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10 aprile 2012 2 10 /04 /aprile /2012 12:07
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8 aprile 2012 7 08 /04 /aprile /2012 11:44

Oggi qualcuno che è morto sul Golgota è stato deposto nel sepolcro ed è risorto.

 

Golgota, in latino Calvaria, e in greco Kranion, vuol dire “cranio” o “teschio”.

 

La crocifissione avviene nella testa e, più precisamente, nella corteccia cerebrale, là dove nascono, nell’uomo, l’intelletto e la coscienza sensibile.

 

Ciò significa che quando i pensieri prendono il corpo fisico, sono cancellati dal loro contenuto immediato (cioè non mediato dalla riflessione) lo spirito, l’anima e la vita; resta solo l’ombra astratta che è attaccata al corpo fisico. Solo la minerale materialità può farsi oggetto conoscitivo di quei pensieri, dato che si tratta di pensieri reali soltanto se legati al corpo fisico-materiale dell’uomo (cfr. R. Steiner, "Massime antroposofiche", Ed. Antroposofica, Milano 1969, p. 73).

 

Un esempio: chi si comporta solo in base alla testa umana, cioè in base al solo suo pensare, e non anche in base al suo cuore o al suo sentire, è il cosiddetto uomo freddo, rettiliano, per il quale risorgere non significa alcunché. Ne abbiamo purtroppo un esempio in chi ci governa e nel codazzo di politicastri che hanno voluto questo governo. Per costoro non esiste la Pasqua se non come folclorismo, dato che sono nati cattolici ma non sono mai diventati cristiani, cioè combattenti. Parlano di giustizia ma non sanno cosa essa sia come sentimento.

 

La morte del Venerdì santo, presuppone invece la rinascita di Pasqua, ed è il presupposto della risurrezione del pensiero (risurrezione del Logos) e della sua consapevolezza (coscienza sovrasensibile).

 

La deposizione nel sepolcro libera da Lucifero, dato che Lucifero avversa la morte.

 

La risurrezione libera da Arimane (l’economicismo), dato che Arimane avversa la vita.

 

Affinché la resurrezione del Logos possa divenire la resurrezione di tutti, è però necessario che ciascun uomo liberamente la voglia, e quindi la attui, collegandosi attivamente con le forze di un fiammeggiante combattente del pensiero, detto Arcangelo Michele, che combatte e vince il Drago.

 

La forza di questo combattere non la si può avere restando passivi, né con preghiere passive.

 

Le forze per combattere possono essere conquistate solo quando con volontà amante l’uomo diventa strumento di forze divino-spirituali. Infatti secondo Steiner le forze di Michele non vogliono che l’uomo le supplichi, ma che si unisca a loro. L’uomo può fare ciò solo se accoglie con risolutezza gli insegnamenti del mondo immateriale (cfr. R. Steiner, "Il corso dell’anno come respiro della Terra", Ed. Antroposofica, Milano 2006, p. 112).

 

Ognuno deve quindi risorgere per migliorare la società.

 

Per la resurrezione di ognuno, quella del Cristo pasquale degli auguri e del “folclore” è solo condizione necessaria, ma non sufficiente.

 

Per consentire alle forze di libertà del Logos di attuarsi, ciascun uomo dovrebbe lottare come e con Michele, contro il drago che domina la sua natura inferiore e manipola con massima intelligenza l’ordinario, astratto, e impotente intelletto. In altre parole, dovrebbe lottare per elevare il pensiero dall’elemento materiale all’immateriale, sottraendolo così ad Arimane che vorrebbe invece mantenerlo rigidamente ancorato al sensibile come ad un preciso rigor mortis.

 

Arimane, l’economicismo, si appropria, secondo Steiner, dell’intellettualità in un’epoca in cui non poteva ancora interiorizzarla in sé.

 

In Arimane l’intellettualità resta quindi una forza che nulla ha a che fare col cuore e con l’anima. Ecco perché l’intellettualità che emana da Arimane è come un cosmico impulso gelido, senz’anima.

 

Gli uomini che sono presi da quell’impulso sviluppano una logica che sembra poggiare su se stessa. In verità è Arimane che parla terroristicamente tramite questa logica, poggiando sulla paura degli uomini.

 

Si tratta comunque di una logica.

 

L’ho già caratterizzata molte volte, ma repetita iuvant: è una logica che fa, per esempio, distruggere gli agrumi per fare alzare il loro prezzo. È dunque una logica in cui non si mostra per nulla il giusto, perché la giustizia è un sentimento, che l’uomo rettiliano non può avere se non risorge.

 

falcone-distruzione agrumiÈ risaputo che "la Comunità europea concede un indennizzo per la distruzione degli agrumi in eccesso" (G. Falcone, "Cose di Cosa Nostra", Ed. Rizzoli, Milano, p. 144). L’UE è in tal senso arimanica esattamente come lo era l’URSS. Perciò dovrà fallire come l’URSS.

 

In altre parole la logica economica giustifica cose senza avere il sentimento o il senso di giustizia: dato che rendendo rara una merce la si rende più cara, essa crede veramente di operare per il bene di tutti distruggendo gli agrumi o altri beni. Ma sbaglia. Perché non è giusto morire di fame a causa di troppi beni di consumo. È un paradosso. La gente si suicida perché è preferibile morire a un mondo di matti come questo.

 

L’alienazione essenziale consiste nella coincidenza di due logiche essenzialmente diverse, quella economica e quella giuridica: la logica economica non dovrebbe coincidere con quella giuridica, dato che la prima è “cerebrale” e rettiliana, mentre la seconda è “cardiaca” e umana, dato che dovrebbe implicare il sentimento di giustizia.

 

Spero di avervi data un’idea di come fa il gelido Arimane ad impossessarsi dell’intellettualità.

 

Michele invece non si appropria dell’intellettualità, né di alcunché. Ecco perché le forze di Michele capaci di vincere il Drago (l’UE per esempio; l’UE come l’URSS, o la globalizzazione, o il legalismo, o l’“estrema ratio” della tassazione, ecc.) non trasmettono all’intellettualità nulla di gelido, o di insensibile, ma la accompagnano con grande calore interiore ("Massime antroposofiche", op. cit. p. 102).

 

Grazie all’impulso del Logos e all’esempio di Michele, il pensiero e l’anima possono dunque risorgere e, in quanto risorti, tornare liberamente a presenziare nell’intelletto, nel sensibile, nel finito o nel quantitativo, perfino nel “sepolcro”, senza timore di rimanervi intrappolati, e quindi di perire.

 sepolcro-rettiliano.gif

 

 

Egli è risorto, dunque può venir deposto nel sepolcro senza perire.

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8 aprile 2012 7 08 /04 /aprile /2012 11:28

 

Pagina dedicata a Massimo Francese.

 

La libertà dovrebbe concernere l’ambito culturale, politico ed economico. Dare preponderanza ad uno qualsiasi di questi tre è un errore.

 

Per esempio dare alla sola libertà economica il valore di regola o di legge suprema della vita sociale trasforma l’economia in econòmia, vale a dire in una aberrazione in cui il nomòs (pascolo) è sostituito al nòmos (legge). nomosCiò avviene infatti quando al liberismo economico si conferisce il valore di legge sociale e allora - da legittimo principio economico - il liberismo si trasforma in  ILLEGITTIMA teoria etica, cioè in una morale edonistica e utilitaria, che assume a criterio di bene la massima soddisfazione dei desideri in quanto tali.

 

In base poi al suo fondarsi meramente sulla quantità, il liberismo si trasforma necessariamente nella soddisfazione “ad libitum” , cioè “a piacere” individuale o pseudo sociale, cioè statisticamente intesa come piacere medio individuale.

 

Il liberalismo etico non può però accettare che i “beni” siano solo quelli che soddisfano l’“ad libitum” individuale, né che la ricchezza sia solo l’accumulo dei mezzi a tal fine; e, più esattamente, non può accettare nemmeno che questi siano beni e ricchezza, se non sono anche e soprattutto strumenti di elevazione umana.

 

La “libertà”, di cui il liberalista etico intende parlare, è dunque sempre indirizzata a promuovere la vita spirituale nella sua interezza, e perciò la vita morale. Ogni altra libertà è fasulla in quanto è mero “libero arbitrio”, che deve ancora fare i conti (etici) con la libertà.

 

Ciò posto, il problema del liberalismo non si configura nel determinare se un certo provvedimento sia “liberistico” (meramente o astrattamente economico), ma se sia “liberale”, cioè “non se sia quantitativamente produttivo” - diceva Benedetto Croce - “ma se sia qualitativamente pregevole; non se la sua qualità sia gradevole a uno o più, ma se sia salutare all’uno, ai più e a tutti, all’uomo nella sua forza e dignità di uomo” (B. Croce, “Liberismo e liberalismo” in “Etica e politica”, Laterza, Bari, 1967, pp.263, 264, 265).

 

Mi sembra che questo ragionamento di Benedetto Croce sia sacrosanto e non faccia una piega. Eppure sembra che vi siano libertari che considerano invece Croce un confusionario (cfr. Marco Faraci, in “Liberali, liberisti o libertari?” in Osservatorio scientifico spirituale).

 

Certamente la “religione della libertà” di Croce non è la “filosofia della libertà” di Steiner, dato che si fonda su una “teoria filosofica” della libertà, mentre la “filosofia della libertà” di Steiner si fonda su una scienza della libertà, che si attua attraverso la pratica del suo contenuto. Però mi sembra che non si possa dire che Croce sia un confusionario per il fatto che dividesse moralisticamente tra libertà di ordine superiore (quelle civili) la cui difesa competeva ai liberali, e libertà di ordine inferiore (quelle economiche) la cui difesa poteva essere lasciata ai liberisti. Chi afferma questo dovrebbe prima leggere qualcosa di Croce e confutarlo in base a sue affermazioni che non condivide mostrandone i motivi, altrimenti sono tutti capaci di fare filosofia in questa maniera, cioè dicendo di qualcuno che non si riesce a comprendere che è un confusionario.

Posso comprendere che qualcuno affermi che la distinzione di Croce fra libertà superiore e libertà inferiore sia un moralismo, ma mi riesce difficile capire come qualcuno possa affermare che Croce sia un confusionario, dato che la sola libertà economica o di mercato è solo un terzo della libertà che dovrebbe invece competere a tutto quanto l’organismo sociale (gli altri due terzi riguardano il diritto e la cultura). In tal senso la sola libertà economica è inferiore a quella che dovrebbe riguardare gli altri due terzi dell’organismo sociale, vale a dire la scuola e lo Stato di diritto.

 

Invece col mostrare il Croce come un confusionario si vuole affermare che “la maggior parte dei liberali autentici rifiuta la distinzione di Croce in quanto ritiene senza senso pensare di scindere libertà civili e libertà economiche e non ama pertanto il termine ‘liberismo’” (ibid.). Per questo motivo i liberali “autentici” amerebbero invece il termine “libertarismo”, che connoterebbe “una variante più radicale del liberalismo classico, tipicamente americana, e che porta con sé una critica allo Stato ben più marcata (cfr. ibid.)?

 

Ma Croce non è proprio quel filosofo che aveva introdotto nella logica hegeliana i concetti di “distinto” e di “distinzione”?

 

Allora sorge subito la domanda: colui che distingue è forse chi “divide” e “scinde” senza distinguere? No, perché se uno fa una distinzione può fare ciò solo motivandola concettualmente, e se il contenuto di quei concetti consiste in un aporema, la contraddizione si nota, e ciò significa che la motivazione è filosoficamente fasulla.

 

E dove starebbe l’aporema di Croce?

 

Invece Croce, appunto SENSATAMENTE “distingue” la libertà come principio etico (superiore) dalle sue manifestazioni (inferiori), sia di carattere civile, politico o giuridico, sia di carattere economico.

 

Ebbene Croce,  per certi libertari, sarebbe invece un confusionario che divide e scinde “senza senso”,  le “libertà di ordine superiore (quelle civili) la cui difesa competeva ai liberali”, dalle “libertà di ordine inferiore (quelle economiche) la cui difesa poteva essere lasciata ai liberisti”!

 

Mi chiedo allora: non è forse vero che sono proprio i libertari di questa risma (cioè i confusi che ex cathedra danno del confuso a coloro che non riescono a comprendere) a non disporre di un “senso” che consenta loro di distinguere l’ordine “superiore” o spirituale da quello “inferiore” o materiale?

 

Infatti di quale “senso” atto a distinguere l’essenza della libertà dalle sue manifestazioni si può disporre rifacendosi solo a Locke, come in generale è proprio di questo tipo di libertari?

 

Chi era Locke?

 

Locke era un filosofo che, nel giusto intento di confutare le idee “innate” dei razionalisti, non seppe far di meglio che concepire l’anima come una “tabula rasa” e far nascere le idee dall’“esperienza”, senza però approfondire la natura dell’esperienza stessa; quindi senza rendersi conto che la “realtà delle idee” (indipendente dall’esperienza, in quanto io posso avere l’idea di fare un’esperienza senza poi farla) è cosa ben diversa dalla realtà della “coscienza delle idee” (dipendente dall’esperienza, in quanto solo facendo quell’esperienza posso averne coscienza)!

 

Allora, di fronte a ragionamenti come questo, cosa dice in genere questo tipo di libertari? Dice che chi così ragiona è un utopista!  E Marilee Haylock, galoppino del Partito Libertario dell’Ontario dal 1976 al 1979, afferma per esempio che “la filosofia libertaria è idealista nella sua visione e nei suoi fondamenti”, ma “non è utopista” (M. Haylock, “La filosofia libertaria” in www.ospi.it).

 

Ma è troppo comodo ragionare così.

 

E poi non è così.

 

Innanzitutto tale filosofia non è una filosofia.

 

È superficialismo.

 

Infatti non è solo “utilitarista” e non “idealista”, come rileva Croce, ma è pure frutto, come osserva Hegel, di un “infelicissimo pensare” (G. W. F. Hegel, "Lezioni sulla storia della filosofia", La Nuova Italia, Firenze 1981, vol. 3, II, p. 151) in quanto “non si solleva affatto sullo stadio della coscienza volgare” (ibid., p. 152) dato che “si attiene unicamente a ciò che appare, a ciò che è, e non a ciò che è vero” (ibid., p. 168), non avendo “neppure il presentimento di quel che sia la speculazione” (ibid., 166). 

 

 Se quella è la filosofia libertaria, abbiamo allora a che fare col solito (solito in quanto dura da secoli) realismo primitivo, filosoficamente detto anche realismo ingenuo o acritico, e quindi, essenzialmente, col MATERIALISMO, che è in definitiva l’espressione di uno spirito che ha occhi - come afferma Croce - per ciò che è “QUANTITATIVAMENTE produttivo”, ma non per ciò che è “QUALITATIVAMENTE pregevole”.

 

E ciò non è forse confermato dalla Rand, che riassume alcuni principi di quel tipo di realismo, chiamandolo però “oggettivismo” (A. Rand, “Che cos’è l’oggettivismo).

 

Ma proprio in questa scrittrice sta la contraddizione. Da un lato dice che: “la realtà esiste come un assoluto oggettivo - i fatti sono fatti indipendentemente dai sentimenti, i desideri, le speranze e le paure dell’uomo”, come se i sentimenti, i desideri, le speranze o le paure non fossero anch’essi dei “fatti”, senza altresì precisare se i fatti siano anche “indipendenti” dai pensieri (e sarebbe stato importante precisarlo, dato che se un fatto fosse indipendente dal pensiero non sarebbe neanche un fatto, ma solo un “percetto” cioè un immediato (non mediato dal pensare) e indeterminato contenuto di percezione; un “aggregato sconnesso di sensazioni” direbbe Steiner). Dall'altro che: “la ragione (la facoltà che identifica e mette insieme i materiali provvisti dai sensi dell’uomo) è l’unico modo che l’uomo ha per percepire la realtà, la sua unica fonte di conoscenza, l’unica guida per la sua azione ed il fondamento della sua sopravvivenza”.

 

Ma cos’è questa se non una contraddizione o una superficialità? Per me è una bestialità dire nello stesso argomento di una stessa pagina una cosa e il suo contrario!

 

Forse sono matto (come molti amano definirmi anche bonariamente con la scusa che gli artisti sono un po’ tutti matti; e comunque se fosse vero sarei contento di esserlo e non vorrei di certo divenire sano), ma se ci si prende la briga di leggere almeno una volta “La filosofia della libertà” di Steiner (ho studiato i contenuti di questo volume dal 1980 fino al 1990 e, più lo studiavo, più mi rendevo conto che l’uomo odierno continua a starnazzare nei medesimi e secolari errori di pensiero presi come oro colato) ci si accorge subito - per dirla con Hegel - “che nulla è più superficiale” (G. W. F. Hegel, op.cit., p.163) di un’affermazione come quella sopracitata della Rand.

 

Per prima cosa, analizzando la realtà e dicendo che essa esiste come un assoluto oggettivo la Rand confonde l’analisi con sintesi, cioè afferma una sintesi come se fosse un’analisi e viceversa in quanto non spiega alcunché se non che i fatti sono fatti indipendentemente dall’attività interiore umana (sentimenti, desideri, speranze e paure dell’uomo). Invece il pensare analitico - e ciò è mostrato con dovizia di particolari da Steiner - dovrebbe essere in grado di creare “concetti dai contorni nettamente delineati”, mentre il pensare sintetico di riunire poi “in un insieme unitario i singoli concetti in tal modo creati” (R. Steiner, "Linee fondamentali di una gnoseologia della concezione goethiana del mondo" in "Saggi filosofici", Ed. Antroposofica, Milano 1974, p. 61).

 

Inoltre quando afferma che “la ragione è l’unico modo che l’uomo ha per percepire la realtà”, semplicemente straparla.

 

Perché straparla? Perché è risaputo (anche dai non filosofi) che sono i sensi, e non la ragione, a permettergli di “percepire la realtà”.

 

Certo, perché un immediato e indeterminato “percetto” (o “aggregato sconnesso di sensazioni”) si risolva in una determinata “immagine percettiva” (come pure in una determinata “rappresentazione”) serve la ragione; ma si dovrebbe allora precisare che, col termine “percepire”, si allude appunto all’immagine percettiva, e non al percetto o all’atto percettivo (del soggetto).

 

Infine, dicendo che la ragione “mette insieme i materiali provvisti dai sensi dell’uomo” costei ragiona veramente alla carlona. Perché? Perché anche il muratore “mette insieme” i mattoni, i tavelloni e le tegole “provvisti” dall’industria laterizia. Ma qui dovrebbe sorgere almeno una domandina: il muratore li mette insieme a caso i mattoni, così come viene, o non piuttosto secondo un certo progetto, un certo ordine o una certa idea? Ed allora la ragione, secondo quale progetto, ordine o idea, metterebbe “insieme i materiali provvisti dai sensi”?

 

Dunque  da un pensiero che, sul piano conoscitivo (e per usare sempre le parole di Hegel) “non si solleva affatto sullo stadio della coscienza volgare”, ci si può forse aspettare, sul piano etico, qualcosa di più nobile o di meno “volgare”? No, di certo.

 

A questo punto si può ancora procedere e osservare altro.

 

La Rand, alla quale io riconosco comunque il dono della sincerità, si fa infatti promotrice di un’etica “egoistica”, dichiarando: “L’uomo - ogni uomo - è fine a se stesso, non un mezzo per i fini altrui. Egli deve esistere solo per amore di se stesso e mai sacrificarsi per gli altri, né sacrificare gli altri per se stesso. Il perseguimento del proprio interesse personale e della propria felicità è il più alto scopo morale della vita di un uomo”.

 

Come si vede, qui sono mischiate verità e falsità. È vero che l’unico fine dell’uomo è quello che egli da’ a se stesso, ma non è vero che il perseguimento del proprio interesse personale e della propria felicità è il più alto scopo morale della vita di un uomo. Perché? Perché l’egoismo della Rand per essere il più alto scopo della vita dell’uomo deve andare fino in fondo, e ciò significa accorgersi dell’INDIVISIBILITÀ del benessere, accorgersi cioè che chi pensa solo ai fatti suoi credendo di separare così il bene proprio da quello degli altri, dimostra in realtà di non saper assolutamente fare il proprio interesse.

 

PAZZO.pngDunque se non vuole essere l’apoteosi del narcisismo e dell’egoismo e la disfatta dell’amore, l’etica “egoistica” della Rand deve essere portata più oltre, perché in verità io sono soltanto quello che posso essere oltre me stesso… Nereo sei un mistico… sento già le voci (sento le voci! Sono pazzo! :D :D) dei libertari che mi danno dell’utopista…  

 

In ogni caso aveva visto bene allora Benedetto Croce (altro che “confusione”!) ravvisando e denunciando il carattere “edonistico” e “utilitario” di quel liberismo che, secondo il libertario confuso che da' del confusionario a chi non comprende, si starebbe oggi sforzando di sottoporre, negli Stati Uniti, ad un astuto “restyling”, dato che il partito libertario americano, fondato nel 1971, sarebbe il terzo partito americano, dopo quello repubblicano e quello democratico. Senz'altro il partito libertario sarà anche il terzo partito d'America. Però l'America ha duecento anni di cultura e l'Italia di Benedetto Croce, che è tutt'altro che confuso, ne ha più di due millenni! 

 

Quale sarebbe allora, considerando questa “filosofia” della Rand come libertaria, l’aspetto sociale conseguente?

 

La Rand scriveva: “Il sistema politico ideologico ideale è il Capitalismo Laissez-Faire. È un sistema in cui gli uomini si rapportano gli uni con gli altri non come vittime e carnefici, non come padroni e schiavi, ma come mercanti, attraverso lo scambio volontario per il mutuo beneficio […]. Lo Stato agisce solo come poliziotto per proteggere i diritti dell’uomo; usa la forza fisica come rappresaglia e solamente contro coloro che hanno dato inizio a tale violenza, come i criminali o gli invasori stranieri. In un sistema di pieno capitalismo, ci sarebbe (ma storicamente non c’è mai stata) una completa separazione tra Stato ed economia, nello stesso modo e per le stesse ragioni per cui sussiste la separazione tra Stato e Chiesa”.

 

Quello del capitalismo “laissez-faire” che, evidentemente, sembra discendere da un pensiero che è anch’esso un “laissez-faire”, è dunque un sistema “in cui gli uomini si rapportano gli uni con gli altri” come “mercanti”. Ciò significa che in quel sistema gli uomini non si rapportano fra loro come puri e semplici esseri umani? Se la risposta è affermativa significherebbe che essi non si rapportano come degli individui (degli io) dai quali prendono le mosse e nei quali convergono le varie attività: quella culturale legata all’agire libero della ricerca (volere in atto), quella politica o giuridica legata al sentire (percezione dell’uguaglianza da uomo a uomo), e quella capitalistica legata al capo (frutti e talenti della testa umana, intesa come radice capace di sviluppare e cogliere i doni della terra; se ben si osserva le circonvoluzioni del cervello sono simili a radici di piante e alberi, che prendono dalla terra le sostanze minerali di cui abbisognano).

 

L’“organismo sociale triarticolato”, come quello auspicato da Steiner, dove in ognuno si ritrovino, si riuniscano e si raccordino liberamente le autonome attività dei tre suddetti apparati, non c’entra nulla però col “mercato integrale” in cui viga una “completa separazione” tra la Chiesa (deputata a surrogare, confessionalmente, la funzione spirituale dell’apparato culturale), lo Stato (deputato a surrogare, laicamente, la funzione culturale dell’apparato spirituale) e l’economia, e in cui si dia un inevitabile sbilanciamento a favore della vita economica, poiché ognuno, sentendosi anzitutto un “mercante” o un “homo oeconomicus”, non potrebbe che dirsi: “Io scambio o commercio, dunque sono”.

 

Se ci si guarda attorno senza fette di salame sugli occhi, non si può negare come la vita spirituale, ipotecata com’è dalle confessioni religiose, sia d’ostacolo a una “libera ricerca della verità”, e come la vita culturale, ipotecata dal laicismo materialistico, sia viceversa d’ostacolo a una vera ricerca della libertà.

 

Tutto ciò può spiegare molte cose. Non ultimo il fatto che se una “religione della libertà”, fondata (come quella di Croce) su una “teoria filosofica” della libertà è cosa già diversa da una “filosofia della libertà”, fondata  (come quella di Steiner) su una SCIENZA DELLA LIBERTÀ, tutt’altra e peggior cosa è allora una “filosofia libertaria” o una “ideologia della libertà” che in tanto si appaga di una copertura ideale “nuova e antica” (che mescola disinvoltamente Locke all’“ordine spontaneo di Lao Tze”) ("Egualitarismo? No, libertarismo" - L’Indipendente, 31 maggio 2004.), in quanto ha in cuore ben più corposi e terreni interessi di natura economica e politica.

 

Ecco perché chiedo a qualche studioso libertario di indicarmi una vera filosofia libertaria, cioè una filosofia capace di reggersi su se stessa.

 

In altre parole, chiedo al mondo libertario italiano se esiste una risposta filosofica reale alla problematica qui accennata.

 

“Non ha detto forse Croce che i tedeschi avevano il concetto, ma non la pratica della libertà, mentre gli inglesi ne avevano solo la pratica?” (Cit. di Nicola Matteucci in B. Croce, “La religione della libertà”, Ed.  Sugarco, Milano 1986, p.73). Quindi se si volesse veramente ragionare, bisognerebbe considerare che se è vero che la libertà consiste nella “pratica” del suo “concetto”, è vero anche che avere il “concetto” della libertà ma non la sua “pratica” (o, viceversa, avere la “pratica” della libertà, ma non il suo “concetto”) vuol dire allora NON avere la libertà. Ecco perché “La filosofia della libertà” di Steiner si divide in due parti: una dedicata appunto al “concetto” o alla “scienza della libertà” e l’altra dedicata invece alla “pratica” o alla “realtà della libertà”.

 

C’è insomma qualche libertario di pensiero libero, di sentimento sociale e di buona volontà, che sappia rispondere ai contenuti di questa pagina senza dire che Croce è un confusionario? Io credo ci sia e che se non c’è, prima o poi nascerà.

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5 aprile 2012 4 05 /04 /aprile /2012 17:09

Invitato anche stasera a LA7 nella trasmissione "Piazza pulita", Leonardo Facco ha il difficile compito di non lasciarsi usare...

Infatti, non appena i leghisti in questi giorni hanno incominciato a raccogliere firme contro le nuove tasse, il regime si è subito messo ad ad indagarli, assolutamente certo di trovare il marcio, dato che il regime stesso è tutto marcio.

Per me questa è la solita manovra di palazzo, che trova subito allineata LA7 di stasera.

Stiamo a vedere.

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4 aprile 2012 3 04 /04 /aprile /2012 10:20

Da una mail di Marcello Floris musicista freelance:

 

Eccomi qua Nereo!

La mia idea, che covo da tempo, è quella di fare un disco di musica pop-rock proprio commerciale con tutto il marketing che abbisogna, prova a immaginare una cosa tipo Vasco Rossi, o Laura Pausini, o Tiziano Ferro, o qualsiasi cosa si venda il più possibile, insomma una cosa molto commerciale, però inserendo all'interno dei testi di denuncia, un periodo pensavo di farlo estrapolando dati e numeri dai libri di Rizzo e Stella.

Il perché di questa idea? Per il semplice fatto di poter arrivare a più gente possibile, arrivare ai giovani per fargli aprire gli occhi in modo che quando vedono un "maiale" gli sputino in faccia per avergli fottuto il futuro, o perlomeno lo prendano a calci nel culo.

 

L'idea è quindi di utilizzare la musica pop-rock, quella commerciale, come un cavallo di Troia che riesca a entrare nella fortezza dei giovani e da li sfruttare i grandi numeri, solo nel pop si riescono ad avere grandi numeri, e più gente si rende conto di ciò che sta succedendo e meglio è. 

Naturalmente, come nel pop, bisognerebbe sfruttare tutte le tecniche di marketing ed essere virali il più possibile, il massimo sarebbe anche creare un personaggio anche virtuale come i gorillaz http://www.myspace.com/gorillaz, che per anni hanno fatto musica e venduto milioni di dischi però stando nascosti dietro a dei cartoni animati, i gorillaz appunto; questa tecnica ha creato quello che gli americani(che di marketing se ne intendono) chiamano buzz, ossia rumore, tutti ne parlavano e si chiedevano chi ci fosse dietro questi personaggi, è stato un successo.

 

Ora, tu pensa a dei super eroi che combattono contro "i maiali" (mi spacco dalle risate a leggerti quando lo scrivi) e si diffondono tra i giovani, il più possibile, bisogna farli incazzare i giovani, e anche i meno giovani, io ho 38 anni e un sacco di amici disoccupati che sono così rincoglioniti che pensano che la loro disoccupazione sia causata dagli evasori, siamo al delirio più puro, non ti dico i litigi.

Poi ci dovrebbe essere un sito super patinato, e ci sono un sacco di possibilità di marketing e di promozione dell'immagine tramite la rete, non ci sono più scuse:

http://www.beatwire.com/

http://www.bob-baker.com/buzz/index.html

http://www.musicpromotiontips.com/

http://www.freemusicpromotion.net/

http://www.cdbaby.com/

e potrei continuare con una lista lunghissima, io sono disposto anche a metterci dentro qualche soldo senza riceverne niente indietro, l'importante è riuscire a essere virali, in questo senso conosco un sacco di risorse a buon mercato che si potrebbero utilizzare per arrivare a più gente possibile.

 

VIRALI È LA PAROLA GIUSTA!

 

Pensa, con la campagna anti evasione cosa hanno combinato "i maiali", guarda che la maggior parte degli italiani ci credono alle cazzate degli spot, ti giuro che io ho litigato con alcuni miei fornitori di attrezzature musicali perché non volevo la fattura e me l'hanno voluta fare per forza, anche nei bar e nei ristoranti, cazzo mi è capitato di offrire soldi in più per NON avere lo scontrino o la ricevuta, ma sono tutti terrorizzati, un po' anche io.

È chiaro che questi pezzi di merda sono comunque stati bravi, sono stati VIRALI, e sta funzionando alla grande, cazzo se sta funzionando, il paese è al collasso e tutti sono contenti di prenderla nel culo! 

 

Ora, io penso sia il caso di usare le loro stesse armi, loro sono stati virali con la stampa e la televisione, noi dobbiamo cercare di esserlo con la musica, più che altro perché nella musica so come muovermi e visto che faccio il musicista di professione, so come essere tecnicamente efficace.

 

 

Un altra idea parallela sarebbe quella di tirare su un cantante giovane, che ha voglia di sfondare e costruirci attorno il personaggio, immagina... una bonazza a San Remo che le canta in mondovisione ai maiali, così che tutto il mondo sappia che cazzo succede in queste latitudini, sarebbe il massimo!

Questa è la mia idea, il mio sogno, certo da affinare, da rendere operativo, ci sarebbe da farsi il culo, è anche certo che ci servirebbe aiuto, magari si può chiedere a Leonardo. 

Dimmi che ne pensi, spero di non essere troppo utopistico.

 

Nel frattempo, mandami pure il file e provo a costruirci qualcosa sotto.

 

Entro stanotte, o più probabilmente stanotte stessa, ti manderò qualche  file così vedi un po' come lavoro, prima il file del provino fatto dal cliente di turno e contestualmente lo stesso brano con il mio arrangiamento.

 

Ti allegherò anche una base di un brano di un mio vecchio cliente ma che non ha mai utilizzato. Gli avevo preparato la base e contestualmente stavamo contrattando con una etichetta discografica, insomma lui ha poi scelto di andare da solo con questa etichetta, per questioni economiche il mio lavoro non è stato utilizzato e lui mi ha pure scaricato, quindi la base di un brano ce l'ho ancora io, è musica leggera. 

Puoi usarla perché lui non l'ha utilizzata e non c'è una melodia quindi SIAE FREE. 

È semplicemente un giro di accordi ben arrangiato, se ti piace facci pure quello che vuoi.

Ti do' un idea, sarebbe bello metterci sopra una canzone, un testo, in cui un padre parla a suo figlio e gli dice che non potrà garantirgli un futuro degno di essere chiamato tale, gli dirà che padre e figlio dovranno vivere come schiavi per mantenere i maiali e i loro privilegi, i loro abusi, i maiali avranno diritto di prelazione sul corpo delle mogli e delle figlie delle persone normali, deve essere un urlo di disperazione, deve far paura, deve essere emotivamente devastante.

 

Spero di non averti annoiato e di averti dato qualche input artistico. Attendo tue critiche anche feroci.

Un caro saluto

Marcello

__________________________________

 

Marcello lo travate qui al minuto 5'.40'':

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-28b8192c-4625-409c-98cd-d60b4c851b0e.html

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3 aprile 2012 2 03 /04 /aprile /2012 15:01

All'artigiano G.C., che il 28 marzo 2012 si è dato fuoco davanti alla sede della commissione tributaria di Bologna, arrivi questo video in ebraico, come una preghiera che nessuno recita...

Gesù di Nazaret fu accusato di sedizione antitributaria (Luca 23,2). Oggi si direbbe di "incitamento all'evasione fiscale".

Nessuno ne parla. Oggi gli uomini che ci governano si scandalizzano, stracciandosi le vesti come facevano gli uomini del sinedrio, se qualcuno non paga le tasse. Ma sull'epicheia, cioè sulla giustezza ed equità, del pagare le tasse, tutti stanno supinamente zitti, dal più umile "fedele" perché non sa, alla più alta eminenza gerarchica, perché sa solo battersi il petto la domenica per le "omissioni".

Questa "omissione" di verità è però molto grave, e soprattutto i teologi dovranno farne ammenda, dato che l'omissione è a questo riguardo come l'insabbiatura dell'ordine del valore delle cose testimoniate da un teste in un processo, e dato che il teste è l'evangelista Luca. Luca afferma infatti che, secondo l'"assemblea", Gesù SOBILLAVA IL POPOLO A NON PAGARE I TRIBUTI.

Questo fatto, nella scala di valori espositivi espressa da Luca, è il motivo principale della crocifissione di Gesù. Per Luca infatti l'importanza dell'imputazione "incitamento all'evasione fiscale" supera quella di "farsi Re dei giudei", altrimenti non l'avrebbe detta per prima...

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3 aprile 2012 2 03 /04 /aprile /2012 12:14

Estatico, cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. Eccola, eccola là, eccola là, la Luna... C’era la Luna! la Luna!  (L. Pirandello)

 

Dove si trova il tuo nome, o Parsifal?

 

Quando ritornasti, guarito dai tuoi errori, e ritrovasti la via al santo Graal, ti fu annunziato che il tuo nome sarebbe apparso luminoso sulla sacra coppa.

 

Ma dov’e la coppa… dove posso trovarla? Sulla luna?

 

E Ciaula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore...

 

Era la luna dunque, a contenere l’ostia, il disco con la scritta “Parsifal”...

 

lapsit.jpgSì, la sacra coppa, il “lapsit exillis”! Quel calice era la luna...

 

O luna! O “Gànganda greida”, viatico ambulante (1) sei dunque tu.... semplicemente tu che appari a Ciaula... e a me...

 

E quando tu, o Parsifal, ti allontanasti la prima volta dal castello, senza aver domandato il senso dei misteri ai quali aveva assistito, e nella foresta trovasti quella giovane donna piangente che teneva sulle ginocchia lo “sposo” morto, tu eri come me... che scappavo via da casa mia... alto il naso nell’aria... con quattro bestemmie... le poesie di Pavese e le cassette di James Taylor... il mio viatico...

 

O Parsifal, oggi che so molte cose di te e della tua fama, ti prego dammi un segno che mi dica la giustezza della spada e del combattere...

 

SPADA.JPGFosti partorito fra grandi dolori e visioni di sogno dopo che tuo padre era partito per terre lontane.

 

Herzeleide, tua madre voleva tenerti lontano da cavalieri e cavalli, affinché arti e virtù cavalleresche non ti strappassero un giorno a lei. Non voleva che tu un giorno fossi esposto ai pericoli che dovette poi affrontare tuo padre. E ti educava in modo da tenerti lontano da ciò che d’altronde era in te, viveva in te, che guardavi con stupore il mondo. Da lei e dalla bellezza sua e del mondo imparavi che Dio c’era! Dio c’è! E sviluppavi anche la tendenza a servirlo. Ma di quel Dio niente sapevi… E quando un giorno incontrasti i cavalieri, credesti che Dio fossero loro Dio… E ti inginocchiasti...

 

Poi le dicesti di averli visti, e di voler essere come loro, diventare come loro.

 

E lei sorrise.

 

Ti lasciò andare mentre dentro un po’ moriva...

 

Molte furono le tue imprese, e lei morì di crepacuore per la scomparsa del figlio che non si era nemmeno accomiatato da lei, quando partì a cercar ventura.

 

graal2.jpgDopo molte peregrinazioni giungesti al castello del Graal, dal re pescatore, un vecchio costretto a star disteso sopra un giaciglio per lo stato di debolezza in cui si trovava. Fu lui a darti la spada ed ecco nella sala apparire uno scudiero armato di una lancia sanguinante: il sangue scorreva fin giù sulla sua mano. E intanto si avvicinava a te una vergine che portava il santo Graal, una specie di coppa, una scodella.

 

Dal contenuto suo nasceva un tale fulgore che oscurava tutti i lumi della sala, come il Sole e la Luna offuscano il lume delle stelle.

 

Il santo Graal conteneva ciò di cui si nutriva il vecchissimo padre del re pescatore, che stava in una camera contigua e che non si nutriva come voi di cibo terreno.

 

Ma ogni volta che veniva offerta un’altra portata, il santo Graal passava nuovamente per la sala e veniva portato a lui, al vegliardo che si nutriva solo del suo contenuto. Eri stato accompagnato lì da Gurnemanz, che ti aveva detto di non far troppe domande. Perciò non avevi chiesto perché la lancia sanguinasse, né che cosa significasse la coppa del Graal, di cui neanche sapevi il nome.

 

Ospite per la notte nel castello, proprio in quella sala in cui tutto si era svolto, ti ripromettesti di chiedere spiegazioni il mattino seguente, ma trovasti il castello deserto: non c’era era più nessuno.

 

Allora ti rivestisti e trovasti il tuo cavallo sellato nel cortile. Credendo che la compagnia fosse uscita per la caccia, la cercasti per sapere del mitico Graal… del miracolo del Graal. Ma appena oltrepassato a cavallo il ponte levatoio, questo scattò in alto con tale rapidità che il cavallo dovette fare un salto per non cadere nel fosso.

 

Non incontrasti nessuno della compagnia presente nel castello la sera prima. Così proseguisti la tua cavalcata e fu allora che nel bosco ti trovasti di fronte a quella giovane donna in lutto per lo sposo defunto che le giaceva in grembo.

 

“Non chiedendo spiegazioni, non hai potuto sperimentare gli effetti della conoscenza dei grandi misteri visti... - ti disse - Avresti dovuto domandare...”

 

pieta.jpgIl Venerdì Santo giungesti presso un eremita di nome Trevrizent e ricevesti altri insegnamenti.

“Rifletti sul mistero del Golgota! - ti disse il vecchio - Volgi lo sguardo al Cristo  crocifisso che dice a Giovanni: ‘Ecco la madre tua!’ e a Giovanni che non la lasciò più. Tu invece hai abbandonato tua madre Herzeleide, ed essa ne è morta di dolore”.

 

Tu non capivi quelle parole di pareggio karmico, così ripartivi nuovamente alla ricerca del santo Graal.

Poco prima che morisse il vecchio Amfortas, il re-pescatore, tu arrivavi, e fu allora che tutti i cavalieri del Graal ti accolsero dicendoti: “Il tuo nome risplende sul Graal! Ora sei tu il re del Graal , perché il tuo nome è apparso splendente sulla sacra coppa!”

 

E il tuo nome, o Parsifal, ancora compare sulla sacra coppa d’oro contenente l’ostia... misterioso nutrimento spirituale.

 

La riflessione ti portò al Sapere, lo stesso sapere che oggi è in me e in chi come Ciaula sa ancora meravigliarsi ed apprendere dalla coppa lunare e dal cielo il ciclico ritorno della luce nella struttura del tempo...

 

Prima del mistero del Golgota, si succedettero ben altri tre periodi postatlantici di civiltà.

 

Ora, dopo il compimento del mistero del Golgota, essi riemergono, compenetrati di luce nuova, quella dell’io.

 

immagine01.jpg

 

Il terzo di essi riappare nel nostro attuale, che è il quinto,

 

immagine02.jpg

il secondo riapparirà nel sesto,

 

immagine03.jpg

e il primo di quei periodi, quello dei santi risci indiani, riemergerà durante il futuro settimo periodo:

 

immagine04 

Le cose stanno ancora così, o Parsifal, e il ritorno di quei periodi è testimoniato oggi. Infatti, cos’altro è l’astrologia odierna se non la reviviscenza dell’astrologia del terzo periodo postatlantico, ma permeata dall’impulso del Cristo? Certamente in modo diverso da come allora, nel “mattino dei maghi”, si osservavano gli astri, oggi, nel “meriggio dei maghi”, indaghiamo nuovamente le stelle, e la scrittura stellare ritorna ad essere qualcosa di significativo per noi, piccoli e grandi, umili e potenti. La relazione tra il potere politico e i vari filoni della cultura esoterica accompagnò sempre la nostra storia con una continuità che iniziò a scomparire solo con la rivoluzione scientifica del XVII secolo, grazie alla quale si sviluppò lo Stato moderno. Oggi però, che la democrazia rappresentativa è mera apparenza di fatto compiuto, ne scorgiamo anche tutta la debolezza, non solo attraverso fenomeni come la caduta verticale della partecipazione al voto o la concentrazione dei poteri forti, che trasformano la democrazia in oligarchia o in una “repubblica dei custodi”...  ma anche perché fra le caratteristiche del nostro tempo predomina un pensiero malato.

 

Dappertutto il nostro punto di vista dominante è quello economico: noi pensiamo in termini di denaro, e la tecnologia è presentata come la soluzione universale: alla parola “dolore” si risponde con un’aspirina.

 

Le ideologie si imposero: da un lato costruirono gulag in nome dell’emancipazione dei popoli, dall’altro “lager” in nome della libertà degli individui. Trionfavano sospetto e delazione, mentre Marx smascherava lo sfruttamento insito nella produzione, Freud l’oscuro della sessualità sotto la luce della coscienza; Nietzsche il risentimento nel cuore stesso della morale. Si affermava la “scienza”, mentre l’arte si negava, la religione si secolarizzava, e la filosofia contemplava il suo ombelico. In questo clima la bomba atomica restava la possibilità suprema.

 

E proprio in questo tempo, caratterizzato schizofrenicamente dall’uniformazione degli stili di vita e di consumi, e contemporaneamente dalla volontà di affermare ad ogni costo la propria particolarità, il cielo del celato, l’esoterismo resiste, non contrapponendosi necessariamente alle istituzioni ma proponendo un’altra visione: di fronte al “regno della quantità”, e ponendo i principi metafisici del numero, della concezione quantitativa del linguaggio, il linguaggio del cielo...

 

L’esoterismo esistette ed esiste anche nell’ex URSS, i cui paesi subirono una dominazione politica caratterizzata dalla dittatura di un partito, dalla collettivizzazione, e dall’educazione marxista-leninista. In passato quei paesi avevano sviluppato una ricchissima spiritualità: sciamani ungheresi, Folli di Cristo russi, bogomili bulgari, sofianisti (come Soloviev o Bulgakov)... Fra i musulmani è sopravvissuta qualche confraternita sufica. Lo sciamanesimo resiste in Siberia. Nella letteratura clandestina, ad esempio in Tarkovski, sopravvivono temi esoterici. Il “Dizionario filosofico” delle edizioni del Progresso dell’URSS si lascia sfuggire questa osservazione: “Attualmente in molti paesi capitalisti esistono associazioni di occultisti e sono pubblicate molte opere di argomento occultistico” (ed. 1985, p. 359).

 

Negli USA è sviluppato il fenomeno delle sette ma poco quello delle organizzazioni iniziatiche. Nel 1801 a Charleston si fondava e si accettava il Rito scozzese antico. La Società teosofica era fondata nel 1875 proprio negli USA, e nel 1909 Max Heindel fondava la Rosicrucian Fellowship, mentre H. Spencer Lewis l’A.M.O.R.C.

 

L’esoterismo del XX secolo si richiama soprattutto al sacro Graal e a te, dunque, o Parsifal.

 

Il pensiero della riemergente scrittura stellare, e quello del tuo segreto, continua così il suo corso non come antica cultura, bensì come cristico impulso che la rapporta a noi trovando armonia e rispondendo non solo a bisogni individuali, ma anche ad esigenze collettive...

 

Chrestien de Troyes così ti descrive o Parsifal, al tuo ritorno verso il castello del Graal, durante il tuo contatto con con l’eremita Trevrizent:

 

“Parsifal sprona il destriero a percorrer quel sentiero.

Per le colpe che ha commesso pentimento prova adesso

e grandissimo dolore grava a fondo sul suo cuore.

L’anima contrita e mesta, penetra nella foresta,

finché giunge a una cappella e ecco alfin scende di sella.

Posa a terra l’armatura, entra in quella cella oscura.

Lì, da pena conturbato prono a terra inginocchiato,

or davanti a un vecchio pio piange e si confessa a Dio.

“O tu, assolvi il mio peccato, e ch’io venga consolato!

Per cinque anni, sai ho vagato ed il male ho seguitato

senza fede, pazzo e stolto, sol da tenebra sconvolto!”

Gli risponde il vecchio pio: “Io per te pregherò Iddio

che si curi di tua sorte, che ti salvi dalla morte!

Ma suvvia dimmi tu presto, perché hai fatto tutto questo?”

“Senti, io dal Re Pescatore vidi il Graal, vaso d’amore.

Lancia io vidi anche passare e di sangue gocciolare.

Tuttavia né domandai di quel sangue il senso mai,

né di apprender fui curioso di quel Graal sì misterioso!

Fu da allora la mia sorte ben più dura della morte:

dalla grazia del Signore sempre escluso fu il mio cuore!”

“Ma qual nome hai?” chiede l’uomo. Dice: “Io Parsifal mi nomo...”

Noto è il nome all’eremita che sospira e il vero addita:

“E’ il tuo fallo, a te celato, che al dolore ti ha sposato”.

 

So che tu, dopo quei discorsi, cavalcasti e ancora cavalchi verso il Graal di giorno e notte...

 

Tutto dedito alla contemplazione della natura durante il giorno, e delle stelle durante la notte, come te anche io sono...

 

...e la scrittura celeste parla al mio profondo, rivelandosi preannuncio di quanto dissero già a te i cavalieri incontrandoti al castello: “Il tuo nome risplende sul santo Graal”, a te che ancora non capivi quello che appariva negli astri e che perciò restava inconscio.

 

Per questo motivo Eschenbach, a proposito del “gànganda greida” e della giovane che teneva sulle ginocchia il suo sposo morto, scrisse che “una certa cosa si chiama il Graal” parlando dell’astrologo spagnolo Flegetanis: “Fu un pagano, Flegetanis, stimato per le sue arti rare, che per primo scrisse del Graal”(2) e in base alle indicazioni di Flegetanis, nel quale riviveva l’antica conoscenza della scrittura stellare, vide “la cosa chiamata il Graal”.

 

Lui almeno aveva visto il GraaI.

 

Il Graal, col tuo nome scritto sopra, o Parsifal, va cercato allora nel cielo.

 

Nella scrittura stellare è rintracciabile l’aurea coppa splendente nella sua realtà.

 

La soluzione dell’enigma del Graal è dunque questa: la coppa è là, dove si esprime nel suo simbolo stellare... nella scrittura degli astri... che ognuno può vedere senza che si sveli subito il segreto nascosto nel fenomeno.

 

E tu o lettore di queste cose, un giorno che la osserverai, ti si rivelerà la sottile falce dorata della Luna, con al suo interno l’immagine appena percepibile del disco lunare oscuro.

 

Scorgerai la falce lunare dorata contenente la grande ostia! Solo quella è autentica, o novello cercatore: il disco oscuro del “gànganda greida”, il viatico ambulante... la parte della luna che non si vede se la si osserva superficialmente, ma che risulta visibile a un’osservazione più attenta. Scorgerai allora il disco oscuro, e sulla falce lunare leggerai, in mirabili lettere della scrittura occulta, il nome Parsifal!

 

Nella giusta luce, quella scrittura rivela al mio cuore e alla mia mente, se non proprio tutto, almeno una parte del tuo segreto, o Parsifal… del mistero del santo Graal.

 

Nel 1607 a parlare così dei rivolgimenti avvenuti nel mondo spirituale fu proprio Keplero, l’uomo senza il quale non esisterebbe la moderna astronomia, né la fisica d’oggi.

 

A coloro che ancora oggi si considerano materialisti convinti, o a tutti quanti vedono ancora in Keplero un loro idolo, bisognerebbe consigliare la lettura di questi passi (vedi sotto “Così parlava Keplero”). In essi infatti, anche se dobbiamo a Keplero le massime leggi dell’astronomia moderna, egli esprimeva in fondo ciò che a poco a poco venne emergendo dal quinto periodo di civiltà postatlantico per inserirsi nell’evoluzione della Terra.

 

Non dovremmo gradualmente riabituarci dunque, o Parsifal, a riconoscere un po’ gli effetti immateriali legati agli astri, tanto più oggi in quanto maggiormente compenetrati da quel nuovo impulso?

 

Nel tempo tuo, in cui tu entrasti, ancora ignorante e impreparato, nel castello del Graal a domandare ciò che dovevi domandare, quando vedesti Amfortas ferito giacere fra i dolori, dolori che al tuo ingresso si esacerbarono terribilmente, in quel momento dell’anno era un Venerdì Santo, ed era il tempo in cui Saturno e il Sole si trovavano entrambi in culminazione nel segno del Cancro.

 

Queste cose so dalla leggenda, cioè secondo la tradizione accolta dall’Eschenbach.

 

E in che modo o Parsifal giungesti gradualmente alla Conoscenza?

 

Non potevi ancora sapere che mentre in superficie si manifestavano le diatribe teologiche da cui scaturiva il cattolicesimo tradizionale che negava e nega il celato del cielo che prega il Vaticano, popolo di smemorati dimentichi di sé in quanto Vati, aruspici di vaticini, in profondità l’onda vera del Cristo scaturiva quasi come uno tsunami proveniente dal centro del pianeta... ed, anzi, proprio da questa tua ignoranza, rimanevi protetto proprio da ogni superficialità sul Cristo, mentre ne apprendevi invece il senso da fonti che attingevano solo alle profondità della tua attività interiore: prima, dalla donna addolorata per lo sposo ucciso, che giaceva sul suo grembo, quando abbandonasti ignaro il castello del Graal, poi dall’eremita unito a forze mistiche, e a quella del Graal.

 

E quando quel Venerdì arrivasti da lui, quella potenza, la forza del Graal già operava in te, anche se tu non lo sapevi ancora…

 

Uomo ignorante di tutto ciò che stava avvenendo alla sua normale coscienza di veglia, portato a contatto di fonti subcoscienti che andavano emergendo in quel tempo conclusivo del medioevo, e che a quelle sorgenti doveva peraltro attingere: questo tu eri o Parsifal, cuore innocente e incontaminato da tutto quanto il mondo esterno porta di solito all’uomo, tu accoglievi in piena innocenza e con le tue più alte, pure e nobili forze dell’interiorità, il mistero del Graal.

Così incontravi Amfortas, un uomo non pienamente capace di tanto, non all’altezza di quelle forze capaci di sperimentare pienamente quel mistero, tanto che, sebbene chiamato a fungere da custode del Graal, era caduto preda degli impulsi inferiori dell’anima umana, per lussuria e per gelosia aveva infatti ucciso il suo avversario.... forze della natura dunque ma anche forze di grande profondità.

 

Si trattava, sì, di forze elementari naturali, ma non consuetudinarie per il quotidiano di allora, in quanto erano ancora in connessione coi mondi spirituali del terzo periodo postatlantico: ciò che pulsava attraverso gli elementi, nel sangue e nel sistema nervoso umano, s’innalzava, accogliendo i segreti.

 

Così si percepiva ancora il sacro... e ciò era ben lontano dall’odierno ascetismo new age... Era ancora la capacità di percezione dei sacri misteri, così come questi erano accolti nel quarto e perfino nel terzo periodo di civiltà postatlantico, con quelle stesse forze che dominavano e dominano di solito l’uomo sulla Terra.

 

Ora però si è giunti al quinto periodo, il tempo in cui i sacri misteri incominciano a rivelarsi solo alle pure forze innocenti dell’interiorità. Così è l’oggi, nostro periodo di civiltà.

 

Se oggi l’uomo trova la capacità di sollevarsi da quanto lo costringe al suo compito terreno può ancora risollevarsi. Deve però innalzarsi e lasciare l’astrologia antica. Ciò che era lecito operasse in lui nel tempo dell’astrologia antica ora non ha più senso.

 

Oggi egli deve pretendere di più da se stesso, e sollevarsi più in alto, per trovare in modo nuovo la via verso gli antichi segreti. E deve fare ciò con le forze innocenti della sua interiorità, liberata da tutto il terrestre.

 

L’antichità ebraica aveva severamente indicato la nuova direttiva: le forze sibilline, legittime nell’astrologia, devono essere abbandonate!

 

Attenetevi a JHWH, Dio terrestre! Da tale atteggiamento era scaturita avversione contro qualsiasi rivelazione dall’alto, un timore di quanto si manifestava dai cieli, e contemporaneamente un’apertura rispetto alle rivelazioni dal basso. Nelle antiche forze sibilline si scorgeva l’illecito elemento luciferico proveniente dall’alto, e questo stato di cose aveva dovuto affermarsi per un certo tempo sulla Terra, e cioè fino all’incarnazione del Cristo in Gesù di Nazaret. Allora ciò che proveniva dall’alto si cristianizzò. Le forze delle costellazioni erano compenetrate dalle forze del Cristo, e di nuovo si poteva guardare verso l’alto, perché qualcosa di diverso era scaturito dall’unione del Signore della Terra con la Madre lunare. Il Cristo era infatti divenuto il Signore della Terra, lo spirito della Terra… E si era effuso nell’aura della Terra.

 

Se alle missioni mondane che si svolgevano alla corte di re Artù ci si poteva ancora accostare con le forze della Terra, alle nuove missioni, quelle del Graal, ciò non era più possibile. E chi non ne avesse tenuto conto e si fosse avvicinato ai segreti del Graal nel vecchio modo, doveva essere colpito da dolori. Così fu per Amfortas.

 

Invece per te, o Parsifal, poiché non avevi nulla in te di ciò che provocava diatribe teologiche esteriori, e poiché per il tuo karma potevi essere accolto dal Cristo, rapito insomma da quelle forze del “tempo di Saturno”, allorché Saturno e il Sole si trovano nel Cancro, per te fu diverso. E arrivando lì, tu portavi nel tuo profondo, assieme alla forza di Saturno, l’impulso del Cristo. Perciò la ferita di Amfortas doleva come mai prima.

 

Si annunciava così il tempo nuovo.

 

La tua interiorità era in rapporto con gli impulsi storici del profondo, compenetrati di impulsi cristiani, e dall’aura stessa del Cristo, anche quando tu non ne eri ancora cosciente. E ciò che in passato aveva guidato la storia dell’umanità dalle profondità del subcosciente doveva ora emergere a poco a poco. Perciò dovevi apprendere a poco a poco ciò che non può essere compreso se non con tali forze pure dell’interiorità, e che non sarà neppure mai più compreso mediante sapere tradizionale o erudizione.

 

Con quelle forze innocenti però lo si poteva e lo si può ancora scorgere.

 

Nel corso dei tempi è venuto manifestandosi, diventando cosa quotidiana... celeste Graal che esprime il tuo nome... reale rinnovamento, trasformazione aggiornata di ciò per cui a suo tempo aveva lottato l’antichità ebraica.

 

Davanti all’immagine della madre pensata verginale - in quanto umanità rigeneratrice dell’io non da carne e sangue - col Cristo sul suo grembo, sempre si darà il sentimento santo e la capacità di percezione del Graal.

 

Tutti gli dèi sono offuscati dalla sacra coppa, dalla Madre lunare ormai toccata dal Cristo, dalla nuova Eva, portatrice del Cristo, dello spirito solare.

 

Cos’era il Graal... cos’è, ma più ancora com’era... e come ancora oggi è...

 

E mentre ti allontanavi a cavallo dal castello del Graal e ti appariva la sposa con lo sposo morto, eri congiunto con inconsce forze solari... nel tempo di Pasqua... E l’eremita ti istruiva, quando l’immagine del Graal appariva nel cielo in scrittura stellare.

 

E ancora appare... a Ciaula ... mentre cavalchi ancora giorno e notte, contemplando di giorno la natura e di notte molto spesso il segno celeste del santo Graal, quella falce dorata contenente l’ostia, spirito solare...

 

Così veniamo preparati a comprenderne il segreto dalla consonanza di due icone: da un lato la madre verginale col figlio-sposo e dall’altro il segno di quella scrittura stellare.

 

Come allora in te l’impulso del Cristo compenetrando i destini della Terra cooperava con la scrittura stellare destinata a rinnovarsi, così è oggi per noi: tutto ciò ch’è compenetrato dal Cristo è affine alle forze stellari...

 

Per il fatto di essere arrivato in quel “tempo di Saturno”, rendesti più brucianti le ferite di Amfortas, che si trovava vicino al Graal nel modo sbagliato, esattamente come il prete d’oggi…

 

Cos’era il Graal... cos’è, ma più ancora com’era... e come ancora oggi è... perché quello che più importa non è più esprimere queste cose con queste o con quelle parole, con questa o con quella esegesi, con questa o con quella dottrina...

 

Ora è finito il tempo...

 

Al Graal ora non si può più arrivare con parole, ideologie, confessioni, partiti politici, o con raccolta di firme.

 

Solo se tutto ciò saprai trasformare in sentimento, solo se riesci a sentire che nel Graal sta esaustivamente il sacro, e che Eva, madre terrena e antica Luna, è quel sacro che oggi riappare rinnovato nella madre verginale del Signore e dello stesso dio JHWH nel Cristo, nuovo Signore della Terra, nella cui aura si effonde... sentirai confluire tutto ciò che, simbolizzato nella scrittura stellare, agisce dagli astri, nell’evoluzione terrestre dell’umanità...

 

Solo considerando tutto questo e sentendovi espressa l’armonia fra la storia umana e la scrittura stellare, riuscirai, o cercatore d’oro, a comprendere il mistero che vuole ancora esprimersi nelle parole confidate a Parsifal e che riecheggiano nella leggenda: ogni volta che muore un re del Graal, un custode veramente eletto del Graal, sul santo Graal appare il nome del suo degno successore. Là lo si deve leggere.

 

Così veniamo esortati a imparare nuovamente a leggere la scrittura delle stelle in forma nuova.

 

Devo sforzarmi di diventare degno di reimparare a leggere la rinnovata scrittura stellare.

 

Cerco pertanto di apprenderne la lettura nella forma in cui ora mi è offerta, perché in fondo l’insegnamento dell’evoluzione umana, attraverso i cosiddetti cicli di Saturno, Sole, Luna, Terra, fino a Vulcano, tutto questo non è altro che un leggere la scrittura stellare.

 

Devo però imparare in quali connessioni occorre decifrare oggi, quinta epoca, tale scrittura.

 

Diventiamone degni!

 

Non a caso infatti ci viene raccontato che il Graal è stato allontanato per un certo tempo dalla sua sede, e che per qualche tempo non fu più esteriormente percepibile.

 

Nuova ricerca del Graal è la sapienza che cerchiamo oggi in un linguaggio sempre più cosciente che ci riveli di nuovo il rapporto fra il terrestre e il celeste, senza dover ricorrere alle antiche tradizioni, e neanche alla tradizione antroposofica.

 

Osserva come Parsifal giunge al mistero del Graal e avrai la prospettiva del futuro.

 

Certo, quei segreti tornarono a rimanere nascosti, perché il popolo bue, cioè l’animale sociale, sempre più animale e sempre meno sociale, doveva prima ricercare il legame fra la terra e le potenze cosmiche nel campo più esteriore e superficiale, nel campo della scienza limitata agli aspetti più esterni delle cose. E ciò per divenire meno bue e più popolo.

 

Keplero scoprì leggi celesti meccanico-matematiche, ma ciò che vi aveva aggiunto compenetrato dell’impulso del Cristo, dovette cadere nuovamente nell’inconscio del popolo bue.

 

Chi può parlare oggi della triarticolazione dell’organismo sociale, comunicando quello che sa dell’evoluzione terrestre e dei suoi rapporti col cosmo, deve dire anzitutto grazie a Keplero.

 

Così parlava Keplero:

 

“Come ad esempio nell’universo esistono tre cose immobili: il Sole, le stelle fisse e l’elemento intermedio, mentre tutto il resto si muove; così avviene nell’unico Dio: Padre, Figlio e Spirito. Anche la sfera rappresenta la Trinità: il Padre è il centro, il Figlio la superficie, lo Spirito l’equidistanza del centro dalla superficie, cioè il raggio; e così pure per altri misteri. Senza spiriti e anime non vi sarebbe armonia in nessun luogo. Nelle anime umane si trovano predisposizioni armoniche delle specie più diverse. La Terra intera è animata, e in tal modo si genera la grande armonia, tanto sulla Terra, quanto fra essa e gli astri. L’anima della Terra agisce in tutto il corpo terrestre, pur avendo la sua sede in una determinata parte di esso, come l’anima umana nel cuore; e da quella sede, come da un punto focale o da una sorgente, si dipartono i suoi effetti sull’oceano e sull’atmosfera terrestre. Da ciò la simpatia fra la Terra e gli astri, da ciò gli eventi naturali periodici. Che la Terra possieda veramente un’anima è dimostrato nel modo più chiaro dall’osservazione dei fatti meteorologici e delle situazioni che li determinano. In certe condizioni e situazioni astronomiche l’aria diventa sempre agitata; se quelle non si verificano, o in misura lieve o passeggiera, l’aria rimane tranquilla.

Questi e innumerevoli altri fenomeni che si verificano nella e sulla Terra, sono talmente regolari e misurati, da non poter essere attribuiti a una causa cieca; e poiché i pianeti stessi nulla sanno degli angoli che i loro raggi formano sulla Terra, la Terra deve avere un’anima. La Terra è un essere animato. Si potranno constatare in essa tutte le cose che sono analoghe alle parti di un corpo animale. Le piante e gli alberi sono il suo pelo, i metalli le sue vene, l’acqua marina la sua bevanda. La Terra ha una forza formativa, ha una specie di immaginazione, ha un moto, ha certe malattie, e le maree corrispondono alla respirazione degli animali. L’anima della Terra sembra essere una specie di fiamma: da ciò deriva il calore sotterraneo e alla stessa causa si deve il fatto che non vi è riproduzione senza calore. Una certa immagine dello zodiaco e di tutto il firmamento è stata impressa da Dio nell’anima della Terra”.

 

Quest’immagine dello zodiaco fu impressa nell’anima della Terra, nella sua aura...

 

E poco a poco conquisteremo l’altra parte della concezione kepleriana del mondo: quella che dovette rimanere per un certo tempo nelle profondità incoscienti del popolo bue, ma che mostra chiaramente che la cosmologia che oggi siamo in grado di delineare rappresenta un compimento, un avverarsi.

 

Il monito che ci perviene dal santo Graal è: ricercate nella profondità del popolo... la gente è mite… il bue è mite... il popolo è buono... ricercate la sapienza che si nasconde nella sua antropologia... ricercate l’antroposofia e continuate a cercare...

 

Guardiamo la nostra “vecchia Europa”, occidente dei tempi antichi, guardiamo ai tempi pre e post atlantici, osservando i ricordi che dell’Atlantide emersero nei tempi postatlantici: scopriremo che nella civiltà greca, nel culto di Apollo, vi è un’ultima eco di quell’antichissimo evento, quando fu compenetrato dal Cristo nei mondi superiori il futuro Gesù natanico, l’essere che più tardi discenderà per compiere il mistero del Golgota, il Gesù natanico compenetrato dal Cristo.

 

Se osserviamo quegli eventi possiamo chiederci da dove provenne il Cristo.

 

Quale fu il suo cammino, per discendere dall’alto e diventare il Signore della Terra?

 

Venne dall’occidente verso l’oriente, e poi di nuovo si mosse da oriente verso occidente e discese nel suo involucro esteriore dalla sfera delle gerarchie superiori. Gli esseri stessi delle gerarchie superiori lo portarono giù. E Lui era parte di loro.

 

E tu, o Parsifal, ce lo ricordi bene nella leggenda: una schiera di angeli portò a Titurel il santo GraaI, vero mistero del Cristo Gesù, mistero del rapporto fra il Signore della Terra e la madre verginale, e una schiera di angeli lo attende di nuovo nella sfera delle gerarchie superiori.

 

Se lo ricerchiamo in quella sfera, comprendiamo il senso vero della ricerca moderna e, progredendo gradualmente sempre più oltre, sentiamo di comprendere il rapporto dell’aspetto stellare del Graal con l’aspetto umano del Graal stesso della madre legata a Gesù, al Cristo.

 

Il mio auspicio è che tutte le confessioni religiose sparse nel mondo si possano un giorno davvero ritrovare insieme... Ognuno sia libero di giudicare da sé su questo punto. E così pure ognuno possa riflettere per conto suo, se la ricerca del santo Graal è qualcosa di ecumenico o no...

 

Certo chi vuole ancora essere aggrappato a limitate concezioni confessionali di superficie e all’aspetto esteriore e materiale delle reali azioni del Cristo che sono invece di natura spirituale, farà più fatica a capire, oppure si sentirà male come Amfortas… o come tutti i rappresentanti della classe dirigente delle potenze occidentali in cui vive ancora purtroppo l’arabismo della normatività moralistica e dell’economicismo.

 

O Parsifal condotto dal tuo karma verso le azioni spirituali del Cristo, costituisci dunque un grande modello per l’unificazione delle religioni sulla Terra.

 

La prosecuzione della tua leggenda dice che per il tempo in cui il Graal divenne invisibile nella nostra vecchia Europa, esso fu portato nel regno del Prete Gianni, quel regno che si trovava al di là delle terre raggiunte dai crociati.

 

E all’epoca delle crociate si venerava ancora la sfera del Prete Gianni, il successore di Parsifal.

 

E per il modo in cui si cercava quella sfera, bisogna dire che, anche se ci si esprimeva in formule geografiche terrestri, la sede di questa nuova figura di prete non può certo trovarsi sulla Terra.

 

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(1) “Riddarsögur”, Kölbling, Strasburgo, 1872, saga nordica (norvegese) di Parsifal.

(2) cfr. Parzifal di Wolfram von Eschenbach, 453/23.

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2 aprile 2012 1 02 /04 /aprile /2012 15:05

Questa canzone fu creata nel 2004 per divulgare un'importante riflessione di Giacinto Auriti, nella quale si comprende come siano giuridicamente "imparentati" aggiotaggio e signoraggio.

Infatti Calisto Tanzi non fece altro che copiare l'esempio dei banchieri, perché creò, con falsi in bilancio, valori monetari, usando come riserva l'illusione della stessa, proprio come fanno i banchieri.

In altre parole, il "gioiellino" di Tanzi funzionò fintanto che resse il cordone ombelicale che lo collegava alla Banca Centrale. Tagliato il cordone, la truffa fu scoperta. Calisto Tanzi fu condannato ma i banchieri, che continuano tale truffa, no.

Come mai?

Nessuno lo sa.

Eppure tutti, oggi 2012, dobbiamo pagare le tasse di Monti, causate dal debito, a sua volta causato dalla truffa dei banchieri...

[Vedi anche, a questo proposito, la pagina "Dietro l'assassinio di Gheddafi"]

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1 aprile 2012 7 01 /04 /aprile /2012 10:26

Il “Padre Nostro” è una preghiera terapeutica in quanto riassume tutte le preghiere a partire dai primordi dell’umanità fino all’incarnazione dell’io. Quest’ultima inizia circa duemila anni fa ma gli ultimi eventi politico-confessionali dimostrano che essa è stata bloccata, impedita, dato che siamo riusciti a crocifiggere non solo il corpo ma anche lo spirito del cristianesimo, quello che avrebbe potuto fare a meno di ogni tipo di comunismo, socialismo, statalismo, ecc.

Recitare il Padre Nostro è dunque sempre terapeutico per tutti. Conoscerlo nella struttura delle sue sette parti (quattro relative alla terra e tre al cielo) significa sapere il perché di questa terapia.

L’uomo ha una natura duplice formata da sette parti, quattro in basso e tre in alto (vedi la figura sottostante).

 Per osservarla occorre innanzitutto osservare quattro elementi: corpo fisico, vitalità, attività interiore-esteriore, ed “io”. Due di questi elementi sono detti antroposoficamente (intendo per “antroposofia” la sapienza dell’uomo antropologicamente inteso) “corpo eterico” e “corpo astrale” però in genere preferisco non usare questi termini che sento come settari. Qui invece li userò come termini secondari rispetto a quelli primari, e cioè rispettivamente come vitalità e come attività interiore-esteriore (o anima).

Il rapporto fra il quadrato ed il triangolo in questa figura schematica è in fondo quello che lo Spirito Santo opera subconsciamente o consapevolmente durante la recitazione del Padre Nostro. Personalmente lo recito interiormente d’abitudine ogni sera per addormentarmi, e mi è difficile addormentarmi subito senza questa abitudine.

 All’interno dell’io, l’uomo ha poi i rimanenti altri tre elementi che riguardano la sua disposizione per il suo avvenire. Nella terminologia sanscrita sono detti “manas”, “budhi”, ed “atma”, vale a dire l’“io spirituale”, lo “spirito vitale” e l’“uomo spirituale” (1).

 

padre-nostro.gif

 “Liberaci dal male” fa passare dall’io ordinario all’io superiore (o spirituale, o Manas). Per questa liberazione occorre agire sulle “tentazioni” in modo da svincolarcene, mutando le abitudini negative in abitudini positive. Il “corpo” delle “abitudini” o dei “debiti” contratti (o karmici) è quello della vitalità, che così si trasforma pian piano in vitalità spirituale, trasformando così anche il corpo fisico. Questa trasformazione del corpo fisico è quella dell’uomo spirituale connesso alla “volontà”. In altre parole, come il “pane” nutre il corpo fisico e vitale, così le migliori abitudini nutrono la vitalità spirituale e l’uomo spirituale attraverso l’io superiore o spirituale. Il punto di partenza degli effetti della recitazione del Padre Nostro e dell’evoluzione dell’uomo è quello del vincere le tentazioni. Lavorare su noi stessi non è semplice, ma è possibile, ed ogni volta che si riconosce la difficoltà già si è sulla via giusta. 

 In ogni caso, per conoscere giustamente il legame fra le due nature sopra accennate occorre conoscere alcuni dati essenziali.

 L’io vive innanzitutto nell’attività interna-esterna o anima. 

 Sebbene la più alta manifestazione dell’“io” appartenga all’anima cosciente, va tuttavia detto che, irradiando da questa, l’“io” pervade tutta l’anima, e attraverso di lei agisce sul corpo. Nell’“io” è vivente lo spirito (intendo per spirito ciò che è immateriale). Lo spirito si irradia nell’“io” e vive in esso come nel suo involucro. Allo stesso modo l’“io” ha come suoi involucri il corpo e l’anima nei quali vive. Lo spirito forma l’“io” dall’interno all’esterno; la materia lo forma dall’esterno all’interno. Alla spiritualità formatrice dell’“io”, e vivente quale “io’; si da’ qui il nome di IO SPIRITUALE (o sé spirituale), perché si manifesta come “io” (o “sé) dell’uomo. Ci sì può spiegare la differenza tra “io spirituale “ e “anima cosciente” come segue: l’anima cosciente entra in contatto con la verità, indipendente da qualsiasi simpatia e antipatia, ed esistente di per sé; l’“io spirituale” porta in sé la stessa verità, ma accolta e abbracciata dall’“io”, che la individualizza e l’assume nell’essere autonomo dell’uomo. Per il fatto che la verità eterna si è in tal modo individualizzata e congiunta in un medesimo essere con l’“io”, l’“io” stesso consegue l’eternità.

L’“io spirituale” è una manifestazione del mondo spirituale entro l’“io”, come dall’altro lato la sensazione è una manifestazione del mondo fisico entro l’“io”. In ciò che è rosso, verde, chiaro, scuro, duro, molle, caldo, freddo, si riconoscono le manifestazioni del mondo corporeo; in ciò che è vero e buono le manifestazioni del mondo spirituale. Nello stesso senso in cui le manifestazioni del mondo corporeo sono chiamate sensazioni, le manifestazioni di quello spirituale si possono chiamare intuizioni, Il pensiero più semplice contiene già intuizione, perché non può essere toccato con le mani né visto con gli occhi: bisogna riceverne la rivelazione dallo spirito attraverso l’“io”.

Se un uomo meno evoluto e un altro più evoluto guardano una pianta, nell’“io” del primo vive qualcosa di molto diverso che nell’“io” del secondo. Eppure le sensazioni di entrambi sono suscitate dal medesimo oggetto. La differenza sta nel fatto che il secondo può formarsi intorno all’oggetto pensieri ben più perfetti. Se gli oggetti si manifestassero soltanto attraverso la sensazione, non potrebbe esserci progresso nell’evoluzione spirirituale. La natura è sentita anche dal selvaggio; le leggi della natura si rivelano soltanto al pensiero, fecondato da intuizione, dell’uomo più evoluto. Anche il bambino sente gli incitamenti del mondo esteriore come stimoli della volontà; però le leggi di ciò che è moralmente buono gli si schiudono solo nel corso del suo sviluppo, a misura che egli impara a vivere nello spirito e a comprenderne le rivelazioni.

Come senza l’occhio non ci sarebbero sensazioni di colore, così senza il pensare superiore dell’“io spirituale” non ci sarebbero intuizioni. E come la sensazione non crea la pianta su cui appare il colore, così l’intuizione non crea lo spirito, di cui da’ solo notizia.

Mediante intuizioni, l’“io” umano che vive nell’anima attinge messaggi dall’alto del mondo spirituale, così come mediante le sensazioni attinge messaggi dal mondo fisico. Allo stesso modo l’“io” dell’uomo fa diventare vita dell’anima il mondo spirituale, come attraverso i sensi fa diventare vita dell’anima il mondo fisico. L’anima, o meglio l’“io” che risplende in essa, apre le sue porte da due lati: verso il mondo corporeo e verso quello spirituale.

Come il mondo fisico può dare nozione di sé all’“io” solo edificando con le sue materie e forze un corpo in cui l’anima consapevole può vivere, e in cui possiede organi capaci di percepire il mondo corporeo esteriore, così pure il mondo spirituale, con le sue materie e forze spirituali, edifica un corpo spirituale in cui l’“io” può vivere e, per mezzo di intuizioni, percepire lo spirito. (È evidente che le espressioni “materia spirituale” e “corpo spirituale”, prese alla lettera, racchiudono una contraddizione. Vanno adoperate quindi solo allo scopo di indirizzare il pensiero a ciò che nel mondo spirituale (o mondo immateriale) corrisponde al corpo fisico dell’uomo).

E come il singolo corpo umano viene edificato nel mondo fisico quale entità distinta, così il corpo spirituale lo è nel mondo spirituale. Nel mondo spirituale esiste per l’uomo un “dentro” e un “fuori”, come in quello fisico. Come l’uomo trae dall’ambiente fisico le materie e poi le elabora nel suo corpo fisico, così trae dall’ambiente spirituale la spiritualità e se l’appropria. Lo spirito è l’alimento eterno dell’uomo. E come l’uomo è nato dal corpo fisico, così egli nasce dallo spirito in virtù delle eterne leggi della verità e del bene. L’uomo è separato dal mondo spirituale esistente fuori di lui così come, in qualità di essere indipendente, è separato dal mondo fisico. Questa entità spirituale autonoma può essere chiamata UOMO SPIRITUALE.

Se esaminiamo il corpo fisico umano, troviamo in esso le medesime materie e forze che esistono nel circostante mondo fisico. Lo stesso accade anche per l’“uomo spirituale”. In lui pulsano gli elementi del mondo spirituale esteriore (per esempio gli “io” dei suoi simili); e in lui sono attive le forze del restante mondo spirituale. Come un essere dotato di vita e sensazione è limitato in se stesso da una pelle fisica, così l’essere spirituale è limitato da una “pelle spirituale”. Questa “pelle spirituale” che separa l’“uomo spirituale” dall’insieme del mondo spirituale e ne fa, entro quel mondo, un essere spirituale indipendente che vive in se stesso e che percepisce intuitivamente il contenuto spirituale del mondo, può essere chiamata involucro spirituale (o involucro aurico). Bisogna però tener presente che questa “pelle spirituale” si dilata continuamente col progresso dell’evoluzione umana, di modo che l’individualità spirituale dell’uomo (il suo involucro aurico) è capace di una espansione illimitata.

Entro questo involucro spirituale vive l’“uomo spirituale”. L’uomo spirituale è edificato da vitalità spirituale nel medesimo senso in cui il corpo fisico è edificato da vitalità fisica. Analogamente a come si parla di un corpo vitale (o eterico), si parlerà, in relazione con l’“uomo spirituale”, di vitalità. Questa vitalità spirituale può essere chiamata SPIRITO VITALE.

L’entità spirituale dell’uomo si suddivide dunque in tre parti: uomo spirituale, spirito vitale e io spirituale.

La differenza tra l’entità spirituale dell’uomo e quella fisica sta nel fatto che l’entità fisica ha grandezza limitata, mentre quella spirituale può crescere illimitatamente. Quanto è assorbito come alimento spirituale ha infatti un valore eterno. L’aura umana è dunque costituita di due parti che s’interpenetrano. Ad una da’ colorito e forma l’esistenza fisica dell’uomo; all’altra la sua esistenza spirituale.

L’“io” segna la separazione fra le due parti, in quanto il fisico si offre nel modo che gli è proprio, ed edifica un corpo nel quale può vivere un’anima; e l’“io” si offre a sua volta e fa sì che in lui viva lo spirito il quale, dal canto suo, compenetra l’anima e le assegna la mèta del mondo spirituale. Mediante il corpo, l’anima è chiusa nel fisico; mediante l’uomo spirituale le crescono le ali per muoversi nel mondo spirituale.

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(1) I primi quattro elementi della nascosta struttura umana sono dunque il “corpo fisico”, la “vitalità” (o “corpo eterico), l’”attività interna ed esterna” (o “corpo astrale”) e l’”io”.

CORPO FISICO

Per illuminare il concetto di questa parte dell’entità umana occorre rivolgere anzitutto l’attenzione al fenomeno che si presenta come il grande enigma in ogni osservazione della vita: la morte, e,  conseguentemente, alla cosiddetta natura inanimata: il regno minerale, che sempre porta la morte in sé. Il corpo fisico è quello in cui l’uomo è simile al mondo minerale; non può dunque considerarsi corpo fisico ciò che differenzia l’uomo dal minerale. Solo al sopravvenire della morte risulta evidente quella parte dell’entità umana che è della stessa natura del mondo minerale. Si può indicare il cadavere come quella parte dell’uomo che, dopo la morte, è soggetta a processi che si svolgono nei mondo minerale. In questa parte costitutiva della natura umana,  quella fisica, sono attive le stesse sostanze e le stesse forze del regno minerale. Ma con la morte il corpo fisico entra in decomposizione. Certamente nel corpo fisico dell’uomo sono attive le stesse sostanze e forze del mondo minerale, ma durante la vita la loro attività è messa al servizio di qualccosa di più elevato. Agiscono conformemente al mondo minerale solo quando interviene la morte: solo allora entrano in gioco come è loro proprio, in conformità della loro natura, cioè come dissolvitrici della FORMA del corpo fisico.

VITALITÀ (o corpo eterico)

È quell’elemento nascosto che nel corpo fisico lotta senza tregua contro la decomposizione. Anche se questo lo si può osservare solo per mezzo della visione superiore (o soprasensibile, o intuitiva, che TUTTI hanno, anche coloro che non ne vogliono sapere di riconoscerla in senso scientifico), nei suoi effetti è chiaramente evidente anche per un giudizio limitato alle cose manifeste. Tali effetti si esprimono nella FORMA o figura, secondo cui sono connesse, durante la vita, le sostanze e le forze minerali del corpo fisico. Questa forma scompare a poco a poco, e il corpo fisico diviene parte del mondo minerale quando interviene la morte. Ma la visione soprasensibile può osservare nell’uomo, come elemento costitutivo a sé, ciò che durante la vita impedisce alle sostanze e alle forze fisiche di seguire le proprie vie, che conducono alla dissoluzione del corpo fisico. La “vitalità” (o “corpo vitale” o “corpo eterico”) è questo indipendente elemento. La parola “etere” usata qui da Steiner è intesa in un altro senso da quello che le da’ la fisica odierna. Questa chiama etere, ad esempio, il mezzo in cui si propaga la luce. Qui la parola è invece applicata a ciò che, accessibile alla visione superiore, si rivela all’osservazione dei sensi solo nei suoi effetti, vale a dire in quanto  da’ una determinata forma o figura alle sostanze e alle forze minerali presenti nel corpo fisico. (Anche la parola “corpo” non deve essere fraintesa. Per indicare le cose più alte dell’esistenza bisogna pur sempre avvalersi delle parole del linguaggio ordinario; e queste, quando si tratta di osservazioni dei sensi, esprimono solo la parte sensibile, fisica. In senso fisico il “corpo eterico” non è naturalmente niente di corporeo, per quanto tenue ci si possa immaginare un corpo. Con la denominazione di “corpo eterico”, “corpo vitale”, non s’intende ovviamente neanche alludere o rinnovare la concezione, scientificamente superata, dell’antica “forza vitale” del “vitalismo”).

ATTIVITÀ INTERNA-ESTERNA (o corpo astrale)

Dalla vitalità, l’osservazione soprasensibile sale a considerare una terza parte costitutiva dell’entità umana. Tale osservazione richiama l’attenzione non sul fenomeno della morte, come per la vitalità, bensì sul fenomeno del sonno. Tutto il lavoro umano, per quanto riguarda la sfera del visibile, si fonda sull’attività allo stato di veglia. Questa attività è però possibile solo quando l’uomo ricostituisca periodicamente per mezzo del sonno le sue forze esaurite. Nel sonno scompaiono l’azione e il pensiero; dolore e piacere si perdono per la vita cosciente. Come da una occulta misteriosa sorgente, al risveglio dell’uomo le forze coscienti risorgono dall’incoscienza del sonno. È la medesima coscienza che all’addormentarsi discende nelle oscure profondità e riemerge al risveglio. Ciò che ridesta continuamente la vita fuori dallo stato d’incoscienza è dal punto di vista della conoscenza soprasensibile la terza parte costitutiva dell’uomo: l’“attività interna-esterna” (o “corpo astrale”). Si tratta dell’anima, dato che “anima” appunto la forma della vitalità. Come il corpo fisico non può conservare la sua forma per mezzo delle sostanze e delle forze minerali che si trovano in lui, ma deve essere compenetrato dalla vitalità per conservarsi, così le forze del corpo eterico non possono di per sé illuminarsi con la luce della coscienza. Una vitalità che dipendesse solo da se stessa, dovrebbe trovarsi permanentemente in stato di sonno, cioè potrebbe intrattenere nel corpo fisico solo un’esistenza di pianta. Invece la vitalità desta è sempre illuminata da un’attività interiore-esteriore che è l’anima (o corpo astrale). Per l’osservazione dei sensi l’effetto dell’anima scompare quando l’uomo s’immerge nel sonno. Per l’osservazione soprasensibile, l’anima è invece sempre esistente, anche se appare separata o al di fuori della vitalità. In verità, l’osservazione dei sensi non riguarda l’anima, ma solo i suoi effetti su ciò che è manifesto; e questi durante il sonno non sono direttamente esistenti. Nello stesso senso in cui l’uomo ha in comune minerali il corpo fisico e con le piante la vitalità (o corpo eterico), così ha l’attività interna-esterna (o corpo astrale) in comune con gli animali. Le piante sono permanentemente in uno stato di sonno.

IO

La quarta parte costitutiva, che la conoscenza soprasensibile assegna all’uomo, non ha più niente di comune col mondo visibile che circonda l’uomo, ma è ciò che lo distingue di fronte agli altri esseri che vivono con lui. Questa quarta parte è ciò per cui egli è la corona della creazione a cui appartiene. Se l’anima (o corpo astrale) fosse lasciata a se stessa, si svolgerebbero in lui i sentimenti di piacere e di dolore e le sensazioni di fame e di sete, ma non si svilupperebbe la sensazione che in tutto ciò vi è qualcosa che permane. Ciò che permane, di per sé, non è l’“io”. L’io è il soggetto di tale permanere: l’io è ciò che sperimenta la sensazione di qualcosa che permane. Memoria e oblio rappresentano per l’“io” qualcosa di analogo a quel che veglia e sonno rappresentano per l’attività interna-esterna (o “anima”, o “corpo astrale”). Come il sonno fa scomparire nel nulla le preoccupazioni e i tormenti del giorno, così l’oblio distende un velo sopra le brutte esperienze della vita cancellando così una parte del passato. E come è necessario il sonno per il recupero delle forze vitali esaurite, così è necessario che l’uomo sopprima dalla memoria certe parti del passato, per poter affrontare nuove esperienze liberamente e senza preconcetti. Precisamente: dal dimenticare cresce in lui vigore per la percezione di cose nuove.

IMPORTANTE: in tutto il campo del linguaggio vi è un unico nome che per la sua essenza si distingue da tutti gli altri nomi: il nome “io”. Ogni altro nome può essere dato alla cosa o all’essere cui si riferisce da CHIUNQUE. “Io”, come indicazione di un essere, ha senso soltanto se quell’essere lo adopera per indicare se stesso. La parola “io” non può mai penetrare dal di fuori nell’orecchio di un essere umano come suo appellativo; solo l’essere stesso può applicarla a sé. “Io sono un io solo per me; per ogni altro sono un tu, ed ogni altro è per me un tu”. Questo fatto è l’espressione esterna di una verità di profondo significato. L’essenza propria dell’io è indipendente da tutto ciò che è esterno; per questa ragione non può essere chiamato col suo nome da niente che gli sia esterno. Le confessioni religiose, che coscientemente hanno conservato la loro connessione con la visione soprasensibile, chiamano la parola “io” il “nome impronunziabile di Dio” perché, quando si usa questa espressione, si allude proprio al fatto ora accennato. Niente di esterno ha dunque accesso a quella parte dell’anima umana di cui qui si parla. L’“io” è il “santuario nascosto” dell’anima, in cui può riuscire a penetrare solo un essere che sia della sua natura. “Il Dio che abita nell’uomo parla quando l’anima stessa si riconosce come io”.

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31 marzo 2012 6 31 /03 /marzo /2012 12:43

Commento di Aurelia (1) a "Robinson del 30/03/2012"
31 MARZO 2012 AT 09:58
Mah! Che dire… Io rimango sempre esterrefatta quando sento dire che tutti dovrebbero pagare le tasse al posto di dire che NESSUNO dovrebbe pagarle. Caro Leonardo ti faccio i miei complimenti per i tuoi interventi ma lì ci voleva uno psichiatra! Tutti i tartassati felici di esserlo a mio parere non sono altro che affetti da malattia mentale e anche pericolosi perché sono a piede libero. Figurati che qui nel piacentino stanno facendo una campagna a favore delle tasse in tutte le scuole elementari con tanto di articolo sul giornale che ne elogia l’utilità! Per fortuna che io invece ho avuto una maestra che in primavera portava sempre in classe i fiori e che ci raccontava che il suo fiore preferito era il fiordaliso, che ci faceva cantare e che ci dava i confetti colorati…

(1) La voce femminile del video "La banda della maiala"

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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