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19 luglio 2012 4 19 /07 /luglio /2012 13:41

in-principio-c-era-l-uomo.jpgSegue da “Immaginativa morale  - Cap. 12 della filosofia della libertà 02

 

L’opinione qui sostenuta sembra in contraddizione con la teoria fondamentale della scienza naturale, detta teoria dell’evoluzione. Però sembra soltanto. Per evoluzione si intende il reale svilupparsi, secondo le leggi naturali, di ciò che segue da ciò che precede. Nel mondo organico s’intende cioè per evoluzione il fatto che le forme organiche ultime (più perfette) siano vere discendenti dalle più antiche (imperfette) nonché da esse derivate da esse secondo leggi naturali.

 

I seguaci della teoria dell’evoluzione organica dovrebbero ritenere che ci sia stata una volta sulla terra un’era, in cui un essere avrebbe potuto seguire con gli occhi la graduale evoluzione dei rettili dai protoamnioti, supposto che tale essere avesse potuto esser presente come osservatore e che fosse stato dotato di sufficiente longevità.

 

Parimenti, i sostenitori della teoria dell’evoluzione dovrebbero ritenere che un essere avrebbe potuto osservare lo sviluppo del sistema solare dalla nebula primordiale di Kant-Laplace, se, durante quel periodo infinitamente lungo, tale essere avesse potuto occupare un posto conveniente nell’etere cosmico. (Non ha qui importanza il fatto, che in una simile concezione occorrerebbe pensare tanto la natura dei protoamnioti, quanto pure quella della nebula cosmica di Kant-Laplace, diversa da come la pensano i pensatori materialisti).

 

Ma a nessun sostenitore della teoria dell’evoluzione dovrebbe passare per la mente di dire, che dal suo concetto di protoamnioto egli potrebbe ricavare quello di rettile con tutte le qualità del rettile, anche senza aver mai visto un rettile.

 

Altrettanto poco potrebbe ricavarsi il concetto di sistema solare dal concetto di nebulosa di Kant-Laplace, se tale concetto di nebulosa fosse stato formato solo grazie a percezione della stessa.

 

In altre parole: chi professa la teoria dell’evoluzione, se pensa coerentemente, deve ritenere che da fasi di evoluzione precedenti si evolvono REALMENTE [il maiuscolo è mio - nota del curatore] le successive; e che una volta dati i concetti dell’imperfetto e del perfetto, noi possiamo comprenderne il nesso; ma non dovrebbe ammettere a nessun costo che il concetto ottenuto dalla fase precedente sia in se stesso sufficiente per dedurne le fasi successive.

Da ciò consegue che in etica è, sì, possibile capire il nesso di concetti morali più recenti grazie ad altri più antichi, ma che non sarà possibile dedurre una sola idea morale nuova DA quelle precedenti!

 

L’individuo, come essere morale, produce il SUO PROPRIO  [ibid. - ndc] contenuto.

Questo contenuto così prodotto è, per l’etica, un dato, così come i rettili sono un dato per la scienza naturale.

 

I rettili sono derivati dai protoamnioti, ma il naturalista non può trarre il concetto dei rettili da quello dei protoamnioti.

 

Le idee morali più recenti si evolvono da quelle più antiche; ma L’ETICA NON PUÒ FABBRICARE DAI CONCETTI MORALI DI UNA CULTURA ANTERIORE QUELLI DI UNA CULTURA POSTERIORE [ibid. - ndc].

 

La confusione nasce da questo: come naturalisti, partiamo dai fatti che sono già dinanzi a noi, mentre nell’azione morale dobbiamo creare NOI STESSI i fatti che in seguito conosceremo.

Nel processo evolutivo dell’ordinamento morale del mondo facciamo noi ciò che sopra un gradino più basso fa la natura: modifichiamo una parte del mondo percettivo.

 

La norma etica non può dunque essere direttamente conosciuta come una legge naturale, ma deve prima essere creata.

 

Solo quando sia stata creata, può divenire oggetto della conoscenza.

 

Ma non possiamo misurare il nuovo sull’antico? Non sarà ogni uomo costretto a giudicare la produzione della sua immaginativa alla stregua delle dottrine etiche tradizionali?

 

Per ciò che deve manifestarsi come moralmente produttivo, il far questo sarebbe tanto assurdo quanto il voler misurare una nuova forma naturale sulle antiche, e dire che i rettili sono una forma illegittima (degenerata) perché non coincidono con i protoamnioti.

 

L’individualismo etico non solo non è dunque in contrasto con una bene intesa teoria dell’evoluzione, ma procede direttamente da essa.

 

L’albero genealogico di Haeckel, che dai protozoi risale fino all’uomo considerato come essere organico, dovrebbe potersi seguire, senza violare le leggi naturali e senza infrangere l’unità dell’evoluzione, fino all’individuo, considerato come essere morale in senso determinato. In nessun caso, però, potrebbe dall’Essere di una specie antica derivarsi l’Essere di una specie seguente. Così mentre è vero che le idee morali dell’individuo sono derivate percettivamente da quelle dei suoi antenati, d’altra parte è pur vero che L’INDIVIDUO È MORALMENTE IMPRODUTTIVO SE NON POSSIEDE IDEE MORALI PROPRIE.

 

L’individualismo etico, che ho svolto sulla base delle precedenti considerazioni, potrei derivarlo anche dalla teoria dell’evoluzione. La conclusione finale sarebbe la medesima; sarebbe soltanto diversa la via per raggiungerla.

 

Per la teoria dell’evoluzione è altrettanto poco miracoloso che idee etiche totalmente nuove si sviluppino dall’immaginativa, quanto che una nuova specie animale si sviluppi da un’altra. Solo che, quella teoria, come concezione monistica del mondo, deve respingere - tanto nella vita morale quanto in quella naturale - ogni influenza dell’al di là (metafisica), meramente dedotta e non sperimentabile in idee. Con ciò essa segue il medesimo principio da cui è guidata nel ricercare la causa di nuove forme organiche in forme già esistenti, e non nell’intromissione di un Essere posto fuori del mondo, che produca per influenza soprannaturale ogni nuova specie secondo un nuovo pensiero creativo.

 

Come il monista non può valersi di alcun pensiero creativo soprannaturale per spiegare la vita organica, così gli è pure impossibile dedurre ordinamenti morali del mondo da cause che non risiedono NEL mondo. Il monismo non può spiegare esaurientemente la natura morale di un atto volitivo: né ammettendo un’azione soprannaturale continuativa sulla vita morale (un governo divino del mondo dal di fuori), né una speciale rivelazione temporanea (imposizione dei dieci comandamenti), né la manifestazione di Dio sulla terra (Cristo).

 

Tutto ciò che per queste vie accade all’uomo e nell’uomo, acquista valore morale sol quando, con l’esperienza umana, l’individuo lo abbia fatto proprio.

 

I processi etici per il monismo sono prodotti del mondo, come tutto ciò che esiste, e le loro cause devono ricercarsi nel mondo, cioè nell’uomo, poiché L’UOMO È IL VEICOLO DELLA MORALITÀ.

 

L’individualismo etico è con ciò il coronamento dell’edificio che Darwin e Haeckel hanno costruito per la scienza naturale. È la teoria dell’evoluzione spiritualizzata e trasportata nella vita morale.

 

Chi, grettamente, assegna a priori al concetto del naturale un campo arbitrariamente limitato, può riuscire facilmente a non trovarvi posto per la libera attività individuale. Ma l’evoluzionista conseguente non può incorrere in siffatta grettezza. Non può arrestare il processo naturale di evoluzione alla scimmia e ammettere per l’uomo un’origine “soprannaturale”. Egli deve, anche nel cercare gli antenati dell’uomo, cercare lo spirito già nella natura; e così non può considerare come naturali solo le funzioni organiche dell’uomo, ma deve considerare la vita morale libera come spirituale continuazione delle funzioni organiche.

 

Il cultore della teoria dell’evoluzione, alla stregua della sua concezione fondamentale, può reputare soltanto che l’azione morale attuale derivi da altre forme del divenire del mondo; ma deve lasciare la caratterizzazione dell’azione, cioè la sua determinazione come libera, alla diretta osservazione dell’azione. Egli sostiene infatti che gli uomini si siano sviluppati da progenitori non ancora umani; ma per conoscere come siano fatti gli uomini deve portare l’osservazione sugli uomini stessi. I risultati di tale osservazione non possono riuscire in contraddizione con la storia dell’evoluzione giustamente intesa. Solamente l’affermazione che i risultati sono tali da escludere un ordinamento naturale del mondo, sarebbe in contraddizione con la tendenza più recente della scienza naturale.

 

(Nota 1 nel testo: noi siamo autorizzati a indicare i pensieri (idee etiche) come oggetti dell’osservazione. Perché anche se i prodotti del pensiero non entrano nell’atto pensante a far subito parte del campo di osservazione, possono tuttavia diventarlo successivamente. È in tal modo che riusciamo a caratterizzare il nostro agire. Questo è ovviamente tanto assurdo quanto il far consistere la libertà nella facoltà di poter fare ciò che si deve volere. Ma è proprio questo che Hamerling sostiene, quando dice: “È completamente vero, che la volontà viene sempre determinata da motivi, ma è assurdo dire che essa perciò non sia libera; perché nessuna maggiore libertà può per essa desiderarsi e pensarsi, di quella di poter realizzare sé stessa secondo la propria forza e la propria decisione”. Certo, si può desiderare una libertà maggiore, e solo allora si ha vera libertà, vale a dire la libertà di determinarsi da sé i motivi delle proprie volizioni. In determinate condizioni l’uomo può essere indotto a tralasciare l’esecuzione di ciò che vuole. Ma a lasciarsi prescrivere ciò che deve fare, vale a dire voler ciò che altri, e non egli stesso, stima giusto, l’uomo si presta solamente in quanto NON si sente libero. Le forze esteriori possono impedirmi di fare ciò che voglio; e allora mi condannano semplicemente all’inazione o alla non-libertà. Soltanto quando asserviscano il mio spirito, e mi scaccino dalla testa i miei motivi e al loro posto vogliano mettere i proprî, soltanto allora attentano alla mia libertà. Perciò la Chiesa si volge non solo contro l’azione, ma specialmente contro i pensieri impuri, cioè contro i motivi della mia attività. Essa mi rende non libero, quando tutti i motivi che essa non prescrive le appaiono impuri. Una Chiesa o un’altra comunità genera non-libertà, quando i suoi preti e i suoi maestri si fanno dominatori delle coscienze, vale a dire quando i credenti devono prendere da essi, dal confessionale, i motivi delle proprie azioni).

 

Da una scienza naturale che comprenda sé stessa, l’individualismo etico non ha nulla da temere: l’osservazione rivela che la caratteristica della forma perfetta dell’attività umana è la libertà.

 

Questa libertà va attribuita al valore umano, in quanto esso realizza intuizioni puramente ideali: perché queste non sono risultati di una necessità agente su di esse dal di fuori, ma hanno radice in se stesse.

 

Se l’uomo trova che un’azione rispecchia una siffatta intuizione ideale, egli la sente come libera.

 

In questo contrassegno di un’azione sta la libertà.

 

Ora, dal punto di vista citato, che cosa dobbiamo pensare della distinzione menzionata più sopra fra le due sentenze: “esser libero significa poter fare ciò che si vuole” e l’altra: “poter desiderare a piacimento e poter non desiderare costituiscono il vero significato del dogma del libero arbitrio”?
 
Hamerling fonda la sua concezione del libero arbitrio appunto su questa distinzione, in quanto dichiara giusta la prima sentenza, e chiama la seconda un’assurda tautologia. Egli dice: “Io posso fare ciò che voglio. Ma dire: posso volere ciò che voglio, è mera tautologia”. Che io possa fare, vale a dire trasformare in realtà, ciò che io voglio, ciò che mi sono prefisso come idea della mia azione, è cosa che dipende da circostanze esterne e dalla mia capacità tecnica. Essere libero significa poter determinare da sé, con immaginativa, le rappresentazioni che stanno a base dell’azione (i motivi).

 

È IMPOSSIBILE la libertà, se qualcosa al di fuori di me (un processo meccanico, o un Dio posto fuori del mondo e frutto di una illazione) determina le mie rappresentazioni morali.

Io sono dunque libero solamente quando produco IO STESSO queste rappresentazioni, e non quando posso semplicemente dare esecuzione ai motivi che un altro essere ha posti in me.

Un essere libero è quello che può volere ciò che egli stesso stima giusto.

 

Chi fa cosa diversa da ciò che vuole, deve essere spinto a farla da motivi che non risiedono in lui; e non agisce liberamente.

 

Poter volere a proprio talento ciò che si stima giusto o non giusto, significa dunque: poter a proprio talento essere libero o non libero.

 


AGGIUNTA ALLA SECONDA EDIZIONE (1918)

 

In queste dissertazioni sull’umano volere è rappresentato ciò che l’uomo può sperimentare, agendo, per giungere, attraverso quest’esperienza, alla coscienza che “il mio volere è libero.

È di particolare importanza il fatto che il diritto di designare un volere come libero si raggiunge grazie allo sperimentare nel volere un’intuizione ideale. Ciò può essere solo un risultato di osservazione, ma lo è nel senso in cui il volere osserva se stesso in una corrente evolutiva, il cui fine consiste nel raggiungere una siffatta possibilità di volere, sostenuta da intuizione puramente ideale. Ciò è possibile in quanto nell’intuizione ideale non agisce altro che la sua propria entità poggiata su se stessa. Se una siffatta intuizione è presente nella coscienza umana, allora essa non è sviluppata né tratta dai processi dell’organismo; al contrario: l’attività organica si ritira per far posto a quella ideale.

 

Se io osservo una volontà che ritrae l’intuizione, anche da questo volere si è ritirata la necessaria attività organica. La volontà è libera.

 

Non può però osservare questa libertà della volontà, chi non è in grado di vedere, che la libera volontà consiste in questo, che soltanto dall’elemento intuitivo la necessaria attività dell’organismo umano viene paralizzata, respinta, e sostituita dall’attività spirituale della volontà piena di idee.

 

Solamente chi non può fare questa osservazione del duplice organamento di una libera volizione, crede alla non-libertà di ogni volontà.

 

Chi invece è in grado di osservarlo, riesce a capire il fatto che l’uomo non è libero nella misura in cui non riesce a compiere fino in fondo il processo di repressione dell’attività organica; che però questa non-libertà anela alla libertà, la quale non è per nulla un ideale astratto, bensì una forza dirigente che risiede nell’essere umano.

 

L’uomo è libero nella misura in cui può realizzare nella sua volontà la stessa disposizione d’anima che risiede in lui quando è cosciente dell’elaborazione di intuizioni puramente ideali (cioè immateriali, spirituali).

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19 luglio 2012 4 19 /07 /luglio /2012 11:37

Rebecca.jpgREBECCA 11 ANNI: DUE TRAPIANTI DI POLMONI, MORENDO HA SCHIVATO IL TERZO

 

Troppi minori senza diritti a fronte di un potere trapiantistico assoluto e di una sudditanza genitoriale alla Scienza S.p.a. che ricatta i genitori per avere il loro consenso, rendendoli responsabili della tortura dei figli.


Sotterranea e orrenda la certezza, peraltro taciuta, che due bambini sono stati espiantati a cuore battente per fornire i polmoni a Rebecca, bambini trattati quindi come cose senza nome.
 

Due trapianti di polmoni in due mesi, il primo ad aprile il secondo a maggio, e l'ipotizzato terzo trapianto, nel plauso di migliaia di utenti di Facebook che hanno raccolto i soldi perché “l'happening” continuasse (Corriere del 12/07/12 in “Rassegna stampa” di antipredazione.it).

 
I medici non hanno risolto alcunché, speranze inutili, predazioni di organi, spese astronomiche, prolungamento di agonia, un disastro totale dell'arroganza medica. Pessima figura degli ospedali Riunti di Bergamo e della classe medica, sia a livello morale che tecnico.


Ai medici è andata bene, anzi benissimo, due trapianti di 15 ore ciascuno sono affari!
 

Una vicenda che ha reso chiaro a tutti che i bambini, quelli dei poveri, sono trattati come cavie ancora più degli adulti: sono indifesi di fronte alle scelte dell'autorità che li può destinare alla tortura a fini sperimentali, come si fa con gli animali.


Per i minorenni, grandi abbastanza per chiedere aiuto, precisiamo: “La riforma del diritto di famiglia del 1975 pone al centro l'interesse del minore, che può ricorrere al giudice tutelare nel caso ritenga che i suoi genitori o tutori non stiano perseguendo i suoi interessi. Gli atti esercitati autonomamente dai minorenni, secondo i più recenti ordinamenti dottrinali e giurisprudenziali, non sono annullabili se relativi all'esercizio di bisogni esistenziali (come per esempio l'iscrizione a un partito, a un'associazione, a un certo indirizzo di studi piuttosto che un altro dopo l'istruzione obbligatoria)... (Wikipedia)”
 

Quindi i minori che hanno genitori fanatici della donazione organi e dei trapianti possono rivolgersi alla nostra associazione per la difesa dei propri diritti.
 
Presidente: Nerina Negrello
Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente 
 
Per sostenere l'Associazione diventando socio o dando un  libero contributo:
- Conto Corrente Postale  n° 18066241 intestato a Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi
- Bonifico bancario IBAN IT35 S076 0111 1000 0001 8066241 su conto corrente presso Banco Posta
- Assegno Bancario non-trasferibile intestato a Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi

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18 luglio 2012 3 18 /07 /luglio /2012 14:07

napolitano-presidente-repubblica.jpgÈ marcio recidere fili giudiziari in ossequio a «prerogative»! Gli articoli del codice invocati a difesa dal Colle sono una cagata pazzesca. Nessuno stava incriminando Napolitano, e l’ascoltato era Mancino. A stabilire se le parole in questione siano materia penale non dovrebbero essere i dogmi ma teste pensanti. Ma è chiaro che la "teste" spaventate che stanno sul "colle" sono "teste" di "cazze"! Napolitano, pensa ad essere meno pezzente che è meglio, cioè fatti risarcire il costo giusto degli aerei che prendi, non 10 volte di più (cfr. il finale del video "Napolitano, non va bene così")!

Nereo Villa

 

Fonte del seguente scritto: Maria Antonietta Calabrò (Corriere della Sera del 18 luglio 2012)

 

Roma - Non rinuncia al suo linguaggio provocatorio e immaginifico il professor Franco Cordero, giurista (suo un importante manuale di «Procedura penale») e scrittore. Nel 2002 coniò il celebre termine Caimano fornendo ispirazione per il film di Nanni Moretti su Berlusconi. Il suo ultimo libro è un saggio sul Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani di Giacomo Leopardi, Seguito dai pensieri d'un italiano d'oggi (2011, Bollati Boringhieri).

 

Professor Cordero, qual è la sua opinione sul conflitto sollevato dal presidente della Repubblica?  


«Il conflitto lo covava e lunedì 16 luglio annuncia d'essere sceso in campo davanti alla prospiciente Consulta, ritenendo lese le sue prerogative dalle intercettazioni nelle indagini sull'oscuro rapporto Stato-mafia, 1992-93. Perché? Perché ascoltando Nicola Mancino, allora ministro dell'Interno, l'addetto coglieva anche la voce del Presidente interlocutore. Nefas (crimine,ndr)!: doveva chiudersi le orecchie, rompere l'audizione; parole da dimenticare, come non dette; divieto assoluto d'usarle a qualsivoglia fine e il pubblico ministero chieda subito l'incenerimento. Empiamente, gli inquirenti ripassano i dialoghi, concludendo che non interessino nel procedimento in corso, ma restano agli atti e l'effetto lesivo sarebbe aggravato appena se ne parlasse davanti alle parti in camera di consiglio».

 

Ha ragione la Procura di Palermo?

 

«Forse conviene rammentare due o tre concetti. Abbiamo un ordinamento chiuso, variabile solo nelle forme e con i limiti prescritti dalla Carta: le norme non germinano spontaneamente né vengono da fuori; stanno in testi formati a quel modo; i giuristi chiamano "ermeneutica" l'arte con cui le scovano. Ora, dicono tutt'altro gli articoli invocati dal Colle. Vediamoli: innanzitutto che il capo dello Stato sia incriminabile solo "per alto tradimento o attentato alla Costituzione". Ma qui, nessuno lo incrimina. E rispetto a lui siano ammessi provvedimenti investigativi e misure cautelari solo quando la Consulta l'abbia sospeso dalle funzioni. Qui, aggiungo, nessuno provvedeva sul presidente della Repubblica, conversante da Monte Cavallo (il colle del Quirinale, ndr): l'ascoltato era Mancino. Mancando norme che lo dicano, definire tabù le parole dell'altro è gesto esclamativo d'esiguo valore dialettico!».

 

La legge dell'89, secondo lei, quindi vieterebbe solo le intercettazioni dirette sul Presidente: il caso attuale è diverso?
 

«Profondamente diverso. Ne parla a lungo l'articolo 7 della legge 20 giugno 2003 n. 140 (processi alle alte cariche dello Stato, la più alta delle quali siede sul Colle). L'articolo 6 regola le intercettazioni miranti a tali persone (in gergo, "dirette"). "Fuori delle ipotesi ivi previste", il giudice considera rilevanti o no le emissioni verbali dell'interlocutore, e nel secondo caso non manda tout court i relativi materiali all'inceneritore: vanno sentite infatti le parti, perché in Italia abbiamo un processo accusatorio; e può darsi che una o più d'esse ritengano utili le cose dette. Se ne discute in camera di consiglio. Qualora poi cambi opinione, il giudice chiede l'assenso alla Camera competente. Gli inquirenti palermitani, dunque, sono in perfetta regola».

 

L'articolo 271 del codice penale esclude dalla distruzione dei reperti i corpi del reato: questo influisce nel caso concreto?

 
«Sì, e così va a picco la teoria della cosiddetta prerogativa: che le parole in questione siano materia penale, lo stabiliscono teste pensanti, da ciò deriva la procedura camerale. L'articolo 271 smentisce l'invisibile "divieto assoluto". Idem ogniqualvolta nastri o dischi forniscano argomenti utili contro persone diverse da chi gode dell'immunità. Supponiamo che indichino dei fili alla storia giudiziaria d'un caso monstre come qual è l'attuale: non è politica virtuosa reciderli in ossequio alla "prerogativa", dogmaticamente asserita, quando le norme dicono l'opposto a lettori informati ed equanimi».

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18 luglio 2012 3 18 /07 /luglio /2012 11:11

La lettura di un'intervista su Lettera 43 a Serge Latouche, docente di Scienze economiche all'Università di Parigi Sud e una conversazione con Gabriella Marsilli, che sta rileggendo le "Manifestazioni del karma" di R.Steiner, mi hanno spinto a rivisitare le idee che da anni porto nelle mie  conversazioni sull'argomento e che non trovano quasi mai riscontro nelle altrui opinioni, salvo pochissime individualità.


Una di queste è che l'indolenza intellettuale di massa (che Nereo Villa ha chiamato pensiero pio pio), oramai ingiustificabile, visti i mezzi a disposizione di tutti, ci sta portando verso una epocale "tempesta".


Nelle sua settima conferenza di Amburgo (1910) Steiner ci ricorda che quando l'uomo tende ad adagiarsi nella ciclicità della natura (forze luciferiche), quando il raccolto sembra vicino e tutto va bene, ecco una tempesta di grandine (forze arimaniche) che distrugge il raccolto e le sicurezze.


Queste "tempeste" (terremoti, epidemie, eruzioni, crisi economiche e quelle personali come malattie, lutti, povertà, ecc.) servono a dare impulso all'uomo,  a ricordargli di evolversi, e che la ciclicità delle leggi naturali e universali non devono indurlo al fatalismo ed alla pigrizia spirituale né all'opportunismo materialista.


Sia chiaro che la sofferenza che le "tempeste" portano con sé, sia a livello individuale che collettivo, sono necessarie perchè in genere di solito si evita con cura di coltivare consapevolezza e conoscenza.


Tanto il lavorare e l'agitarsi continuamente qianto l'adagiarsi nell'ozio, senza mai porsi domande, servono solo ad attirarsi le giuste prove della vita che chiamiamo disgrazie, sfiga o fatalità con corollario di imprecazioni.


Ma lascio i lettori all'intervista col prof. Latouche ed alle conferenze di R. Steiner contenute nelle "Manifestazioni del karma" (Ed.Antroposofica di cui consiglio caldamente la lettura).

 

Gabriella Marsilli & Massimo Francese 

 

pp.-173-4-di-R.-Steiner--Le-manif.-del-karma.jpg

 

Anche se non condivido la cultura di Latouche basata sul "Club di Roma", la cui impostazione considero criminale, non posso non condividere quanto segue, vale a dire che il debito pubblico va cancellato in quanto "detestabile" (Vedi il video "Teoria del debito odioso").  

Nereo

Frammento intervista a Latouche del 17 luglio 2012

 

 

Scena dal film "Diario del saccheggio" di Fernando Ezequiel Solanas. Il significato di "debito detestabile" o "debito odioso" è qui esposto a grandi linee dall'ex-giudice e costituzionalista Salvador M. Lozada.
Le tre principali caratteristiche che il debito deve possedere per essere dichiarato "detestabile" e quindi insussistente sono: 1) Il governo deve aver conseguito prestiti senza che i cittadini ne fossero consapevoli e senza aver chiesto un assenso esplicito (in Svizzera è obbligatorio il referendum per approvare spese oltre un certo importo); 2) I prestiti devono essere stati utilizzati per attività che non hanno dato benefici alla comunità nazionale/locale; 3) I creditori devono essere al corrente di questa situazione e non manifestare alcun interesse verso i cittadini dello stato "indebitato". In Islanda i banchieri responsabili del crack sono stati arrestati e messi in galera, noi li abbiamo eletti presidenti del consiglio con la benedizione dei partiti di destra, centro e sinistra! 
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17 luglio 2012 2 17 /07 /luglio /2012 13:15

piccioni-all-arrembaggio.JPG

 

A LA7 ieri sera, Mentina (lo chiamo Mentina e non Mentana. Mentina perché è un ipocrita distributore di mentine alla gente, per addolcire l'amaro dello Stato-mafia in cui viviamo) ha presentato il film "Il divo", dal quale a suo tempo ricavai il video "La DODI&C ovvero LA PORCONA" bloccatomi da Youtube.

 

Ebbene Mentina ha allestito tutta quella trasmissione per chiedersi: lo Stato al tempo di Andreotti era implicato o no con la Mafia? In tal modo ponendo nelle coscienze dei telespettatori il dubbio e quindi la possibilità che lo Stato non lo fosse. In realtà lo Stato, solo per il fatto che è keynesiano lo è. Non solo al tempo di Andreotti ma pure ora e lo sarà sempre nei secoli dei secoli fino a quando non sarà triarticolato in tre parti indipendenti e libere (economia, diritto, e cultura).

 

Nel seguente articolo di Simon Black ciò è mostrato nella coazione di Stato a ripetere l'errore, che diventa norma, normalità. E a proposito di norme, vorrei ripetere - ma con le parole di Aleksandr Zinov'ev, dissidente russo che scriveva in forma di romanzo per paura del KGB - ciò che da anni affermo, vale a dire che l'UE stessa è la reincarnazione dell'URSS. Ed ecco Zinov'ev: "Coloro che appartengono al sistema del potere e a quello amministrativo", scriveva Zinov'ev a proposito della Russia, "sono corrotti non soltanto a causa delle opportunità insite nei loro incarichi, ma anche per necessità. Per il sistema sociale comunista si tratta di una naturale forma di suddivisione e di distribuzione di beni". E continuava "Soltanto le deviazioni da certe norme e regole NON scritte di corruzione di questo tipo, e non la corruzione in sé e per sé, sono soggette a una valutazione giuridica. E ciò avviene soltanto sulla base di precise disposizioni dall'alto, oppure di decisione concordate con le autorità locali" (A. Zinov'ev, "Katastrojka. La perestrojka nel culo della Russia", Ed. Spirali/Vel, Milano, 1989, p. 78-9).

 

E questo è precisamente qualcosa di molto simile alla strutture del programma di Mentina di ieri sera. Si interpellano due catorci come Mancino e Martelli per farli testimoniare, quando tutti sanno benissimo che Martelli ha rubato per tutto il tempo che è stato in politica. E Mancino? No comment... Ma costui è sinistro già nel suo cognome, del resto come ogni politicastro che si rispetti fra i gangsters della DODI&C...      

 

Ecco comunque il bell'articolo di Black 

 

Fonte : "Perché siamo lontanissimi dalla risoluzione della crisi"

 

Molti hanno dato la seguente definizione del termine “follia”: “fare la stessa cosa ripetutamente e aspettarsi un risultato diverso”. Stando a questa definizione, tutti i policymakers dei paesi occidentali odierni sono chiaramente folli.


Tagliano i tassi; questo non aiuta. Quindi tagliano di nuovo. E ancora.


Indebitano generazioni future al fine di “stimolare” l’economia; non funziona. Quindi ri-stimolano, ripetutamente.


Niente che i gangster centrali o i politici hanno fatto, dalla crisi globale del 2008, ha migliorato le condizioni economiche. Eppure, continuano ad applicare gli stessi rimedi, presi dal solito libro Keynesiano.


La falsa premessa che guida le loro decisioni è quella per cui possiamo aumentare la ricchezza indebitandoci e consumando, invece di produrre e risparmiare. Questa roba è stata venduta alle persone per più di una generazione: fa parte del DNA sociale ormai.


Nei moderni sistemi economici occidentali, sei stimolato ad indebitarti con miriadi di deduzioni e detrazioni fiscali; risparmia e sarai punito dalle tasse e dall’inflazione.


Gli incentivi sono sbagliati; nessuna sorpresa dell’indebitamento eccessivo e della spesa folle: il sistema tende palesemente a promuovere tali comportamenti.


Il mercato immobiliare è uno degli esempi più interessanti in questo senso: le politiche fiscali di molti paesi incoraggiano le persone a stipulare mutui pesantissimi e l’interventismo pubblico continua a far lievitare i prezzi.


Questo mi sembra parecchio strano: le persone vorrebbero vedere i costi immobiliari stabilmente bassi e sostenibili, non in aumento.


Nessuno si rallegra quando i prezzi dell’assistenza medica salgono, sebbene si potrebbero avere profitti crescenti investendo in compagnie di assicurazione.


Non faccio i salti di gioia quando i prezzi alimentari salgono dal droghiere, anche se abbiamo ottenuto somme importanti dai raccolti abbondanti della nostra fattoria in Cile.


E non dimentichiamo il caos che deriva dal drastico aumento del prezzo dei carburanti. Perché il mercato immobiliare dovrebbe essere diverso?


Per la grande maggioranza delle persone, la casa non è ricchezza. È una spesa; e augurarsi o fare in modo che questa spesa cresca è sia distruttivo che insensato.


Eppure la maggior parte dei politici e dei banchieri centrali occidentali stanno freneticamente appiccando le fiamme al collassante settore immobiliare, cercando di re-inflazionare disperatamente.


Qui in Portogallo, ad esempio, i prezzi degli alloggi sono scesi drammaticamente; acquistare un immobile è economico, conveniente addirittura. Questa è una buona cosa.


Nonostante ciò, i burocrati stanno studiando nuovi interventi per “sostenere il mercato immobiliare” e distorcere ulteriormente i prezzi, spesso attraverso politiche ostili verso i proprietari.


Negli Stati Uniti, la Fed sta tentando di tenere sotto controllo i tassi di interessi a lungo termine, sostenendo le obbligazioni ipotecarie, nel tentativo di re-inflazionare i prezzi immobiliari.


Con così tanti Nobel di economia che supportano queste politiche, è chiaro che i responsabili ancora non hanno iniziato a rendersi conto dei difetti nel loro schema intellettuale.


E se non riesci ad ammettere l’esistenza di un problema, sei lontano anni luce dal risolverlo.

Articolo di Simon Black su Sovereignman.com

 

*Link all’originale: http://vonmises.it/2012/07/16/perche-siamo-lontanissimi-dalla-soluzione/

Traduzione di Luigi Pirri

LEO-CON-MARTINO.jpg

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16 luglio 2012 1 16 /07 /luglio /2012 11:55

 

Da millenni è sempre più evidente - ma nessuno lo vuol vedere - che ogni programma politico continua a strutturarsi comicamente nel medesimo rapporto in cui il popolo “sovrano” è padrone di assumere la funzione di avere fame, ed il governo quella di mangiare in rappresentanza del popolo.


Perché nessuno oggi lo vuol vedere?


Credo abbia ragione Auriti su questo punto:


"Quando Karewa, (fondatore della scuola del nichilismo giuridico) definiva il diritto come "inutile sovrastruttura concepita dalla borghesia per esigenze meramente conservatrici", programmava la trasformazione del godimento giuridico in godimento fisiologico dei beni con la conseguenza di convertire la società in una forma di "allevamento di bestiame" in cui la programmazione dei consumi è concepita  come quella dell'allevamento di polli in batteria. Quando l'uomo mangia il "suo" pane gode di due beni: il pane, che soddisfa il bisogno fisiologico di mangiare e la proprietà del pane che soddisfa il bisogno spirituale della certezza del diritto" (Giacinto Auriti, "Lettera aperta ai vescovi").

 

Oggi il bisogno spirituale non è interessante per gli economisti e così si continua a cadere dalla padella nella brace).

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15 luglio 2012 7 15 /07 /luglio /2012 11:48

superpirla.jpgFonte: Moody's declassa l'Italia. La colpa è del governo Monti, ma nessuno lo dice

 

L’Italia è un paese allucinante, e sono ben consapevole che il termine non è adatto a descrivere una nazione storta e autolesionista come la nostra, capace di spazzare via anche i più basilari meccanismi democratici, quando entrano in gioco gli interessi di pochi soggetti.

Questo è il caso del Governo Monti, entrato a palazzo Chigi per combattere la crisi dell’euro, e oggi considerato il Governo più nefando e antidemocratico della nostra storia, nonostante si insista a considerarlo – per mera convenienza politica – il governo della salvezza, anche quando una agenzia di rating declassa il nostro debito pubblico.

 

Peraltro mi chiedo: in favore di quale salvezza ha operato l’attuale Governo? Non è difficile dare una risposta. La salvezza del sistema bancario, il quale, da quando è in carica questo Governo, ha ottenuto sicurezze finanziarie ed economiche che altrimenti non avrebbe ottenuto. La salvezza degli apparati privilegiati della burocrazia. La salvezza di un progetto di asservimento dell’Italia agli stranieri in ragione dello smantellamento del suo sistema industriale e imprenditoriale a favore di altre economie europee e non.

 

Siamo all’occupazione culturale, politica ed economica. L’Italia oggi – nel 2012 – è un paese definitivamente conquistato, controllato e gestito dai poteri stranieri, dalle lobbies oligarchiche e dall’assenza di carattere e di orgoglio della nostra classe politica, ormai svendutasi al migliore offerente, che è il peggiore per gli italiani.

 

Non dobbiamo affatto meravigliarci, dunque, se Moody’s ci declassa. Anche questa fase e il relativo giudizio è frutto di un tentativo di ingrassare il portafogli degli investitori e degli speculatori. Del resto, debito declassato, interessi più alti per chi acquista i BTP. La verità è che non c’è niente di casuale nell’andazzo delle borse e nei declassamenti. Sono tutti parte del medesimo disegno: sfruttare un’economia, piegarla e renderla la gallina dalle uova d’oro di pochi personaggi. Almeno finché dura. Dopo di che, si passa ad altre.

 

Sapete, penso di immaginare l’Italia come un terreno agricolo, sul quale il contadino pratica una coltura intensiva, sfruttando appieno le risorse della terra, finché questa esausta non smette di produrre. A quel punto il contadino la lascerà e passerà a un altro fondo, almeno finché il primo non si sarà ripreso.

 

Ecco, il ciclo è questo, e noi siamo arrivati quasi alla fine della spremitura delle nostre risorse. Ora siamo in fase di regressione. L’Italia sta tornando a un livello di povertà che pensavamo non sarebbe più tornato. Disoccupazione, crisi economica, depressione, prezzi alle stelle, e il tutto per garantire ancora una volta rendite da nababbi a politicanti, burocrati, banchieri e altri parassiti della società che non oso citare.

 

A questo punto non ci resta che attendere che le locuste ci lascino in pace. Come un terreno esausto ci lascino riprendere fiato, per poi attaccarci nuovamente, e sempre che nel mentre non arrivi qualche altro conquistatore-padrone, non previsto…

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15 luglio 2012 7 15 /07 /luglio /2012 11:13

Cari amici,

ricercando un amico e collega nel web ho trovato me stesso! :D :D :D Si tratta di due brani di un un 45 giri del 1972 che neanche ricordavo più! Archeologia musicale insomma, che dedico a Leonardo Facco, a Massimo Francese, detto Alzato Storto, alias Max the bastard, e a tutti coloro che amano gli innovatori! Nel 1972 cantare la tristezza e l'io era qualcosa di talmente strano che i due brani furono immediatamente stroncati sul nascere da Luciano Salce! Ahahaha aha aha a! Oggi con poche modifiche dei relativi testi i titoli avrebbero potuti essere non più "Auxilium" e "Come ho voluto io", ma "Lo Stato ti fa morire" e "Individualità è sovranità"... Mi capì solo Shel Shapiro che produsse il disco. Cfr. la recensione di Vito, l'amministratore del sito "Il negozio di Euterpe". 

 

 

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Altri reperti archeologici a richiesta:
 
 
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13 luglio 2012 5 13 /07 /luglio /2012 19:20

 

 

"All'esito di azioni giudiziali intraprese nei confronti della Banca d'Italia, volte a rivendicare la proprietà collettiva dell'euro e il relativo reddito da signoraggio, la Corte Suprema di Cassazione, con sentenza delle sezioni unite n. 16751 depositata il 21 luglio 2006, ha stabilito che sussiste difetto assoluto di giurisdizione in ordine a simili pretese in quanto "al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sopranazionali"."

(Fonte: http://www.bancaditalia.it/bancomonete/signoraggio/)

 

Traduzione in parole povere: "Il reddito da signoraggio è COSA NOSTRA e nessuno ha il diritto di sindacare come e perché sia così. Punto e basta".

 

LAPALISSIANO si dice di un fatto talmente ovvio ed evidente che è inutile la spiegazione o l'annunciazione. Per esempio che il monopolio dell'emissione dei soldi comporti questo tipo di sopraffazione legale scritta dalla banca d'Italia è lapalissiano come il fatto che l'acqua è bagnata. Serve spiegazione? No. O sì? O nì? Purtroppo oggi, grazie a questo monopolio, il signoraggio è spiegato come legale anche se è illegittimo... Quindi la spiegazione serve. Quindi fate attenzione, perché l'acqua è bagnata e va spiegato il perché.

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13 luglio 2012 5 13 /07 /luglio /2012 19:10

asma-liberta-1895.jpg"Gli antichi pirati, sì, mi hanno rubato
Mi hanno venduto alle navi dei mercanti
Qualche minuto dopo essere stato preso
dal pozzo senza fondo
Ma la mia mano venne fortificata
Dalla mano dell'Onnipotente
Progrediamo in questa generazione trionfalmente
Tutto quel che ho avuto sono canti di libertà
Vuoi aiutarmi a cantare questi canti di libertà?
Perché tutto quel che ho mai avuto sono canti di Redenzione,
canti di Redenzione..."

 
Redemption song - Robert Nesta Marley (6 febbraio 1945, Acquario, Joseph nella partizione Rasta delle 12 tribù di Israele).

 
MARIJUANA, SI GRAZIE! Contro lo stress della vita moderna.

 
"Tutte le leggi che possono essere violate senza che nessuno ne soffra sono destinate ad essere messe in ridicolo".
Baruk Spinoza, filosofo del XVII secolo

Il proibizionismo ha sempre storicamente fallito. Gli unici a trarne profitto sono sempre stati i grandi trafficanti, l'alta finanza, i servizi segreti e chi sui proibizionismi si è costruito una carriera ed un futuro negandolo ad altri.

La canapa non solo non è dannosa ma il suo uso in positivo è conosciuto da 10.000 anni, in Asia come in Europa, Africa (Egizi) ed Americhe. In termini medici MAI DA MILLENNI è stata riportata notizia  di una sola morte per uso di canapa o hascish (resina e polline di canapa impastati).

Riportiamo qui di seguito i diversi usi della canapa (di cui l'Italia fu grande produttrice):


MEDICINA:
Cura del Glaucoma,asma,epilessia,reumatismi,anoressia,nausee,otite,tosse,delirium tremens,emicranie,dolori mestruali,artriti,herpes,cisti fibrose,insonnia,terapia di supporto le chemioterapie. Fu utilizzata dalla Regina Vittoria come da Giorgio Washington.


FIBRE TESSILI:
Svariati tipi e qualità di tessuti per l'abbigliamento (invece dei sintetici), cordami, tele per quadri (come quelle dei quadri di Van Gogh).


MATERIALI DA COSTRUZIONE:
per navi (90% del materiale per cordami, vele e collanti) e per le case (isolanti acustici e termici).


ENERGIE DA BIOMASSA:
Ecologica e rinnovabile (la canapa cresce ovunque e comunque). Carburante, metano e metanolo, olio per lampade (usato da Abramo Lincoln).


PITTURE E VERNICI:
Non tossiche


USO RICREATIVO:
Fumata, in cucina o come infuso rilassa, lenisce le nevrosi, predispone al dialogo, all'ascolto della musica ed alla contemplazione.


LA LEGGE NON PUO' CREARE IL REATO (vale anche per le tasse).
Io ne ho piantata una pianta. Non è più reato.


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Alzato Storto

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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