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28 novembre 2011 1 28 /11 /novembre /2011 10:07

Triarticolazione - Il lavoro non può essere pagato

 

Nell'econòmia - l'econòmia con l'accento sulla seconda "o" è la degenerazione dell'economìa (vedi la differenza fra econòmia ed economìa alla pagina "Economia - Etimologia...") - il modo in cui si è venuta a formare la relazione tra il datore di lavoro e l'operaio ha tramutato il lavoro in merce: nella dinamica cooperativa in cui il datore di lavoro e l'operaio avrebbero dovuto collaborare per produrre quella data merce o servizio.


Questo sfruttamento poggia sulla superiore posizione economica del datore di lavoro, grazie alla quale il datore di lavoro "compra" dall'operaio le merci o i servizi prodotti a un prezzo (salario) stabilito non da entrambi ma dal solo datore di lavoro. In tal modo si arriva a legalizzare qualcosa di illegittimo in quanto si scambia qui denaro contro diritti.

 

Ciò è illegittimo in quanto il modo e la misura in cui l'uomo lavora per la sussistenza dell'organismo sociale dovrebbero "essere regolati secondo la sua capacità e secondo ciò che è condizione di un'esistenza degna dell'uomo.

 

Il che può avvenire soltanto se questo regolamento viene emanato dallo Stato politico, indipendentemente dalle auto-amministrazioni della vita economica" (letteralmente "dalle amministrazioni della vita economica"; oggi però siamo talmente abituati a pensare all'amministrazione dell'economia per opera dello Stato centralista, che preferisco scrivere per chiarezza "dalle auto-amministrazioni della vita economica"Rudolf Steiner, "I punti essenziali della questione sociale", Milano, 1980, p. 60).

 

vita dell'economia

Per quale motivo la legittimazione del modo e della misura in cui si lavora per la sussistenza dell'organismo sociale può avvenire solo dallo Stato politico? Chi lo dice? Lo dice esclusivamente il fatto che se tu ed io dobbiamo fare un contratto di lavoro poggiante sulla nostra uguaglianza di esseri umani non possiamo non tirare in ballo il diritto, che è una delle "sponde" in cui si incanala l'economia (cfr.  "Triarticolazione - Vita economica"). 

 

Attraverso i codici del diritto scoperti dallo Stato politico (sfera del diritto) si aggiunge allora un'ulteriore base di valutazione di merci e servizi, dato che al fondamento di natura si aggiungono i vincoli derivanti dalla quantità e alla qualità del lavoro da applicarsi.

 

Solo in un contesto come questo può esserci un livello di benessere di una comunità proveniente dalla giusta quantità di lavoro che la coscienza del diritto consente di applicare. E solo questa può essere la base sana su cui costruire una economia sostenibile.

 

Ecco perché il sostentamento dell'uomo dovrebbe provenire non dal salario elargito dal datore di lavoro, ma da tutt'altra fonte. In altre parole, per mezzo di provvedimenti sociali si crea l'ambito giusto per un accordo realmente libero tra i dirigenti e gli esecutori del lavoro. E questo accordo non contempla alcuno scambio di denaro contro energia di lavoro, ma solo la parte spettante a ciascuno dei due contraenti che concorrono in comune alla produzione della merce (ibid. pag. 76).

 

L'imprenditore quindi non trattiene per sé il profitto prodotto dall'azienda. Tale profitto non è suo. L'imprenditore fornisce all'impresa le sue capacità esattamente come tutte le altre figure professionali coinvolte nella produzione. Egli riceve la sua quota come parte stabilita per la sua prestazione allo stesso modo in cui i suoi collaboratori ricevono la loro. Queste quote possono anche essere stabilite con una certa autonomia, cioè possono essere ritagliate finemente sulle capacità individuali, purché ci sia per esse il riconoscimento unanime della loro fondatezza da parte di tutti i partecipanti alla produzione. Ad esempio nessuna persona assennata avrebbe difficoltà ad attribuire un compenso elevato ad un imprenditore che grazie alle sue intuizioni è in grado di gestire la produzione come nessun altro saprebbe fare. In un contesto economico siffatto, gli uomini si riuniscono in aziende per produrre dei beni concordando assieme i rispettivi emolumenti.

 

Come i fanciulli hanno diritto all'educazione, così i vecchi, gli invalidi, le vedove, gli infermi, hanno diritto al sostentamento; il capitale che occorre a questo scopo dovrà fluire nell'ambito dell'organismo sociale come fluisce il contributo occorrente per l'educazione di coloro che sono ancora incapaci di produrre.

 

L'essenziale in tutto questo è che il fissare le entrate spettanti a chi non guadagna da sé non debba dipendere dalla vita economica, ma che viceversa la vita economica diventi dipendente da ciò che a tale riguardo risulta dalla coscienza del diritto (ibid. pag. 98)

 

Quanto appena esposto si rende necessario a causa della moderna divisione del lavoro che fa si che il singolo produca per la collettività una ben specifica merce, mentre per tutte le rimanenti egli dipende dal lavoro dei suoi simili. Su un piano ideale, la divisione del lavoro dovrebbe rendere comprensibile come la vita economica sia la sfera all'interno della quale fiorisce la fratellanza tra gli uomini: essi possono condurre una vita dignitosa mentre ciascuno soddisfa i bisogni dell'altro. Su un piano più contingente, essa pone il problema della commensurabilità dei valori prodotti dal lavoro umano che sono oggetto di scambio ovvero al problema della generazione del prezzo. Si tratta di un problema che non può essere risolto unilateralmente da nessun attore economico o sociale, ma richiede complesse interazioni diassociazioni economiche.

 

Nella parte finale di questa "TED TALKS" è spiegato con precisione cosa si intende qui per divisione del lavoro:

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2011-11-26&ch=31&v=95733&vd=2011-11-26&vc=31

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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