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10 maggio 2012 4 10 /05 /maggio /2012 13:35

mafia

 

Scritto da Massimo Francese

 

Il crollo delle borse, dovuto alla bolla dei mutui subprime, seguiva una serie di "scoppi" (Enron, Parmalat, ecc.) le cui notizie e conseguenze avevano fatto il giro del mondo. Avrebbero dovuto rendere quantomeno molto prudenti tutti gli investitori e i mutuatari.  

 


Ma il "rumorese" o meglio lo "scorreggese" bloccarono la presa d'atto delle aberrazioni...
Cosa sono questi "stili di vita" che ci impediscono di svegliarci? A Termini Imerese gli operai Fiat occupano l'agenzia di Equitalia (TG1 Rai delle 20 di ieri 9 maggio 2012). Niente soldi quindi niente pagamenti. Semplice, lineare, bellissimo. Sono con loro con tutto il cuore. Ma avremmo potuto prevedere anche questo se detti "stili di vita" del nostro cervello rettiliano o tutt'al più limbico, non ci bloccassero il comprendonio.


Ascoltando ieri quel babbuino cotonato e laureato (che dicono essere il presidente del consiglio italiano) farfugliare parole senza senso in risposta a non si sa quale domanda (e di chi?), mi è tornata alla memoria una lettura di qualche tempo fa, che definiva la lingua (o meglio, il modo di pensare e usare la lingua) parlata e scritta correntemente: "rumorese". Il titolo del libro è "Libro delle epoche" di Igor Sibaldi, Ed. Frassinelli.

Eccone un breve estratto (pag. 20/21):

 
"In ogni generazione il Soggetto Collettivo comincia presto a disturbare le comunicazioni personali tra gli individui, e prosegue poi sempre più, fino a impedirle quasi del tutto, senza che però vada perduta la capacità degli individui di parlare: semplicemente, essi si dicono l'un l'altro qualcosa che non è prodotto da nessuno in particolare - da nessun io - ma solo dai vari "noi" di cui il Soggetto Collettivo consiste. La lingua dei "noi" è tanto lontana dalla comunicazione autentica, quanto i monologhi di Adenoid Hynkel nel film di Chaplin "Il grande dittatore" lo sono dalle battute degli altri personaggi.
Hynkel parla lì un grammelot, cioè un linguaggio di suoni e rumori indistinti, che tuttavia i suoi seguaci sembrano comprendere. In realtà, l'hynkeliano è soltanto una variante cinematografica della lingua più diffusa al mondo, che in questo libro chiameremo rumorese, e che purtroppo non viene mai avvertita come comica.
È facile da apprendere: occorre soltanto fingere che i suoi fshh err bzz significhino qualcosa.
E la finzione riesce tanto più perfetta quanto più si arriva a pensare in rumorese, cioè a strutturare una serie di sequenze di bzz fshh crr come se fossero ragionamenti, cosa anche questa facilissima.
[...] Chi tarda ad acquisirle e ad automatizzarle, non viene ascoltato volentieri: il suo parlare risulta strano, e suscita diffidenza, proprio perchè non vi compaiono le consuete sequenze di bzz fshh crr, e quel che dice risulta 'troppo complicato', perchè adoperando solo parole sensate costringe i suoi ascoltatori a uno sforzo d'attenzione e di riflessione a cui non sono abituati [...]".


Questo spiegherebbe perchè quando si parla con qualcuno di un argomento pensato, sentito e vissuto, spesso l'interlocutore si gira a parlare con un altro, cambiando anche argomento.


Una buona lezione, comunque, su come non gettare perle ai porci.


Ma  voglio fare un esempio che va oltre il pensare e parlare il rumorese: quando nel 2001 le tv mostravano le immagini in tempo reale degli attentati alle torri gemelle, feci notare che nelle schermate che riguardavano gli aerei caduti sul Pentagono e nel bosco, non si vedevano tracce di aereo alcuno. Eppure, in teoria,  dovevano essersi schiantati aerei di linea con una apertura d'ali di oltre 20 metri. Dov'erano carlinga, motori e ali? Oltretutto il buco nel muro del Pentagono era di pochi metri e non giustificava l'impatto con un aereo di linea. Bene, la risposta testuale fu "Ma cosa dici, sei un cretino, in tv hanno detto che...".


Non avevano neanche fiducia nei loro sensi corporei.


Bastava guardare.


Qui siamo oltre il rumorese, siamo allo scorreggese (cfr. le scorregge nel cervello nel video "Supermario sei un pieno di vuoto"):

 


Sempre Igor Sibaldi, nel suo libro " Il codice segreto del Vangelo - il libro del giovane Giovanni", Vangelo da lui ritradotto dal greco antico, la frase "Io sono la Via, la Verità e la Vita" viene ritradotto correttamente con "L' Io sono è la Via, la Verità e la Vita"...

Rudolf Steiner ci ricorda anche come siano in azione, in questi tempi, gli spiriti Asurici, che tendono a nutrirsi dell'io e ai cui danni non c'è rimedio, neanche col karma...

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9 maggio 2012 3 09 /05 /maggio /2012 17:23
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8 maggio 2012 2 08 /05 /maggio /2012 17:58

Der-Spiegel.jpg"L'Italia truccò i conti per entrare nell'euro"
 

Der Spiegel: "E Kohl sapeva tutto"

 

Fonte: tgcom24 (notizia del 7 maggio 2012)

 

Il settimanale ha pubblicato i documenti del 1998 sui rapporti tra ambasciata tedesca e Roma in un articolo di cinque pagine.


L’Italia non era ancora pronta per entrare nell’Euro e l’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl ne era a conoscenza. Documenti alla mano, il settimanale tedesco Der Spiegel racconta punto per punto, data dopo data, quello che è successo tra il 1997 e il 1998 per permettere al nostro Paese di entrare a far parte dell’Unione Europea. “Operazione autoinganno” è il titolo di un articolo di cinque pagine apparso sulla rivista di Amburgo.

 

Der Spiegel ha avuto accesso a centinaia di pagine, rapporti e verbali manoscritti dei colloqui avuti dal “cancelliere della riunificazione” Kohl.


Stando alle carte l’Italia non sarebbe mai potuta entrare nell’Euro perché i suoi conti non erano assolutamente in regola. “A decidere sul suo ingresso non furono criteri economici ma considerazioni politiche” si legge nell’articolo del settimanale che denuncia: “In questo modo si creò il precedente per una decisione sbagliata ancora maggiore presa due anni dopo, l’ingresso nell’euro della Grecia”.


Klaus Regling, attuale responsabile del fondo salva stati Efsf e all’epoca capo del dipartimento del ministero delle Finanze tedesco conferma a Der Spiegel: “Fino al 1997 avanzato, al ministero delle Finanze non credevamo che l’Italia riuscisse a rispettare i criteri di convergenza".


Il governo Kohl, quindi, sarebbe stato perfettamente a conoscenza della reale situazione dell’Italia e del suo bilancio ma non si sarebbe mosso perché priorità assoluta era che il nostro Paese entrasse nell'area euro. Se si bloccava l’ingresso dell’Italia, infatti, anche la Francia si sarebbe tirata indietro e la Germania si sarebbe trovata “in una posizione di trattativa debole”.


Ripercorrendo quello che è accaduto, il 3 febbraio 1997 lo stesso ministero tedesco aveva constatato che a Roma “importanti misure strutturali di risparmio erano venute quasi del tutto meno per garantire il consenso sociale” mentre il 22 maggio dello stesso anno in una nota per il cancelliere Kohl si legge che “non c’è quasi nessuna chance che l’Italia rispetti i criteri”.


Persino l’allora sottosegretario alle finanze Juergen Stark, fino all’anno scorso capo economista della Bce, il 22 gennaio 1998 durante un vertice con una delegazione governativa italiana aveva constatato che “la durevolezza di solide finanze" non era "ancora garantita”.


Fu Hoerst Koehler, allora presidente dell’Associazione delle Casse di Risparmio tedesche, a scrivere una lettera a Kohl a metà marzo insieme a uno studio dell’archivio dell’Economia mondiale di Amburgo. Koehler spiegava che l’Italia non aveva rispettato le condizioni per una durevole riduzione del deficit e costituiva un “rischio particolare” per l’euro. L’ex cancelliere tedesco però, a quanto pare fece orecchie da mercante. Bitterlich, allora consulente di Kohl per la politica estera al vertice Ue nel maggio 1998 affermava infatti “la parola d’ordine politica era: per favore non senza gli italiani”.


Dai documenti emerge anche che l’Italia, nel corso del 1997, chiese per due volte di rinviare la partenza dell’euro, ma la Germania rifiutò perché la data d’inizio era ormai diventata un “tabù”.


Prodi-Ciampi.jpgTutte le speranze tedesche erano riposte nell’allora ministro del Tesoro italiano Carlo Azeglio Ciampi. “Per tutti era come un garante dell’Italia, lui ce l’avrebbe fatta” prosegue Bitterlich nell’intervista con Der Spiegel “alla fine con una combinazione di trucchi e di circostanze fortunate gli italiani riuscirono a rispettare i criteri di Maastricht".


Il Paese trasse vantaggio da tassi di interesse storicamente bassi ”come l’introduzione della “tassa per l’Europa”, la vendita delle riserve auree alla banca centrale e le tasse sugli utili che fecere scendere il deficit di bilancio in misura corrispondente “anche se gli esperti statistici dell’Ue in seguito non accettarono questi trucchi”.


Nel Der Spiegel si legge che il cancelliere tedesco si fidò delle dichiarazioni di Ciampi sulla riduzione al 60% del debito pubblico entro il 2010 che invece non si è realizzato.


Bisogna ricordare però che l’Italia, in quegli anni, era la maggior concorrente della Germania sul mercato internazionale per l’esportazione di prodotti manifatturieri, idrici e meccanici. Il mancato ingresso del Bel Paese nell’euro, avrebbe perciò rischiato di rendere difficile i rapporti commerciali tedeschi con gli altri stati. Il basso valore della lira rispetto alla moneta europea avrebbe reso i prodotti italiani molto più economici rispetto a quelli delle industrie tedesche e perciò, a parità di qualità, molto più appetibili. 

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8 maggio 2012 2 08 /05 /maggio /2012 12:31

GRILLO NON È L’ANTIPOLITICA, L’ASTENSIONE LO È

di Leonardo Facco
Articolo segnalato da Massimo Francese, corrispondente di Creativefreedom

 

«Sarebbe un errore imperdonabile sottovalutare il segnale che viene dal dato dell’astensione, preoccupante in generale, gravissimo in alcune città. Occorrerà tenerlo presente anche quando legittimamente si festeggi la vittoria del proprio schieramento e dei propri candidati sindaci. Poco più del 65% di partecipazione nazionale ad un voto amministrativo, insieme alla moltitudine di liste civiche, rappresentano l’indicazione di un malessere e di una protesta che le forze politiche devono saper comprendere ed affrontare con risposte positive». Così parlò Vannino Chiti, vicepresidente del Senato.

 

Quasi dieci milioni di elettori chiamati alle urne per le elezioni amministrative sono un test interessante. Aldilà dei sindaci che sono stati eletti, il vero, unico segnale antipolitico (Grillo è semmai protesta politica) sta nella quantità di elettori che si sono astenuti, che – benché fossero elezioni locali, quindi per scegliere personale politico con competenze limitate – hanno mostrato tutto il loro disprezzo per una casta che non risiede solo a Roma, anzi.

 

Non sono un amante della ginnastica dell’obbedienza, del “fantomatico” diritto di voto. Votare assomiglia a quell’ora d’aria che ti concedono in galera prima di tornare dietro le sbarre. Non sono parole mie, ma di Fabrizio De André, che prima di molti altri suoi coetanei capì i guasti della democrazia e li musicò. Come lui e più di lui, qualche anno dopo, ci pensò Giorgio Gaber a menar fendenti al sistema, e manco conosceva Calderoli e il suo “porcellum”. Astenersi val più che votare “il meno peggio”. Cosicché, come presumevo, ieri quello del “non voto” (astenuti, schede bianche e schede nulle) si è confermato il primo partito, come mostrato da tutti i sondaggi degli ultimi mesi.

 

Dire ai politicanti “non in mio nome” è tutt’altro che sentirsi smarriti, è una nuova modalità di orientamento politico. E’ l’emergere di una originale, e vera, forma di “lotta di classe”, quella che oppone i produttori di ricchezza (operai del settore privato, impiegati, liberi professionisti, imprenditori) a loro, i predatori e i consumatori di ricchezza (dipendenti pubblici e dello Stato, boiardi e politici di ogni ordine e grado). L’astensione (non a caso più marcata nelle aree padane che al Sud) oppone chi è costretto a pagare le tasse e chi le tasse le malversa per i propri interessi clientelari.

 

L’astensione è una forma di delegittimazione dello Stato e della casta, è il segnale forte dell’acuirsi dello scontro fra la classe politica e la maggioranza della popolazione, fra coloro che hanno occupato (con ogni mezzo, compresa la legge elettorale) gli spazi della società civile e la gente “normale”, capace di fare da sé.

 

E’ soprattutto per una questione di libertà, nonché etica e morale, che si disertano le urne. In punta di diritto naturale, per un libertario il voto è un atto illegittimo in quanto contribuisce ad affermare il dominio di alcuni uomini (politici e burocrati, ergo parassiti) su tutti gli altri. E non di rado accade che siano persino delle minoranze ad imporre la loro “dittatura democratica”. A chi sostiene che il voto è sinonimo di democrazia (dal greco, potere del popolo) val la pena ricordare che nel 1921, grazie al voto, in Italia ha preso il potere un tal Benito Mussolini e in Germania, nel 1933, uno squilibrato che di nome faceva Adolf Hitler. In Grecia, il partito neo-nazista è entrato in parlamento ottenendo il 6% di suffragi. Paradossale no? Niente affatto, è il voto bellezza! Le dittature non sempre nascono da cruenti colpi di Stato, ma da democraticissime votazioni.

 

Tutta colpa della sovranità, che anziché risiedere laddove è la sua sede naturale, l’individuo, tutt’al più le piccole comunità, la si attribuisce ad un ectoplasma tendenzialmente criminale che chiamiamo Stato. Ecco allora che “la morale dei singoli individui, i loro desideri, le loro passioni e aspirazioni diventano poco meno di briciole di fronte a un ‘Leviatano’ la cui legittimità risale a investiture divine o a concetti astratti quali il bene di tutti”. Scriveva Ralph Waldo Emerson: “Gli uomini onesti non devono obbedire a leggi troppo cattive”. Astenersi significa dare un segnale in tal senso.

 

Lysander Spooner, ottocentesco anarchico individualista americano, sosteneva che “un uomo non cessa di essere schiavo perché gli si permette di scegliere il padrone ogni quattro anni”. Ergo astenendovi non potranno accusarvi di aver mandato qualche peripatetica, o qualche sociopatico, in Parlamento.

 

Infine, una banale curiosità: statisticamente parlando, è molto più probabile che vi accada qualche disgrazia mentre andate al seggio piuttosto che il vostro singolo voto conti qualcosa e determini dei cambiamenti. Non si tratta di un’elucubrazione, ma delle conseguenze della statistica. Meditate, il vero voto inutile è il voto stesso.

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7 maggio 2012 1 07 /05 /maggio /2012 12:41

Dedicato a Matteo Roveglia, architetto e studioso dell'opera steineriana

 

Penso che i motivi che hanno spinto Monti siano tanti ma di certo questo è stato letteralmente "depredare i cittadini a caso" soprattutto quelli inermi, quelli che magari conservavano ancora un po' dei vecchi risparmi in qualche cassetto dei vecchi armadi (Matteo Roveglia).

  

Lo scippo silenzioso di Monti: vecchie lire prescritte in anticipo. Ma nessuno ne parla!

 

Fonte: qelsi.it

Le vecchie lire erano fuori corso ma non ancora prescritte. Non tutti conoscono la differenza, in realtà è molto semplice: le banconote prescritte sono quelle che perdono il loro controvalore facciale per il cambio, quindi non sono più cambiabili.


Esempio: sino a Dicembre 2001 una 100.000 lire con la faccia di Botticelli, che circolava fino alla fine anni ’70, poteva essere cambiata dalla Banca d’Italia con una banconota di 100.000 in corso successivamente, o con i canonici 51,65 euro dopo l’avvento del nuovo conio.


Tutto è cambiato con l’arrivo della moneta unica europea: le vecchie emissioni da “fuori corso” sono state destinate ad assumere lo status di “prescritte”, ossia a perdere del tutto il loro valore facciale.


In occasione del passaggio lira-euro, in buona sostanza, una legge ha stabilito che le banconote del vecchio conio, dopo 10 anni di fuori corso, avrebbero dovuto andare in prescrizione. Tale legge, la numero 96 del 1997 pubblicata il 7 aprile 1997, è stata introdotta 5 anni dopo la pubblicazione, ossia nel 2002. Essendo state decretate fuori corso nel 2002, con l’avvento dell’euro, tutte le banconote delle vecchie lire erano quindi destinate ad andare in prescrizione il 28 febbraio 2012. Discorso a parte per le monete da 50 e 100 lire, le quali per Decreto Ministeriale sono state poste fuori corso il 16 ottobre 2000, quindi prescritte dal 16 ottobre 2010.


Per fare un altro esempio, le 20.000 lire con la faccia di Tiziano sono state messe fuori corso il 1 luglio 1985: se all’epoca fosse stata in vigore la legislazione post-euro, sarebbero dovute andare in prescrizione sin dal 1 luglio 1995.


Il nuovo governo Monti, tra il silenzio e l’indifferenza generale, ha però optato per un inspiegabile colpo di mano: vecchie lire in prescrizione e non più cambiabili sin da subito.


Lo dice il comma 1 dell’articolo 26 della “manovra salva-Italia”:

1. In deroga alle disposizioni di cui all’articolo 3, commi 1 ed 1 bis, della legge 7 aprile 1997, n. 96, e all’articolo 52-ter, commi 1 ed 1 bis, del decreto legislativo 24 giugno 1998, n. 213, le banconote, i biglietti e le monete in lire ancora in circolazione si prescrivono a favore dell’Erario


Secondo dati aggiornati a fine agosto pubblicati su libero-news.it, le banconote del vecchio conio ancora in circolazione sarebbero ben 300 milioni, equivalenti ad un valore di 2.500 miliardi di lire. Ossia, circa 1 miliardo e 300 milioni di euro. Un vero scippo da parte del governo, senza alcun preavviso. Chi possiede ancora le lire e pensava di poterle cambiare fino a febbraio 2012 non lo potrà più fare. Un bel guadagno per lo Stato.


Inspiegabile, oltretutto in un periodo in cui circola la notizia, non si sa se vera o falsa, che la Germania invece sta riprendendo a stampare i marchi.
Non sarà che Monti, convinto adepto dell’Ue e dell’euro, ha voluto sbarazzarsi sin da subito della scomoda lira?

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7 maggio 2012 1 07 /05 /maggio /2012 09:43

Falsi-Maestri-Gnostico-Bugiardi-Nome-Dio-YHVHGuardatevi dai cattivi maestri!

 

Mi è stato chiesto un parere su uno scritto di sedicenti antroposofi in merito a caratteristiche del popolo inglese. In questo scritto si afferma che, rispetto ad ogni altro popolo “gli inglesi (e gli altri anglofoni) sono qualcuno - nascono con una forte personalità, fondata sul fisico e nello stesso tempo che “l’attuale materialismo, fondato sulla consapevolezza di sé impiantata nel fisico, arriva ad aberrazioni […] che lungi dal portare alla libertà, tanto sbandierata, rendono l’uomo schiavo”. Delle due l’una: o ci si rende conto che tale essere qualcuno (di personalità fondata sul fisico) equivale ad essere  un aberrante schiavo in quanto impiantato materialisticamente nel fisico, oppure non ci si rende conto di ciò. E poiché non si può dire che un tale è qualcuno se è il risultato di un’aberrazione materialistica, chi afferma una cosa del genere è un antilogico.

 

Ciò che colpisce è inoltre che tale antilogica è messa in bocca a Rudolf Steiner, a cui ci si ispira! Ecco la frase completa:

 

La Germania avrebbe il compito di comprendere gli altri ed aiutarli. Riuscirà ad essere all’altezza di quanto richiestole dal destino? Del resto, lo diceva anche Rudolf Steiner: gli inglesi (e gli altri anglofoni) sono qualcuno - nascono con una forte personalità, fondata sul fisico - i tedeschi (e anche gli altri europei) possono diventare qualcuno. […] Attraverso la forza dell’io l’uomo ha promosso la civiltà, ma l’attuale materialismo, fondato sulla consapevolezza di sé impiantata nel fisico, arriva ad aberrazioni […] che lungi dal portare alla libertà, tanto sbandierata, rendono l’uomo schiavo” (cfr. Economia, Grifo, Dollaro contro Euro” in http://www.larchetipo.com/, maggio 2012). [Oltretutto, anche tutta l'antifona della guerra del dollaro contro l'euro, è una bufala, poggiante sull'ignoranza del fatto che l'inventore dell'euro fu niente meno che un americano: Robert Mundell, battezzato a suo tempo - da Milton Friedman, se non sbaglio - come "il padre dell'euro", al quale, su proposta del governo USA, fu addirittura conferito nel 1999 il Nobel per l’economia per le sue teorie sulle aree valutarie ottimali, nelle quali risultava che la moneta unica o euro venisse controllata dal ciclo del dollaro. Tutto ciò era notorio soprattutto nel periodo della nascita dell'euro, dato che l'unione monetaria diventava utile agli USA soprattutto nei periodi in cui il dollaro era debole, come ad esempio lo era stato negli anni '60 quando con gli accordi di Roma (del 1957) iniziò il processo di unificazione europea che portò poi alla nascita del sistema monetario europeo, a Maastricht, e infine alla moneta unica. L'euro era ed è dunque funzionale alla truffa del dollaro emesso senza riserva, altro che "dollaro contro l'euro"! Se crollasse l'euro, crollerebbe immediatamente anche il dollaro, e questo in America non lo vuole nessuno! - nota del curatore].

 

Coloro che scrivono cose come queste dimostrano di avere letto molto superficialmente Steiner e di avere, nonostante ciò, la pretesa di insegnare l’antroposofia come se essa fosse un miscuglio fra Topolino, Liala, i racconti di Asimov, o una qualsiasi ideologia. Sono comunque facili da scoprire come “bufalòfori” in quanto fanno affermazioni che si auto-contraddicono.

 

Certamente il popolo inglese fu spesso caratterizzato da Steiner in molte conferenze. Gli inglesi e gli americani anglofoni sono il popolo più egoista del pianeta (lo dico in modo assolutamente oggettivo) e quindi l’essere qualcuno dell’inglese non è che apparenza. Cerco di mostrarlo con le parole di Steiner.

 

Siamo a Dornach, il 18/12/1916 (dunque nel periodo della prima guerra mondiale) e Rudolf Steiner tiene una conferenza intitolata “L’Europa Centrale tra potere e spirito”:

 

“[…] tutte le scienze sociali dell’Europa Centrale sono forte­mente influenzate dal pensiero inglese. Non è un caso che i fondatori del socialismo tedesco, Marx e Engels, lo abbiano fondato dall’Inghilterra; ugualmente è molto facile che l’essenza dell’Europa Centrale venga fraintesa. Ancora oggi la vera natura dell’Europa Centrale viene quasi sempre frain­tesa nell’Europa Occidentale. Come potrebbe anche essere altrimenti?

 

La cultura dell’Europa Centrale era così compenetrata dall’elemento francese, che Lessing prima di comporre il suo “Laocoonte” - una delle opere più significative, un pun­to di riferimento nel periodo più alto della cultura tedesca - Lessing si è chiesto se dovesse scriverlo in francese o in tedesco. Nell’Europa Centrale le persone più colte del 18° secolo scrivevano male in tedesco e bene in francese, non bisogna dimenticarlo. E nel 19° secolo l’Europa era esposta al pericolo di “inglesizzarsi” del tutto, di venire totalmente compenetrata dal carattere inglese. Non c’è da meravigliarsi che l’essenza dell’Europa Centrale sia così poco conosciuta, perché viene sommersa in continuazione da altri lati, anche culturalmente.

 

Riflettete su questo: la teoria dell’evoluzione elaborata da Goethe è un gradino più in alto del darwinismo mate­rialistico - come nella rotazione delle consonanti la Germa­nia è un gradino più avanti rispetto al livello gotico-inglese [il grassetto è mio - ndc]. Ma perfino in Germania il darwinismo materialistico è stato favorito dalla fortuna, a scapito della teoria autenticamente tedesca, quella di Goethe. Non c’è quindi da meravigliarsi se l’essenza tedesca è mal compresa, e se non ci si da’ la pena di capirla veramente, così come dev’essere capita se le si vuol rendere giustizia.

 

Come detto, le scienze sociali sono state fortemente in­fluenzate dal modo di pensare inglese. Ma ora è diventata necessaria un’autoconoscenza da parte delle varie culture, e quest’autoconoscenza è particolarmente urgente. Finché non si perviene ad una tale conoscenza di sé non ci può essere salvezza. Per questa conoscenza Herbert Spencer o John Stuart Mill non bastano, ci vuole la scienza dello spi­rito, e la sensibilità per tutto ciò che con la scienza dello spirito ci viene dato.

 

Pensate solo a come sia difficile, per esempio, giungere alla conoscenza di ciò che sto per spiegarvi. Tuttavia sono aspetti basilari della vita, non è teoria astratta, è la base della vita.

 

Nell’anima c’è un certo rapporto tra la rappresentazione e la parola. Anche questo è un fatto.

 

A 

Mettiamo che nella struttura dell’anima la parola si trovi in questo settore. Ecco: la parola nel settore di sotto, e il pensiero in quello di sopra (cfr. disegno A).

 

B-copia-1.jpg 

Nella cultura francese si ha la tendenza a premere il pensie­ro in basso, fino alla parola (cfr. disegno B), cioè, a spinge­re, mentre si parla, il pensiero dentro il parlato.

 

Perciò in questo caso è così facile l’ebbrezza della parola, l’ebbrezza della frase; intendo “frase” in senso positivo, non in quello di «frase fatta».

 

C 

 

La cultura inglese ha l’altra caratteristica: spinge il pen­siero al di sotto della parola (cfr. disegno C), cosicché il pen­siero attraversa la parola e cerca la realtà al di sotto di essa.

 

D 

Il tedesco ha la particolarità di non scendere col pensiero fino alla parola. E solo grazie a questo fatto sono stati possi­bili filosofi come Fichte, Schelling ed Hegel, che non ci sono in nessun’altro luogo al mondo: solo perché il tedesco non conduce il pensiero fino alla parola, ma mantiene il pensiero nel pensiero (vedi disegno D).

 

Per questo motivo gli uomini possono fraintendersi mol­to facilmente. Infatti un vero tradurre diviene sempre un surrogato. Non c’è alcuna possibilità di dire in francese o in inglese quello che ha detto Hegel. È del tutto escluso, si ottiene sempre un surrogato. Una certa possibilità di intesa è data solo dal fatto che alcuni elementi base romanici sono ancora comuni [infatti il latino è come lingua molto più scientifico dell’italiano, dell’inglese, francese, ecc., in quanto, grazie alle declinazioni, non permette fraintendimenti di sorta; e pertanto da questo punto di vista il latino è molto vicino al tedesco; ndc]. Infatti se si dice “association” (francese) oppure “association” (inglese), ci si rifà al latino. Con ele­menti simili si costruiscono dei ponti. Ma ogni cultura di popolo ha la sua missione particolare, e si può venirne a capo solo con il desiderio impellente di comprendersi.

 

E 

L’etnìa slava butta il pensiero nell’interiorità e lo tiene lì, cosicché il pensiero è del tutto lontano dalla parola, e levita come sganciato da essa (cfr. disegno E).

 

La coincidenza più forte tra pensiero e parola, cosicché per esempio il pensiero sparisce di fronte alla parola, si ha nel francese. La più forte esperienza di sé da parte del pen­siero la si ha nel tedesco. Perciò solo in tedesco ha senso quell’espressione creata da Hegel e dagli hegeliani: “l’au­tocoscienza del pensiero”. Quello che per un non tedesco è un’astrazione, per il tedesco è l’esperienza più grandiosa che può fare, se la comprende in un senso vivente.

 

F 

Quello che il tedesco vuole è fondare il matrimonio tra lo spirito in sé e lo spirito nel pensiero. In nessuna parte del mondo, in nessuna cultura questo può essere raggiun­to, tranne che nella cultura tedesca. Non ha niente a che fare con un qualsiasi “Stato”. Ma questo traguardo è minac­ciato per secoli se gli uomini rifiutano l’“idea della pace” che adesso è in giro per il mondo. Perché allora non sarà in pericolo solo uno Stato nazionale al centro dell’Europa, ma anche l’essenza tedesca nel suo complesso. Quindi, per chi capisce la realtà, questi sono veramente giorni fatali.

 

Si può almeno sperare che le cose vengano giudicate in modo diverso dalla prima volta, quando in certo modo è en­trato in gioco il destino, ovvero forze del destino; quando si sarebbe dovuto riflettere, ma non lo si è fatto; nel momento in cui l’Austria di propria volontà si era dichiarata dispo­sta a dare all’Italia quello che l’avrebbe potuta aiutare a staccarsi dalle idee dell’irredentismo e del Grande Oriente. Nella periferia d’Europa non si è riflettuto per niente su questo, il che significava allora non riflettere su ciò che le tre persone (Salandra, Sonnino e Tittoni) stavano facendo. Speriamo che adesso, comunque vadano le cose, il mondo sia più disposto a prendere questa faccenda sul serio (Nota nel testo: nel 1915 l’Italia pose fine alla propria neutralità ed entrò in guerra a fianco dell’Intesa. Determinante fu il trattato di Londra del 26 aprile 1915 con Inghilterra, Francia e Russia. L’Italia ottenne l’espansione territoriale fino al Brennero e sulla costa dell’Adriatico: quindi il Trentino, l’Alto Adige, la Dalmazia e l’Istria. “Tuttavia alla piena realizzazione delle pretese nell’Adriatico si oppose con forza la Russia, in quanto potenza protettrice degli interessi serbi e degli slavi del sud” (Michael Seidlmayer, “Geschichte Italiens”, 1989, p.453). Prima della rottura da parte italiana della Triplice Alleanza, l’Austria-Ungheria aveva tentato invano di venire incontro all’Italia con concessioni territoriali. Il movimento dell’irredentismo aveva per scopo la riconquista di territori italiani secondo criteri geografici e storici).

 

Ma l’elemento tedesco ha già il suo determinato com­pito proprio grazie alla posizione particolare del pensiero. Sarà impossibile, senza il contributo di questo pensiero che vive in se stesso, che possa compiersi quell’evoluzione spi­rituale che ha da compiersi. [Siamo dunque ben lontani qui dall’affermare così superficialmente che “La Germania avrebbe il compito di comprendere gli altri ed aiutarli”. Non è per niente vero questo compito, perché tutti hanno il compito di comprendere tutti. Il compito della Germania è casomai quello di lasciare che tutti apprendano attraverso le caratteristiche proprie al suo pensare a non fare del pensare il mero materialismo che oggi compenetra tutto (e questo va detto anche all’attuale Germania, che fino a prova contraria sta dimostrando monetaristicamente di non rispettare la peculiarità essenziale del proprio pensare)! - ndc]. Le cose vanno considerate così come sono.

 

Nella cultura inglese si rende in certo modo necessario che ciò che è spirito si materializzi. Con ciò non si vuol dire niente contro la cultura inglese, si descrive unicamente un dato di fatto. All’interno della cultura inglese ciò che è spirituale deve in un certo senso materializzarsi. Perciò le masse comprenderanno di più ciò che proviene esclusiva­mente dalla cultura popolare, e non dall’essenza umana in generale - ovvero qualcosa di medianico o di simile, o di tramandato da tempi remoti.

 

L’origine di queste cose si trova sempre nell’antichità: gli antichi Rosacroce, gli antichi indiani e così via. Questo elemento deve sempre venire sacralizzato in qualche modo, come la lingua stessa, che è rimasta ferma al livello del goti­co - e “rimasta ferma” non è in nessun caso un giudizio mo­rale, o che implichi simpatia o antipatia: vuol solo indicare un diverso punto su una scala. Con ciò non intendo nient’al­tro che una sistematizzazione, non certo un essere indietro nell’evoluzione o cose del genere.

 

Prendiamo le cose come sono veramente. [Dunque non è per nulla vero nemmeno che l’inglese sia qualcuno nel senso autorevole del termine ma casomai solo in senso autoritario, cioè di dominatore e signore; il signoraggio bancario è la creatura di tale autoritarismo, che in quanto tale non ha nulla a che fare con l’essere qualcuno in senso realmente realizzativo di un soggetto; pertanto finché non ci si curerà di affermare le cose come sono veramente quei sedicenti antroposofi continueranno a fare più confusione che altro! – ndc]. Ovviamente oggi ogni popolo può comprendere tutto, ma è pur vero che se in Inghilterra vive uno spiritualismo fecondo, una scienza dell’occulto nel senso migliore della parola, esso proviene dall’Europa Centrale, è stato importato dal luogo d’origine - oppure è stato preso altrove. E poiché là c’è un’intellettualità particolarmente sviluppata, lo si può anche sistematizzare e organizzare. Uno spirito come Jakob Böhme, per esempio, era impensabile in Francia. Ma Jakob Böhme, dopo essere sbocciato in tutto e per tutto dal pensiero spirituale dell’Eu­ropa Centrale, ha avuto un grande seguito grazie a Saint­ Martin, il cosiddetto “philosophe inconnu”,il filosofo ignoto, che era un suo seguace.

 

Queste cose agiscono congiuntamente. È una materia in cui non si può giudicare secondo sentimenti nazionalistici, ma solo in base a ciò che si presenta all’umanità intera. E nel momento in cui si pensa che il karma sia una cosa seria, che è il karma che ci lega - nel modo che ho descritto ieri - al popolo di cui facciamo parte, si troverà l’atteggiamento giusto, se si considererà la questione dal punto di vista del karma e non delle passioni.

 

Immagino che un giorno persino un popolo così esclu­sivamente passionale in tutte le questioni nazionali, come sono i francesi, potrebbe imparare a concepire il pensiero dell’appartenenza a una tradizione culturale dal punto di vista del karma. E posso perfino immaginare che, vista la grande predisposizione del popolo inglese alla spiritualità, proprio in Inghilterra si potrebbe arrivare, grazie ad una determinata scienza spirituale, ad accorgersi che ci sono anche altri popoli che meritano un trattamento più equo, cosa per la quale, adesso, non si ha la benché minima com­prensione.

 

Questo non è nemmeno lontanamente un rimprovero, ma suona paradossale, perché quando parliamo diciamo cose che noi stessi comprendiamo, ma che ad altri possono apparire curiose. Solo gli americani, con quel che dicono, le soverchiano: là il paradosso è naturalmente ancora più forte. Ovviamente il paradosso lo avverte soltanto chi non condivide la loro posizione - questa totale mancanza di consapevolezza che anche l’altro ha il diritto di svilupparsi secondo la propria natura.

 

Poiché la cultura inglese ha una grande predisposizione alla spiritualità, può essere raggiunta da alcune cose che entrano proprio da quella porta, soprattutto se consideria­mo che in essa è presente la più grande attitudine per il pensare puramente logico, il che vuol dire spirituale, e allo stesso tempo per la sistematizzazione. Non esiste da nes­suna parte un talento naturale per l’organizzazione come quello che si trova negli scritti di Herbert Spencer.

 

Il popolo inglese ha, riguardo a tutto ciò che è scientifi­co, il più grande talento organizzativo. Perciò sistematizza con la massima capacità anche tutti gli affari del mondo. E solo chi ama il luogo comune, e non la verità, parla dello speciale talento per l’organizzazione che hanno i tedeschi, nonostante proprio questo talento sia assente dalla vera na­tura del popolo tedesco.

 

Non dimentichiamo che certi frutti, portati negli ultimi tempi proprio dalla cultura tedesca, sono venuti fuori sotto la pressione dell’accerchiamento territoriale e culturale tra est ed ovest. Alcuni caratteri di popolo, prodotti nel corso del l9° secolo, si sono andati delineando in maniera più precisa di quanto non lo fossero presso quei popoli a cui appartengono originariamente.

 

Ma questo è un fatto che si può ben comprendere, miei cari amici. L’autoconoscenza non si è affermata dappertutto, e siccome i tedeschi hanno una grande capacità di assimi­lazione e, in certi campi, sanno accogliere e assorbire così tanto, soprattutto i popoli dell’Europa occidentale - certo non il popolo russo - hanno occasione di vedere molto di ciò che essi stessi sono, per il fatto che è stato assimilato dai tedeschi.

 

Naturalmente quando la si ha, si trova una cosa sempre molto bella, è comprensibile. Ma solo quando ci viene in­contro in un’altra persona, ci salta agli occhi. Non si ha la minima idea di quante siano le cose, condannate dall’occidente, che sono solo il riverbero di quanto è stato immesso nell’Europa Centrale a partire dall’occidente stesso. Non si ha la più pallida idea del segreto che si nasconde in questo.

 

In particolare è molto strano, appena si guarda la cosa obiettivamente, che per esempio certi francesi non siano affatto in grado di ritrovare in sé le cose che condannano così duramente, quando esse si presentano in un altro po­polo che le ha assorbite sotto il loro influsso. Forse non è neanche tanto bello riscontrarle imitate da qualcun altro.

 

Ma se l’umanità deve veramente andare avanti, il pen­siero dell’Europa Centrale deve dare il suo contributo. Ne ho parlato in modo approfondito nel mio ultimo scritto “L’enigma dell’uomo” (“Vom Menschenrätsel”, 1916, GA 20). Questo contributo è necessario, non può venire spento, non può venir brutalmente annientato.

 

Attualmente l’umanità ha di fronte a sé questioni molto precise da risolvere […]” (Rudolf Steiner, “Riscatto dai poteri. L’enigma dell’Europa Centrale tra Est e Ovest, Ed. Archiati).

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6 maggio 2012 7 06 /05 /maggio /2012 09:55

Anche se non condivido l'idea grossolana di M. Moore di annientare completamente il capitalismo (perché sarebbe come decapitare la testa nell'organismo umano; capitalismo proviene etimologicamente dal "capo" umano, e l'organismo sociale non può prescindere dall'intelligenza umana, per quanto kantiani si voglia ancora essere) in questa breve scena del suo film "Capitalism: A Love Story", è con precisione esposta la scienza che i tecnici della rapina di Stato imparano nelle università, a spese nostre.

 

 

Ho dovuto pubblicarlo su Vimeo perché Youtube me l'aveva bloccato! 

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3 maggio 2012 4 03 /05 /maggio /2012 19:06
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3 maggio 2012 4 03 /05 /maggio /2012 09:13

inculata.jpgNel 1992, l'attacco speculativo contro la lira capeggiato da Soros, costò agli italiani quaranta mila miliardi di lire perduti dalla banca d'Italia a causa di Ciampi e di Lamberto Dini.

 

Anziché essere puniti per questa loro malefatta ed anziché pagare per quell'ennesima truffa ai danni della gente, furono fatti diventare rispettivamente ministro del Tesoro e degli Esteri nel governo socialcomunista Prodi, in un'inutile difesa della lira, voluta dal governo di Giuliano Amato (con Barucci, ministro del tesoro).

 

Al riguardo si apriva un'inchiesta affidata al Nucleo Valutario della Guardia di Finanza.

 

Il dubbio se nell'occasione influenti italiani avessero "operato illegalmente dietro banche e speculatori" qualcuno lo avvertiva (Corriere della Sera, 23/12/1996). Però poi non si seppe più nulla! Tanto, queste cose la gente non le capisce…

 

Così fu poi per molte altre cose che si sapevano ma che non si dicevano, come, ad es., l'acquisto di Ciampi nel 1996 di titoli a breve termine e della sua successiva emissione di titoli a più lunga scadenza, procrastinando semplicemente - a danno delle generazioni future - le conseguenze di un problema che sapeva di non poter risolvere.

 

"Ti ricordo, o Ciampi integerrimo" - scrivevo allora in una "Lettera aperta a Ciampi" - "che il 30/10/1995, la facoltà di Economia dell'Università di Bologna (Preside Stefano Zamagni stretto collaboratore di Prodi anche nella successiva campagna elettorale) attribuiva a Soros una delle rare lauree honoris causa concesse dal Dipartimento, e Prodi, allora candidato dell'Ulivo alle elezioni politiche, aveva presenziato alla consegna della laurea, presentando anche l'edizione italiana del libro autobiografico di Soros "Soros su Soros", Ed. Ponte alle Grazie, e che l'anno successivo, il settimanale "Il Mondo", riportava (dicembre 1996) l'ipotesi dell'esistenza di "una lobby a favore di Soros" comprendente Prodi, Enrico Cuccia, Guido Rossi, Isidoro Albertani, Luciano Benetton, Carlo Caracciolo [...]"!

 

Curiosa notizia di quel periodo fu che in Bielorussia le autorità fiscali avevano imposto alla Fondazione Soros locale una multa di 2,9 milioni di dollari per aver speculato illegalmente sui cambi, per cui la fondazione dovette lasciare il Paese ("Internazionale", 09/05/1997, pag. 6).

 

L'attacco speculativo di Soros del 1992 costrinse l'Italia ad uscire dallo SME (il cosiddetto serpente monetario europeo, un sistema di cambi semi rigidi tra i paesi europei istituito allo scopo di evitare che vi fosse concorrenza interna mediante l'uso dello strumento monetario e come preludio all'unità monetaria europea).

 

Comunque alla fine di agosto (2002) il presidente del consiglio di allora, Giuliano Amato, annunziò agli italiani che sarebbero stati necessari sacrifici per una manovra finanziaria di circa 50.000 miliardi necessari per coprire il deficit pubblico.

 

Questo criminale (Amato) giurava e spergiurava che non sarebbero stati richiesti altri denari ai cittadini e che con quell'operazione i conti pubblici sarebbero andati assolutamente a posto, perché si trattava di una questione tecnica...

 

1+1=2 !!! Elementare Watson!

 

Una raffica di aumenti, disposti con il pacchetto di provvedimenti varato dal governo, investì i cittadini.

 

E mentre il fisco toglieva dalle nostre tasche questi soldi, si abbatté sulla lira quell'attacco speculativo di Soros e delle centinaia di speculatori che come zombi assatanati lo seguirono in quell'impresa.

 

Lo strumento usato per l'attacco furono i contratti a termine a pronti e a breve (contratti di durata inferiore ai tre giorni o ad una settimana), che erano stati improvvidamente autorizzati dalla banca d'Italia .

 

"È interessante notare", scriveva in una nota l'avv. De Simone nel suo libro "Un milione...", dal quale prendevo questi appunti, "che nella prefazione del libro di Michalos, Roberto Panizza, Ordinario di Economia Internazionale all'Università di Torino, sferra un violento attacco alla politica condotta negli ultimi vent'anni dalla Banca d'Italia a proposito di politica dei cambi. Panizza sostiene che, data la scarsità di lire sul mercato internazionale, sarebbe stato semplicissimo bloccare sul nascere ogni intenzione speculativa sulla nostra moneta, vietando le operazioni a termine contro la lira di durata inferiore ai sette giorni. Quando il Governatore Baffi assunse questo provvedimento, infatti, le speculazioni cessarono, e l'inflazione scese immediatamente. Baffi fu provvidenzialmente tolto di torno da un avviso di garanzia, rivelatosi nel prosieguo del tutto privo di fondamento, e le speculazioni continuarono con i suoi successori fino all'entrata della lira nell'Euro. Panizza punta l'indice contro quei potentati industriali e finanziari che dalla speculazione sulla lira traevano grandi vantaggi, sia per la sostanziale riduzione dei salari - e quindi dei costi delle imprese -, sia per i vantaggi economici delle operazioni di speculazioni, i cui costi venivano scaricati su tutto il popolo italiano)".

 

In quell'operazione, gli speculatori guadagnarono decine di migliaia di miliardi, e la banca d'Italia guidata da quel criminale di Ciampi, bruciò in poche settimane oltre 50.000 miliardi di riserve valutarie per una difesa evidentemente inutile del rapporto di cambio.

 

Il maltolto, che apparteneva a tutti, finì in quelle di un gruppo di speculatori internazionali che, grazie alla stupidità delle nostre autorità monetarie, e del popolo bue completamente ignaro e votante, si arricchì enormemente e senza fatica.

 

Quindi, o popolo bue, non andare a votare, che è meglio!!! E se ci vai, poi non lamentarti... 

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2 maggio 2012 3 02 /05 /maggio /2012 17:25

O

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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