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10 giugno 2012 7 10 /06 /giugno /2012 11:30
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9 giugno 2012 6 09 /06 /giugno /2012 11:01

basta-coi-marcioni.jpg[http://0z.fr/AnWeV...] In un organismo sociale sano dovrebbe risultare ovvio che nessuno debba essere ucciso in nome del dio quattrino. Anche una frase come questa dovrebbe risultare ovvia. Eppure la crudele realtà dei fatti, che ho mostrato non solo a parole ma anche attraverso video (http://0z.fr/AnWeV) e testimonianze di molti individui che preferirebbero morire piuttosto che avallare l’iniquo sistema della macellazione umana - e questo non è che un esempio di come siamo caduti in basso in nome del dio quattrino, mi sollecita a dire queste cose. Sarò sempre grato a coloro che, come Massimo Francese e Raffaele, mi hanno sempre incoraggiato a scrivere queste cose anche se sappiamo tutti che esse sono ovvie.

 

Infatti, se oggi non diciamo queste cose ovvie opponendoci al dio quattrino non possiamo parlare concretamente di triarticolazione sociale ma solo astrattamente.

 

Certamente oggi non possiamo più contrapporre al dio quattrino il “dio trino” della triarticolazione perché sarebbe un'insensatezza parlare di scienza spirituale in termini di fede: il tempo dell’“io credo” (epoca della precessione solare nei Pesci) è terminato, e con la fine del 2012 siamo di fatto in una nuova era, quella dell’“io so” (epoca della precessione solare nell’Acquario), quindi della mentalità scientifico-spirituale dell’equilibrio fra pensare, sentire ed agire. Ne consegue che chi non vuole risvegliarsi dal torpore indotto da due millenni nelle coscienze dalla chiesa cattolica e dallo Stato unitario, è destinato a fornire il consenso e la legittimazione dell'istinto di sopravvivere uccidendo, mangiando l'altro, oltretutto dicendo “Grazie Stato” o Grazie chiesa” nella misura kantiano-democratica del “raddrizzamento” dell’uomo inteso come “legno storto”.

 

Il tempo imperialistico di Erode finisce nella misura in cui ci si sveglia. Se non ci si sveglia non finisce! Quindi ripeto: nessuno va ammazzato in nome delle neo-dichiarazioni dell’Erode redivivo o zombie incarnato nello Stato e nella chiesa: la dichiarazione di “morte cerebrale”, i trapianti d’organi e l’aberrante teologia cattolica, col suo un macabro oggetto di risurrezione, incluso nel Credo: “credo nella risurrezione dei morti”, fa parte di una cultura “viva da morta”, è la cultura zombie. Per fortuna nessuno pensa più al Credo cattolico, dato che l’idea di un sopravvivere alla stregua di un essere cadaverico è qualcosa di aberrante, che abbassa l’immateriale e risorgivo io umano al materiale elemento minerale del morto. Tutto questo è stato voluto dallo Stato e dalla Chiesa in modo ossessivo come se la realizzazione dei trapianti d'organi costituisse il centro del loro potere e dei loro desideri. E difatti è così (questo va ripetuto a mitraglia): il centro del loro potere e dei loro desideri non è altro che l'annullamento dell’individualità umana. E il trapianto d’organi comporta appunto questo, dato che significa avvicinarsi concretamente a quella nuova forma di uguaglianza che, invece di affermare l'esistenza del singolo, afferma la sua non-forma, la sua mancanza d'identità, la sua integrazione nell'identico.

 

tutti-uguali-in-nome-della-chiesa-e-dello-stato.jpg

 

Quindi... io!

 

Io dico che, sì, certo, “i bambini avranno diritto all’educazione; l’operaio, padre di famiglia, potrà avere un reddito maggiore del celibe” (Rudolf Steiner, “I punti essenziali della questione sociale”, Ed. Antroposofica, Milano, 1980, pag. 97), ma così dicendo io do’ per scontato (come conseguenza logica di questa affermazione) che chi nasce deforme, o i malati, e i vecchi, o tutti coloro che sono impediti nel pensare, nel sentire o nel volere, potranno anch'essi avere quel reddito. E non è questo forse il RDB, il Reddito Di Base (RDB) senza condizioni, come ovvietà da dire esattamente come è da dire che non bisogna uccidere un essere umano per vendere il suo cuore?

 

Allora la domanda imperante degli avversari del RDB è: da dove potranno provenire allora i soldi per finanziare quel reddito maggiore o quel RDB? Ma me la faccio anch'io: da dove dovrà provenire quel "di più"?

  

Quel “di più” sarà assegnato ai soci dell’organismo sociale - vale a dire a tutti, e in modo diversificato per ogni individuo - “da disposizioni, fissate da accordi fra tutte e tre le organizzazioni sociali” (ibid.). Quindi 1) dalla sfera economica, 2) da quella giuridica e 3) da quella culturale, che sono articolate nell’organismo sociale esattamente come nell'organismo umano lo sono rispettivamente 1) la sfera del sistema della testa o nervoso, 2) quella del torace o respiratorio o cardio-circolatorio, e 3) quella delle membra o metabolico.

 

Cosa infatti succede ad un anticorpo in un corpo sano? Succede che gli anticorpi lo combattono. Questi anticorpi non hanno bisogno di dire “Tocca combattere a me” o “Tocca combattere a te”. Combattono e basta in quanto non hanno un io individuale da contrapporre ad un altro io. Vivono come io di gruppo animale nell’io che nell’uomo è invece individuale, cioè unigenito in ogni uomo! Ma è lo stesso io in tutta la sua profondità essenziale. Ecco dunque svelato perché portiamo in noi, cioè nella nostra specie umana, anche la specie animale, la natura animale. Cos’è infatti la lingua umana se non una seppia, l’intestino se non un serpente, lo stomaco se non una rana, ecc.? Ovviamente questo è un ragionamento da chiaroveggente o da matto. Tutto dipende dal punto di vista da cui partiamo. Ma ora non voglio parlare di queste cose.

 

Tali “disposizioni” potranno corrispondere al diritto all’educazione nella misura in cui, in base alle condizioni economiche generali, l’auto-amministrazione economica calcolerà il possibile ammontare delle entrate destinate all’educazione, e lo Stato di diritto (lo Stato politico odierno non è uno Stato di diritto ma di sopraffazione poggiante su diritto di Stato), dopo avere udito il parere dell’organizzazione culturale, “fisserà i diritti del singolo individuo” (ibid. pag. 98). E fra i diritti del singolo individuo io inserisco innanzitutto quello alla vita terrestre: se io nasco sul pianeta terra significa che un po’ di terra è anche mia, se no sono un alieno, non sono un terrestre. Di fatto le confessioni religiose e gli Stati ci hanno alienati. Dunque sta a noi “dis-alienarci”. 

  

Anche qui, continua Steiner, nella parte di questo blog evidenziata in giallo nella pagina “R. Steiner, Capitalismo e idee sociali 02”, sta nella natura di un pensare corrispondente alla realtà l’aver voluto indicare, con questi accenni a mero titolo di esempio, la direzione nella quale debbano attuarsi tali disposizioni: “potrebbe darsi che nei casi singoli risultassero giuste disposizioni del tutto diverse” (ibid.).

 

Domanda: perché mai Steiner sentì a questo punto del suo scritto di dover scrivere questa frase sulle “giuste disposizioni del tutto diverse”?

 

Perché per Steiner la “tedeschità” kantiana è un’aberrazione.

 

La tedeschità kantiana che vive ancora oggi nella DODI&C, cioè nella Compagnia Dove Ogni Deficiente Impera - composta non solo dai vari Mario Monti, Giorgio Napolitano, Elsa Fornero, e da tutta la schiera di deficienti mentali che ci governano o che sostengono i governanti, ma anche e soprattutto da chi non ne vuole sapere di svegliarsi dalla vera mafia che lo sta sbranando - non è altro che quell’aberrazione: la famosa “cagata pazzesca” di Fantozzi circa la corazzata Potëmkin, dilagante oggi (oggi ancor più del tempo di Steiner, credo) come mentecattocomunismo imperante.

 

E Kant, in definitiva, non è altro che il Padre del mentecattocomunismo. L'ho dimostrato più volte, tanto che questo termine (mentecattocomunismo) ha avuto una discreta notorietà nel web. In poche parole: Kant arriva all’universalità del pensare per legge (!) e ciò è una contraddizione in termini dato che la “tedeschità” dell’imperativo categorico del comportati come se il tuo comportamento potesse essere adeguato a una legge universale, non è un pensare ma un imporre un pensare. Certo anche l’imporre deve essere prima pensato, ma è differente, perché prima si può decidere tanto di imporlo quanto di non imporlo. Dal momento in cui io incomincio ad imporlo come imperativo categorico io non sono più nel pensare. Sono nel volere. Tutto allora dipende dall’assennatezza di quel volere.

 

Oggi questo errore madornale non è avvertito e per questo motivo domina la schiavitù.

 

Dice Kant con massima autorità e sicumera: “Opera in modo che le norme del tuo operare possano valere per tutti gli uomini”. E Steiner osserva: “Tale proposizione è la morte di ogni agire individuale. Non come tutti gli uomini agirebbero, ma come io ho da agire nel caso individuale, dovrei considerare”! (Rudolf Steiner, “La filosofia della libertà”; cfr. anche  “L’evoluzione della filosofia dai presocratici ai postkantiani”, Fratelli Bocca Editori, Milano, 1949).

 

Ecco dunque perché “potrebbe darsi che nei casi singoli risultassero giuste disposizioni del tutto diverse”. Ma il “giusto” si potrà trovare soltanto con un’adeguata cooperazione delle tre parti - per se stesse indipendenti - dell’organismo sociale. Qui - contrariamente a molte idee attuali ritenute pratiche mentre non lo sono - il pensiero che sta a base di questa esposizione, mira a trovare ciò che è veramente pratico, vale a dire una struttura dell’organismo sociale, che dia modo agli uomini di produrvi ciò che è socialmente utile e buono.
 
Come i fanciulli hanno diritto all’educazione, così i vecchi, gli invalidi, le vedove, gli infermi, hanno diritto al sostentamento; il capitale occorrente a questo scopo, dovrà fluire nell’organismo sociale come fluisce il contributo necessario all’educazione di coloro che sono ancora incapaci di produrre. L’essenziale, qui, è che il fissare le entrate, spettanti a chi non guadagna da sé, non debba dipendere dalla vita economica, ma che viceversa la vita economica sia dipendente da quanto, a questo riguardo, risulti dalla coscienza del diritto. Coloro che lavorano in un organismo economico avranno in meno - rispetto a quanto hanno prodotto col loro lavoro - quel tanto che dev’essere devoluto a chi non è in condizione di lavorare. Ma attuando gli impulsi sociali qui indicati, quel “meno” sarà diviso in uguale misura fra tutti i componenti l’organismo sociale. Dallo Stato politico, separato dalla vita economica, l’interesse generale dell’umanità, cioè l’educazione e il mantenimento degli inabili al lavoro, verrà veramente trattato come tale, perché nel campo dell’organizzazione politica tutti gli uomini divenuti maggiorenni devono poter interloquire.
 
Un organismo sociale, che corrisponda al modo di pensare qui esposto, farà affluire nelle comunità il sovrappiù di lavoro che un uomo compie grazie ai suoi talenti individuali, come per la minor produzione dei meno dotati attingerà dalla stessa comunità quanto è giustificato per il loro mantenimento.

 

Il plus-valore non sarà prodotto per il godimento ingiustificato di singoli, servendoli in modo diretto, ma indirettamente: attraverso l’aumento di bene materiale o immateriale di cui può usufruire l’organismo sociale, nonché per l’assistenza a quanto nasce dal grembo stesso di questo organismo […] (ibid. pag. 98-99).

 

Credo con ciò di avere individuato in modo più che sufficiente in Steiner l’ovvia idea di Reddito Di Base incondizionato per tutti, dalla nascita alla morte.

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8 giugno 2012 5 08 /06 /giugno /2012 11:21

MONTI-HOLLANDE.jpgNapolitano si felicitò del fatto che, guidata da un esperto delle funzioni bancarie, l'Italia avrebbe recuperato il proprio onore. Una convinzione da brividi questa! L'onore d'Italia? Napolitano, che cazzo dici? Quale uomo può avere nelle sue mani l'onore dell'Italia? L'onore di Galileo, di Leonardo, di Michelangelo, Dante, Leopardi, Verdi, ecc.? Ma va a cagare va!


Mario Monti, con o senza l'aiuto tuo, non potrebbe avere in mano l'onore di nessuno, salvo il proprio ovviamente, ma ho i miei dubbi anche su questo: come membro della commissione europea presieduta da Jacques Santer, fu costretto dal parlamento a dimettersi insieme a tutta la commissione (di cui faceva parte anche quell'oca della Bonino) per cause vomitevoli: compaiono infatti nella perizia sui bilanci della commissione, effettuata dal comitato di esperti indipendenti nominato dal parlamento, insieme ad un macroscopico "buco di bilancio", operazioni di corruzione quali "frode, cattiva gestione, nepotismo, favoritismi, contratti falsi" ("European Parliament: Committee of Indipendet Experts First report on Allegations regarding Fraud, Mismanagement and Nepotism in the European Commission", 15/03/1999).


Questo criminale è stato poi consulente della banca Goldman Sachs, protagonista nella diffusione dei titoli "derivati" che hanno provocato il crack mondiale del 2008 e, con totale nonchalance dei conflitti d'interesse, è stato anche consulente della Moody's!


E dopo le operazioni di distruzione dei titoli sovrani degli Stati, appositamente messe in atto da quei potenti dietro le quinte che perseguono l'unificazione mondiale, questo figlio di puttana è stato messo da Napolitano a capo del governo italiano, posto a cui aspirava da tempo.


Altro che onore! Napolitano, vergognati, pirla di un pirla che non sei altro!


Segue il bell'articolo di Leonardo Facco


Monti: "Nel lungo periodo saremo tutti morti"

 

Tra le più belle canzoni dei “Beatles” ce n’è una che sembra scritta oggi come metafora di Mario Monti. È “Taxman”, partorita da George Harrison nel 1966 per dare addosso agli esattori fiscali. In pratica, un sarcastico - ma non troppo - attacco agli “equitalioti di sua maestà”. Il suo collega Ringo Starr, metronomico batterista dello stesso gruppo, per restare in tema ha sentenziato epigraficamente quanto segue: “Tutto quello che il governo tocca si trasforma in merda”. Anche in questo caso, la preveggenza del drummer pare abbia sintetizzato i risultati dei sette mesi di guida del paese da parte del professor “de Bocconi”, così intento a mazzuolare i produttori di ricchezza da aver conseguito i seguenti risultati: aumento del debito pubblico parassitario già esorbitante ed entrate tributarie dei primi 4 mesi del 2012 che sono inferiori di 3.477 milioni di euro rispetto alle previsioni annuali contenute nel Documento finanziario di previsione (Def).


Nonostante qualcuno gli abbia suggerito di leggersi Maffeo Pantaleoni (che dava dell’imbecille a chi impone tributi “ad minchiam”), nonostante qualcun altro gli abbia ricordato di riguardarsi la curva di Laffer (che spiegava che oltre una certa soglia la gente non è disposta a pagare tasse), benché altri ancora gli abbian suggerito - leggasi Oscar Giannino - di privatizzare, liberalizzare e tagliare per davvero, lui - il robotico euro-boiardo di Stato - se ne è fottuto dei consigli, col risultato che oggi stiamo ancor peggio di quando Berlusconi lasciò il governo per dedicarsi a tempo pieno ai “bunga-bunga”. Mr Monti, in pratica, è l’incarnazione del pensiero tuckeriano, ovvero “la vita, la libertà e la proprietà di ciascuno di noi è in pericolo quando si riunisce il parlamento”.


Anziché ammettere le proprie colpe ed un’incapacità endemica financo “nel gestire la bottega di un ciabattino”, Monti si unisce al coro di quelli che puntano il dito contro l’austera Germania (compresi i ridicoli ed immorali opinionisti italiani), che sa far di conto, che evita di spendere più di quanto incassa e che fa del buon senso e del rigore economico il “lume regolatore” della propria azione governativa. Riportano le agenzie: “Hollande e Monti intimidiscono la Germania. Così scrive Financial Times Deutschland sostenendo che Italia e Francia fanno guerra al risparmio, e che le loro idee cementano vecchi problemi. Hollande e Monti, scrive il Ftd, cercano di estorcere concessioni ad Angela Merkel attraverso la tattica dell’isolamento. Ma tormentare il componente più ricco della famiglia mentre si ha bisogno di favori finanziari, non è intelligente”.


Volendo far uso di un paradosso non così distante dalla realtà, la storia dei 26 paesi dell’Unione che tirano per la giacchetta “frau Merkel”, potrebbe essere raccontata così: un gruppo di tossicodipendenti (26) nullafacenti, anziché ascoltare i consigli dell’unico amico sano di mente e di corpo (la Germania) vuole imporgli di farsi qualche dose di eroina (debito) per sentirsi al pari degli altri.


I poveri teutonici, sono un po’ come gli individui senza libertà di cui parlava Mikhail Bakunin: “Desiderando essere libero, non posso esserlo, perché tutti gli uomini che ho vicino non vogliono essere liberi, e non desiderandolo, si convertono in strumenti della mia oppressione. La vera libertà umana di ciascun individuo implica l’emancipazione di tutti; perché… io non posso essere, sentirmi e sapermi completamente libero, se non sono circondato da uomini tanto liberi come me, e perché di conseguenza la schiavitù di ciascuno è la mia schiavitù”.


Monti e la sua compagnia di giro di spendaccioni e parassiti - compresi i partiti che lo sorreggono quotidianamente - ci vogliono ridurre sul lastrico, depauperare, defraudare di ogni nostro risparmio. Essendo tutti costoro una banda di keynesiani amanti dello scavar buche e stampar denaro han preso alla lettera la battuta dell’economista inglese che sosteneva che in fondo “che ce ne frega a noi, nel lungo periodo saremo tutti morti”. Probabilmente, il lungo periodo a cui faceva riferimento sir Keynes è arrivato e per causa sua e dei suoi “epigoni” moriremo per via dei debiti che han fatto loro e che vorrebbero far pagare a noi.


A voi va bene? A me no!

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8 giugno 2012 5 08 /06 /giugno /2012 09:16

statalismo distruttore[http://0z.fr/6oDr4...] Solo nella neosocietà qui intesa l’amministrazione del diritto (amministrazione del diritto che ovviamente non è lo Stato unitario di oggi, che mette il becco nell’economia e nella cultura, distruggendole, e distruggendo anche se stesso in quanto Stato di diritto) potrà trovare la necessaria comprensione per una giusta ripartizione dei beni.

 

L’organismo economico non avrà più i bisogni astratti della “crescita” (dei vari rami di produzione) da richiedere uomini da determinare nella “flessibilità” o nell’atteggiamento prono della schiavitù odierna ma, sviluppando il proprio giro economico entro i limiti assegnatigli da uno Stato di diritto consono allo spirito del tempo, sarà in grado di determinare il valore delle merci secondo le prestazioni umane. In altre parole non esigerà più dall’essere umano ciò che esige oggi: prestazioni, determinate da valutazioni di merci calcolate indipendentemente dalla prosperità e dalla sua dignità.

 

In tale neosocietà TUTTI i diritti considerati dovranno provenire da rapporti puramente umani, non da astrazioni mentali patologiche.

 

giornata-della-macellazione.jpgCerto oggi non si parla mai del diritto patologico ma bisogna incominciare a dire qualcosa su di esso, dato che questo pseudo-diritto si maschera molto bene per esempio nei panni della bioetica, grazie alla falsificazione del bene operata in primis dalla chiesa cattolica.

 

Sarà sufficiente accennare al “consenso diretto del papato alla dichiarazione di ‘morte cerebrale’, che non è stato soltanto un consenso ma, nella persona di Karol Wojtyla, addirittura un entusiasmo - scrive Ida Magli in “Dopo l’Occidente” - e un’incitazione a compiere il massimo numero possibile di trapianti” (Ed. BUR, Milano, 2012).

 

Questo entusiasmo non è altro che l’entusiasmo di cui parlava Steiner in ciò che ho spesso caratterizzato come hit parade della menzogna, la quale (repetita iuvant) appare così strutturata: al primo posto le confessioni religiose, al secondo la stampa, ed al terzo i politici. L’entusiasmo nel mentire è suscitato da quanto si apprende a seguito di un’educazione sacerdotale; l’entusiasmo a mentire nella stampa è provocato dalle situazioni sociali; invece nella politica la menzogna è solo una continuazione nella vita civile di quello che è del tutto ovvio nel militarismo, col quale la politica è strettamente connessa: volendo vincere un avversario, lo si deve ingannare, e tutta la strategia tende appunto a imparare come si inganna; è un sistema che viene trasposto nella vita civile, a seguito della parentela tra militarismo e politica. Dunque nella politica il mentire è un sistema, negli altri due gruppi, giornalisti e rappresentanti delle confessioni, il mentire è entusiasmo. La gente, per puro pregiudizio, non è ancora convinta che è impossibile rimanere nelle confessioni, nei partiti e negli aggruppamenti vari, e dire la verità. All’interno di queste organizzazioni, chi crede poter avere in esse una funzione e dire la verità, può diventare tutt’al più una figura tragica… Queste sono affermazioni di Rudolf Steiner che trovate in “Come si opera per la triarticolazione sociale”.

 

Io non saprei dire se in Wojtyla l’esaltazione dei trapianti fosse più imbecillità che narcisismo masochistico nella sua comprensione dell’essere cristiano come “vittima sacrificale”.

 

So per certo che l’esaltazione dei trapianti è l’esaltazione della menzogna.

 

Qui ci sta bene una storia che da bambino facevo raccontare a ripetizione da mio zio Berto che la re-inventava ogni volta con l’aggiunta di particolari fra le risa di tutti: un contadino che aveva comprato dal macellaio del cuore di vitello sente da lontano un prete che urla nella sua omelia: “Date il cuore a Gesù Cristo”. Allora il contadino si avvicina ed entra in chiesa con la sua spesa. E il prete continua più volte a ripetere quella frase, finché il contadino spazientito gli tira in faccia il cuore come una sassata dicendogli: “Prendi, maledetto rompicoglioni!”.

 

Ebbene che differenza c’è fra il materialismo di Wojtyla e quello del contadino? Nessuna.

 

Con l’esaltazione dei trapianti si è dato corpo al bestialismo materialistico pratico dell’orrido traffico di organi.

 

 

“La compravendita è proibita dalla legge” - continua Ida Magli - “però, malgrado sia certa l’esistenza dell’acquisto e della vendita (basta fare un giro d’orizzonte in internet) che io sappia non è mai stato processato o condannato qualcuno in Italia per questo motivo.

 

 

Purtroppo le notizie sull’uccisione di bambini per utilizzarne gli organi scompaiono quasi subito dai giornali senza alcun seguito. Suore missionarie in Mozambico hanno denunciato, tramite “l’Osservatore Romano”, il giornale del Vaticano, la sparizione dai loro collegi e orfanotrofi di bambini di cui vengono ritrovati nelle strade e nella spazzatura i cadaveri chiaramente smembrati a scopo di trapianto, ma anche questa denuncia non ha avuto seguito pur essendo un fatto notorio che nei Paesi più poveri, come il Mozambico, il Messico, l’India i bambini scompaiono per questo motivo. E non soltanto nei Paesi più poveri.

 

 

La spietatezza della fame di organi è tale che anche delle centinaia di bambini che scompaiono in Italia si suppone che vi possa essere implicato il traffico di organi tanto che vi ha accennato esplicitamente nel 2008 l’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni. Il fatto che i trapianti richiedano la collaborazione-complicità di personale specializzato e non immediatamente sospetto di criminalità, quali chirurghi, anestesisti, tecnici forniti di macchinari e di locali attrezzati, in un certo senso li ‘protegge’ da una facile individuazione.

 

 

Nessuna denuncia è stata mai abbastanza autorevole da innescare un’inchiesta. Il ‘Corriere della Sera’ fece qualche anno fa un grande reportage sulla vendita dei reni in India, pubblicando le fotografie delle cicatrici dell’espianto sulla schiena dei poveri, soprattutto ovviamente donne (che in India valgono molto meno dei maschi), cui viene espiantato un rene in cambio di pochi dollari, comprato dagli occidentali, da noi. Sono donne praticamente condannate a morte per il fatto che con un solo rene non possono affrontare le numerose gravidanze e le fatiche cui sono sottoposte nel loro Paese.  

 

 

Un’altra denuncia autorevole che è caduta nel silenzio è stata fatta dal magistrato Carla Del Ponte a seguito di un suo viaggio in Kosovo e in Albania alla fine della tragica guerra che aveva coinvolto questi Paesi. Carla Del Ponte non ha soltanto denunciato il trasferimento in Albania dei prigionieri di guerra appositamente per utilizzarne gli organi uccidendoli, ma ha anche raccontato tutti i particolari nel libro che ha pubblicato successivamente intitolato ‘La Caccia. Io e i criminali di guerra’ (Feltrinelli, Milano, 2008). Anche la denuncia di un magistrato a capo della Corte penale internazionale non è bastata però a far intraprendere un’inchiesta. Io ho fatto un appello ai carabinieri, sulla prima pagina del quotidiano ‘Il Giornale’, dopo che il ministro dell’interno Maroni aveva denunciato la scomparsa, in Italia, nel solo 2008, di centinaia di bambini, di cui quattrocento fra quelli sbarcati a Lampedusa, affinché utilizzassero anche per questo problema così terribile qualcuna delle loro sofisticate tecniche di ricerca, ma nessuno mi ha risposto e il giorno dopo nessun quotidiano ne ha parlato più.

 

 

Le trasmissioni televisive su crimini di ogni genere, e sulle persone scomparse in particolare, abbondano: ma mai nessuna ha affrontato questo argomento, sebbene sia un fatto sicuro che una delle principali cause della sparizione di tanti giovani è l’uccisione per appropriarsi degli organi [il grassetto è mio - ndr]. La tecnica dei trapianti ha portato la nostra civiltà alla più crudele ferocia, alla barbarie assoluta, quella in cui “mors tua vita mea” è l’unica legge. Malgrado la storia dell’uomo sia piena di atrocità, la tecnica dei trapianti ha aggiunto a questa storia un aspetto talmente orrido che non si riesce a credere di trovarsi ancora nell’ambito dell’umano”.

 

 

Ed è proprio questo ambito mortifero della menzogna che oggi fa della chiesa e della politica un porcile di zombies. Quale menzogna peggiore può sostenere una chiesa, cioè un’istituzione nata, come ogni religione, sulla speranza e sul timore dell’al di là della morte? Si aggiunga a ciò l’aver consegnato allo Stato il massimo potere, quello che riguarda l’ambito della morte.

 

Prescindendo da tutte le mezze verità che accompagnano l’accertamento della morte cerebrale (oltre cento medici cattolici americani, tutti cardiologi e anestesisti, avevano mandato un disperato appello a Wojtyla per fargli presente le loro perplessità riguardo alla dichiarazione di morte cerebrale ed esortarlo a non avallarne la validità con il consenso della chiesa, ma è stato inutile; cfr. Ida Magli, “Sulla dignità della donna”, Guanda, Parma 1993), dato che questa può essere dichiarata soltanto dai medici dello Stato, di fatto è lo Stato ad avere in mano, insieme alla decisione sull’aborto, il potere ultimo: quello di vita e di morte.

 

 

“I giornali avevano preso l’abitudine, nei primi anni in cui si diffuse la tecnica del trapianto, di dare soltanto notizie trionfanti sui successi delle operazioni più spericolate ma a poco a poco hanno rinunciato a parlare dei trapianti preferendo farli rientrare nel sicuro oblio della routine. Di conseguenza non sono state mai date informazioni sui tanti aspetti negativi, sui molti casi di fallimento, sul moltiplicarsi di malattie genetiche dovute al fatto che i trapiantati per gravi malattie genetiche procreano a loro volta individui bisognosi di trapianto (in Italia esiste già la terza e quarta generazione di trapiantati cardiaci figli di trapiantati) […]. Dato che tutto questo è stabilito per legge, tutti noi ne siamo corresponsabili. Nessuna coscienza individuale vi si può sottrarre (I. Magli, “Dopo l’Occidente”, op. cit.).

 

La maggioranza dei cittadini è convinta invece, prona all’imbonimento dei partiti politici, ovviamente interessati ai lori loschi traffici economici, che lo Stato sia cosa buona e giusta se, come avviene, legalizza ogni suo gesto, ogni suo desiderio, ogni suo “vizio”.

Che differenza c’è allora fra questo Stato e lo “Stato” di Erode?

 

 

Altro che diritto all’educazione, quindi!

 

Dobbiamo renderci conto della realtà anche se essa è tremenda: bambini ed adulti oggi sono macellati in nome del falso diritto all’espianto degli organi. Ed oltretutto nessuno lo sa.

 

In un organismo sociale sano ciò non può e non deve avvenire. In esso i bambini avranno, sì, diritto all’educazione, ma ad un’educazione alla vita!

 

E il RDB? (continua)

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7 giugno 2012 4 07 /06 /giugno /2012 10:37

 

Finalmente!

 

Guglielmo Piombini - Una proposta dalla Germania: tasse in forma volontaria

 

[In realtà non si tratta di una proposta che viene dalla Germania, ma di una proposta che viene da Rudolf Steiner attraverso l'idea del “donor” (denaro di donazione) esposto da Peter Sloterdijk nel libro “La mano che prende e la mano che da’”! Comunque bravo Piombini ugualmente! - ndr]

 

In tutte le democrazie occidentali la riduzione delle imposte e della spesa pubblica è diventata ormai una missione impossibile. Nessun governo, tecnico, di destra o di sinistra, sembra essere in grado di rovesciare l’innata tendenza dei nostri sistemi politici ad evolvere verso forme sempre più estese di statalismo. La ragione, forse, sta nel modo difettoso con cui sono organizzati i nostri apparati pubblici e fiscali, troppo coercitivi e burocratizzati. Probabilmente non è possibile arrestare questa tendenza con gli strumenti del normale gioco politico democratico, sperando che si formi in Parlamento una maggioranza favorevole a consistenti tagli delle tasse e della spesa pubblica, perché la logica del sistema va nella direzione opposta.

 

Cosa si può fare, allora? L’unica proposta veramente innovativa, in mezzo a tanto chiacchericcio ripetitivo sulla lotta all’evasione, il pagare meno per pagare tutti o la spending review, arriva dalla Germania. Uno dei maggiori filosofi tedeschi contemporanei, Peter Sloterdijk, ha scatenato infatti un acceso dibattito in Germania con la sua proposta di cambiare completamente i nostri sistemi d’imposizione fiscale, passando a forme volontarie di tassazione: l’unico modo, a suo parere, per rivitalizzare le nostre moderne democrazie, ormai trascinate alla bancarotta da sistemi fsloterdijk-la-mano-che-prende-e-la-mano-che-da-.jpgiscali sempre più esosi e polizieschi, che riducono le libertà individuali e umiliano i contribuenti. Le sue idee sono esposte in un libro da pochi giorni tradotto in Italia dall’editore Raffaello Cortina, intitolato "La mano che prende e la mano che da'".

 

Sloterdijk fa notare innanzitutto quanto siano carenti le teorie moderne poste a fondamento del potere di tassazione degli Stati.

 

Sarebbe vano, scrive Sloterdijk, aspettarsi dal fisco attuale una spiegazione, soddisfacente sul piano razionale, dei principi a base della sua condotta impositiva: «Chi sfoglia un libro recente di diritto tributario o di finanza pubblica si imbatte in una marea di banalità stataliste … Da nessuna parte troviamo la benché minima traccia di una giustificazione delle tasse all’altezza dei tempi». La verità è che «lo Stato odierno, come tutti i suoi precursori, è uno Stato che prende sempre quanto riesce effettivamente a prendere. Se mai lo si dovesse mettere di fronte alla necessità di motivare questo suo prendere, si constaterebbe come sia ormai abituato a ruotare in tautologie»: lo Stato tassa perché ha bisogno di soldi, e tassando dimostra di cosa ha bisogno. La sua legittimazione a prendere viene presupposta in via dogmatica.

 

Storicamente, osserva il filosofo tedesco, si sono avuti quattro modi diversi di prelievo e altrettante giustificazioni da parte dei governi. Il primo è quello del saccheggio della tradizione bellico−predatoria, che anche dal punto di vista storico rappresenta la prima modalità di arricchimento statale. Si ha quando un esercito vincitore impone il “tributo” alle popolazioni vinte. La seconda modalità per procurare e giustificare introiti statali deriva dalla tradizione autoritaria e assolutistica delle “imposte”, secondo cui i sudditi sono obbligati a pagare quanto dall’alto decide unilateralmente l’autorità, come prezzo da pagare per vivere in condizioni regolamentate sotto l’ombrello protettivo del Leviatano statuale. A questa modalità, secondo Sloterdijk, si richiama gran parte dell’attuale cultura fiscale, dato che le procedure della fiscalità contemporanea scaturiscono, senza soluzioni di continuità, dalle tradizioni assolutistiche. Il terzo metodo per procurare e giustificare le tasse nella collettività moderna è quello del “contro−esproprio” della tradizione socialista e di sinistra. Se la “proprietà è un furto”, allora lo Stato deve riparare questa ingiustizia “espropriando gli espropriatori”, cioè attuando un contro−furto ben dosato per mezzo del fisco. Infine, il quarto modo per reperire e giustificare le entrate della mano pubblica è rappresentato dall’attività di donatori e benefattori della tradizione filantropica.

 

La prima modalità, quella del diritto di conquista, oggi non più accettabile perché si ritiene che, negli stati di diritto, il saccheggio esterno deve essere totalmente sostituito dalla tassazione interna. Sloterdijk osserva quindi che i nostri attuali sistemi fiscali possono essere compresi solo come un amalgama tra la seconda e la terza modalità di giustificazione del prelievo fiscale, quella assolutistica e quella socialista. Fondendosi, queste due concezioni hanno prodotto un blocco che non ha lasciato ai sostenitori della concezione della tassazione volontaria altra opzione se non quella di sottomettersi. Sloterdijk sospetta che, dalla Rivoluzione Francese in poi, abbiamo coltivato un’errata concezione progressista del mondo, dato che in realtà non è avvenuta alcuna cesura così profonda come ci viene fatto credere. Ben poco infatti è cambiato rispetto alla monotona storia di rapacità fiscale dell’umanità.

Eppure, sostiene Sloterdijk, in un autentico sistema democratico i versamenti nelle casse dello Stato dovrebbero essere concepiti come doni attivi a vantaggio della comunità, non come tributi di sudditanza. Soltanto un sistema di tassazione basato sulla libera scelta dei cittadini, consapevoli e attivi, potrebbe metter fine al degradante sistema dei prelievi coatti, che tratta i contribuenti come soggetti passivi da premere e da gabellare a piacimento. Un sistema del genere, dice Sloterdijk, finirebbe per essere ben più vitale, umano ed efficace di quanto posano mai essere le procedure fiscali obbligatorie oggi dominanti: ottuse, anonime, inefficienti, dissipatrici e soggette a continui abusi.

 

Un sistema di tassazione volontaristico produrrebbe dei cambiamenti psicologici immensi nei cittadini: cesserebbe il loro malumore verso lo Stato e la politica, e si ridesterebbe l’impegno sociale e comunitario. In una società rimodellata sullo spirito del dare, spiega Sloterdijk, il gesto della beneficenza diventerebbe sempre più comune, apportando alla fiscalità pubblica gran parte di ciò che oggi le serve per consolidarsi. La donazione a vantaggio del bene comune potrebbe dunque trasformarsi, nel tempo, in un’abitudine psicopolitica consolidata, impregnando le popolazioni democratiche di una sorta di seconda natura. Esonerati dalla necessità di dare a favore di un obiettivo imposto, i cittadini non si lascerebbero assolutamente sfuggire la possibilità di effettuare gli investimenti necessari nei settori che stanno loro più a cuore, come l’ambiente, l’istruzione, la ricerca medica e mille altre cose. Dopo una lunga era di passività imposta, i cittadini tornerebbero insomma a scoprire la bellezza del dare e di contribuire a progetti d’interesse comune.

 

Un sistema volontario di tassazione, in realtà, non è un’utopia libertaria, ma ha avuto degli esempi storici importanti, come l’antica “liturgia” greco−romana o le più moderne forme di mecenatismo. Charles Adams, in un libro pubblicato in Italia dall’editore Liberilibri intitolato For Good and Evil. L’influsso della tassazione della storia dell’umanità, ricorda che gli antichi greci manifestarono il proprio genio non solo inventando una civiltà senza dispotismo, ma anche un sistema fiscale su base volontaria, privo di burocrazia, di uffici governativi e di forze di polizia. Gli antichi greci avevano infatti capito, guardando agli imperi orientali, che dispotismo e tassazione erano strettamente legati. In Grecia i cittadini più facoltosi di ogni città venivano chiamati a pagare i beni pubblici come l’equipaggiamento militare, le navi da guerra, i giochi atletici, i divertimenti pubblici, e raramente qualcuno si sottraeva a questo dovere, chiamato “liturgia”. Da ogni cittadino ci si aspettava una certa cifra, ma il più delle volte essi davano molto di più, anche il doppio o il triplo, per dimostrare l’attaccamento alla propria comunità (un fatto oggi impensabile!). È probabile, osserva Adams, che in questo modo la comunità abbia ricevuto più averi dai ricchi nell’antica Grecia che nelle nostre democrazie a tendenza socialista.

 

I critici di Sloterdijk, provenienti soprattutto dalla sinistra, lo hanno accusato di voler provocare un crollo delle entrate dello Stato, per favorire i ricchi. Secondo questi “amanti della coercizione” (così li ha definiti Sloterdijk) il cittadino, se non costretto con la forza, si rintanerebbe nel proprio più gretto interesse egoistico e non farebbe più nulla per la comunità. Questa visione “misantropica” secondo Sloterdijk si basa su una concezione errata e unilaterale della natura umana, dato che l’uomo è un essere duplice, non solo egoistico, ma anche capace di gesti di generosità. È possibile che all’inizio molte entrate dello stato si riducano, anche drasticamente (e questo non è necessariamente un male), ma è possibile anche che determinati beni pubblici che godono di particolare interesse risultino più finanziati di quanto lo siano oggi. Ed è anche probabile che si instauri un benefica concorrenza tra lo stato centrale e i diversi enti locali (o addirittura le associazioni private no-profit), se ai cittadini viene permesso di scegliere l’ente cui versare le tasse.

 

Per procedere per gradi, all’inizio si potrebbe lasciare facoltativa solo una parte dell’imposizione fiscale, o quantomeno controllata sul piano della destinazione, ad esempio estendendo i meccanismi del 5 x 1000. Col tempo il carattere volontario della tassazione dovrebbe essere ampliato. In definitiva, quello di Sloterdijk potrebbe costituire, come egli stesso riconosce, un “pensiero politico visionario” a favore dei ceti medi produttivi, oggi divisi e privi di rappresentanza politica, così come nel XIX secolo il socialismo lo è stato per il proletariato industriale.

 

Quello che è certo è che solo un cambiamento dei nostri sistemi fiscali nella direzione della volontarietà potrà impedire alle moderne democrazie di collassare sotto il peso della crescente e inarrestabile esosità dei sistemi fiscali coercitivi, come è accaduto a tante civiltà del passato.

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7 giugno 2012 4 07 /06 /giugno /2012 09:07

economia-malata.png[http://0z.fr/knmJx...] Il senso per l’interesse di tutti può rinascere e svilupparsi solo se si fa poggiare il produrre su basi sane, e se si attuano impulsi capaci di preservare la società da pericoli di crisi. Se l’auto-amministrazione dell’economia si occuperà solo di economia, potrà generare compensi necessariamente poggianti sulla sola economia.

 

Un esempio. Poniamo che un’azienda non sia in grado di pagare gli interessi di chi vi ha impiegato i suoi risparmi di lavoro, e poniamo che, nonostante ciò, essa sia riconoscibile come essenziale per determinati bisogni della gente. Come si dovrà procedere? Chiedendo aiuti allo Stato? Al governo? Assolutamente no. I soldi mancanti potranno essere aggiunti da parte di altre aziende, ma non in modo astratto o dogmatico: ci dovrà essere prima una libera intesa con tutte le persone coinvolte in esse. Qui si esprimerà la solidarietà in senso scientifico, cioè dettato dalla ragione. In tal modo si attuerebbe un giro economico in sé chiuso. Esso riceverebbe da fuori la sua base giuridica, così come riceve ovviamente da fuori la sua continua e risorgente affluenza di individuali talenti umani.

 

Un simile giro economico avrebbe a che fare soltanto con l’economia, e renderebbe allora possibile una distribuzione di beni, capace di procurare a ciascuno quanto giustamente gli spetta, secondo il benessere economico della collettività. Non è che tutti avranno lo stesso reddito come stampini (come avviene oggi): se si saprà che uno ha un reddito maggiore di un altro, si saprà pure che ciò avviene solo perché, in virtù delle sue capacità individuali, quel "di più" torna utile alla generalità, conviene a tutti, e quando una cosa conviene a tutti nasce una nuova convenzione, perché tutti si conviene verso di essa: spariscono i sindacati e spariscono le porcone piagnone che blaterano contro l’articolo da una sede impositiva che non c’entra nulla con la sfera economica. Se una cosa conviene a tutti, tutti ameranno la sfera giuridica richiesta da tutti per giuridicamente garantirne la legittima attuazione.
 
Ecco dunque che un organismo sociale così costituito, potrà regolare - mediante accordi tra i dirigenti politici e quelli economici - le imposte necessarie all’organizzazione politica. Infatti se io ho studiato diritto e tu mi chiedi di trasformare in regola giuridica qualcosa, io devo lavorare per te, che diventi il mio datore di lavoro, ed è ovvio che se uno lavora e crea un bene, questo bene deve essere anch’esso regolato come ogni altro attraverso un altro bene come lo strumento moneta. A volte mi chiedo se dire queste cose ovvie sia necessario. Purtroppo lo è, dato che oggi siamo arrivati a pagare imposte sui nostri sacrifici in nome del crimine organizzato e scialacquatore chiamato Stato unitario.

 

Allo stesso modo, cioè sempre per effetto di libera comprensione, tutto ciò che sarà necessario a sostentare l’organizzazione culturale, affluirà all’organizzazione politica da compensi offerti dai singoli soci dell’organismo sociale.

 

Allora le scuole, che non saranno più scuole dell’obbligo di Stato, ma organizzazione spirituale, cioè culturale, avranno anch’esse il loro fondamento sano. Tale fondamento consisterà nelle individuali iniziative che sempre di più emergeranno da singole persone in libera concorrenza fra loro nel lavoro immateriale.

 

computer-per-piccoli.jpgPer esempio qualcuno potrebbe scoprire come insegnare a leggere e a scrivere creando un nuovo software strutturato come gioco pedagogico in modo che i bambini possano giocare col computer divertendosi. Con ciò non intendo dire che i bambini debbano adottare una logica computazionale o matematica. Il gioco può essere matematico senza esigere tale logica, dato che - come insegna la pedagogia antroposofica - questo tipo di logica se acquisita prematuramente dal bambino impedirebbe il suo sano sviluppo, trasformandolo in un adulto filiforme, cioè eccessivamente magro. Se per gioco però mostro ad un bambino due cose e poi una sola, il bambino si chiede dov’è l’altra senza neanche accorgersi di avere scoperto che 2-1 =1. Allo stesso modo quando l’infante succhia il latte materno sperimenta in sé il concetto di retta senza averne la coscienza. Ciò non toglie che il latto che va dal capezzolo della madre fino al suo palato formi inconsciamente la prima immagine di linea retta… Mi rendo conto che molti antroposofi bacchettoni non saranno d’accordo con questa affermazione, soprattutto coloro abituati a generalizzare tutto anche l’antroposofia. C’è ad esempio chi afferma: anti-virus.jpg“C’è poco da fare, chiunque voglia utilizzare un computer deve per forza adottare la logica computazionale. Ma un conto è che ciò venga fatto da un essere già formato […] altro che venga fatto da un essere in via di formazione, ossia da chi rischia, introiettando la logica computazionale, di rimanervi per sempre imprigionato. A tutto danno, naturalmente, della sua salute e del suo equilibrio” (Cfr. “Come ti “stordisco” il pupo”, ospi.it). Ma questa è solo una minchioneria, dato che allora anche il frigorifero non dovrebbe essere usato da un individuo non ancora formato! In ogni caso le individuali iniziative in campo pedagogico non dovranno necessariamente essere di tipo tecnologico. Questo era solo un esempio, ma se si legge qualcosa della pedagogia di Steiner ci si accorge che ognuno può scoprire mille e mille modo di giocare istruttivamente coi piccoli. Basta essere ancora un po’ bambini per scoprirli…

 

Solo nell’organismo sociale qui inteso (continua).

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6 giugno 2012 3 06 /06 /giugno /2012 18:02

leopardistatua.jpgHo incontrato per caso e brevemente intervistato Giacomo sulla pressione fiscale dello Stato e dell'opinione pubblica sul singolo individuo non allineato. Mi ha risposto così, brevemente, poi se n'è andato cupo in volto e pensoso.
 
[...] Ché se il cedere per forza, cioè per causa della propria impotenza (in qual genere ch'ella si sia), è miserabile, il cedere volontariamente, cioè per mancanza di sufficiente egoismo, in questo sistema di pressione generale, è ridicolo e da sciocco, e da inesperto o irriflessivo. E si può dire con verità che il sacrifizio di se stesso (in qual si voglia genere o parte) il quale in tutti gli altri tempi fu magnanimità, anzi la somma opera della magnanimità, in questa è viltà, e mancanza di coraggio o d'attività, cioè pigrizia e dappocaggine; ovvero imbecillità di mente; non solamente secondo l'opinione degli uomini, ma realmente e secondo il retto giudizio, stante l'ordine e la natura effettiva e propria della società presente [...].

 G. Leopardi, 10 maggio 1822 - Zibaldone, 2436 - 2441

 

Che tipo però 'sto Leopardi. Mah...!

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6 giugno 2012 3 06 /06 /giugno /2012 16:23

Quanto afferma Paolo Becchi è secondo me TUTTO condivisibile ad eccezione dell'idea di sovranità monetaria in quanto mi pare che non si possa più oggi avere fede nello Stato pur restando in buona fede.

 

Lo Stato, legalizzando la monopolizzazione dell'iniquità del monetaggio delle banche emittenti e imponendola a noi in modo forzoso assieme alla moneta unica, si è comportato come fanno i mandanti rispetto ai killers (che in questo esempio simboleggiano le banche emittenti). Stato-mandante e banca-killer sono dunque entrambi i fautori della grande truffa, esattamente come il Gatto e la Volpe nel campo dei miracoli a scapito delle tasche di Pinocchio defraudate delle sue monete d'oro (nella favola di Collodi)!

 

Ecco perché l'unico ambito possibile di una sovranità monetaria non può che essere costituito oggi dall'individualità umana in grado coi propri talenti di produrre beni e di conseguenza di creare il corrispettivo bene "moneta". Quest'ultimo riguarda essenzialmente l'economia.

 

Invece lo Stato di diritto dovrebbe occuparsi di diritto, non della creazione dal nulla di moneta fasulla.

 

Semmai dovrebbe riscoprire il diritto dell'individuo di autogovernarsi nella propria sfera economica e garantirne giuridicamente la legittimità. Ma questo, ripeto, non dovrebbe significare stampare moneta dal nulla, dato che questo l'ha sempre fatto come mandante (anche con la Lira). Conferire al mandante la sovranità dell'emissione monetaria è a mio parere cadere dalla padella nella brace.

 

 

 

IL COLPO DI STATO SOBRIO DI MARIO MONTI
Il governo degli spettri che espropria la sovranità dei popoli

Trascrizione a cura di Maria Laura Borruso

 

MESSORA: Paolo Becchi, docente di filosofia del diritto all'Università di Genova, autore, tra gli altri, del libro “Il principio 'dignità umana'” che verrà presentato al Festival di Filosofia del 20 giugno a Brescia. Paolo Becchi, buongiorno.

 

BECCHI: buongiorno a te.

 

MESSORA: lei il 12 di gennaio ha scritto un interessantissimo articolo su Libero dal titolo “Il colpo di Stato sobrio di Mario Monti”. Ci vuole spiegare in che senso intendeva un colpo di Stato?

 

BECCHI: si potrebbe aggiungere, appunto, un colpo di Stato sobrio, perché noi siamo abituati a pensare a colpi di Stato con i carri armati, con la violenza e con il terrore, invece qui è stato tutto preparato a tavolino dai banchieri di Bruxelles a cui non andava bene il governo eletto democraticamente dal popolo italiano e quindi era necessario sostituirlo da un rappresentante dei tecnici, di quei tecnici di Bruxelles e Mario Monti era la persona ideale per ricoprire questo ruolo. I partiti non hanno potuto far altro che legalizzare questo stato di cose, ma un conto è la legalità, che è stata sicuramente rispettata, un conto è la legittimità di un governo, quello attuale, che non ne ha nessuna. È per quello che si è trattato di un colpo di Stato, diciamo così, sobrio, ma in ogni caso questo governo non esprime la volontà del popolo italiano così come era stata rappresentata dalle ultime elezioni politiche. Questo mi sembra il dato di fatto. Che si insista sul fatto che comunque tutto è avvenuto nell'ambito della legalità, da un punto di vista giuridico è corretto, da un punto di vista politico non conta solo la legalità ma conta la legittimità e sul tema della legittimità credo che ci siano forti dubbi su un governo che ci è stato imposto dall'estero, ci è stato imposto da un gruppo di potere che sta alla base delle decisioni che sono state poi prese; questo gruppo di potere è un gruppo di potere finanziario potentissimo e anche, se vogliamo, invisibile, che comunque non ha a che fare con la volontà del popolo italiano.

 

MESSORA: sì, perché si può dire che tutto sia avvenuto nel solco della Costituzione, come dicono, però sta di fatto che nel giro di 48 ore due governi, democraticamente eletti, sono stati ribaltati, in Italia e in Grecia - in Grecia addirittura volevano fare un referendum – sostituiti da due uomini che si possono dire dei poteri forti, perché entrambi espressione, a parte del mondo bancario, ma di un'organizzazione internazionale molto potente, che rappresenta le lobby americane, che tra l'altro aveva nel suo DNA un documento stilato nel '73 che professava il superamento delle burocrazie farraginose delle democrazie. Si diceva addirittura in questo documento, “The crisis of democracy”, che le uniche democrazie che funzionano sono quelle dove la maggior parte delle persone stanno apnea. Ecco, questa organizzazione è la trilaterale, Mario Monti ne era una delle più alte tre cariche e Lucas Papademos era un membro. Quindi si può dire che fossero espressione dei poteri forti. Che in solo 48 ore due governi siano stati ribaltati con due membri della stessa organizzazione perlomeno doveva far nascere il sospetto che qualcosa non andava. Tu nel tuo articolo parli addirittura di spread aumentato ad arte. Che cosa intendevi dire?

 

BECCHI: intendevo dire che chiaramente la situazione era stata diciamo guidata in un certo modo, affinché, diciamo così, il governo precedente fosse messo in condizioni tali da dover lasciare il campo ad un altro tipo di governo. È per quello che ci hanno provato in tutti i modi, ci hanno provato con Gianfranco Fini, ci hanno poi provato con la vita sentimentale del Presidente del Consiglio e poi alla fine, vedendo che non c'era niente da fare, si è cominciato ad intervenire direttamente su che cosa? Su questo strumento finanziario per cercare di far capire che ormai bisognava assolutamente cambiare, come hai detto tu, giustamente, nel giro di due giorni la situazione si è ribaltata per essere nominato senatore a vita nella vecchia Repubblica, quella che – ahimè – adesso ci fanno un po' rimpiangere. Ci volevano mesi di ricerca, addirittura anni per essere nominato senatore a vita. Il nostro Presidente della Repubblica ha nominato Senatore a vita, per parargli il culo a vita, Mario Monti nel giro di un pomeriggio.

 

MESSORA: si può dire che si pensava, e la scusa era che c'era una grande urgenza. Mi ricordo i titoli dei giornali “fate presto”, perché lo spread era molto elevato. Ma adesso lo spread sta tornando ai livelli di prima e dunque se c'era urgenza prima c'è urgenza anche adesso. Cosa facciamo? Sostituiamo di nuovo il governo?

 

BECCHI: sì, ma era tutta una manovra, perché non era necessario nominarlo Senatore a vita. Questo Senatore a vita è stato richiesto espressamente da Mario Monti per appunto pararsi da qualsiasi possibile accusa. Perché lui poteva fare tranquillamente il Presidente del Consiglio da un punto di vista costituzionale, senza per questo essere senatore. Quindi è stata soltanto, diciamo così, una richiesta implicita da parte di Mario Monti per poter avere comunque la tranquillità di non essere indagato, tranquillità sotto tutti i profili per il futuro anche come senatore a vita, perché è una carica che non perderà per tutta la vita, indipendentemente dal fatto che poi finirà il suo mandato, se mai finirà. Cioè, voglio dire, le prossime elezioni possono verificarsi uno scenario tipo quello greco e a quel punto il terrorismo naturalmente aiuterà, lo sappiamo, nel nostro paese, come ho cercato di spiegare oggi su Libero e a quel punto governo di unità nazionale. Chi potrà esprimere meglio questo governo di unità nazionale se non il banchiere di Bruxelles? Ne abbiamo due di banchieri, uno è Draghi, che adesso è lì, e un altro qui. E il casino resta perché, come dicevi tu prima, lo spread ha ripreso a salire. Questo non è il problema. Il problema reale non è continuare ad aumentare le tasse e metterle da tutte le parti, il problema reale è che questo euro è stato costruito male. Era uno strumento. Cosa ne vogliamo fare? Una divinità? Ne stiamo facendo una divinità. Perché se l'euro è soltanto uno strumento e questo strumento ci si rende conto che non va più bene, basta. Stop. Chiuso. Invece no. Noi stiamo facendo fare sacrifici enormi ad intere popolazioni: i greci, gli spagnoli, ci saremo poi noi. Per cosa? Per salvare una moneta che hanno deciso di costruire a tavolino 10-12 anni fa un gruppo limitatissimo di persone di un potere invisibile? E in questo potere c'era ovviamente Mario Monti che adesso è dovuto intervenire appunto per salvare la sua creatura. Questo non è accettabile, non è assolutamente accettabile. Ecco che io, diciamo così, dopo aver scritto quell'articolo su Mario Monti e aver scritto un articolo dopo da un taglio un pochettino più filosofico apparso qualche tempo fa su Libero, oggi ho fatto uscire un pezzo, cioè mi hanno lasciato pubblicare un pezzo che è forse più politico ma che fa ben capire che se vogliamo un'alternativa allo stato di cose attuale, prima di trovarci con l'acqua alla gola, come si trovano purtroppo i greci, l'Italia non ha che una possibilità, quella di recuperare la propria sovranità monetaria. Non soltanto la sovranità politica, la sovranità monetaria. Che sia l'Italia a decidere sulla situazione attuale monetaria, non un gruppo limitatissimo di banchieri di Bruxelles che impone a noi le scelte.

MESSORA: si dice che la storia insegna e quindi dalla storia bisognerebbe imparare. Cito un brano che tu hai pubblicato a gennaio: “Strane corrispondenze della storia, quando Marx descrive i poteri della Francia di Luigi Filippo, in cui l’indebitamento dello Stato era l’interesse diretto della frazione della borghesia che governava e legiferava per mezzo delle Camere. Il disavanzo dello Stato era infatti il vero e proprio oggetto della sua speculazione. Dopo quattro o cinque anni un nuovo prestito offriva all’aristocrazia finanziaria una nuova occasione di truffare lo Stato che, mantenuto artificiosamente sull’orlo della bancarotta, era costretto a contrattare coi banchieri alle condizioni più sfavorevoli”. Ma è agghiacciante!

 

BECCHI: sì, è agghiacciante. Però è agghiacciante anche soprattutto, direi, che autori che come Carl Marx hanno veramente capito il loro tempo e hanno anche prefigurato il futuro, oggi siano dimenticati e paradossalmente siano dimenticati proprio anche da coloro che si ispirano, si ispiravano vagamente alle idee socialiste o comuniste. Cioè Marx l'ho citato in quel contesto, Marx ritorna in un articolo che ho citato, dove si fa capire di nuovo che insomma le merci stanno prendendo, il mercato finanziario sta assumendo un potere straordinario rispetto anche al semplice sviluppo capitalistico come è stato nelle prime fasi. Io credo che le analisi di Marx andrebbero oggi ripensate, non soltanto le analisi economiche ma anche le analisi politiche. Ci può dire ancora molto. Noi lo trattiamo come un cane morto ma un cane morto non è. Del resto alcuni economisti avveduti si rendono sempre più conto che il capitale finanziario, nella fase che sta attualmente attraversando, era già stato previsto da Marx nelle sue analisi di fine '800; quindi grande capacità di previsione. Quello che oggi manca, quello che oggi manca completamente, perché le capacità di previsione di analisi lucida che esisteva allora oggi manca, non si trova da nessuna parte. Lo si vede molto bene, gli economisti brancolano nel buio e quei pochi che adesso cominciano a vedere chiaro che l'alternativa è soltanto l'uscita dall'euro per salvare i popoli europei, sono pochissimi al momento, però cominciano ad esserci; non nel nostro paese, perché nel nostro paese con la decisione di questo governo e con la stampa, le televisioni, i mezzi di informazioni, questo grande martellamento che ci viene fatto costantemente in testa che senza l'euro noi non riusciremo più a vivere è tale per cui qualsiasi discussione, discussione neutrale anche, se vogliamo, viene bloccata. Viene bloccata perché c'è una propaganda messa in atto dal regime attuale che non lascia spazio ad un vero autentico dibattito se non in luoghi così limitati come quello che possiamo fare noi oggi, un articolo sul giornale apparso su Libero di cui meglio non parlarne, assolutamente evitare di parlarne: è un professore che è andato fuori di testa.

 

MESSORA: ma il concetto di democrazia su cui è nata l'Europa è molto aleatorio, basti pensare a tutti i referendum che o non sono stati proposti, come in Italia, siamo entrati col Trattato di Lisbona, era il 15 agosto 2008 e la gente era in spiaggia ad ubriacarsi e loro ratificavano un trattato europeo senza la pur minima consultazione. Oppure come in Irlanda quando sullo stesso trattato fecero una consultazione referendaria e vinsero i no, l'Europa li costrinse a ripeterlo fino a che non vinsero i sì. Come dice Nigel Farage, l'Europa è un posto dove i referendum si fanno e prevedono solo due risposte: “sì” e “sì, per favore”. Oppure basti pensare al referendum sulla Costituzione Europea che i francesi hanno bocciato ma gli è stato rinfilato con il Trattato di Lisbona. Basti pensare al referendum in Grecia che appena Papandreou si è permesso di dire “facciamo un referendum per chiedere al popolo – perché siamo in democrazia – se vogliono le misure di austerity o vogliono un'altra soluzione” è stato ribaltato il governo. Insomma, l'Europa è una costruzione elitaria di poche persone che hanno deciso che così dovevano andare le cose. Del resto l'ammissione di Monti alla Trilaterale era proprio quella di costruire l'integrazione europea. Poi lui ammise in un video che questo avviene per il vantaggio materiale delle lobby americane, ma questa è una cosa che non fa scalpore. Tu parli addirittura di “governo di spettri”, “un governo di spettri che si legittima non attraverso il consenso democratico ma attraverso la difesa di una fantomatica moneta che non è la nostra, ma semplicemente l'unica. Quello che conta è salvare l'euro, anche a costo – come sta avvenendo – di ridurre alla miseria intere popolazioni”. Ma tu che sei professore di filosofia del diritto, ma c'è un qualche diritto che può essere superiore alla felicità dei popoli?

 

BECCHI: sì, la felicità è uno degli aspetti fondamentali, il diritto alla ricerca libera e propria della felicità che ritroviamo nei primi documenti delle costituzioni americane. Io più che il principio “felicità” metterei a quel posto, nella nostra tradizione continentale, il principio “dignità”, il principio della dignità umana. Ma ora non è tanto... Non vorrei portare la discussione su questo aspetti così radicali, così di principio quali sono i principi fondanti, eccetera, qui il problema fondamentale è che, come tu hai detto giustamente, da un lato la moneta è stata imposta, dall'altro lato le scelte politiche decisive, come per esempio la Costituzione Europea, è stata bocciata dai popoli europei. Ora questo è un fatto gravissimo. La costituzione nasce, pensiamo alla nostra Costituzione, dalla volontà, è espressione della volontà del popolo. Quando la Costituzione, sotto forma adesso di Trattato di Lisbona, viene addirittura imposta ai popoli contro la loro volontà, perché tu hai citato la Francia e io nell'articolo di oggi riprendo questa cosa e per i Paesi Bassi vale la stessa cosa, per l'Olanda. Quindi qui si tratta chiaramente di una costruzione artificiale che è stata imposta ai popoli. I popoli non lo volevano questo tipo di costruzione artificiale, né politica né economica. Il dato di fatto è questo. Oggi dobbiamo ripensare ad una rimessa in discussione complessiva dell'ordine politico che si è costruito negli ultimi venti anni. È questo il grosso problema che abbiamo di fronte. Probabilmente si apre lo spazio per un diversissimo ordine politico. Potrà essere una catastrofe? Non lo so. Nella catastrofe ci viviamo già. Questa idea che non si possa uscire dall'euro perché se no sarà la fine del mondo, vuoi la mia risposta? Meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine.

 

MESSORA: perché in effetti l'alternativa che si prospetta è quella di un'austerity senza fine.

 

BECCHI: esatto!

 

MESSORA: se dobbiamo essere vessati, tassati, affamati! A questo punto ci sono dei paesi, come l'Argentina, che sono falliti ma adesso viaggiano al 5, 6, 7, qualcuno dice 8% del PIL.

 

BECCHI: esatto. Ma io mi domando e dico: perché non si apre una discussione politica su questi temi? Perché tutti ad adorare questo governo? E cosa sta facendo questo governo? Cosa ha fatto finora? Ha aumentato discriminatamente le tasse. È questo il modo secondo loro per favorire la crescita? Rendendo il popolo in condizioni tali da non comprare più niente, disagiati in tutti i modi? Questo secondo me è impensabile. Il grosso problema è che questo Stato ha ormai obnubilato la mente degli italiani, anche se io ho l'impressione... Prendiamo le ultime elezioni amministrative. Insomma, voglio dire, c'è stato uno scombussolamento totale. Sì, potranno dire “sono amministrative. Le amministrative è una cosa e le politiche sono un'altra”. Ma insomma, Forza Italia è sparita. Praticamente una forza del genere... il Popolo delle Libertà dov'è? Non c'è. La Lega? Insomma, in stato vegetativo permanente. Sì, mancherà, sarà arroccata in quei quattro o cinque posti, ma chi è che ci crede più? Ecco l'esplosione dall'altra parte di un movimento di protesta che ha avuto grande successo. Ma non soltanto questo, c'è anche una grandissima astensione. Secondo me c'è un vuoto, oggi in Italia un vuoto di rappresentanza politica. Cioè i partiti attuali... Il terzo polo, cioè – tra virgolette, perché non voglio offendere nessuno – i traditori dei diversi poli che dovevano costituire la novità politica del futuro. Inesistenti. Qui ci sarebbe bisogno di una nuova forza politica innovativa, come del resto è stato, perché questo non possiamo negarlo, che è finito miseramente, che non ha avuto nessun successo, che è stato venti anni di sofferenze; Berlusconi però all'inizio era questo, qualcosa di nuovo.

 

MESSORA: come la Lega?

 

BECCHI: come Berlusconi e la Lega. Queste sono state le grandi novità del panorama politico italiano. È finito tutto in merda. D'accordo, è vero. Niente da dire. È stata un'illusione. Però, ecco, ci vorrebbe di nuovo qualcosa di nuovo, che uscisse qualcosa di nuovo dal letamaio in cui siamo caduti.

 

MESSORA: forse la gente è così arrabbiata con i partiti perché, come tu dici quando parli del manuale di Curzio Malaparte “Tecnica del colpo di Stato”, hanno concesso la legalità ad un governo che legittimo non era, tu dici “ed è così che il Parlamento diventa complice necessario del colpo di Stato”.

 

BECCHI: certo.

 

MESSORA: accetta il fatto compiuto e lo legalizza formalmente. Quando dicono “ma è tutto regolare”, è tutto regolare perché qualcuno lo ha fatto diventare regolare.

 

BECCHI: ma certamente. I partiti si può dire che hanno avuto le mani legate. Tu facevi prima l'esempio dell'euro. I partiti in Italia hanno avuto le mani legate e hanno dovuto votare per questo governo. Ma l'euro? Come mai è stato creato questo meccanismo irreversibile? Cioè abbiamo creato la moneta e non ne puoi uscire dalla moneta. Ma quando mai? Ma cosa è l'euro? Qualcosa di a tal punto intoccabile che non si può tornare indietro, che non si può dire ad un certo punto “noi non lo vogliamo”? Ma per quale motivo? Cioè se un singolo Stato si riprende la propria sovranità, sovranità monetaria, certo che può farlo. Il fatto che la moneta sia stata costruita pensandola irreversibile, pensando che non si potesse tornare indietro, è un errore di coloro che l'hanno pensato, che lo hanno voluto imporre in questo modo ai popoli. Ma i popoli nella loro sovranità possono sempre, in qualsiasi momento, ricontrattare la cosa e dire “non stiamo più a quel patto”.

 

MESSORA: pensa che stanno spingendo questo principio alle estreme conseguenze, perché stiamo per ratificare un Trattato che si chiama MES, il famoso Trattato europeo sulla stabilizzazione, il fondo salva-stati, che prevede che i 17 super governatori possono imporre agli Stati il pagamento di quote che decideranno loro, via via potranno essere sempre maggiori, e non prevede in alcun modo che uno stato possa sottrarsi a quest'obbligo e prevede addirittura l'impegno che i governi, anche successivi a quelli che lo ratificano, non possano recedere mai più da questo Trattato. Siamo alla follia. Siamo alla schiavitù. Tu dici una cosa nell'articolo di oggi: “occorre inoltre la fine di questo sistema parassitario ed usuraio di economia monetaria e finanziaria. Sono gli Stati ad essere i creditori dell'Europa, sono i popoli che anticipano ai banchieri i capitali di cui essi hanno bisogno e soltanto con un gioco di prestigio questi stessi popoli e Stati ne divengono improvvisamente i debitori costantemente insolventi”. Cioè hanno inventato una nuova tassa occulta dalla quale non si può assolutamente recedere e che non si può neanche negoziare.

 

BECCHI: certamente! È questo il gioco di prestigio che è stato creato. Un gioco di prestigio tale per cui noi perderemo sempre di più. Perché? Perché i nostri debiti non faranno che crescere, e stanno crescendo, lo spread che di nuovo aumenta. Quindi il nostro debito aumenta. Ma il debito lo hanno creato loro, non lo abbiamo creato noi. Certo, è vero, ci sarebbero state da ridurre delle spese nella nostra attività dello Stato, eccetera. Però pensa alla Spagna. La Spagna non aveva questo problema, il forte debito pubblico la Spagna non ce l'aveva ed è nella merda come siamo nella merda noi oggi. Come mai?

 

MESSORA: oppure pensa al Giappone che ha un debito pubblico elevatissimo e questo problema non ce l'ha.

 

BECCHI: eppure questo problema non ce l'ha. Quindi il problema non è questo. Il problema, ripeto, è la costruzione di una moneta e di un'Europa, perché le cose vanno insieme, questo tipo di moneta e questo tipo di Europa politica che è fondata esclusivamente sul controllo di quello che io ho definito un potere invisibile. Perché noi sappiamo chi è il Ministro, sappiamo chi è il Presidente, ma questo grande centro di potere che prende le decisioni sulla testa di ogni singolo popolo noi non sappiamo chi sia, questo gruppo limitato di persone che sta decidendo sulla vita e la morte di migliaia di persone. Noi non lo sappiamo. Non abbiamo i mandanti, abbiamo gli esecutori materiali. Gli esecutori materiali oggi si chiamano in Italia Monti e alla Banca Centrale Europea Draghi [I mandanti sono stati gli Stati quando, ripeto hanno legalizzato i banchieri killers! - ndr]. Questo noi sappiamo, vediamo visibilmente. Quello che c'è dietro noi non lo vediamo. Ma il tema del potere invisibile è un tema che certamente contrasta con l'idea di democrazia, ma è quello che noi oggi stiamo sperimentando. È proprio questo che si sta verificando. Le decisioni vengono prese al di sopra delle nostre teste complessivamente. Non possiamo farci niente. L'unica cosa che al momento si può fare – io non vedo altra alternativa – è lottare, è remare contro e remare contro significa cosa? Recuperare quegli spazi di sovranità che gli Stati non hanno avuto. Però questo può avvenire, a mio avviso, soltanto come? Se all'interno della società civile questo bisogno effettivamente è sentito, se nell'opinione pubblica comincia ad esprimersi. È chiaro che, guarda, qui “Libero” non c'è, vedi? “Repubblica”, “il Corriere”. Cioè da una parte l'organo dello stalinismo, non esiste più lo stalinismo ma esiste il giornale. Repubblica rappresenta questo, è l'organo dello stalinismo istituzionalizzato. Prendiamo un giornale neutrale, un giornale che è considerato il giornale per eccellenza, che tutti dovrebbero leggere perché ti dà il piano, è equilibrato, eccetera: il Corriere della Sera. Non è un numero nuovo, a caso. Io sono convinto che se noi dovessimo sfogliare qualsiasi giornale troveremmo immediatamente un articolo che “Madonna! L'euro non si può toccare! L'Europa è fuori discussione!”, eccetera. Vediamo. Sfogliamone uno a caso. “Dalla finanza all'antipolitica”, “i nemici della moneta unica”, “bisogna fermarli prima che la loro azione nefasta agisca sui nervi scoperti dei governi e della politica. Un fallimento dell'euro segnerebbe sia la fine del progetto storico cui generazioni di governo hanno lavorato indefessamente...” Ma vi rendete conto che è pura, vuota retorica? Generazioni intere? Ma se sono dieci anni che c'è l'euro, cazzo! Ma scusate, ma quali generazioni? Io mi ricordo ancora della lira e mi ricordo che un milione di lire, un milione di vecchie lire una persona viveva dignitosamente. Con due milioni di vecchie lire una famiglia era benestante. Con duemila euro oggi muori di fame. È questa la realtà. È questa la realtà che viene costantemente smentita. Come si fa? “I sostenitori della fine dell'euro hanno torto marcio”. Ma me la porti una motivazione dove abbiamo torto marcio? Avete paura! Avete paura, per questo tutti i giorni – ora ho preso un giornale a caso, vecchio – tutti i giorni dobbiamo essere ripresi da questa continua manipolazione, per cui se parli contro l'euro è come se parlassi contro Dio. Uguale. Sei un ateo. Con tutto il rispetto che io posso avere per gli atei, sono credente. Ma porca miseria, è possibile che noi abbiamo fatto di una moneta una divinità? Come oggi ho detto, una divinità malvagia. Perché una divinità tu immagini ti darà del bene, ma questa sta annientando intere popolazioni. È come se fosse una guerra senza che ci spariamo a vicenda. Ma se la gente muore! Quanti sono? Io non ricordo, ma in Italia dall'inizio dell'anno quanta gente si è già ammazzata per problemi economici? Piccoli imprenditori che di fronte all'impossibilità di mantenere la famiglia, di fronte alla necessità di chiudere la fabbrica si sono ammazzati. È questo a cui noi vogliamo giungere? A questo livello di sacrifici? Della vita stessa sull'altare non di un'idea, la felicità, la dignità, eccetera, o anche l'onore, mettiamoceli tutti, l'identità nazionale, quello che volete. No. Quella bella moneta che campeggia a Bruxelles: l'euro. Possiamo farne a meno. Direi che sì, sarà difficile, sarà un cambiamento del modo di pensare, eccetera, ma io penso che sia venuto veramente il momento di dire basta con questo euro e basta con questa Europa. Io penso che sicuramente sia necessario recuperare la propria sovranità monetaria ma anche la propria sovranità politica. Io sono per la chiusura dell'accordo di Schengen. L'Italia deve uscire dall'accordo. Si riprenda la sovranità monetaria ma si riprenda anche la sovranità politica. Sul proprio territorio nazionale decide l'Italia. Il problema qual è? Il problema è che quello che io sto proponendo non è realizzabile, non è fattibile. Perché? Perché tutti i partiti politici attualmente presenti sono radicalmente favorevoli invece all'ipotesi contraria: la difesa dell'euro perché se no appunto il paese andrebbe a scatafascio e la difesa di questa Europa. Perché è chiaro che se dovesse... Noi dobbiamo però tener presente questo, nel 2013 ci saranno le elezioni politiche. Qui ritorno sull'idea mia precedente, posso sbagliarmi, ma c'è al momento in Italia un vuoto di rappresentanza politica. Se questo vuoto politico sarà riempito da una forza in grado di trascinare milioni di italiani allora si può vedere che cosa succederà.

 

MESSORA: Paolo, per venire ai fatti di cronaca, dell'attualità, tu oggi nell'articolo scrivi “La minaccia terroristica nella storia di questo paese prelude sempre alle retoriche dei governi di unità e solidarietà nazionale, di fatto alla neutralizzazione della critica politica ed alla repressione di ogni forma di dissenso”. Già ieri la Cancellieri, mi pare, ha usato l'argomento che la TAV era la madre di tutte le preoccupazioni e lo ha fatto all'interno di un contenitore dove si parlava di terrorismo, proprio di quello che è successo alla Ansaldo. Tu temi che possa verificarsi ancora, oggi, nel 2012, questo genere di strategia?

 

BECCHI: io penso che è un'arma spuntata. Ma il fatto dell'attentato, della gambizzazione del dirigente della Ansaldo e il tentativo di utilizzare gruppi anarchici non ben definiti va in questa direzione. Nel nostro paese il terrorismo ha sempre avuto questa funzione di aiuto per lo Stato, fondamentalmente, è stato largamente un terrorismo...

 

MESSORA: ...di aiuto per il "governo".

 

BECCHI: ...di aiuto per il governo. Quindi può anche darsi che non avendo più altra carta a disposizione, si utilizzi di nuovo questo strumento come forma di coesione nazionale. Io penso però, d'altra parte, che gli italiani ormai sappiano riconoscere quello che è avvenuto nel passato, non hanno una memoria così corta. Se pensano di utilizzare questo sistema per poter creare maggiore coesione intorno a questo governo o per giungere a quello che io prevedo, prossime elezioni e un governo di unità nazionale si sbagliano. Lo cercheranno di fare, utilizzando anche questo strumento se non ne troveranno altro, ma si sbagliano. Perché io credo che se cominciano ad esserci giornali come Libero, perché è Libero effettivamente, o blog addirittura come il tuo dove si dà spazio e voce a un professore che non ne ha avuto mai e che sugli altri giornali non riesce a scrivere o non ha possibilità di esprimersi da altra parte, già è un segno, un piccolo segno che probabilmente all'interno della società c'è un bisogno, si sente il bisogno di questa critica radicale nei confronti dello stato di cose esistenti. Perché questa è chiaramente una crisi destra-sinistra, ma sono categorie del secolo scorso. Non esiste più un problema di destra o di sinistra, qui esiste un problema esclusivamente di sopravvivenza. Prima ancora della felicità abbiamo diritto a sopravvivere. Qualsiasi famiglia italiana ha diritto alla fine del mese di arrivarci. Con l'euro e con questa Europa, con questo governo non ci arriverà più.

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6 giugno 2012 3 06 /06 /giugno /2012 13:16

tric-e-trac.jpgL'Occidente è attualmente alla guida dell'umanità. e lo è per capacità di sviluppo tecnologico che ci ha portato ad un livello scientifico incredibile. Ma il continuo sviluppo tecnologico non inganni: la tecnologia è solo applicazione della scoperta scientifica, non scoperta in sè.

 

In realtà lo sviluppo del pensare, che è la cosa più importante, è sottostimato per le ripercussioni che potrebbe avere se per esempio la tecnologia fosse utilizzata anche a favore dei più deboli, nell'evoluzione di tutta l'umanità.

 

Teorie della superiorità razziale? No, semplice constatazione della realtà, se non si è obnubilati da opposizioni politico-ideologiche vecchio stampo, volute e diffuse da chi aveva orrore di un vero passo avanti di tutti i popoli.

 

D'altronde che si sia alle elementari come all'università e, successivamente, si avanza nella gestione del sapere.

 

Ma lo sviluppo del pensiero come mera applicazione scientifica porta con sé un pericolo: quello dell'illusione che questa pacchia per pochi possa durare ancora molto tempo, "poi tanto qualcosa cambierà".

In fondo lo pensano tutti.

 

Quindi vorrei avvisare tutti i bimbi dell'asilo mondiale che la ricreazione è finita e che la maestra è puttana!

 

Vorrei avvisarli che il destino dell'umanità non è assegnato, comunque ci comportiamo, a sorti luminose e progressive, ma è nelle nostre mani, nei nostri comportamenti di ORA, ADESSO, SUBITO! E che i nostri comportamenti di ORA avranno ripercussioni nel divenire!

 

L'allevamento di  centrali nucleari francesi peserà come un macigno sulle future generazioni, così come il militarismo statunitense o l'infantilismo e la furberia da quattro soldi dell'Italia.

 

Sull'africa e il Sud America stendiamo un velo pietoso.

 

Cina e India ci seguono nella follia e non mi si parli della loro millenaria cultura.

 

Sarebbe come l'italiano che parla e si fa bello col Rinascimento, merito di pochi, mentre l'Italia  ha perso  trenta milioni di visitatori all'anno del proprio patrimonio di bellezze negli ultimi vent'anni e siamo diventati il secondo paese di emigranti dopo la Romania.

 

Come ho già avuto modo di scrivere, le idee e i comportamenti, funzionali un tempo, sono scaduti e vanno rinnovati.

Per esempio le battaglie sindacali e il femminismo ebbero  il merito di portare alla luce i problemi del mondo del lavoro e le condizioni delle donne. Poi i sindacati sono diventati un'ingranaggio della macchina del sistema e il femminismo ha innestato la guerra dei sessi senza portare alla donna l'unica cosa che le spettava: il rispetto profondo che meriterebbe.

 

C'è bisogno di rinnovare idee e comportamenti molto più che rinnovare ogni giorno modi di vivere oramai ridicoli.
ORA! (Massimo Francese - 3 giugno 2012).

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6 giugno 2012 3 06 /06 /giugno /2012 12:33
Film di Jean Vigo "Zero in condotta" del 1932 - durata 42 min

 

 Non sono mai stato un cinefilo da Corazzata Potemkin ma in questo caso  vale la pena di immergersi nel bianco e nero di questo breve film.

  

 

Il padre di Jean dirigeva un giornale di ispirazione anarchica, dove si firmava Miguel Almereyda (il cognome è anagramma di "Y a la merde" che significa "c'è merda")... Arrestato, morirà in carcere "suicidato".  Nonostante la morte precoce di Jean (29 anni) per la tubercolosi, i suoi quattro film riusciranno a influenzare nel tempo registi come Bunuel, Truffaut e Steve McQueen e l'apprezzamento di Céline.

 
Il film parla delle vessazioni degli adulti, maestri e bidelli, sugli alunni di un collegio che al momento giusto, con l'aiuto dell'unico sorvegliante umano, si ribellano con giochi, scherzi e lazzi proprio nel giorno della visita dei notabili, che dovranno fuggire.

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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