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10 febbraio 2012 5 10 /02 /febbraio /2012 13:39

I reazionari ma libertari sarebbero i più appropriati a ri­mediare il danno omologante del capitalismo” scrive Alvi, parlando del principio triarticolato e del pregio che avrebbe il FREE BANKING che tale principio comporta (1), dato che ridimensionerebbe lo Stato ed al contempo gli eccessi dell'economia, inserendo potere spirituale attraverso “la libertà di emissione vincolata al possesso di riserve di capitale vero e non fittizio” (2).

 

Questo riferimento di Alvi ai libertari presume tuttavia una liberata capacità di pensiero, che per ora è ancora lungi dall’essere conquistata dagli uomini, libertari compresi, dato che nel movimento libertario tendono a prevalere non solo ristrettezze di un’ideologia bloccata ai tre o quattro autori della cosiddetta “scuola austriaca” ma anche vero e proprio settarismo costringente e contraddittori in quanto kantianamente normativo in un “dover essere” a priori del tipo: “Se vuoi essere libertario devi pensare così e così…” (3).

 

Ciò premesso, il FREE BANKING dei libertari risulterebbe davvero coerente col CAPITALE, inteso come MERAVIGLIOSA CREAZIONE DELL'IO, nonché con la necessità di tenere il potere delle banche proporzionato a ESSA. “E servirebbe pure” - continua Alvi - “a far rivivere in forma libertaria il principio migliore dell'Ancien Régime” (4).

 

Senza la comprensione della triarticolazione dei soldi, però, i libertari non potranno che restare improduttivi: reattivi ma improduttivi, in quanto imprigionati in un movimento che, se odia il moto stesso del pensare, non si muove.

 

Ma i soldi triarticolati cosa sono? Sono soldi che dovrebbero poter essere emessi a fronte di una promessa di capitale vera, non falsata da tassi d'interesse, né da cartamoneta di Stato, e che dovrebbero corrispondere ad un'intelligenza fraterna realizzantesi nella creazione di merci effettive.

 

Questo tipo di soldi non ricercherebbe la sua perpetuazione nel gioco all'accumulo e lusingando la vanità, “finto spirito sognato dal capitalismo”, ma diverrebbe DONO alle funzioni a tutta prima ineconomiche dei campi immateriali dell'esistenza (cultura), “fedele alla sua scadenza, ed alla necessità di un ritorno all'intel­ligenza e alla morale che lo hanno reso vero ed epico” (5).

 

Questo tipo di soldi si articola in tre fasi:

 

1) quella di un denaro d'investimento corrisposto, detto INVOR;

 

2) quella di un denaro di circolazione a termine, detto MERCOR;

 

e infine 3) quella di un denaro di dono consapevole e non forzoso (come avviene con quello della SOLIDARIETÀ OBBLIGATORIA dell’imposizione fiscale) detto DONOR,

 

le quali, potrebbero scandirsi in un sistema di soldi legati

 

1) al capitale investito;

 

2) alle merci circolanti;

 

e 3) al dono.

 

Per l’approfondimento di questa suddivisione dei soldi in INVOR, MERCOR, e DONOR, studiati nel loro reciproco agire si veda il capitolo “Invor, Mercor, Donor: i tre denari” nel libro di Alvi “L’anima e l’economia” (6).

 

Il denaro di Steiner, nasce dall’intelligenza organizzativa e fraterna dell’io, si consolida come circolante proporzionato e condiviso tra eguali, e ritorna infine col dono all’io, alla cultura e alla bontà che lo hanno emanato.

 

“Esiste dovizia iconografica e di scritti” - scrive Alvi -  “che dimostra in Eu­ropa il sopravvivere di un'ideologia trifunzionale dal Medioevo fino alla rivoluzione francese (Ottavia Nicoli, “I sacerdoti, i guerrieri, i contadini. Storia di un’immagine della società”, Torino, Einaudi, 1979). Una riprova di quanto Dumézil aveva scritto per gli indoeuropei. Vi si badò per niente, nelle scienze sociali. Eppure, prima di Dumézil l'idea di una solu­zione triarticolata ai guai della modernità era stata ridetta varie volte e dai più disparati (Heinz Kloss, “Selbstverwaltung und die Dreigliederung des sozialen Organismus”, Frankfurt –am-Main, Vittorio Klostermann, 1983, p. 29). Per esempio dal teologo russo Vladi­mir Solov'ëv, o da quell'Eugen Dühring, contro il quale Engels scrisse uno dei suoi libri di sciocchezze meglio riusciti. Pure lui affidava il suo socialismo a distinzioni tripartite (E. Dühring, “Logik und Wissenshaftstheorie”, Leipzig 1878, pp. 479, 480). E lo strava­gante Alexandre Saint-Yves d'Alveydre, in fama di bilocazione, maestro di Papus e René A. Schwaller de Lubicz, nonché disve­latore dell'Aghartta, città dei saggi sotto il deserto del Gobi nel suo “Mission de l’Inde”, si disse anche per una tripartizione, che battezzò sinarchismo”.

 

Ho già detto varie volte che l’economia in cui viviamo oggi non è un’economia ma un’econòmia, cioè un’economia con l’accento spostato (cfr. il video “Eumeo, l’economista”), nella quale Iro, il pitocco, cioè il ladro, l’affamato, e l’uomo senza scrupoli (vedi il Supermario) la fa da PADRONE. Ebbene, per forza di cose, essa dovrà ritornare ad essere quella di Eumeo…

 

NOTE

(1) G. Alvi, "Il capitalismo", Venezia, ottobre 2011, p. 304; vedi “Sul valore dei tassi e sul concetto generale di valore”, nota 3.

(2) Ibid.

(3) Vedi il mio commento all'articolo di L. Cimmino "La libertà  dei libertari: una critica" (istitutodipolitica.it).

(4) “Il capitalismo…”, op. cit.

(5) Ibid.

(6) Geminello Alvi, “L’anima e l’economia”, Ed. Mondadori, Milano, 2005, pp. 308 - 321.

(7) “Il capitalismo…”, op. cit., p. 305.

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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