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30 maggio 2012 3 30 /05 /maggio /2012 17:05

 

Solo in Italia puoi arrestare un puttanone in flagranza di reato
oppure darle un'alta carica di Stato...

Solo in Italia puoi festeggiare
se la terra comincia tremare...

Solo in Italia puoi fare il contribuente in poltiglia
e usarlo come bancomat di famiglia...

Solo in Italia sperano che ti prenda un coccolone
piuttosto che mandarti in pensione...

È l'Italia del "volemose bene" e del "tiramo a campà"
che tanto "semo de passaggio" "finche la barca và"...

E tutto il magna magna
dal nord al sud ristagna... (Massimo Francese)

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30 maggio 2012 3 30 /05 /maggio /2012 14:32

paura-del-futuro.jpgAurelia P.: ancora in merito all'errore pretesco sulla triarticolazione ed alla relativa inutilità dei dibattiti sulla negatività dell'accumulo, credo che l'opporsi unilateralmente all'accumulo sia un discorso moralistico in quanto non si può accusare di egoismo chi cerca per un motivo qualsiasi di risparmiare.

 

Se vigesse un sistema sociale in cui fosse attuato il RDB (Reddito Di Base incondizionato dalla nasciata alla morte per tutti) si potrebbe forse condannare l'accumulo di denaro. Ma anche in questo caso, a mio parere, diventerebbe inutile parlarne per il semplice motivo che l'uomo tende ad accumulare esclusivamente per paura del futuro; se il futuro non facesse più paura perché il diritto alla vita sarebbe assicurato tramite il RDB, certamente questo problema di accumulare risorse per l'incerto domani non esisterebbe.

 

L'egoismo umano è incentivato solo dalla paura.

E comunque non si potrà mai evitare l'egoismo per legge o per paura di essere tacciati di cattiveria: la natura umana è assolutamente buona. Diventa cattiva per legittima difesa contro chi la costringe in strettoie senza futuro.

 

Massimo Francese: il signor Archiati risulta comunque troppo convinto della giustezza delle sue riflessioni, mentre l'antroposofia è un "work in progress" o in torinese "an travai mai pì finì"! A proposito di unilateralità: "Quando l'autoconoscenza comincia a manifestarsi all'esterno nell'essere e nel tessere dell'universo, è importante che facciamo cessare ogni unilateralità, e che impariamo a sentire come altrimenti si possa sperimentare ciò che esiste in ogni punto dell'esistenza. Ci rende esseri rigidi il confinarci in un punto dello spazio e credere di poter esprimere verità con delle parole. Le parole sono le meno adatte ad esprimere verità,  perché sono legate al suono fisico. […] La realtà non opera in modo da uniformarsi con la teoria […]. Si avrà una giusta aspirazione antroposofica soltanto se ogni volta che qualcosa viene detto sia capito in tanti modi quanti sono gli ascoltatori. Mai chi vuol parlare della scienza dello spirito potrà aspirare ad essere capito solo in un modo. Vorrebbe essere compreso in tanti modi quante anime sono presenti. L'antroposofia lo sopporta" (Rudolf Steiner).

 

Proprio ieri sera ho letto una frase di Steiner in tono per iniziare una riflessione, e  per rispondere al problema della circolazione del denaro (sangue): "La salute di una comunità di uomini che lavorano insieme è tanto più grande quanto meno il singolo trattiene per sé i ricavi delle sue prestazioni, vale a dire quanto più di tali ricavi egli dà ai suoi collaboratori, e quanto più i suoi bisogni non vengono soddisfatti dalle sue prestazioni, ma da quelle degli altri" (Rudolf Steiner, "Scienza dello spirito e questione sociale").

 

La circolazione del sangue ( e del denaro) deve rispondere alle esigenze dell'organismo. La fatica o una risposta rapida del corpo  (per sport o fuga da un serpente o per lavoro) richiede che il sangue circoli più rapidamente, mentre in momenti di riposo o sonno, il sangue può circolare più lentamente. Ambedue le situazioni hanno dei limiti che se oltrepassati portano al collasso dell'organismo. Chi ha messo su un'azienda di amplificatori ha dovuto cercare e trattenere denaro per poi rilasciarlo tramite compensi e spese, facendo guadagnare altri. Poi ha degli utili che reinveste e fanno crescere l'azienda. Il limite di questo crescere è la richiesta di amplificatori. 

 

Se la gente che vuole un amplificatore pensa: "No, non lo compro, rinuncio a fare musica perchè ho paura del domani" farà ammalare l'organismo quanto l'imprenditore che produce più di quello che è richiesto, forzando la volontà altrui per indurre acquisti inutili.

 

Inoltre nel corpo umano ci sono zone dove è richiesto più sangue, in altre meno. Rispettati questi equilibri il corpo sente benessere.

Come si raggiunge l'equilibrio? Di nuovo ci viene incontro Steiner: 

 

La lotta ai consumi inutili, ai consumi di lusso o dannosi, non spetta alle associazioni economiche, ma solo all’influsso della vita spirituale. I bisogni inutili o dannosi devono venir tolti di mezzo perché da parte della vita spirituale viene l’insegnamento che si devono nobilitare i desideri e le sensazioni. Una libera vita spirituale sarà senz’altro in grado di farlo" [...].

 

Se mi avanzano 500 euro e ho intenzione di spendermeli in coca e puttane sono fatti miei , il karma è il mio. Ma se il mio vicino non riesce a pagare le bollette e sento la figlia che piange per la fame forse se lo aiuto è meglio. Dipende dalla mia statura interiore. Quello che forse dimostra una certa rigidità è quello del dover regalare il denaro in più come a trattenerlo quando tutti i bisogni, anche superflui, sono soddisfatti.

 

Anche il denaro e la sua circolazione vanno pensati partendo da sé stessi. Così si cresce e potrò aiutare il mio vicino una volta che ne abbia bisogno e quando non ne avrà più bisogno, via con la bisboccia, se ne sento ancora il bisogno.

 

Comunque il pensiero sull'argomento è tutt'altro che esaurito... 

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30 maggio 2012 3 30 /05 /maggio /2012 10:20

Dedicato a Paolo Francese 

 

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29 maggio 2012 2 29 /05 /maggio /2012 17:50

Nel 1898, lo scozzese anarchico individualista John Henry Mackay strinse amicizia con Rudolf Steiner, col quale preparò la stesura del pamphlet propagandistico "Sind Anarchisten Mörder?" ("Gli anarchici sono assassini?"). Mackay, scrisse in proposito una lettera aperta il 15 settembre 1898 a Steiner che allora dirigeva il «Magazin für Literatur».

E la risposta di Steiner fotografa ancora oggi la polarità tra individuo libero e titanismo statale del tempo. Eccola:

 

«L’“anarchico individualista” vuole che nessun ostacolo impedisca all’uomo di poter portare a sviluppo le capacità e le forze che porta in sé. Gli individui devono potersi manifestare nella libera competizione. Lo Stato attuale non ha comprensione per questa concorrenza. Esso ostacola dappertutto lo sviluppo delle capacità dell’individuo, lo odia. Dice: “Ho bisogno di gente che si comporti in tal e tal modo. Se uno è diverso, lo costringo a diventare come voglio io”. Ora lo Stato crede che gli uomini possano andare d’accordo solo se si dice loro: “Dovete essere cosí. E se non lo siete, dovete comunque essere cosí”. L’anarchico individualista pensa, invece, che le circostanze migliori risulteranno se si lascia libero corso agli uomini. Egli ha fiducia che essi riescano ad orientarsi da soli. Non crede, naturalmente, che il giorno dopo l’abolizione dello Stato non ci siano piú ladri. Ma sa che non si possono educare gli esseri umani alla libertà con autorità e costrizione. Una cosa sa: si libera la strada all’uomo massimamente indipendente proprio abolendo ogni autorità e costrizione. Gli Stati attuali, tuttavia, sono basati sulla costrizione e sull’autorità».

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28 maggio 2012 1 28 /05 /maggio /2012 12:20

kirghisia.gif

 

 

il-lavoro-e-dignita
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28 maggio 2012 1 28 /05 /maggio /2012 11:22

metodo.jpgSe ci dibattiamo per negare l'evidenza, e per confermare la nostra stupidità, affinché l'astratto domini il concreto, a che serve dibattere?

 

Leggete questo "dibattito" di dieci anni fa sulla questione della migliore scelta terminologica in merito al concetto di tripartizione rispetto a quello di triarticolazione, e vi passerà, come passò a me, la voglia di dibattere. E l'autore della risposta alle mie critiche, cognato di Massimo Scaligero fu considerato "serio studioso e profondo conoscitore della Tripartizione dell’organismo sociale"! Della serie: "se fosse stato cognato di Stalin avrebbe dato ragione a Stalin"!? Ahahahahaha aha aha aha ah!

 

Fonte: http://www.larchetipo.com/2002/ott02/redazione.htm

 

Mi è stata inviata da un’amica la pagina http://www.larchetipo.com/2001/nov01/redazione.htm in cui si risponde al signor Sergio Tiraino in merito alla distinzione concettuale fra tripartizione e triarticolazione, riportando uno stralcio tratto da una lettera sull’argomento inviata da Massimo Scaligero a un discepolo nell’ottobre del 1976. Credo che tale Vs. risposta sia inadeguata e fuorviante, anche se data con parole di Scaligero, di cui sono estimatore. Ho letto in gioventú tutte le sue opere, ed ho notato anch’io che parla solo di tripartizione. Mi meraviglia comunque la sua risposta, e soprattutto la Vostra. Probabilmente Scaligero non conosceva il vero motivo dell’uso del termine triarticolazione o almeno non aveva letto l’ultima parte dell’ultima conferenza del ciclo “Polarità fra Oriente e Occidente”, tenuta da Steiner a Vienna l’11/6/1922, in cui ciò è spiegato, nonostante il termine triarticolazione appaia a Scaligero di “sapore ortopedico”. Qui Scaligero dimostra, a mio parere di non avere bene afferrato la questione. Pertanto Vi invio il pezzo su cui riflettere: «Nell’umanità si è pensato nei modi piú diversi sulla tripartizione dell’organismo sociale. Quando apparvero "I punti essenziali della questione sociale" fu rilevato che alcune cose erano già state dette in precedenza. Non voglio ora sollevare alcun problema di priorità. Non ha importanza chi abbia trovato una cosa o l’altra, ma come tali cose si inseriscano nella vita. Ci sarebbe soltanto da rallegrarsi che molte persone ci arrivassero. Occorre però ancora osservare che quando in Francia venne definita da Montesquieu una specie di divisione in tre dell’organismo sociale, questa era semplicemente una divisione in tre. Veniva cioè indicato che quei tre settori avevano appunto condizioni del tutto diverse e che di conseguenza bisognava separarli fra di loro. Non è questa la tendenza del mio libro. In esso non si suggerisce di distinguere la vita spirituale quella giuridica e quella economica, come nell’uomo si potrebbe distinguere il sistema neuro-sensoriale, il sistema del cuore e dei polmoni e il sistema del ricambio, dicendo di essi che sono appunto tre sistemi separati l’uno dall’altro. Con una simile partizione non si è fatto nulla, ma si raggiunge qualcosa soltanto quando si veda come collaborino quei diversi settori, come essi divengano meglio un’unità per il fatto che ognuno lavora sulla base delle sue condizioni. Cosí è pure nell’organismo sociale. Se sappiamo come porre la vita spirituale, la vita giuridica-statale e la vita economica, ognuna sulla base delle sue condizioni originarie, se le lasciamo lavorare in base alle loro forze originarie, allora ne risulterà pure l’unità dell’organismo sociale. Allora si vedrà che da ognuno di questi settori scaturiranno determinate forze di decadenza che però, grazie alla collaborazione con gli altri settori, potranno di nuovo venir risanate. In questo modo non si suggerisce, come in Montesquieu, una divisione in tre dell’organismo sociale, ma una triplice articolazione del medesimo; essa si ritrova poi nell’unità dell’intero organismo sociale per il fatto che ogni singolo uomo è parte di tutti e tre i settori. L’individualità umana, dalla quale alla fine tutto dipende, è inserita nell’organismo sociale tripartito in modo da riunire le tre parti. Possiamo cosí dire che, appunto se ci si lascia guidare da quanto qui è stato detto, si tende non ad una suddivisione dell’organismo sociale, ma ad una articolazione dello stesso, proprio al fine di arrivare nel giusto modo alla sua unità. Accostandosi maggiormente al problema, si può anche vedere come da piú di un secolo l’umanità europea tenda a cercare una tale articolazione. Essa si realizzerà, anche se gli uomini non la vorranno coscientemente; infatti essi si muoveranno inconsciamente nel campo economico, nel campo spirituale, nel campo giuridico-statale in modo che si realizzi questa tripartizione. Essa è richiesta dalla stessa evoluzione dell’umanità. Cosí si può anche dire che i tre impulsi, che vanno considerati in relazione a quei tre diversi campi di vita, sono entrati nella civiltà europea come tre importanti ideali, come tre divise per la vita sociale» (R. Steiner, Polarità fra Oriente e Occidente, X conferenza, Ed. Antroposofica, Milano 1990).

Nereo Villa

 

Dato che la risposta fornita a suo tempo dalla redazione è risultata per il lettore “inadeguata e fuorviante”, ci siamo rivolti a un serio studioso e profondo conoscitore della Tripartizione dell’organismo sociale, Romolo Benvenuti, il quale ci ha inviato un suo commento sull’argomento, che volentieri riportiamo: «La polemica che inevitabilmente sorge allorquando prevale, inavvertito, lo stato d’animo movente il nostro pensare nella vita dell’anima, difficilmente ci consente di discernere il vero dal non vero, il pertinente dal non pertinente, il giusto dal non giusto. È proprio questo stato d’animo che, da noi non percepito, giuoca un ruolo determinante nelle questioni, trasformandole in polemiche che ci fanno scadere di livello interiore fino ad irrigidirci in errati convincimenti. Nel caso del citato brano del Dottor Steiner, questo, se attentamente letto in modo meditativo – nel quale stato si è veramente nel pensiero che pensa e quindi al riparo dal sentire soggettivo – saremmo in grado di scoprire l’identità dei due contenuti di pensiero: il brano tratto dal ciclo Polarità fra Oriente ed Occidente e il brano tratto dalla lettera inviata da Scaligero in risposta all’iniziativa di sostituire il termine tripartizione con il termine triarticolazione. Tale termine si riferisce al tema della questione sociale, là dove si evidenziano le tre parti attive nella vita dell’organismo sociale: l’attività spirituale, l’attività giuridica e l’attività economica. Ora la questione è di afferrare in quale modo il termine tripartizione sia giusto e adeguato, e ciò può avvenire solo se pensando il termine lo si concepisce in movimento. Il moto del pensiero conoscitivo volto all’attività della vita sociale, coglie in questa tre parti distinte, il cui insieme è la vita stessa della società umana. Tale attività, nel caso di interferenza esasperata di una delle tre parti sulle altre, dà luogo a tensioni e lotte, fino al caos (come è sotto gli occhi di tutti nel presente momento storico), oppure, nel caso si sappia dare a queste tre sfere l’autonomia della propria attività secondo la loro natura, si esprime generando una collaborazione fattiva e armonica. Per le tre attività, evidenziate e riconosciute nella loro espressione dinamica, il termine piú adeguato è quello di tripartizione, intendendo con esso la collaborazione delle tre parti in attività. L’essere umano, il soggetto attivo operante che costituisce l’organismo sociale, è anch’esso costituito in modo triplice – sistema neurosensoriale, sistema ritmocircolatorio e sistema ricambio-riproduzione – con il sangue, arto fisico dell’Io appartenente al sistema ritmico circolatorio, che li irrora tutti e tre, dando vita ad essi. Analogamente avviene nelle tre attività in cui “si articola” l’organismo sociale: il termine triarticolazione può dunque servire a spiegare come l’agire autonomo delle tre sfere dia il summenzionato risultato, ma dobbiamo considerarlo posto come termine esplicativo, chiarificatore e non sostitutivo. Da qui diviene pertinente l’espressione di Scaligero: “non si sa dare al termine ‘parte’ il senso dinamico di essere solo in relazione al tutto”. Quindi, non Triarticolazione, ma Tripartizione».

 

Ora provate ad analizzare questa risposta! Non ci vuole molto. E non ci vorrà nemmeno molto a capire come e perché Mario Monti la faccia così tranquillamente da padrone...

 

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28 maggio 2012 1 28 /05 /maggio /2012 10:38

Dal Diario di S. Agosti

 

Negli anni settanta ovunque e costantemente si parlava di un magnifico argomento che era divenuto quasi uno slogan “Nel duemiladieci finalmente le macchine avranno sostituito in tutto il mondo i lavoratori e l’Essere Umano sarà liberato dall’obbligo di lavorare. L’automazione segnerà il trionfo dell’uomo sulla fatica.

 

Lavoratori di tutto il mondo, sparite e siate ciò per cui la natura vi ha fatti ovvero ESSERI UMANI”.

 

Oggi siamo nel 2012 ma nessun giornale, nessun servo intellettuale, nessun presunto saggio osa parlare di “automazione” e LA GRANDE LIBERAZIONE giace nascosta e silenziosa sepolta sotto la parola CRISI.

 

Gli apparati ufficiali non solo non ne parlano, ma promettono di “procurare nuovi posti di lavoro” e mai menzogna più immensa fu impiegata per tenere a bada circa tre miliardi di ex lavoratori ormai sostituiti dalle produzioni automatizzate.

 

Ma quale lavoro e per produrre cosa? Altre 24 marche di dentifricio o altre 32 marche di detersivo?

 

Non è forse più consigliabile produrre un nuovo modo di vivere e abbandonare la cruda esistenza a favore della vita?

 

Prevedere ad esempio di lavorare tutti due o tre ore al giorno e impiegare il resto del tempo a imparare a vivere, ovvero a gestire la propria libertà, quindi la propria creatività?

 

Si pensi che con un quinto delle spese militari si potrebbe regalare una casa e due pranzi caldi al giorno a tutti gli abitanti della terra ovvero a sette miliardi di esseri umani.

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28 maggio 2012 1 28 /05 /maggio /2012 10:36

Dal Diario di S. Agosti

Ho davvero pianto, in silenzio e non poche volte, di fronte a questo oceano di mediocrità e di passionalità convulsa che aleggia ogni domenica in ogni bar e nei grandi spazi affollati vicini allo stadio nel quale avvengono le partite di calcio.

Qua e là sussurrano o urlano “viva la Roma”,”viva la Juventus” per non accorgersi mai più che nel frattempo gli è stata rubata l’intera vita.

Nelle tribune, intanto, l’insieme della classe padronale i privilegiati, i ricchi, godono la partita identificandosi con i calciatori che continuano a prendere a calci il pallone con forsennata perizia mentre in basso, nelle curve, sud o nord che siano, si agitano i tifosi della disperazione identificandosi col pallone avendo anch’essi un percorso di vita pieno di calci ricevuti nel misero destino di lavoratori precari.

Così servi e padroni si incontrano in analoghe urla di approvazione o di sconcerto. Così il tifo calcistico congiunge gli sfruttati con gli sfruttatori in un’unìca, paradossale orgia di emotività.

Da questa breve descrizione si può dedurre l’estrema importanza che il calcio assume per rendere accettabile un mondo che accettabile non è.

Poi, per tutta la settimana, non si parla d’altro e gli assidui frequentatori del Bar Family, vicino al cinema esplorano ogni minimo istante della partita, poi delle partite poi del campionato, poi dei mondiali di calcio e così all’infinito. Mi sono chiesto come sia possibile che in trent’anni, cioè da quando ho aperto il cinema a Roma, queste persone non abbiano mai cambiato argomento e ogni giorno della loro vita si siano occupati di questo o quel giocatore, di rigori sbagliati, di partite vendute e mai ma proprio mai neppure un istante del loro infelice destino.

Poi ho avuto un’illuminazione o più semplicemente mi sono reso conto che tutti i tifosi hanno un infinito bisogno di incontrarsi, di fare amicizia, di affetto, di tenerezza di solidarietà, perfino di potersi dare improvvisi abbracci o delle gran pacche sulla schiena.

Attenzione però. Abbracciarsi per simpatia o perchè si vuole offrire tenerezza e celebrare l’amicizia è quindi escluso come evento, mentre abbracciarsi anche tra uomini perché il giocatore della propria squadra ha fatto una rete è pratica ormai divenuta frequente e legittima. 

Ecco perché di fronte a questi desolati incontri in nome della tifoseria posso piangere il tipo di lacrime che stranamente mi scendono anche ogni volta che rivedo il discorso finale di Charlie Chaplin nel film “Il grande dittatore”.

“SU QUESTO PIANETA C’È POSTO PER TUTTI, LA NATURA È RICCA E SUFFICIENTE PER TUTTI NOI, LA VITA PUO’ ESSERE FELICE E MAGNIFICA MA NOI LO ABBIAMO DIMENTICATO. ABBIAMO I MEZZI PER SPAZIARE MA CI SIAMO CHIUSI IN NOI STESSI, LA MACCHINA DELL’ABBONDANZA CI HA DATO POVERTA’, LA SCIENZA CI HA TRASFORMATO IN CINICI, L’AVIDITA’ CI HA RESI DURI E CATTIVI, PENSIAMO TROPPO E SENTIAMO POCO, PIU’ CHE MACCHINARI CI SERVE UMANITA’, PIU’ CHE ABILITA’ CI SERVONO BONTA’ E GENTILEZZA. SENZA QUESTE QUALITA’ LA VITA È SOLO VIOLENZA E TUTTO È PERDUTO.

NON CEDETE A DEI BRUTI, UOMINI CHE VI DISPREZZANO E VI SFRUTTANO CHE VI DICONO COME VIVERE, COSA FARE, COSA DIRE, COSA PENSARE CHE VI CONDIZIONANO E VI TRATTANO COME BESTIE.

NON VI FIDATE DI QUESTA GENTE SENZA UN’ANIMA, VOI NON SIETE BESTIE SIETE UOMINI COMBATTIAMO PER UN MONDO NUOVO CHE DIA A TUTTI RISPETTO, AI GIOVANI UN FUTURO, AI VECCHI LA SICUREZZA.

PROMETTENDOVI QUESTE COSE DEI BRUTI SONO ANDATI AL POTERE, MENTIVANO NON HANNO MAI MANTENUTO QUELLE PROMESSE E MAI LO FARANNO.

(il discorso si trova facilmente su youtube scrivendo IL GRANDE DITTATORE discorso finale di Charlie Chaplin.)

Mi consolo dal pianto immaginando un maxischermo gigantesco

Al centro di ogni piazza e la proiezione di questo messaggio, la sera subito dopo il tramonto.

Il sintomo più strano infatti è che con l’aumentare della crisi c’è una crescita di intensità del boato e delle urla che provengono dagli stadi quando l’una o l’altra squadra violano la rete avversaria.

 

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28 maggio 2012 1 28 /05 /maggio /2012 10:13

gesso-lavagna.jpgSempre a proposito del moralismo di Archiati in merito al concetto di profitto, da pensare come indipendente da quello del lavoro ma non su basi buonistiche o moralistiche, bensì esclusivamente razionali, ecco alcuni passi di Steiner significative che Archiati dovrebbe rileggere, o non dimenticare nelle sue “omelie”:

 

“Nel giudizio sull'importanza economica del profitto si insinuano opinioni oggettivamente ingiustificate. Da un lato è certo vero che l'aspirazione al profitto è egoistica. Però non basta voler eliminare il profitto basandosi unicamente sulla sua natura egoistica, perché nel giro della vita economica bisogna che ci sia qualcosa che indichi se esista o meno il bisogno di una merce prodotta. Nella forma attuale dell'economia, tale conoscenza si può attingere solamente dal fatto che la merce in questione dia o no un profitto. Una merce che dia un profitto abbastanza forte nel giro economico può essere prodotta; una che non dia un profitto sufficiente non va prodotta, perché perturberebbe la bilancia dei prezzi delle merci in circolazione. Qualunque possa essere il significato del profitto da un punto di vista etico, nella forma tradizionale dell'economia esso è il contrassegno del bisogno che una merce venga prodotta.

Per il progresso della vita economica si tratta di eliminare il profitto perché esso abbandona la produzione dei beni all'alea del mercato, ed eliminarlo è richiesto dallo spirito del tempo. Ma ci si offusca il sano giudizio se, nel combatterlo, s'insinua l'accenno alla sua natura egoistica; nella vita l'importante è infatti che in ogni campo della realtà si facciano valere le ragioni che in esso sono obiettivamente giustificate. Ragioni provenienti da altri campi, per quanto in sé giustissime, non possono agire sul giudizio a questo riguardo.

Per la vita economica occorre che l'indicazione data dal profitto venga sostituita dall'azione di persone che in essa abbiano l'incarico di provvedere razionalmente alla mediazione tra il consumo e la produzione, in modo da eliminare l'alea del mercato. La giusta comprensione di questa trasformazione dell'indicazione proveniente dal profitto in un'azione razionale fa sì che si eliminino dalla vita economica i motivi che finora perturbavano e confondevano il giudizio, e che li si trasferisca nel campo della vita giuridica e spirituale.

Solo quando si riconoscerà che l'idea della triarticolazione dell'organismo sociale trae la sua configurazione dall'aspirazione a creare fondamenti sani per un'azione pratica e obiettiva nei diversi campi della vita, la si giudicherà rettamente, apprezzandone giustamente il valore pratico” (R. Steiner, “I punti essenziali della questione sociale”, Ed. Antroposofica, 1980, Milano pag. 165-6).

 

In sintesi bisognerebbe chiedersi: profitto e produzione o consumo e produzione?

 

Là, dove il produttore per produrre evoca immediatamente il profitto manca la mediazione del pensare, che è sostituita dall’egoismo (come abitudine di “pensiero”).

 

L’egoismo non è un male se è compenetrato di pensiero: con la riflessione pensante si scopre che ci produce solo per il profitto non sa fare fino in fondo il proprio interesse.

 

Solo se il produrre è pensato per il consumo si fa il proprio interesse, perché allora: 1) il proprio interesse è interesse di consumatore; 2) si produce per altri produttori che sono anche consumatori; 3) si può osservare che l’egoismo non va rimosso ma potenziato fino a coincidere con l’egoità socializzata, cioè razionalizzata.

 

Dunque non la moralità ma la razionalità può generare benessere universale.

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26 maggio 2012 6 26 /05 /maggio /2012 12:52

Nelle seguenti parole di Archiati nel suo libro "Economia e Vita" si evince una predicazione di una sua mistica del dono che non c'entra niente col denaro di donazione inteso da Steiner, quindi secondo me Archiati fa più confusione che altro.

 

Anche nelle conferenze che tiene continua a sostenere che non bisogna arricchirsi e che i ricchi non sono felici.  Palle!

 

Anche se io non ho mai desiderato arricchirmi ed anche se ho sempre lavorato divertendomi nel senso di amare ciò faccio, credo che l'essere umano debba essere libero anche di arricchirsi come vuole.

 

Tutta questa sua teoria che il ricco non è felice non è altro che il solito predicozzo da preti. E poi è una generalizzazione astratta che non ha alcun riscontro nella realtà. Ci sono, è vero, dei ricchi infelici, ma non tutti i ricchi sono infelici. Allo stesso modo ci sono dei poveri felici e dei poveri infelici.

 

Nel modo di procedere di Archiati si va verso la predicazione delle meraviglie della povertà di tipo francescano. Ma la scienza dello spirito poggia su logica di realtà, non su logiche pietistico-mariane del "volemose bene".

 

Ecco alcuni pensieri di Archiati amplificati poi nei suoi predicozzi (per me è roba da matti):

 

"Vorrei fare alcune osservazioni su ciò che chiamerei «l’ossessione assicurativa » dell’uomo d’oggi, cioè sulla mentalità di assicurazione e del cosiddetto «risparmio» (Pietro Archiati, "Economia e vita. Solidali sulla via della libertà", Ed. Archiati, pag. 56). "[...] per superare l’egoismo insito nell’accumulare denaro. E che cosa si può fare perché a un numero sempre maggiore di esseri umani passi la voglia dell’accumulo di denaro grazie al sorgere di una voglia migliore? Si tratta di provocare un’inversione di marcia nell’attuale dinamismo economico, un’inversione di portata tale da ingenerare in noi tutti una vera repulsa nei confronti dell’ammassare denaro" (ibid., pag. 219). "Sarà necessario adottare questo sistema di pura «amicizia economica» per aiutare ciascuno di noi a vincere il meccanismo della paura e del conseguente accumulo di denaro, e invogliare tutti a far circolare il più possibile e a livello capillare il denaro, anziché a trattenerlo" (ibid., pag. 221).

 

Ed ecco invece il contrario scritto da Steiner in "I punti essenziali...":

 

001-I-punti-essenziali-171.jpg

 

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Presentazione

  • : Blog di creativefreedom
  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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