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7 giugno 2012 4 07 /06 /giugno /2012 10:37

 

Finalmente!

 

Guglielmo Piombini - Una proposta dalla Germania: tasse in forma volontaria

 

[In realtà non si tratta di una proposta che viene dalla Germania, ma di una proposta che viene da Rudolf Steiner attraverso l'idea del “donor” (denaro di donazione) esposto da Peter Sloterdijk nel libro “La mano che prende e la mano che da’”! Comunque bravo Piombini ugualmente! - ndr]

 

In tutte le democrazie occidentali la riduzione delle imposte e della spesa pubblica è diventata ormai una missione impossibile. Nessun governo, tecnico, di destra o di sinistra, sembra essere in grado di rovesciare l’innata tendenza dei nostri sistemi politici ad evolvere verso forme sempre più estese di statalismo. La ragione, forse, sta nel modo difettoso con cui sono organizzati i nostri apparati pubblici e fiscali, troppo coercitivi e burocratizzati. Probabilmente non è possibile arrestare questa tendenza con gli strumenti del normale gioco politico democratico, sperando che si formi in Parlamento una maggioranza favorevole a consistenti tagli delle tasse e della spesa pubblica, perché la logica del sistema va nella direzione opposta.

 

Cosa si può fare, allora? L’unica proposta veramente innovativa, in mezzo a tanto chiacchericcio ripetitivo sulla lotta all’evasione, il pagare meno per pagare tutti o la spending review, arriva dalla Germania. Uno dei maggiori filosofi tedeschi contemporanei, Peter Sloterdijk, ha scatenato infatti un acceso dibattito in Germania con la sua proposta di cambiare completamente i nostri sistemi d’imposizione fiscale, passando a forme volontarie di tassazione: l’unico modo, a suo parere, per rivitalizzare le nostre moderne democrazie, ormai trascinate alla bancarotta da sistemi fsloterdijk-la-mano-che-prende-e-la-mano-che-da-.jpgiscali sempre più esosi e polizieschi, che riducono le libertà individuali e umiliano i contribuenti. Le sue idee sono esposte in un libro da pochi giorni tradotto in Italia dall’editore Raffaello Cortina, intitolato "La mano che prende e la mano che da'".

 

Sloterdijk fa notare innanzitutto quanto siano carenti le teorie moderne poste a fondamento del potere di tassazione degli Stati.

 

Sarebbe vano, scrive Sloterdijk, aspettarsi dal fisco attuale una spiegazione, soddisfacente sul piano razionale, dei principi a base della sua condotta impositiva: «Chi sfoglia un libro recente di diritto tributario o di finanza pubblica si imbatte in una marea di banalità stataliste … Da nessuna parte troviamo la benché minima traccia di una giustificazione delle tasse all’altezza dei tempi». La verità è che «lo Stato odierno, come tutti i suoi precursori, è uno Stato che prende sempre quanto riesce effettivamente a prendere. Se mai lo si dovesse mettere di fronte alla necessità di motivare questo suo prendere, si constaterebbe come sia ormai abituato a ruotare in tautologie»: lo Stato tassa perché ha bisogno di soldi, e tassando dimostra di cosa ha bisogno. La sua legittimazione a prendere viene presupposta in via dogmatica.

 

Storicamente, osserva il filosofo tedesco, si sono avuti quattro modi diversi di prelievo e altrettante giustificazioni da parte dei governi. Il primo è quello del saccheggio della tradizione bellico−predatoria, che anche dal punto di vista storico rappresenta la prima modalità di arricchimento statale. Si ha quando un esercito vincitore impone il “tributo” alle popolazioni vinte. La seconda modalità per procurare e giustificare introiti statali deriva dalla tradizione autoritaria e assolutistica delle “imposte”, secondo cui i sudditi sono obbligati a pagare quanto dall’alto decide unilateralmente l’autorità, come prezzo da pagare per vivere in condizioni regolamentate sotto l’ombrello protettivo del Leviatano statuale. A questa modalità, secondo Sloterdijk, si richiama gran parte dell’attuale cultura fiscale, dato che le procedure della fiscalità contemporanea scaturiscono, senza soluzioni di continuità, dalle tradizioni assolutistiche. Il terzo metodo per procurare e giustificare le tasse nella collettività moderna è quello del “contro−esproprio” della tradizione socialista e di sinistra. Se la “proprietà è un furto”, allora lo Stato deve riparare questa ingiustizia “espropriando gli espropriatori”, cioè attuando un contro−furto ben dosato per mezzo del fisco. Infine, il quarto modo per reperire e giustificare le entrate della mano pubblica è rappresentato dall’attività di donatori e benefattori della tradizione filantropica.

 

La prima modalità, quella del diritto di conquista, oggi non più accettabile perché si ritiene che, negli stati di diritto, il saccheggio esterno deve essere totalmente sostituito dalla tassazione interna. Sloterdijk osserva quindi che i nostri attuali sistemi fiscali possono essere compresi solo come un amalgama tra la seconda e la terza modalità di giustificazione del prelievo fiscale, quella assolutistica e quella socialista. Fondendosi, queste due concezioni hanno prodotto un blocco che non ha lasciato ai sostenitori della concezione della tassazione volontaria altra opzione se non quella di sottomettersi. Sloterdijk sospetta che, dalla Rivoluzione Francese in poi, abbiamo coltivato un’errata concezione progressista del mondo, dato che in realtà non è avvenuta alcuna cesura così profonda come ci viene fatto credere. Ben poco infatti è cambiato rispetto alla monotona storia di rapacità fiscale dell’umanità.

Eppure, sostiene Sloterdijk, in un autentico sistema democratico i versamenti nelle casse dello Stato dovrebbero essere concepiti come doni attivi a vantaggio della comunità, non come tributi di sudditanza. Soltanto un sistema di tassazione basato sulla libera scelta dei cittadini, consapevoli e attivi, potrebbe metter fine al degradante sistema dei prelievi coatti, che tratta i contribuenti come soggetti passivi da premere e da gabellare a piacimento. Un sistema del genere, dice Sloterdijk, finirebbe per essere ben più vitale, umano ed efficace di quanto posano mai essere le procedure fiscali obbligatorie oggi dominanti: ottuse, anonime, inefficienti, dissipatrici e soggette a continui abusi.

 

Un sistema di tassazione volontaristico produrrebbe dei cambiamenti psicologici immensi nei cittadini: cesserebbe il loro malumore verso lo Stato e la politica, e si ridesterebbe l’impegno sociale e comunitario. In una società rimodellata sullo spirito del dare, spiega Sloterdijk, il gesto della beneficenza diventerebbe sempre più comune, apportando alla fiscalità pubblica gran parte di ciò che oggi le serve per consolidarsi. La donazione a vantaggio del bene comune potrebbe dunque trasformarsi, nel tempo, in un’abitudine psicopolitica consolidata, impregnando le popolazioni democratiche di una sorta di seconda natura. Esonerati dalla necessità di dare a favore di un obiettivo imposto, i cittadini non si lascerebbero assolutamente sfuggire la possibilità di effettuare gli investimenti necessari nei settori che stanno loro più a cuore, come l’ambiente, l’istruzione, la ricerca medica e mille altre cose. Dopo una lunga era di passività imposta, i cittadini tornerebbero insomma a scoprire la bellezza del dare e di contribuire a progetti d’interesse comune.

 

Un sistema volontario di tassazione, in realtà, non è un’utopia libertaria, ma ha avuto degli esempi storici importanti, come l’antica “liturgia” greco−romana o le più moderne forme di mecenatismo. Charles Adams, in un libro pubblicato in Italia dall’editore Liberilibri intitolato For Good and Evil. L’influsso della tassazione della storia dell’umanità, ricorda che gli antichi greci manifestarono il proprio genio non solo inventando una civiltà senza dispotismo, ma anche un sistema fiscale su base volontaria, privo di burocrazia, di uffici governativi e di forze di polizia. Gli antichi greci avevano infatti capito, guardando agli imperi orientali, che dispotismo e tassazione erano strettamente legati. In Grecia i cittadini più facoltosi di ogni città venivano chiamati a pagare i beni pubblici come l’equipaggiamento militare, le navi da guerra, i giochi atletici, i divertimenti pubblici, e raramente qualcuno si sottraeva a questo dovere, chiamato “liturgia”. Da ogni cittadino ci si aspettava una certa cifra, ma il più delle volte essi davano molto di più, anche il doppio o il triplo, per dimostrare l’attaccamento alla propria comunità (un fatto oggi impensabile!). È probabile, osserva Adams, che in questo modo la comunità abbia ricevuto più averi dai ricchi nell’antica Grecia che nelle nostre democrazie a tendenza socialista.

 

I critici di Sloterdijk, provenienti soprattutto dalla sinistra, lo hanno accusato di voler provocare un crollo delle entrate dello Stato, per favorire i ricchi. Secondo questi “amanti della coercizione” (così li ha definiti Sloterdijk) il cittadino, se non costretto con la forza, si rintanerebbe nel proprio più gretto interesse egoistico e non farebbe più nulla per la comunità. Questa visione “misantropica” secondo Sloterdijk si basa su una concezione errata e unilaterale della natura umana, dato che l’uomo è un essere duplice, non solo egoistico, ma anche capace di gesti di generosità. È possibile che all’inizio molte entrate dello stato si riducano, anche drasticamente (e questo non è necessariamente un male), ma è possibile anche che determinati beni pubblici che godono di particolare interesse risultino più finanziati di quanto lo siano oggi. Ed è anche probabile che si instauri un benefica concorrenza tra lo stato centrale e i diversi enti locali (o addirittura le associazioni private no-profit), se ai cittadini viene permesso di scegliere l’ente cui versare le tasse.

 

Per procedere per gradi, all’inizio si potrebbe lasciare facoltativa solo una parte dell’imposizione fiscale, o quantomeno controllata sul piano della destinazione, ad esempio estendendo i meccanismi del 5 x 1000. Col tempo il carattere volontario della tassazione dovrebbe essere ampliato. In definitiva, quello di Sloterdijk potrebbe costituire, come egli stesso riconosce, un “pensiero politico visionario” a favore dei ceti medi produttivi, oggi divisi e privi di rappresentanza politica, così come nel XIX secolo il socialismo lo è stato per il proletariato industriale.

 

Quello che è certo è che solo un cambiamento dei nostri sistemi fiscali nella direzione della volontarietà potrà impedire alle moderne democrazie di collassare sotto il peso della crescente e inarrestabile esosità dei sistemi fiscali coercitivi, come è accaduto a tante civiltà del passato.

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7 giugno 2012 4 07 /06 /giugno /2012 09:07

economia-malata.png[http://0z.fr/knmJx...] Il senso per l’interesse di tutti può rinascere e svilupparsi solo se si fa poggiare il produrre su basi sane, e se si attuano impulsi capaci di preservare la società da pericoli di crisi. Se l’auto-amministrazione dell’economia si occuperà solo di economia, potrà generare compensi necessariamente poggianti sulla sola economia.

 

Un esempio. Poniamo che un’azienda non sia in grado di pagare gli interessi di chi vi ha impiegato i suoi risparmi di lavoro, e poniamo che, nonostante ciò, essa sia riconoscibile come essenziale per determinati bisogni della gente. Come si dovrà procedere? Chiedendo aiuti allo Stato? Al governo? Assolutamente no. I soldi mancanti potranno essere aggiunti da parte di altre aziende, ma non in modo astratto o dogmatico: ci dovrà essere prima una libera intesa con tutte le persone coinvolte in esse. Qui si esprimerà la solidarietà in senso scientifico, cioè dettato dalla ragione. In tal modo si attuerebbe un giro economico in sé chiuso. Esso riceverebbe da fuori la sua base giuridica, così come riceve ovviamente da fuori la sua continua e risorgente affluenza di individuali talenti umani.

 

Un simile giro economico avrebbe a che fare soltanto con l’economia, e renderebbe allora possibile una distribuzione di beni, capace di procurare a ciascuno quanto giustamente gli spetta, secondo il benessere economico della collettività. Non è che tutti avranno lo stesso reddito come stampini (come avviene oggi): se si saprà che uno ha un reddito maggiore di un altro, si saprà pure che ciò avviene solo perché, in virtù delle sue capacità individuali, quel "di più" torna utile alla generalità, conviene a tutti, e quando una cosa conviene a tutti nasce una nuova convenzione, perché tutti si conviene verso di essa: spariscono i sindacati e spariscono le porcone piagnone che blaterano contro l’articolo da una sede impositiva che non c’entra nulla con la sfera economica. Se una cosa conviene a tutti, tutti ameranno la sfera giuridica richiesta da tutti per giuridicamente garantirne la legittima attuazione.
 
Ecco dunque che un organismo sociale così costituito, potrà regolare - mediante accordi tra i dirigenti politici e quelli economici - le imposte necessarie all’organizzazione politica. Infatti se io ho studiato diritto e tu mi chiedi di trasformare in regola giuridica qualcosa, io devo lavorare per te, che diventi il mio datore di lavoro, ed è ovvio che se uno lavora e crea un bene, questo bene deve essere anch’esso regolato come ogni altro attraverso un altro bene come lo strumento moneta. A volte mi chiedo se dire queste cose ovvie sia necessario. Purtroppo lo è, dato che oggi siamo arrivati a pagare imposte sui nostri sacrifici in nome del crimine organizzato e scialacquatore chiamato Stato unitario.

 

Allo stesso modo, cioè sempre per effetto di libera comprensione, tutto ciò che sarà necessario a sostentare l’organizzazione culturale, affluirà all’organizzazione politica da compensi offerti dai singoli soci dell’organismo sociale.

 

Allora le scuole, che non saranno più scuole dell’obbligo di Stato, ma organizzazione spirituale, cioè culturale, avranno anch’esse il loro fondamento sano. Tale fondamento consisterà nelle individuali iniziative che sempre di più emergeranno da singole persone in libera concorrenza fra loro nel lavoro immateriale.

 

computer-per-piccoli.jpgPer esempio qualcuno potrebbe scoprire come insegnare a leggere e a scrivere creando un nuovo software strutturato come gioco pedagogico in modo che i bambini possano giocare col computer divertendosi. Con ciò non intendo dire che i bambini debbano adottare una logica computazionale o matematica. Il gioco può essere matematico senza esigere tale logica, dato che - come insegna la pedagogia antroposofica - questo tipo di logica se acquisita prematuramente dal bambino impedirebbe il suo sano sviluppo, trasformandolo in un adulto filiforme, cioè eccessivamente magro. Se per gioco però mostro ad un bambino due cose e poi una sola, il bambino si chiede dov’è l’altra senza neanche accorgersi di avere scoperto che 2-1 =1. Allo stesso modo quando l’infante succhia il latte materno sperimenta in sé il concetto di retta senza averne la coscienza. Ciò non toglie che il latto che va dal capezzolo della madre fino al suo palato formi inconsciamente la prima immagine di linea retta… Mi rendo conto che molti antroposofi bacchettoni non saranno d’accordo con questa affermazione, soprattutto coloro abituati a generalizzare tutto anche l’antroposofia. C’è ad esempio chi afferma: anti-virus.jpg“C’è poco da fare, chiunque voglia utilizzare un computer deve per forza adottare la logica computazionale. Ma un conto è che ciò venga fatto da un essere già formato […] altro che venga fatto da un essere in via di formazione, ossia da chi rischia, introiettando la logica computazionale, di rimanervi per sempre imprigionato. A tutto danno, naturalmente, della sua salute e del suo equilibrio” (Cfr. “Come ti “stordisco” il pupo”, ospi.it). Ma questa è solo una minchioneria, dato che allora anche il frigorifero non dovrebbe essere usato da un individuo non ancora formato! In ogni caso le individuali iniziative in campo pedagogico non dovranno necessariamente essere di tipo tecnologico. Questo era solo un esempio, ma se si legge qualcosa della pedagogia di Steiner ci si accorge che ognuno può scoprire mille e mille modo di giocare istruttivamente coi piccoli. Basta essere ancora un po’ bambini per scoprirli…

 

Solo nell’organismo sociale qui inteso (continua).

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6 giugno 2012 3 06 /06 /giugno /2012 18:02

leopardistatua.jpgHo incontrato per caso e brevemente intervistato Giacomo sulla pressione fiscale dello Stato e dell'opinione pubblica sul singolo individuo non allineato. Mi ha risposto così, brevemente, poi se n'è andato cupo in volto e pensoso.
 
[...] Ché se il cedere per forza, cioè per causa della propria impotenza (in qual genere ch'ella si sia), è miserabile, il cedere volontariamente, cioè per mancanza di sufficiente egoismo, in questo sistema di pressione generale, è ridicolo e da sciocco, e da inesperto o irriflessivo. E si può dire con verità che il sacrifizio di se stesso (in qual si voglia genere o parte) il quale in tutti gli altri tempi fu magnanimità, anzi la somma opera della magnanimità, in questa è viltà, e mancanza di coraggio o d'attività, cioè pigrizia e dappocaggine; ovvero imbecillità di mente; non solamente secondo l'opinione degli uomini, ma realmente e secondo il retto giudizio, stante l'ordine e la natura effettiva e propria della società presente [...].

 G. Leopardi, 10 maggio 1822 - Zibaldone, 2436 - 2441

 

Che tipo però 'sto Leopardi. Mah...!

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6 giugno 2012 3 06 /06 /giugno /2012 16:23

Quanto afferma Paolo Becchi è secondo me TUTTO condivisibile ad eccezione dell'idea di sovranità monetaria in quanto mi pare che non si possa più oggi avere fede nello Stato pur restando in buona fede.

 

Lo Stato, legalizzando la monopolizzazione dell'iniquità del monetaggio delle banche emittenti e imponendola a noi in modo forzoso assieme alla moneta unica, si è comportato come fanno i mandanti rispetto ai killers (che in questo esempio simboleggiano le banche emittenti). Stato-mandante e banca-killer sono dunque entrambi i fautori della grande truffa, esattamente come il Gatto e la Volpe nel campo dei miracoli a scapito delle tasche di Pinocchio defraudate delle sue monete d'oro (nella favola di Collodi)!

 

Ecco perché l'unico ambito possibile di una sovranità monetaria non può che essere costituito oggi dall'individualità umana in grado coi propri talenti di produrre beni e di conseguenza di creare il corrispettivo bene "moneta". Quest'ultimo riguarda essenzialmente l'economia.

 

Invece lo Stato di diritto dovrebbe occuparsi di diritto, non della creazione dal nulla di moneta fasulla.

 

Semmai dovrebbe riscoprire il diritto dell'individuo di autogovernarsi nella propria sfera economica e garantirne giuridicamente la legittimità. Ma questo, ripeto, non dovrebbe significare stampare moneta dal nulla, dato che questo l'ha sempre fatto come mandante (anche con la Lira). Conferire al mandante la sovranità dell'emissione monetaria è a mio parere cadere dalla padella nella brace.

 

 

 

IL COLPO DI STATO SOBRIO DI MARIO MONTI
Il governo degli spettri che espropria la sovranità dei popoli

Trascrizione a cura di Maria Laura Borruso

 

MESSORA: Paolo Becchi, docente di filosofia del diritto all'Università di Genova, autore, tra gli altri, del libro “Il principio 'dignità umana'” che verrà presentato al Festival di Filosofia del 20 giugno a Brescia. Paolo Becchi, buongiorno.

 

BECCHI: buongiorno a te.

 

MESSORA: lei il 12 di gennaio ha scritto un interessantissimo articolo su Libero dal titolo “Il colpo di Stato sobrio di Mario Monti”. Ci vuole spiegare in che senso intendeva un colpo di Stato?

 

BECCHI: si potrebbe aggiungere, appunto, un colpo di Stato sobrio, perché noi siamo abituati a pensare a colpi di Stato con i carri armati, con la violenza e con il terrore, invece qui è stato tutto preparato a tavolino dai banchieri di Bruxelles a cui non andava bene il governo eletto democraticamente dal popolo italiano e quindi era necessario sostituirlo da un rappresentante dei tecnici, di quei tecnici di Bruxelles e Mario Monti era la persona ideale per ricoprire questo ruolo. I partiti non hanno potuto far altro che legalizzare questo stato di cose, ma un conto è la legalità, che è stata sicuramente rispettata, un conto è la legittimità di un governo, quello attuale, che non ne ha nessuna. È per quello che si è trattato di un colpo di Stato, diciamo così, sobrio, ma in ogni caso questo governo non esprime la volontà del popolo italiano così come era stata rappresentata dalle ultime elezioni politiche. Questo mi sembra il dato di fatto. Che si insista sul fatto che comunque tutto è avvenuto nell'ambito della legalità, da un punto di vista giuridico è corretto, da un punto di vista politico non conta solo la legalità ma conta la legittimità e sul tema della legittimità credo che ci siano forti dubbi su un governo che ci è stato imposto dall'estero, ci è stato imposto da un gruppo di potere che sta alla base delle decisioni che sono state poi prese; questo gruppo di potere è un gruppo di potere finanziario potentissimo e anche, se vogliamo, invisibile, che comunque non ha a che fare con la volontà del popolo italiano.

 

MESSORA: sì, perché si può dire che tutto sia avvenuto nel solco della Costituzione, come dicono, però sta di fatto che nel giro di 48 ore due governi, democraticamente eletti, sono stati ribaltati, in Italia e in Grecia - in Grecia addirittura volevano fare un referendum – sostituiti da due uomini che si possono dire dei poteri forti, perché entrambi espressione, a parte del mondo bancario, ma di un'organizzazione internazionale molto potente, che rappresenta le lobby americane, che tra l'altro aveva nel suo DNA un documento stilato nel '73 che professava il superamento delle burocrazie farraginose delle democrazie. Si diceva addirittura in questo documento, “The crisis of democracy”, che le uniche democrazie che funzionano sono quelle dove la maggior parte delle persone stanno apnea. Ecco, questa organizzazione è la trilaterale, Mario Monti ne era una delle più alte tre cariche e Lucas Papademos era un membro. Quindi si può dire che fossero espressione dei poteri forti. Che in solo 48 ore due governi siano stati ribaltati con due membri della stessa organizzazione perlomeno doveva far nascere il sospetto che qualcosa non andava. Tu nel tuo articolo parli addirittura di spread aumentato ad arte. Che cosa intendevi dire?

 

BECCHI: intendevo dire che chiaramente la situazione era stata diciamo guidata in un certo modo, affinché, diciamo così, il governo precedente fosse messo in condizioni tali da dover lasciare il campo ad un altro tipo di governo. È per quello che ci hanno provato in tutti i modi, ci hanno provato con Gianfranco Fini, ci hanno poi provato con la vita sentimentale del Presidente del Consiglio e poi alla fine, vedendo che non c'era niente da fare, si è cominciato ad intervenire direttamente su che cosa? Su questo strumento finanziario per cercare di far capire che ormai bisognava assolutamente cambiare, come hai detto tu, giustamente, nel giro di due giorni la situazione si è ribaltata per essere nominato senatore a vita nella vecchia Repubblica, quella che – ahimè – adesso ci fanno un po' rimpiangere. Ci volevano mesi di ricerca, addirittura anni per essere nominato senatore a vita. Il nostro Presidente della Repubblica ha nominato Senatore a vita, per parargli il culo a vita, Mario Monti nel giro di un pomeriggio.

 

MESSORA: si può dire che si pensava, e la scusa era che c'era una grande urgenza. Mi ricordo i titoli dei giornali “fate presto”, perché lo spread era molto elevato. Ma adesso lo spread sta tornando ai livelli di prima e dunque se c'era urgenza prima c'è urgenza anche adesso. Cosa facciamo? Sostituiamo di nuovo il governo?

 

BECCHI: sì, ma era tutta una manovra, perché non era necessario nominarlo Senatore a vita. Questo Senatore a vita è stato richiesto espressamente da Mario Monti per appunto pararsi da qualsiasi possibile accusa. Perché lui poteva fare tranquillamente il Presidente del Consiglio da un punto di vista costituzionale, senza per questo essere senatore. Quindi è stata soltanto, diciamo così, una richiesta implicita da parte di Mario Monti per poter avere comunque la tranquillità di non essere indagato, tranquillità sotto tutti i profili per il futuro anche come senatore a vita, perché è una carica che non perderà per tutta la vita, indipendentemente dal fatto che poi finirà il suo mandato, se mai finirà. Cioè, voglio dire, le prossime elezioni possono verificarsi uno scenario tipo quello greco e a quel punto il terrorismo naturalmente aiuterà, lo sappiamo, nel nostro paese, come ho cercato di spiegare oggi su Libero e a quel punto governo di unità nazionale. Chi potrà esprimere meglio questo governo di unità nazionale se non il banchiere di Bruxelles? Ne abbiamo due di banchieri, uno è Draghi, che adesso è lì, e un altro qui. E il casino resta perché, come dicevi tu prima, lo spread ha ripreso a salire. Questo non è il problema. Il problema reale non è continuare ad aumentare le tasse e metterle da tutte le parti, il problema reale è che questo euro è stato costruito male. Era uno strumento. Cosa ne vogliamo fare? Una divinità? Ne stiamo facendo una divinità. Perché se l'euro è soltanto uno strumento e questo strumento ci si rende conto che non va più bene, basta. Stop. Chiuso. Invece no. Noi stiamo facendo fare sacrifici enormi ad intere popolazioni: i greci, gli spagnoli, ci saremo poi noi. Per cosa? Per salvare una moneta che hanno deciso di costruire a tavolino 10-12 anni fa un gruppo limitatissimo di persone di un potere invisibile? E in questo potere c'era ovviamente Mario Monti che adesso è dovuto intervenire appunto per salvare la sua creatura. Questo non è accettabile, non è assolutamente accettabile. Ecco che io, diciamo così, dopo aver scritto quell'articolo su Mario Monti e aver scritto un articolo dopo da un taglio un pochettino più filosofico apparso qualche tempo fa su Libero, oggi ho fatto uscire un pezzo, cioè mi hanno lasciato pubblicare un pezzo che è forse più politico ma che fa ben capire che se vogliamo un'alternativa allo stato di cose attuale, prima di trovarci con l'acqua alla gola, come si trovano purtroppo i greci, l'Italia non ha che una possibilità, quella di recuperare la propria sovranità monetaria. Non soltanto la sovranità politica, la sovranità monetaria. Che sia l'Italia a decidere sulla situazione attuale monetaria, non un gruppo limitatissimo di banchieri di Bruxelles che impone a noi le scelte.

MESSORA: si dice che la storia insegna e quindi dalla storia bisognerebbe imparare. Cito un brano che tu hai pubblicato a gennaio: “Strane corrispondenze della storia, quando Marx descrive i poteri della Francia di Luigi Filippo, in cui l’indebitamento dello Stato era l’interesse diretto della frazione della borghesia che governava e legiferava per mezzo delle Camere. Il disavanzo dello Stato era infatti il vero e proprio oggetto della sua speculazione. Dopo quattro o cinque anni un nuovo prestito offriva all’aristocrazia finanziaria una nuova occasione di truffare lo Stato che, mantenuto artificiosamente sull’orlo della bancarotta, era costretto a contrattare coi banchieri alle condizioni più sfavorevoli”. Ma è agghiacciante!

 

BECCHI: sì, è agghiacciante. Però è agghiacciante anche soprattutto, direi, che autori che come Carl Marx hanno veramente capito il loro tempo e hanno anche prefigurato il futuro, oggi siano dimenticati e paradossalmente siano dimenticati proprio anche da coloro che si ispirano, si ispiravano vagamente alle idee socialiste o comuniste. Cioè Marx l'ho citato in quel contesto, Marx ritorna in un articolo che ho citato, dove si fa capire di nuovo che insomma le merci stanno prendendo, il mercato finanziario sta assumendo un potere straordinario rispetto anche al semplice sviluppo capitalistico come è stato nelle prime fasi. Io credo che le analisi di Marx andrebbero oggi ripensate, non soltanto le analisi economiche ma anche le analisi politiche. Ci può dire ancora molto. Noi lo trattiamo come un cane morto ma un cane morto non è. Del resto alcuni economisti avveduti si rendono sempre più conto che il capitale finanziario, nella fase che sta attualmente attraversando, era già stato previsto da Marx nelle sue analisi di fine '800; quindi grande capacità di previsione. Quello che oggi manca, quello che oggi manca completamente, perché le capacità di previsione di analisi lucida che esisteva allora oggi manca, non si trova da nessuna parte. Lo si vede molto bene, gli economisti brancolano nel buio e quei pochi che adesso cominciano a vedere chiaro che l'alternativa è soltanto l'uscita dall'euro per salvare i popoli europei, sono pochissimi al momento, però cominciano ad esserci; non nel nostro paese, perché nel nostro paese con la decisione di questo governo e con la stampa, le televisioni, i mezzi di informazioni, questo grande martellamento che ci viene fatto costantemente in testa che senza l'euro noi non riusciremo più a vivere è tale per cui qualsiasi discussione, discussione neutrale anche, se vogliamo, viene bloccata. Viene bloccata perché c'è una propaganda messa in atto dal regime attuale che non lascia spazio ad un vero autentico dibattito se non in luoghi così limitati come quello che possiamo fare noi oggi, un articolo sul giornale apparso su Libero di cui meglio non parlarne, assolutamente evitare di parlarne: è un professore che è andato fuori di testa.

 

MESSORA: ma il concetto di democrazia su cui è nata l'Europa è molto aleatorio, basti pensare a tutti i referendum che o non sono stati proposti, come in Italia, siamo entrati col Trattato di Lisbona, era il 15 agosto 2008 e la gente era in spiaggia ad ubriacarsi e loro ratificavano un trattato europeo senza la pur minima consultazione. Oppure come in Irlanda quando sullo stesso trattato fecero una consultazione referendaria e vinsero i no, l'Europa li costrinse a ripeterlo fino a che non vinsero i sì. Come dice Nigel Farage, l'Europa è un posto dove i referendum si fanno e prevedono solo due risposte: “sì” e “sì, per favore”. Oppure basti pensare al referendum sulla Costituzione Europea che i francesi hanno bocciato ma gli è stato rinfilato con il Trattato di Lisbona. Basti pensare al referendum in Grecia che appena Papandreou si è permesso di dire “facciamo un referendum per chiedere al popolo – perché siamo in democrazia – se vogliono le misure di austerity o vogliono un'altra soluzione” è stato ribaltato il governo. Insomma, l'Europa è una costruzione elitaria di poche persone che hanno deciso che così dovevano andare le cose. Del resto l'ammissione di Monti alla Trilaterale era proprio quella di costruire l'integrazione europea. Poi lui ammise in un video che questo avviene per il vantaggio materiale delle lobby americane, ma questa è una cosa che non fa scalpore. Tu parli addirittura di “governo di spettri”, “un governo di spettri che si legittima non attraverso il consenso democratico ma attraverso la difesa di una fantomatica moneta che non è la nostra, ma semplicemente l'unica. Quello che conta è salvare l'euro, anche a costo – come sta avvenendo – di ridurre alla miseria intere popolazioni”. Ma tu che sei professore di filosofia del diritto, ma c'è un qualche diritto che può essere superiore alla felicità dei popoli?

 

BECCHI: sì, la felicità è uno degli aspetti fondamentali, il diritto alla ricerca libera e propria della felicità che ritroviamo nei primi documenti delle costituzioni americane. Io più che il principio “felicità” metterei a quel posto, nella nostra tradizione continentale, il principio “dignità”, il principio della dignità umana. Ma ora non è tanto... Non vorrei portare la discussione su questo aspetti così radicali, così di principio quali sono i principi fondanti, eccetera, qui il problema fondamentale è che, come tu hai detto giustamente, da un lato la moneta è stata imposta, dall'altro lato le scelte politiche decisive, come per esempio la Costituzione Europea, è stata bocciata dai popoli europei. Ora questo è un fatto gravissimo. La costituzione nasce, pensiamo alla nostra Costituzione, dalla volontà, è espressione della volontà del popolo. Quando la Costituzione, sotto forma adesso di Trattato di Lisbona, viene addirittura imposta ai popoli contro la loro volontà, perché tu hai citato la Francia e io nell'articolo di oggi riprendo questa cosa e per i Paesi Bassi vale la stessa cosa, per l'Olanda. Quindi qui si tratta chiaramente di una costruzione artificiale che è stata imposta ai popoli. I popoli non lo volevano questo tipo di costruzione artificiale, né politica né economica. Il dato di fatto è questo. Oggi dobbiamo ripensare ad una rimessa in discussione complessiva dell'ordine politico che si è costruito negli ultimi venti anni. È questo il grosso problema che abbiamo di fronte. Probabilmente si apre lo spazio per un diversissimo ordine politico. Potrà essere una catastrofe? Non lo so. Nella catastrofe ci viviamo già. Questa idea che non si possa uscire dall'euro perché se no sarà la fine del mondo, vuoi la mia risposta? Meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine.

 

MESSORA: perché in effetti l'alternativa che si prospetta è quella di un'austerity senza fine.

 

BECCHI: esatto!

 

MESSORA: se dobbiamo essere vessati, tassati, affamati! A questo punto ci sono dei paesi, come l'Argentina, che sono falliti ma adesso viaggiano al 5, 6, 7, qualcuno dice 8% del PIL.

 

BECCHI: esatto. Ma io mi domando e dico: perché non si apre una discussione politica su questi temi? Perché tutti ad adorare questo governo? E cosa sta facendo questo governo? Cosa ha fatto finora? Ha aumentato discriminatamente le tasse. È questo il modo secondo loro per favorire la crescita? Rendendo il popolo in condizioni tali da non comprare più niente, disagiati in tutti i modi? Questo secondo me è impensabile. Il grosso problema è che questo Stato ha ormai obnubilato la mente degli italiani, anche se io ho l'impressione... Prendiamo le ultime elezioni amministrative. Insomma, voglio dire, c'è stato uno scombussolamento totale. Sì, potranno dire “sono amministrative. Le amministrative è una cosa e le politiche sono un'altra”. Ma insomma, Forza Italia è sparita. Praticamente una forza del genere... il Popolo delle Libertà dov'è? Non c'è. La Lega? Insomma, in stato vegetativo permanente. Sì, mancherà, sarà arroccata in quei quattro o cinque posti, ma chi è che ci crede più? Ecco l'esplosione dall'altra parte di un movimento di protesta che ha avuto grande successo. Ma non soltanto questo, c'è anche una grandissima astensione. Secondo me c'è un vuoto, oggi in Italia un vuoto di rappresentanza politica. Cioè i partiti attuali... Il terzo polo, cioè – tra virgolette, perché non voglio offendere nessuno – i traditori dei diversi poli che dovevano costituire la novità politica del futuro. Inesistenti. Qui ci sarebbe bisogno di una nuova forza politica innovativa, come del resto è stato, perché questo non possiamo negarlo, che è finito miseramente, che non ha avuto nessun successo, che è stato venti anni di sofferenze; Berlusconi però all'inizio era questo, qualcosa di nuovo.

 

MESSORA: come la Lega?

 

BECCHI: come Berlusconi e la Lega. Queste sono state le grandi novità del panorama politico italiano. È finito tutto in merda. D'accordo, è vero. Niente da dire. È stata un'illusione. Però, ecco, ci vorrebbe di nuovo qualcosa di nuovo, che uscisse qualcosa di nuovo dal letamaio in cui siamo caduti.

 

MESSORA: forse la gente è così arrabbiata con i partiti perché, come tu dici quando parli del manuale di Curzio Malaparte “Tecnica del colpo di Stato”, hanno concesso la legalità ad un governo che legittimo non era, tu dici “ed è così che il Parlamento diventa complice necessario del colpo di Stato”.

 

BECCHI: certo.

 

MESSORA: accetta il fatto compiuto e lo legalizza formalmente. Quando dicono “ma è tutto regolare”, è tutto regolare perché qualcuno lo ha fatto diventare regolare.

 

BECCHI: ma certamente. I partiti si può dire che hanno avuto le mani legate. Tu facevi prima l'esempio dell'euro. I partiti in Italia hanno avuto le mani legate e hanno dovuto votare per questo governo. Ma l'euro? Come mai è stato creato questo meccanismo irreversibile? Cioè abbiamo creato la moneta e non ne puoi uscire dalla moneta. Ma quando mai? Ma cosa è l'euro? Qualcosa di a tal punto intoccabile che non si può tornare indietro, che non si può dire ad un certo punto “noi non lo vogliamo”? Ma per quale motivo? Cioè se un singolo Stato si riprende la propria sovranità, sovranità monetaria, certo che può farlo. Il fatto che la moneta sia stata costruita pensandola irreversibile, pensando che non si potesse tornare indietro, è un errore di coloro che l'hanno pensato, che lo hanno voluto imporre in questo modo ai popoli. Ma i popoli nella loro sovranità possono sempre, in qualsiasi momento, ricontrattare la cosa e dire “non stiamo più a quel patto”.

 

MESSORA: pensa che stanno spingendo questo principio alle estreme conseguenze, perché stiamo per ratificare un Trattato che si chiama MES, il famoso Trattato europeo sulla stabilizzazione, il fondo salva-stati, che prevede che i 17 super governatori possono imporre agli Stati il pagamento di quote che decideranno loro, via via potranno essere sempre maggiori, e non prevede in alcun modo che uno stato possa sottrarsi a quest'obbligo e prevede addirittura l'impegno che i governi, anche successivi a quelli che lo ratificano, non possano recedere mai più da questo Trattato. Siamo alla follia. Siamo alla schiavitù. Tu dici una cosa nell'articolo di oggi: “occorre inoltre la fine di questo sistema parassitario ed usuraio di economia monetaria e finanziaria. Sono gli Stati ad essere i creditori dell'Europa, sono i popoli che anticipano ai banchieri i capitali di cui essi hanno bisogno e soltanto con un gioco di prestigio questi stessi popoli e Stati ne divengono improvvisamente i debitori costantemente insolventi”. Cioè hanno inventato una nuova tassa occulta dalla quale non si può assolutamente recedere e che non si può neanche negoziare.

 

BECCHI: certamente! È questo il gioco di prestigio che è stato creato. Un gioco di prestigio tale per cui noi perderemo sempre di più. Perché? Perché i nostri debiti non faranno che crescere, e stanno crescendo, lo spread che di nuovo aumenta. Quindi il nostro debito aumenta. Ma il debito lo hanno creato loro, non lo abbiamo creato noi. Certo, è vero, ci sarebbero state da ridurre delle spese nella nostra attività dello Stato, eccetera. Però pensa alla Spagna. La Spagna non aveva questo problema, il forte debito pubblico la Spagna non ce l'aveva ed è nella merda come siamo nella merda noi oggi. Come mai?

 

MESSORA: oppure pensa al Giappone che ha un debito pubblico elevatissimo e questo problema non ce l'ha.

 

BECCHI: eppure questo problema non ce l'ha. Quindi il problema non è questo. Il problema, ripeto, è la costruzione di una moneta e di un'Europa, perché le cose vanno insieme, questo tipo di moneta e questo tipo di Europa politica che è fondata esclusivamente sul controllo di quello che io ho definito un potere invisibile. Perché noi sappiamo chi è il Ministro, sappiamo chi è il Presidente, ma questo grande centro di potere che prende le decisioni sulla testa di ogni singolo popolo noi non sappiamo chi sia, questo gruppo limitato di persone che sta decidendo sulla vita e la morte di migliaia di persone. Noi non lo sappiamo. Non abbiamo i mandanti, abbiamo gli esecutori materiali. Gli esecutori materiali oggi si chiamano in Italia Monti e alla Banca Centrale Europea Draghi [I mandanti sono stati gli Stati quando, ripeto hanno legalizzato i banchieri killers! - ndr]. Questo noi sappiamo, vediamo visibilmente. Quello che c'è dietro noi non lo vediamo. Ma il tema del potere invisibile è un tema che certamente contrasta con l'idea di democrazia, ma è quello che noi oggi stiamo sperimentando. È proprio questo che si sta verificando. Le decisioni vengono prese al di sopra delle nostre teste complessivamente. Non possiamo farci niente. L'unica cosa che al momento si può fare – io non vedo altra alternativa – è lottare, è remare contro e remare contro significa cosa? Recuperare quegli spazi di sovranità che gli Stati non hanno avuto. Però questo può avvenire, a mio avviso, soltanto come? Se all'interno della società civile questo bisogno effettivamente è sentito, se nell'opinione pubblica comincia ad esprimersi. È chiaro che, guarda, qui “Libero” non c'è, vedi? “Repubblica”, “il Corriere”. Cioè da una parte l'organo dello stalinismo, non esiste più lo stalinismo ma esiste il giornale. Repubblica rappresenta questo, è l'organo dello stalinismo istituzionalizzato. Prendiamo un giornale neutrale, un giornale che è considerato il giornale per eccellenza, che tutti dovrebbero leggere perché ti dà il piano, è equilibrato, eccetera: il Corriere della Sera. Non è un numero nuovo, a caso. Io sono convinto che se noi dovessimo sfogliare qualsiasi giornale troveremmo immediatamente un articolo che “Madonna! L'euro non si può toccare! L'Europa è fuori discussione!”, eccetera. Vediamo. Sfogliamone uno a caso. “Dalla finanza all'antipolitica”, “i nemici della moneta unica”, “bisogna fermarli prima che la loro azione nefasta agisca sui nervi scoperti dei governi e della politica. Un fallimento dell'euro segnerebbe sia la fine del progetto storico cui generazioni di governo hanno lavorato indefessamente...” Ma vi rendete conto che è pura, vuota retorica? Generazioni intere? Ma se sono dieci anni che c'è l'euro, cazzo! Ma scusate, ma quali generazioni? Io mi ricordo ancora della lira e mi ricordo che un milione di lire, un milione di vecchie lire una persona viveva dignitosamente. Con due milioni di vecchie lire una famiglia era benestante. Con duemila euro oggi muori di fame. È questa la realtà. È questa la realtà che viene costantemente smentita. Come si fa? “I sostenitori della fine dell'euro hanno torto marcio”. Ma me la porti una motivazione dove abbiamo torto marcio? Avete paura! Avete paura, per questo tutti i giorni – ora ho preso un giornale a caso, vecchio – tutti i giorni dobbiamo essere ripresi da questa continua manipolazione, per cui se parli contro l'euro è come se parlassi contro Dio. Uguale. Sei un ateo. Con tutto il rispetto che io posso avere per gli atei, sono credente. Ma porca miseria, è possibile che noi abbiamo fatto di una moneta una divinità? Come oggi ho detto, una divinità malvagia. Perché una divinità tu immagini ti darà del bene, ma questa sta annientando intere popolazioni. È come se fosse una guerra senza che ci spariamo a vicenda. Ma se la gente muore! Quanti sono? Io non ricordo, ma in Italia dall'inizio dell'anno quanta gente si è già ammazzata per problemi economici? Piccoli imprenditori che di fronte all'impossibilità di mantenere la famiglia, di fronte alla necessità di chiudere la fabbrica si sono ammazzati. È questo a cui noi vogliamo giungere? A questo livello di sacrifici? Della vita stessa sull'altare non di un'idea, la felicità, la dignità, eccetera, o anche l'onore, mettiamoceli tutti, l'identità nazionale, quello che volete. No. Quella bella moneta che campeggia a Bruxelles: l'euro. Possiamo farne a meno. Direi che sì, sarà difficile, sarà un cambiamento del modo di pensare, eccetera, ma io penso che sia venuto veramente il momento di dire basta con questo euro e basta con questa Europa. Io penso che sicuramente sia necessario recuperare la propria sovranità monetaria ma anche la propria sovranità politica. Io sono per la chiusura dell'accordo di Schengen. L'Italia deve uscire dall'accordo. Si riprenda la sovranità monetaria ma si riprenda anche la sovranità politica. Sul proprio territorio nazionale decide l'Italia. Il problema qual è? Il problema è che quello che io sto proponendo non è realizzabile, non è fattibile. Perché? Perché tutti i partiti politici attualmente presenti sono radicalmente favorevoli invece all'ipotesi contraria: la difesa dell'euro perché se no appunto il paese andrebbe a scatafascio e la difesa di questa Europa. Perché è chiaro che se dovesse... Noi dobbiamo però tener presente questo, nel 2013 ci saranno le elezioni politiche. Qui ritorno sull'idea mia precedente, posso sbagliarmi, ma c'è al momento in Italia un vuoto di rappresentanza politica. Se questo vuoto politico sarà riempito da una forza in grado di trascinare milioni di italiani allora si può vedere che cosa succederà.

 

MESSORA: Paolo, per venire ai fatti di cronaca, dell'attualità, tu oggi nell'articolo scrivi “La minaccia terroristica nella storia di questo paese prelude sempre alle retoriche dei governi di unità e solidarietà nazionale, di fatto alla neutralizzazione della critica politica ed alla repressione di ogni forma di dissenso”. Già ieri la Cancellieri, mi pare, ha usato l'argomento che la TAV era la madre di tutte le preoccupazioni e lo ha fatto all'interno di un contenitore dove si parlava di terrorismo, proprio di quello che è successo alla Ansaldo. Tu temi che possa verificarsi ancora, oggi, nel 2012, questo genere di strategia?

 

BECCHI: io penso che è un'arma spuntata. Ma il fatto dell'attentato, della gambizzazione del dirigente della Ansaldo e il tentativo di utilizzare gruppi anarchici non ben definiti va in questa direzione. Nel nostro paese il terrorismo ha sempre avuto questa funzione di aiuto per lo Stato, fondamentalmente, è stato largamente un terrorismo...

 

MESSORA: ...di aiuto per il "governo".

 

BECCHI: ...di aiuto per il governo. Quindi può anche darsi che non avendo più altra carta a disposizione, si utilizzi di nuovo questo strumento come forma di coesione nazionale. Io penso però, d'altra parte, che gli italiani ormai sappiano riconoscere quello che è avvenuto nel passato, non hanno una memoria così corta. Se pensano di utilizzare questo sistema per poter creare maggiore coesione intorno a questo governo o per giungere a quello che io prevedo, prossime elezioni e un governo di unità nazionale si sbagliano. Lo cercheranno di fare, utilizzando anche questo strumento se non ne troveranno altro, ma si sbagliano. Perché io credo che se cominciano ad esserci giornali come Libero, perché è Libero effettivamente, o blog addirittura come il tuo dove si dà spazio e voce a un professore che non ne ha avuto mai e che sugli altri giornali non riesce a scrivere o non ha possibilità di esprimersi da altra parte, già è un segno, un piccolo segno che probabilmente all'interno della società c'è un bisogno, si sente il bisogno di questa critica radicale nei confronti dello stato di cose esistenti. Perché questa è chiaramente una crisi destra-sinistra, ma sono categorie del secolo scorso. Non esiste più un problema di destra o di sinistra, qui esiste un problema esclusivamente di sopravvivenza. Prima ancora della felicità abbiamo diritto a sopravvivere. Qualsiasi famiglia italiana ha diritto alla fine del mese di arrivarci. Con l'euro e con questa Europa, con questo governo non ci arriverà più.

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6 giugno 2012 3 06 /06 /giugno /2012 13:16

tric-e-trac.jpgL'Occidente è attualmente alla guida dell'umanità. e lo è per capacità di sviluppo tecnologico che ci ha portato ad un livello scientifico incredibile. Ma il continuo sviluppo tecnologico non inganni: la tecnologia è solo applicazione della scoperta scientifica, non scoperta in sè.

 

In realtà lo sviluppo del pensare, che è la cosa più importante, è sottostimato per le ripercussioni che potrebbe avere se per esempio la tecnologia fosse utilizzata anche a favore dei più deboli, nell'evoluzione di tutta l'umanità.

 

Teorie della superiorità razziale? No, semplice constatazione della realtà, se non si è obnubilati da opposizioni politico-ideologiche vecchio stampo, volute e diffuse da chi aveva orrore di un vero passo avanti di tutti i popoli.

 

D'altronde che si sia alle elementari come all'università e, successivamente, si avanza nella gestione del sapere.

 

Ma lo sviluppo del pensiero come mera applicazione scientifica porta con sé un pericolo: quello dell'illusione che questa pacchia per pochi possa durare ancora molto tempo, "poi tanto qualcosa cambierà".

In fondo lo pensano tutti.

 

Quindi vorrei avvisare tutti i bimbi dell'asilo mondiale che la ricreazione è finita e che la maestra è puttana!

 

Vorrei avvisarli che il destino dell'umanità non è assegnato, comunque ci comportiamo, a sorti luminose e progressive, ma è nelle nostre mani, nei nostri comportamenti di ORA, ADESSO, SUBITO! E che i nostri comportamenti di ORA avranno ripercussioni nel divenire!

 

L'allevamento di  centrali nucleari francesi peserà come un macigno sulle future generazioni, così come il militarismo statunitense o l'infantilismo e la furberia da quattro soldi dell'Italia.

 

Sull'africa e il Sud America stendiamo un velo pietoso.

 

Cina e India ci seguono nella follia e non mi si parli della loro millenaria cultura.

 

Sarebbe come l'italiano che parla e si fa bello col Rinascimento, merito di pochi, mentre l'Italia  ha perso  trenta milioni di visitatori all'anno del proprio patrimonio di bellezze negli ultimi vent'anni e siamo diventati il secondo paese di emigranti dopo la Romania.

 

Come ho già avuto modo di scrivere, le idee e i comportamenti, funzionali un tempo, sono scaduti e vanno rinnovati.

Per esempio le battaglie sindacali e il femminismo ebbero  il merito di portare alla luce i problemi del mondo del lavoro e le condizioni delle donne. Poi i sindacati sono diventati un'ingranaggio della macchina del sistema e il femminismo ha innestato la guerra dei sessi senza portare alla donna l'unica cosa che le spettava: il rispetto profondo che meriterebbe.

 

C'è bisogno di rinnovare idee e comportamenti molto più che rinnovare ogni giorno modi di vivere oramai ridicoli.
ORA! (Massimo Francese - 3 giugno 2012).

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6 giugno 2012 3 06 /06 /giugno /2012 12:33
Film di Jean Vigo "Zero in condotta" del 1932 - durata 42 min

 

 Non sono mai stato un cinefilo da Corazzata Potemkin ma in questo caso  vale la pena di immergersi nel bianco e nero di questo breve film.

  

 

Il padre di Jean dirigeva un giornale di ispirazione anarchica, dove si firmava Miguel Almereyda (il cognome è anagramma di "Y a la merde" che significa "c'è merda")... Arrestato, morirà in carcere "suicidato".  Nonostante la morte precoce di Jean (29 anni) per la tubercolosi, i suoi quattro film riusciranno a influenzare nel tempo registi come Bunuel, Truffaut e Steve McQueen e l'apprezzamento di Céline.

 
Il film parla delle vessazioni degli adulti, maestri e bidelli, sugli alunni di un collegio che al momento giusto, con l'aiuto dell'unico sorvegliante umano, si ribellano con giochi, scherzi e lazzi proprio nel giorno della visita dei notabili, che dovranno fuggire.

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6 giugno 2012 3 06 /06 /giugno /2012 10:43

marcioni-blues.jpgTitolo originale: Perché gli economisti che ci governano non hanno saputo prevedere la crisi e non sapranno risolverla.

 

Oggi gli economisti governano il mondo. Sono a capo delle Banche Centrali, e sempre più sono a capo anche delle istituzioni pubbliche e dei governi, come in Italia. La crisi economica è oggi il principale problema, e quindi è naturale che siano chiamati gli “esperti” a risolverla, ma è interessante scoprire che in realtà è proprio colpa loro e dei loro inefficaci modelli matematici se oggi ci troviamo in queste condizioni.

 

L’Economia è la scienza più inesatta che ci sia, e forse non molti sanno che non tutti gli economisti la pensano allo stesso modo, anzi alcuni sono a poli diametralmente opposti. Ecco perché in campo economico si sente dire tutto e il contrario di tutto e le ricette si faticano a trovare. Ecco il perché.

 

La maggior parte degli economisti, quelli per intenderci che siedono nelle aule del potere, trattano l’Economia come una scienza naturale, al pari della fisica e della chimica, ed elaborano tutta una serie di complicati modelli matematici per prevedere il futuro economico. Niente di più sbagliato, l’Economia deve essere trattata come una scienza umana che si occupa dell’uomo e della sua vita sociale. La differenza è abissale, perché da un lato si cerca di prevedere il comportamento economico dell’uomo come se l’uomo fosse un robot, che agli stessi stimoli risponde sempre allo stesso modo, dall’altro si studia l’uomo come soggetto creativo unico e irripetibile che coopera con gli altri per raggiungere i propri fini.

 

Da un lato quindi ci sono modelli matematici da applicare e dall’altra lo studio del metodo con il quale l’uomo opera per realizzare i suoi fini.

 

La differenza è tra costruire a tavolino una città ideale in base a calcoli ingegneristici e invece agevolare lo sviluppo spontaneo di un aggregato urbano: il quartiere Zen di Palermo contro il centro di Lucca. È come voler inventare una lingua nuove sulla base di conoscenze scientifiche e invece lasciar nascere spontaneamente un metodo per comunicare: l'Esperanto contro l’Inglese. Queste sono le grandi differenze tra gli economisti “mainstream”, e quelli all’opposizione.  Io ovviamente parteggio per la seconda fazione, ahimè minoritaria, ma visti i risultati della prima in grande crescita!

 

Gli economisti al potere, o consulenti del potere, non hanno previsto la crisi, e questo è un dato di fatto, mentre “gli altri” avevano ampiamente previsto l’imminente sfascio della nostra fittizia economia, e per questo sono anche stati tacciati di catastrofismo, ma perché?

 

I primi sostengono che è difficile prevedere l’andamento economico perché l’uomo è irrazionale. No! L’uomo è imprevedibile, non irrazionale e i modelli matematici utilizzati per prevedere il futuro economico non sono sbagliati, sono semplicemente inadatti. Sono utilizzabili per calcolare la portanza di un edificio, il volo di un aereo o l’interesse di un mutuo calcolato con il metodo francese, ma non per stabilire l’attività umana.

 

Un esempio per comprendere quale sia l’errore di base nel quale si è caduti è quello del PIL, il Prodotto Interno Lordo. È un dato che non ci dice assolutamente nulla, eppure è considerato uno dei più importanti. È il volume globale delle attività economiche di un dato paese, ma non ci dice se le persone vivono meglio, sono più in salute e se in definitiva sono più felici. Il PIL può crescere perché si va in guerra, o perché si costruiscono case in cui nessuno andrà ad abitare (come  in Cina oggi) o perché le persone spendono sempre di più per curarsi perché sono ammalate. I numeri non possono rappresentare lo condizione dell’essere umano!

 

Molto meglio l’approccio metodologico, quello alternativo,  che studia gli elementi che l’uomo utilizza per cooperare, e il denaro, per esempio, è uno dei più importanti. Finalità di questo studio è il fatto di comprendere tali elementi e cercare di non corromperli.

 

L’Economista dovrebbe cercare di salvaguardare le istituzioni sociali che si sono sviluppate spontaneamente durante la cooperazione e l’attività umana. Istituzioni sociali come il denaro, le norme giuridiche e la morale.

 

L’Economia ha più a che fare con la cooperazione sociale che non con i numeri.

 

L’imprenditorialità è un processo creativo, non matematico.

 

Cosa si insegna invece a scuola di Economia? Conoscenza scientifica. Utile per potenziare la conoscenza imprenditoriale, ma diversa.

 

L’intelligenza di chi lavora è nella capacità di mettere in relazione cose diverse per creare un risultato che oggi non c’è. 

 

Se fare l’imprenditore fosse una questione matematica, o scientifica,  non avremmo problemi economici e le università sfornerebbero ottimi capitani d’industria.

 

Purtroppo questo non accade.

 

All’università di Economia (non in tutte per fortuna) si studiano i libri sbagliati, ed escono persone immerse nelle loro teorie economiche, avulse da qualsiasi esperienza pratica sul mondo del lavoro e che si lamentano perché l’uomo è irrazionale. No cari signori, l’uomo è solamente imprevedibile!

 

Da queste diverse posizioni scientifiche nascono anche due approcci politici completamente diversi.

 

Chi pensa che l’uomo sia imprevedibilmente creativo, tende ad agevolare l’attività umana (in questo caso economica), e si limita a garantire l’integrità di tutti gli elementi che egli utilizza per le proprie finalità, perché nella collaborazione e nello scambio vi sia sempre e naturalmente intrinseco vantaggio reciproco.

 

Chi pensa che l’uomo sia prevedibilmente irrazionale tende ad intervenire nell’ambito economico modificando le istituzioni sociali che l’uomo si è creato spontaneamente. Facendo quelle che si chiamano “politiche economiche anticicliche”. Stampando per esempio denaro e mettendolo in circolo nei luoghi e nei metodi che più ritengono opportuni. Con tutta l’arroganza di chi pensa di aver capito tutto dall’alto. Meglio di milioni di cittadini che ogni giorno compiono delle scelte economiche.

 

Ecco perché i primi hanno ampiamente previsto la crisi odierna e i secondi no.

 

Ecco perché gli economisti che ci governano non sapranno risolverla, e nel migliore dei casi riusciranno a posticipare un disastro già annunciato.

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6 giugno 2012 3 06 /06 /giugno /2012 08:48

 lacrime 

 "Il palcoscenico italiano ha offerto uno spettacolo raggelante, mettendo

in scena banchieri perversi e parlamentari sovversivi che recitano con 

realismo marxiano la parte dei chirurghi-salvatori nel momento in cui,

riccamente pagati, strappano organi vitali alla vittima del traffico dei trapianti

per trasferirli nel paziente pagatore" (Ida Magli", "Dopo l'Occidente").

 

[http://0z.fr/ON6yP …] Dunque occorrerà che le norme giuridiche stabiliscano che un’azienda sia legata a questa o a quella persona solo finché ciò sia giustificato dalle sue capacità. Con questo dispositivo non potrà più avvenire che a causa di dirigenti incapaci le aziende falliscano. Cosa avverrà allora? Avverrà che in luogo della cosiddetta “proprietà comune dei mezzi di produzione”, sarà la circolazione di questi mezzi di produzione a subentrare nell’organismo sociale, e solo in tal modo potrà verificarsi che i mezzi di produzione siano sempre rinnovabili in mano a persone di talento e che i loro talenti, appunto, siano fruibili per tutti nel migliore dei  modi: grazie ai mezzi di produzione le capacità di dirigenti aziendali e di collaboratori procureranno redditi idonei soddisfacenti per tutti, proprio perché in tal modo si stabilirà nel tempo un particolare collegamento tra persone e mezzi di produzione, quello stesso che un tempo era stabilito dalla proprietà privata. Il produrre sarà reso sempre più perfetto da tutti perché la crescita della produzione porterà vantaggio a tutti, anche se non sarà l’intero profitto: dopo che si sarà dedotto l’interesse spettante al produttore come compenso dell’aumento della produzione, il profitto andrebbe alla comunità (ovviamente, secondo la stessa logica, se la produzione diminuisse, anche il profitto del produttore dovrebbe diminuire, in misura corrispondente a come aumenta con l’aumento della produzione). Il provento del dirigente dipenderebbe comunque sempre dalla sua effettiva prestazione spirituale, dunque non più da entrate astrattamente condizionate dal lavoro imprenditoriale in sé, bensì nella cooperazione delle forze della vita sociale.
 
Attuando queste idee sociali ci si accorgerà che, le attuali istituzioni riprenderanno ad avere un nuovo senso. La proprietà cesserà di essere ciò che è stata finora; finirà di essere ricondotta alla forma ottocentesca di proprietà comune, e procederà verso forme del tutto nuove. Gli oggetti della proprietà saranno portati nella corrente della vita sociale. Il singolo individuo non potrà amministrarli per proprio interesse privato a danno della collettività; neppure questa però potrà amministrarli burocraticamente a danno del singolo. L’individuo che abbia le dovute attitudini potrà accedere agli oggetti della proprietà e usarli a vantaggio della società.

 

Il senso per l’interesse collettivo del produrre non dovrà provenire, forzosamente imposto, dalla politica delle lacrime d’odio come avviene oggi. Sì, perché oggi non si può più parlare di governo degli italiani ma casomai di odio degli italiani da parte di chi li governa.

 

Costoro hanno perso la loro umanità. L’hanno svenduta assieme al nostro paese. Sanno solo odiare e sanno di non potersi aspettare altro che un odio di ritorno, perché l’odio richiama l’odio, e perché il porgere l’altra guancia presume l’io, non la sua mancanza (io ti porgo l’altra guancia perché io ci sono, sono qui e sono nuovo, appartengo al nuovo testamento e ti perdono; però ti “per-dono”, cioè ti rimetto a nuovo come un “dono”, sperando nel tuo liberarti dal vecchio, non ti perdono come un disperato senza sperare che tu voglia liberarti dal vecchio, dall’imperialismo. Non ti posso perdonare come animale sociale sempre più animale e sempre meno sociale fino alle lacrime d’odio; perché questo perdono non sarebbe un perdono ma masochismo).

 

Credo che la porcona (non faccio nomi; dirò solo che il suo nome incomincia per “F” e finisce per “Fornero” :D :D :D) sia un esempio - anzi il PROTOTIPO - del subconscio di coloro che oggi “governano” l’Italia.

 

Anche se la storia insegna che gli italiani sono il massimo dell’imprevedibilità, i governanti non sono assolutamente preoccupati delle masse. Perché? Perché sanno benissimo che da sole le masse non si muovono. No, il loro timore è un altro. È che all’improvviso possa ergersi qualcuno a organizzarne la ribellione. Per questo noi italiani siamo i più temibili del mondo in quanto è risaputo che nel popolo bue italiota vi è anche un’alta frequenza di “eccezioni”, grandissime intelligenze, personalità superdotate, geni in ogni campo. Ed è questo che spaventa il porcile (non c’è bisogno di alcuna dimostrazione e neanche di fare una statistica per dimostrarlo: è un dato di fatto evidente), ed è “di questo che i governanti hanno avuto e hanno sempre paura: sanno bene di non essere in grado di dominare le intelligenze”, scrive Ida Magli in “Dopo l’Occidente”. Proseguo col suo libro, che invito tutti a leggere.

 

ida-magli-copia-1.jpg“La situazione odierna, terminato il terribile anno 2011, caratterizzato dall’azione eversiva del Potere, non è diversa, perciò, da quella che ha sempre accompagnato l’Italia: l’acutissimo odio verso gli Italiani si sprigiona, insieme all’instaurarsi di una proditoria dittatura, con sadomasiche lacrime che scorrono istrionicamente dalle facce e dalle leggi dei governanti-banchieri. […] Nell’odio bagnato di lacrime stizzose degli attuali governanti, irrigiditi nelle vesti contro natura di italiani-nemici, introdotti dentro le mura della Nazione come cavallo di Troia del potere europeo, c’è in più soltanto lo spirito di finzione, la falsità, il “bi-pensiero”, insomma quella che è stata chiamata, con una definizione perfetta, la “falsificazione del bene” (Alain Besançon, “La falsificazione del bene. Solov’èv e Orwell”, il Mulino, Bologna 1987). L’analisi condotta da Alain Besançon sui due testi famosi di Orwell e di Solov’év (“1984” e “I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo”) nei quali viene anticipata, per merito non di profetismo ma esclusivamente di acuta e sensibile intelligenza, la fine dell’Europa, può essere adottata - senza neanche il più piccolo cambiamento  per comprendere il progetto di unificazione europea (George Orwell, “1984”, Mondadori, Milano 1950; VIadimir Solov’év, “I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo”, Vita e Pensiero, Milano 1995). È un progetto, infatti, che è stato ideato e sviluppato proprio allo scopo di una consapevole, e intellettualmente perfida, falsificazione del bene. Certo Solov’èv non avrebbe mai immaginato che sarebbe stato il “Male” a prendere il sopravvento (Vladimir Solov’èv, “Il racconto dell’Anticristo, cit., pp. 194-195), ma purtroppo è proprio ciò che sta succedendo e senza neanche l’intervento dell’Anticristo.

 

Sono uomini, soltanto uomini, quelli che guidano l’Italia verso la rovina, in obbedienza alla volontà di quei pochi, potentissimi, che si nascondono dentro le loro vesti. Di costoro non conosciamo altro che i nomi dei sostituti nelle istituzioni di comando: i banchieri-azionisti della Bce, i commissari europei, i banchieri del Fondo monetario internazionale e qualche Re o Regina. C’è un italiano adesso, Mario Draghi, alla presidenza della Banca centrale europea. La sua nomina, salutata in Italia con l’entusiasmo di chi ha ottenuto un grande successo, è stata in realtà il primo atto dell’attacco finale alla Nazione Italia da parte dell’Europa per eliminarla come Stato, lasciandone soltanto le apparenze. Questa nomina è stata subito seguita, infatti, dall’insediamento del governo Monti che ha completato ufficialmente l’appropriazione europea, sospendendo il processo democratico.

 

Costante, terribile destino quello degli Italiani - continua Ida Magli - e tuttavia forse inevitabile: la storia dimostra che nessun potere straniero è mai riuscito a impossessarsi dell’Italia senza la complicità e il tradimento di qualcuno dei suoi governanti.

 

Una simile frode nei confronti dei popoli non ha riscontro in nessuna epoca storica; eppure il doppio binario è andato avanti tranquillamente come se si trattasse del più ovvio e del più trasparente sistema di governo.

 

Il periodo “berlusconiano” da questo punto di vista è stato esemplare. Nel massimo silenzio possibile, come se si trattasse di decisioni prive d’importanza, il governo di Berlusconi è riuscito a firmare tutti i trattati europei più impegnativi per la perdita della sovranità e dell’indipendenza dello Stato italiano, compreso l’ultimo, quello di Lisbona, sostitutivo di quella che i governanti avrebbero voluto che potesse essere una Costituzione europea, senza dirne una sola parola agli Italiani [il grassetto è mio - ndr]. Impedendo anche la minima informazione “reale”, un dibattito, una consultazione, un sondaggio, si è messo in atto il più vile dei tradimenti, consegnando a poteri stranieri e al di fuori di qualsiasi validità politica, la sovranità e l’indipendenza dell’Italia. I governanti si sono sempre serviti, per giustificare questo comportamento, dell’articolo 11 della Costituzione, un articolo volutamente predisposto a questo scopo (non è “strano” che sia stato un banchiere, Luigi Einaudi, a dettarlo?) [Certo che è strano, vorrei rispondere alla Magli! Esattamente come è strano lo strano osservato da Steiner all’inizio di questo discorso: che in superficie siamo convinti del vantaggio della divisione del lavoro, dato che nessuno pensa che un barista debba allevare da sé la mucca che gli dia il latte per preparare un caffè macchiato, mentre in profondità siamo convinti del vantaggio dell’unitarietà dello Stato e che solo da questo ordinamento unitario possano scaturire buoni frutti (cfr. http://0z.fr/ON6yP) - ndr] che sottrae la “politica estera” alla volontà dei cittadini addirittura impedendo i referendum su questa materia. I governanti hanno potuto così svendere l’indipendenza dell’Italia, abolirne i confini, consegnarne a stranieri e privati cittadini la sovranità monetaria, obbligarci a uccidere le nostre migliori mucche e a distruggere la nostra agricoltura, in base al presupposto che si trattava di politica estera. Bisogna aggiungere che l’articolo 11 afferma di ispirarsi unicamente all’ideale di conservare la pace. Certo, si può sempre scegliere di suicidarsi per rimanere in pace con tutti e non dare fastidio a nessuno, ma si è invece sempre affer-mato il contrario, ossia che le operazioni in nome dell’Europa erano operazioni di potenza, di arricchimento, di prestigio. Si tratta, insomma, pur nelle sue catastrofiche conseguenze, di una macroscopica presa in giro della quale dovremmo essere noi, sudditi imbecilli, a vergognarci di subirla.

 

La questione della sovranità monetaria è ormai ben nota a tutti: adottando l’euro l’Italia ha rinunciato a battere moneta e di conseguenza ha perduto lo strumento principale della propria indipendenza. Non è più uno Stato sovrano e, come si è visto chiaramente con il passare degli anni, è costretta a pagare il denaro che le viene fornito dalla Banca centrale europea con interessi sempre più alti fino a quando non potrà più reggere. Siccome però la dicitura “Banca centrale europea” copre il fatto che i “soci-azionisti” di questa banca sono dei soggetti privati, in realtà gli Italiani, il loro lavoro, il loro patrimonio, il loro territorio, i loro redditi, le loro aziende si trovano a essere non soltanto sotto controllo, ma, a causa del debito, messi in garanzia degli stessi banchieri, “proprietà” di costoro.

 

C’è da aggiungere che la complicità dei giornalisti in questo silenzio è stata impressionante. La falsificazione del bene ha trovato in loro, nella solerzia con la quale hanno riempito la mancanza d’informazione sulla perdita di sovranità dell’Italia con i più piccoli particolari sul via vai di belle donne nella residenza berlusconiana, gli adepti migliori. Se oggi, dopo oltre quindici anni di questa falsificazione, ci troviamo privi di un governo democratico e assolutamente dipendenti dai banchieri europei, è perché lo scopo è stato raggiunto: era questo il fine cui tutti tendevano.

 

Alla pari dei governanti che lo hanno preceduto, Berlusconi ha poggiato i piedi sul corpo dell’Italia e gridando, come ogni traditore che si rispetti, di amarla con tutta l’anima, l’ha puntualmente consegnata ai dittatori-banchieri d’Europa. Attore bravissimo e ubbidientissimo, nel fiume di parole vuote che ha pronunciato in tutti questi anni di pseudogoverno, è riuscito a non dire mai nulla del suo inginocchiamento al servizio dell’Europa. Ha firmato trattati su trattati - fra i quali quello importantissimo di Schengen che abolisce i confini dei singoli Stati, oltre a quello che ho già ricordato di Lisbona - “depositandoli a Roma”, come vuole la retorica delle norme istitutive dell’Unione europea, ingannando con il silenzio i cittadini su ciò che realmente stava facendo. Gli altri hanno fatto come lui, sono stati suoi fedelissimi alleati e complici nell’ingannare e nel tradire gli Italiani, tutti i partiti, di destra e di sinistra, tutti i parlamentari, con in più la vergognosa finzione dei leghisti i quali uscivano dall’Aula al momento della ratifica dei trattati europei, fingendo di essere contrari, ma senza votare contro, ben sapendo che non c’era nessun rischio data la maggioranza assoluta a favore. Infine il Presidente della Repubblica, in base alla Costituzione responsabile e garante dello Stato italiano, che ha controfirmato tutti i trattati.

 

Ma si tratta, appunto, di quella fase finale della storia d’Europa cui tutti i leader collaborano e che la sta portando all’estinzione. L’Italia ne è, come sempre, al tempo stesso il testimone e l’attore più significativo.

 

[…] L’accanimento con il quale i governanti hanno perseguito la distruzione degli Stati europei anche quando, come nel momento più acuto della crisi delle Borse e dei titoli di debito sovrani, l’unica strada ragionevole sarebbe stata quella di rinunciare al processo dell’unificazione, è per certi aspetti mostruoso. Mostruoso per l’intreccio di menzogne, per la facilità e il disprezzo con i quali i popoli sono stati raggirati, per la indefettibile volontà di correre con assoluta determinazione verso il precipizio.

 

Il palcoscenico italiano ha offerto uno spettacolo raggelante, mettendo in scena banchieri perversi e parlamentari sovversivi che recitano con realismo marxiano la parte dei chirurghi-salvatori nel momento in cui, riccamente pagati, strappano organi vitali alla vittima del traffico dei trapianti per trasferirli nel paziente pagatore. C’è però un neo, un piccolo ma significativo neo nella perfezione dell’opera, un neo che fortunatamente non manca mai, come ha ben visto con amara acutezza nella sua “Madre Coraggio e i suoi figli”, Bertolt Brecht: ‘Grazie al cielo si lasciano ungere. Non sono lupi, son uomini, e tirano ai soldi. Davanti agli uomini la corruzione è come la miseria davanti a Dio. La corruzione è la nostra unica speranza. Finché c’è quella, i giudici sono più miti e in tribunale perfino un innocente può cavarsela’ (B. Brecht, “Madre Coraggio e i suoi figli”, Einaudi, Torino, 1951).

Sì, la corruzione imperversa; è infiltrata ormai ovunque e gli unici che soccombono sono quei pochi che non conoscono le strade giuste per servirsene. A questi, però, alla loro punizione, ha provveduto il governo: eh, no, senza corruzione no, non te la puoi cavare.

 

‘Aprirai un conto corrente’. È questo l’Undicesimo Comandamento; non avrai altro Dio all’infuori di me… Andrai nella tua banca ogni mattina, che è la tua chiesa, e quei pochi soldini che non hai impiegato nella corruzione, li verserai lì, nelle mani dei nuovi inquisitori-poliziotti di banca ai quali confesserai “quante volte” hai usato le tue monetine, così che il governo possa controllare se davvero le adoperi soltanto per mangiare.

 

In ogni caso la falsificazione del bene è stata portata a buon fine con magistrale improntitudine. Il colpo di Stato che ha affossato la democrazia ha preso gli Italiani così di sorpresa che non sono stati in grado sul primo momento neanche di capire che cosa fosse successo. Di fatto, però - e questo è l’aspetto più patetico del dramma - non riuscivano a credere (e ancora oggi non possono credere) che Giorgio Napolitano, il Presidente che per tutto l’anno aveva sfoggiato la sua devozione ai patrioti del Risorgimento celebrando con unzione retorica i centocinquanta anni dell’Unità d’Italia, avesse potuto consegnare il governo ai banchieri. Poveri Italiani! Tanto in buona fede da non capire che, se s’innalzava la Patria, era per innalzarne il Presidente.

 

Non posso neanche più chiedermi perché i governanti europei vogliano uccidere i propri fratelli, i propri sudditi, morendo insieme a loro. Me lo sono chiesto più volte nelle ricerche e negli studi che ho compiuto negli ultimi anni, cercando di capire cosa si nascondesse dietro il progetto di unificazione europea data l’evidente impossibilità della sua realizzazione.

 

In un certo senso ho trovato proprio lì, constatando il perseguimento ossessivo da parte dei politici di mete irraggiungibili e prive di qualsiasi ragionevolezza, la prova che l’obiettivo non era la costruzione dell’Europa, ma il suo deperimento fino alla morte (Ida Magii, “Contro l’Europa”, Bompiani, Milano 1997, nuova ediz. aggiornata 2001; “La Dittatura europea”, Bur, Milano 2010). Non dovevo più, quindi, assumere il comportamento dei politici come una causa dei fenomeni, ma come un sintomo. Un sintomo del ricercato suicidio, della prossima morte culturale e fisica, analogo a tutti gli altri sintomi, anche se il più grave e il più significativo. Quando mai era successa una cosa simile? Da quanto sappiamo dalla storia, i politici non si sono comportati in nessuna epoca in questo modo, anzi, hanno sempre fatto l’opposto. Anche quando il risultato finale di qualcuna delle loro imprese è stato di distruzione e di morte, il motivo che li ha spinti è stato quello di accrescere il proprio potere conquistando altri territori, altri popoli, combattendo durissime guerre. Se è esistito, sia pure molto raramente, qualche piccolo gruppo che si è dato la morte guidato dal proprio capo, le cause, però, sono sempre state cause “di vita”: preferire la morte al disonore di una sconfitta o alla sottomissione allo straniero, è segno, infatti, di un’estrema fede nei significati e nei valori che gli uomini hanno assegnato alla propria vita in funzione della patria, della società, del popolo cui appartengono. Adesso, invece - a partire circa dagli anni Novanta, ma con una sempre maggiore accelerazione dal Duemila in poi -, i governanti d’Europa si sono messi alla testa di milioni di inconsapevoli morituri, nella loro qualità di “rappresentanti”, e li esorta-no, li incitano con tutte le loro forze a correre verso l’annientamento” (Ida Magli, “Dopo l’Occidente. Lo strapotere della finanza, la fine della politica, il tramonto della chiesa. Come possiamo riprendere in mano il nostro futuro, prima che i banchieri ce lo comprino a prezzi stracciati”, BUR, Milano, 2012).

 

tremonticinese

 

Ecco dunque spiegato perché il senso per l’interesse collettivo del produrre deve rinascere a partire dall’individuo. Non può provenire da governanti psicopatici che mostrano lacrime di coccodrillo per il loro pugno di ferro in guanto di velluto nell’arte di annientarci come individualità, come io.

 

Il senso per l’interesse di tutti può rinascere e svilupparsi solo se... (continua).

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5 giugno 2012 2 05 /06 /giugno /2012 18:35

se-non-posso-pagare-non-e-evasione.jpg

Se non posso pagare non è evasione

 

 

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5 giugno 2012 2 05 /06 /giugno /2012 15:14

koan.jpg

 

Cosa vale l'oro o migliaia di euro per un affamato nel deserto? Nulla, perché il valore di un oggetto è sempre dato dal rapporto fra tale oggetto e un soggetto.

 

Ciò premesso, se oggi nominiamo "spread" una differenza fra tassi su strumenti monetari - per esempio fra i tassi monetari e quelli sui titoli statali (o fra tassi su titoli statali tedeschi e quelli su titoli statali italiani, o francesi, o greci, ecc.) - come potremo chiamare allora la differenza fra il valore del monetaggio, cioè lo "spread" fra i costi di produzione degli strumenti monetari (carta, conio, stampa, stampa di bot, bond, bund ecc.) ed il valore facciale di tali strumenti?

 

In altre parole: se il concetto di differenza oggi lo chiamiamo nominalmente "spread", come facciamo poi ad accorgerci del nominalismo monetario, e a distinguerlo dall'universalismo che lo "spread" dovrebbe comportare affinché una moneta unica valga per tutti? Non incazzatevi se non capite subito. Capirete poi.

 

Mi rendo conto che questa domanda è incomprensibile tanto per il materialista che crede solo in quello che tocca, quanto per l'intellettuale abituato a ragionare secondo luoghi comuni.

 

Eppure se non si risponderà a questo "koan" (koan = domanda impossibile), tutto crollerà, dalle pensioni ad ogni tipo di previdenza statale (welfare).

 

E allora incomincerà a mostrarsi quello che occorrerebbe fare subito in pratica (o almeno immaginare):

 

- 1) riunire tutti i rami delle attività economiche in associazioni autonome rispetto allo Stato;

 

- 2) dichiarate tutto il sistema scolastico indipendente dallo Stato e organizzarne l'amministrazione autonoma;

 

- 3) istituire una vita statale (cioè giuridica) provvisoria e parlamentare che si limiti ai problemi di giustizia amministrativa della polizia finché le condizioni generali del Paese non abbiano assunto una base più sana;

 

- 4) fare in modo che tutti possano accogliere e contribuire a sviluppare ulteriormente  queste esigenze sociali dei tempi nuovi, ognuno dal proprio particolare punto di vista nel mondo.

Credo che ogni altra soluzione sia priva di valore. Perché? Perché ogni vero valore scaturisce non da idee ma sempre da rapporti fra idee. Ecco perché perfino il valore dell’idea della triarticolazione sociale di Rudolf Steiner è reale e vero solo se strutturato nei rapporti fra libere e responsabili persone reali in carne ed ossa, non fra fantasmi o spettri di persone giuridiche (società per azioni non libere né responsabili).

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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