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19 marzo 2012 1 19 /03 /marzo /2012 16:51

Da Monti a Pinochet

 

Un'amica mi telefona per dirmi che ieri sera la Fornero ha dimostrato da Fazio di lavorare per il futuro del Paese in quanto scontenta tutti... 

Credendo fosse uno scherzo, cerco nel web la trasmissione e tocco con mano la realtà dell'imbecillità al potere: intervistata da Fazio (Rai3 "Che tempo che fa", 19 marzo 2012 sera), la Fornero ha risposto come segue alla domanda "Lei è ottimista?": "Io sono positiva sul lavoro che stiamo facendo. Trovo che sia veramente difficile per le parti sociali, anche per i piccoli gruppi, anche loro soffrono e si lamentano, Confindustria si lamenta, il Sindacato variamente si lamenta. È la dimostrazione che noi stiamo lavorando non per una parte ma per il Paese e il suo futuro"!

Incredibile ma vero, dunque...

Qui siamo al top della malattia mentale: la dimostrazione positiva che la Fornero stia lavorando per il futuro dell'Italia consisterebbe secondo lei nel fatto che tutti si lamentano!

Ma sarà poi vero che questi dementi plenipotenziari non lavorino per una parte, dato che solo loro in fin dei conti non sono scontenti del loro lavoro?

Qual è allora la differenza fra Monti, la Fornero, Pinocchio, Pinochet, il Gatto e la Volpe, ed il Manicomio? Ai posteri la sentenza...  

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19 marzo 2012 1 19 /03 /marzo /2012 15:28

A cura di Nereo Villa

 

Mi sono state fatte le seguenti tre domande a mo’ di intervista da un amico musicista, in merito a come si possa creare una scuola in base ai principi della scuola Waldorf (Steiner). Questa pagina dunque potrà essere utile anche ad altre persone con lo stesso desiderio da attuare: creare una scuola pedagogica ad indirizzo steineriano, cioè senza programmi ministeriali della scuola dell’obbligo di Stato, e rispondente allo spirito del tempo attuale. Ecco le domande:

 

1) Cosa ne pensi della pedagogia Waldorf e come ritieni che oggi possa essere attualizzata?

2) Che ruolo dovrebbero avere i genitori in una Scuola Waldorf?

3) Come si potrebbe organizzare una Scuola Waldorf seguendo una via di "triarticolazione" tra gli organi che la compongono (COLLEGIO dei maestri - CONSIGLIO degli amministratori - GENITORI)?

 

La pedagogia della scuola Waldorf è la pedagogia del futuro.

 

Può essere attualizzata non disconoscendo l’uso pedagogico dell’informatica e di ogni tipo di livello tecnologico (computer, programmi creativi musicali, di pittura, di grafica, ad es. Sonar, Photoshop, ecc., ce n’è un’infinità).

 

Può essere attuata dalla buona volontà di genitori motivati.

 

Gli amministratori della scuola dovrebbero essere genitori capaci di distaccarsi dai genitori e dagli insegnanti quanto basta per far convergere nella scuola entrambi gli interessi (degli insegnanti e dei genitori). Chi ha fatto esperienza nel campo musicale suonando in un gruppo sa che questo non è un problema. In genere il capo orchestra non è capo in quanto è eletto dagli orchestrali ma in quanto sente in sé di potercela fare, cioè di essere in grado, oltre a suonare, di rapportarsi in senso organizzativo per es., ad impresari teatrali e/o a gestori di locali, ecc. Personalmente non ho mai desiderato avere questa mansione, anche se a volte ho dovuto esercitarla per esempio quando in nostro capo orchestra era ammalato. Insomma, fare il capo è qualcosa che si sente in se stessi come capacità organizzativa. Quindi in merito al “CONSIGLIO degli amministratori - GENITORI” occorre solo accogliere come amministratore o come amministratori coloro che possono vantare un’esperienza in tal senso.

 

Per il resto, anche se ho delle riserve nei confronti di quanto scrive Archiati sulla triarticolazione dell’organismo sociale di Steiner (perché accanto a giuste considerazioni trovo dei moralismi che possono solo rallentare l’attuarsi della triarticolazione stessa, come ad esempio quelle relative al denaro di dono, per cui bisognerebbe, secondo lui, donare il denaro che non ci serve, come se tale denaro esistesse o potesse esistere un giorno) pubblico le seguenti sue idee sulla scuola che mi sembrano giuste (tratte dal suo libro “Economia e vita" (Ed. Archiati, Monaco, 2005, pp. 193-7).

 

“Prendiamo l’esempio associativo di una scuola, una piccola scuola magari. In ogni parte del mondo una scuola, intesa […] nel senso ampio di servizio educativo, presenta (o meglio dovrebbe presentare) tutti e tre i modi d’incontro fra gli esseri umani, come del resto accade in ogni altra realtà sociale umana: c’è l’interazione al livello della vita spirituale e culturale, cioè l’esercizio del tutto libero e individuale soprattutto dei talenti di ogni insegnante; c’è il livello giuridico che va dagli orari di lavoro al diritto all’educazione che ha ogni bambino; e c’è il livello economico: qui, in una corretta triarticolazione sociale, entra scena L’ASSOCIAZIONE [il maiuscolo è mio - nota del curatore] specificamente PEDAGOGICA, che ogni scuola dovrebbe avere.

 

Chiediamoci ora: come funziona un’associazione pedagogica? Essa vive dell’interazione fra gli esseri umani in quanto essi producono, fruiscono e distribuiscono il prodotto spirituale chiamato «educazione». Il numero delle persone che si incontrano regolarmente in sede associativa dovrebbe essere tale da consentire la partecipazione diretta di ognuno. […] Uno dei compiti primari dell’associazione è quello di stabilire il giusto prezzo delle merci. Il compito primario di un’associazione pedagogica sarà dunque quello di trovare la giusta retta scolastica.

 

Nell’associazione di una scuola si incontrano allora fra di loro:

 

1) gli insegnanti, che sono i produttori veri e propri della merce «educazione»;

2) i consumatori: nel nostro caso i consumatori diretti sarebbero i bambini ma, non essendo essi in grado di assumere un ruolo libero e autonomo, subentrano in loro vece i genitori;

3) i «commercianti», che fanno da «mediatori» tra consumatori e produttori facendo circolare la «merce educazione», salvaguardando la pari dignità umana degli uni e degli altri e attribuendo sia agli uni sia agli altri parità di diritti e di doveri.

 

È molto importante soffermarci sull’ultimo punto. Coloro che hanno esperienza diretta in questo campo sanno bene che se in un’associazione pedagogica ci fossero soltanto insegnanti e genitori, scoccherebbero scintille continue: si troverebbero di fronte interessi e problemi per natura opposti, desideri e intenti spesso inconciliabili. Dunque ci vuole veramente una MEDIAZIONE, anche nel caso di un’associazione pedagogica, e ciò proprio per il fatto che la tensione continua tra genitori e maestri - tensione, non guerra! - è sana e necessaria e favorisce la salute della scuola.

 

La mediazione, infatti, non è soltanto quella del negoziante che compra all’ingrosso e rivende al minuto o quella del commerciante che trasporta le mele dal Trentino ad Amburgo: nel contesto di un’associazione pedagogica il mediatore deve avere la prerogativa fondamentale di non essere direttamente coinvolto né nella produzione né nel consumo - non dev’essere, cioè, né insegnante né genitore - e perciò la sua sfera di osservazione imparziale è il rapporto stesso di corrispondenza tra la domanda (bisogni e aspettative legittime dei genitori) e l’offerta (prestazione dei maestri in base alle loro capacità reali).

 

Non avendo interessi né di qua né di là egli non è di parte e può prestare PARI attenzione e dare PARI peso a entrambi considerandoli unicamente come esseri umani con pari dignità. Può così veramente mediare, vagliando oggettivamente le istanze e le esperienze positive e negative di tutti. Questa mediazione è necessaria proprio perché è insito nella vita economica a tutti i livelli che i problemi del consumatore debbano essere opposti a quelli del produttore: in una scuola senza tensioni tra genitori e maestri la qualità dell’educazione non migliorerebbe ma peggiorerebbe di certo.

 

Il dinamismo vero dell’economia sorge infatti sempre da questa benefica tensione ed è un’arte gestirla senza rimpiangere mai uno stato ottimale di riposo, bensì inventando soluzioni e correzioni sempre nuove. Tradotto in una bella immagine: la vita è l’arte del giocare all’altalena, la capacità geniale dell’essere umano di bilanciarsi come un artista con slanci ed equilibri sempre diversi tra le varie polarità dell’esistenza. Anche nell’organismo è così: guai se il sistema neuro-sensoriale e quello del ricambio non fossero in continua «lotta» fra loro!

 

Come nella vita sociale, intesa in senso generale, la sfera giuridica fa da arbitro tra la libertà individuale dei talenti e la solidarietà comunitaria dei bisogni, così all’interno dell’associazione (che è la forma specifica di gestione delle faccende economiche) il concetto di giustizia trapassa in quello di mediazione equilibrante fra gli interessi dei consumatori e quelli dei produttori.

 

Inoltre anche la pedagogia, SE NON LA PENSIAMO COME UN PRODOTTO STEREOTIPATO E IMPOSTO DALLO STATO, ha bisogno di MODI SEMPRE NUOVI di «distribuzione» per arrivare sempre meglio al consumatore: ha bisogno di qualcuno, insomma, che si occupi di mettere e tenere in rapporto reciproco il produttore e il consumatore [a questo proposito rimando alle seguenti pagine, che mi sembrano interessanti innovazioni, anche per fare tesoro delle ultime esperienze fatte in questo campo pedagogico: Scuola in casa o homeschooling; Community School e relativo video pubblicato anche qui di seguito; e per contatti, vedi  la seguente lettera dal sito rudolfsteiner.it: “Sono mamma di tre bimbi che hanno frequentato la scuola Garagnani a Bologna. Ora siamo venuti ad abitare in montagna sull'appennino tosco-emiliano (Monzuno). Insieme ad altre famiglie stiamo lavorando ad un progetto di home-schooling per i nostri bimbi. Si tratta di un progetto di scuola rurale, perché il borgo in cui viviamo (che si chiama Castel Merlino) si trova in mezzo a pascoli e boschi. Vorremmo dare al progetto pedagogico almeno un'ispirazione steineriana.

La scuola partirebbe dall'anno scolastico 2012-2013 con 7 bambini tra cui 1 che andrà in 1a classe, tre in 3a classe due in 5a classe e uno in 6a classe. Per ulteriori informazioni e contatti potete telefonare a Francesca Tatanone: 328 8981812 o 051 6771828 […]” - ndc].

 

 

La mediazione, in campo economico, non è infatti l’invasione impropria della sfera giuridica in quella economica. Il mediatore non deve qui dettare legge né ai consumatori né ai produttori. A lui deve stare a cuore da un lato che la «merce educazione» corrisponda ai bisogni veri del consumatore che la compra e la paga, e dall’altro che le esigenze dei genitori non facciano torto alla legittima libertà individuale dell’insegnante che, come «produttore», sa bene il fatto suo in campo di pedagogia. È un po’ come l’arbitro di una partita di tennis: egli sa che non c’è gusto per nessuno se non c’è una sana tensione fra i due giocatori che permetta sorprese infinite di squilibri e di riconquistati bilanciamenti di forze. Ma ciò è possibile unicamente se le forze non sono troppo impari: altrimenti si ha la sopraffazione dell’un polo nei confronti dell’altro e non l’«emozione» del sano confronto”.

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19 marzo 2012 1 19 /03 /marzo /2012 09:30

scioperoRDB.jpgAlcune persone mi hanno scritto chiedendomi di interrompere lo "sciopero".

 

Io Vi ringrazio davvero di cuore. La Vostra delicatezza e premura mi induce non a terminare lo "sciopero" ma a modificare il modo del mio scrivere.

 

 Lo "sciopero" continuerà nel senso che non scriverò più giornalmente e metodicamente su questo blog, ma solo come risposte a lettori.

 

In altre parole risponderò a coloro che mi porranno domande su come dovrà essere l'organismo sociale del futuro (triarticolazione sociale di scuola, Stato, ed economia) e a tutto ciò che mi interessa in questo malmondato mondo (:D :D :D) dalla musica alla lingua ebraica, dall'apocatastasi alla sinderesi fino all'epicheia.   

 

Saluti a tutti e grazie ancora.

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11 marzo 2012 7 11 /03 /marzo /2012 10:10

È incredibile come oggi i cattivi maestri occupino oramai tutti gli ambiti, e perfino quelli della scienza dello spirito a carattere antroposofico!

Quanto segue esprime l’abiezione in cui cade chi vorrebbe cambiare il mondo attraverso l’uso dell’opera di Rudolf Steiner, ma seguendo la logica del film “Il Gattopardo” (“tutto cambi affinché tutto resti come prima”) del permanere nello status quo.

Mi attengo ai fatti. Una lettrice, con parole che mostrano una certa competenza antroposofica, scrive alla sezione “Posta dei lettori” di un mensile on line quanto segue: 

“A mio parere va fatta una considerazione circa l’opera di Giacinto Auriti: se a lui va riconosciuto il merito di aver scoperto e denunciato la truffa del signoraggio, non può essergli riconosciuto come valido il rimedio statalista che propone, contrario alla Tripartizione, che auspica la non ingerenza dello Stato nell’economia. Molti antroposofi o sedicenti tali affermano il contrario, forse in base a una frase di Steiner astrattizzata e mal compresa, in cui egli fa riferimento allo Stato: «...Il denaro si logorerà come si logorano le merci; ma questa misura, che dovrà essere presa dallo Stato, sarà giusta» (R. Steiner, I punti essenziali della questione sociale, Editrice Antroposofica, Milano 1980). Tale riferimento allo Stato riguarda però la misura del “come si logorano le merci”, che sarebbe ingiusta se non dovesse essere uguale per tutti coloro che nella sfera economica emettono moneta. Questo concetto di uguaglianza vale dunque per uno Stato finalmente di diritto. Ciò però non significa affatto che lo Stato di diritto debba emettere denaro. Solo leggendo la misura del logoramento del denaro come emissione, tale obiezione avrebbe senso. Ma col leggere in tal modo, vale a dire col confondere la misura di un oggetto con l’oggetto, non si fa altro che quanto si è fatto finora: sostituire lo Stato di diritto col diritto di Stato! Lo Stato quindi, per Steiner, decide in che misura il denaro deperisce, ma non lo emette, e lascia agli operatori economici la possibilità della emissione, eliminando ogni monopolio e promuovendo il free banking”.

Ed ecco la risposta:

Se ci trovassimo già in uno Stato tripartito, come auspica Rudolf Steiner, vale a dire con l’autonomia delle tre sfere - culturale, giuridica ed economica - affidare la gestione della moneta alla sfera economica sarebbe la cosa giusta. Ma nel momento attuale, con uno Stato ancora unitario che ha perso il dominio sul denaro, è auspicabile che l’emissione della moneta torni allo Stato, in modo da evitare il signoraggio delle banche, che è una delle maggiori cause dell’impoverimento delle nazioni. Giacinto Auriti infatti ha trattato l’argomento proprio tenendo conto della situazione attuale, in cui predomina l’inganno del signoraggio”.

Si noti la deficienza di logica presente in questa risposta dato che se ci trovassimo già in uno Stato tripartitonon avrebbe alcun senso parlare di tripartizione!

Però così non è, e proprio per questo motivo occorre parlarne.

Certamente gran parte della conoscenza tecnico-giuridica di Giacinto Auriti sarà anche utile a comprendere e poi ad attuare una transizione dall’attuale sistema usuraio ad un sistema equo. Ma tale transizione se avviene ancora attraverso compromessi con l’attuale Stato plenipotenziario lascia le cose al punto di prima perché "TUTTO CIÒ CHE TENDE A COMPROMESSI CONDUCE SOLO A VIE SBAGLIATE" (Rudolf Steiner, "Risposte della scienza dello spirito a problemi sociali e pedagogici"; questo libro di conferenze non si trova neanche più nelle libreria dato che gli "antropomarci" fannop esattamente il contrario di quanto in queste conferenze è detto)!

Certamente, non si può non essere d’accordo con Auriti sulla truffa del signoraggio bancario, legalizzato forzosamente a suo tempo dallo Stato.

Auriti però commise l’ingenuità denunciata a suo tempo da Giordano Bruno: quella di chiedere a chi ha il potere di riformare il potere (“Quando ho detto che i procedimenti usati dalla Chiesa non erano quelli degli Apostoli, poiché oggi si usa la forza e non l’amore… quando ho detto questo, non avevo torto. Ho sbagliato quando ho creduto di chiedere proprio a Voi di condannare un sistema di arbitrio, di sopraffazione, di violenza… che mortificazione… chiedere a chi ha il potere di riformare il potere! Che ingenuità!” - Giordano Bruno, 1600) con l’ovvio risultato di essere poi condannato!

Chi afferma che occorre rimettere allo Stato l’emissione monetaria, mostra di credere che il signoraggio bancario sia “una delle maggiori cause dell’impoverimento delle nazioni”, ma dimenticando che il signoraggio fu legalizzato dallo Stato stesso.

Stato e Banca sono come il Gatto e la Volpe nella favola di Pinocchio. In sostanza, lo Stato, cioè il Gatto, è il mandante, mentre la Banca è il killer, cioè la Volpe. Mettere l’emissione della moneta nelle mani del Gatto mandante in nome del medicamento dell’organismo sociale malato è attribuire la causa della malattia alla Volpe killer voluta dal Gatto, credendolo meno responsabile della Volpe! Ma come si fa ad avere fede in questa estrema sciocchezza pur restando in buona fede?

Se io devo oltrepassare un ponte che il Gatto fa distruggere da una Volpe con tanto di mandato legale del Gatto, perché mai dovrei legittimare l’agire del Gatto legalizzante l’agire distruttivo della Volpe? Perché sono Pinocchio? Poniamo pure che io sia Pinocchio. Scrivo allora le mie considerazioni in merito a tutta questa manfrina di Stato ad un mensile on line, sedicente “archetipo” della scienza dello spirito a carattere antroposofico. Poniamo dunque che come risposta, l’“archetipo” affermi che se io, anziché oltrepassare il ponte, fossi già dall’altra parte, non avrei bisogno del ponte! Cosa potrei ribattere? Che di conseguenza sarebbe quindi giusto anche dire ad un affamato che se avesse mangiato non avrebbe fame?

Se così ragionassi, il mio naso continuerebbe ad allungarsi e non diventerei mai un uomo di carne… Resterei sempre un burattino di legno!  

mensile-di-ispirazione-antroposofica-copia-1.gif

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10 marzo 2012 6 10 /03 /marzo /2012 11:56

dis-umano.jpg[da R. Steiner, "Relazioni fra scuole, Stato, e soldi”, 5ª conf. di Zurigo del 29/10/1919; Titolo originale: "L’interazione fra vita culturale, giuridica ed economica nell’organismo sociale " - A cura di Nereo Villa]

 

È con questi fatti, cari ascoltatori, che vuol fare i conti l'impulso dell'organismo sociale triarticolato. E desidero fornirvi UN ESEMPIO INCISIVO  [il maiuscolo è mio - nota del curatore] per mostrarvi come proprio questi fatti abbiano brutalmente separato quello che nella vita dovrebbe agire come un'unità.

 

Oggi si dice che la triarticolazione dell'organismo sociale vuole distruggere l'unità della vita sociale. In futuro si dirà: questa triarticolazione serve proprio a costituire nel senso giusto questa unità. C'È UN ESEMPIO CHE DIMOSTRA COME QUESTO ANELITO ASTRATTO ALL'UNITÀ ABBIA FINITO PER DISTRUGGERLA.

 

Al giorno d'oggi certi opinionisti sono particolarmente orgogliosi di fare una distinzione teorica fra diritto e morale.

 

La morale è la valutazione di un'azione umana in base a criteri puramente interiori dell'anima. Il giudizio espresso sulla bontà o sulla cattiveria di un'azione viene guidato per la morale solo da questi punti di vista interiori dell'anima.

 

E in chiave ideologica si distingue oggi nettamente da questa valutazione morale quella giuridica, che riguarda la vita esteriore, pubblica, e che dev'essere determinata in base ai decreti, ai provvedimenti della vita statale o di quella sociale e pubblica.

 

PRIMA DELLA COMPARSA DEL RECENTE SVILUPPO TECNICO E DEL CAPITALISMO NON SI SAPEVA NULLA DI QUESTA SEPARAZIONE TRA MORALE E DIRITTO. È SOLO IN QUESTI ULTIMI SECOLI CHE GLI IMPULSI DEL DIRITTO E QUELLI DELLA MORALE SONO STATI SCISSI GLI UNI DAGLI ALTRI. PER QUALE MOTIVO?

 

PERCHÉ LA VALUTAZIONE MORALE È STATA RELEGATA NELLA VITA CULTURALE "LIBERA" CHE SI È ESTRANIATA DALLA VITA DIVENTANDO INERME NEI SUOI CONFRONTI, RISERVANDOSI LA FUNZIONE DI PREDICARE E DI PERORARE. E LE MASSIME CHE VOGLIONO INTERVENIRE NELLA VITA HANNO ALLORA BISOGNO DI STIMOLI ECONOMICI, DAL MOMENTO CHE NON SONO PIÙ IN GRADO DI TROVARE QUELLI PURAMENTE UMANI INTERIORI CHE SONO STATI CONFINATI NELLA "MORALE". E QUESTI STIMOLI ECONOMICI VENGONO POI TRASFORMATI IN DIRITTO.

 

COSÌ LA VITA SI È SDOPPIATA: LA DEFINIZIONE DEL DIRITTO DA UN LATO, E LA MORALE CHE NE DOVREBBE ESSERE LA FIAMMA ARDENTE DALL'ALTRO. QUELLA CHE DOVREBBE ESSERE UN'UNITÀ È STATA SPACCATA IN DUE.

 

Per questo chi studia più attentamente l'evoluzione dello Stato moderno, troverà che proprio la suggestione dello Stato unitario ha prodotto la SEPARAZIONE di quelle forze che dovrebbero mirare all'unità. L'IMPULSO ALLA TRIARTICOLAZIONE DELLO STATO SOCIALE VUOLE PROPRIO AGIRE CONTRO QUESTA SEPARAZIONE. Se si coglie giustamente l'anima di questo impulso, si vede chiaramente come esso non tolleri nessuna spaccatura della vita.

 

La vita culturale deve avere la sua propria amministrazione: non è forse vero che ogni uomo ha un rapporto con questa vita culturale se essa si sviluppa del tutto liberamente, come ho descritto? Ognuno viene educato, e a sua volta ognuno fa educare i propri figli in questa vita culturale libera, è lì che ha i propri interessi culturali. Ognuno ha un intimo legame con essa.

 

E gli stessi uomini che sono legati in questo modo alla vita culturale, che da essa traggono la loro forza, sono attivi anche nella vita giuridica o statale, dove stabiliscono l'ordinamento di legge in vigore fra loro. Lo sanciscono a partire dallo spirito che fanno proprio nella vita culturale. Il diritto si ispira direttamente a quello che si acquisisce mediante il RAPPORTO con la vita culturale [in senso universale, il valore di tutte le cose scatta da quel RAPPORTO - ndc].

 

E di nuovo: ciò che si sviluppa democraticamente nei RAPPORTI fra gli uomini sul terreno dell'ordinamento giuridico, ciò che l'uomo fa suo come modo di porsi in RAPPORTO con l'altro, lo traspone nella vita economica, dal momento che si tratta degli stessi uomini che vivono la vita culturale, che sono attivi all'interno della vita giuridica e che fanno economia.

 

I provvedimenti che l'uomo adotta, il modo in cui si associa con altri uomini, il suo modo di commerciare, tutto è permeato da quello che lui stesso crea nella vita culturale, da quello che introduce come ordinamento giuridico nella vita economica.

 

Sono sempre gli stessi uomini che vivono all'interno dell'organismo sociale triarticolato. La sua unità viene prodotta non da un qualsiasi ordinamento astratto, bensì dall'uomo vivente - solo che ogni ambito esprime la propria natura e il proprio carattere specifico tramite la sua autonomia, e proprio in questo modo contribuisce nel modo migliore a formare un'unità.

 

Ciascuna delle tre sfere può in questo modo far valere il suo contributo, mentre vediamo come per via della suggestione dello STATO PLENIPOTENZIARIO avvenga la separazione di due elementi che nella vita sono inscindibili, cioè il diritto e la morale. L'impulso alla triarticolazione dell'organismo sociale cerca di affermarsi non per separare qualcosa che deve restare unito, ma proprio per permettere di collaborare a quegli elementi che devono interagire fra loro.

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9 marzo 2012 5 09 /03 /marzo /2012 15:44

La politica della DODI&C, Compagnia Dove Ogni Deficiente Impera, è la politichina, quella che si basa sul "tittytainment", per il suo ideale di una società col 20% della popolazione sempre più ricca e l'80% sempre più povera: i poveri vanno tenuti buoni e a bada con un'accattivante combinazione di "tits" (tette) e di "entertainment" (divertimento).

 

 

Questa logica del cinismo, che sostituisce quella del civismo, si è emancipata da ogni atavico pudore e si mostra a viso aperto. Lo stratega statunitense della nuda brutalità del potere Zbigniew Brzezinski, membro della "Commission Trilatérale" ha coniato l'espressione diabolicamente geniale di "tittytainment" nel suo libro "The Grand Cheeboard; American Primacy and Its Geostrategic Imperatives" del 1997. La politichina è la politica della DODI&C, in quanto politica... dei segaioli, che nonostante tutto, appena possono, vanno a votare.

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9 marzo 2012 5 09 /03 /marzo /2012 11:29

mondo-schiacciato-dal-keynesianismo.jpg[da R. Steiner, "Relazioni fra scuole, Stato, e soldi”, 5ª conf. di Zurigo del 29/10/1919; Titolo originale: "L’interazione fra vita culturale, giuridica ed economica nell’organismo sociale " - A cura di Nereo Villa]

 

Cari ascoltatori, la VITA GIURIDICA [il maiuscolo è mio - nota del curatore] ha imboccato da parte sua una strada diversa. Mentre la vita culturale, nella misura in cui è libera, si è in un certo senso emancipata, nel corso degli ultimi secoli la vita giuridica si è fusa completamente con i rapporti di potere economico.

 

Non lo si è notato, ma i due sono diventati una cosa sola. Quelli che erano interessi e bisogni economici sono stati tradotti in diritti pubblici, che spesso vengono considerati diritti umani ma che, ad un esame più attento, risultano interessi e bisogni economici e statali a cui è stato conferito un carattere di legge.

 

Mentre da una parte la vita culturale rivendica la propria forza, vediamo dall’altra come sia subentrata una confusione circa il rapporto fra diritto ed economia. In quella che chiamano questione sociale, vaste cerchie della nostra attuale popolazione in tutto il mondo civile rivendicano un’ulteriore saldatura fra la vita giuridica e quella economica.

 

Vediamo come l’intera vita economica debba essere organizzata in base a concetti politici, giuridici.

 

Prendiamo in considerazione gli slogan in voga oggi presso molta gente: che cosa sono se non l’estrema conseguenza della fusione della vita giuridica con quella economica, della confusione tra diritto ed economia?

 

Oggi vediamo il partito radicalsocialista, che si sta rinfoltendo sempre più, richiedere, come vi ho già detto, che a capo della vita economica venga posto un sistema politico centrale-gerarchico di amministrazioni ramificate. La vita economica dev’essere completamente irretita in rapporti giuridici. Vediamo come il potere della legge debba estendersi addirittura su tutta l’economia.

 

È questa la grande crisi del nostro tempo, crisi che si può esprimere nel modo seguente: rivendicando in modo radicale questa gestione giuridica e politica per la vita economica, si vuole in fondo che venga ad abbattersi sull’economia la tirannia dello Stato, del sistema giuridico.

 

Vediamo che per la vita economica e il suo risanamento non viene richiesta una sua organizzazione a partire dai fattori economici stessi, quanto piuttosto la conquista del potere politico, in vista di impadronirsi della vita economica e di controllarla con questo potere politico.

 

Che cos’è la dittatura del proletariato se non l’estrema conseguenza della fusione fra vita giuridica o statale e vita economica?

 

Vediamo così la dimostrazione, certamente in maniera negativa, dell’urgente necessità di effettuare un esame approfondito del rapporto fra vita giuridico-statale e vita economica. Se da un lato vediamo che una parte della vita culturale libera si è emancipata e chiede di ritrovare la propria forza originaria, dall’altro vediamo che la vita giuridica, se dev’essere legata sempre più strettamente a quella economica, creerà disordine nell’intero organismo sociale.

 

Ebbene, cari ascoltatori, è stato concesso abbastanza a lungo di pensare in preda alla suggestione dello Stato unitario, dell’organismo sociale unitario. Ora è giunto il momento in cui i frutti di questo pensiero ci si presentano nel caos sociale che si è riversato su gran parte del mondo civile.

  

I processi economici richiedono di essere rigorosamente separati dalla vita giuridica, poiché si è visto quali danni cagionerebbe alla vita economica questa vita giuridica stessa se si dovessero trarre le estreme conseguenze da quanto è andato formandosi nel corso degli ultimi secoli.

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8 marzo 2012 4 08 /03 /marzo /2012 12:33

[da R. Steiner, "Relazioni fra scuole, Stato, e soldi”, 5ª conf. di Zurigo del 29/10/1919; Titolo originale: "L’interazione fra vita culturale, giuridica ed economica nell’organismo sociale " -

A cura di Nereo Villa]

effetti-giuridici-e-culturali-odierni.jpg

 

Innanzitutto bisogna dire che questa triarticolazione dell’organismo sociale non è un’idea qualsiasi concepita da

uno o due uomini a partire da motivazioni soggettive, ma che questo impulso della triarticolazione dell’organismo sociale risulta da un’osservazione oggettiva dell’evoluzione storica dell’umanità in questi ultimi tempi.

 

Si può quindi dire che in fondo già da secoli nei propri impulsi principali l’umanità tende inconsciamente a questa triarticolazione, solo che non ha mai trovato la forza per metterla realmente in atto. E la mancanza di questa forza ha causato le condizioni in cui ci troviamo attualmente, ha dato origine allo sfacelo che ci circonda.

 

Oggi le cose sono maturate al punto che bisogna dire: è necessario metter mano a quello che da secoli si sta preparando in vista di un’organizzazione triarticolata dell’organismo sociale.

 

In primo luogo va detto che già da molto tempo quella vita culturale che è veramente libera si è separata dalla

vita statale e da quella economica. Cari ascoltatori, quella parte della vita culturale che dipende dalla vita economica o statale non è affatto libera, è stata strappata da una vita culturale veramente libera e feconda.

 

All’inizio dell’epoca in cui sono sorti il capitalismo e il moderno ordinamento economico tecnico con la sua

possente divisione del lavoro, quella vita culturale che è davvero libera - quella che crea solo a partire dagli impulsi dell’uomo, così come l’ho presentata come esigenza di tutta la vita culturale - questa porzione della vita culturale, solo questa parte che abbraccia determinati settori dell’arte, della filosofi a, delle convinzioni religiose si è staccata dalla vita economica e da quella statale e si svolge avulsa dalla vita, in un certo senso fra le righe della vita. E viceversa è stato strappato alla vita culturale libera, che crea a partire dagli impulsi umani, tutto ciò che serve all’economia e allo Stato per la loro amministrazione.

 

Ciò di cui la vita economica ha bisogno per la sua amministrazione è diventato dipendente dai poteri economici

stessi. Nei posti, negli ambienti in cui c’è il potere economico, esiste la possibilità di fornire ai discendenti una formazione scientifico-economica tale per cui essi a loro volta saranno idonei a conquistare il potere economico.

 

Ma quello che scaturisce dall’economia stessa come scienza economica è solo una parte di quanto potrebbe confluire nella vita economica se tutta la vita culturale venisse resa feconda per l’economia. È solo un residuo dell’economia aleatoria di mercato, che viene lasciato alla riflessione per poi essere trasformato in scienza economica.

 

E a sua volta LA VITA STATALE SI COMPORTA IN QUESTO MODO: LO STATO HA BISOGNO CHE I SUOI FUNZIONARI, E PERFINO I SUOI SCIENZIATI, CORRISPONDANO AI CALCHI CHE HA ELABORATO PER LE PROPRIE FUNZIONI [il maiuscolo è mio - nota del curatore]. Lo Stato si augura, anzi esige, che nell’uomo venga formato quello che corrisponde alle posizioni da occupare all’interno della vita statale. Ma una simile vita culturale non è libera, anche se pensa di esserlo. Questa vita culturale non si accorge della propria dipendenza, di come è costretta entro i limiti degli schemi relativi alle seggiole da occupare.

 

La vita culturale veramente libera si è conquistata, sì, nel mondo una certa posizione indipendente dalla vita economica e da quella statale. Ma che genere di posizione? In parte ve l’ho già descritta: questa vita culturale che ha conservato la propria libertà ha perso il contatto con la vita reale, assumendo un carattere astratto.

 

Oggi basta osservare che cosa c’è nelle concezioni estetiche, religiose, perfino in quelle a orientamento scientifico della vita culturale libera, per vedere che vengono dette tante cose, ma quel che viene detto è solo più o meno una bella predica per gli uomini. Questa vita culturale parla alla ragione e al sentimento, gioca un ruolo nell’interiorità dell’uomo, gli colma l’anima con una sensazione di piacere e di soddisfazione, ma non ha la forza necessaria per intervenire sul serio nella vita esteriore.

 

Per questo nei confronti di questa vita culturale è sorto da parte socialista quello scetticismo che ho già descritto e che dice: “Mai un’idea sociale, per quanto benintenzionata, sarà in grado di trasformare la vita sociale se nasce unicamente dalla mente. Per la trasformazione della società occorrono forze reali”. E questa vita culturale avulsa dalla vita non viene per nulla annoverata fra le forze reali.

 

Vi ho già detto quale divario esiste al giorno d’oggi fra ciò che il commerciante, il funzionario statale o l’industriale vive come proprie convinzioni religiose o anche scientifiche da una parte, e le leggi che applica nella vita economica, nella sua posizione esteriore, nell’amministrazione di questioni pubbliche dall’altra.

 

È una vita vissuta su due binari paralleli: da un lato determinate leggi, create in tutto e per tutto dalla vita economica e da quella statale, dall’altro un residuo di libertà nella vita culturale, che però è condannata all’impotenza nei confronti delle faccende reali della vita.

 

Da una parte va detto che già da secoli si è staccata una vita culturale libera unilaterale che però, visto che non la si voleva riconoscere nell’organizzazione della vita pubblica, è diventata astratta, senza aggancio con la vita reale. Ma oggi, dato che c’è bisogno dell’influsso della mente sulla vita sociale esteriore, questa vita culturale chiede che le sia restituito il proprio potere, la propria forza. Questa è la situazione nella quale ci troviamo oggi.

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8 marzo 2012 4 08 /03 /marzo /2012 11:57

Canzone adatta alla Festa della Gonna

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8 marzo 2012 4 08 /03 /marzo /2012 11:30

cervello-trino.jpg[da R. Steiner, "Relazioni fra scuole, Stato, e soldi”, 5ª conf. di Zurigo del 29/10/1919; Titolo originale: "L’interazione fra vita culturale, giuridica ed economica nell’organismo sociale " - A cura di Nereo Villa]

 

Cari ascoltatori!

Nella seconda conferenza ho già detto che un’organizzazione della vita culturale, giuridica ed economica come quella che ho cercato di descrivere nelle tre conferenze precedenti sia realizzabile solo se quello che finora è stato concepito come uno stato rigorosamente unitario verrà triarticolato, se si trasformerà in un organismo sociale triarticolato.

 

Ciò significa che tutto quello che si riferisce a rapporti giuridici, politici o statali [ovvero, tutto quanto si riferisce allo "Stato-come-dovrebbe-essere" - nota del curatore] dovrà essere amministrato in un

parlamento democratico, mentre tutto quello che concerne la vita culturale sarà separato da questa organizzazione politica o giuridica, così che questa vita culturale venga amministrata autonomamente; e dall’altro lato anche la vita economica dovrà staccarsi da quella politica per venir amministrata in base alle proprie condizioni di vita, sulla base della competenza e della specializzazione.

 

A questo punto mi si obietta sempre che una simile articolazione dell’organismo sociale contraddice alla necessità di dare una forma unitaria alla vita sociale, dato che ogni singola istituzione, ogni singola cosa che l’uomo può realizzare all’interno dell’organismo sociale deve tendere a formare un’unità. E si dice che una tale unità verrebbe spezzata se si cercasse di dividere l’organismo sociale in tre parti.

 

Cari ascoltatori, una simile obiezione è del tutto comprensibile se si tiene conto delle abitudini mentali del presente, ma, come vedremo oggi, non è affatto giustificata.

 

Viene sollevata spontaneamente perché basta guardare la vita economica stessa per vedere come in essa confluisca fin nei minimi dettagli a formare un’unità tutto ciò che è culturale, giuridico ed economico. Già rispetto a questo ci si può chiedere: com’è possibile che una separazione, un’articolazione porti a qualcosa di positivo?

 

Prendiamo in considerazione il VALORE DI UNA MERCE [il maiuscolo è mio - ndc], e vedremo che il valore dei beni, delle merci, mostra già di per sé una triplicità, ma che però nel momento in cui il bene viene prodotto, messo in circolazione e consumato, si manifesta nell’organismo sociale come unità, legata all’unità della merce nel modo seguente.

 

Da che cosa è determinato il valore di una merce tramite la quale l’uomo può soddisfare i propri bisogni? In primo luogo l’uomo deve avere a livello soggettivo un qualche bisogno di questo bene. Ma, cari ascoltatori, vediamo da che cosa viene determinato un tale bisogno. Ovviamente dipenderà in prima linea dal carattere fisico dell’uomo, che determina il valore dei vari beni materiali.

 

Ma gli stessi beni materiali vengono valorizzati diversamente a seconda del tipo di educazione ricevuta o dalle esigenze che ognuno ha. E anche quando si tratta di beni intellettuali, che spesso non possono essere separati dalla sfera di quelli fisici, vediamo che l’indole dell’uomo condiziona nel suo insieme il suo modo di valutare un bene qualsiasi, determina quale lavoro è disposto a compiere per un certo bene, quanto è disposto a pagare in termini di proprie prestazioni per un tale bene. Vediamo che ANCHE L’ELEMENTO CULTURALE CHE VIVE NELL’UOMO È DETERMINANTE PER IL VALORE CHE EGLI DA’ A UN BENE O AD UNA MERCE.

 

Dall’altra parte vediamo che, quando vengono scambiate fra due uomini, le merci sono vincolate da rapporti di proprietà, vale a dire da fattori giuridici. QUANDO UN UOMO VUOLE ACQUISTARE UN BENE DA UN ALTRO SI IMBATTE NEI DIRITTI CHE L’ALTRO FA VALERE IN QUALCHE MODO SU QUEL BENE, COSÌ CHE LA VITA ECONOMICA, LE TRANSAZIONI ECONOMICHE SONO COMPLETAMENTE PERVASE DA RAPPORTI GIURIDICI.

 

E in terzo luogo una merce ha anche un valore oggettivo, non solo quello che gli attribuiamo noi per via dei nostri bisogni e della loro valutazione soggettiva che viene poi trasmessa al bene. UN BENE HA ANCHE UN VALORE OGGETTIVO NELLA MISURA IN CUI È QUALCOSA CHE SI PUÒ CONSERVARE A LUNGO O MENO, CHE È DUREVOLE O MENO, A SECONDA CHE LA SUA NATURA LO RENDA PIÙ O MENO UTILIZZABILE, A SECONDA CHE SIA PIÙ O MENO DIFFUSO O RARO. Tutto ciò comporta un valore

economico oggettivo, per la cui determinazione è necessaria una competenza oggettiva e per la cui produzione occorre un’oggettiva specializzazione.

 

Ma queste tre estimazioni di valore costituiscono un’unità nella merce stessa. Si può quindi chiedere a ragione: come è possibile separare quello che si unifica nel bene in tre settori amministrativi diversi che si riferiscono allo stesso bene, che devono avere qualcosa a che fare con il suo circolare?

 

Cari ascoltatori, prima di tutto riguardo al concetto in quanto tale si tratta di vedere che nella vita possono fondersi delle cose che vengono amministrate dalle istanze più disparate. PERCHÉ, da una parte, LA VALUTAZIONE SOGGETTIVA CHE L’UOMO DA’ AI BENI NON DOVREBBE ESSERE DETERMINATA DALLA SUA EDUCAZIONE, CHE GODE DI UNA PROPRIA AMMINISTRAZIONE AUTONOMA? E PER QUALE MOTIVO I RAPPORTI GIURIDICI NON DOVREBBERO ESSERE INTRODOTTI DA TUTT’ALTRA PARTE NELLA VITA ECONOMICA? E PERCHÉ A TUTTO CIÒ NON DOVREBBE AGGIUNGERSI IL FATTO CHE NELL’OGGETTO SI FONDONO A FORMARE UN’UNITÀ ANCHE LA COMPETENZA E LA SPECIALIZZAZIONE CHE DETERMINANO IL VALORE OGGETTIVO DI QUEL BENE?

 

Questo però vale solo in linea ideale, non ha un valore particolare. Occorre perciò motivare più a fondo ciò che si propone la triarticolazione dell’organismo sociale.

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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