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16 aprile 2012 1 16 /04 /aprile /2012 17:32

EUSSR.jpgHo ricevuto da Massimo Francese il seguente interessante commento: "Un altro problema che secondo me segue a ruota la scelta di non votare è quello di ripensare al ruolo della politica. È ancora uno strumento valido? Ho trovato nel mio archivio elettronico questo breve estratto del testo di Massimo Scaligero "Lotta di classe e Karma": «[...] Su tutta la Terra, la politica mostra, attraverso il linguaggio degli eventi, di aver esaurito il suo compito, ma perciò di tendere ad arrogarsi i compiti di un’era che non le appartiene. All’osservatore autonomo, la politica risulta sostanzialmente una forma vuota usata da forze del passato, da correnti volte a sopravvivere illegittimamente, sostituendosi all’elemento di coscienza e di responsabilità appena affiorante nell’uomo. Con inusitata categoricità oggi la politica viene affermata come un presupposto assoluto, mentre quello che, sia pure attraverso serie difficoltà, affiora di pregnante nell’uomo è l’elemento interiore dell’autonomia,capace di edificazione sociale, fuori del canone politico. Proprio per questo, essendo la presente l’epoca dell’anima cosciente, la politica sopravvive come un passato: come un mondo che ha esaurito il suo còmpito, ed è morto. V’è una nuova direzione dell’uomo a cui la politica non può sostituirsi: la scelta della sua libertà e della sua responsabilità. La politica agisce ormai come una trascendenza, si erige sull’uomo come un potere tendente a operare in luogo della sua coscienza etica, a fare sue le esigenze della libertà, perché non passino attraverso lui. Perciò la Democrazia, la cui vocazione è giusta, ha la vita difficile [...]».

Proprio la notte precedente a questo commento avevo lavorato su un testo di Scaligero riguardante le tre forme di droga (materiale, mistica e dialettica, spiegate nel suo libro "Il Logos e nuovi misteri") in quanto stavo redigendo l'interpretazione di parte dell'oroscopo del super drogato di turno Mario Monti, che al posto dell'io mette come sua droga le banche centrali... Basterebbe infatti cercare nel web l'interpretazione dell'opposizione fra Sole e Nettuno che contraddistingue l'oroscopo di Mario MOnti, e si avrebbe l'idea vera di chi è 'sto pezzo di guano...

Ecco il risultato del mio lavoro sul testo di Scaligero. 

 

SULL'ACCECAMENTO IDEOLOGICO COME FORMA DI DROGA

 

La materia non penetrata dal pensiero, suscita il suo misticismo, in varie forme, da quella ideologica o partitocratica a quella "teo-ideologica" o religiosa.

 

Ogni volta che noi percepiamo un oggetto dovremmo essere consapevoli del contenuto interiore di quel dato oggetto. La non coscienza del contenuto interiore del nostro percepire porta alla deficiente esperienza del mondo, o al mondo privo di Logos: crediamo che l'oggetto sia là, appunto "crediamo" in esso, ma non riusciamo a capire che là, senza il LOGOS (che è "lega", o legamento o collegamento) dell'aggregato sconnesso delle nostre senzazioni ed impressioni, quell'oggetto non sarebbe,non esisterebbe. Sarebbe come il guardare sgranando gli occhi sull'oggetto ma senza vederlo, press'a poco come può fare un cavallo. Cos'è un computer per un cavallo? È qualcosa di grigio che sa di plastica, nulla di più. Quindi qualcosa che non esiste come computer. Perché? Perché senza il LOGOS umano, nulla è ancora.

 

Appunto questa impercezione del logos genera la deificazione della materia, che è il materialismo.

 

Non dissimile è la causa che porta a quella forma sottile di materialismo che è l'idolatria dei simboli, dei nomi, delle giaculatorie, ecc., perché cerca il LOGOS dove non c'è piu, nella tomba dalla quale invece Esso continuamente risorge, rinascendo di continuo come intima vita dell'anima, cioè della nostra interiore attività, come vita predialettica del pensiero.

 

Così anche ogni felicità del conoscere - anche nel senso biblico del fare conoscenza o l'amore - è oggi solo il tentativo fallimentare di rianimare un "cadavere", perché giustamente si avverte che nell'attuale coscienza dialettica non è più possibile trovare il LOGOS. "Sono solo parole" recita una canzone... E non è forse vero che l'"animatore" è diventato oggi una professione che sostituisce quella dell'antico pianista o dell'antico musicista? Non sappiamo più rapportarci da uomo a uomo, da maschio a femmina, ed abbiamo bisogno di surrogati. Lo stesso dicasi per la pornografia, che oggi sostituisce anch'essa i rapporti umani.

 

Dunque si commette l'errore di cercare il LOGOS nelle forme dell'animato, o del filmato, che sono sempre un passato, anche se esso si presenta come massima espressione tecnologica del futuro.

 


Perché succede questo? Perché non riusciamo ad uscire dalla nostra coscienza dialettica, dato che non abbiamo più a disposizione ciò che la supererebbe. In altre parole non riusciamo più a scorgere dove nella nostra coscienza sta per SEMPRE risorgere il LOGOS.

 

Incapaci di indipendenza dall'incantesimo della materia, viviamo nel medesimo livello dei dipendenti dalla materia, cioè dei tossicodipendenti.

Così la nostra droga, che sostituiamo al LOGOS, involucro del nostro io assolutamente eterno, non è altro che la nostra ideologia, il nostro partito, la nostra fazione o gruppo, tutti elementi occultamente usurocratici da noi creduti per esempio universitaria conoscenza economica, o politica, o giuridica, tutti livelli animicamente inferiori a quello delle scienze della quantità, perché privi del grado di consapevolezza richiesto dalla dialettica della determinazione matematico-fisica.

 

In tal modo viviamo perennemente nell'equivoco dell'equivoco dell'equivoco ad libitum... perché ignorando completamente l'attuale contraddlzione del pensiero nella vita dell'anima, radicalmente opposto al LOGOS, ci sentiamo dei laici quando invece siamo dei mistici molto ignoranti di noi stessi.

 

In queste condizioni, istintivamente avversiamo la scienza dello spirito, conoscenza capace di penetrare con l'elemento volitivo della coscienza nel processo mediante cui il pensiero diventa veicolo della liberazione.

Eppure, perfino a partire da questa iniziale opposizione di tipo animale, la scienza spirituale, in quanto scienza dell'io, riuscirebbe se accolta dall'io, in tale liberazione, assumendo coscienza di questa avversità e superandola.

Altro superamento non è possibile: non è possibile alcun superamento dell'elemento umano-animale, che tra l'altro si esprime negli impulsi della dissacrazione, senza consapevolezza dell'opposizione dialettica del pensiero al LOGOS.

 

Anzi, proprio le dottrine che sembrano indicare le vie del LOGOS, della Mistica, della Devozione, ecc., tolgono all'uomo moderno la possibilità di ridestare il soprasensibile, il senso stesso del soprasensibile (sembra una tautologia ma non lo è in quanto l'uomo è fatto anche di questo superiore senso) perché ignorano la tecnica richiesta dalla mutata costituzione interiore dell'uomo di oggi. L'occulta funzione di tali dottrine è quella di deviare la ricerca del LOGOS dell'uomo moderno, esattamente come avviene nel materialismo. In verità è un materialismo molto particolare quello che ritiene essere spirituale, dato che usa con sicurezza misticamente filologica i nomi dello spirito: la mistica filologica è la sublimazione della pedanteria dialettica propria al pensiero riflesso, vincolato comunque alla propria sterilità, malgrado i conati esoterici.

 

E siamo qui arrivati al pensiero dialettico come forma di droga, in cui l'accecamento ideologico predomina come espressione massima.

 

Qual è la differenza fra pensiero predialettico e pensiero dialettico?

 

La differenza fra pensiero predialettico e pensiero dialettico consiste nel fatto che il primo, che è il LOGOS in atto, produce il secondo, che ne è il risultato. Il male non sta in questo risultato. Il male sta nel non avere consapevolezza del suo prodursi a partire dall'interno dell'uomo. Il male sta nel crederne il prodotto fuori. Per esempio la scuola dice questo, quest'altro e quest'altro ancora, e che devo sapere queste cose se voglio avere la laurea in questa materia, ed io studio queste cose credendo in esse perché provenienti ex cathedra. "Quod super stat" è appunto il significato del contenuto concettuale di "superstizione" perché con tale termine si indica l'accettazione supina di qualcosa per autorità di chi la dice ex cathedra. Accettiamo quello che sta sopra di noi (quod super stat) non con la coscienza logica del LOGOS che in noi da' nome alle cose (anche quelle che studiamo) ma con la coscienza logica che essere siano "santificate" dall'alto che sta fuori di noi, cioè dall'autorità docente. La realtà della frase del PADRE NOSTRO "Sia santificato il tuo nome" non riguarda solo il nome di Dio, che è in realtà il verbo essere in ebraico ("Io sono l'IO SONO" è la formula di autopresentazione di Dio a Mosè sul Sinai) di cui "Yhwh" è l'espressione della terza persona singolare, vale a dire "è", "Egli è", ma riguarda tutte le cose a cui noi mediante il LOGOS diamo il nome. Si veda l'iniziale esempio in questa pagina di cosa può essere un computer per un cavallo: nulla. E questo avviene perché il cavallo non ha un io individuale che da' il nome alle cose, ma un io di gruppo. Se entrate in una stalla di bovini le mucche si girano verso di voi tutte insieme come se fossero un unico animale. Se osservate il virare delle rondini notate che essere virano tutte insieme nello stesso istante come se avessero un radar coordinatore che le fa muovere coordinatamente: ebbene ciò che coordina la loro mente è ancora un io di gruppo. Ogni specie animale è un io di quel gruppo. Ogni essere umano è invece una specie a sé, ed ha un io tutto per sé, e capace di nominare le cose che ha intorno a sé mediante LOGOS. Questo avviene anche quando leggiamo o studiamo un libro o una frase o una parola. È sempre il LOGOS a operare in noi, solo che noi non ne siamo coscienti nella coscienza ordinaria. Lo sappiamo mediante una coscienza straordinaria, tipicamente umana, non animale dunque!     

Il LOGOS è dunque il vero elemento vitale predialettico in noi, di cui dobbiamo divenire coscienti per divenire veramente umani.

 

Perché è così difficile capirlo?

Perché non vogliamo essere responsabili del nostro sapere? Forse!

 

Quello che è certo è che la cosa fuori di noi la crediamo data dal mondo esterno perché il procedimento del LOGOS in quanto predialettico è sovrasensibile, non lo percepiamo coi sensi ordinari ma solo con una capacità sovrasensibile che solo noi dobbiamo conquistare, non essendoci data da fuori ma da dentro di noi. Da "fuori" percepiamo la nozione dialettica, ma ci illudiamo che essa sia là nel libro. In verità è anch'essa dentro di noi, tutt'al più è risvegliata da quel libro, ma è prodotta dal nostro LOGOS, cioè dalla nostra vita predialettica, che continuamente ci sfugge se non la conquistiamo. Perché?    

 

Perché il pensiero dialettico è talmente identico alla propria dimensione riflessa, da non poterne concepire altra. Anche quando crede concepire il pensiero vivente, lo riduce senza saperlo alla propria misura, imaginandolo riflesso in movimento. Ecco perché dal filosofare, o dall'idealismo, non è stato possibile che scaturisse ascesi liberatrice.

 

Come dimensione dell'impotenza, il pensiero riflesso non concepisce liberazione che non sia l'estrinsecarsi in altra forma della propria dimensione di prigionia. Perciò giunge a credere, tra l'altro, a un'esperienza spirituale fuori dello spirito, conseguibile mediante processi fisiologici specificamente provocati: può credere all'efficacia di sostanze come la mescalina, l'acido lisergico, la psflocibina, ecc., quali veicoli al sovrasensibile.

 

Questa dimensione è identica nel drogato ideologico, perché la droga, qualunque essa sia,  non è altro che l'illusoria via interiore, rispetto alla quale i deboli vengono annientati, i forti vengono introdotti a una magia demoniaca, o magia di patto, grazie alla quale l'attività interiore (l'anima) è ceduta a forze submateriali di cui non si libererà più - salvo il miracolo di una redenzione di tipo faustiano, invero rara - i sani, che sono i veri forti, lottano tragicamente per liberarsene.

 

L'equivoco della droga (per esempio il perché la droga piace così tanto) è legato alla nostra oscura aspirazione a superare la prigionia della nostra coscienza riflessa. Tale aspirazione non riesce a elevarsi alla coscienza del compito che le corrisponde, consistente nella comprensione del passaggio dal pensiero riflesso al pensiero vivente, cioè dall'organo dell'errore - veritiero soltanto quando è misura del calcolabile - all'organo della verità, o della realtà.

Solo il pensiero vivente può avere la percezione dell'irrealtà del pensiero riflesso: col pensiero riflesso non è possibile afferrare la realtà del pensiero vivente, l'assoluta diversità, la dimensione trascendente. Occorre l'esperienza. Ma l'esperienza esige l'ascesi della volontà, che è appunto la via del pensiero.

 

La via della droga (sia pur essa fisica, mistica o ideologica) è facile, perché non esige iniziativa interiore, ma solo mediazione sensibile, che conferisce al pensiero riflesso l'illusione di superare il limite sensibile.

 

Solo il materialista può credere di conseguire mediante veicolo materiale (spinello, rito, o libro che sia) il superamento della visione materiale.

 

La non conoscenza delle forze cosmiche operanti alla base della materia, tiene inesorabilmente l'uomo prigioniero della materia.

 

Lo stato morboso suscitato per via nervosa (per via nervosa posso arrivare a dirmi: se la scuola di Stato dice questo, significa che per avere successo devo attenermi a questo) si traduce in visione: l'ente arimanico che domina il sistema dei nervi e afferra l'anima quanto più questa inerisca a tale sistema, mediante la droga acquisisce un potere radicale sull'anima. L'ente arimanico riesce a fornire la visione extrasensibile, mediante possessione, ma è la visione del regno tale ente domina, il subsensibile, cioè la potenza infera del sensibile. È il regno delle forze che normalmente valendo mediante il sistema nervoso ("Voglio imparare tutto a memoria, così ho più nozione per la mia dialettica"), ma dominando basalmente dalle ossa ossia dallo scheletro, sul piano della coscienza quotidiana, privano l'uomo interiore della percezione sovrasensibfle negli organi dei sensi: gli consentono la visione fisica ossia esclusivamente minerale del mondo - e questo è il loro legittimo compito - rendendo il pensiero riflesso, o dialettico. Ma è il regno della Morte, l'Ade, il regno delle ombre.

 

E questo è appunto il regno dell'alterato che ci governa...

 

 

L'accecato ideologico è semplicemente uno che sopporta la droga dialettica e ne trae energie psichiche. È un soggetto che ha compiti direttivi arimanici al centro di confraternite occulte, il cui scopo è la lotta contro l'uomo interiore, in realtà contro il LOGOS. Ha il compito di spaventare gli altri inducendoli alla sua via, vale a dire alla via della perdita del livello umano. È un terrorista che genera suicidi e che afferma: non è colpa mia... È vero, non è colpa sua... Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno...

 

 

Cosa fare allora se siamo governati da gente del genere?

 

 

 Il processo di liberazione in verità s'incentra sul problema del pensiero riflesso, perché sul piano del pensiero riflesso si decide la scelta umana: l'uomo è libero di scegliere tra il LOGOS e Arimane.

 

La via giusta è quella che conduce l'uomo alla coscienza del pensiero riflesso e del suo limite, portandolo a riconoscere come condizione decisiva per l'esperienza sovrasensibile il superamento della riflessità.

 

Nell'epoca dell'assoluto pensiero riflesso, o dialettico, in cui l'anima patisce come ottusità il livello a cui la costringe il pensiero caduto, ogni sviluppo interiore che non segua la linea ascendente della coscienza di veglia, non può che essere medianica ed in tal senso è minimamente una droga. Droga mistica, o spiritistica, o gnostico-medianica, secondo una gamma che giunge alla droga propriamente detta, essa è la scelta inevitabile del pensiero dialettico, incapace di afferrare la propria dimensione riflessa.

 

Per afferrare il reale senso della riflessità, il pensiero dovrebbe percepire la dimensione che gli è simultanea sul piano sovrasensibile: che è il segreto della sua reintegrazione. Ilpensiero vive al tempo stesso nei tre mondi, fisico, animico, spirituale: movendo in basso, muove simultaneamente in alto: deve intensificare il momento della propria forza, per percepirsi nella propria interezza, secondo il principio della retta concentrazione.

 

Quindi a scuola si dovrebbe andare certamente per apprendere, ma non per apprendere che bisogna apprendere solo dalla scuola.

 

L'economia logico-materialistica, ad esempio, non afferra più il processo economico, che un tempo invece era in mano all'uomo dotato di intuito concreto, anche se ignaro di scienze economiche...

 

Dal mentale privo del moto sintetico originario sorge l'ingenua idea che la giustizia sociale sia conseguibile grazie ad una matematica distribuzione giuridica, se non costrittiva, dei beni, piuttosto che ad un libero processo interiore: libero e perciò morale. Non si riesce a concepire che la matematica distributiva dei beni non approderà mai a nulla - anzi peggiorerà la situazione già esistente - se non ha al centro valori interiori come l'autonomia dell'iniziativa individuale, il riconoscimento delle specifiche vocazioni spirituali in ogni campo, la coscienza del valore assolutamente extrapolitico del principio spirituale.

 

Là, dove il pensiero muore alla propria corrente di vita, diventa dialettico e cosciente: ma là, dove questo pensiero presume dirigere, per esempio, un processo economico, è inevitabile che elimini in esso l'elemento coesivo di vita, ossia la dynamis della circolazione armonica dei beni umani secondo la sua intrinseca necessità: la logica in movimento nella loro produzione e conseguente distribuzione viene paralizzata, in quanto meccanizzata.

Questo pensiero, in quanto MORTO, non può afferrare il moto vitale che, come un istinto cognitivo superiore, da' impulso immediato alla connessione economica:  impulso che per estrinsecarsi sino alla sfera degli istinti, deve muovere direttamente dallo spirito. Gli occorre un pensiero vivente: quello che nel passato operò come pensiero intuitivo-istintivo di geniali organizzatori della produzione, ai quali i popoli più evoluti debbono il benessere che ora stanno perdendo. E sarà sempre più perduto: perché il pensiero astratto, non economico, bensì politico, non può che paralizzare l'elemento di vita del processo economico, cioè il suo moto causale che, nell'essenzialità, non è afferrabile dalla mera misurazione logico-numerica. Allo stesso modo, il pensiero razionale paralizzerebbe la circolazione del sangue, se, per sventura dell'uomo, riuscisse a dirigerne il ciclo vitale.

 

In realtà, al livello più basso, quello della produzione dei beni economici, può agire solo il pensiero più alto: al quale occorre essere libero, in quanto non si estrinseca teoreticamente, ma DIRETTAMENTE nei dati sensibili, secondo la connessione intuitiva necessaria dei concetti rispondenti a tali dati: concetti percepibili rispettivamente nell'immediatezza dei dati in movimento, grazie a una pratica capacità di penetrazione, che non patisce costrizione ideologica.

Coloro che nel passato hanno cominciato a edificare l'organismo economico in alcune zone della Terra, dalle quali questo tendeva a irradiarsi nel mondo, non erano teorici dell'economia, o politici, bensì pratici portatori dell'intuito economico: l'aurea razza degli organizzatori del lavoro umano, che l'ideologia livellatrice andò e va ancora perseguitando ed eliminando su tutta la Terra, nell'illusione di colpire in essi l'egoismo proprio alla prassi economica, in realtà insito nell'anima umana e solo in essa trasformabile.

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commenti

Massimo Francese 04/18/2012 13:36

Sono al confine

nereovilla 04/18/2012 13:39



Guarda allora nel tuo cielo di nascita ciò che compete al segno del Capricorno. Magari ti dice qualcosa. Ciao confinante!



Massimo Francese 04/17/2012 19:42

Si, credo che dopo il "Trattato..." non leggerò altro di Scaligero. Esaustivo direbbero i colti. Senti anche tu la stanchezza? Stanchezza e vuoto, questo sento. Che senso ha continuare a comunicare
con chi può capirti?
Il primo esercizio è molto efficace e difficile, non da eseguire ( beh, anche), è difficile dargli continuità. Ma è la preparazione al terreno dove crescono i sensi spirituali e se uno ci prova,
anche poco, lo intuisce. Difficile, non impossibile. Pensiero puro, su di uno spillo, una matita, una vite. Incredibile. Ma vero.
Massimo

nereovilla 04/18/2012 12:52



"Che senso ha continuare a comunicare con chi può capirti?". Guarda che questo blog l'ho continuato soprattutto grazie a te. È bello essere capiti. Ma per tanto non è meglio che ci scriviamo con
le normali emails? Comunque ricordo che l'esercizio di meditazione "su di uno spillo" è di Scaligero (un libro dalla copertina bianca che ora non ricordo, forse "Manuale pratico della
meditazione" o qualcosa del genere) il quale spiega appunto l'esercizio auspicato da Steiner. Ieri ho guardato in casa ma non lo trovo. Probabilmente l'ho regalato o prestato a qualcuno.
Ciao.



Massimo Francese 04/17/2012 18:07

Monti, beccati anche questa!:D:D:D
"Soltanto l' uomo può trasformare in pensiero le percezioni e le sensazioni del mondo, che negli altri esseri, così come nei primitivi, sono sufficienti a se stesse. Soltanto l' uomo può orientare
la propria natura, che negli altri è orientatrice. La orienta mediante il pensiero. E può, afferando il pensiero, attuare nella natura la sopranatura. La stessa forza sovrasensibile che comprime e
rattiene nella fisicità il minerale, nella pianta entra nella fisicità e vi opera come forza strutturante, mentre nell' animale si presenta come mobilità coincidente con il moto degli istinti;
nell' uomo può cominciare a manifestare direttamente se stessa: come pensiero. La forza formatrice della natura ha concluso la sua opera, conducendo la struttura dell' uomo alla forma che possa
esprimere il suo essere spirituale. Ora il compito è dell' uomo, non più della natura".

-Trattato del pensiero vivente- Massimo Scaligero - ed. Tilopa -

Scaligero non è una lettura facile, sapendo oltretutto di doverla comprendere e sviluppare. E neanche tu sei facile da leggere, ma siete i nostri calibri pesanti con cui affondare le corazzate del
potere ottuso e animale. Il problema di questo nuovo esercito è che ogni soldato, al di là del proprio grado, è un essere pensante e accetta ordini solo se rispondono al buono e al bello ispirato
dallo spirito.
Il problema di Monti, e di chi lo avalla, è che non sa che la sua vita vale quella di uno zombie dei film di Romero.

Etiam si omnes, no.
Massimo

ps: Proponi, a tuo modo, il primo dei cinque esercizi di Rudolf Steiner. La via è occidentale in occidente. Faglielo sapere.

nereovilla 04/17/2012 18:57



Vedo che sei un lettore di Scaligero. In "La logica contro l'uomo" c'è tutto quello che c'è da sapere. Ma anche in OGNI libro di Scaligero! Io ce li ho tutti. In fondo dice sempre la stessa cosa:
siate consapevoli del pensiero predialettico. Sì, è difficile perché volle scrivere in una forma linguistica italiana superiore a quella ordinaria, forse per farla
somigliare a quella tedesca? Non l'ho mai capito. Ognuno ha il suo trip. Comunque io parlo difficile solo quando "correggo" male Scaligero. Ahahahaha aha ah! Etiam si omnes, no? Magari
si ragionasse così. Sull'esercizio di Steiner ci penso. Certo che oggi più che sbirciare in Cina per vedere come si fanno gli uomini polpetta non si fa... Ho pubblicato alcune cose di Geminello
Alvi, prese da "Il capitalismo. Verso l'ideale cinese (Marsilio)", ma a cosa è servito? Chi si ribella? Nessuno. Aspettano tutti di diventare sempre più schiavi? Io sono anche un po'
stufo. Abbiamo a che fare con dei dementi, che hanno messo al governo un malato mentale. Perché? Perché i primi dementi siamo noi, che votammo quei dementi, i quali poi misero al governo un pazzo
extrademocratico. Ognuno ha quello che si merita... Comunque darò un'occhiata a quell'esercizio. Grazie.



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