalle proprie convinzioni. L'uomo d'oggi ha voluto formare sempre più i suoi concetti giuridici e i suoi progetti culturali muovendo da rivendicazioni economiche, dall'osservazione della vita economica così com'è di fatto.

 

Si può quindi dire che l'elemento caratteristico nell'evoluzione dell'umanità degli ultimi secoli sta nel fatto che sia i concetti giuridici, tramite i quali gli uomini tendono a vivere in pace fra di loro, sia quelli della vita culturale, mediante i quali vogliono sviluppare e organizzare i propri talenti, sono diventati sempre più dipendenti dalla vita economica.

 

arimane2.jpgNon si nota affatto quanto in quest'epoca le idee e il trattamento vicendevole degli uomini siano diventati dipendenti dalla vita economica. È ovvio che anche le istituzioni degli ultimi secoli sono state create dagli uomini stessi, ma non le hanno create tanto a partire da nuove visioni o idee, quanto piuttosto da istinti inconsci, da impulsi involontari.

 

In tal modo si è prodotto qualcosa che in realtà potremmo definire una certa anarchia nella struttura dell'organismo sociale. Nelle prime due conferenze ho già delineato questa fisionomia anarchica da diversi punti di vista. Ma all'interno di questa struttura sociale odierna si sono per l'appunto sviluppate le condizioni che hanno poi portato alla forma moderna della questione proletaria.

 

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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