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14 maggio 2012 1 14 /05 /maggio /2012 13:38

Nel web esistono ancora pagine del mio primo sito internet (AFIMO, rimosso da circa un decennio), che ispirarono questa melodia.  

 

 

Si veda ad es.:
http://www.disinformazione.it/il_grande_parassita.htm

 

Inizialmente "AFIMO" era il sito per l'"A"ssociazione per la "Fi"scalità "Mo"netaria, che poi trasformai in "A"bbaco "Fi"losofico della "Mo"neta, per divergenze con Nicolò Bellia di Roma. 


Il brano "Morgan Guaranty Trust, la banca dell'oppio", o "Fata Morgana" era ispirato ai fatti di inizio del secolo 19°, quando i Morgan divennero i principali banchieri per tutte le famiglie di mercanti di Boston, e con la mediazione della First National Bank of Boston, si impadronirono del traffico dell'oppio con l'Estremo Oriente, coprendo l'operazione mettendo a disposizione fondi per l'università di Harvard, operazione estremo orientale questa, che servì agli inglesi come canale ufficiale per i traffici d'oppio: le famiglie dell'oppio del secolo scorso sono infatti le stesse che siedono nei consigli di amministrazione delle grandi centrali finanziarie di oggi.

  
Cfr. anche http://bufala.spazioblog.it/23186/caccaverde-onu.html
http://www.settenote.eu/entertainment/cache/2388.htm

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14 maggio 2012 1 14 /05 /maggio /2012 11:15

1930-2012 - È cambiato qualcosa?

 

Mi sembra che all'interno di questo scritto di Carlo Rosselli ci siano interessanti spunti di riflessione da poter utilizzare per una analisi più attuale.

Se è ancora vero che i cambiamenti e le lotte per liberarsi del giogo di poteri non sempre facilmente individuabili sono sempre sulle spalle di ristrette minoranze, i mezzi utilizzati per riportare il gregge all'ovile saranno sempre gli stessi: paura e terrore, amplificati dai media (guarda caso rispuntano i terroristi, questa volta anarchici). Ancora stamattina, in un luogo pubblico, ho ascoltato pareri sprezzanti sulla Grecia ma non una parola su chi li opprime e li ha spinti nella povertà materiale che è ben maggiore di quella raccontata in tv (l'instillazione della paura va dosata con sapienza). (Massimo Francese)

 

"Il problema italiano è essenzialmente un problema di libertà, cioè di autonomia spirituale, d’emancipazione della coscienza nel campo individuale e di organizzazione della libertà nel campo sociale, vale a dire nella costruzione dello Stato e nei rapporti tra i gruppi e le classi. Senza uomini liberi non è possibile uno stato libero.

 

[...] Bisogna pur dire - dal momento che è disgraziatamente vero - che in Italia l’educazione dell’uomo, la formazione dell’individuo, cellula morale di base, è ancor in gran parte da fare.

La miseria, l’indifferenza, una rinuncia secolare fanno si che nella maggior parte degli italiani si debba deplorare la mancanza del senso geloso e profondo dell’autonomia  e delle responsabilità.

Un servaggio che è durato per secoli ha fatto si che la media degli italiani esiti ancora tra la rassegnazione dello schiavo e la rivolta anarchica.

Manca in essi  la concezione della vita come lotta e come missione, la nozione della libertà come dovere morale, la coscienza dei limiti del proprio diritto e di quello altrui.

 

[...] L’educazione cattolica, pagana nel culto e dogmatica nella sostanza, e una larga serie di governi paternalistici, hanno impedito per secoli agli italiani di pensare in prima persona.

La miseria ha fatto il resto.

Anche oggi (1930, ndr) l’italiano medio abbandona alla Chiesa la sua indipendenza spirituale; attualmente lo Stato , innalzato a rango di fine ultimo, lo costringe a separarsi anche dalla sua dignità di uomo, degradato allo stato di semplice mezzo.

Logica conclusione di un processo di rinuncia passiva.

Il “dolce far niente” degli italiani, ingiuriosa leggenda nel campo materiale, ha qualche fondamento, bisogna dirlo, nell’ordine morale.

Gli italiani sono moralmente pigri. C’è in loro un fondo di scetticismo e di opportunismo che li porta facilmente a contaminare, disprezzandoli, tutti i valori e a trasformare in commedie le più oscure tragedie.

 

[...] Per secoli noi abbiamo vissuto di luce riflessa nel mondo della politica. Le grandi ondate della vita europea ci sono giunte smorzate. Persino la lotta per l’indipendenza è stata opera di minoranze e non passione di popolo [...].

 

Fonte: Carlo Rosselli, “Il Socialismo italiano e la lotta per la libertà” (da “Socialisme libèral”, Parigi 1930 - trad. it. Socialismo liberale, Edizioni U., Roma-Firenze-Milano 1945, pp. 109-116),  “Il Fascismo ” di Renzo De Felice - ed. Laterza & Figli.

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12 maggio 2012 6 12 /05 /maggio /2012 12:07

usuraequitalia.jpgDi fronte alle occupazioni di Equitalia fatte senza violenza premeditata, come ben sappiamo, ci sono le reazioni spropositate da parte delle forze dell'“ordine” (quelli menano come matti perché in realtà sono alienati essenziali in quanto lavorano proprio per quell’“ordine”). E di fronte a fatti come questi, penso al CD che creai con Facco proprio per prevenire tutto ciò… (Nereo Villa)

 

Articolo di Leonardo Facco - segnalato da Massimo Francese.

 

Ieri, abbiamo letto di uno stillicidio di azioni contro Equitalia, ormai identificata come un predone-legalizzato che entra in casa per ridurci sul lastrico. Sempre ieri, il capo in testa di questa organizzazione di stampo gabelloso, ha perso un’altra occasione per tacere, onde evitare di pronunciare le solite corbellerie in materia di tasse. Macché! Prima, ha chiesto di silenziare i media che riportano le notizie relative ai “suicidi economici”. Poi, ha calcato la mano sostenendo che non è colpa di Equitalia se “Fogna-Italia” è in crisi, il che è anche vero; ma se avesse avuto un po’ di quel buon gusto che non gli appartiene avrebbe dovuto rimarcare che le colpe della recessione sono dei suoi “datori di lavoro” (da Visco in poi), che per farsi belli di fronte alla pubblica opinione han cominciato prima a sparare ad alzo zero contro “l’evasione fiscale” e, successivamente, gli han dato un bazooka in mano per cercare di portare a casa un po’ di grana, taglieggiando chi produce come farebbe un usuraio qualsiasi.

 

Ancora ieri, Enrico Zanetti – direttore di Eutekene.info – ha scritto quanto segue sul quotidiano “linkiesta.it”:

 

1- Dal raffronto del DEF (Documento Economico Finanziario) 2011 con quello 2012, emerge con chiarezza come lo sforzo di riequilibrio dei conti pubblici, attuato con le quattro manovre del secondo semestre 2011, è stato in concreto scaricato per il 79,42% sui cittadini contribuenti e pensionati, per il 19,88% sulle Regioni e gli enti locali, per lo 0,7% sullo Stato;

 

2- A fronte di ciò, il processo di eliminazione, ridimensionamento e accorpamento di enti e uffici pubblici è stato impalpabile, né un solo posto di lavoro nel settore pubblico è stato messo in discussione.

 

3-La retorica delle tasse e dell’evasore parassita della società si sta sciogliendo come neve all’avvicinarsi del sole: le scadenze dell’IMU e l’aumento dell’IVA saranno vere e proprie “botte finali” di un processo di incremento della pressione fiscale assolutamente irresponsabile.

 

4-Il processo di scollamento sociale tra “pagatori di tasse” e “consumatori di tasse”, già in atto dal 2006, deflagrerà definitivamente, allontanando in modo irreversibile una ricostruzione del sistema politico fondato su una prospettiva radicalmente riformista, a favore di scenari imprevedibili e incontrollabili.

 

Chi mi conosce sa bene che i concetti espressi nei primi tre punti li ho sostenuti, e ribaditi, fino alla noia, chiudendo spesso ogni ragionamento con una battuta tanto semplice quanto efficacie: “Le tasse sono un furto”!

 

Sul quarto punto, invece, Zanetti apre ad una importante riflessione che chiunque abbia in uggia questo Stato criminale – indipendentisti compresi – non può svicolare, soprattutto in questi tempi in cui si annusa aria di “rivolta fiscale”. Che la ribellione contro le imposte sia una costante nella storia universale della libertà lo hanno scritto decine di grandi pensatori liberali. Essa è motore di coesione sociale tra gli oppressi, è la miccia per far emergere la coscienza di classe dei “moderati e produttivi”. Ciononostante, i ribelli non possono, e non devono, scadere nel populismo! Ha ragione da vendere Zanetti quando sostiene “che lo scollamento sociale […] deflagrerà […] a favore di scenari imprevedibili e incontrollabili”. Il che non è sempre un male, ma lo diventerebbe se permettessimo che le sacrosante istanze anti-fiscali vengano monopolizzate da quelle bande di nullafacenti e mantenuti che frequentano i centri sociali e che si fanno chiamare anarchici.

 

Non credo di essere sospettabile quale difensore di Equitalia. Ciononostante, quando le tv danno risalto a quelli che inviano bombette in formato lettera ai sottoposti di Befera (ricordate la FAI, la stessa che ha gambizzato Adinolfi?) o quando la rissa “leoncavallina” con la polizia di ieri a Napoli viene paragonata ad altre azioni di protesta genuina, il rischio che si corre è quello di essere tutti equiparati a quella risma di contestatori da strapazzo che fanno il gioco dello Stato e del suo sistema repressivo.

 

Comprendo, ma non condivido, il sentimento di gioia di chi – a prescindere – gioisce quando un satrapo delle Entrate passa un guaio. Ritengo, per converso, che è in altro modo che si devono combattere queste battaglie, se le si vuole vincere. Lasciatemi riprendere le parole di Thoreau, che è un padre della lotta allo Stato e al potere, oltreché emblema della disubbidienza civile e della resistenza fiscale: “Se mille uomini non pagassero quest’anno le tasse, ciò non sarebbe una misura tanto violenta e sanguinaria quanto lo sarebbe pagarle, e permettere allo Stato di commettere violenza e di versare del sangue innocente. Questa è, di fatto, la definizione di una rivoluzione pacifica, se una simile rivoluzione è possibile. Se l’esattore delle tasse, od ogni altro pubblico ufficiale, mi chiede, come uno ha fatto, ‘Ma cosa devo fare?’, la mia risposta è: ‘Se vuoi davvero fare qualcosa, rassegna le dimissioni’. Quando il suddito si è rifiutato di obbedire, e l’ufficiale ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico, allora la rivoluzione è compiuta”.

 

Disubbidire, resistere, boicottare, evadere, eludere, contravvenire, obiettare. Ognuno di noi (o tutti noi insieme, come potrebbe accadere dopo la convention di Jesolo) ha a disposizione una gamma di soluzioni da adottare per ignorare lo Stato e non obbedire. Lo si può fare in modo esplicito, lo si può fare autodenunciandosi, lo si può fare operando da guastatori, ciò che conta è farlo, in modo da togliere al pescecane-Stato l’acqua in cui nuota e tiranneggia. Ad una condizione: senza tirare il sasso per poi nascondere la mano, come fanno certi vigliacchi.

 

Lo si può fare – e la storia è zeppa di esempi – anche ricorrendo alla violenza come legittima difesa, considerato che “esula dai doveri dell’uomo farsi ridurre in schiavitù”, come aspirano a fare Monti ed i suoi aguzzini. Ciò che si deve evitare è passare dalla parte del torto. Meglio un forcone in mano, stando sulla soglia della propria porta di casa, che una lettera bomba, che alla fine esploderebbe in mano a noi, che abbiamo ragioni da vendere per dire “Basta Stato, basta tasse, basta Italia”!

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11 maggio 2012 5 11 /05 /maggio /2012 10:18

Glossario.jpg

 

AGENZIA DI RATING DEL CREDITO

Un’agenzia di rating (“rating” significa in inglese “classificazione”, “punteggio di merito”) è una società che assegna una valutazione di credito a chi emete determinati tipi di titoli di debito (quali obbligazioni, Abs e Cdo), nonché agli stessi strumenti di de­bito. Nella maggior parte dei casi, a emettere titoli di debito sono aziende, società appositamente costituite, governi statali e locali, organizzazioni no profit o governi nazionali che emet­tono titoli affini ai titoli di debito (quali obbligazioni) che pos­sono essere scambiati su un mercato secondario. Una valuta­zione di credito comprende l’opinione dell’agenzia di rating sulla potenziale solvibilità di chi emette il titolo. (Diversamen­te dalle agenzie di rating, una società che assegna punteggi sull’affidabilità creditizia individuale è generalmente definita “credit bureau” o “consumer credit reporting agency”, cioè: agenzia di reporting creditizio per il consumatore).

Nota: Le tre più grosse e influenti agenzie di rating sono “Moody’s”, “Standard & Poor’s”, e “Fitch”. La crisi del 2008 ha messo in luce l’inadeguatezza delle agenzie di rating quando società sull’orlo della bancarotta hanno mantenuto i loro elevati rating di affidabilità finanziaria (investment grade) fino a pochi giorni prima del tracollo.

 

ASSET BACKED SECURITY o Abs (titolo obbligazionario garantito da attività).

Un titolo obbligazionario garantito da attività è un titolo finan­ziario che si appoggia a un prestito, a una locazione o a crediti garantiti da attività finanziarie, diversamente dai titoli immo­biliari e dai titoli garantiti da prestiti ipotecari. Per gli investi­tori, gli Abs rappresentano un’alternativa agli investimenti nei debiti societari. Un Abs è sostanzialmente identico a un titolo garantito da ipoteca, salvo per il fatto che i titoli che lo sosten­gono sono prestiti, locazioni, debiti di carte di credito, crediti di un’azienda, royalty e così via, e non titoli basati su prestiti ipotecari.

 

BANCA D’INVESTIMENTO

Un’istituzione finanziaria che assiste società quotate in borsa e governi nel raccogliere capitale, sottoscrivendo o facendo da intermediaria nell’emissione di titoli. Una banca d’investimen­to assiste anche società coinvolte in fusioni e acquisizioni, di­smissioni eccetera. Per servizi tradizionali come sottoscrizione ed emissione di titoli, fusioni e acquisizioni, le banche d’inve­stimento ricevono un compenso, di solito una percentuale sulla transazione. Queste banche forniscono anche servizi comple­mentari come “market making” (intermediazione finanziaria) e “trading” di “derivati”, strumenti a reddito fisso, valuta estera, ma­terie prime e titoli di capitale. Tra le più grandi banche d’inve­stimento si contano Goldman Sachs, JP Morgan Chase, Bank of America, Morgan Stanley e Deutsche Bank.

Nota: Diversamente dalle banche commerciali  e “retail”, le ban­che d’investimento non accettano depositi. Per la fine del 1998, le maggiori banche d’investimento si erano quotate in borsa ab­bandonando la struttura proprietaria di partnership privata per trasformarsi in società quotate con migliaia di azionisti. Questa dislocazione tra amministratori e proprietari della società è stata una delle ragioni per cui le banche d’investimento hanno corso rischi maggiori e sono stati emessi titoli esotici senza appropriate valutazioni di rischio.

 

CARTOLARIZZAZIONE

La cartolarizzazione è il processo attraverso il quale un emit­tente crea uno strumento finanziario reimpacchettando altre attività finanziarie e poi vendendole agli investitori a diversi livelli. Il processo può comprendere qualsiasi tipo di attività finanziaria e immette liquidità sul mercato. La cartolarizza­zione distribuisce il rischio raggruppando strumenti di debito in un fondo unico, per poi emettere nuovi titoli garantiti da quel fondo.

 

CREDIT DEFAULT SWAP (Cds)

Un Cds è un contratto di assicurazione in cui l’acquirente paga un premio periodico al venditore di protezione, ricevendo in cambio un rimborso in caso di fallimento di un titolo (tipica­mente un’obbligazione, un prestito o un insieme di prestiti co­me un Cdo).

Nota: È opinione comune che i Cds abbiano inasprito la crisi finanziaria, permettendo agli investitori che non possedevano un titolo di acquistare un’assicurazione nel caso del suo fallimento. L’Aig ha rasentato il tracollo a causa di queste scommesse, es­sendo stata costretta a pagare decine di miliardi di dollari di in­dennizzo ad alcune delle più grosse istituzioni finanziarie ame­ricane ed europee. L’Aig ha pagato alla Goldman Sachs 13 mi­liardi di dollari con i soldi dei contribuenti, in risarcimento dei Cds che le ha venduto.

 

DEREGOLAMENTAZIONE

La deregolamentazione è la rimozione o la semplificazione del­le norme e regolazioni governative che limitano l’attività delle forze di mercato. Deregolamentazione non significa abrogare le leggi contro la frode, ma eliminare o ridurre il controllo del governo sulle modalità in cui si fanno gli affari e su come ven­gono regolati i titoli. Gli strumenti della deregolamentazione comprendono la riduzione di leggi e regolazioni relative alla tassazione delle transazioni di titoli, e l’eliminazione delle re­strizioni sulle fusioni e le acquisizioni all’interno delle indu­strie. La deregolamentazione sostiene la teoria economica dell’efficienza del mercato, secondo la quale i mercati finan­ziari sono caratterizzati da “efficienza informativa” quando i prezzi riflettono in maniera accurata il valore di una società; meno sono le tasse e le regolazioni, e maggiore è l’accuratezza con cui il prezzo riflette il valore.

Nota: Questo processo è cominciato durante l’amministra­zione Reagan ed è diventato noto come Reaganomics, termine che si riferisce alle scelte di politica economica adottate dal pre­sidente americano Ronald Reagan durante gli anni ottanta. I quattro pilastri della politica economica di Reagan erano: 1) Taglio della spesa pubblica; 2) Riduzione delle aliquote di imposta marginale sul reddito e sul guadagno da capitale azionario; 3) Riduzione del ruolo del governo nella regolazione dell’eco­nomia; 4) Controllo della massa monetaria per ridurre l’inflazione.

 

DERIVATO

Un derivato è un accordo tra due parti subordinato a un esito futuro. In ambito finanziario, un derivato è un contratto il cui valore è legato alle presunte future fluttuazioni di prezzo delle attività cui il contratto è agganciato, quali titoli azionari, valu­ta, materie prime o persino il tempo atmosferico. I derivati consentono di correre dei rischi sul prezzo dell’attività sotto­stante che deve essere trasferita da una parte all’altra. Opzioni, future e swap (che comprendono i “credit default swaps) sono tipi di derivati.

Nota: È un comune malinteso quello di considerare i derivati come beni o attività finanziarie. Si tratta di un errore, in quanto un derivato non può possedere un valore proprio dal momento che il suo valore deriva appunto da un bene reale o da un’attività finanziaria.

 

GRAMM-LEACH-BLILEY ACT (Glba)

Nota poi anche come “Atto di modernizzazione dei servizi fi­nanziari” del 1999, questa legge ha permesso la fusione tra ban­che commerciali, società e banche d’investimento, e compagnie d’assicurazione. Storicamente queste società sono conosciute con il nome collettivo di “industria dei servizi finanziari”.

Nota: Questa legge abrogò il “Glass-Steagall Act”, che proibiva invece la fusione tra banche d’nvestimento, banche commer­ciali e società assicurative, e divenne nota anche come “Citi­group Relief Act” poiché spianò la strada nel 1998 alla fusione tra “Citicorp”, una holding bancaria commerciale, e la compagnia assicurativa “Travelers Group”.

 

HEDGE FUND (fondo speculativo)

Un portafoglio di investimenti gestito in maniera aggressiva, che utilizza strategie d’investimento avanzate come posizioni in leva, al rialzo, al ribasso e posizioni sui derivati sia sui mercati domestici che su quelli internazionali, allo scopo di generare elevati profitti (in senso assoluto o rispetto a uno specifico riferimento di mercato). Da un punto di vista legale i fondi speculativi si configurano generalmente come part­nership d’investimento aperte a un numero limitato di azio­nisti, e richiedono un investimento minimo iniziale molto elevato. Gli investimenti nei fondi speculativi non sono liqui­di poiché spesso richiedono agli investitori di vincolare i soldi per almeno un anno. Dal momento che gli amministratori degli “hedge fund” fanno investimenti di carattere speculativo, questi fondi possono comportare più rischi rispetto al mer­cato globale.

Nota: Diversamente dai fondi comuni d’investimento, gli “hedge fund” non sono sottoposti a regolazioni poiché si rivolgono a investitori raffinati, ritenuti più abili nel prendere de­cisioni in materia di investimenti. Le leggi americane richie­dono che la maggioranza degli investitori nel fondo sia accre­ditata. Questo significa che non devono scendere sotto una so­glia minima di guadagno ogni anno e devono avere un utile netto superiore a un milione di dollari, unito a un’esperienza signifi­cativa nel campo degli investimenti. Gli “hedge fund” sono con­siderati una sorta di fondi comuni d’investimento per super-ric­chi. La loro affinità sta nel fatto che gli investimenti sono rag­gruppati e gestiti a livello professionale, ma la differenza è che il fondo è molto più flessibile per quanto riguarda le strategie d’investimento.

 

HEDGING (operazioni di copertura)

Un’operazione di copertura indica un investimento fatto per ridurre il rischio di fluttuazioni di prezzo avverse in un’attività finanziaria. Normalmente una copertura consiste nel prendere una posizione compensata in un titolo collegato, come un con­tratto “future”.

Nota: Se da un lato è importante osservare che un ‘operazione di “hedging” è una pratica finalizzata a ridurre il rischio, d’altra parte l’obiettivo degli “hedge fund” è generalmente quello di mas­simizzare i profitti sugli investimenti. Il nome ha origine storica, dal momento che i primi “hedge fund” miravano a offrire copertura dai rischi del mercato al ribasso andando corti sul mercato azio­nario (i fondi comuni d’investimento non possono in genere en­trare in posizioni corte come obiettivo primario).

 

HOLDING BANCARIA

Si definisce “holding bancaria” una qualsiasi società che con­trolla una o più banche. Trasformandosi in una “holding ban­caria”, una società riesce ad aumentare il capitale più facilmente che restando una banca di impostazione tradizionale. La hol­ding può farsi carico del debito degli azionisti esentasse, pren­dere denaro in prestito, acquisire altre banche e società di diversa natura con maggiore facilità ed emettere azioni con mag­giore disinvoltura rispetto alle regolazioni vigenti. Ha inoltre una più ampia autorità legale che le permette di riscattare le proprie azioni. Il lato negativo sta nel dover rispondere alle au­torità regolatorie aggiuntive come la Federal Reserve e la Com­missione per i titoli e gli scambi (Sec).

Nota: Goldman Sachs e Morgan Stanley sono diventate “holding bancarie” durante la crisi del 2008 per poter beneficiare del “Troubled Assets Relief Program” (Tarp) promosso dal governo fe­derale.

 

ISTITUZIONE AUTORIZZATA ALLA RACCOLTA DI DEPOSITI

Banche, società di costruzione, cooperative di credito e al­tre organizzazioni che accettano i depositi dei clienti, esigi­bili a vista o vincolati per periodi fissi, e pagano gli interes­si sugli importi versati. Queste istituzioni vengono identifi­cate con i “risparmi” e hanno finalità diverse rispetto alle istituzioni d’investimento che gestiscono attivamente i de­positi dei clienti allo scopo di realizzare profitti, o rispetto alle società quotate in Borsa che “prendono in prestito” de­naro dal pubblico emettendo promesse di pagamento e ob­bligazionì.

 

LEVERAGE (leva finanziaria e rapporto di indebitamento)

La leva finanziaria consiste nell’utilizzo di svariati strumenti finanziari o di capitale preso in prestito, come un deposito di garanzia, per accrescere il potenziale guadagno di un investi­mento. Il termine leverage” è anche utilizzato per descrivere l’ammontare del debito usato per finanziare le attività di una società. Il leverage” agevola sia gli investitori che la società negli investimenti e nelle operazioni. Una società che ha molto più debito che capitale di rischio è considerata ad alto leverage”. Il leverage” può essere creato attraverso opzioni, future, depositi di garanzia e altri strumenti finanziari. Si utilizza per lo più in transazioni immobiliari attraverso il ricorso a mutui per ac­quistare case.

Nota: Il leverage” comporta un aumento dei rischi. Se un investitore ricorre alla leva finanziaria per fare un investi­mento e l’investimento si risolve a svantaggio dell’investitore, la sua perdita sarà molto maggiore di quella che sarebbe stata se l’investimento non fosse stato in leva - la leva gonfia sia i guadagni che le perdite. Nel mondo degli affari una so­cietà può ricorrere alla leva per cercare di creare ricchezza per gli azionisti, ma, se non riesce nell’intento, l’interesse passivo e il rischio di insolvenza distruggono il valore per l’azionista.

 

OBBLIGAZIONE COLLATERALE DI DEBITO (Cdo)

I Cdo sono un tipo di Abs strutturato il cui valore e i cui paga­menti derivano da un portafoglio di attività sottostanti a red­dito fisso. I Cdo si dividono in diverse classi di rischio, o “tran­che”, dove le tranche “senior” sono considerate i titoli più sicuri. Gli interessi e il capitale vengono pagati in ordine di anzianità, cosicché le “tranche junior” offrono pagamenti di cedole (e tassi d’interesse) più alti o prezzi più bassi per compensare il rischio di insolvenza addizionale.

Nota: Ogni Cdo è composto di centinaia di mutui residen­ziali individuali. I Cdo che contenevano mutui “subprime” o mu­tui sottoscritti a fronte di prestiti predatori erano al massimo ri­schio d’insolvenza. Sono ritenuti responsabili di aver fatto pre­cipitare la crisi globale e sono stati definiti “armi di distruzione di massa”.

 

OBBLIGAZIONE COLLATERALE DI DEBITO SINTETICO (Cdo sintetici)

In termini tecnici, il Cdo sintetico è una forma di obbligazio­ne collaterale di debito che investe in credit default swap” (Cds) o altre attività non liquide per ottenere esposizione a un portafoglio di titoli a reddito fisso. I Cdo sintetici sono un moderno avanzamento della finanza strutturata, in grado di offrire rendimenti molto elevati agli investitori. Queste ob­bligazioni si dividono solitamente in “tranche” di credito basa­te sul presunto livello di rischio di credito. Gli investimenti iniziali sono fatti dalle tranche più basse, mentre le “tranche senior” ne sono generalmente esentate. Tutte le “tranche” rice­vono pagamenti periodici basati sui flussi di cassa dei credit default swaps”. I Cdo sintetici consentono comunque scom­messe potenzialmente illimitate sulla performance di altri ti­toli, senza che venga mai creato nessun nuovo prestito reale. Ogni Cdo sintetico, diversamente da un Cdo reale, richiede che una parte prenda il “lato corto”, ovvero scommetta che l’investimento in questione fallisca. Durante la bolla che precedette la crisi finanziaria del 2008, è risaputo che diverse banche d’investimento tra cui Goldman Sachs e Morgan Stanley avevano creato Cdo sintetici con l’esplicita intenzione di scom­mettere contro i propri clienti. Si sa inoltre che, almeno in alcuni casi, le banche d’investimento non lo hanno rivelato ai clienti a cui vendevano questi Cdo sintetici, molti dei quali ricevevano un rating Aaa. Questi strumenti sono al centro del processo per frode intentato dalla Commissione per i ti­toli e gli scambi alla Goldman Sachs, nonché di diverse azio­ni legali private e anche, si ritiene, di diverse indagini crimi­nali in corso.

 

RATING DI AFFIDABILITÀ FINANZIARIA

Un’obbligazione è considerata investment grade” (affidabile) o Ig se il suo rating è Bbb o più alto secondo Standard & Poor’s, Baa3 o più secondo Moody’s, o Bbb o più secondo Fitch. L’agen­zia di rating valuta l’obbligazione in base alla sua probabilità di adempiere agli obblighi di pagamento.

Nota: Fondi comuni, fondi pensione e fondi sovrani possono spesso accedere solo a titoli investment grade”. Quando la Leh­man dichiarò bancarotta, le sue obbligazioni furono declassate scendendo sotto la soglia investment grade” e causando una liquidazione di massa da parte dei fondi comuni, vincolati per legge a titoli investment grade”.  

 

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REDDITO FISSO

Il reddito fisso si riferisce a qualsiasi tipo di investimento in grado di realizzare un profitto predeterminato o “fisso” a intervalli re­golari, come le obbligazioni o le rendite annue. I titoli a reddito fisso sono una forma di prestito alla società che emette l’obbli­gazione. Gli investitori sono ripagati degli interessi a intervalli prefissati e il valore nominale del prestito è ripagato nel giorno di scadenza. Il termine “reddito fisso” può essere fuorviante poi­ché i tassi d’interesse di alcune obbligazioni sono legati a un in­dice, come il tasso d’inflazione o il “Federal Funds Rate” (tasso sui fondi federali). Tra gli esempi di obbligazioni si possono anno­verare titoli semplici come i titoli di stato emessi dai governi na­zionali, le obbligazioni municipali emesse dai governi locali e le obbligazioni societarie emesse dalle aziende. I titoli a reddito fisso più complessi comprendono obbligazioni privilegiate, titoli mi­sti, Abs e obbligazioni collaterali di debito (Cdo).

Nota: I titoli a reddito fisso si possono contrapporre ai titoli a reddito variabile come le azioni, che non hanno garanzia di reddito per l’investitore.

 

SUBPRIME

Il termine “subprime” si usa per classificare i mutuatari con una storia creditizia compromessa o circoscritta. Le istituzioni di credito usano un sistema di punteggi per determinare a quali forme di prestito può accedere un mutuatario. I prestiti “subprime” sono di solito quelli in cui il mutuatario ha un punteggio inferiore a 640. Si tratta di prestiti con maggiore rischio di cre­dito, e in quanto tali avranno anche tassi d’interesse più elevati. Circa il 25 per cento dei mutui erogati sono classificati come “subprime”. I prestiti “subprime” comprendono diversi tipi di cre­dito, tra cui mutui, finanziamenti auto e carte di credito.

 

STRUTTURA DEL CAPITALE

Il termine si riferisce al modo in cui un’impresa finanzia le pro­prie attività e investimenti combinando capitale di rischio (ca­pitale azionario), capitale di debito (prestiti) e titoli misti. La struttura del capitale di una società è dunque la composizione o “struttura” dei suoi rischi e delle sue responsabilità. Il rap­porto d’indebitamento di una società rispetto al finanziamento totale è definito leverage”.

 

TITOLO

Uno strumento che rappresenta proprietà (azioni), accordi sul debito (obbligazioni) o diritti di proprietà (derivati). Un titolo è uno strumento negoziabile che rappresenta valore finanzia­rio. La società o altra entità che emette il titolo è definita “emit­tente”. La struttura regolatoria di un paese determina che cosa può essere qualificato come titolo. Per esempio, i fondi di investimento privati possono avere alcune caratteristiche dei ti­toli, ma non essere registrati e regolati come tali se sottoposti a una serie di restrizioni.

 

TITOLO COMMERCIALE GARANTITO DA IPOTECA (Cmbs)

I Cmbs sono un tipo di Abs, garantito da proprietà commerciali e multifamiliari (come condomini, negozi o uffici di proprietà, alberghi, scuole, proprietà industriali e altri siti commerciali). Le condizioni di questi prestiti variano, con prestiti più a lungo termine (5 anni o più) che spesso sono a tasso d’interesse fisso e hanno delle restrizioni sul saldo anticipato, mentre i prestiti più a breve termine (1-3 anni) sono di solito a tasso variabile e c’è la possibilità di estinguerli in anticipo.

Nota: Secondo i frequenti pronostici, i prestiti commerciali sono la prossima classe di titoli a più alto rischio d’insolvenza. La Fitch, una delle tre più grosse agenzie di rating, stimò che le insolvenze sui prestiti che stavano dietro ai Cmbs americani avrebbero continuato a crescere per tutto il 2010, e che il tasso globale d’insolvenza per le operazioni valutate avrebbe superato l’11 per cento per la fine dell’anno.

 

TITOLO GARANTITO DA IPOTECA (Mbs)

Un Mbs è un tipo di Abs (titolo obbligazionario garantito da attività) garantito da un mutuo o da una collezione di mutui. Questi titoli sono di solito anche assegnati a una delle due classi di punteggio più elevate, definite da un’agenzia di rating ac­creditata, e prevedono pagamenti periodici simili ai pagamenti di cedole. Inoltre il mutuo deve essere erogato da un’istituzione finanziaria regolata e autorizzata.

Nota: Nel caso di un titolo garantito da ipoteca gli investitori sostanzialmente prestano denaro a chi compra una casa o un’attività commerciale. Un Mbs è per la banca uno strumento per concedere mutui senza doversi preoccupare se i clienti dispongono dei beni a copertura del prestito. Anzi, la banca fa da interme­diaria tra l’acquirente della casa e il mercato degli investimenti.

 

TITOLO RESIDENZIALE GARANTITO DA IPOTECA (Rmbs)

Un Rmbs è un tipo di titolo i cui flussi di cassa provengono da debiti residenziali quali mutui, finanziamenti ”home-equity” e mutui “subprime”: è dunque un titolo basato su debiti residen­ziali piuttosto che commerciali. I possessori di Rmbs ricevono i pagamenti di interessi e di capitale dai titolari del debito re­sidenziale. Il Rmbs contiene una grossa quantità di mutui rag­gruppati.

 

TRANCHE

Una “tranche” è una parte, una porzione o una fetta di un’ope­razione commerciale o di un finanziamento strutturato. Que­sta porzione rappresenta uno dei tanti titoli collegati che vengono offerti in uno stesso momento ma hanno differenti gradi di rischio, premi e/o scadenze. “Tranche” è il termine francese per “fetta”. Una tranche descrive anche una specifica classe di obbligazioni all’interno di un’offerta in cui ogni tranche pre­senta diversi gradi di rischio all’investitore. Per esempio, un portafoglio differenziato di Mbs può contenere mutui (“tran­che”) con scadenza a un anno, 2 anni, 5 anni e 20 anni. Il termine si può anche riferire a segmenti offerti sui mercati domestici e internazionali.

 

VENDITA ALLO SCOPERTO

La vendita allo scoperto, nota anche come short selling” o shor­ting” (“andare corti”), è una pratica che consiste nel vendere at­tività, solitamente titoli, prese in prestito da una terza parte (di solito un broker) allo scopo di ricomprarle poi in un secondo tempo per restituirle al creditore. Il venditore allo scoperto punta a trarre profitto dal ribasso dei prezzi dei titoli tra la ven­dita e il riacquisto, ricomprandoli a un prezzo inferiore a quello di vendita. Al contrario, se il prezzo dei titoli sale, il venditore andrà in perdita.

Nota: Vendere allo scoperto è l’opposto di andare lunghi (al rialzo). In altre parole, i venditori allo scoperto guadagnano se le azioni scendono di prezzo. Nell’estate del 2008, l’amministra­tore delegato della Morgan Stanley, John Mack, ha apertamente accusato i “venditori allo scoperto” di aver contribuito alla caduta dei prezzi delle azioni sul mercato dei servizi finanziari. La bassa capitalizzazione di mercato delle banche d’investimento nella set­timana del 15 settembre 2008 ha fatto scendere la loro valuta­zione agli occhi dei potenziali investitori, contribuendo alla loro conversione in “holding bancarie”.

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11 maggio 2012 5 11 /05 /maggio /2012 08:57

Seguimi nel "Consultorio di economia della triarticolazione sociale"

Scritto da Massimo Francese

 

napolitano-ieri-nei-guf.jpgDurante gli anni dell’Università, il gufo Giorgione (Napolitano) “fa parte del GUF, il gruppo universitario fascista […]. In questo periodo si forma tuttavia il gruppo di amici storico di Napolitano che, seppur militando ufficialmente nel fascismo, guardava alle prospettive dell’antifascismo (fantastico! ndr). Napolitano dirà più avanti: “Il GUF era in effetti un vero e proprio vivaio di energie intellettuali antifasciste, mascherato e fino a un certo punto tollerato” (Wikipedia) (ma il Fascismo non era intollerante verso gli oppositori?)

 

Vediamo allora come funzionavano i GUF

 

Già dal 1919 studenti universitari cominciarono ad aderire al neonato movimento dei Fasci Italiani di Combattimento, formando in numerose città Squadre d’Azione formate da goliardi. Nel 1920 nacquero ufficialmente i Gruppi Universitari Fascisti, che raccoglievano tutti gli universitari che si riconoscevano prima nel programma sansepolcrista e poi nel Partito Nazionale Fascista.


Nel 1927, dopo la totalitarizzazione dello Stato, si ebbe una ristrutturazione dei gruppi. Il Partito si dedicherà così con attenzione alla loro organizzazione ed all’educazione di questa gioventù che, secondo Benito Mussolini, dovrà rappresentare “la futura classe dirigente” d’Italia
(toh, che combinazione!).

Facevano parte dei GUF, gruppi ad iscrizione su base esclusivamente volontaria (Ohibò), i giovani tra i 18 ed i 21 anni che provenivano dalla Gioventù Italiana del Littorio (GIL) iscritti ad una Università, ad un Istituto Superiore, ad un’Accademia Militare o all’Accademia Fascista della GIL.

I Gruppi Universitari Fascisti erano cooptati in nuclei di almeno 25 fascisti universitari (quindi non obbligatoria per tutti gli universitari, e allora perché fare antifascismo in una organizzazione fascista?),costituiti in ogni città, sotto il comando di un responsabile nominato dal Segretario Federale, su proposta del Segretario del GUF. I responsabili di ogni nucleo facevano parte dei rispettivi Direttori dei Fasci di Combattimento locali”.

 

Ma è normale: fascismo e comunismo presuppongono lo stesso modo statalistico  e totalitario di pensare, cioè: lo Stato deve prevalere sull'individuo...

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10 maggio 2012 4 10 /05 /maggio /2012 17:47

La-star-David-Li.jpg

 

Da secoli gli scienziati cercano dei modi per creare l’oro mescolando diversi materiali. Nel 1995 DAVID LI, un genio della matematica truffaldina, poco più che trentenne, proveniente dalla Cina rurale, creò qualcosa del genere coi prestiti: creò il sistema Cdo per ottenere prestiti a rischio zero mescolando prestiti rischiosi. Cdo sta per “Collarized Debt Obligations”, “Obbligazioni Debitorie ColIateralizzate”.

 

Che significa?

 

È semplicemente FOLLIA ESPONENZIALE; è il contorsionismo della contorsione: talmente contorto che si può benissimo sfidare a spiegarlo qualsiasi tecnico, tipo Mario Monti, o qualsiasi tecnico dei tecnici, tipo Giuliano Amato, o qualsiasi altro economista fra i più tecnicamente esperti, nella certezza che non si avrà risposta alcuna. Si veda il seguente video, che mi è stato bloccato da youtube per una formale, anzi fiscale, questione di copyright.

 

 

Aggiungo quanto ho già spiegato in questo blog: l’euro che usiamo nel nostro quotidiano è stato fatto credere anch’esso una moneta ma non è altro che un azzardo o, meglio, una Cdo (sulle Cdo dette “euro”, vedi i cap. 12° e 13° di G. Alvi "Il capitalismo", Venezia, 2011, rispettivamente in questo blog: http://0z.fr/3YuYL e http://0z.fr/PH7h1)! E poiché ogni 6 secondi un bambino muore di fame ed aumentano i suicidi di coloro che “LA DIGNITÀ È PIÙ IMPORTANTE DELLA VITA”, sottolineo che tutto ciò  terminerà solo quando ci si accorgerà che la Cdo, detta euro, è una moneta-debito generante esponenzialmente debito, poggiante su monetaggio iniquo (signoraggio bancario), ed altresì che ciò che è detto “spread” non è altro che la moderna forma di signoraggio contorto, consistente nel mero fare la cresta all'iniquo monetaggio, appunto, dell'euro! Altro che equità!

 

Ma torniamo a David Li, l’inventore delle Cdo. Guarda caso, la sua grande intuizione viene dalla morte: conoscendo il problema del “cuore spezzato”, che faceva morire le persone più in fretta dopo la morte del loro partner, il grande matematico vide un’analogia nei prestiti insolventi. Un’intelligenza da bestia: quando un mutuatario era insolvente, aumentava la probabilità d’insolvenza degli altri! Non tutti erano insolventi contemporaneamente, ma le insolvenze erano correlate - in qualche modo si muovevano insieme. Il cervellone ricorse agli stessi calcoli usati dagli statistici per disegnare il modello delle reazioni delle persone alla morte del partner, e in base a quei calcoli elaborò il modello delle “reazioni” dei vari prestiti quando uno di loro “moriva”, cioè era insolvente. La star David Li dichiarò al “Wall Street Journal”: “Improvvisamente mi sono reso conto che il problema che stavo cercando di risolvere era identico a quello che stavano cercando di risolvere queste persone. L’insolvenza o il fallimento è come la morte di una società, per cui il modello che dobbiamo usare è lo stesso che usiamo per la vita umana”!

 

Così, secondo i calcoli di questo cretino, ingenti volumi di rischio sparivano nel momento in cui si impacchettavano insieme delle attività rischiose in un Cdo. L’assunto fondamentale era che, anche se alcuni prestiti potevano risultare contemporaneamente insolventi, non tutti lo sarebbero stati contemporaneamente. Per es., se si assumeva che le possibilità di insolvenza simultanea per i due terzi dei prestiti fossero prossime a zero, si poteva dividere il Cdo in una tranche rischiosa (che avrebbe sostenuto le prime perdite qualora i prestiti del pacchetto fossero risultati insolventi) e in una tranche più sicura (che non avrebbe subito alcuna perdita finché più di un terzo dei prestiti non fosse stato insolvente). A quel punto la tranche sicura riceveva un rating Aaa.

 

Il Cdo che Allan Sloan descrive nel film documentario “Inside Job” era basato esattamente su questo assunto.

 

 

Le banche e le agenzie di rating davano per scontato che, sebbene fosse probabile che alcuni dei prestiti ipotecari del pacchetto risultassero insolventi contemporaneamente, la probabilità che più di un terzo lo fosse contemporaneamente era praticamente nulla. In altre parole davano per scontato che ci fosse una bassa correlazione.

 

Storicamente la correlazione era stata bassa, soprattutto quando i prezzi delle case erano saliti. Ma che cosa sarebbe successo se la natura dei prestiti fosse cambiata (i prestiti erano concessi a mutuatari con una cattiva storia creditizia alle spalle, che praticamente non tiravano fuori neanche un soldo) e poi fossero crollati i prezzi delle case? Bastava un minimo calo dei prezzi delle case e i mutuatari si sarebbero ritrovati con l’acqua alla gola, perché la somma che avevano preso in prestito era maggiore del valore delle loro case. A quel punto, la correlazione sarebbe stata alta. Tutti sarebbero diventati insolventi.

 

I tecnici che impacchettarono i Cdo subprime, sottovalutarono pesantemente la correlazione delle insolvenze. Perché fecero ciò? Fu come per gli investitori un errore innocente quello che colse di sorpresa le banche e le agenzie di credito? O piuttosto fu una TRUFFA INTENZIONALE che generò profitti e bonus illusori mentre gettava i semi della catastrofe finanziaria?

 

Quanto, esattamente, fu l’alienazione essenziale?

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10 maggio 2012 4 10 /05 /maggio /2012 13:35

mafia

 

Scritto da Massimo Francese

 

Il crollo delle borse, dovuto alla bolla dei mutui subprime, seguiva una serie di "scoppi" (Enron, Parmalat, ecc.) le cui notizie e conseguenze avevano fatto il giro del mondo. Avrebbero dovuto rendere quantomeno molto prudenti tutti gli investitori e i mutuatari.  

 


Ma il "rumorese" o meglio lo "scorreggese" bloccarono la presa d'atto delle aberrazioni...
Cosa sono questi "stili di vita" che ci impediscono di svegliarci? A Termini Imerese gli operai Fiat occupano l'agenzia di Equitalia (TG1 Rai delle 20 di ieri 9 maggio 2012). Niente soldi quindi niente pagamenti. Semplice, lineare, bellissimo. Sono con loro con tutto il cuore. Ma avremmo potuto prevedere anche questo se detti "stili di vita" del nostro cervello rettiliano o tutt'al più limbico, non ci bloccassero il comprendonio.


Ascoltando ieri quel babbuino cotonato e laureato (che dicono essere il presidente del consiglio italiano) farfugliare parole senza senso in risposta a non si sa quale domanda (e di chi?), mi è tornata alla memoria una lettura di qualche tempo fa, che definiva la lingua (o meglio, il modo di pensare e usare la lingua) parlata e scritta correntemente: "rumorese". Il titolo del libro è "Libro delle epoche" di Igor Sibaldi, Ed. Frassinelli.

Eccone un breve estratto (pag. 20/21):

 
"In ogni generazione il Soggetto Collettivo comincia presto a disturbare le comunicazioni personali tra gli individui, e prosegue poi sempre più, fino a impedirle quasi del tutto, senza che però vada perduta la capacità degli individui di parlare: semplicemente, essi si dicono l'un l'altro qualcosa che non è prodotto da nessuno in particolare - da nessun io - ma solo dai vari "noi" di cui il Soggetto Collettivo consiste. La lingua dei "noi" è tanto lontana dalla comunicazione autentica, quanto i monologhi di Adenoid Hynkel nel film di Chaplin "Il grande dittatore" lo sono dalle battute degli altri personaggi.
Hynkel parla lì un grammelot, cioè un linguaggio di suoni e rumori indistinti, che tuttavia i suoi seguaci sembrano comprendere. In realtà, l'hynkeliano è soltanto una variante cinematografica della lingua più diffusa al mondo, che in questo libro chiameremo rumorese, e che purtroppo non viene mai avvertita come comica.
È facile da apprendere: occorre soltanto fingere che i suoi fshh err bzz significhino qualcosa.
E la finzione riesce tanto più perfetta quanto più si arriva a pensare in rumorese, cioè a strutturare una serie di sequenze di bzz fshh crr come se fossero ragionamenti, cosa anche questa facilissima.
[...] Chi tarda ad acquisirle e ad automatizzarle, non viene ascoltato volentieri: il suo parlare risulta strano, e suscita diffidenza, proprio perchè non vi compaiono le consuete sequenze di bzz fshh crr, e quel che dice risulta 'troppo complicato', perchè adoperando solo parole sensate costringe i suoi ascoltatori a uno sforzo d'attenzione e di riflessione a cui non sono abituati [...]".


Questo spiegherebbe perchè quando si parla con qualcuno di un argomento pensato, sentito e vissuto, spesso l'interlocutore si gira a parlare con un altro, cambiando anche argomento.


Una buona lezione, comunque, su come non gettare perle ai porci.


Ma  voglio fare un esempio che va oltre il pensare e parlare il rumorese: quando nel 2001 le tv mostravano le immagini in tempo reale degli attentati alle torri gemelle, feci notare che nelle schermate che riguardavano gli aerei caduti sul Pentagono e nel bosco, non si vedevano tracce di aereo alcuno. Eppure, in teoria,  dovevano essersi schiantati aerei di linea con una apertura d'ali di oltre 20 metri. Dov'erano carlinga, motori e ali? Oltretutto il buco nel muro del Pentagono era di pochi metri e non giustificava l'impatto con un aereo di linea. Bene, la risposta testuale fu "Ma cosa dici, sei un cretino, in tv hanno detto che...".


Non avevano neanche fiducia nei loro sensi corporei.


Bastava guardare.


Qui siamo oltre il rumorese, siamo allo scorreggese (cfr. le scorregge nel cervello nel video "Supermario sei un pieno di vuoto"):

 


Sempre Igor Sibaldi, nel suo libro " Il codice segreto del Vangelo - il libro del giovane Giovanni", Vangelo da lui ritradotto dal greco antico, la frase "Io sono la Via, la Verità e la Vita" viene ritradotto correttamente con "L' Io sono è la Via, la Verità e la Vita"...

Rudolf Steiner ci ricorda anche come siano in azione, in questi tempi, gli spiriti Asurici, che tendono a nutrirsi dell'io e ai cui danni non c'è rimedio, neanche col karma...

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9 maggio 2012 3 09 /05 /maggio /2012 17:23
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8 maggio 2012 2 08 /05 /maggio /2012 17:58

Der-Spiegel.jpg"L'Italia truccò i conti per entrare nell'euro"
 

Der Spiegel: "E Kohl sapeva tutto"

 

Fonte: tgcom24 (notizia del 7 maggio 2012)

 

Il settimanale ha pubblicato i documenti del 1998 sui rapporti tra ambasciata tedesca e Roma in un articolo di cinque pagine.


L’Italia non era ancora pronta per entrare nell’Euro e l’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl ne era a conoscenza. Documenti alla mano, il settimanale tedesco Der Spiegel racconta punto per punto, data dopo data, quello che è successo tra il 1997 e il 1998 per permettere al nostro Paese di entrare a far parte dell’Unione Europea. “Operazione autoinganno” è il titolo di un articolo di cinque pagine apparso sulla rivista di Amburgo.

 

Der Spiegel ha avuto accesso a centinaia di pagine, rapporti e verbali manoscritti dei colloqui avuti dal “cancelliere della riunificazione” Kohl.


Stando alle carte l’Italia non sarebbe mai potuta entrare nell’Euro perché i suoi conti non erano assolutamente in regola. “A decidere sul suo ingresso non furono criteri economici ma considerazioni politiche” si legge nell’articolo del settimanale che denuncia: “In questo modo si creò il precedente per una decisione sbagliata ancora maggiore presa due anni dopo, l’ingresso nell’euro della Grecia”.


Klaus Regling, attuale responsabile del fondo salva stati Efsf e all’epoca capo del dipartimento del ministero delle Finanze tedesco conferma a Der Spiegel: “Fino al 1997 avanzato, al ministero delle Finanze non credevamo che l’Italia riuscisse a rispettare i criteri di convergenza".


Il governo Kohl, quindi, sarebbe stato perfettamente a conoscenza della reale situazione dell’Italia e del suo bilancio ma non si sarebbe mosso perché priorità assoluta era che il nostro Paese entrasse nell'area euro. Se si bloccava l’ingresso dell’Italia, infatti, anche la Francia si sarebbe tirata indietro e la Germania si sarebbe trovata “in una posizione di trattativa debole”.


Ripercorrendo quello che è accaduto, il 3 febbraio 1997 lo stesso ministero tedesco aveva constatato che a Roma “importanti misure strutturali di risparmio erano venute quasi del tutto meno per garantire il consenso sociale” mentre il 22 maggio dello stesso anno in una nota per il cancelliere Kohl si legge che “non c’è quasi nessuna chance che l’Italia rispetti i criteri”.


Persino l’allora sottosegretario alle finanze Juergen Stark, fino all’anno scorso capo economista della Bce, il 22 gennaio 1998 durante un vertice con una delegazione governativa italiana aveva constatato che “la durevolezza di solide finanze" non era "ancora garantita”.


Fu Hoerst Koehler, allora presidente dell’Associazione delle Casse di Risparmio tedesche, a scrivere una lettera a Kohl a metà marzo insieme a uno studio dell’archivio dell’Economia mondiale di Amburgo. Koehler spiegava che l’Italia non aveva rispettato le condizioni per una durevole riduzione del deficit e costituiva un “rischio particolare” per l’euro. L’ex cancelliere tedesco però, a quanto pare fece orecchie da mercante. Bitterlich, allora consulente di Kohl per la politica estera al vertice Ue nel maggio 1998 affermava infatti “la parola d’ordine politica era: per favore non senza gli italiani”.


Dai documenti emerge anche che l’Italia, nel corso del 1997, chiese per due volte di rinviare la partenza dell’euro, ma la Germania rifiutò perché la data d’inizio era ormai diventata un “tabù”.


Prodi-Ciampi.jpgTutte le speranze tedesche erano riposte nell’allora ministro del Tesoro italiano Carlo Azeglio Ciampi. “Per tutti era come un garante dell’Italia, lui ce l’avrebbe fatta” prosegue Bitterlich nell’intervista con Der Spiegel “alla fine con una combinazione di trucchi e di circostanze fortunate gli italiani riuscirono a rispettare i criteri di Maastricht".


Il Paese trasse vantaggio da tassi di interesse storicamente bassi ”come l’introduzione della “tassa per l’Europa”, la vendita delle riserve auree alla banca centrale e le tasse sugli utili che fecere scendere il deficit di bilancio in misura corrispondente “anche se gli esperti statistici dell’Ue in seguito non accettarono questi trucchi”.


Nel Der Spiegel si legge che il cancelliere tedesco si fidò delle dichiarazioni di Ciampi sulla riduzione al 60% del debito pubblico entro il 2010 che invece non si è realizzato.


Bisogna ricordare però che l’Italia, in quegli anni, era la maggior concorrente della Germania sul mercato internazionale per l’esportazione di prodotti manifatturieri, idrici e meccanici. Il mancato ingresso del Bel Paese nell’euro, avrebbe perciò rischiato di rendere difficile i rapporti commerciali tedeschi con gli altri stati. Il basso valore della lira rispetto alla moneta europea avrebbe reso i prodotti italiani molto più economici rispetto a quelli delle industrie tedesche e perciò, a parità di qualità, molto più appetibili. 

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8 maggio 2012 2 08 /05 /maggio /2012 12:31

GRILLO NON È L’ANTIPOLITICA, L’ASTENSIONE LO È

di Leonardo Facco
Articolo segnalato da Massimo Francese, corrispondente di Creativefreedom

 

«Sarebbe un errore imperdonabile sottovalutare il segnale che viene dal dato dell’astensione, preoccupante in generale, gravissimo in alcune città. Occorrerà tenerlo presente anche quando legittimamente si festeggi la vittoria del proprio schieramento e dei propri candidati sindaci. Poco più del 65% di partecipazione nazionale ad un voto amministrativo, insieme alla moltitudine di liste civiche, rappresentano l’indicazione di un malessere e di una protesta che le forze politiche devono saper comprendere ed affrontare con risposte positive». Così parlò Vannino Chiti, vicepresidente del Senato.

 

Quasi dieci milioni di elettori chiamati alle urne per le elezioni amministrative sono un test interessante. Aldilà dei sindaci che sono stati eletti, il vero, unico segnale antipolitico (Grillo è semmai protesta politica) sta nella quantità di elettori che si sono astenuti, che – benché fossero elezioni locali, quindi per scegliere personale politico con competenze limitate – hanno mostrato tutto il loro disprezzo per una casta che non risiede solo a Roma, anzi.

 

Non sono un amante della ginnastica dell’obbedienza, del “fantomatico” diritto di voto. Votare assomiglia a quell’ora d’aria che ti concedono in galera prima di tornare dietro le sbarre. Non sono parole mie, ma di Fabrizio De André, che prima di molti altri suoi coetanei capì i guasti della democrazia e li musicò. Come lui e più di lui, qualche anno dopo, ci pensò Giorgio Gaber a menar fendenti al sistema, e manco conosceva Calderoli e il suo “porcellum”. Astenersi val più che votare “il meno peggio”. Cosicché, come presumevo, ieri quello del “non voto” (astenuti, schede bianche e schede nulle) si è confermato il primo partito, come mostrato da tutti i sondaggi degli ultimi mesi.

 

Dire ai politicanti “non in mio nome” è tutt’altro che sentirsi smarriti, è una nuova modalità di orientamento politico. E’ l’emergere di una originale, e vera, forma di “lotta di classe”, quella che oppone i produttori di ricchezza (operai del settore privato, impiegati, liberi professionisti, imprenditori) a loro, i predatori e i consumatori di ricchezza (dipendenti pubblici e dello Stato, boiardi e politici di ogni ordine e grado). L’astensione (non a caso più marcata nelle aree padane che al Sud) oppone chi è costretto a pagare le tasse e chi le tasse le malversa per i propri interessi clientelari.

 

L’astensione è una forma di delegittimazione dello Stato e della casta, è il segnale forte dell’acuirsi dello scontro fra la classe politica e la maggioranza della popolazione, fra coloro che hanno occupato (con ogni mezzo, compresa la legge elettorale) gli spazi della società civile e la gente “normale”, capace di fare da sé.

 

E’ soprattutto per una questione di libertà, nonché etica e morale, che si disertano le urne. In punta di diritto naturale, per un libertario il voto è un atto illegittimo in quanto contribuisce ad affermare il dominio di alcuni uomini (politici e burocrati, ergo parassiti) su tutti gli altri. E non di rado accade che siano persino delle minoranze ad imporre la loro “dittatura democratica”. A chi sostiene che il voto è sinonimo di democrazia (dal greco, potere del popolo) val la pena ricordare che nel 1921, grazie al voto, in Italia ha preso il potere un tal Benito Mussolini e in Germania, nel 1933, uno squilibrato che di nome faceva Adolf Hitler. In Grecia, il partito neo-nazista è entrato in parlamento ottenendo il 6% di suffragi. Paradossale no? Niente affatto, è il voto bellezza! Le dittature non sempre nascono da cruenti colpi di Stato, ma da democraticissime votazioni.

 

Tutta colpa della sovranità, che anziché risiedere laddove è la sua sede naturale, l’individuo, tutt’al più le piccole comunità, la si attribuisce ad un ectoplasma tendenzialmente criminale che chiamiamo Stato. Ecco allora che “la morale dei singoli individui, i loro desideri, le loro passioni e aspirazioni diventano poco meno di briciole di fronte a un ‘Leviatano’ la cui legittimità risale a investiture divine o a concetti astratti quali il bene di tutti”. Scriveva Ralph Waldo Emerson: “Gli uomini onesti non devono obbedire a leggi troppo cattive”. Astenersi significa dare un segnale in tal senso.

 

Lysander Spooner, ottocentesco anarchico individualista americano, sosteneva che “un uomo non cessa di essere schiavo perché gli si permette di scegliere il padrone ogni quattro anni”. Ergo astenendovi non potranno accusarvi di aver mandato qualche peripatetica, o qualche sociopatico, in Parlamento.

 

Infine, una banale curiosità: statisticamente parlando, è molto più probabile che vi accada qualche disgrazia mentre andate al seggio piuttosto che il vostro singolo voto conti qualcosa e determini dei cambiamenti. Non si tratta di un’elucubrazione, ma delle conseguenze della statistica. Meditate, il vero voto inutile è il voto stesso.

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Presentazione

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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