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21 ottobre 2012 7 21 /10 /ottobre /2012 10:40

Ha ragione Paolo Becchi: "Meglio una fine spaventosa (dell'euro) di uno spavento senza fine"! Cfr. http://digilander.libero.it/VNereo/MES-bufala.htm Seguimi ...

Ha ragione Paolo Becchi: "Meglio una fine spaventosa (dell'euro) di uno spavento senza fine"! Cfr. http://digilander.libero.it/VNereo/MES-bufala.htm Seguimi ...

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26 settembre 2012 3 26 /09 /settembre /2012 10:37

"Per quanto grande sia la somma di lavoro accumulata nel capitale, se capita in mano a un IMBECILLE che polverizzi ogni cosa, il risultato sarà ben different...

"Per quanto grande sia la somma di lavoro accumulata nel capitale, se capita in mano a un IMBECILLE che polverizzi ogni cosa, il risultato sarà ben different...

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17 settembre 2012 1 17 /09 /settembre /2012 13:20

Non sono un sostenitore delle teorie di Nash, le quali secondo lo stesso Nash non sono applicabili a tutto (soprattutto là, dove non c'è cooperazione, non pu...

Non sono un sostenitore delle teorie di Nash, le quali secondo lo stesso Nash non sono applicabili a tutto (soprattutto là, dove non c'è cooperazione, non pu...

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6 settembre 2012 4 06 /09 /settembre /2012 09:32

Dieci giorni prima della sua morte Erich Fromm (1900-1980) rilasciava questa intervista alla tv svizzera. "Molti dei mali delle attuali società capitalistich...

Dieci giorni prima della sua morte Erich Fromm (1900-1980) rilasciava questa intervista alla tv svizzera. "Molti dei mali delle attuali società capitalistich...

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30 agosto 2012 4 30 /08 /agosto /2012 11:28

Seguimi nel Consultorio di economia della triarticolazione sociale

 

 

Ecco parte della conferenza di Steiner da me curata, che dimostra per l’ennesima volta come egli sia sostenitore del MINIMO VITALE, da me chiamato RDB, o Reddito Di Base incondizionato per tutti dalla nascita alla morte. Buona lettura.

 

“[…] Il problema non è inventarsi il sistema fiscale migliore, ma lavorare alla triarticolazione. Quando poi essa si realizzerà sempre più, dalla sua stessa attività si verrà a creare il miglior sistema fiscale. Occorre realizzare le condizioni sotto cui si sviluppano le migliori direttive sociali. Il punto non è infatti di pensare che uno qualsiasi, almanaccando, trovi l’idea migliore, perché ciò non è assolutamente realistico. Pensiamo solo di essere un genio (uno qualsiasi dei presenti) quale non ne è mai esistito prima nell’evoluzione umana e di essere perciò in grado di escogitare il miglior sistema fiscale. Se però fossimo soli al mondo con la nostra idea del miglior sistema fiscale e gli altri non la accettassero, conterebbe solo il fatto che costoro vorrebbero un sistema sbagliato ma non il nostro.

 

Non basta avere le idee migliori, ma trovare ciò che di meglio può fare l’umanità nel suo insieme. Ora si potrà comunque dire: “Si, ma si deve ben cominciare da qualche parte. Si deve organizzare la triarticolazione, anche se la gente non la vuole!”

 

Questo è un altro discorso, perché ora non si tratta del sistema fiscale che la gente può volere o meno, ma di qualcosa che in fondo vogliono tutti, solo che lo capiscano. Questo va fatto capire alla gente se si trova la strada giusta, perché la gente nell’inconscio vuole che lo si realizzi nel mondo civile nei prossimi decenni. Non è un’invenzione, ma frutto dell’osservazione di quel che vuole la gente. Moltissimi ancora oggi rifiutano la triarticolazione non perché non la vogliano, ma solo perché sono ancora pieni di pregiudizi e in effetti operano per contrastare ciò che intende assolutamente realizzarsi. Il resto ne deriva di conseguenza. Bisogna badare all’elemento principale, ed è che al riguardo (sia che duri di più o di meno) si susciti la comprensione solo rimuovendo alcuni elementi che oggi la impediscono ancora. Certo esistono ancora personalità dirigenti che vi si oppongono. Sarà impossibile convincerle; prima dovranno battere la testa contro gli ostacoli che si opporranno loro. E ce ne saranno molti! Di conseguenza la cosa non va definita irrealizzabile, anche se al primo tentativo non riesce come si vorrebbe. Va preparata. Dovrà essere pronta al momento in cui nella vita ciò che si realizza in modo errato sarà arrivato all’assurdo, quando molto di ciò che penetra ora nel mondo non ci sarà più, come ad esempio ora non ci sono più i principi tedeschi che ancora nel 1913 non si sarebbero sognati di essere allontanati nel 1919. Quando sarà scomparso quel che la gente oggi spesso osanna, nella testa, nel cuore delle persone dovrà esserci qualcosa a cui riferirsi.

 

Il terreno deve venire preparato, elaborato.

 

Questo è ciò che bisogna pensare in merito a questi argomenti. Quando si sia penetrati abbastanza a lungo e a fondo nella triarticolazione della vita spirituale, della vita politica e della vita economica si avrà l’esigenza di sviluppare una certa ulteriore comprensione dell’argomento. Essa è appunto assolutamente necessaria, altrimenti si finisce per parlare delle cose in modo da mettere tutta la buona volontà nei discorsi, senza riuscire però a tradurli in realtà.

 

L’ORGANISMO SOCIALE SOGGIACE A DETERMINATE LEGGI COME VI SOGGIACE L’ORGANISMO NATURALE UMANO. OPERANDO IN CONTRASTO CON LE LEGGI DELL’ORGANISMO SOCIALE, ANCHE SE MOSSI DAI PRINCIPI PIÙ BELLI, NON SI RIESCE A OTTENERE NIENTE. TUTT’AL PIÙ SI RIESCE A GUIDARE LA GENTE IN UN VICOLO CIECO. QUESTA È LA REALTÀ [il maiuscolo è mio - nota del curatore].

 

Non si dica: “Che cos’è allora la libertà dell’uomo se egli deve venir inserito in un organismo sociale che ha delle leggi?” Non è una domanda saggia; trasponendola in altro campo la si potrebbe formulare così: “È libero l’uomo se è costretto a mangiare tutti i giorni?”. Non è libero di non mangiare. Le cose che al mondo sottostanno a una certa regolarità, anche se in esse è incluso l’essere umano, in fondo non hanno nulla a che vedere con la libertà, altrettanto poco quanto ne ha il fatto di non poter tirare giù la Luna [il grassetto è mio - ndc].

 

Tuttavia qualcos’altro che è connesso a quanto è necessario per la comprensione sociale c’è: è il mettersi nella situazione di riandare all’elemento fondamentale, all’elemento primario, e di non far dipendere la propria comprensione sociale da elementi secondari o terziari, da quanto è solo effetto.

 

IN UNA CERTA CONDIZIONE DI VITA SI PUÒ DIRE: OGNUNO IN UNA DATA SITUAZIONE DI VITA HA BISOGNO COME MINIMO DI DETERMINATI VALORI (DICIAMO DI DENARO, DATO CHE ABBIAMO GIÀ CONVERTITO I VALORI IN DENARO) PER POTER PROVVEDERE ALLA SUA VITA. IN DETERMINATE CONDIZIONI DI VITA SI PUÒ PARLARE DI UN MINIMO VITALE COSÌ DA DIRE PER UN VERSO QUALCOSA DI COMPRENSIBILISSIMO E PER ALTRO VERSO UNA VERA OVVIETÀ.

 

DESIDERO TENTARE DI CHIARIRLO CON UN ESEMPIO.

 

Considerando le condizioni di vita esistenti in un certo territorio, forse si riesce a dire, anche solo per sensibilità innata: chi fa un lavoro semplice, un lavoro manuale, ha bisogno dì un minimo vitale, altrimenti non riesce a vivere nella comunità. Può sembrare un pensiero del tutto ovvio. Tuttavia, per quanto ovvia sia la riflessione, pensiamo a che succede se non è realizzabile all’interno dell’organismo sociale in cui uno vive come è stato ipotizzato in base ai presupposti appena detti. Ecco la prima domanda cui va risposto: “Che succede se la sua realizzazione è impossibile?”

 

Se si riflette nel modo appena esposto, non si giunge a un PENSIERO PRIMARIO.

 

Non ci si ricollega a qualcosa di fondamentale, ma di secondario, a qualcosa che è solo una conseguenza. SI DEVE SEMPRE ESSERE IN GRADO DI RICOLLEGARE LA PROPRIA COMPRENSIONE SOCIALE ALLE COSE FONDAMENTALI. FONDAMENTALE È FARSI UN’OPINIONE, una visione ADERENTE ALLA VITA, di quale può appunto essere il minimo vitale concepito in base alle condizioni di vita di un organismo sociale; DICENDO “ADERENTE ALLA VITA” INTENDO QUI UNA VISIONE DA CUI DERIVI UNA CONDIZIONE SOCIALE POSSIBILE E UNA POSSIBILE CONVIVENZA TRA LA GENTE. QUESTO È PRIMARIO.

 

Si arriva così a determinate rappresentazioni che ai contemporanei sono in gran parte proprio scomode, perché NEGLI ULTIMI SECOLI L’EDUCAZIONE SCOLASTICA, CHE AVREBBE DOVUTO OCCUPARSI APPUNTO DI ARGOMENTI SIMILI, TRASCURÒ IN VERITÀ DI OCCUPARSENE.

 

Oggi la gente dovrebbe ormai sapere che per essere anche solo semi-colti non basta sapere che tre per nove fa ventisette, ma che si dovrebbe in fondo anche sapere che cos’è la cosiddetta “rendita agraria”.

 

ORA IO CHIEDO: QUANTI SONO AL GIORNO D’OGGI AD AVERE UN’IDEA CHIARA DI CHE COS’È UNA RENDITA AGRARIA? Tuttavia senza avere un’idea di queste cose, nell’organismo sociale non si riesce ad avere un proficuo avanzamento nell’evoluzione dell’umanità.

 

A poco a poco sì è creata una grande confusione su questi argomenti, e i rapporti confusi portano oggi la gente alle idee che ha e non a rapporti autentici in questo campo.

 

La rendita agraria, che in certo qual modo può venir valutata in base alla produttività che ha un terreno sito in una certa zona, da’ per così dire una determinata somma per una porzione di territorio nazionale. Il valore del terreno è determinato dalla sua produttività, vale a dire dal tipo e grado di sfruttamento razionale rispetto all’economia generale.

 

Oggi è difficile farsi un’idea chiara del semplice valore agrario, perché nell’economia capitalistica moderna la rendita da capitale o il capitale sì sono confusi con la rendita agraria, perché l’autentico valore economico della rendita agraria è diventato un’immagine illusoria a causa del diritto ipotecario, del credito ipotecario, delle obbligazioni e di altro del genere. Di conseguenza tutto è stato trascinato in rappresentazioni assurde e non rispondenti al vero.

 

È naturale che non sia possibile farsi davvero in un batter d’occhio un’idea di che cosa sia in realtà la rendita agraria.

 

Immaginiamo però che equivalga semplicemente al valore economico del fondo e del terreno di una zona (del fondo e del terreno con riferimento alla sua produttività).

 

Esiste un rapporto necessario tra la rendita agraria e quanto ho indicato prima come minimo vitale di un essere umano.

 

Oggi esistono alcuni riformatori e rivoluzionari sociali che sognano di eliminare in assoluto la rendita agraria, che credono di eliminarla nazionalizzando o collettivizzando, come dicono loro, i terreni.

 

QUALCOSA NON VIENE PERÒ ELIMINATO CAMBIANDOLE FORMA.

 

Il fatto che sia tutta una collettività a possedere il terreno o che siano diverse persone non elimina l’esistenza della rendita agraria. La maschera solo, le conferisce solo altre forme.

 

La rendita agraria di cui ho detto esiste sempre.

 

SE ORA PRENDIAMO LA RENDITA AGRARIA DI UN DETERMINATO TERRITORIO E LA DIVIDIAMO TRA IL NUMERO DI ABITANTI DEL TERRITORIO IN QUESTIONE, RICAVIAMO UN QUOZIENTE CHE FORNISCE L’UNICO POSSIBILE MINIMO VITALE. È UNA PRECISA LEGGE, COME AD ESEMPIO LO È LA LEGGE DI BOYLE-MARIOTTE PER LA FISICA CHE NON PUÒ ESSERE DIVERSA. È comunque un fatto primario, qualcosa di fondamentale, che in realtà nessuno, all’interno dì un organismo sociale, guadagna di più dell’equivalente della rendita agraria globale suddivisa tra il numero degli abitanti. L’EVENTUALE GUADAGNO IN PIÙ VIENE REALIZZATO ATTRAVERSO COALIZIONI E ASSOCIAZIONI CHE INSTAURANO RAPPORTI CHE CONSENTONO A UNA PERSONA DI RICEVERE PIÙ DI UN’ALTRA (1); ma in effetti nella proprietà mobiliare di una sola persona non può fluire nulla in più oltre a ciò che ho testé indicato.

 

TUTTA LA VITA ECONOMICA, NELLA MISURA IN CUI SI RIFERISCE A QUANTO POSSIEDE IL SINGOLO IN BENI MOBILI, MUOVE DAL MINIMO CHE ESISTE DAVVERO OVUNQUE, ANCHE SE I RAPPORTI REALI LO COPRONO.

 

BISOGNA PARTIRE DA QUESTO DATO FONDAMENTALE. Da qui dipende che non si parta da un fatto secondario ma da uno primario. Lo si può paragonare con ogni altro DATO PRIMARIO, ad esempio con quello valido anche per la vita economica che su di un determinato territorio esiste solo una certa quantità di un prodotto grezzo. Si potrebbe indicare anche come auspicabile, se il prodotto grezzo fosse più abbondante, e si potrebbe calcolare di quanto sarebbe maggiore su quel territorio. Tuttavia IL PRODOTTO GREZZO NON PUÒ ESSERE MOLTIPLICATO. È UN FATTO PRIMARIO. COSÌ COME È UN FATTO PRIMARIO CHE IN REALTÀ, IN UN ORGANISMO SOCIALE, NESSUNO GUADAGNA PIÙ (non si guadagna grazie al lavoro, per quanto si lavori tanto) DI QUANTO RENDA IL QUOZIENTE PRIMA ACCENNATO.

 

Tutto il resto viene prodotto da coalizioni et similia tra esseri umani. Contro un simile fatto possono intervenire le organizzazioni sociali e politiche e infrangerlo.

 

IL PROBLEMA È VOLGERE TUTTO IL PENSIERO ORGANIZZATIVO NELLA DIREZIONE VERSO CUI TENDONO I FATTI. QUESTO È IL PROBLEMA. Il soddisfacimento può esistere tra gli esseri umani solo tenendo conto di queste realtà. Se infatti si dirige il pensiero inteso a ordinare, a trasformare la realtà, nella direzione voluta dalla natura dell’organismo sociale, il resto va da sé e NON PUÒ NEPPURE SUCCEDERE CHE UNO SI CREDA SVANTAGGIATO RISPETTO ALL’ALTRO. È UNA LEGGE CHE STA ALLA BASE DELLA VERA VITA DELL’ORGANISMO SOCIALE.

 

Su questi argomenti si può riflettere correttamente (ho portato l’esempio della relazione tra minimo vitale e rendita agraria), farsene concetti rispondenti alla realtà, solo a partire dalla TRIARTICOLAZIONE considerata come ELEMENTO FONDAMENTALE. SOLO SOTTO L’INFLUSSO DELLA TRIARTICOLAZIONE SI POSSONO PRENDERE PROVVEDIMENTI CHE SVILUPPINO SU UN TERRITORIO LA CONVIVENZA UMANA NEL MODO PIÙ PRODUTTIVO. LA VITA SI SVILUPPERÀ INFATTI IN MANIERA PIÙ PRODUTTIVA SOLO SEGUENDO LE LEGGI SOCIALI E NON AGENDO CONTRO DI ESSE; SI TRATTA CIOÈ DI VIVERE NEL SENSO DELL’ORGANISMO SOCIALE.

 

VA COMUNQUE DETTO CHE DALL’OSSERVAZIONE ESTERNA DELLA VITA NON SI ACQUISISCE UN’IDEA SUI FONDAMENTI DELLA TRIARTICOLAZIONE, PROPRIO COME NON SI CAPISCE IL TEOREMA DÌ PITAGORA PER QUANTI TRIANGOLI RETTANGOLI SI OSSERVINO. UNA VOLTA CHE PERÒ LO SI SIA CAPITO LO SI PUÒ APPLICARE AD OGNI TRIANGOLO RETTANGOLO. LO STESSO SUCCEDE PER LE LEGGI FONDAMENTALI. UNA VOLTA AFFERRATE NEL MODO GIUSTO E SECONDO REALTÀ, SONO APPLICABILI OVUNQUE”.

 

Nota importante

(1) R. Steiner, ultima conf. del ciclo “I capisaldi dell’economia” di 14 conferenze tenute a Dornach dal 24/07/22 al 06/08/22, p. 198-205: “Consideriamo ancora una volta l’ipotesi che ho prospettato ieri: l’economia chiusa di un villaggio. In essa abbiamo trovato i lavoratori manuali comuni, e, quanto a lavoratori spirituali, solo il maestro, il parroco e forse ancora il segretario comunale. È un’economia molto semplice. Qui la maggioranza della popolazione accudirà a lavori fisici, lavorerà la terra con le proprie braccia; dovrà produrre in più anche ciò di cui hanno bisogno per il proprio alimento, abbigliamento, ecc., il maestro, il parroco e il segretario comunale. Questo lavoro dev’essere compiuto dagli altri, perché il maestro, il parroco e il segretario comunale non possono fare da sé la loro parte di lavoro intorno alla natura. Immaginiamo ora che in questo villaggio vivano 30 contadini, più quei tre, chiamiamoli “notabili”, che prestano la loro opera spirituale [se ti fa schifo il termine, o bestia, leggi “immateriale” - ndc]. Essi hanno bisogno del lavoro manuale degli altri. Supponiamo ancora che ognuno di quei 30 contadini dia a quelle tre persone, o singolarmente a ciascuna di esse, un “buono”, un foglietto sul quale venga segnato, diciamo, X quantità di grano, di grano già lavorato. Un altro da’ un foglietto sul quale è segnato un altro prodotto che riguardo al consumo sia paragonabile al grano. Sono cose fattibili. I foglietti vengono conservati dal parroco, dal maestro e dal segretario i quali, anziché recarsi personalmente sui campi a provvedersi di frumento, di frutta, di carne, presentano i foglietti alla gente che lavora e che, in cambio dei foglietti, consegna poi i prodotti. Questo è il processo che deve svilupparsi da sé, e che non può svolgersi diversamente, nemmeno se a qualche furbacchione salti in mente di introdurre delle monete metalliche al posto dei foglietti. Il processo è proprio questo: creare la possibilità di dare dei “buoni” sulla base del lavoro materiale accumulato, applicato ai mezzi dì produzione, investito in valori economici; “buoni” che si trasmettono affinché venga evitato del lavoro a chi deve risparmiarselo.

 

Si vede da tutto questo che non può esservi nessuna sorta di denaro che non sia una semplice espressione della massa dei mezzi di produzione disponibili in un campo qualsiasi (tra i quali saranno da annoverarsi in modo particolare e in prima linea LE TERRE) [il maiuscolo è mio - ndc], dei mezzi di produzione ridotti a quanto si può esprimere nella forma più semplice. IN QUESTA FORMA L’INTERO PROCESSO ECONOMICO POTRÀ ESSERE AFFERRATO.

 

Quanto dobbiamo dire in proposito si connette col fatto che in nessuna parte del mondo è possibile creare un paradiso economico. A un tale paradiso potrà credere solo chi sogna utopie senza nessun contatto con la realtà. È facile dire, con somma disinvoltura, che l’economia dovrebbe essere costruita così e così, ma né un’economia singola né l’economia che chiamiamo mondiale può essere costituita in via assoluta in un dato modo, ma solo in via relativa. Pensiamo per esempio di avere, in un qualsiasi campo economico chiuso in sé, una data superficie di terra. Se tutte le persone ivi esistenti intraprendono veramente tutti i lavori possibili agli uomini, avremo per il consumo un risultato diverso se la popolazione di quella superficie di terra sia di un milione, anziché di due. TUTTO DIPENDE ASSOLUTAMENTE DAL RAPPORTO DELLA MASSA DELLA POPOLAZIONE CON LA SUPERFICIE DEL SUOLO, e quindi anche dalla quantità di beni che una data popolazione può ricavare dalla superficie del suolo (da cui in ultima analisi tutto proviene).

 

Poniamo per ipotesi che un territorio economico abbia 35 milioni di abitanti (il numero è indifferente; e quel che dico riguardo a un campo economico chiuso vale anche per l’economia mondiale). Poniamo dunque che in un dato momento un territorio economico abbia 35 milioni di abitanti, e che questi abitanti debbano essere portati a una condizione, per quanto possibile, economicamente equa. Il problema non è espresso in modo del tutto preciso e chiaro, ma si comprenderà subito che cosa intendo dire. Che cosa si dovrebbe fare, affinché fra quei 35 milioni di abitanti si stabiliscano condizioni atte a determinare prezzi equi? QUANDO CI SI ACCINGESSE A PORTARE LA VITA ECONOMICA A UNO STATO SANO, BISOGNEREBBE DARE A OGNI SINGOLO INDIVIDUO UNA QUOTA DELLA SUPERFICIE DEL SUOLO (calcolata sulla media della fertilità e delle possibilità di coltivazione) CHE CORRISPONDA ALLA TOTALITÀ DEL SUOLO PRODUTTIVO DIVISA PER 35 MILIONI [Ma questo non è esattamente il contrario di ciò che sostengono gli odierni traditori dell’antroposofia, da me chiamati CAGONI, quando affermano che Steiner è incompatibile col Reddito di Base? - ndc]. SE OGNI BAMBINO, VENENDO AL MONDO, RICEVESSE SEMPLICEMENTE QUEL DATO APPEZZAMENTO DI TERRA DA COLTIVARE, ALLORA SI FORMEREBBERO I PREZZI CHE SONO POSSIBILI IN QUEL TERRITORIO, E OGNI COSA AVREBBE IL SUO VERO E NATURALE VALORE DI SCAMBIO.

 

Ma ciò che ho esposto qui come una strana ipotesi, corrisponde proprio alla realtà. Il processo economico, indipendente dall’uomo, fa veramente così. Lo fa (e si capirà bene che intendo quel che sto per dire in senso figurato), in quanto il processo economico divide effettivamente la superficie del suolo fra un dato numero di individui, i quali poi devono lavorare [“POI devono lavorare” cos’altro significa se non che PRIMA i terrestri devono avere quella QUOTA o quella terra su cui poter lavorare? Questo bisognerebbe chiedere a quelle teste di cazzo putiniane o merkeliane che vanno in giro a fare conferenze di economia facendosi passare per studiosi di Steiner! - ndc] in modo adeguato tutto quanto spunta dal suolo; si può immaginare tutto il territorio ripartito fra gli abitanti, e questo, come fatto reale, da’ a ogni singola cosa il suo valore di scambio; si può tener nota di questi valori di scambio, e l’esperienza ci mostrerà che essi si approssimano molto alla realtà vera. Se poi li si confronta con la realtà d’oggi, si trova che certe cose hanno oggi un prezzo molto al di sotto, e altre molto al di sopra dei valori così calcolati. Se ora immaginiamo che in qualche luogo sorga un paese di “Utopia” in cui si possano trasferire tanti neonati ai quali inizialmente provvedano gli angeli, ma a ognuno dei quali venga assegnato il suo pezzo di terra, al momento in cui essi potranno cominciare a lavorare, vedremo formarsi i veri e naturali valori di scambio. Se dopo un certo tempo i prezzi risultassero diversi, sarebbe segno che qualcuno avrebbe tolto qualcosa ad altri. Ed è appunto ciò che è avvenuto, provocando il malcontento di tanti: si sente oscuramente che nel processo economico si è potuto insinuare qualcosa che fa alterare di molto i prezzi reali.

 

Se ora si cerca di comprendere l’organismo economico col modo di pensare che abbiamo applicato in queste nostre considerazioni, con gli stessi provvedimenti potremo arrivare a quel che qui ho esposto. Questo è l’importante. Troveremo così che sul denaro, che rappresenta direi quasi la contabilità volante dell’economia mondiale, dovrà trovarsi iscritto qualcosa di simile a: grano coltivabile su un dato appezzamento di terra, da confrontarsi poi con le altre cose. I più facili a valutarsi reciprocamente sono i prodotti del suolo; si vede comunque da dove occorra prendere le mosse. Bisogna pur prendere le mosse da dove le cifre devono avere un significato. Ci allontaniamo per forza dalla realtà, se scriviamo sul denaro questo o quel valore aureo; veniamo invece condotti alla realtà, se vi iscriviamo: “vale tanto lavoro applicato a un dato prodotto di natura”. Supponendo che sul denaro stia scritto “x frumento”, che su tutto il denaro stia scritto: “x frumento”, “y frumento”, “z frumento”, riuscirà evidente a che cosa vada ricondotta tutta l’economia. Con questo avremo ricondotto la moneta a mezzi di produzione utilizzabili, ai quali sia applicato lavoro materiale (mezzi di produzione di qualsiasi settore economico); questa (cioè la somma dei mezzi di produzione utilizzabili) è l’unica moneta sana.

 

Chi sia capace di scrutare spregiudicatamente la realtà, vede proprio così la situazione, benché taluno possa forse obiettare che nemmeno così si possa fare con precisione il confronto con ogni altro valore. Ma fino a un alto grado di precisione si potrà farlo, perché in generale, dato che ogni cosa si valuta, in ultima analisi i valori delle prestazioni non si differenziano poi troppo tra loro attraverso il consumo. Per quanto io possa essere un lavoratore spirituale, ogni anno mi occorre tanto lavoro risparmiato, quanto mi abbisogna per mantenermi come essere umano; si mostrerà anche senz’altro assai bene che a un lavoratore spirituale occorre anche qualcosa di più che non a un lavoratore manuale; appunto perché la cosa apparirà tanto evidente, sarà anche ovunque riconosciuta. Nelle economie chiuse si trovano ancora oggi delle situazioni (sebbene vadano diventando sempre più rare), nelle quali i lavoratori spirituali ricevono con abbondanza quanto loro necessita, e trovano gente che glielo dona volentieri, senza scriverlo prima su foglietti. Non lo dico perché voglia fare di una questione economica una questione sentimentale; ma lo dico perché è parte delle realtà della vita economica, e perché in ultima analisi in ogni punto del complesso economico ci si imbatte nell’uomo.

 

Soprattutto si ottiene in questo modo un rapporto fra le singole parti di un complesso economico che è abbracciabile con lo sguardo. Si ottiene la possibilità che anche nel denaro ognuno scorga in ogni istante la propria connessione con la natura. Quel che rende tanto malsane le nostre condizioni è il fatto ch’esse si stacchino tanto dalla natura, che non si scorga più il loro nesso con la natura. Se arriviamo effettivamente (e il RISOLVERE TALE PROBLEMA [vale a dire del RDB, cioè dal dare ad ognuno, nel modo dovuto, ciò che gli spetta a partire dal suo venire alla luce come terrestre! - ndc] DIPENDERÀ SOLTANTO DALL’ORGANIZZAZIONE CHE SAPREMO CREARCI NELLA VITA ASSOCIATIVA) a segnare sulla nostra carta-moneta il valore di natura anziché il valore indefinibile dell’oro, riconosceremo direttamente, nel commercio quotidiano, anche il valore di ogni prestazione spirituale, poiché SAPREMO ALLORA CHE, MENTRE UN PITTORE DIPINGE UN QUADRO, TANTI CONTADINI DEVONO LAVORARE A PRODURRE FRUMENTO, AVENA E ALTRO, PER UN DATO NUMERO DI MESI O DI ANNI. Pensiamo in quale chiara prospettiva ci si mostrerebbe in tal modo tutto il processo economico! Allora si direbbe, usando il frasario attuale: abbiamo una moneta in natura anziché una moneta aurea; questa sarebbe appunto la cosa giusta, quella che mostrerebbe la vera realtà economica

 

Eccoci posti di nuovo davanti a un immagine. Bisogna appunto che parli per mezzo di immagini, poiché esse rendono la realtà, mentre non è realtà ciò che la gente ha in testa di solito nel rapporto economico. Possiede la realtà solo chi sa che il ricevere una moneta d’oro di una certa grandezza rappresenta una data quantità di lavoro della terra; va inoltre tenuto conto anche del lavoro con altri mezzi di produzione; essi però diventano equivalenti alla natura in quanto, dal momento in cui sono condotti a termine ed escono dal campo delle merci, passano a uno stato di svalutazione, di impossibilità di essere comprati o venduti; per questo diventano simili ai mezzi di produzione che abbiamo in natura. Si tratta solo di una continuazione del processo che abbiamo in natura, quando diciamo che i mezzi di produzione devono essere trattati a questa stregua. SOLTANTO COSÌ SI SARÀ FORMATO UN CONCETTO CHIARO ANCHE PER LA NATURA STESSA, QUALE MEZZO DI PRODUZIONE, POICHÉ DI FRONTE AI CONCETTI ABITUALI DI “TERRENO”, SARÀ SEMPRE POSSIBILE SOLLEVARE QUALCHE OBIEZIONE, SE NON SI INTRODUCE IL CONCETTO DEL MEZZO DI PRODUZIONE QUALE HO CERCATO DI ESPORLO NEL MIO “I PUNTI ESSENZIALI DELLA QUESTIONE SOCIALE” [Anche la natura è infatti mezzo di produzione!!! Bisognerebbe dirlo all’intorpidito Bersani questo!!! Bersani svegliati che è ora! - ndc]. Basta riflettere che anche un pezzo di natura deve in ogni caso essere lavorato prima di essere utilizzabile; fino al momento in cui la natura, un pezzo qualsiasi di natura, non sia dissodato e reso utilizzabile, bisogna pure che vi si applichi del lavoro; anche un appezzamento di terra è dunque giustificatamente merce, e cioè un valore economico nel senso di un “bene” collegato a un lavoro.

 

Solo se si formulano veramente i concetti nel modo che abbiamo indicato, è possibile arrivare a concepire il puro concetto del mezzo di produzione; allora lo si potrà applicare nei più diversi campi, e al momento giusto apparirà chiaro che, quando qualcuno scrive un articolo, il valore economico di questo consisterà soprattutto nel lavoro risparmiato, sottrattone solo quel po’ di lavoro materiale eseguito nello scrivere. I concetti si differenziano subito, nelle più diverse direzioni, e in modo da fissarsi saldamente nella vita, se vengono formati nel modo giusto partendo dalla vita stessa.

 

Se dunque in qualche modo si vuol trattare la questione del prezzo, non si può fare altrimenti che risalire, non solo fino alle spese di produzione, ma fino all’origine stessa della produzione, e partendo da quella osservare le condizioni della formazione del prezzo. Allora si potrà veramente seguirne lo svolgimento fino a un punto qualsiasi del processo economico.

 

Con questo ho forse potuto dare almeno qualche idea in merito a ciò che soprattutto importa riguardo alla questione principale dell’economia, alla formazione dei prezzi. L’economia consiste in sostanza nel portare allo scambio fra gli uomini ciò che viene prodotto, e lo scambio si estrinseca nella formazione dei prezzi. La formazione dei prezzi dev’essere dunque il punto principale. CHE NON OCCORRA RISALIRE A QUALCOSA DI INDETERMINATO [come avviene oggi grazie agli ottusi che ci governano con leggi criminali nazifasciste mascherate da “salvastato”, supportate dai novelli chierici traditori sedicenti antroposofi - ndc], LO SI CONSTATERÀ APPUNTO ARRIVANDO FINO AI VALORI CHE PER LA LAVORAZIONE DEL SUOLO POSSONO ESSERE DETERMINATI DAL RAPPORTO TRA IL NUMERO DELLA POPOLAZIONE E LA SUPERFICIE DEL SUOLO ATTA AD ESSER LAVORATA. In tale rapporto si trova ciò che in origine sta appunto alla base della formazione del valore, poiché tutto il lavoro che può essere eseguito può provenire solo dal numero della popolazione [oggi manipolata dai CAGONI manipolatori di capitali in quanto la popolazione è essa stessa il vero capitale umano - ndc], e tutto ciò con cui questo lavoro può collegarsi deve provenire unicamente dal suolo. DEI PRODOTTI DEL SUOLO TUTTI HANNO INFATTI BISOGNO, E PER CHI IN SEGUITO ALLE SUE PRESTAZIONI SPIRITUALI RISPARMIA IL PROPRIO LAVORO, DEVONO LAVORARE GLI ALTRI. ECCO PERCHÉ GIUNGIAMO QUI A CIÒ CHE STA PROPRIO ALLA RADICE DELL’ECONOMIA.

 

Osservando la cosa in questo modo, dobbiamo dire: anche nella nostra complicatissima economia attuale avviene quel che già esisteva nelle condizioni economiche più primitive, dove non si aveva in sostanza che il baratto; solo che non siamo più in grado di vedere ovunque chiaramente questo rapporto. Ma lo avremo subito davanti a noi, se sui nostri biglietti di banca sarà indicato il rapporto con la natura, poiché nella realtà esso tuttavia esiste. NON DIMENTICHIAMOLO MAI! È LA REALTÀ. Vorrei dire, e anche qui parlo servendomi di un’immagine, che mentre compro un oggetto qualsiasi e spendo spensieratamente il mio denaro, c’è sempre un piccolo dèmone che vi scrive sopra quanto lavoro compiuto sulla natura corrisponde a quell’oggetto. Questa è la realtà. Anche qui, PER ARRIVARE ALLA REALTÀ, NON DOBBIAMO RIMANERE ALLA SUPERFICIE”.

 

Sfido chiunque sedicente antroposofo, o economista, o funzionario di Stato che si spacci per steineriano, per esempio come Geminello Alvi per poi sostenere Putin, o più semplicemente come Gaetano Bonaiuto, reggicoda di Alvi, per poi sostenere la Merkel, a confutare quanto ho affermato nella cura di questo scritto.

 

Il mio lavoro su questo blog è terminato. In questi tre o quattro giorni di montagna ho capito di non essere per nulla dipendente dal web, dato che senza il computer non mi sono assolutamente annoiato. Quindi vi saluto tutti per l’ennesima volta. Il mio compito qui è terminato. Ciao bestie!

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28 agosto 2012 2 28 /08 /agosto /2012 18:08
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Ciao amici, io sono lo scemo del villaggio e per non saper né leggere
né scrivere, vi dedico questa canzone...
State su con la vita! Fatevi delle canne e non lasciatevi prendere
per le palle!
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28 agosto 2012 2 28 /08 /agosto /2012 08:48

[Seguimi sul Consultorio di economia della triarticolazione sociale]

 

per-la-festa-di-s.-agostino.jpg28 agosto: S. Agostino. Festa occulta dello... statalismo!

 

“L’amore della verità ha bisogno del tempo della riflessione” era solito dire un famoso filosofo. Egli diceva, sì, il vero ma negava poi realtà al concetto di tempo. Domanda: ma allora che diceva?

E sapete chi era questo filosofo?

Era niente meno che Agostino...!

 

Con Agostino infatti, l’Occidente incomincia ad essere spinto nel processo dell’astrazione e quindi dello statalismo.

 

Questo processo di statalizzazione continuò a protrarsi fino ad incorporarsi completamente in tutto l’Occidente. “Solo i grandi spiriti si ribellano a questo processo di astrazione” era solito dire circa un secolo fa Rudolf Steiner, citando Goethe come uno dei massimi fra questi grandi spiriti, e Kant come quello che più di tutti cadde preda dell’astrazione statalista: “Si provi un po’ a prendere la “Critica della ragion pura” (so di dire un’eresia, ma quanto dico è pur vero), se ne leggano gli assiomi, e si converta ognuno di essi nel suo contrario: si otterrà la verità. Bisogna veramente pensare così dei più importanti principi kantiani, riguardanti il tempo e lo spazio. Si possono con tranquillità voltare quei principi nel loro contrario; si può dire no dove è detto sì, e sì dove è detto no: si ottiene circa qualcosa che può essere valido di fronte ai mondi spirituali. Da ciò si potrà dedurre quale grande interesse ci sia nel mondo a falsificare Goethe che sta agli antipodi di Kant” (Rudolf Steiner, “Contributi alla conoscenza del Mistero del Golgota”, conf. di Berlino del 19 aprile 1917).

 

Chi si basa sui contenuti della filosofia di Agostino o di Kant senza verificarne gli assunti è poi costretto a procedere dogmaticamente, ponendo contenuti di pensiero (validi in un determinato periodo storico, cioè in periodi temporali alieni da quello presente) come verità di fede, che se non credute generano “eresia”. Ma le verità di fede di queste teste coatte, che si fanno “frati” e fratricidi, bruciando gli eretici, sono verità o falsità? Sono cose giuste o sono errori?

 

Sono errori. Errori che per accidia ci si “dimentica” di correggere.

 

E così, a furia di “dimenticanze” si diventa keynesiani dicendo “meno Stato”; la contraddizione è evidente, ma nessuno evidentemente la nota; il popolo è bue; chi dice “meno Stato” lo dice al bue, ciò comporta insoddisfazione (“guarda un po’ con chi mi devo rapportare!”); si cerca perciò di compensare tale insoddisfazione andando a puttana (“sono furbo io!”). Questo riguarda il braccio destro.

 

Ed il sinistro?

 

Ci vogliono regole autoritarie no? Cosa dice infatti Agostino? Dice: “Non accetterei la dottrina di Cristo se non fosse fondata sull’autorità della Chiesa”!

 

Bravo pirla!

 

E bravi pirla anche i libertari che si appellano a S. Agostino!

 

Infatti che differenza c’è fra questo modo di pensare e quello di chi afferma (non è una mia invenzione ma proprio questo mi scrisse un sedicente libertario): “Il libertarismo è pur sempre un’ideologia, e poiché i nostri principi, o i miei principi, sono conformi ad essa, io non accetto altro sistema che non sia fondato sull’autorità di essa, anzi, li giudico una catastrofe”! È un fatto realmente accaduto questo! 

 

La storia si ripete e l’animale politico diventa sempre più animale e sempre meno politico! 

 

Si veda la vita della politica. Nella sua forma odierna, la politica - ideologica, partitocratica, o democratica che sia - non è altro che il medesimo o totalitarismo o fascismo o imperialismo dei tempi antichi. Le cose cambiano per essere gattopardianamente le stesse: si può essere comunisti o libertari, ma se l’uomo non passa a essere individuo anziché mero gregario o mero esemplare della specie-animale-uomo, la sostanza rimane.

 

Lo stesso può dirsi dell’abominevole e menzognera chiesa cattolico-romana (già nel suo essere cattolica, che significa universale, e contemporaneamente romana, vi è una menzogna colossale che nessuno vede, o quanto meno un’impossibilità di universalità del pensare).

 

La chiesa, dai tempi di Agostino fino al secolo quindicesimo, attraverso i mistici si definì, sì, cristiana, ma la sua forma non fu altro che quella del vecchio impero romano: vita irrigidita nella forma. Tutto ciò che prima era repubblica e poi impero, lo Stato romano lo trasmise - mediante le proprie manifestazioni di piazza - irrigidito nelle sue forme - al cristianesimo successivo. Trasmise al cristianesimo perfino la capitale, Roma, già capitale dell’impero! E persino gli amministratori delle province si perpetuarono nei presbiteri e nei vescovi. Ciò che era vita precedente, diventa forma successiva per il suo gradino successivo di vita. E ciò continua fino ad oggi con lo IOR, la banca vaticana del papa Ratzinger, nuovo... imperatore e nuovo… faraone perfino nei faraonici paramenti!

 

Lo stesso si può comunque dire a proposito dell’uomo odierno. Oggi vi è infatti un colossale tabù su ciò che scaturisce dall’“io sono”, il cui nome tecnico era per gli evangelisti “figlio dell’uomo” (vedi Urs von Balthasar, “Sponsa verbi”, Ed. Jacabook, p. 480).

 

C’è una paura folle dell’io umano. Si tratta di una psicosi proveniente da ogni parte religiosa e politica! E i pochi che come Urs von Balthasar osarono affermare quasi balbettando il significato di tale nome tecnico (dell’io; cfr. ibid.) sono immediatamente espulsi dalla chiesa!

 

Eppure tutta la vita interiore di ogni essere umano è il risultato di questa fecondazione dell’umanità tramite l’“io sono”!

 

Domanda: com’era nelle precedenti forme della vita individuale degli uomini?

 

L’uomo antico si esprimeva nominando se stesso in terza persona, esattamente come fanno gli infanti: “Il mio spirito esulta”; “Mario ha fame”, per dire “io esulto”, “io (Mario) ho fame”.

 

Il figlio dell’uomo - vale a dire “colui che si presenta come io ai suoi simili” - non nacque e non nasce da carne e sangue, bensì da un elemento IMMATERIALE dell’umanità la cui natura è tale che muove in sé la possibilità della scoperta dell’io. Ed oggi lo si vorrebbe ricacciare nella forma precedente la sua nascita… Però l’operazione non riesce... Perché? Perché il bambino, a un certo punto della sua infanzia dirà sempre “io” a se stesso!

 

Non bisogna avere paura dell’io, o animali sociali!

 

La nascita verginale del “figlio dell’uomo” da parte della natura umana, il senso della nascita del Cristo in quanto involucro (sinderesi) dell’”io sono” nell’uomo, non è altro che questo.

 

Vi è infatti un percepibile rapporto di equivalenza fra la storia dell’individuo e quella dell’umanità: tanto nell’infanzia dell’umanità quanto in quella del bambino si passa dalla consapevolezza di sé in terza persona a quella in prima persona.

 

Troviamo testimonianza di ciò nei testi più antichi: come cinquemila anni fa il faraone Azoze, V dinastia, circa 2900 a.C., diceva “La mia maestà ha visto” (G. Farina, “Grammatica della lingua egiziana antica”, Ed. Hoepli, pag. 183 e 184), anziché dire “io ho visto”, così duemila anni fa, la “madre” dice ancora “l’anima mia magnifica il Signore”, anziché dire “io magnifico il Signore” (Luca, 1,46).

 

Nella misura in cui provi a ripercorrere all’indietro le antiche forme di autocoscienza dell’umanità, ricercandole dal tempi dell’avvento del “figlio dell’uomo” fino ai primordi, oltrepassando i tempi dell’essenziale esigenza mosaica di un dio che dica di se stesso “io sono l’io sono” (Esodo 3,13-16), fino ai tempi prediluviani, puoi percepire come l’umanità tenda ad indicare se stessa sempre in terza persona singolare, come gli infanti quando, prima di scoprire la parola “io”, indicano se stessi in terza persona singolare servendosi del proprio nome. Ovviamente, qui non si tratta di una percezione materiale simile a quella che si ha di un cotechino, perché qui - a parte i pochi documenti antichi rimasti - la materia percepibile è poca. Si tratta comunque di percezione sovrasensibile, vale a dire di veggenza spirituale, di intuizione. E questa è la stessa intuizione che permise a Steiner la seguente affermazione: “La terra degli Atlanti era quella che la mitologia germanica designa con i nomi di “Niflheim”, “Nebelheim”, “Wolkenhein”, terra delle nebbie. [...] Il continente atlantico fu sommerso a seguito di una serie di diluvi nel corso dei quali l’atmosfera terrestre si rischiarò. Solo in seguito si videro il cielo azzurro, i temporali, la pioggia e l’arcobaleno. Per questo dice la Bibbia che, dopo che l’arca di Noè aveva toccato terra, l’arcobaleno fu il nuovo segno del patto fra Dio e gli uomini. [...] Solo allora l’uomo iniziò a chiamarsi “io”. Gli Atlanti parlavano di se stessi in terza persona” (Rudolf Steiner, “Kosmogonie”, Opera Omnia n. 94, R. Steiner Verlag, Parigi, 26 maggio 1906; cfr. anche R. Steiner, “I manichei”, Ed. Antroposofica, Milano 1995).

 

E la vita dell’io in terza persona si è fatta sentire fino nel “plurale maiestatis” degli ultimi papi, perché sempre la vita di un periodo precedente diviene la forma di quello successivo. È una legge evolutiva questa.

 

La nuova forma sociale, la nuova moneta, la sovranità dell’individuo, il RDB (Reddito Di Base), la triarticolazione dell’ordine sociale, poggia e scaturisce in definitiva  dalle intenzioni di Manes (sto bestemmiando per i cattolici), cioè dal piccolo gruppo di persone preparate da Manes, che oggi si reincarna in poeti come Ezra Pound e negli amanti della sua poesia: “Non ci sono guerre giuste... (Manes) la saggezza giace accanto a te, senza metafora...” (Ezra Pound, “Canti Pisani”, Ed. Garzanti, Milano, 2004).

 

La neosocietà sarà una comunità nella quale troverà posto anzitutto la reale scintilla cristiana, la reale moneta cristiana, con l’immagine dei pesci e del pane... da moltiplicare per tutti in modo da sfamare tutti e avanzarne dodici ceste...

 

La moneta oggi gode di privilegi non goduti dalle merci. Perciò è iniqua. Non ci vuole molto a capirlo. La moneta è equa solo se le si impedisce di stagnare, solo se la si naturalizza, facendola rientrare nel divenire ENTRO LO SPAZIO-TEMPO. Quando l’uomo farà in modo che essa deperisca in modo naturale, come deperiscono le merci quando non sono consumate, allora sarà equo strumento di scambio. Ecco perché, sempre per chi ha orecchie per intendere, nella “liquidità” del mare monetario da cui Gesù fa prelevare moneta fiscale (Matteo 17,27) esiste il vero movimento della vita economica, dato dalle sue necessarie onde, liberatrici da ogni stagnazione.

 

Oggi dovremmo dire: Padre nostro liberaci dal male... della stagnazione che è in noi... nel nostro mero emisfero sinistro dell’ideologia che fa gregari, cioè schiavi di idee credute Dio!

 

Vera stagnazione è infatti quella del cervello malato di coloro che pretendono l’attuazione della neosocietà e della neofiscalità, retrocedendo, attraverso le forme di ieri, attraverso la democrazia che in verità è usurocrazia: forme antiche che generano altre forme antiche, spingendo le persone a formare da un lato fazioni in lotta fra loro, e contemporaneamente a risparmiare, portando i loro soldi in banca... È la follia! Queste persone, altro non sono altro che un’ignara espressione (una delle tante) della “belva feroce” di cui parlava Nietzsche (F. Nietzsche, “Genealogia della morale”, Adelphi, Milano 1995, pag.30-32), altro eretico come Pound, preparatori del futuro.

 

E Agostino? Agli antipodi, Agostino, uno degli spiriti più eminenti per la chiesa cattolica, che nel suo “De Civitate Dei” da’ appunto forma alla chiesa, forma che è ancora quella di oggi, fu necessariamente il più attivo avversario della forma che preparava il futuro.

 

Circa 17 secoli fa, Faustus ed Agostino, erano uno di fronte all’altro come il fenomeno goethiano di due polarità di colori: Agostino che, partendo dall’antica autorità dell’impero romano, costruiva sulla chiesa nella sua forma attuale, e Faustus che, movendo dall’uomo, intendeva preparare il senso per la forma dell’avvenire. Questo contrasto, che si sviluppò nel terzo e nel quarto secolo dopo Cristo rimase, e si manifestò poi nella lotta della chiesa cattolico-romana contro i Templari, i Rosacroce, gli Albigesi, i Catari e gli altri.

 

Ecco perché Jacques de Molay, l’ultimo dei templari, bruciando sul rogo, disse agli astanti: “Le eresie e i peccati che ci vengono attribuiti non sono veri […]. Sono degno della morte e mi offro di sopportarla, perché prima ho confessato per paura delle torture, e per le moine del papa e del re di Francia”.

 

Tutti vennero distrutti sul piano fisico, ma la loro vita interiore continua ad agire.

 

In fondo non è altro che lo swing della vita che agisce, con la sua diastole e sistole.

 

La lotta di Agostino contro Faustus non fu altro che un primo aspetto di tale contrasto.

 

Se tramite compurerizzazione della mia attività cardiaca costringo meccanicamente il mio cuore ad andare a tempo secondo una media parametrica scientificamente esatta fra un battito e l’altro, non opero per la mia vita ma per la mia morte. E ciò è come portare i soldi in banca, credendo di risparmiare... È come predicare bene e razzolare male. Predico bene, semino la buona novella, le nuove teorie monetarie, economiche, sociali, ecc., ma se continuo a seminare anche i miei soldi in banca, succede come alla semina di Pinocchio. Qui Collodi è bravo come Pound nello spiegare le attuali (1) truffe: Pinocchio semina le sue quattro monete nel campo dei fiori su indicazione del gatto (lo Stato) e della volpe (la banca, lo IOR, sua santità Ratzinger, ecc.), e se ne torna gongolando al luogo della buca chiedendosi quante migliaia di monete troverà sull’albero cresciuto dove aveva seminato i soldi “investiti” con grande fiducia nei lestofanti usurai di allora: “‘Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro. Pigliatelo e mettetelo in prigione’. Il burattino rimase di princisbecco e voleva protestare, ma i gendarmi gli tapparono la bocca e lo condussero in gattabuia”(Carlo Collodi, “Pinocchio”, Ed. Salani, 1995, in Carlo Alberto Brioschi, “Breve storia della corruzione dall’età antica ai giorni nostri”, Ed. Tea, Milano, 2004). La colpa di Pinocchio è il torto imperdonabile di farsi derubare, esattamente come i “burattini” d’oggi, che si fidano delle banche di Stato. I burattini d’oggi sono coloro che costituiscono il “popolo bue”, gli uomini senza meraviglia, quelli che Pound chiama “uomini di marmo”: “gli uomini di marmo trapasseranno nel nulla” (“Canti pisani”, op. cit.).

 

I loro soldi continuano a diminuire; ognuno dice la sua, tutti predicano riforme del sistema monetario, però tutto resta come prima: il “seminato” non da’ frutti, o da’ frutti appassiti.

 

In tutta la storia della politica, in quella delle confessioni religiose, e di tutte quelle consorterie del malaffare, che non vogliamo verificare alla radice i propri presupposti, e correggerli, inserendo il nuovo, vi è sempre un “bene fuori tempo” che aspetta di andare a tempo.

 

Purtroppo chi paga questi errori è sempre il popolo... “Tutto cambia affinché niente cambi” ma anche affinché il “bene fuori tempo” possa godersi in tempo...

 

(1) Cfr. Il Resto del Carlino del 24 dicembre 2004: USURA, Gioia Tauro, banche sott’accusa. Indagati 39 dirigenti, tra cui Abete e Geronzi http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/art/2004/12/24/5365811: Palmi, 23 dicembre 2004 - Trentanove persone tra dirigenti e funzionari dipendenti di sei istituti di credito a livello nazionale e regionale sono stati iscritti nel registro degli indagati, nell’ambito di un inchiesta, avviata dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Palmi su presunti episodi di usura nei confronti di alcune imprese della Piana di Gioia Tauro. L’inchiesta, è stata avviata dal sostituto procuratore della Repubblica di Palmi, Alberto Cianfrini, sulla base di una denuncia di un imprenditore. I sei istituiti coinvolti sono: Banca Antoniana Popolare Veneta, Banca di Roma, Monte dei Paschi di Siena, Banca Nazionale del Lavoro, Banca Carime e Banca Regionale Calabrese. Tra gli indagati Cesare Geronzi e Luigi Abete. A rendere nota l’indagine è stato il sindaco di Rosarno, Giacomo Saccomanno, che è anche legale di un gruppo di imprese dalla cui segnalazione è partita l’indagine della Procura coordinata dal sostituto Alberto Cianfarini; e dal presidente della Commissione regionale antimafia, Vincenzo Pisano. Secondo quanto riferito da Saccomanno vi sarebbero gia’ delle consulenze fatte in sede civile (procedimenti sono stati aperti presso i tribunali di Reggio Calabria e Palmi) che accerterebbero che i tassi sulle linee di credito aperte dalle imprese sarebbero elevati. Le consulenze avrebbero anche già indicato somme nell’ordine di milioni di euro che le banche dovrebbero restituire. ‘‘Ho fatto questa denuncia - ha detto Saccomanno - non come avvocato, ma come sindaco di Rosarno perché nell’area portuale di Gioia Tauro c’’è’una situazione di grande tensione. Delle 48 imprese che c’erano, l’attività si è ridotta a pochissime aziende che stanno in piedi per le propriecapacita’, mentre una quarantina o sono chiuse o stanno chiudendo”. “Oltre ai problemi che si trovano a dover fronteggiare c’e’ anche quello dell’usura delle banche. Il mio vuole essere un grido d’allarme forte e un richiamo per tutti alle proprie responsabilita’. Credo sia importante porre un freno a quello che sta succedendo’’. ‘‘Il problema - ha aggiunto il Sindaco di Rosarno - è quello della crisi dell’ area, in cui ci sono migliaia di disoccupati. Come sindaco, conoscendo la situazione del territorio, ho voluto lanciare l’allarme per dire: assumiamoci le responsabilità ognuno per le proprie competenze e vediamo cosa dobbiamo fare’’.

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23 agosto 2012 4 23 /08 /agosto /2012 09:34

Seguimi nel Consultorio di economia della triarticolazione sociale
 

parabrezza-copia-1

 

Geminello Alvi attualmente lavora a Mosca, difende Vladimir Putin e le sue scelte fondamentali di questi anni al potere.

 

Se questo è un antroposofo o uno studioso della triarticolazione sociale, io sono la Madonna del Parabrezza.

 

Tutto ciò che riguarda Geminello Alvi sarà al più presto rimosso da questo Blog. Abbasso i cagoni leccaculi della Merkel e di Putin!! 

Putin-Alvi

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23 agosto 2012 4 23 /08 /agosto /2012 09:03

aviazione-israel.jpg

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22 agosto 2012 3 22 /08 /agosto /2012 15:58

dio-con-noi.jpgCattolica moglie del "fantasma dell'opera" (così lo chiamano i tedeschi) Joachim Sauer, di religione ebraica, Angela Merkel è disintegrata come tutta l’umanità odierna. I tedeschi dicono sia figlia di Adolf Hitler! Invece sedicenti antroposofi, ancora più disintegrati di loro sostengono che la Merkel  stia mettendo in pratica l’idea economica di Steiner! Ahahahaha aha aha aha! Che bello! 

 

Pazienza! Oggi siamo tutti un po’ disintegrati! E l'uomo disintegrato è ciò che rimane dell’uomo a causa del cattolicesimo che crocifisse non solo il corpo fisico ma anche lo spirito stesso del cristianesimo.

 

Il punto più importante in cui avremmo potuto cambiare direzione fu il momento dell'apparizione di Gesù, detto Cristo, sulla terra, dato che la Sua forza dava a tutti la  possibilità della risalita, ma così non avvenne. Venne invece la chiesa cattolica... 

 

L'individuo umano può comunque ancora risalire e lo può fare nella misura in cui si accomuna col Cristo, che è il suo stesso vero io.

 

Se un giorno ti capiterà di leggere la settima conferenza di Rudolf Steiner del ciclo “L’Apocalisse”, tieni a mente queste parole: solo capendo cosa fu quell'evento, così che l'impulso del Cristo divenga impulso individuale nell’intima attività interiore di ognuno, e che ognuno agisca e formi il suo karma partendo da esso, l'umanità potrà ancora risalire verso l'alto; per reintegrarsi, l'uomo deve imparare a capire sempre le parole di Paolo di Tarso “Non sono io che agisco, ma il Cristo agisce in me”: solo così si può uscire dalla crisi mondiale in cui siamo stati tutti stati catapultati grazie agli nuovi dei, detti banchieri, a causa dei quali è intervenuta una modificazione fondamentale nell’organismo sociale di tutto il pianeta già a partire dalla seconda metà del secolo XIX.

 

Nella vita bancaria a poco a poco l'individuo si è frantumato. Ciò è avvenuto dal momento in cui quattro Rothschild (figli di Mayer Amschel Rothschild), Salomone, Nathan, Carlo, e Jacopo, si mossero da Francoforte per andare nel mondo, uno a Vienna, l'altro a Napoli, il terzo a Londra e il quarto a Parigi.

 

Mentre allora tutta l'attività bancaria era personalizzata, grazie al talento individuale, dato che la personalità si impegnava entro il movimento monetario, oggi si vede tutta l'attività bancaria diventare impersonale: il capitale passa alle S.p.A e non è più amministrato da singole persone. Il capitale comincia così ad amministrarsi da solo Ed oggi è come un cavallo imbizzarrito che domina l'uomo. Steiner nel 1922 per questo motivo auspicava che l'uomo addomesticasse come si deve quel... cavallo ("I capisaldi dell'economia"). Abbiamo forze puramente oggettive che amministrano il capitale dall'interno, e già perfino forze, sempre all'interno di questo settore, che attirano tutta la volontà dell'individuo in modo che questo diventa impotente. Si può seguire questo processo aprendo gli occhi, e si può rilevare dappertutto quanto l'umanità sia discesa ad un bassissimo livello nei confronti dell'individualità.

 

La personalità umana può peraltro salvarsi e risalire di nuovo. Potrà farlo solo se, mediante un rafforzamento delle intime forze dell’attività interiore, apprenderà veramente a poggiare su se stessa, a rendersi indipendente dalle forze oggettive del capitale. Essa però può anche gettarsi in quelle forze, in un certo senso può avviarsi e penetrare nell'abisso, lasciarsi circuire dalle forze attive nel capitale… Tutto dipende da ciò che comprenderemo del Cristo cioè del nostro stesso io, quello vero…

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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