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6 giugno 2012 3 06 /06 /giugno /2012 10:43

marcioni-blues.jpgTitolo originale: Perché gli economisti che ci governano non hanno saputo prevedere la crisi e non sapranno risolverla.

 

Oggi gli economisti governano il mondo. Sono a capo delle Banche Centrali, e sempre più sono a capo anche delle istituzioni pubbliche e dei governi, come in Italia. La crisi economica è oggi il principale problema, e quindi è naturale che siano chiamati gli “esperti” a risolverla, ma è interessante scoprire che in realtà è proprio colpa loro e dei loro inefficaci modelli matematici se oggi ci troviamo in queste condizioni.

 

L’Economia è la scienza più inesatta che ci sia, e forse non molti sanno che non tutti gli economisti la pensano allo stesso modo, anzi alcuni sono a poli diametralmente opposti. Ecco perché in campo economico si sente dire tutto e il contrario di tutto e le ricette si faticano a trovare. Ecco il perché.

 

La maggior parte degli economisti, quelli per intenderci che siedono nelle aule del potere, trattano l’Economia come una scienza naturale, al pari della fisica e della chimica, ed elaborano tutta una serie di complicati modelli matematici per prevedere il futuro economico. Niente di più sbagliato, l’Economia deve essere trattata come una scienza umana che si occupa dell’uomo e della sua vita sociale. La differenza è abissale, perché da un lato si cerca di prevedere il comportamento economico dell’uomo come se l’uomo fosse un robot, che agli stessi stimoli risponde sempre allo stesso modo, dall’altro si studia l’uomo come soggetto creativo unico e irripetibile che coopera con gli altri per raggiungere i propri fini.

 

Da un lato quindi ci sono modelli matematici da applicare e dall’altra lo studio del metodo con il quale l’uomo opera per realizzare i suoi fini.

 

La differenza è tra costruire a tavolino una città ideale in base a calcoli ingegneristici e invece agevolare lo sviluppo spontaneo di un aggregato urbano: il quartiere Zen di Palermo contro il centro di Lucca. È come voler inventare una lingua nuove sulla base di conoscenze scientifiche e invece lasciar nascere spontaneamente un metodo per comunicare: l'Esperanto contro l’Inglese. Queste sono le grandi differenze tra gli economisti “mainstream”, e quelli all’opposizione.  Io ovviamente parteggio per la seconda fazione, ahimè minoritaria, ma visti i risultati della prima in grande crescita!

 

Gli economisti al potere, o consulenti del potere, non hanno previsto la crisi, e questo è un dato di fatto, mentre “gli altri” avevano ampiamente previsto l’imminente sfascio della nostra fittizia economia, e per questo sono anche stati tacciati di catastrofismo, ma perché?

 

I primi sostengono che è difficile prevedere l’andamento economico perché l’uomo è irrazionale. No! L’uomo è imprevedibile, non irrazionale e i modelli matematici utilizzati per prevedere il futuro economico non sono sbagliati, sono semplicemente inadatti. Sono utilizzabili per calcolare la portanza di un edificio, il volo di un aereo o l’interesse di un mutuo calcolato con il metodo francese, ma non per stabilire l’attività umana.

 

Un esempio per comprendere quale sia l’errore di base nel quale si è caduti è quello del PIL, il Prodotto Interno Lordo. È un dato che non ci dice assolutamente nulla, eppure è considerato uno dei più importanti. È il volume globale delle attività economiche di un dato paese, ma non ci dice se le persone vivono meglio, sono più in salute e se in definitiva sono più felici. Il PIL può crescere perché si va in guerra, o perché si costruiscono case in cui nessuno andrà ad abitare (come  in Cina oggi) o perché le persone spendono sempre di più per curarsi perché sono ammalate. I numeri non possono rappresentare lo condizione dell’essere umano!

 

Molto meglio l’approccio metodologico, quello alternativo,  che studia gli elementi che l’uomo utilizza per cooperare, e il denaro, per esempio, è uno dei più importanti. Finalità di questo studio è il fatto di comprendere tali elementi e cercare di non corromperli.

 

L’Economista dovrebbe cercare di salvaguardare le istituzioni sociali che si sono sviluppate spontaneamente durante la cooperazione e l’attività umana. Istituzioni sociali come il denaro, le norme giuridiche e la morale.

 

L’Economia ha più a che fare con la cooperazione sociale che non con i numeri.

 

L’imprenditorialità è un processo creativo, non matematico.

 

Cosa si insegna invece a scuola di Economia? Conoscenza scientifica. Utile per potenziare la conoscenza imprenditoriale, ma diversa.

 

L’intelligenza di chi lavora è nella capacità di mettere in relazione cose diverse per creare un risultato che oggi non c’è. 

 

Se fare l’imprenditore fosse una questione matematica, o scientifica,  non avremmo problemi economici e le università sfornerebbero ottimi capitani d’industria.

 

Purtroppo questo non accade.

 

All’università di Economia (non in tutte per fortuna) si studiano i libri sbagliati, ed escono persone immerse nelle loro teorie economiche, avulse da qualsiasi esperienza pratica sul mondo del lavoro e che si lamentano perché l’uomo è irrazionale. No cari signori, l’uomo è solamente imprevedibile!

 

Da queste diverse posizioni scientifiche nascono anche due approcci politici completamente diversi.

 

Chi pensa che l’uomo sia imprevedibilmente creativo, tende ad agevolare l’attività umana (in questo caso economica), e si limita a garantire l’integrità di tutti gli elementi che egli utilizza per le proprie finalità, perché nella collaborazione e nello scambio vi sia sempre e naturalmente intrinseco vantaggio reciproco.

 

Chi pensa che l’uomo sia prevedibilmente irrazionale tende ad intervenire nell’ambito economico modificando le istituzioni sociali che l’uomo si è creato spontaneamente. Facendo quelle che si chiamano “politiche economiche anticicliche”. Stampando per esempio denaro e mettendolo in circolo nei luoghi e nei metodi che più ritengono opportuni. Con tutta l’arroganza di chi pensa di aver capito tutto dall’alto. Meglio di milioni di cittadini che ogni giorno compiono delle scelte economiche.

 

Ecco perché i primi hanno ampiamente previsto la crisi odierna e i secondi no.

 

Ecco perché gli economisti che ci governano non sapranno risolverla, e nel migliore dei casi riusciranno a posticipare un disastro già annunciato.

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6 giugno 2012 3 06 /06 /giugno /2012 08:48

 lacrime 

 "Il palcoscenico italiano ha offerto uno spettacolo raggelante, mettendo

in scena banchieri perversi e parlamentari sovversivi che recitano con 

realismo marxiano la parte dei chirurghi-salvatori nel momento in cui,

riccamente pagati, strappano organi vitali alla vittima del traffico dei trapianti

per trasferirli nel paziente pagatore" (Ida Magli", "Dopo l'Occidente").

 

[http://0z.fr/ON6yP …] Dunque occorrerà che le norme giuridiche stabiliscano che un’azienda sia legata a questa o a quella persona solo finché ciò sia giustificato dalle sue capacità. Con questo dispositivo non potrà più avvenire che a causa di dirigenti incapaci le aziende falliscano. Cosa avverrà allora? Avverrà che in luogo della cosiddetta “proprietà comune dei mezzi di produzione”, sarà la circolazione di questi mezzi di produzione a subentrare nell’organismo sociale, e solo in tal modo potrà verificarsi che i mezzi di produzione siano sempre rinnovabili in mano a persone di talento e che i loro talenti, appunto, siano fruibili per tutti nel migliore dei  modi: grazie ai mezzi di produzione le capacità di dirigenti aziendali e di collaboratori procureranno redditi idonei soddisfacenti per tutti, proprio perché in tal modo si stabilirà nel tempo un particolare collegamento tra persone e mezzi di produzione, quello stesso che un tempo era stabilito dalla proprietà privata. Il produrre sarà reso sempre più perfetto da tutti perché la crescita della produzione porterà vantaggio a tutti, anche se non sarà l’intero profitto: dopo che si sarà dedotto l’interesse spettante al produttore come compenso dell’aumento della produzione, il profitto andrebbe alla comunità (ovviamente, secondo la stessa logica, se la produzione diminuisse, anche il profitto del produttore dovrebbe diminuire, in misura corrispondente a come aumenta con l’aumento della produzione). Il provento del dirigente dipenderebbe comunque sempre dalla sua effettiva prestazione spirituale, dunque non più da entrate astrattamente condizionate dal lavoro imprenditoriale in sé, bensì nella cooperazione delle forze della vita sociale.
 
Attuando queste idee sociali ci si accorgerà che, le attuali istituzioni riprenderanno ad avere un nuovo senso. La proprietà cesserà di essere ciò che è stata finora; finirà di essere ricondotta alla forma ottocentesca di proprietà comune, e procederà verso forme del tutto nuove. Gli oggetti della proprietà saranno portati nella corrente della vita sociale. Il singolo individuo non potrà amministrarli per proprio interesse privato a danno della collettività; neppure questa però potrà amministrarli burocraticamente a danno del singolo. L’individuo che abbia le dovute attitudini potrà accedere agli oggetti della proprietà e usarli a vantaggio della società.

 

Il senso per l’interesse collettivo del produrre non dovrà provenire, forzosamente imposto, dalla politica delle lacrime d’odio come avviene oggi. Sì, perché oggi non si può più parlare di governo degli italiani ma casomai di odio degli italiani da parte di chi li governa.

 

Costoro hanno perso la loro umanità. L’hanno svenduta assieme al nostro paese. Sanno solo odiare e sanno di non potersi aspettare altro che un odio di ritorno, perché l’odio richiama l’odio, e perché il porgere l’altra guancia presume l’io, non la sua mancanza (io ti porgo l’altra guancia perché io ci sono, sono qui e sono nuovo, appartengo al nuovo testamento e ti perdono; però ti “per-dono”, cioè ti rimetto a nuovo come un “dono”, sperando nel tuo liberarti dal vecchio, non ti perdono come un disperato senza sperare che tu voglia liberarti dal vecchio, dall’imperialismo. Non ti posso perdonare come animale sociale sempre più animale e sempre meno sociale fino alle lacrime d’odio; perché questo perdono non sarebbe un perdono ma masochismo).

 

Credo che la porcona (non faccio nomi; dirò solo che il suo nome incomincia per “F” e finisce per “Fornero” :D :D :D) sia un esempio - anzi il PROTOTIPO - del subconscio di coloro che oggi “governano” l’Italia.

 

Anche se la storia insegna che gli italiani sono il massimo dell’imprevedibilità, i governanti non sono assolutamente preoccupati delle masse. Perché? Perché sanno benissimo che da sole le masse non si muovono. No, il loro timore è un altro. È che all’improvviso possa ergersi qualcuno a organizzarne la ribellione. Per questo noi italiani siamo i più temibili del mondo in quanto è risaputo che nel popolo bue italiota vi è anche un’alta frequenza di “eccezioni”, grandissime intelligenze, personalità superdotate, geni in ogni campo. Ed è questo che spaventa il porcile (non c’è bisogno di alcuna dimostrazione e neanche di fare una statistica per dimostrarlo: è un dato di fatto evidente), ed è “di questo che i governanti hanno avuto e hanno sempre paura: sanno bene di non essere in grado di dominare le intelligenze”, scrive Ida Magli in “Dopo l’Occidente”. Proseguo col suo libro, che invito tutti a leggere.

 

ida-magli-copia-1.jpg“La situazione odierna, terminato il terribile anno 2011, caratterizzato dall’azione eversiva del Potere, non è diversa, perciò, da quella che ha sempre accompagnato l’Italia: l’acutissimo odio verso gli Italiani si sprigiona, insieme all’instaurarsi di una proditoria dittatura, con sadomasiche lacrime che scorrono istrionicamente dalle facce e dalle leggi dei governanti-banchieri. […] Nell’odio bagnato di lacrime stizzose degli attuali governanti, irrigiditi nelle vesti contro natura di italiani-nemici, introdotti dentro le mura della Nazione come cavallo di Troia del potere europeo, c’è in più soltanto lo spirito di finzione, la falsità, il “bi-pensiero”, insomma quella che è stata chiamata, con una definizione perfetta, la “falsificazione del bene” (Alain Besançon, “La falsificazione del bene. Solov’èv e Orwell”, il Mulino, Bologna 1987). L’analisi condotta da Alain Besançon sui due testi famosi di Orwell e di Solov’év (“1984” e “I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo”) nei quali viene anticipata, per merito non di profetismo ma esclusivamente di acuta e sensibile intelligenza, la fine dell’Europa, può essere adottata - senza neanche il più piccolo cambiamento  per comprendere il progetto di unificazione europea (George Orwell, “1984”, Mondadori, Milano 1950; VIadimir Solov’év, “I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo”, Vita e Pensiero, Milano 1995). È un progetto, infatti, che è stato ideato e sviluppato proprio allo scopo di una consapevole, e intellettualmente perfida, falsificazione del bene. Certo Solov’èv non avrebbe mai immaginato che sarebbe stato il “Male” a prendere il sopravvento (Vladimir Solov’èv, “Il racconto dell’Anticristo, cit., pp. 194-195), ma purtroppo è proprio ciò che sta succedendo e senza neanche l’intervento dell’Anticristo.

 

Sono uomini, soltanto uomini, quelli che guidano l’Italia verso la rovina, in obbedienza alla volontà di quei pochi, potentissimi, che si nascondono dentro le loro vesti. Di costoro non conosciamo altro che i nomi dei sostituti nelle istituzioni di comando: i banchieri-azionisti della Bce, i commissari europei, i banchieri del Fondo monetario internazionale e qualche Re o Regina. C’è un italiano adesso, Mario Draghi, alla presidenza della Banca centrale europea. La sua nomina, salutata in Italia con l’entusiasmo di chi ha ottenuto un grande successo, è stata in realtà il primo atto dell’attacco finale alla Nazione Italia da parte dell’Europa per eliminarla come Stato, lasciandone soltanto le apparenze. Questa nomina è stata subito seguita, infatti, dall’insediamento del governo Monti che ha completato ufficialmente l’appropriazione europea, sospendendo il processo democratico.

 

Costante, terribile destino quello degli Italiani - continua Ida Magli - e tuttavia forse inevitabile: la storia dimostra che nessun potere straniero è mai riuscito a impossessarsi dell’Italia senza la complicità e il tradimento di qualcuno dei suoi governanti.

 

Una simile frode nei confronti dei popoli non ha riscontro in nessuna epoca storica; eppure il doppio binario è andato avanti tranquillamente come se si trattasse del più ovvio e del più trasparente sistema di governo.

 

Il periodo “berlusconiano” da questo punto di vista è stato esemplare. Nel massimo silenzio possibile, come se si trattasse di decisioni prive d’importanza, il governo di Berlusconi è riuscito a firmare tutti i trattati europei più impegnativi per la perdita della sovranità e dell’indipendenza dello Stato italiano, compreso l’ultimo, quello di Lisbona, sostitutivo di quella che i governanti avrebbero voluto che potesse essere una Costituzione europea, senza dirne una sola parola agli Italiani [il grassetto è mio - ndr]. Impedendo anche la minima informazione “reale”, un dibattito, una consultazione, un sondaggio, si è messo in atto il più vile dei tradimenti, consegnando a poteri stranieri e al di fuori di qualsiasi validità politica, la sovranità e l’indipendenza dell’Italia. I governanti si sono sempre serviti, per giustificare questo comportamento, dell’articolo 11 della Costituzione, un articolo volutamente predisposto a questo scopo (non è “strano” che sia stato un banchiere, Luigi Einaudi, a dettarlo?) [Certo che è strano, vorrei rispondere alla Magli! Esattamente come è strano lo strano osservato da Steiner all’inizio di questo discorso: che in superficie siamo convinti del vantaggio della divisione del lavoro, dato che nessuno pensa che un barista debba allevare da sé la mucca che gli dia il latte per preparare un caffè macchiato, mentre in profondità siamo convinti del vantaggio dell’unitarietà dello Stato e che solo da questo ordinamento unitario possano scaturire buoni frutti (cfr. http://0z.fr/ON6yP) - ndr] che sottrae la “politica estera” alla volontà dei cittadini addirittura impedendo i referendum su questa materia. I governanti hanno potuto così svendere l’indipendenza dell’Italia, abolirne i confini, consegnarne a stranieri e privati cittadini la sovranità monetaria, obbligarci a uccidere le nostre migliori mucche e a distruggere la nostra agricoltura, in base al presupposto che si trattava di politica estera. Bisogna aggiungere che l’articolo 11 afferma di ispirarsi unicamente all’ideale di conservare la pace. Certo, si può sempre scegliere di suicidarsi per rimanere in pace con tutti e non dare fastidio a nessuno, ma si è invece sempre affer-mato il contrario, ossia che le operazioni in nome dell’Europa erano operazioni di potenza, di arricchimento, di prestigio. Si tratta, insomma, pur nelle sue catastrofiche conseguenze, di una macroscopica presa in giro della quale dovremmo essere noi, sudditi imbecilli, a vergognarci di subirla.

 

La questione della sovranità monetaria è ormai ben nota a tutti: adottando l’euro l’Italia ha rinunciato a battere moneta e di conseguenza ha perduto lo strumento principale della propria indipendenza. Non è più uno Stato sovrano e, come si è visto chiaramente con il passare degli anni, è costretta a pagare il denaro che le viene fornito dalla Banca centrale europea con interessi sempre più alti fino a quando non potrà più reggere. Siccome però la dicitura “Banca centrale europea” copre il fatto che i “soci-azionisti” di questa banca sono dei soggetti privati, in realtà gli Italiani, il loro lavoro, il loro patrimonio, il loro territorio, i loro redditi, le loro aziende si trovano a essere non soltanto sotto controllo, ma, a causa del debito, messi in garanzia degli stessi banchieri, “proprietà” di costoro.

 

C’è da aggiungere che la complicità dei giornalisti in questo silenzio è stata impressionante. La falsificazione del bene ha trovato in loro, nella solerzia con la quale hanno riempito la mancanza d’informazione sulla perdita di sovranità dell’Italia con i più piccoli particolari sul via vai di belle donne nella residenza berlusconiana, gli adepti migliori. Se oggi, dopo oltre quindici anni di questa falsificazione, ci troviamo privi di un governo democratico e assolutamente dipendenti dai banchieri europei, è perché lo scopo è stato raggiunto: era questo il fine cui tutti tendevano.

 

Alla pari dei governanti che lo hanno preceduto, Berlusconi ha poggiato i piedi sul corpo dell’Italia e gridando, come ogni traditore che si rispetti, di amarla con tutta l’anima, l’ha puntualmente consegnata ai dittatori-banchieri d’Europa. Attore bravissimo e ubbidientissimo, nel fiume di parole vuote che ha pronunciato in tutti questi anni di pseudogoverno, è riuscito a non dire mai nulla del suo inginocchiamento al servizio dell’Europa. Ha firmato trattati su trattati - fra i quali quello importantissimo di Schengen che abolisce i confini dei singoli Stati, oltre a quello che ho già ricordato di Lisbona - “depositandoli a Roma”, come vuole la retorica delle norme istitutive dell’Unione europea, ingannando con il silenzio i cittadini su ciò che realmente stava facendo. Gli altri hanno fatto come lui, sono stati suoi fedelissimi alleati e complici nell’ingannare e nel tradire gli Italiani, tutti i partiti, di destra e di sinistra, tutti i parlamentari, con in più la vergognosa finzione dei leghisti i quali uscivano dall’Aula al momento della ratifica dei trattati europei, fingendo di essere contrari, ma senza votare contro, ben sapendo che non c’era nessun rischio data la maggioranza assoluta a favore. Infine il Presidente della Repubblica, in base alla Costituzione responsabile e garante dello Stato italiano, che ha controfirmato tutti i trattati.

 

Ma si tratta, appunto, di quella fase finale della storia d’Europa cui tutti i leader collaborano e che la sta portando all’estinzione. L’Italia ne è, come sempre, al tempo stesso il testimone e l’attore più significativo.

 

[…] L’accanimento con il quale i governanti hanno perseguito la distruzione degli Stati europei anche quando, come nel momento più acuto della crisi delle Borse e dei titoli di debito sovrani, l’unica strada ragionevole sarebbe stata quella di rinunciare al processo dell’unificazione, è per certi aspetti mostruoso. Mostruoso per l’intreccio di menzogne, per la facilità e il disprezzo con i quali i popoli sono stati raggirati, per la indefettibile volontà di correre con assoluta determinazione verso il precipizio.

 

Il palcoscenico italiano ha offerto uno spettacolo raggelante, mettendo in scena banchieri perversi e parlamentari sovversivi che recitano con realismo marxiano la parte dei chirurghi-salvatori nel momento in cui, riccamente pagati, strappano organi vitali alla vittima del traffico dei trapianti per trasferirli nel paziente pagatore. C’è però un neo, un piccolo ma significativo neo nella perfezione dell’opera, un neo che fortunatamente non manca mai, come ha ben visto con amara acutezza nella sua “Madre Coraggio e i suoi figli”, Bertolt Brecht: ‘Grazie al cielo si lasciano ungere. Non sono lupi, son uomini, e tirano ai soldi. Davanti agli uomini la corruzione è come la miseria davanti a Dio. La corruzione è la nostra unica speranza. Finché c’è quella, i giudici sono più miti e in tribunale perfino un innocente può cavarsela’ (B. Brecht, “Madre Coraggio e i suoi figli”, Einaudi, Torino, 1951).

Sì, la corruzione imperversa; è infiltrata ormai ovunque e gli unici che soccombono sono quei pochi che non conoscono le strade giuste per servirsene. A questi, però, alla loro punizione, ha provveduto il governo: eh, no, senza corruzione no, non te la puoi cavare.

 

‘Aprirai un conto corrente’. È questo l’Undicesimo Comandamento; non avrai altro Dio all’infuori di me… Andrai nella tua banca ogni mattina, che è la tua chiesa, e quei pochi soldini che non hai impiegato nella corruzione, li verserai lì, nelle mani dei nuovi inquisitori-poliziotti di banca ai quali confesserai “quante volte” hai usato le tue monetine, così che il governo possa controllare se davvero le adoperi soltanto per mangiare.

 

In ogni caso la falsificazione del bene è stata portata a buon fine con magistrale improntitudine. Il colpo di Stato che ha affossato la democrazia ha preso gli Italiani così di sorpresa che non sono stati in grado sul primo momento neanche di capire che cosa fosse successo. Di fatto, però - e questo è l’aspetto più patetico del dramma - non riuscivano a credere (e ancora oggi non possono credere) che Giorgio Napolitano, il Presidente che per tutto l’anno aveva sfoggiato la sua devozione ai patrioti del Risorgimento celebrando con unzione retorica i centocinquanta anni dell’Unità d’Italia, avesse potuto consegnare il governo ai banchieri. Poveri Italiani! Tanto in buona fede da non capire che, se s’innalzava la Patria, era per innalzarne il Presidente.

 

Non posso neanche più chiedermi perché i governanti europei vogliano uccidere i propri fratelli, i propri sudditi, morendo insieme a loro. Me lo sono chiesto più volte nelle ricerche e negli studi che ho compiuto negli ultimi anni, cercando di capire cosa si nascondesse dietro il progetto di unificazione europea data l’evidente impossibilità della sua realizzazione.

 

In un certo senso ho trovato proprio lì, constatando il perseguimento ossessivo da parte dei politici di mete irraggiungibili e prive di qualsiasi ragionevolezza, la prova che l’obiettivo non era la costruzione dell’Europa, ma il suo deperimento fino alla morte (Ida Magii, “Contro l’Europa”, Bompiani, Milano 1997, nuova ediz. aggiornata 2001; “La Dittatura europea”, Bur, Milano 2010). Non dovevo più, quindi, assumere il comportamento dei politici come una causa dei fenomeni, ma come un sintomo. Un sintomo del ricercato suicidio, della prossima morte culturale e fisica, analogo a tutti gli altri sintomi, anche se il più grave e il più significativo. Quando mai era successa una cosa simile? Da quanto sappiamo dalla storia, i politici non si sono comportati in nessuna epoca in questo modo, anzi, hanno sempre fatto l’opposto. Anche quando il risultato finale di qualcuna delle loro imprese è stato di distruzione e di morte, il motivo che li ha spinti è stato quello di accrescere il proprio potere conquistando altri territori, altri popoli, combattendo durissime guerre. Se è esistito, sia pure molto raramente, qualche piccolo gruppo che si è dato la morte guidato dal proprio capo, le cause, però, sono sempre state cause “di vita”: preferire la morte al disonore di una sconfitta o alla sottomissione allo straniero, è segno, infatti, di un’estrema fede nei significati e nei valori che gli uomini hanno assegnato alla propria vita in funzione della patria, della società, del popolo cui appartengono. Adesso, invece - a partire circa dagli anni Novanta, ma con una sempre maggiore accelerazione dal Duemila in poi -, i governanti d’Europa si sono messi alla testa di milioni di inconsapevoli morituri, nella loro qualità di “rappresentanti”, e li esorta-no, li incitano con tutte le loro forze a correre verso l’annientamento” (Ida Magli, “Dopo l’Occidente. Lo strapotere della finanza, la fine della politica, il tramonto della chiesa. Come possiamo riprendere in mano il nostro futuro, prima che i banchieri ce lo comprino a prezzi stracciati”, BUR, Milano, 2012).

 

tremonticinese

 

Ecco dunque spiegato perché il senso per l’interesse collettivo del produrre deve rinascere a partire dall’individuo. Non può provenire da governanti psicopatici che mostrano lacrime di coccodrillo per il loro pugno di ferro in guanto di velluto nell’arte di annientarci come individualità, come io.

 

Il senso per l’interesse di tutti può rinascere e svilupparsi solo se... (continua).

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5 giugno 2012 2 05 /06 /giugno /2012 18:35

se-non-posso-pagare-non-e-evasione.jpg

Se non posso pagare non è evasione

 

 

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5 giugno 2012 2 05 /06 /giugno /2012 15:14

koan.jpg

 

Cosa vale l'oro o migliaia di euro per un affamato nel deserto? Nulla, perché il valore di un oggetto è sempre dato dal rapporto fra tale oggetto e un soggetto.

 

Ciò premesso, se oggi nominiamo "spread" una differenza fra tassi su strumenti monetari - per esempio fra i tassi monetari e quelli sui titoli statali (o fra tassi su titoli statali tedeschi e quelli su titoli statali italiani, o francesi, o greci, ecc.) - come potremo chiamare allora la differenza fra il valore del monetaggio, cioè lo "spread" fra i costi di produzione degli strumenti monetari (carta, conio, stampa, stampa di bot, bond, bund ecc.) ed il valore facciale di tali strumenti?

 

In altre parole: se il concetto di differenza oggi lo chiamiamo nominalmente "spread", come facciamo poi ad accorgerci del nominalismo monetario, e a distinguerlo dall'universalismo che lo "spread" dovrebbe comportare affinché una moneta unica valga per tutti? Non incazzatevi se non capite subito. Capirete poi.

 

Mi rendo conto che questa domanda è incomprensibile tanto per il materialista che crede solo in quello che tocca, quanto per l'intellettuale abituato a ragionare secondo luoghi comuni.

 

Eppure se non si risponderà a questo "koan" (koan = domanda impossibile), tutto crollerà, dalle pensioni ad ogni tipo di previdenza statale (welfare).

 

E allora incomincerà a mostrarsi quello che occorrerebbe fare subito in pratica (o almeno immaginare):

 

- 1) riunire tutti i rami delle attività economiche in associazioni autonome rispetto allo Stato;

 

- 2) dichiarate tutto il sistema scolastico indipendente dallo Stato e organizzarne l'amministrazione autonoma;

 

- 3) istituire una vita statale (cioè giuridica) provvisoria e parlamentare che si limiti ai problemi di giustizia amministrativa della polizia finché le condizioni generali del Paese non abbiano assunto una base più sana;

 

- 4) fare in modo che tutti possano accogliere e contribuire a sviluppare ulteriormente  queste esigenze sociali dei tempi nuovi, ognuno dal proprio particolare punto di vista nel mondo.

Credo che ogni altra soluzione sia priva di valore. Perché? Perché ogni vero valore scaturisce non da idee ma sempre da rapporti fra idee. Ecco perché perfino il valore dell’idea della triarticolazione sociale di Rudolf Steiner è reale e vero solo se strutturato nei rapporti fra libere e responsabili persone reali in carne ed ossa, non fra fantasmi o spettri di persone giuridiche (società per azioni non libere né responsabili).

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5 giugno 2012 2 05 /06 /giugno /2012 09:45

rettiliano.pngL'abitudine a ragionare secondo la routine, la frase fatta, in pratica l'abitudine a non pensare, porta alla schiavitù. Non ci sono schiavizzatori esterni. Siamo noi stessi gli schiavi di noi stessi nella misura in cui ci rifiutiamo di pensare.

Nella pagina "R. Steiner, Capitalismo e idee sociali 02 (a cura di Nereo Villa)" è a mio parere individuabile la collocazione dell'idea del RDB (Reddito Di Base) attuabile in modo sano secondo i principi della triarticolazione. Per chi è già avanti in questi studi ho evidenziato in giallo dove l'idea del RDB sia rinvenibile. Per coloro che invece considerano per la prima volta la triarticolazione ed in particolare il RDB, scriverò periodicamente questi stessi pensieri caratterizzandoli di volta in volta in base agli avvenimenti politici odierni in modo da ricavare poi una raccolta di post numerati dell'idea del RDB in Steiner.

 

È strano! Superficialmente siamo convinti del vantaggio della divisione del lavoro, dato che nessuno pensa che un barista debba allevare da sé la mucca che gli dia il latte per preparare un caffè macchiato. Invece in profondità siamo convinti del vantaggio dell’unitarietà dello Stato  e che solo da questo ordinamento unitario possano  scaturire buoni frutti.
 
Dalle scuole dell’obbligo dello Stato siamo stati indottrinati marxianamente a credere al concetto di progressività della tassazione, cioè che chi ha di più deve pagare di più di tasse o che i mezzi di produzione debbano passare dalla proprietà privata alla proprietà comune. Ma qui siamo ancora nell’ottocento. Siamo rimasti dei primitivi. E lo dimostra il fatto che ora, proni con la coda fra le gambe, dobbiamo tutti fare la fila per pagare l’IMU. Ma questa è una grande aberrazione della questione sociale. E lo è pure il credere che il motivo del non pagamento dell'IMU sia la sua incostituzionalità per il fatto che questa nuova tassa non rispetterebbe il criterio di progressività. L'IMU è aberrante indipendentemente da questo criterio, anch'esso aberrante. Se io musicista risparmio per comprarmi un amplificatore e metto da parte una somma, perché mai dovrei darne una parte allo Stato in nome del fatto che altri non hanno risparmiato non avendo idee creative, produttive? È assoluta antilogica questa.

 

Se invece è vero come è vero che il prodotto privato lo si può produrre solo ed esclusivamente grazie ai talenti individuali, siano casomai questi talenti allora ad essere messi a disposizione della collettività per le dovute vie.

 

Se oggi l’economia tende ad aumentare il reddito attraverso la quantità di produzioni, in avvenire non sarà più così. 

 

Partendo dal consumo dei prodotti che le associazioni dovranno esplicitare (dato che la crescita dei prodotti è inutile se nessuno li compra) si dovrà cercare sempre più di produrre attraverso la via diretta dal produttore al consumatore. Quindi la cosiddetta “crescita” auspicata dagli Stati mondiali dell’imbecillità o della DODI&C (Compagnia Dove Ogni Deficiente Impera) è l’ennesima bufala propinata come miraggio secondo la solita imperialistica logica dell’“ora pagate tutti (la nuova tassa) che poi staremo meglio tutti perché cresceremo tutti”. Qui si ragiona veramente da deficienti di pensiero. Se infatti dall’organismo sociale si traspone il ragionamento a quello umano sarebbe come considerare salutare che la testa crescesse continuamente anche oltre l’età dello sviluppo in base al fatto che essa a partire dalla nascita è sempre cresciuta!

 

Così avviene oggi che persone come Berlusconi o come i politici in generale, capaci solo nell’arte di sfruttare l’unica “legge” che funziona, e cioè quella che recita (non giuridicamente ma praticamente):  “fatta la legge trovato l’inganno”, siano legate ad aziende che senza gli aiuti  di Stato sarebbero più volte fallite. La FIAT ne è un esempio o sbaglio?

Dunque occorrerà che... (continua).

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4 giugno 2012 1 04 /06 /giugno /2012 13:07
Cristo"Il crocifisso che tanto piace alla chiesa e al suo gregge, a ragione, rappresenta proprio ciò che fanno ogni giorno: inchiodare l'IO SONO ad una croce di legno in modo che non possa agire nel mondo, non sapendo di inchiodare se stessi ad una vita non degna di un essere umano.
 
Dopo XX secoli sarebbe auspicabile farsi sorgere qualche domanda nel cuore... Magari rappresentarlo, o meglio, pensarlo, come a Rio de Janeiro, eretto, con le braccia aperte e luminoso. Ma tant'è. Che il Signore vi perdoni..." (Massimo Francese).
 
Finché l'Occidente non si deciderà [...] a respingere l'idea della cosiddetta rivelazione, dimostrerà solo di volere appartenere all'infanzia dell'umanità, ingenua, primitiva, ed etnologica, comportante l'intangibilità del vecchio (vecchio testamento), così che non si potrà mai avere uno strumento valido (scientifico-spirituale ovviamente) per  rispondere alla violenza dei credenti musulmani...
 
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3 giugno 2012 7 03 /06 /giugno /2012 11:20

Non Monti governa noi ma l'UE governa Monti. La vera Europa (quella dei popoli) ha comunque, in quanto corrente del Gral, la possibilità di liberarsi da questo cappio iniziando (almeno) a conoscere il reale problema connesso allo spread, scettro dell'UE=URSS e di cui nessuno sembra accorgersi) come signoraggio bancario denunciato, a suo tempo, perfino da da Goethe.

 

L'Europa è posta in mezzo, fra Oriente ed Occidente, ed è osservabile come un luogo alchemico di etnie diversificate, che, diversamente da quelle Medio Orientali, riconobbero il Cristo. E lo riconobbero in tre modi diversi:

 

- 1° modo) i popoli latini, ispirati dalla chiesa latina, lo riconobbero come Re, ed in tale logica nacquero i concetti di Stato e di Legge;

 

- 2° modo) quelli anglo-tedeschi delle logge - le cosiddette logge di re Artù - lo riconobbero come Maestro, ed in esse poterono svilupparsi l’illuminismo e l’attuale sistema politico-finanziario;

 

- 3° modo) i popoli dell’Europa Orientale - corrente del Graal - lo riconobbero come spirito dell’io umano. Il massimo esponente di questa terza corrente fu il teologo russo Solov’ev, significativa espressione di tutta la corrente scientifico-spirituale proveniente da Goethe e sviluppata poi da Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia. L’Europa dei popoli ha infatti nelle opere di Goethe la base per una reale concezione laica di Stato dal fondamento scientifico. Soprattutto nel Faust (parte 2ª, atto 1°, Ed. UTET, Torino, 1975, pag. 276-277, cfr. anche la nota su Mefistofele di pag. 59) Goethe denuncia, per bocca del suo personaggio Mefistofele la beffa della cartamoneta, esprimendo ciò che dirà poi anche Marx a proposito dei creatori di denaro dal nulla, cioè i banchieri (non si dimentichi che Goethe fu non solo un letterato come insegna la cultura dell'obbligo di Stato, bensì uno scienziato, che coi suoi studi sulla polarità della luce, pose le basi per la costruzione della Polaroid, macchina fotografica che prese il nome appunto dal concetto goethiano di polarità)!

 

Il seguente scritto è di Fabrizio Dal Col
Fonte "l'Indipendenza" (31/5/12)
 

 

Sembra passata una eternità da quando il premier Mario Monti annunciò che l’Italia avrebbe recitato un ruolo di spicco in Europa. Sono passati invece solo pochi mesi e proprio oggi il presidente del Consiglio ha fatto alcune dichiarazioni poco rassicuranti circa le volontà politiche degli organismi europei. Le sue affermazioni appaiono tendenziose, polemiche e,derubricandone i contenuti, non si può non notare il suo personale fastidio che fa trasparire dalle stesse. In un messaggio video inviato al Business Economic Forum di Bruxelles ha infatti dichiarato: “Io credo che se avessimo la crescita tra gli obiettivi della Bce, noi, i governi degli Stati membri, ci sentiremmo più tranquilli e rallenteremmo nel mettere in atto le misure con un costo politico per raggiungere un’ulteriore crescita “.”Io non vedo alcuna necessità – ha concluso Monti – e anzi vedo anche alcuni effetti controproducenti sul piano della credibilità dell’Europa”. 

 

In sostanza Monti oggi è più preoccupato di sei mesi fa e non a caso oggi ha dichiarato: “La Ue acceleri gli sforzi, con lo spread alto l’Italia è a rischio contagio”. Un segno tangibile e chiaro, di come si siano depauperati tutti gli sforzi e i sacrifici fin qui sostenuti dagli Italiani.

 

Il professore intervenendo anche sull’andamento dello spred ha detto che “sarebbe meglio casomai occuparsi del riconoscimento nel Trattato della necessità di salvaguardare l’integrità’ dell’Eurozona e dell’euro” e poi il suo ragionamento si è concluso con un vero e proprio appello rivolto all’Europa, dove ha chiesto di assicurare la stabilità finanziaria in quanto potrebbe essere messa in discussione dall’evaporazione della valuta. Infine ha posto l’accento sulla politica monetaria che potrebbe essere messa in discussione “se gli spread arrivano ai livelli che abbiamo conosciuto, del tutto sconnessi dagli sviluppi reali derivanti dall’azione politica”.

  

Da queste dichiarazioni, appare del tutto evidente l’impossibilità da parte del premier di recitare quel ruolo di spicco sul quale forse confidava grazie al suo blasone di tecnico e che riteneva determinante per influenzare le scelte europee. Una influenza derivata forse non solo dalla sua personale convinzione, ma anche da quella del capo dello stato che lo ha nominato e dai partiti che hanno deciso di sostenerlo sulla base della linea rigorista, una linea fatta di sacrifici e volta a dimostrare la credibilità italiana, e al tempo stesso necessaria a determinare e non più subire le scelte Europee.

 

Il voler far pesare le ricette Italiane nel consesso europeo l’aveva preannunciato come una necessità primaria per il paese Italia all’indomani della sua nomina a premier davanti a tutti gli italiani, ed è forse questa, la ragione più importante per cui si è pensato di poter influire di più in Europa. Più di un mese fa e proprio su questo giornale, avevo espresso le forti preoccupazioni circa le problematiche che avrebbe innescato una politica di solo rigore, ovvero l’inevitabile impoverimento del paese e le conseguenti difficoltà derivate. Oggi vediamo invece che, aver messo in atto le richieste di risanamento di bilancio fortemente volute dall’Europa e condivise dall’Italia per evitare le speculazioni dei mercati, ha prodotto solo una grave decisione politica, in quanto si era consapevoli e si sapeva di non disporre poi di risorse finanziarie necessarie a far ripartire la crescita.

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2 giugno 2012 6 02 /06 /giugno /2012 16:27

Uryus - Era un pezzo che non andavo più in internet, poi ho ascoltato il video di questa dodicenne e subito sono andato nel tuo canale e vedo con piacere che non ti sei fatto abbindolare da questa incredibile bambina (che ha un'ottima memoria) che ci ha messo davanti questa schiacciante mezza verità su cui molti stanno già sbavando sopra.
Le banche in principio non erano tanto potenti da giocare con lo stato, inizialmente erano un semplice gruppo di persone che sapevano come fare e mantenere soldi ma non avevano alcun potere mentre il/i Governo/i (IL GATTO) erano uomini che si crogiolavano nel denaro e nel potere che la propria carica aveva sugli altri ceti, arricchendosi con accordi e piani a lungo termine convinto di potersela godere in barba a tutti fino a quando senza accorgersene quei "gruppi di banchieri" sono diventati grazie a loro così grandi (decisamente LA VOLPE) da aver acquisito un potere ancora più grande del loro...il ché in un certo senso è incredibilmente ironico XD
Mattoni a parte devo complimentarmi con te per i tuoi video e per le tue opinioni e concetti sempre spiegati in maniera ottimale e semplice. Mi auguro di vederti un giorno anche in TV, chissà, non si può mai sapere ;) (e non sarebbe nemmeno la prima volta), io bestia come molti altri continuerò a fiutare il pericolo e ad osservare il paesaggio in questa giungla di predatori "furbetti" e al momento giusto sono pronto a difendermi anche se spero di poter un giorno attaccare in branco, chissà XD. 

 

 

"Complice carnefice" è un brano dell'opera rock "La bella È la bestia" del gruppo "Syndone" formato da Nik Comoglio, Francesco Pinetti e Riccardo Ruggeri (AMS211CD). Il brano è qui preceduto dall'introduzione di un altro, intitolato "Rosa recisa", in cui si incentra tutto il contenuto simbolico dell'opera: il concetto di rosa, comportando aspetti estetici ed etici, bellezza e bestialità, petali e spine, evoca universalmente aspetti sociali-asociali della nostra cultura occidentale, tanto bella quanto bestiale.

 

Testo:

 

Quanto pesa la tua dignità?
Quanto ti sai giocare?
Quanto ti brucia il cuore?
Se non cedi la tua anima,
allora non è amore,
è un gioco che non vale
padre o complice
padre carnefice.

Senza pianto senza attendere
senza domande al vento,
senza timore alcuno
sola incontro ad un destino
che in qualche modo è scritto,
in questo mondo ha un senso
figlia o complice,
figlia di un debole.

Qual è il disegno
del tuo vivere
se il sacrificio
nasconde altri perché?
Ti sai tutti ti ammirano
tu sai che puoi giostrare
sì, della colpa il senso
è la tua arma
e molto bene sai,
le parole da sparare
per non farti capire
che del buoi c'è...

Se non cedi...
quanto ti sai giocare
quanto brucia il cuore
allora non è amore!
È un gioco che non vale!

Qual è il disegno
del tuo vivere
se il sacrificio
nasconde altri perché?

 

La micidiale guerra che alienati combatterono fuori di sé contro o pro Hitler, continua oggi nell’attuale “DITTATURA DEL PROLETARIATO”, la cui festa è quella del 2 giugno, detta della “Repubblica”, cioè della “res publica” o “cosa pubblica”, in pratica: festa della trasformazione della pecunia privata in quella pubblica, cioè di soldi che dalle tasche TUE passano in quelle dei GOVERNATORI REPUBBLICANI!


Il "governo" dei banchieri dell’UE-URSS, passo dopo passo, ha realizzato il suo  micidiale piano di controllo politico-economico-finanziario globale!


La macabra festa continua soprattutto dal 2 giugno di vent'anni fa, 1992, quando a bordo del royal yacht “Britannia”, incominciò di fatto la svendita del NOSTRO PAESE ITALIA, voluta fortemente dalla Goldman Sachs, la più potente banca ebraica del mondo.


A quel tempo, Prodi presiedeva la commissione europea (del crimine) e la direttiva fu firmata da un certo Bolkestein.


Pochissimi parlarono di questo losco membro del R.I.I.A. (“Royal Institute of International Affaire”), e membro della “Mont Pelerin Society”, organizzazione semisegreta svizzera, che già dal 1947 mirava alla “dittatura economica” (fonte: “Executive Intelligence Review”).


D’altronde sarebbe bastato leggere il documento del Trattato di Maastricht per rendersi conto di tale dittatura... Bolkestein non era certo un politico qualsiasi... Come il Super Mario Monti attuale, costui apparteneva ai più potenti e influenti gruppi elitari dell’Europa di allora.


E tutto ciò era finalizzato a fare di TUTTI gli abitanti dell’UE dei meri sudditi, cioè dei veri e propri SCHIAVI, come è realmente accaduto, grazie al disfacimento di ogni forza di opposizione... e di ogni sano pensare...

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1 giugno 2012 5 01 /06 /giugno /2012 13:57
Caro Nereo,
ti invio questo video dei Rammstein (Reise, reise - Alzati, alzati) che compongono la colonna sonora della mia vita attuale. Non voglio dare spiegazioni, guarda il video.  Aggiungo solo che così si sta sul palco, come Till Lindermann, il front man, e così dovremmo vivere. Guarda bene che questi sono anche figli tuoi, musicalmente parlando. Hai voluto fare il rock & roll? Ora non ti lamentare.
Questo è il mio modo di "festeggiare" il 2 giugno. Fanne ciò che vuoi.
Massimo
 
Grazie Massimo
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1 giugno 2012 5 01 /06 /giugno /2012 11:29

Anche la festa della Corona, dunque non solo quella sul "Britannia", ricorre il 2 giugno! Che combinazione! Forse è un caso... Perché tutta la vita proviene dal caso. Quindi anche il caso del caso del caso...  

2giugno-regina-elisabetta.jpg

 

Il seguente articolo è di Gilberto Oneto e tratta degli sprechi del "caso" di domani 2 giugno 2012, che io chiamo festa della porcona DODI&C, ovvero della Compagnia Dove Ogni Deficiente Impera). 

 

Fonte: "L'Indipendenza"

 

Tanti anni fa, quando la Gallia Cisalpina veniva devastata da Roma, ai Fori Imperiali sfilavano le Quadrate Legioni con il bottino di guerra. Oggi la Padania è prostrata dai terremoti (oltre che dalla rapina fiscale) e nello stesso posto sfilano ancora le Legioni e sempre a spese nostre. Non sono più i rappresentanti di un esercito potente, orgoglioso e quasi sempre vittorioso, ma di un aggeggio che – dal 1866 in poi – non ha accumulato grandi glorie né sfolgoranti vittorie, anzi. É un apparato che comunque costa 27 miliardi l’anno (50mila Euro al minuto, tre milioni all’ora e 73 milioni ogni giorno che compare sul calendario), passa uno stipendio a 190mila guerrieri (carabinieri esclusi), di cui gli ufficiali e i sottufficiali sono 98mila, più della metà: della serie “gradi e galloni non si negano a nessuno”. Ci sono più di 600 fra generali e ammiragli in servizio, uno ogni 316 militari: nell’esercito americano il rapporto è di uno ogni 1.560.

Un intero reggimento di signori infiocchettati di nastrini, lustrini, stellette e nappe che guadagnano ciascuno molto di più di chi lavora e che continueranno a farlo anche da pensionati. Sono gli eredi della nobilissima stirpe dei Bava Beccaris, dei Cadorna e Badoglio, di tutti gli eroici gasatori di etiopi, impiccatori di libici, deportatori di sloveni e macellai dei propri soldati. L’Italia è l’ottavo paese al mondo per spese militari, ed è il quinto nella spesa pro-capite per cittadino, circa 450 Euro l’anno, quattro volte di più di quanto non investa nel fondo ordinario delle università. Il tutto per garantire un posto di lavoro a tanti giovani disoccupati meridionali che sono la quasi totalità degli effettivi (e il 70% degli alpini, corpo squisitamente “nordista”) e grazie a risorse “reperite” per il 70-75% in Padania.
Possiamo davvero permetterci tutto questo ambaradan? Possiamo davvero mandare 12mila soldati in giro per il mondo a mantenere la pace o a fare guerre per conto terzi? Possiamo davvero considerarlo l’esercito di tutti e non solo del Meridione? Per la Padania è solo un altro costoso fardello unitario o è un esercito di occupazione?

Il 2 giugno è la Festa della Repubblica (che coincide molto significativamente con la sabauda Festa dello Statuto, che era celebrata la prima domenica di giugno e almeno non sprecava un giorno di lavoro) e una rappresentanza dei baldi guerrieri sfilerà sui Fori Imperiali davanti a Monti e a Napolitano, in mancanza del Duce e del Re e Imperatore. Monti ha fatto l’altro giorno a Bergamo un bel discorso patriottico, con a fianco due generaloni che sembravano usciti da un disegno di George Grosz e si presenterà ugualmente impettito a Roma, orgoglioso di avere affidato il Ministero della Difesa a un militare: non succedeva dai tempi di Badoglio. Napolitano ammirerà il passaggio dei reparti cingolati che gli ripropongono ogni volta giovanili palpiti: non saranno T54 ma in epoca di rigore economico ci si deve accontentare. Forse ci sarà anche il ministro Riccardi, commosso per i 1.500 “nuovi italiani” in uniforme e massoniche stellette. Tutti sperimenteranno patriottici turgori al rombo della pattuglia acrobatica e alle sue scie chimiche tricolori.

Si dice che la radiosa giornata costerà sui 3 milioni di Euro: cosa volete che siano di fronte al supremo interesse della Patria? Una insignificante frazione di quello che i sudditi devono versare entro il 18 del mese come acconto dell’Imu. C’è chi sfila, chi si commuove e chi paga. Questa è la versione italiana dell’eterna ciulata di Menenio Agrippa.

Il terremoto in Emilia? La magistratura manderà un avviso di garanzia agli industriali che hanno costruito i capannoni e al Buon Dio che li ha fatti cadere. Napolitano, Comandante supremo, spedirà i carri armati a schiacciare le onde sismiche di Richter e Marcalli. Non erano ungheresi ma sicuramente reazionari.

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