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10 agosto 2012 5 10 /08 /agosto /2012 15:38

Titolo originale:

L’incubo di Draghi: nascondere alla gente il segreto della moneta

di Maurizio Blondet - a cura di Aurelia Pallastrelli

 


draghi_pirla.jpgÈ bastato che Draghi dicesse: «La BCE è pronta a fare tutto il necessario per salvare l’euro, e credetemi sarà abbastanza», perchè «i mercati» esultassero, le Borse salissero gioiose, lo spread calasse un po’ (mica tanto però). Perchè tutti hanno interpretato quelle mezze frasi sibilline come una promessa che la Banca Centrale farà, in un modo o nell’altro, quantitative easing.

 

S’intende che la monetizzazione del debito, sul piano intellettuale, è la sola cosa da fare per i debitori del Sud-Europa. Premessa: a debiti colossali si fa fronte storicamente in due modi: 1) smettendo di pagarli (default) oppure 2) «pagandoli» con moneta creata apposta in sovrappiù, monetizzandoli cioè.


In un periodo come quello che attraversiamo – niente crescita, forte disoccupazione e in aumento, e con famiglie e imprese che stanno dis-indebitandosi, ossia riducendo i loro debiti – il potere pubblico deve creare moneta per evitare di entrare dalla recessione alla depressione – come sta già avvenendo. In Europa la monetizzazione è necessaria per evitare che la depressione si estenda, dalla Grecia alla Spagna e all’Italia (già fatto), e al di là al resto dei Paesi europei, a cominciare dalla Francia; e in questo contesto la monetizzazione non è nemmeno inflazionista, in quanto non farebbe che contrastare gli effetti di deflazione del dis-indebitamento degli attori economici privati.

 
Ora, però, i «mercati» aspettano di vedere: come farà, Draghi? Non solo perchè monetizzare è vietato dal regolamento della BCE, non solo per la netta contrarietà dei tedeschi, i padroni di fatto, ostinati ad esigere che i meridionali attuino i loro programmi di risanamento dei debiti, a forza di austerità. È anche che tutte le altre misure indirette tese più o meno a questo scopo – acquisto dei titoli dei Paesi indebitati sul mercato secondario, tagli del tasso primario, LTRO (il mega-prestito alle banche) – sono stati già tentate, senza effetto. Le banche riempite di denaro dalla BCE all’1% non hanno creato moneta-credito, se la sono tenuta (e in parte, i privati non l’hanno chiesta). Stavolta, la BCE dovrebbe – come facevano ai bei tempi le banche centrali, quando erano organi di Stati sovrani – monetizzare direttamente al Tesoro, ossia comprare i titoli di debito del Tesoro italiano, spagnolo eccetera non sul mercato secondario ma direttamente dallo Stato emettitore, con moneta creata a questo scopo, e magari al tasso dell’1% fatto alle banche. Il problema dello spread sarebbe eliminato all’istante, perchè Spagna e Italia non avrebbero più bisogno di offrire tassi alti ai mercati per farsi prestare da loro i soldi. Ma…. Orrore! Tabù! Non si fa!


Soprattutto, questa cosa rischia di rivelare alla gente comune il segreto del denaro che deve ad ogni costo essere celato alle grandi masse: che il denaro di oggi, «fiat money», la banca centrale lo può «stampare» in qualunque quantità (1). E chi lavorerebbe più, sapendolo? Chi pagherebbe più le tasse, anzichè pretendere che i poteri pubblici si coprano le spese stampando moneta? Come convincere i popoli che le spese dello Stato vanno bilanciate con le entrate, che bisogna «risanare le finanze», e riportare il debito pubblico al 60% del Pil? Chi accetterebbe più accuse del tipo: «avete vissuto al disopra dei vostri mezzi, ora tirate la cinghia?». Chi accetterebbe le austerità e i «compiti a casa»?


Stampate, stampate, direbbero le masse magari attizzate dai demagoghi; i politici demagoghi griderebbero alla banca: stampate, stampate! (l’hanno già fatto).Tutti pretenderebbero di vivere con stipendioni, come quelli di cui godono solo le minoranze privilegiate, gli attuali parassiti pubblici collettivamente detti «La Casta», e i banchieri, finanzieri e speculatori (che sono al corrente del segreto). E sarebbe la rovina: della moneta, dell’economia e della morale stessa. Tutto finirebbe in anarchia, crollo della produzione, e un’inflazione tipo Weimar, o Zimbabwe (230 milioni per cento). Così, tutto ciò che stiamo passando – spread alle stelle, rincaro del costo del debito, austerità, tagli allo stato sociale, obbligo di pareggio del bilancio scritto in Costituzione – ha, in fondo, un grande scopo: FAR CREDERE ALLA GENTE COMUNE CHE DENARO DISPONIBILE PER LEI NON CE N'È [il maiuscolo è mio - nota del curatore].


Non ci credete? Posso citarvi un passo di Paul Samuelson – economista Nobel – che lo ammette. La credenza che il bilancio dev’essere equilibrato in permanenza, dice, è «una superstizione»; ma una superstizione utile, perchè se la gente smette di crederci, «si perde la difesa che ogni società deve avere contro la spesa fuori controllo». Samuelson la paragona ai miti con cui «la religione spaventava la gente per indurla a comportarsi come esige il mantenimento a lungo termine della civiltà». (Blaug Mark, John Maynard Keynes: Life, Ideas, Legacy, St. Martin’s Press, New York, 1990, 95 p., p. 63– 64)


Il segreto deve dunque essere mantenuto ad ogni costo. Riservato a pochi iniziati (che ne approfitteranno per arricchirsi smodatamente). È il motivo per cui i banchieri centrali si esprimono, come l’oracolo di Delfo, con frasi sibilline, ambigue e anfibole (a doppio senso); che si ammantano di maestà da Venerati Maestri, e sacralità da sacerdoti, coltivano il più assoluto riserbo, e compiono le loro operazioni impegnando tutti i presenti al silenzio dei mysteria antichi. Draghi si comporta appunto così.


Il guaio è che la secolarizzazione dilagante intacca anche questo tipo di sacrum.


In passato, i banchieri centrali facevano le loro manipolazioni e moltiplicazioni monetarie sotto il velame del tabù che i pochi media non osavano violare; l’economia monetaria era materia esoterica, che i giornali non spiegavano mai; ma oggi c’è internet e ci sono i blog alternativi, che spifferano e dissacrano, e riconoscono immediateamente, sotto i panni augusti del Venerato Maestro, il Solito Stronzo o il Ben Noto Marpione. Si aggiunga che proprio in tempi di emergenza come questi, i giocolieri devono fare operazioni dove il trucco rischia di vedersi. Tipico esempio, lo LTRO fatto da Mario Draghi.


Come abbiamo detto, tutti gli inghippi, i limiti legali e la «indipendenza» della Banca Centrale servono a far credere alla gente comune che di denaro, per lei, non ce n’è. Ma come farglielo credere, dopo che la gente ha visto Draghi dare1000 miliardi alle banche all’1%? Vero è che la BCE ha fatto finta di sborsare quei soldi facendosi dare dalle banche, in cambio, titoli posseduti da queste, titoli di credito; ma di tale bassa qualità, e così dubbia esigibilità, che un politico tedesco, Frank Schaeffler, ha sibilato rabbioso: «Se continua così, la BCE accetterà in garanzia anche vecchie biciclette».


Insomma, s’è visto che quella era creazione monetaria ex nihilo bella ed buona, fatta in quel modo indiretto per consentire un profitto alle banche private, che con quei soldi all’1 dovevano comprare i Bot al 5 o al 7%; in modo da «aiutare», prestando loro ad interesse, gli Stati che s’erano indebitati fino all’insolvenza per aiutare le loro banche, accollandosi (cioè accollandoli al contribuente) i buchi delle loro follie… La ragione fornita è che la Banca Centrale europea ha il divieto di prestare direttamente agli Stati. Banca d’Inghilterra e Federal Reserve hanno invece creato dal nulla fondi, in parte per comprare debiti sovrani dei loro Stati; ciò che va a profitto della collettività, perchè il debito costa meno caro ai contribuenti. La regola generale implicita dei divieti, dei miti e dei terrorismi («Austerità, o il default e l’uscita dall’euro!»), è quella: prima le banche. Per questo la promessa di Draghi di «fare tutto ciò che serve per salvare l’euro», può anche suonare: «Lotteremo finché sarete tutti morti».


Spagna e Italia devono chiedere soldi ai mercati, e pagare tassi del 7%. La Grecia, del 30%. Inevitabile, ci dicono, altrimenti non avranno i soldi per pagare gli stipendi, o – come minacciano i mascalzoni che sgovernano le provincie – «non potremo riaprire le scuole» (se ci provano, uno Stato normale li arresterebbe); oppure dovremo svendere i patrimoni nazionali, privatizzarli. Quello che non ci dicono, è che questa umiliante situazione è del tutto artificiale. Conseguenza della perdita di sovranità.


Una banca centrale che detiene la stampante dei soldi non può essere a corto di denaro. Per uno Stato che dispone del monopolio dell’emissione di moneta – e usa questo potere con la testa sul collo – , non c’è problema di solvibilità. Si finanzia con la propria moneta, creandola, senza bisogno di altre fonti di approvvigionamento. Tutto ciò che occorre è che accetti di essere pagato con la sua moneta, sostanzialmente la accetti in pagamento delle tasse.


Questa è infatti una funzione delle tasse, forse la prima: creare domanda per questa moneta. Se le imposte sono da pagare in questa moneta, diventa utile procurarsela, anche se è solo carta. In teoria, lo Stato non avrebbe bisogno di tassare i cittadini per procurarsi i soldi, visto che può stamparli. Ma – a parte il fatto che anche lo Stato sovrano deve far credere che, per i cittadini, il denaro è scarso e costa sudore – qui interviene l’altra funzione della torchia fiscale: regolare la massa monetaria presente nell’economia. Finchè ci sono da finanziare scambi supplementari, finchè c’è da finanziare risparmio, si può far girare la stampatrice, senza tassare. Ma quando ha fatto girare troppo la macchina stampa-soldi, nell’economia reale resta massa monetaria eccedente, che non trova utilizzo e di cui dunque l’economia si scarica facendo rincarare i beni. È l’inflazione. Per continuare ad offrire beni e servizi senza inflazione, bisogna dunque ritirare questa massa di moneta in eccesso tassandola.


Ma torniamo al discorso: uno Stato che ha il monopolio dell’emissione non ha problemi d’insolvenza. Chi dice che non è possibile, che presto o tardi quella moneta sarà deprezzata sui mercati mondiali o travolta dall’inflazione fino a fare di quello Stato un paria (come la Grecia?), sorvola sull’esempio del Giappone. Vent’anni fa, il Giappone entrò nella sua crisi ormai ventennale (da bolla finanziaria-immobiliare) con un debito pubblico pari al 50% del suo Pil. Oggi il debito è al 230%. In tutto questo periodo non solo non ha conosciuto alcuna iper-inflazione (anzi, è in leggera deflazione: i prezzi calano), ma lo yen non s’è deprezzato tragicamente. Non ha subito alcun attacco speculativo, mai ha dovuto pagare ai «mercati» interessi altissimi per convincerli a comprare i suoi titoli del debito pubblico; mai ha conosciuto, come noi, il problema dello spread. Anzi, il tasso d’interesse ha seguito molto da vicino il tasso direttore, quello sancito dalla sua Banca Centrale. Come mostra la grafica qui sotto:

 

segreto_moneta.jpg


CLICCARE PER INGRANDIRE


Il tasso del debito pubblico a lungo termine (rosso) segue il tasso direttore (blu) della Banca del Giappone, cioè quello che la banca centrale fa pagare alle banche private; i tassi a breve (verde, giallo) sono addirittura avvinghiati al tasso primario. Ciò significa che è la banca centrale d’emissione, e non i «mercati», a decidere quanto pagare d’interesse sul suo debito pubblico. È lo Stato che ha in pugno le banche, e non il contrario. Non c’è speculazione, non c’è «austerità» obbligatoria perchè altrimenti «il Giappone fa fatica a finanziarsi» e dovrà indebitarsi a più caro prezzo, «per trovare risparmiatori (investitori) disposti a prestargli». Anzi. Gli investitori fanno a gara per procurarsi buoni del tesoro giapponesi, anche se rendono modestamente.


Ecco come funziona uno Stato che ha mantenuto il monopolio dell’emissione monetaria, governato da una dirigenza con la testa sul collo, che si sente responsabile verso il Paese.


Naturalmente, i difensori ideologici dell’euro e di «più Europa» ribattono che il Giappone può fare così, perchè è la seconda potenza industriale del mondo e vende i suoi Bot ai suoi cittadini, non sui mercati esteri (2). Sarà. Ma a parte il fatto che anche gli italiani hanno dei risparmi e sono sempre stati propensi a comprare i titoli di Stato, con un decente interesse, chiediamoci se «fanno fatica a finanziarsi», se «sono aggrediti dalla speculazione», Paesi come gli Usa, la Svizzera, l’Australia, la Danimarca, l’Africa del Sud, la Nuova Zelanda, la Svezia, il Brasile, il Regno Unito, Taiwan, il Canada, eccetera eccetera. Sono Stati grandi e piccoli, ben governati e mal governati, economicamente forti o deboli. Hanno una sola cosa in comune: hanno il monopolio della propria emissione monetaria. Se uno di questi Stati smette di pagare i creditori, lo fa per sua decisione arbitraria, ossia sovrana. Non c’è alcuna forza esterna che possa farlo andare in bancarotta come la Grecia, presto la Spagna e fra poco l’Italia. Non solo: la Francia, tra le due guerre, ha avuto un debito pubblico pari al 140% del Pil, e tuttavia stabilizzò il franco senza particolari difficoltà.


Perchè, quanto ai tassi d’interesse che deve versare sul debito pubblico, uno Stato sovrano li padroneggia, senza dover dipendere dai mercati: è propriamente il compito della sua Banca Centrale di regolare i tassi a cui si presta il denaro, attraverso il suo tasso primario.


A questo punto, gli euro-ideologi e i loro maggiordomi mediatici ricorrono al terrorismo. Tornare alla sovranità monetaria? Ma la lira si svaluterebbe tragicamente, i vostri risparmi sarebbero decurtati catastroficamente, perdereste potere d’acquisto; nessuno farà più credito al Paese; l’inflazione galopperà.


Nessuno afferma che il ritorno alla lira sarà una passeggiata. La correzione di un grande errore richiede grandi sforzi e sacrifici: sacrifici al fondo dei quali però c’è la sicura ripresa, al contrario dei sacrifici attuali dettatici da Monti e Merkel, senza fine e senza prospettive. Qui preme sfatare due dei concetti che ci vengono terroristicamente presentati per dissuaderci.


La moltiplicazione di moneta dal nulla per comprare i buoni del Tesoro gonfierà i bilanci delle banche e riverserà una valanga di crediti sull’economia reale, creando altra moneta (oggi sono le banche che la creano indebitando), e provocando iper-inflazione. Ma no. Non è così facile che il denaro arrivi nelle tasche dei consumatori. Perchè la valanga del credito si verifichi, occorre che sia chiesto e voluto dal settore privato, e che le banche giudichino affidabili quelli che lo chiedono. Come vediamo, i mille miliardi prestati da Draghi alle banche hanno clamorosamente mancato di riversarsi nell’economia reale provocando l’orgia del credito. E il Giappone, benchè ci abbia provato fino ad avere quel debito pubblico enorme, «non è riuscito» a produrre quel po’ d’inflazione che gli servirebbe per far uscire la sua economia dalla deflazione-depressione. L’inflazione comincia ad alzare la testa quando si raggiunge il pieno impiego e le imprese lavorano al 100% della loro capacità produttiva; non è certo questo, oggi, il caso (se oggi c'è una certa inflazione, è dovuta alle materie prime importate, e alla massa eccessiva di parassiti pubblici che in Italia consumano senza produrre).


Tanto più che la BCE, come qualunque Banca Centrale, ha cura di «neutralizzare» questi suoi interventi. Ma come lo fa, oggi? Tenetevi forte: facendosi imprestare dalla banche private il denaro che essa stessa ha creato, ossia pagando loro un interesse per ritirarlo (3). Questo è un obbligo scritto in lettere di bronzo sugli statuti. Forse non c’è prova più chiara del fatto che l’interesse delle banche è sempre in primo piano: ma è uno dei segreti che non si devono rivelare. C’è un modo gratuito di riassorbire il denaro in più? Certo. Uno Stato sovrano può lasciarlo semplicemente creare, e tassarlo in tempo utile.


L’altro mito terrorizzante da demistificare è il seguente: «Se torniamo alla liretta svalutata, magari dopo aver fatto default, i mercati ci puniranno, non ci faranno più credito». La realtà è che oggi i mercati tendono a non farci più credito, temendo il nostro default – a causa dell’euro. La Spagna già è in bilico: i suoi buoni non trovano compratori, e per questo deve chiedere i soccorsi europei, che glieli comprino al posto dei «mercati». Si può star certi che, appena avessimo svalutato, avremmo alla porta file di investitori pronti a prestarci denaro: e chi non farebbe credito a un’Italia (del Nord) che a quel punto avrebbe riacquistato tutta la sua competitività? Dove l’attività sarebbe in febbrile ripresa, le cui fabbriche sarebbero tornate a ronzare per soddisfare gli ordinativi, e a portar via le fette di mercato che la Germania ci ha defraudato? Ed anche i Bot e i BTP, una volta subita la svalutazione, tornerebbero appetibili proprio per questo.


Non è una speranza, è una certezza. Il ministro argentino dell’epoca della bancarotta, l’economista Roberto Lavagna, l’ha raccontato in varie interviste:a poche ore dal default, già una grossa banca d’affari internazionale gli telefonava proponendogli di ricominciare ad indebitare lo Stato, perchè a quel punto i bond argentini erano tornati convenienti. Fu Lavagna a rifiutare, per non ricominciare subito il giro dell’indebitamento.


I terroristi che ci vogliono tenere legati alla macina da mulino chiamata euro, altrimenti sarà l’inferno, hanno mancato di notare un recente studio di Merrill Lynch intitolato «Game theory and euro breakup risk premium». Uno studio molto originale, che usa la teoria dei giochi

 

 

 

[di John Nash - ndc] per stabilire quale Paese dell’eurozona abbia il maggior «incentivo» ad uscire , s’intende «ordinatamente», dalla moneta unica; analizzando tutti i pro e i contro, i guadagni e le perdite per ciascun Paese. Ovviamente tenendo conto dei «Paesi con grandi bisogni di finanziamento (come il nostro) sarebbero più vulnerabili», e «avrebbero un accesso limitato per qualche tempo ai mercati di capitali e ai finanziamenti esteri», fatti negativi da bilanciare però con «l’impatto sulla crescita» che verrebbe dall’uscita. Non ve lo spiego perchè sarebbe complicato, chi vuole può andarselo a leggere qui: Game theory and euro breakup risk premium.


Vi do' solo le conclusioni. Secondo Merrill Lynch, a perderci di più sarebbe la Germania, che subirebbe un apprezzamento del nuovo marco del 14%, e un taglio del suo Pil del -7%. In Grecia, la neo-dracma si svaluterebbe del 12. Per l’Italia, la neo-lira (dopo magari oscillazioni drammatiche) si deprezzerebbe dell’11%, sicchè la differenza tra lira e marco sarebbe del 25%, abbastanza da danneggiare gravemente l’export tedesco.


Ma quali sono i Paesi in deficit che, tornando alla moneta nazionale, vedrebbero un clamoroso aumento dell’export? Al primo posto c’è l’Irlanda, che guadagnerebbe il 7% del Pil. Al secondo posto – sorpresa sorpresa – l’Italia, il cui Pil salirebbe del 3%. Seguita a ruota da Grecia e Spagna. I problemi del Club Med sarebbero in via di rapida soluzione. Dalla recessione alla ripresa e alla crescita.


La Germania non potrebbe più spacciare i titoli del suo debito pubblico a tassi zero o sotto-zero: il costo dell’indebitamento salirebbe, per Berlino, di quasi 1 punto (80 punti-base). La Repubblica federale perderebbe lo status di «rifugio» per i capitali in fuga. Per l’Italia, dato il suo enorme debito, il vantaggio su questo sarebbe modesto: -20 punti-base. Ma il Portogallo vedrebbe una diminuzione del costo per indebitarsi di quasi il 6%, l’Irlanda del 4%, e la Spagna quasi l’1% in meno. Persino la Grecia farebbe economia sul costo del debito (anche senza contare la possibilità recuperata di monetizzarlo), visto che lo vedrebbe calare di un 22%.


Ma è soprattutto l’uscita dell’Italia – più grossa dell’Irlanda e più industrializzata di tutti – che la Germania deve temere, valuta Merill Lynch. Tanto più che l’Italia è quella che dopo la piccola Irlanda, ha la maggior convenienza ad uscire. Al punto che lo studio si domanda: Can Germany bribe Italy to stay? Ossia: la Germania pagherà una bustarella all’Italia per farla restare nell’euro?


Possiamo rispondere tranquillamente di no. La Germania non ha bisogno di pagarci, perchè a farci restare nell’euro – e gratis – ci pensano Monti, Napolitano, Draghi . Tutti pronti a «fare tutto quel che serve per salvare l’euro», fino a che saremo tutti morti.


Post Scriptum: quel che abbiamo scritto sopra non vuole essere una giustificazione per non ridurre l’immane debito pubblico, né una scusa offerta alla classe politico-parassitaria che ci pesa sul collo per non tagliare le enormi spese improduttive, provincie, comuni, regioni, tangenti della Sanità, con cui ha alimentato le clientele, fino a distorcere la struttura stessa del sistema economico. È questa classe che ci ha portato al punto in cui siamo. Ciò che abbiamo detto sopra serve solo a dimostrare che i tecnocrati e banchieri che si sono impadroniti del potere sulla moneta con la scusa che i politici sono corrotti e inclini alla spesa pubblica senza freno, non hanno dato miglior prova. Né di competenza, né di onestà.


Come ho detto, il potere di monetizzare richiede una classe politica con la testa sul collo, capace di usarlo cum grano salis ed un forte senso di responsabilità e lealtà verso la comunità, anche quella futura. Restituire la sovranità monetaria allo Stato, finché è governato da questi qua, sarebbe assurdo. Bisogna prima eliminarli.

 

NOTE

 

(1) Gli accorgimenti che probabilmente Draghi adotterà saranno altri acquisti sul mercato secondario (liberando le banche di titoli marci); si ventila l’idea di attribuire al Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) lo status di banca, ciò che permetterebbe allo ESM di finanziarsi presso la BCE, ossia avere fondi senza limiti con cui poi comprare titoli spagnoli e italiani. Questi metodi indiretti e macchinosi (perchè non dare agli Stati , allora, lo statuto di banche, onde possano poppare alla mammella BCE senza intermediari?) servono essenzialmente a nascondere il gran segreto: che la moneta ex nihilo si crea a volontà.

 

(2) Un altro argomento contro il modello giapponese, sostiene che nonostante la larghezza monetaria, il governo nipponico non ha avuto successo nel far uscire la sua economia dalla stagnazione. Rettifichiamo: il Giappone non ha avuto successo con il quantitative easing; ritorno alla «austerità» è stato un fallimento; però stava avendo successo con la monetizzazione del debito. Il ritorno alla normalità è stato rovinato dalla crisi finanziaria mondiale innescata dai subprime (americani) nel 2007. Poi c’è stato il tragico tsunami. Per chi vuole approfondire questo tema: Le point sur le Japon.


(3) Da un sito francese traggo questo esempio: 1) Siete una banca che ha 1000 titoli spagnoli (o italiani) ed ha paura di perderci troppo. 2) Per calmare la vostra ansia di banchiere – non sia mai che ci perdiate del denaro – la BCE vi raccatta questi titoli, dandovi in cambio i soldi all’1%. 3) Si è dunque passati da una situazione: «banca privata 1000 obbligazioni discutibili/BCE 0», a «banca privata 1000 di liquidità utilizzabile/BCE 1000 di titoli discutibili». Se ci si ferma qui, si vede che la BCE ha creato moneta dal nulla, e questo può creare inflazione, ciò che è contrario agli statuti della BCE. 4) Allora la BCE, per neutralizzare l’emissione, chiede in prestito alle banche private il denaro che ha creato. 5) Situazione finale. Banca privata: credito di 1000 sulla BCE non utilizzabile/ BCE: 1000 obbligazioni marcescenti più 1000 di liquidità, meno gli interessi versati alla banca privata. «Alla fine – commenta il sito – non c’è creazione monetaria, ma ‘solo’ la BCE che riempie il suo bilancio di attivi marci, e in più paga degli interessi su questo… o detto in altro modo, la BCE ha tolto una spina dal piede della banca privata, e paga per questo. È bella la vita delle banche private! E beninteso, tutti i particolari sulle banche beneficate, sui titoli raccattati, sugli interessi versati, sono segreti».

 

Fonte: rischiocalcolato.it 6/8/2012

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10 agosto 2012 5 10 /08 /agosto /2012 11:19

La crisi è generata secondo me dalle stesse università in cui l'economia di Stato è studiata come suo rimedio. In base ad esso chiamiamo "mercato" il gioco i...

La crisi è generata secondo me dalle stesse università in cui l'economia di Stato è studiata come suo rimedio. In base ad esso chiamiamo "mercato" il gioco i...

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7 agosto 2012 2 07 /08 /agosto /2012 13:48

Uno strumento che possa farci superare

la devastazione che subiamo a causa delle banche

vecchi---l-esperienza-della-wir-bank-copia-1.jpg

Corpo del testo: "Leonardo Vecchi risponde all'articolo "Se i soldi sono nostri..."

- continua -

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6 agosto 2012 1 06 /08 /agosto /2012 13:12

vecchi.jpgColgo l'occasione per presentarvi l'amico musicista e collega

 Leonardo Vecchi, cantautore di Piacenza molto bravo.

 

Leonardo Vecchi - In risposta all'articolo "Se i soldi sono nostri..."

 

Non è facile replicare ad un intervento di Nereo Villa in tema di sovranità monetaria. Ma è abbastanza irresistibile da spingermi a farlo. Vorrei però argomentare su un piano
più pragmatico che teorico. Premetto che condivido con Villa e i sempre più numerosi cittadini critici sul fenomeno dell'emissione monetaria “a debito” i presupposti di ostilità nei confronti della creazione della moneta. Poiché diventa sempre più evidente, principalmente grazie alla rete, che la moneta non è di proprietà del popolo, ossia che la sovranità monetaria è esclusivamente delle Banche Centrali, presto o tardi i cittadini dovranno porsi seriamente il problema che oggi non siamo più in quattro gatti a porci, a meno ché non scelgano di degradarsi definitivamente a sudditi. Il senso comune vuole che l'idea di banca centrale sia associata a qualcosa di pubblico, ovvero che la BCE o la FED siano gestite e controllate dalle Nazioni, dunque attraverso governi democraticamente eletti, che riconoscono la moneta da loro emessa.


Niente di più lontano dalla realtà, purtroppo. Già Marx, nel suo Capitale, quando ad emettere moneta erano le banche nazionali, definiva queste entità impropriamente “agghindate di denominazione nazionale”. Allora, come oggi, anche se sono intercorse notevoli evoluzioni, le banche centrali sono controllate dalle banche nazionali, a loro volta controllate da istituti bancari privati e assicurazioni.


Il pre-politico Grillo che diede voce alla teoria del prof. Giacinto Auriti domandandosi comicamente e provocatoriamente “se la moneta è la nostra, perché ce la prestano?”, ha dichiarato di aver tagliato questo intervento nei suoi spettacoli, nonostante il meccanismo di emissione di denaro non sia cambiato di una virgola, perché risultava troppo inquietante per pubblico. C'è chi sostiene che in realtà la scelta di non parlare più del signoraggio sia conseguente a pressioni subite dal grande comunicatore. Anni fa, prima che nascesse il MoVimento 5 Stelle, al Palabanca di Le Mose (!) al primo raduno nazionale dei meetup amici di Beppe Grillo, aggiunse che questa truffa ha dimensioni talmente enormi in una carenza totale di strumenti risolutivi e di pensiero da non poter essere considerata, per così dire, all'ordine del giorno. Non ricordo le parole esatte, ma il senso fu questo. Presi allora la parola avviando una discussione sulle monete complementari, e scoprii che l'argomento era ben noto, oltreché a Grillo, anche a molti presenti. Negli anni successivi fu sperimentato lo SCEC, che oggi viene considerato una realtà (arcipelago scec) che gode di attenzione sul piano nazionale.


Lo SCEC (acronimo di “sconto che cammina”, o di “solidarietà che cammina”, ma non è importante) consiste in un “buono” che ricorda i soldi del Monopoli, è distribuito gratuitamente agli associati di arcipelagoscec e dà luogo ad uno sconto che varia dal 10% al 30% applicabile fra associati professionisti e commercianti. Il vetraio che vuole avvalersi dello SCEC, a fronte di un servizio da € 100, concederà uno sconto, poniamo, del 20% pretendendo € 80 + SCEC 20, di cui potrà servirsi per pagare l'avvocato, piuttosto che il fabbro o il fornaio associato a questa rete. Insomma più SCEC circolano, meno Euri si sborsano.


Questa realtà non costituisce certo una soluzione ai problemi derivanti dal signoraggio bancario, ma dimostra, a livello italiano, che qualcosa si può fare su scala locale.


Diversa e ben più avanzata, nel campo delle monete complementari, è la realtà del WirGeld in Svizzera, di cui ha parlato anche la Gabanelli su Report. Addirittura molti svizzeri, notoriamente tutt'altro che indigenti, ripongono più fiducia nel Wir Geld che nell'Euro e nel loro stesso Franco. Lo usano, semplicemente perché ci credono. Il valore di una moneta è legata alla sua credibilità. La Wir Bank ha origini lontane, è sorta nel 1934, all’apice della crisi economica incominciata nel ’29, con lo scopo di rimediare alla scarsa disponibilità di denaro e ai problemi di circolazione monetaria, di favorire lo scambio tra le imprese in crisi di liquidità e di fatturato, di favorire la ripresa e lo sviluppo economico. Ma la Wir non è stata la classica soluzione anti crisi “usa e getta”, perchè oggi è una realtà che conta 60.000 Piccole Medie Imprese che sfruttano la moneta complementare Wir per aumentare il proprio fatturato, creare ricchezza in più rispetto a quella creata con la moneta ufficiale.


Pagando in Wir si acquistano beni e servizi senza spendere franchi svizzeri da un’azienda facente parte del circuito; l’acquisto comporta un debito estinguibile semplicemente con la vendita di beni e servizi propri a una qualsiasi altra azienda del circuito; allo stesso modo chi vende acquisisce un credito spendibile con acquisti sempre all’interno del circuito: un circolo virtuoso che crea sviluppo economico, per le aziende associate, tanto più elevato quanto più velocemente circola la Wir.


La moneta complementare esiste, non è fantascienza, è realtà. Credo sia il solo strumento che, se conosciuto e adoperato, possa farci superare, attraverso una fattiva ridefinizione del concetto stesso di moneta, la devastante crisi che subiamo grazie alle banche.

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6 agosto 2012 1 06 /08 /agosto /2012 08:39

2ª Parte di "Adagio di Monti per muli e per tonti" 

Walter Graziano - A cura di Nereo Villa

  DEDICATO A MINO VINCENZI AMICO D'INFANZIA

 

nashLa cultura moderna è talmente degenerata, che si è trasformata nel suo contrario: anziché illuminarci consapevolmente ci abitua ad inconsciamente accettare bugie di Stato.

 

Essa è per lo più nozionismo impastato di statalismo, che ci "bombarda" quotidianamente ad ogni istante da più parti.

 

Abbiamo perciò l'abitudine ad accettare che se un evento non è riportato dai media, e non fa parte del "sapere comune", esso non esiste.

 

Crediamo che la storia sia perciò la versione di un fatto data dai media, così che sapere qualcosa è diventato oggi più un fatto di fortuna che di cultura.

 

Di un simile fatto fortuito racconta, ad esempio, Walter Graziano, che dal cinema apprende una straordinaria verità sulle basi dell'economia moderna: "Il film in questione non era altro che "A Beautiful mind", interpretato da Russell Crowe e vincitore del premio Oscar nel 2002 come migliore opera cinematografica. L'Oscar rappresentava in realtà un doppio riconoscimento, dato che il film narra la vita del matematico John Nash, al quale nel 1994 è stato assegnato il premio Nobel per l'economia grazie alle sue scoperte intorno alla cosiddetta "Teoria dei giochi"" (W. Graziano, "Nash e il bandolo della matassa" in "Hitler ha vinto la guerra", Roma, 2005).

 

Essendo un economista di professione Graziano, osserva col massimo interesse la scena riportata nel seguente video in cui "il protagonista (John Nash) afferma di avere scoperto l'erroneità della tesi principale, che il padre dell'economia, Adam Smith, formulò nel 1776 nell'opera "La ricchezza delle nazioni"."

 

"Secondo questa tesi, che rappresenta il fondamento stesso dell'intera teoria economica moderna, il massimo livello di benessere sociale si ottiene quando ciascun individuo persegue egoisticamente il proprio singolo interesse. Nella scena successiva del film (anch'essa riportata nel video che segue), il decano dell'Università di Princeton, Mr. Herlinger, assiste sbalordito alle dimostrazioni matematiche attraverso cui Nash espone il proprio ragionamento su Adam Smith, dichiarando che con esse più di un secolo e mezzo di teoria economica viene vanificato [...]" (ibid). Graziano si documenta e scopre  che effettivamente Adam Smith era in errore nel teorizzare l'individualismo (ovviamente non si tratta qui dell'individualismo etico di cui parla Rudolf Steiner nella sua "Filosofia della libertà", bensì di individualismo egoistico) "come panacea di ogni forma di società" (ibid.).

Ad economisti che abbiano a cuore la verità e che si pongano in un'ottica rigorosamente scientifica (oggi siamo talmente oscurati da arrivare ad accettare la comprensione dell'economia come di una "non scienza"!) non dovrebbe sfuggire la portata e le effettive conseguenze della confutazione dell'individualismo egoistico, al fine di lasciare essere e svilupparsi la libera competizione dal fondamento scientificamente corretto della teoria economica.  

 
Ho sentito il bisogno di creare questo video inserendovi il mio brano "Paradiso è casa mia" del 1972 proprio perché al tempo presente il problema dell'individualismo egoistico è ancora irrisolto, specialmente dalla massa dei cosiddetti steineriani o antroposofastri, costretti sempre più dal loro cablatissimo cervello bacato a "credere" in Steiner e nello statalismo delle scuole steineriane parificate a quelle dell'obbligo di Stato, per nulla liberati nel loro pensare. Lo stesso dicasi dei cattolici, nati cattolici romani e mai divenuti cristiani, e/o degli scienziati del materialismo scientifico costretti dal canto loro a credere nel "cuore pompa" e/o nel "nervo motore" dell'"uomo-macchina" e nell'"etica" del conseguente espianto-trapianto (come se trapiantare un organo fosse legittimo al pari del sostituire un copertone ad una ruota di un'automobile)!

 

“Nash: il bandolo della matassa” è il titolo del primo capitolo del libro “Hitler ha vinto la guerra” (da me citato nel video “Adagio di Monti per muli e per tonti”) di Walter Graziano, economista argentino, che lo pubblicava nel pieno sviluppo della crisi argentina.

 

Quando nel 2005 lessi quel libro composi con Leonardo Vecchi di Piacenza una canzone intitolata appunto "Hitler ha vinto la guerra" che purtroppo non abbiamo mai registrata.   

 
Quanto segue è la sintesi di quel primo capitolo di Graziano riguardante la scotomizzazione del lavoro di Nash da parte dei media di Stato di tutto il pianeta e di tutte le forze del vecchio mondo che vuole controllare il nuovo negando la libertà della cultura.

 

La lotta fra il vecchio e il nuovo si ripete ciclicamente. Fa parte dell'evoluzione. Ciò che conta è esserne consapevoli (varrebbe la pena a questo proposito di prendere visione del video "Imperialismo- Effetti - Ieri e oggi"). 

 

Anche se molte delle idee di Graziano non sono da me condivise in quanto ancora improntate a statalismo centralista, egli ha comunque il merito di avere individuato in modo molto dettagliato nel suo libro i veri creatori di questa crisi globale: il clan di Rockhefeller, la famiglia Bush, e un gruppo di banche private.

 

Costoro, boicottando appunto, la ricerca, controllano la banca Federal Reserve americana ed il CFR (Council of Foreign Relations, istituzione ampliatasi poi come Club Bilderberg e Commissione Trilaterale), e manovrano le scelte politico-economiche degli USA, allo scopo di istituire un unico governo mondiale.

 

Graziano partendo dalla teoria dei giochi e da altri studi di John Nash, che minano le basi di tutta l’economia odierna (da me per altro chiamata “econòmia”, con l’accento sulla seconda “o”, in "Economia - Etimologia per cervelli non fusi", e vari altri post di questo blog), fondata sulle teorie di Adam Smith, parla della comprensione del “bandolo della matassa”, scrivendo:

 

“Tutto questo può sembrare difficile da comprendere. Ma non lo è. In fondo, a ben rifletterci, le scoperte di Nash racchiudono una verità lapalissiana. Prendiamo ad esempio il calcio. Immaginiamo una squadra in cui tutti i giocatori cerchino di brillare di luce propria, di giocare come centravanti e di fare goal. Più che compagni di squadra saranno rivali. Una formazione con queste caratteristiche sarà facile preda di qualsiasi altra squadra che metta in atto una strategia elementare, e cioè che gli undici giocatori collaborino tra loro per sconfiggere l’avversario. Quale squadra credete che vincerà? Anche nel caso in cui la prima disponga dei migliori elementi, è probabile che faccia fiasco e che i membri della seconda formazione sì distinguano maggiormente, persino a livello individuale. È precisamente questo, né più né meno, che Nash scopre, in netta contrapposizione alle teorie di Adam Smith, il quale suggerirebbe invece che ogni giocatore “agisca per sé”.

 

Tuttavia, nonostante si tratti di un concetto molto elementare, agli economisti non viene insegnato praticamente nulla della Teoria dei giochi: quasi nessuna pubblicazione sull’argomento è stata scritta in altra lingua che non sia l’inglese e, com’e ovvio, quel poco che viene insegnato nei corsi di laurea e postlaurea omette deliberatamente che la Teoria dei giochi rappresenta un sistema più sofisticato e più aderente alla realtà di quanto non lo sia la teoria economica classica. E questa distorsione (che arrivai perfino a sospettare essere una vera e propria manipolazione) si spinge al punto da passare sotto silenzio il fatto che la grande teoria di Smith viene in realtà invalidata dalla falsità della sua ipotesi di fondo, assunto dimostrato appunto da Nash.

 

Nelle facoltà di economia argentine e di moltissimi altri paesi, nelle università private come in quelle pubbliche, si continua a insegnare fino all’ultimo anno di corso non solo che Adam Smith è il padre dell’economia, ma anche che la sua ipotesi a proposito dell’individualismo è corretta. Le argomentazioni a cui si ricorre per dimostrarne la presunta correttezza si fondano in genere su elaborazioni teoriche precedenti alla scoperta di Nash e sul richiamo a una sorta di prova empirica non certo priva di un’alta dose di arbitrarietà. Ne deriva che la teoria economica - che dovrebbe suppostamente costituire una scienza - viene contaminata da una visione ideologica, cosa che fa di essa l’esatto contrario di ciò che dovrebbe essere una scienza. Molti dei professori che quotidianamente spiegano l’economia ai loro allievi non sono neppure al corrente del fatto che più di mezzo secolo fa qualcuno scopriva che l’individualismo, lungi dal determinare il maggior livello di benessere possibile all’interno di una società, può anzi condurre a una forma di prosperità collettiva e individuale spesso apprezzabilmente inferiore rispetto a quella che si potrebbe ottenere con metodi alternativi di aiuto reciproco [ovviamente qui si parla di individualismo egoistico, non di individualismo etico, nuova categoria filosofica dimostrata da Rudolf Steiner come risolutiva di ogni filosofia della libertà, e di conseguenza di ogni crisi sociale - nota del curatore]. Come possiamo spiegarci tutto ciò?

 

Graziano spiega a questo punto che il presupposto basilare, fondamentale, della scienza economica di oggi è un’ipotesi inesatta!

 

“La cosa ancora più sconcertante - continua Graziano - è che Nash effettuò le sue scoperte agli inizi degli anni Cinquanta, dunque più di mezzo secolo fa, niente meno che a Princeton, e non in qualche luogo sperduto del pianeta, privo di contatti con il resto degli economisti, dei docenti e dei professionisti dell’economia e della finanza”.

 

Quale atteggiamento sarebbe augurabile per le menti più brillanti se all’improvviso qualcuno dimostra matematicamente che il fondamento teorico di tutta la scienza economica del pianeta è errato? Sarebbe da immaginare che tutti avrebbero dovuto sospendere le indagini che stavano svolgendo e le idee che stavano sviluppando, no? Questa sarebbe stata la soluzione più logica, a maggior ragione se si tiene conto del fatto che in campo economico le conseguenze di una data teoria, le strategie che ne possono derivare e le misure prese dai governi e dalle aziende, tutto ciò di fatto influisce sulla ricchezza, sul lavoro e sulla vita quotidiana di milioni e milioni di persone. La scoperta di Nash sulla falsità della teoria di Adam Smith avrebbe quindi dovuto allarmare la comunità degli economisti sparsi per tutto il pianeta.

 

Ciò però non accadde, in buona parte perché solo uno sparuto nucleo di professionisti del settore venne a conoscenza, all’inizio degli anni Cinquanta, della reale portata di quella scoperta.

 

“Un atteggiamento scientifico rigoroso di fronte all’accaduto dovrebbe, a rigor di termini, indurre a esercitare una salutare forma di revisionismo. Ciò nonostante, in economia non è avvenuto né avviene nulla di tutto ciò. In Argentina come in molti altri paesi - e non solo nei corsi di laurea, ma anche in quelli postlaurea - gli studiosi non vengono minimamente informati del fatto che il fondamento dell’intera scienza economica è un’ipotesi la cui inesattezza è stata dimostrata nientemeno che per via matematica” [il grassetto è mio - ndc].

 

“Così, oltre ad avere gravi lacune sull’argomento, questi basano i loro studi su teorie e modelli economici che, pur essendo stati elaborati a partire dagli anni Cinquanta - quando cioè la notizia dell’infondatezza della teoria economica circolava già attraverso piccoli e influenti nuclei della comunità accademica - non solo innalzano a modello esemplare il presupposto fondamentale dell’individualismo smithiano, ma cercano anche di universalizzare, per ogni tempo e ogni luogo, gli sviluppi economici classici e neoclassici avviati dallo stesso Smith.

 

Chi crede che ciò non abbia delle conseguenze commette un grave errore. Bisognerebbe per esempio chiedersi se la globalizzazione così come la conosciamo oggi sarebbe stata ugualmente possibile nel caso in cui le scoperte di Nash avessero avuto la risonanza che meritavano e i mezzi di comunicazione le avessero divulgate o, ancora, se alcuni degli economisti più prestigiosi del mondo, molti dei quali finanziati da università americane che esistono solo grazie a sovvenzioni di grandi aziende private, non le avessero fatte cadere nel dimenticatoio”.

 

Se dunque ci fosse stata, al momento debito, una tenace opera di revisionismo a partire dalle scoperte di Nash, forse oggi non saremmo, dopo decenni di globalizzazione, nel baratro.

 

Invece avvenne che, nell’elaborare i loro piani economici, gli Stati mondiali contribuirono ad attuare, in molti casi senza neppure saperlo, una falsa ideologia.

 

 

“Ciò spiega perché le teorie monetariste, fondate sui presupposti inesatti di Adam Smith […], siano comunque riuscite a imporsi come teorie di ampio respiro sui vari mezzi di comunicazione, che in più di un caso sono controllati dallo stesso establishment […]. Un caso tipico fu l’Argentina all’epoca di Martìnez de Hoz, il cui governo cedette alle pressioni di buona parte della finanza internazionale, dando vita a quella che sarebbe stata la politica economica dell’era militare di Videla-Martìnez de Hoz (nei suoi viaggi in Argentina, come in quelli di Martìnez de Hoz negli Stati Uniti, David Rockefeller avrebbe impartito a quest’ultimo, in via strettamente personale, espliciti ordini sulla linea che l’Argentina avrebbe dovuto seguire in campo economico. Stiamo parlando della stessa persona che nel 2001 si complimentò col presidente De la Rùa per la nomina di Domingo Cavallo a ministro dell’economia, esprimendo così la sua approvazione: “Cavallo sa che bisogna stringere la cinghia”)” [qualcosa di molto simile è avvenuto quando Napolitano ha nominato senatore a vita non un "Cavallo" ma un "Mulo": Mario Monti, con la conseguenza dello squallido piagnisteo della Fornero - in realtà lacrime di odio verso i propri simili che sapeva benissimo di bastonare all’impazzata - alla parola “sacrifici”, no? - ndc].  

 

Così, mentre le scoperte di Nash continuavano a restare ignote al grande pubblico, e perfino alla cerchia dei professionisti dell’economia, altre teorie poggianti sulle tesi di Adam Smith, di cui Nash aveva già dimostrato l’erroneità - non solo venivano ampiamente divulgate dai mezzi di comunicazione, ma contavano anche sul beneplacito dell’establishment e cominciavano a dare i loro infausti frutti in paesi letteralmente sfruttati come cavie.

 

“E tutto ciò nonostante i più illustri accademici statunitensi non potessero di fatto negare che si trattava di teorie economiche fondate su presupposti inesatti e dalle possibilità di successo quasi nulle.

 

Dagli anni Sessanta a oggi, tali scuole di morte hanno monopolizzato la scena nelle università, nei centri di ricerca e nei mezzi di comunicazione.

 

È difficile capire come queste idee bizzarre abbiano potuto assicurarsi la totale attenzione degli economisti e dei media. Nel caso specifico dell’Argentina, fare parte della scuola delle aspettative razionali era diventato, negli anni Ottanta e Novanta, una vera e propria moda alla quale molti economisti non riuscirono a sottrarsi. Qualsiasi economista che non appartenesse a questa corrente e che osasse rinnegarla era guardato poco meno che come un dinosauro […]”.

 

“Il fatto è che, almeno a partire dagli anni Cinquanta, il trattamento riservato alla teoria economica ha dato prova della più totale mancanza non soltanto di professionalità ma anche di scientificità […]. Scoperte scientifiche di enorme respiro, la cui circolazione avrebbe addirittura potuto modificare il corso del processo di globalizzazione e limitarne quantomeno le conseguenze più deleterie, SONO STATE ESPRESSAMENTE TENUTE NASCOSTE PERFINO AGLI STESSI ECONOMISTI, MENTRE TEORIE BASATE SU IPOTESI DIMOSTRATE FALSE PER VIA MATEMATICA SONO STATE DIFFUSE NON SOLO TRA I PROFESSIONISTI DELL’ECONOMIA, MA A TUTTI I LIVELLI, GRAZIE ALL’AZIONE MASSICCIA DEI MEDIA, E SONO STATE PERFINO APPLICATE IN PAESI “MINORI”, CHE SI DIMOSTRAVANO FAVOREVOLI A TENTARE QUESTA VIA, COME È ACCADUTO PER ESEMPIO IN AMERICA LATINA [il carattere maiuscolo è mio - ndc].

 

[…] Cominciavo a capire perché, e per via di chi, la principale scoperta di Nash fosse passata sotto silenzio […]” (Walter Graziano, “Hitler ha vinto la guerra”, Roma, 2005).  

 

Con queste premesse, Nash sviluppa le scoperte formulate negli anni Trenta da Morgestern e Von Neumann all'interno della Teoria dei giochi, teorizzando la possibilità di mercati dotati di molteplici livelli di equilibrio che mutano a seconda dell'atteggiamento dei giocatori, dell'eventuale presenza di un'autorità esterna al gioco, del grado maggiore o minore di cooperatività tra i giocatori" (ibid.)

 

 


"Nash, occorre sottolinearlo", continua Graziano, "scopre che il massimo livello di benessere per una società si manifesta quando ciascuno degli individui che la compongono agisce in vista del proprio interesse senza però perdere di vista quello degli altri membri del gruppo. Egli dimostra come un comportamento mosso dal mero individualismo possa generare all'interno della società in questione una sorta di "legge della giungla", la quale fa sì che tutti i suoi membri finiscano per godere di un benessere inferiore alle loro potenzialità. 

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5 agosto 2012 7 05 /08 /agosto /2012 11:38

FORZA-EVASORINon condivido l'idea di Leonardo di mettersi in politica, anche se il programma che segue lo reputo condivisibile. Credo comunque che questo movimento non potrà diventare un partito col nome che ha scelto: "Forza Evasori", perché ciò sarà impedito dalla mafia di Stato.

 

Fonte: Movimentolibertario.com

 

Ho deciso, entrerò in politica e lancerò un nuovo partito. Ho già scelto il nome: “Forza evasori”. Slogan: “La legittima difesa è un diritto naturale”. Il motivo di questa impresa? Non un uno, ma due:


1 - Se devo sentirmi accusare da qualche maniscalco dell’informazione di essere un turbo-capitalista o un neo-liberista o un iper-mercatista, tanto vale presentare un programma che per davvero sia tale;


2 - E’ un movimento assolutamente trasversale, di massa, dato che ad odiare il pagamento di tasse da rapina – come quelle in Italia, paese che detiene il record del mondo di pressione fiscale – sono un po’ tutti; sia quelli di destra che di sinistra, che quelli di sopra e quelli di sotto e, finanche quelli che si astengono, che votano scheda bianca o che neppure si recano alle urne.


Il nome non basta, neppure se provocatorio. Per farsi votare serve un programma. Nel mio caso si tratta di un “pentalogo”, che non chiamerò né “Manifesto”, né “Carta d’Intenti”, né “Contratto con gli italiani”, ma “Passaporto per la salvezza”, che non per forza è composto di soli temi fiscali. Intanto il preambolo, brevissimo: “Se la libertà significa qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente cose che non vuole sentire”. Non è mia ma di George Orwell, perciò ritengo sia perfetta.


A chi si rivolge “Forza Evasori”? A tutti coloro – uomini e donne – che non solo protestano e mostrano la loro insofferenza per il Leviatano italico, ma anche a coloro che son convinti che per ricostruire a “regola d’arte” sia necessario prima abbattere ciò che è irriformabile e, al contempo, sgombrare le macerie. Le chiacchiere stanno a zero, lasciamo spazio alle linee programmatiche:


DEL FISCO ME NE INFISCHIO:


E’ un dovere morale imperativo favorire il risparmio. Quindi:


1 - Tassa piatta al 15% sia per le persone fisiche che per quelle giuridiche. L’8% va ai Comuni, il 4% va alla Regione (o Provincia), il 3% va allo Stato. Gli enti locali potranno riorganizzarsi e ripartire gli introiti come meglio credono. Chi guadagna meno di 10.000 euro l’anno non pagherà imposte sul reddito.


2 - Tassa indiretta sul valore aggiunto I.V.A. al 5% su tutti i prodotti e servizi (pubblici e privati). Il 3% ai Comuni, il restante 2% ripartito a metà fra Regione (Provincia) e Stato.


3 - Semplificazione del sistema fiscale e burocratico in modo da permettere a chiunque di poter gestire la propria contabilità senza la necessità di ricorrere, obtorto collo, ad un commercialista. Da qui, due opzioni per calcolare il reddito:


a - Entrate meno Uscite (tutte), sulla rimanenza si paga la percentuale prevista dalla tassa piatta;


b - Forfait: pagamento trimestrale di una quota fissa di 2.500 euro per le persone fisiche e 5000 per le persone giuridiche.


4 - Abolizione di ogni imposta indiretta afferente carte bollate, timbri e stampiglie varie.


5 - Nessuna patrimoniale è ammissibile sulla prima casa.


6 - Introduzione del principio che divide il potere di spendere da quello di tassare. Come in Svizzera, ogni proposta fiscale potrà essere proposta dai diversi di livelli di potere, ma solo i cittadini con referendum (senza quorum) decideranno se la gabella va applicata.


Questa riforma va approvata entro il primo anno di governo e applicata a partire dal secondo. Qualora ciò non accadesse chiunque ha il diritto di evadere le tasse.


DIETA PALEOLITICA PER LO STATO


1 - Riduzione – entro due anni – del 50% del debito pubblico vendendo tutto ciò che è vendibile e di proprietà dello Stato (immobili e società). Licenziamento di 2,5 milioni di dipendenti pubblici – anche qui entro i primi due anni di governo – con un anno di preavviso per le persone toccate dal provvedimento. Tutti coloro che smetteranno di lavorare per lo Stato (ente pubblico in genere), potranno reinserirsi nel mercato del lavoro usufruendo di notevoli agevolazioni fiscali: per 5 anni non pagheranno alcuna imposta sul reddito; per i 5 anni successivi pagheranno una flat tax del 5%. Abolizione graduale di tutti i sussidi, partendo da quelli alle aziende e alle associazioni di volontariato (altrimenti non sarebbero tali). Verrà introdotto nella Costituzione il diritto all’autodeterminazione e l’uso dello strumento referendario per esercitare tale diritto.


2 - Totale separazione tra Stato e sovranità monetaria, quest’ultima spetta direttamente al popolo mentre allo Stato è fatto totale divieto di interferire nel sistema bancario e alterare la moneta.


IL FUTURO E’ MIO E LO DECIDO IO


Riforma del sistema pensionistico, che verrà totalmente privatizzato sul modello di quello cileno. Abolizione del sostituto d’imposta.


ABBASSO LA SQUOLA


Apertura del mercato dell’istruzione secondo queste direttive:


1 - Liberalizzazione dell’offerta con conseguente apertura del mercato a imprese che vogliano investire nel settore;


2 - Abolizione del valore legale del titolo di studio;


3 - Abolizione del Ministero della Pubblica Istruzione e di ogni programma scolastico nazionale;


4 - Libertà per chi vuole esercitare l’”homeschooling” (scuola a casa).


LIBERTA’ DI PENSIERO E DI CONFESSIONE


Abolizione di ogni rapporto costituzionalizzato fra religioni e Stato. Azzeramento di ogni tipo di sussidio e/o agevolazione.


Non serve altro, il programma nei dettagli è in fase di elaborazione. Come avrete notato, nessuna società anarchica in vista insomma, ma solo un sensibile e reale dimagrimento dello Stato. La sua ingerenza nelle nostre vite e il suo peso sono ormai oltre ogni umana sopportazione.


“Forza evasori” avrà anche un motto, ripreso dagli insegnamenti di un liberale d’antan, Luigi Einaudi: “La frode fiscale non potrà essere davvero considerata alla stregua degli altri reati finché le leggi tributarie rimarranno vessatorie e pesantissime e finché le sottili arti della frode rimarranno l’unica arma di difesa del contribuente contro le esorbitanze del fisco”. Una dichiarazione d’intenti per il nostro partito.


Da questo momento si attendono le adesioni degli interessati (nascerà il gruppo su Facebook e la relativa petizione), in modo da avviare sul territorio la macchina per prepararsi alla prossima contesa elettorale.

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5 agosto 2012 7 05 /08 /agosto /2012 10:50

SCHIAVO-URNE.jpgEcco come Maritato, amico di Creativefreedom, combatte le banche

 

- Rivendicazione dell’Anatocismo
- Rivendicazione degli interessi Ultralegali ed ultra 117 TUB
- Rivendicazione degli interessi ex art 1815 sec. com. cc a seguito di tassi usurari

- Rivendicazioni delle CMS (commissioni di massimo scoperto) usurarie

- Opposizione a Decreti ingiuntivi
- Commissioni arbitrarie (transazioni con banche, analisi su mutui, analisi su contratti derivati tipo

  SWAP)
- Controllo e monitoraggio sui c/c e sui contratti stipulati
- Prevenzione e gestione del contenzioso bancario
- Elaborazioni RATING BASILEA 2
- Assistenza tecnica con i legali
- Consulenza finanziaria primaria
- Perizie specifiche su conti correnti bancari per procedure concorsuali

 

Spero in settimana di poter raccontare le sue avventure. Mi ero sbagliato a scherzare sul suo "conto politico". Non vuol fare il politico da grande, ed anzi, mi ha detto personalmente che è stato molto scottato dalla sua malaugurata esperienza politica. Credo sia uno dei nostri! Dobbiamo sposarlo. Se no, che Maritato sarebbe?

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4 agosto 2012 6 04 /08 /agosto /2012 12:54

 

rapina.jpgOggi chiamiamo “mercato” il gioco in borsa dei banchieri finanziati da tassazioni del sudore della nostra fronte.

 

Quello però non è il mercato vero dove io compro il pane. Quello è un gioco. Riguarda la “teoria dei giochi”, che non si studia all’università e di cui nessuno parla.

 

Eppure fu svelata.

 

Fu svelata da un matematico: John Nash, che dimostrò come i cosiddetti mercati dei giochi in borsa mutano a seconda dell’atteggiamento dei giocatori, dell’eventuale presenza di autorità esterne al gioco, e del maggiore o minore grado di cooperatività dei giocatori.

 

crisi-settoreL’alea del mercato la sappiamo tutti ma la disconosciamo come realtà, anche se per i chi arimenti su di essa Nash meritò nel ’94 un Nobel per l’economia e, due anni prima, un film sulla sua vita: “A Beautiful Mind”, Oscar come migliore opera cinematografica.

 

Perché disconosciamo tutto ciò?

 

Perché ciò che urta il mercato dei giochi da’ fastidio alla mafia Bilderberg & C., che io chiamo DODI&C (la Compagnia Dove Ogni Deficiente Impera). Quindi lo si ignora.

 

Eppure la scoperta di Nash sulla falsità dei dettami di Adam Smith, patriarca degli economisti, avrebbe dovuto allarmare la comunità degli economisti no?

 

No! Monti e Draghi (DODI&C) lavorano proprio per il mercato dei… giochi.

 

quarto reichAltro che crescita!

 

In realtà oggi si può dire che Hitler ha vinto la guerra!

 

 E l’ha vinta perché i potenti clan familiari che finanziarono il Terzo Reich, ancora oggi dettano le ideologie convenienti ai propri obiettivi economici, ed ecco perché oggi si parla di Quarto Reich! (vedi la prima pagina de “Il Giornale” di venerdì 3 agosto). L’ha vinta perché "una sottile linea rossa collega queste ricchissime famiglie all’industria petrolifera, alle banche, al traffico di droga e di armi, alle più prestigiose università, e al terrorismo" (cfr. W. Graziano, "Hitler ha vinto la guerra")! Hitler ha vinto la guerra e ce ne stiamo accorgendo tutti.

 

“Datemi la possibilità di emettere la moneta di un paese, e non mi importerà chi farà le sue leggi”, diceva Nathan Rothschild.

 

Possibile che questo non dica niente a nessuno? (continua)

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3 agosto 2012 5 03 /08 /agosto /2012 12:43

 

Per l'interpretazione scientifico-spirituale dell'idea della triarticolazione

 

dell'organismo sociale nell'analogia in rapporto analogico con
l'organismo umano (sabato per l'uomo) vedi "L'uomo capovolto".
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3 agosto 2012 5 03 /08 /agosto /2012 12:37

monti_pinocchio.jpgFonte: rischiocalcolato.it
 

 16 luglio 2012: “Lo scudo antispread non ci serve”

Ieri, 1 agosto2012: “All’Italia potrebbe servire lo scudo”

 

Chiaramente la colpa è dei mercati che non capiscono i grandi progressi fatti registrare dall’Italia.

 

Vediamo un po’ quali:

 


- Pil 2012 atteso al -2,4%

 

- disoccupazione record al 18,1%, registrando un +37,5% YOY. Sono 2,79 milioni gli italiani disoccupati, calcolando che la statistica non tiene conto della disoccupazione volontaria, cioè chi rinuncia già in partenza a cercare lavoro perchè scoraggiato.

 

- tassazione record al 55% con un’economia sommersa pari al 17% del Pil. Chi paga, è inciso dal tributo anche per il 70%.

 

- spread che ha toccato la soglia vertiginosa dei 540 punti base pochi giorni fa.

 

- stock di debito pubblico in aumento alla soglia dei 2.000 Mld

 

- introduzione di tasse e balzelli vari. Tutti sanno dell’IMU e soprattutto dei rincari della benzina.

 

Nel 2008 con il petrolio a 150$ pagavamo un litro di verde 1,5€, oggi 1,8€ con il barile a 88$.

 

- fuga di capitali verso lidi sicuri

 

- grandi imprese italiane svendute, faccio l’esempio di Edison a Edf, Bulgari sempre ai francesi e Valentino agli emiri del Qatar. Migliaia di piccole imprese (che rappresentano 80% del tessuto economico italiano) in fallimento o con i conti dissestati e procedure concorsuali in corso

 

- ordinativi industriali in declino senza segni di ripresa, elettroencefalogramma piatto.

 

- nessuna legge suo Dso (tempi di pagamento) introdotta; forse perchè il primo cattivo pagatore è lo Stato?

 

- aggiungete voi gli ulteriori punti, ad libitum

 

Tutto questo con una maggioranza quasi da dittatura e una stampa profumatamente prezzolata a suon di milioni di Euro di finanziamenti pubblici, che ha fatto passare in un imbarazzante silenzio il voto positivo al fiscal compact e al Mef. Siamo condannati a almeno 8 anni di lacrime e sangue e nessuno lo sa.

 

Tanto come ha dichiarato ieri:

 

“La fine del tunnel è vicina, vediamo la luce”

 

Lo diceva anche Caparezza: “siamo fuori dal tunnellellele del divertimentoooooo”.

Direi che i segnali ci sono tutti.

 

VERGOGNATI PINOCCHIO!

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  • : Blog di creativefreedom
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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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