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2 marzo 2012 5 02 /03 /marzo /2012 13:21

[da R. Steiner, "La scuola NON di Stato”, 4ª conf. di Zurigo del 28/10/1919; Titolo originale: "La vita culturale: arte, scienza e religione. L'educazione come arte sociale" - A cura di Nereo Villa]

 

Questa SCIENZA DELLO SPIRITO [il maiuscolo è mio - nota del curatore], cari ascoltatori, parte da presupposti completamente diversi da quelli della scienza odierna corrente. La scienza dello spirito riconosce pienamente i metodi scientifici, nonché i trionfi delle attuali scienze naturali. Ma siccome ritiene di capire la ricerca scientifica meglio degli studiosi della natura, per la conoscenza dello spirito e dell'anima sa di dover intraprendere strade diverse da quelle che al giorno d'oggi vengono considerate da vasti ambienti come le uniche giuste.

 

Dato che ogni ricerca che ha per oggetto l'anima e lo spirito viene accolta con pregiudizi così radicati, si diffondono le idee più errate e i fraintendimenti più insidiosi sulle intenzioni del movimento scientifico-spirituale. Che tale movimento non ha false e tantomeno oscure intenzioni mistiche lo si potrebbe desumere chiaramente da ciò che ho cercato di fare già all'inizio degli anni '90 [1890 - ndc] per dar l'avvio a quel movimento scientifico-spirituale di cui vi sto parlando ora e del quale l'edificio di Dornach è il rappresentante.

 

All'inizio degli anni '90 ho riassunto nella mia FILOSOFIA DELLA LIBERTÀ ciò che allora ritenevo indispensabile per la conoscenza sociale del presente.

 

Chi legga questa FILOSOFIA DELLA LIBERTÀ non potrà accusare di falsa mistica la scienza dello spirito qui presentata. Potrà invece riconoscere il grande divario che c'è fra la visione della libertà umana contenuta in quel libro e ciò che oggi si trova nella nostra civiltà moderna come impulso, come idea di libertà.

 

Come esempio di quest'ultima desidero citare il concetto di libertà di Woodrow Wilson - un concetto singolare, ma assolutamente tipico della cultura, della civiltà della nostra epoca [purtroppo questo concetto di libertà è ancora quello che predomina nelle teste molto bacate di oggi, che vorrebbero fare dell’uomo una polpetta, o una specie di frullato misto molto flessibile agli ordini dei banchieri (come Monti, ad es.), tutt’al più un libertario… normato perfino in ciò che deve pensare (cfr., ad es., l’art. “Anarco-capitalismo oltre la fede”; in realtà oggi siamo caduti in un misticismo della politica e dell’economia, che da decenni cerco di smascherare nel web; cfr. ad es., il video “Nereo Villa - IL PIL-ASTRO DELLA TRUFFA” - ndc].  

  

 

La richiesta di libertà di questo Woodrow Wilson per la vita politica attuale nasce in lui dal profondo. Ma qual è il suo concetto di libertà? Si arriva a capire cosa intende per libertà leggendo nei suoi scritti parole come queste: una nave, dice, si muove liberamente se si adegua a tutte le forze che risultano dalla direzione del vento, dalle onde del mare e così via, se nella sua costruzione è perfettamente conforme all'ambiente, così che le forze provenienti dal vento e dalle onde non possano mai costituire un ostacolo alla sua navigazione.

 

Così anche l'essere umano potrà "veleggiare liberamente" lungo il corso della vita se si adegua alle forze che incontra, così che non ci siano ostacoli. Woodrow Wilson paragona la libera esistenza dell'uomo anche alla componente di una macchina, sostiene infatti: di un qualsiasi pezzo montato in una macchina si dice che si muove liberamente se non urta in nessun punto, se il resto della macchina è costruito in modo che quella parte vi si possa muovere senza alcun intoppo.

 

Ho solo una cosa da dire in proposito, cari ascoltatori: che si può parlare di libertà per l'uomo solo se la si vede come l'esatto opposto di un simile adattamento all'ambiente; che non si può parlare di libertà dell'uomo se le sue manifestazioni sono solo come quelle di una nave in mare, che si adegua nel miglior modo possibile alle forze del vento e delle onde, ma che se ne può parlare solo se lo si paragona a una nave che fosse capace di andare contro il vento e le onde, di fermarsi nonostante il loro inveire, senza curarsi delle forze per cui è conformata.

 

Voglio dire che una simile concezione della libertà ha alla base la visione meccanicistica del mondo, che attualmente viene ritenuta l'unica possibile e che è sorta dall'intellettualismo degli ultimi tempi. Nella mia Filosofi a della libertà ho dovuto oppormi nel modo più risoluto a questo modo di pensare.

 

So molto bene - permettetemi un'altra considerazione personale - che questo libro presenta per così dire le caratteristiche tipiche del suo cantiere di fabbricazione. Prende le mosse dalla filosofia europea e ha dovuto confrontarsi con i concetti ricorrenti all'interno di tale concezione del mondo, ragion per cui ad alcuni può apparire accademico, benché nelle sue intenzioni non lo sia affatto. L'intento di questo libro è che quanto in esso viene indicato come impulso interiore debba diventare una componente della vita pratica, che quanto è in grado di riversarsi nella volontà umana grazie alle idee lì sviluppate possa anche far ingresso nell'immediata vita sociale dell'uomo.

 

Ma per questo ho dovuto porre la domanda sulla libertà umana in modo completamente diverso dal solito. Ovunque vi voltiate, per secoli e secoli di evoluzione dell'umanità la domanda sulla libertà della volontà dell'uomo è stata posta in questi termini: questo essere umano è libero o non è libero?

 

Ho dovuto mostrare come la domanda posta in questo modo sia sbagliata, come sia necessario porla su una base del tutto nuova. Se infatti prendiamo quello che l'uomo, per via della moderna concezione scientifica del mondo e anche della moderna coscienza umana, considera come il proprio essere, del quale conosce però solo il lato fisico naturale, quello, cari ascoltatori, non potrà mai essere un essere libero. Quello deve agire in base ad una necessità di natura.

 

Se l'uomo fosse soltanto quello che la scienza moderna vede in lui, allora la sua "libertà" sarebbe proprio quella descritta da Woodrow Wilson. Ma quella non sarebbe una libertà, bensì solo quello che per ogni singola azione possiamo definire un effetto deterministico in base a cause naturali. Ma questa moderna coscienza umana non si è data eccessivamente pensiero per l'altro elemento, dove davvero nell'essere umano ha inizio la domanda sulla libertà.

 

Questa moderna coscienza umana parla solo di quello che sta alla base dell'uomo come elemento naturale, come essenza unicamente dipendente dalla causalità di natura. Ma colui che scende più a fondo nella natura umana deve dirsi: nel corso della propria esistenza l'uomo può diventare più di quel che è in base a ciò che la natura gli ha dato.

 

Si capisce che cos'è l'uomo solo nell'istante in cui si ha questo obiettivo, quando ci si dice: una componente dell'uomo è quello che ha avuto per nascita, ciò che è ereditario in lui, ma tutt'altra cosa è quello che l'uomo può sviluppare in sé liberamente, quello a cui non è indotto per via della sua fisicità, ma che può diventare solo ridestando un secondo essere che era prima sopito in lui.

 

Stando così le cose, non ho chiesto se l'uomo è libero o no, ma ho posto la domanda in questi altri termini: può l'uomo, grazie alla sua evoluzione interiore, diventare un essere libero o no?

 

E può sì diventare un essere libero, se solo sviluppa quello che altrimenti resta assopito dentro di lui, quello che può essere ridestato e diventare libero. Cioè, la libertà non appartiene all'uomo per natura, ma nell'uomo è libero ciò che lui stesso può e deve risvegliare in sé oltre il dato di natura.  

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2 marzo 2012 5 02 /03 /marzo /2012 13:17

Le tasse sono necessarie solo se risolvono i problemi della gente. In ogni altro caso sono parte della truffa ai danni della gente. Il pilastro della truffa è misticismo economicistico, fatto credere ai gonzi, a loro volta predicatori di statalismo truffaldino...

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1 marzo 2012 4 01 /03 /marzo /2012 17:42

Ripubblico pertanto il video sulla piattaforma Tiscali. Un grazie a Lvkaz, e a Marbisca, che mi hanno avvisato!  

L'avulsometro, ovvero: la guerra come elemento misuratore dell'avulso tassatore, secondo il "Divide et impera" dell'antico "Signore".
1ª citaz.:
http://lvkaz.forumfree.it/?t=60432534
2ª citaz.: http://0z.fr/iiU1e

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1 marzo 2012 4 01 /03 /marzo /2012 17:10

porcona-bufala.gif[da R. Steiner, "La scuola NON di Stato”, 4ª conf. di Zurigo del 28/10/1919; Titolo originale: "La vita culturale: arte, scienza e religione. L'educazione come arte sociale" - A cura di Nereo Villa]

 

E per quanto riguarda la vita religiosa: con quale diffidenza e con quale critica sprezzante viene accolto dalle comunità religiose ogni tentativo intrapreso in ambito scientifico-spirituale di fare ingresso nella realtà dello spirito, come quello di cui si parla qui! Per quale motivo?

 

Oggi la gente non si rende affatto conto del vero motivo. Dai nostri centri ufficiali, da una scienza che si vuole attenere unicamente al mondo sensibile esteriore, apprendiamo come si debba giustificare in maniera apparentemente oggettiva il fatto che solo così è possibile che sorga una scienza autentica e rigorosa. Per chi conosce l'evoluzione storica dell'umanità le cose non stanno affatto in questo modo.

 

Per chi conosce l'evoluzione storica dell'umanità le cose stanno altrimenti: nel corso dell'era moderna - in effetti SEMPRE PIÙ A PARTIRE DAGLI ULTIMI SECOLI - LE COMUNITÀ RELIGIOSE HANNO RECLAMATO IL MONOPOLIO IN CAMPO DI ANIMA E SPIRITO, CONFERENDO VALIDITÀ SOLTANTO A QUELLE OPINIONI A CUI L'UMANITÀ POTEVA CREDERE PERCHÉ AUTORIZZATA DA LORO [il maiuscolo è mio - nota del curatore].

 

E sotto l'influsso di queste pretese monopolistiche, gli scienziati hanno tralasciato di occuparsi d'altro che non di realtà sensibili esteriori, e al massimo hanno cercato di penetrare nell'ambito spirituale con alcuni concetti astratti. Credono di farlo per amore dell'oggettività della scienza, e non sospettano minimamente di farlo sotto l'effetto del MONOPOLIO DELLA CONOSCENZA circa l'anima e lo spirito da parte delle confessioni religiose.

 

Quello che per secoli è stato loro proibito, oggi viene dichiarato dagli scienziati come una necessità oggettiva per la loro esattezza, per la loro obiettività. Così si spiega che, non avendo le comunità religiose sviluppato ulteriormente la comprensione del mondo animico e spirituale, ma essendosi limitate a conservare delle vecchie tradizioni, nella ricerca di nuove vie verso l'anima e lo spirito per mezzo di nuovi modi di pensare si veda un elemento ostile alla religione, mentre questo modo di ricerca e queste nuove vie dovrebbero essere considerati i suoi migliori amici.

 

Dovremo parlare in primo piano di queste tre sfere - arte, scienza e religione -, poiché la scienza dello spirito a orientamento antroposofico si prefigge come suo compito una rifondazione di questi tre campi. Per spiegarvelo, devo spendere qualche parola sulla vera natura di questa scienza dello spirito.  

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1 marzo 2012 4 01 /03 /marzo /2012 16:57

[da R. Steiner, "La scuola NON di Stato”, 4ª conf. di Zurigo del 28/10/1919; Titolo originale: "La vita culturale: arte, scienza e religione. L'educazione come arte sociale" - A cura di Nereo Villa]

 

Non abbiamo visto come la scienza ha rinunciato sempre più a essere portatrice di qualcosa che sta alla base della vita sensibile esteriore? Non c'è da meravigliarsi che l'arte non riesca a trovare la via d'uscita dall'esistenza materiale, se la scienza stessa ha perso di vista la strada. Passo dopo

passo, la scienza si è ridotta a registrare le realtà sensibili o al massimo a catalogarle in leggi naturali.

 

Nell'attività scientifica degli ultimi tempi è andato diffondendosi un sempre più deciso intellettualismo; e gli scienziati hanno il terrore di non riuscire ad abbandonarsi interamente a questo intellettualismo nelle loro ricerche, di

introdurre nella scienza anche solo un po' di immaginativa, un po' di intuizione artistica.

 

Provate un po' a leggere o ad ascoltare qualcosa di quegli scienziati che al giorno d'oggi si esprimono in questa direzione: vi accorgerete della grande paura che hanno che nella scienza possa fare il proprio ingresso qualcosa di diverso dall'arido e prosaico intelletto fondato sull'indagine sensoriale. Questi personaggi SOSTENGONO CHE IN TUTTE LE ATTIVITÀ CHE NON SI ATTENGONO AI MERI CONCETTI L'UOMO NON SIA SUFFICIENTEMENTE DISTACCATO DALLA REALTÀ PER POTERLA VALUTARE NEL MODO GIUSTO [il maiuscolo è mio - nota del curatore].

 

COSÌ IL RICERCATORE, LO SCIENZIATO DEL GIORNO D'OGGI, TENDE AD IMPRONTARE LA PROPRIA ATTIVITÀ SOLO ALL'INTELLETTUALISMO, PERCHÉ SOLO COSÌ CREDE DI ESSERE ABBASTANZA DISTANTE DALLA REALTÀ PER POTERLA GIUDICARE OBIETTIVAMENTE, COME DICE LUI [salvo poi accettare come scienza i dettami dell’economicismo di Stato; si veda per esempio l’idea di PIL, tutt’altro che scientifica, nell’articolo che segue; oggi, 2012, le cose sono degenerate al punto che proprio nell'economia vige un fideismo talmente incongruente da essere alienazione essenziale! - ndc].

 

050817-nereo_villa-liberta-premio_pil.gif

Ma a questo punto ci si dovrebbe domandare: per mezzo dell'intellettualismo non si tende invece ad allontanarsi dalla realtà al punto da non viverla più?

 

È questo intellettualismo che più di ogni altra cosa ci ha portati a non saper più padroneggiare la realtà con la nostra scienza, come ho già accennato nelle precedenti conferenze e come continuerò ad illustrarvi oggi.

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1 marzo 2012 4 01 /03 /marzo /2012 09:36

L'avulsometro

ovvero:

La guerra come elemento misuratore

dell'avulso tassatore

secondo il "Divide et impera"

dell'antico "Signore".

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28 febbraio 2012 2 28 /02 /febbraio /2012 11:00

l'angelo[da R. Steiner, "La scuola NON di Stato”, 4ª conf. di Zurigo del 28/10/1919; Titolo originale: "La vita culturale: arte, scienza e religione. L'educazione come arte sociale" - A cura di Nereo Villa].

 

Prendiamo per esempio in considerazione ciò che negli ultimi tempi è andato formandosi come ARTE [il maiuscolo è mio - nota del curatore].

 

So molto bene, cari ascoltatori, che quanto sto per dire come breve caratterizzazione di quella che è andata formandosi come arte, scandalizzerà molti di voi. Molti potranno vedere la cosa come se con essa si documentasse la totale mancanza di comprensione nei confronti delle correnti dell'arte più recente.

 

A prescindere da singoli tentativi - peraltro molto lodevoli - fatti negli ultimi anni, la caratteristica principale della recente evoluzione artistica è quella di non aver più avuto un vero impulso interiore che consente di presentare all'umanità qualcosa che l'uomo percepisce come un suo bisogno diretto.

 

È invece sorta sempre più l'opinione che davanti a un'opera d'arte ci si debba chiedere in che misura viva in essa lo spirito, il senso della realtà esteriore, in che misura la natura esteriore o la vita esteriore umana venga riprodotta fedelmente dall'arte. E basta semplicemente chiedersi: che significato ha un'opinione del genere di fronte a un dipinto o a un'opera d'arte di Raffaello o di Leonardo?

 

In questi due artisti, non vediamo che l'elemento determinante NON è il rapporto con l'immediata realtà esteriore, ma che si tratta invece di creazioni a partire da qualcosa di estraneo alla realtà esteriore? Quali mondi ci si illuminano quando ci troviamo di fronte al Cenacolo di Leonardo, quell'affresco a Milano che non si riesce più a vedere molto bene, o a un dipinto di Raffaello!

 

Non è in fondo irrilevante stabilire in che misura questi artisti abbiano colto questa o quella legge dell'esistenza naturale? L'importante non è forse che ci raccontano qualcosa di un mondo che non possiamo vedere con gli occhi fisici, che non possiamo percepire con i sensi esteriori? E invece l'unico criterio di valutazione di un'opera d'arte o di un prodotto artistico è che l'uomo moderno si chiede se la cosa è vera, e con "vera" intende qualcosa di naturalistico nel senso consueto.

 

Chiediamoci, per quanto oggi sembri ingenuo anche a certe correnti artistiche: nella vita, anche in quella sociale, che cos'è un'arte che non vuol altro che riprodurre un lembo di realtà esteriore?

 

Cari ascoltatori, nella stessa epoca in cui sono nati il capitalismo e la tecnica moderni, si è sviluppato in ambito specificamente artistico IL PAESAGGIO.

 

Ovviamente conosco anch'io la giustificazione pittorica del paesaggio, ma anche l'altra domanda è pienamente giustificata: di fronte ad un paesaggio perfetto fin che si vuole dal punto di vista artistico, esso è mai in grado di raggiungere quello che si presenta ai miei occhi quando sono sul pendio di una collina e ho davanti a me il paesaggio naturale?

 

Proprio la nascita del "paesaggio" testimonia in che misura l'arte, ormai incapace di creare a partire da qualcosa di spirituale, di sovrasensibile, si sia rifugiata nella mera imitazione della natura, con la quale non può in nessun modo concorrere. Che cosa diviene di un'arte che vive solo di tali impulsi?

 

Un'arte siffatta, cari ascoltatori, non è qualcosa che spunta dalla vita come un fiore dal terreno, ma qualcosa che si colloca accanto alla vita come un lusso, come qualcosa che può essere apprezzato solo da chi non è completamente immerso nella vita con le sue preoccupazioni personali esistenziali.

 

Non è comprensibile che gli uomini occupati dalla mattina alla sera in questioni di pura e semplice sopravvivenza - che non hanno neppure accesso ad una cultura che li porti alla comprensione di quest'arte, cultura che dev'essere essa stessa qualcosa di artistico - sentano che un abisso li divide da quest'arte?

 

E anche se oggi non si osa dirlo, poiché lo si ritiene piccolo borghese, nella vita sociale si delinea il fatto che ampie cerchie considerano inconsciamente quest'arte come un lusso della vita, come qualcosa che non appartiene a tutti, e che la vera arte invece deve far parte di ogni esistenza dignitosa, poiché è solo attraverso di essa che un'esistenza dignitosa diventa piena di contenuto.

 

In un certo senso l'arte naturalistica sarà sempre un lusso, fatto solo per coloro che hanno la possibilità di vivere senza preoccupazioni legate alla sopravvivenza e di ricevere una formazione artefatta che li fa godere di quel tipo di arte.

 

Me ne sono ben accorto, cari ascoltatori, facendo per anni l'insegnante in una scuola di formazione per operai, dove ho avuto occasione di parlare direttamente agli animi del popolo in modo da farmi capire, rispetto a tutto ciò che certi che si definiscono "guide del popolo" inculcano come teoria socialista per la rovina del popolo - perdonatemi questa osservazione personale. Mi sono accorto cosa significhi presentare agli animi semplici questa o quella scienza usando un linguaggio universalmente umano.

 

E da un certo desiderio di conoscere i prodotti dell'arte moderna nacque nei miei allievi anche la richiesta di essere guidati da me nei musei la domenica.

 

E cosa succedeva? Naturalmente si poteva spiegare alle persone ciò che dovevano capire, dal momento che avevano il desiderio sincero di essere istruite. Ma si vedeva chiaramente che la cosa non aveva sugli animi lo stesso effetto di quanto proviene dall'umano a tutti comune quando viene comunicato agli animi semplici. Cari ascoltatori, il raccontare alla gente quello che nel recente naturalismo si è presentato come un'arte di lusso lontana dalla vita reale veniva vissuto come una MENZOGNA CULTURALE.

 

E non vediamo come dall'altra parte l'arte abbia perso il rapporto con la vita?

 

Anche lì negli ultimi decenni sono stati fatti tentativi molto lodevoli, ma assolutamente futili. Nel campo dell'artigianato artistico sono emerse delle aspirazioni che hanno visto come il nostro ambiente quotidiano abbia perso qualsiasi tipo di fisionomia artistica. L'arte ha fatto apparentemente dei progressi, ma tutte le case da cui siamo circondati, gli oggetti di uso comune in cui ci imbattiamo ogni giorno sono diventati quanto mai disadorni, privi d'arte [Oggi, 2012, esistono tuttavia anche tentativi reali di creazioni artistiche (cfr., ad es., “Castellarquatocreazioni”), anche se la gente, abituata all’arte astratta e deforme, che non è altro che la conseguenza di un pensare astrattizzato e deforme rispetto alla realtà, non è più in grado di apprezzarle - ndc].

 

Poiché l'arte stessa si è separata dalla vita pratica, quest'ultima non ha potuto essere elevata ad una configurazione artistica. Un'arte che vuole solo imitare la realtà stessa non avrà nessuna possibilità di dare ai tavoli, alle sedie e agli altri oggetti d'uso comune una forma tale per cui, vedendoli, si possa avere la sensazione di qualcosa di artistico - poiché questi oggetti devono trascendere la natura, allo stesso modo in cui la vita umana stessa va oltre quella naturale.

 

Se l'arte vuole semplicemente imitare, non può che vacillare posta di fronte alla rappresentazione della vita pratica, che diventa allora prosaica, banale, arida. Non saprà darle una forma tale per cui l'elemento artistico ci circondi in modo immediato nel quotidiano.

 

Cari ascoltatori, si potrebbe continuare a descrivere questa situazione, ma io voglio solo indicare la direzione presa dalla nostra evoluzione culturale. E anche in altri campi della civiltà moderna ci siamo mossi in maniera analoga.

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28 febbraio 2012 2 28 /02 /febbraio /2012 09:05

[da R. Steiner, "La scuola NON di Stato”, 4ª conf. di Zurigo del 28/10/1919; Titolo originale: "La vita culturale: arte, scienza e religione. L'educazione come arte sociale" - A cura di Nereo Villa].

 

Il-Goetheanum-di-Dornach--Arlesheim-.jpg

 

Cari ascoltatori! Se osserviamo la storia degli ultimi anni [siamo nel 1919, un anno dopo la prima guerra mondiale - nota del curatore] e ci chiediamo come si presentino al suo interno le questioni e le rivendicazioni di natura sociale sollevate da oltre mezzo secolo, non potremo che ottenere la seguente risposta.

 

In vaste aree del mondo civile, vari personaggi che si sono dedicati per decenni all'osservazione delle questioni sociali avevano la possibilità di lavorare positivamente ad una fondazione, ad una riorganizzazione della società. E un fenomeno straordinariamente tipico è appunto questo: tutte le teorie e le opinioni sorte da parte socialista da oltre mezzo secolo si sono rivelate impotenti per quanto riguarda un lavoro costruttivo, una riorganizzazione in senso positivo delle condizioni attuali.

 

Cari ascoltatori! Negli ultimi anni abbiamo assistito a molti fallimenti e a poche realtà costruttive - chi vede a fondo le cose direbbe addirittura a nessuna. NON DEVE FORSE L'ANIMO UMANO CHIEDERSI QUALE SIA LA VERA CAUSA DELL'IMPOTENZA DELLE PROPOSTE AVANZATE RISPETTO AL LAVORO POSITIVO [il maiuscolo è mio - ndc]?  

 

Mi sono permesso di dare una breve risposta a questa domanda, risposta a cui vorrei oggi fare un accenno. È successo nel momento immediatamente precedente alla grande catastrofe della guerra mondiale nella primavera del 1914, in un breve ciclo di conferenze che ho tenuto a Vienna davanti a un ristretto numero di persone - all'epoca una cerchia più grande mi avrebbe probabilmente deriso per le mie affermazioni.

 

Quella volta, rispetto a tutti i pronostici sul futuro prossimo fatti dai cosiddetti pragmatici, mi sono permesso di dire che nelle nostre condizioni sociali in tutto il mondo civile c'è qualcosa che agli occhi dell'osservatore attento della vita interiore dell'umanità appare come un'ulcera sociale, come una malattia sociale, una specie di FORMAZIONE CANCEROSA che in breve tempo dovrà esplodere in maniera terribile in tutto il mondo civile.

 

Quelli che all'epoca parlavano della "distensione politica" e di cose simili - erano statisti pragmatici, esperti in materia! - l'hanno considerato il pessimismo di un idealista. Invece, cari ascoltatori, quelle parole scaturivano da una convinzione che ci si può formare osservando in modo scientifico-spirituale l'evoluzione umana, prendendo le mosse dal tipo di osservazione scientifico-spirituale che voglio descrivervi questa sera.

 

A questa osservazione scientifico-spirituale è dedicato il cosiddetto EDIFICIO DI DORNACH, IL GOETHEANUM, situato qui in Svizzera, in un angolo nord-occidentale della Svizzera. Questa costruzione vuole rappresentare a livello esteriore il movimento scientifico-spirituale di cui vi sto parlando. Oggi potete sentire e leggere varie cose a proposito di ciò a cui si aspira con l'edificio di Dornach, a proposito del movimento che questo edificio rappresenta.

 

E nella maggior parte dei casi potete dire che è vero il contrario delle chiacchiere che si fanno oggi in proposito. In questo movimento, simboleggiato dall'edificio di Dornach, si va a cercare ogni genere di mistero, di finta mistica priva di senso, di sciocchezze. È fuori discussione che su questa corrente della vita culturale ancor oggi regnano malintesi su malintesi.

 

Il-Goetheanum-di-Dornach--Arlesheim---interno-.jpg

 

In realtà si tratta del fatto che con questa corrente culturale si aspira in modo cosciente a un rinnovamento di tutta la nostra vita civile quale si è sviluppata nel corso della storia nella sua arte, nella religione, nella scienza, nell'educazione e via di seguito. Per chi si rende conto della situazione è necessario un rinnovamento, un rinnovamento a partire dalle fondamenta.

 

E questa corrente culturale della scienza dello spirito porta alla convinzione a cui ho già accennato nelle conferenze precedenti. Porta alla convinzione che oggi, per quanto riguarda il movimento sociale, non basta pensare all'uno o all'altro provvedimento singolo, sporadico, ma che ciò che viene richiesto dal più profondo dell'evoluzione dell'umanità sia una trasformazione della mentalità, del modo di pensare, della più intima disposizione d'animo dell'umanità stessa.

 

La scienza dello spirito di cui qui si parla tende ad una trasformazione di questo tipo. E non può che pensare che, dal momento che le opinioni sociali di cui ho appena parlato, in quanto sorte da modi di pensare antiquati, non più adeguati all'evoluzione dell'umanità e alla vita attuali, hanno fatto cilecca nel loro mettersi a ricostruire, a riorganizzare la società.

 

Quello di cui abbiamo bisogno è un tipo di pensiero che capisce veramente le cose. Che cosa vogliono in realtà i desideri e le aspettative dell'umanità odierna, desideri e aspettative inconsci, non ancora affiorati al pensiero conscio? Che cosa vogliono soprattutto per quanto riguarda l'arte, la scienza, la religione e l'istruzione pubblica?

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27 febbraio 2012 1 27 /02 /febbraio /2012 16:22

 

Mi accorgo che "Il nervo del cretino" e "Il cuore del cretino" sono... "antichi"! E che già scrissi nel 2006 una pagina similare sul nervo del cretino ed una sul cuore del cretino, che non sono simili nella forma ma sono simili nella sostanza! 

 

Ringrazio chi me lo ha fatto simpaticamente notare dicendomi che io da sempre odio i cretini. Certamente è vero, ma non in quanto malati. Solamente in quanto mi impongono quello che devo o non devo fare, basandosi su quello che devo o non devo sapere, e/o su quello che devo o non devo pensare, fino alla negazione dell'io in nome del noi, io veramente non li tollero! Io non sono ancora in grado di tollerare gli intolleranti. Probabilmente non li odio solo perché costoro sono malati, e molto gravi, anche se a piede libero, anzi, libertario... 

 

Trascrivo qui queste pagine "antiche" perché le cose che scrivevo e che scrivo sono importanti. Queste cose del resto sono espresse da quasi un secolo in varie conferenze di Rudolf Steiner! Eppure non sono ancora capite dalla scienza... 

 

Ecco dunque il nervo del cretino... antico:

 

Il nervo del cretino è il sistema nervoso malato in quanto basato su  logica contro l’uomo. Non che la logica sia avversa all’uomo, bensì lo è la serie dei metodi dell’attuale sapere, cultura di Stato, la cui forma logica si attua nella misura in cui rinneghi lo spirito logico a cui attinge. È la logica del cretino. E l’“uomo nuovo” è sempre più cretino.

L’imbecillità infatti domina ovunque, ed è facile trovare docenti universitari di neuroscienze che affermano che i sani di mente si muovono attribuendo il loro movimento al fatto che il cervello ha inviato ai muscoli l’ordine di muoversi” (1).

Da queste radici di primitivismo e ignoranza scientifica rispetto alla funzione dei nervi nel corpo umano, procede il formarsi della metastasi del male sociale.

È uno sbaglio capitale, e coloro che lo commettono prendono le mosse da premesse completamente false. Si crede che se noi possiamo muovere in qualche modo la mano o la gamba, ciò derivi dal fatto che abbiamo nel nostro organismo non solo nervi che dagli organi dei sensi comunicano col cervello e con il midollo spinale portandovi il loro messaggio, ma anche altri nervi, che rispetto ai nervi della sensazione e della percezione si chiamerebbero nervi motori. Quando dunque vedo un oggetto, il messaggio degli organi sensori viene anzitutto condotto al cervello, e si crede, che quando io voglio afferrarlo l’eccitazione qui esercitata scorra attraverso un nervo, che conduce al muscolo, e che soltanto allora risulti lo stimolo al movimento. Ma le cose stanno diversamente. Quello che qui viene chiamato nervo motore esiste effettivamente come formazione fisica, ma non serve a dare l’impulso al movimento - che è di esclusiva competenza dell’io -  ma soltanto a farci percepire il movimento, affinché possiamo controllarlo e dirigerlo. Proprio come il nervo ottico tramite cui percepisco un processo esterno è un nervo sensorio, così pure il nervo del mio muscolo che conduce alla mano è un nervo sensorio per controllare il movimento "feedback" della mia mano. Questa "svista" del pensiero scientifico sui cosiddetti nervi motori è un errore capitale, che ha guastato tutta la fisiologia e la psicologia.

L’io infatti può servirsi del nervo, non viceversa.

Se l’uomo studia una cosa non può essere il suo cervello a studiarla, ma solo il suo io. Il cervello può solo rifletterla come in uno specchio. Ma può studiare un oggetto solamente un soggetto. Se io mi ammalo, posso fare fatica a riflettere e preferisco riposare. In tal modo posso curarmi, e poi riprendere lo studio. Però se chi studia è un oggetto come fa l’oggetto a riprendersi se è un oggetto? Questa cosa sfugge agli scienziati dell'"uomo macchina", del "cuore pompa", e dei "nervi motori". Costoro non avvertono il paradosso che affermano: se il prione della mucca pazza ha invaso il cervello, come fa il cervello a studiare il prione?

La distinzione dei nervi in nervi sensori e nervi motori è un’incongruenza  ed una vera e propria allucinazione scientifica che non è stata chiarita dai neurofisiologi della mutua.

Questi mediconi di Stato, riduzionisti cerebroiatrici, sono cretini che insegnano a diventare cretini attraverso una logica da cretini.

Di fronte a ciò io sono cretino nella misura in cui non avverto più l’esigenza della mia autonomia pensante rispetto ai miti intellettualistici attuali, fingenti, in veste scientifica e logica, valori di cui hanno solo il nome: libertà, fraternità, uguaglianza, ecc.

La cultura di Stato, insegnando dalle elementari alle università che l’uomo è una macchina, produce sostanzialmente il macchinario cartaceo statale delle persone giuridiche, il cui jure è ancora quello del “civis romanus”, poggiante sul fratricidio e sulla rapina: sul fratricidio in quanto la fondazione di Roma inizia con l’assassinio di Remo da parte di suo fratello; e sulla rapina in quanto anche il rapimento di Stato - ratto delle sabine - fu sequestro di persone fisiche, che permise alla nostra “civiltà” di chiamarsi tale.

Socioiatri della "psichiatria democratica", questi dementi, sono gli stessi che fanno poi le guerre al terrorismo, senza curarsi di guarire la malattia mentale che lo genera, e che consiste nella schizofrenia - appunto - di un sistema di imposizione fiscale che, a lato dell'aumento del progresso tecnico, produce progressiva e crescente povertà nelle fasce deboli.

Ma come è potuto avvenire un tale disastro?

È dovuto avvenire, ed avviene, affinché l’uomo si accorga dell’inevitabile e sostanziale danno del materialismo della cultura. È infatti inevitabile che esso si converta sul piano economico in automazione totale del procedimento produttivo e nell’aggruppamento univoco e acefalo dei complessi economici secondo organizzazione meccanica non più mossa da idee, ma da metodologia, tecnologia e psicotecnica, sostituenti in ogni settore l’elemento individuale della responsabilità e della creatività. L’aggruppamento acefalo attua l’irresistibile tendenza a strutturarsi in forma statale o secondo potere statale, per rimpiazzare mediante normazione giuridica l’assenza di virtù intuitiva organatrice e simultaneamente per imporsi come dominio a cui non abbia a sottrarsi nessuno.

La ricerca spasmodica di una reductio ad unam di tutte le cause di disagio, abbassando qualunque espressione di disagio ad alterazione individuale e collettiva, pur essendo riuscita a porre ogni individuo libero come nemico dello Stato, non è riuscita a eliminare quella che “per fortuna” sta divenendo sempre più percepibile a tutti: l’economia mondialmente uccisa.

“La vocazione umana non esiste” - declamavano questi mediconi folli di Stato - “essa è solo una giustificabile questione di interesse materiale, economico, finanziario”. Ed intanto il mondo economico moriva uccidendo i bambini dei poveri: morivano di fame per eccesso di produzione di beni.

La magia nera dei nervi “motori” è in parte responsabile di questa katastrojka, in cui si puoi uccidere tutti senza sensi di colpa, perché è il nervo che preme il grilletto…

Si crede che i “nervi motori” servano alla trasmissione degli impulsi volitivi. Si crede che essi siano come i fili elettrici che fanno muovere il frullatore. Come se l’uomo fosse un elettrodomestico.

Ma il domestico umano è diverso dal frullatore, in quanto è capace di mettersi a servizio di un suo simile, attraverso la propria volontà e, all’occorrenza, liberarsi se si accorge di essere diventato schiavo.

Psichiatria, psicologia, filosofia, e diritto, dimenticando di evolversi, confusero il pensare col volere in atto, e continuarono a creare leggi, credendo di aggiustare il mondo con la carta, cioè con meri ed astratti elementi normativi [aggiunta del 27 febbraio 2012: gli stessi che oggi occupano le menti idiote dei NORMATORI LIBERTARI (cfr., ad es., lo stupido art. "Anarco-capitalismo oltre la fede", che è un vero insulto all'intelligenza umana), contraddizione in termini che il libertario animale non può cogliere].

L’avvento del cretinismo non poteva considerare che se per esempio mediante astratti elementi normativi si volesse intervenire nel rapporto tra le gambe e il loro movimento, con la presunzione di insegnare il camminare, o di dare ad esso un senso, nessuno camminerebbe più, anche scrivendo chilometri di trattati sull’arte del camminare. Ciò per il fatto che le forze mediante cui si cammina sono di un ordine che non patisce intervento intellettuale, o alterazione della sua immediatezza: la quale ha in sé una saggezza che il pensiero dialettico è lungi dal possedere. Perciò le gambe funzionano tanto meglio, quanto maggiore autonomia venga assicurata a quell’immediatezza. Nel caso che un esercizio ginnico si renda necessario, esso non può che fare appello a tale immediatezza. Non potrà mai esservi infatti intervento nel movimento di un processo intellettuale, bensì un uso speciale del movimento, secondo regole tratte dall’esperienza della sua immediatezza, in sé intoccabile. Allo stesso modo lo Stato, per non divenire lo Stato dei cretini, o la repubblica delle banane, non avrebbe dovuto intervenire nella cultura, né nell’economia.

Ma dal sistema nervoso dipende solo la rappresentazione. E la rappresentazione del volere - o l’intenzione a volere - non è volere ma pensare.

Oggi occorre ritrovare il pensare per capire l’agire e sentirlo.

L’agire, in quanto volontà in atto, è energia, “ATP” che si consuma, e  dipende esclusivamente da processi metabolici.

Il sentire dipende invece dai fenomeni ritmici della respirazione e della circolazione del sangue: quando sei in auto e, spaventato da un errore di guida, freni:  senti lo spavento nella “pancia”, e subito impallidisci perché il sangue, che è veicolo dell’io, tende immediatamente - cioè non tramite mediazione cerebrale - a fluire nella zona cardiocircolatoria in cui avverti il pericolo, vale a dire la pancia, l’intestino, il cuore e tutta la zona del petto. Tu sei lì. Mentre quando, per es., non sei spaventato ma sperimenti il sentimento della vergogna, arrossisci, perché il sangue che è veicolo dell’io, vorrebbe andare via da lì, sparire nel cosmo, secondo un moto centrifugo - non centripeto come nel caso dello spavento - anch’esso non mediato dal cervello, ma immediato. Se infatti fosse mediato, non vorresti mostrare agli altri la tua vergogna, e non arrossiresti.

Dunque i nervi “motori” servono non alla trasmissione, ma solo alla percezione dell’atto volitivo.

Se la mia mano da’ un pugno sul tavolo, il responsabile sono io non un mio nervo o il mio cervello. Se il mio dito preme il grilletto sono io a sparare non una mia sinapsi.

Le funzioni nervose, quelle respiratorie-circolatorie, e quelle metaboliche, per quanto strettamente articolate, sono singolarmente indipendenti. E nella misura in cui si comprende - secondo pensiero conforme alla realtà - la realtà di questi tre sistemi autonomi dell’organismo umano, allo stesso modo ci si avvicina alla veggenza del “sabato per l’uomo”, senza la quale non può ovviamente attuarsi una società organica a misura d’uomo.

Senza logica organica, le società anonime, le S.p.A, gli Stati costituzionali di carta, sostituiscono il vivente organismo sociale, il quale è creduto cartaceo a spese delle persone in carne ed ossa, dominate dalle “persone giuridiche”. 

Le persone in carne ed ossa sono terrorizzate dalle “persone giuridiche” in quanto hanno il loro sistema nervoso malato, perché costretto ad adottare logiche antiuomo, ripudiando - fin dalle scuole elementari - il pensare in nome del sentire (“credo solo a ciò che percepisco coi sensi”) o dell’empatia (amo solo ciò che mi è simpatico, o che “mi prende”, ecc.), o della magia (il magistrato è intoccabile), ecc.

Invece solo basandosi sulle sue facoltà di pensiero l’umanità può guarire dal suo cretinismo.

 

Ed ecco il cuore del cretino... antico:

 

Il cuore del cretino è dato dalla cultura di Stato, la quale ha il compito di formare schiavi scientificamente convinti ad essere tali.

Se considero l’essere umano in senso fisico, ho il suo cadavere. Se considero anche il suo animarsi ho qualcosa in più del mero cadavere. Se considero anche il suo animatore ho un insieme triarticolato, costituito da due poli riuniti da un elemento mediano. La sua salute, cioè il suo stato normale, implica l'equilibrio fra questi due poli. Se uno dei due, tende a fare prevalere la sua attività, bisogna far sì che venga ristabilito subito l'equilibrio, compito che dev’essere svolto dal sistema ritmico, il cui principale attore è il cuore.

Il cuore, organo centrale del sistema ritmico e dell'intero essere umano, funziona sia come un organo neurosensoriale - che percepisce ciò che viene dall'alto e ciò che viene dal basso -, sia come uno sbarramento, che orienta e canalizza il flusso sanguigno al fine di armonizzare le due tendenze. Per il calore, per la mobilità, per il suo ruolo nel ricambio, e anche per la facoltà di intensa rigenerazione - un globulo rosso vive soltanto un mese -, il sangue appartiene al polo del metabolismo ed è opposto al sistema neurosensoriale. Il cuore è dunque il punto di incontro tra queste due polarità che esso equilibra e armonizza.

Uno dei grandi limiti al progresso della conoscenza della fisiologia circolatoria è l'idea meccanicistica della cultura di Stato, che assimila il cuore ad una pompa. Con ciò si entra proprio nel cuore del cretinismo, generato da un pregiudizio così fortemente ancorato nelle coscienze che è molto difficile abbandonare.

Fra le sostanze alimentari liquefatte e l'elemento gassoso assorbito dal polmone, vi è un processo di scambio. Questo processo è il risultato di una interazione di forze: gli elementi costitutivi di questo processo di scambio si incontrano e si accumulano nel cuore prima di questa interazione. Il cuore appare come una diga, avente da una parte le attività inferiori dell'organismo - l'assorbimento e la trasformazione degli alimenti - e, dall'altra parte, le attività superiori, in cui la respirazione occupa il posto meno elevato.

Uno sbarramento dunque è interposto, come una diga.

L'attività del cuore è infatti il risultato del gioco di forze fra corrente alimentare ed aria.

Tutto ciò che si manifesta nel cuore, e tutto ciò che io vi posso osservare, non posso considerarlo se non come conseguenza di tale gioco di forze.

Posso allora dire che il cuore è un organo di equilibrio, non una pompa.

Infatti, se il cuore fosse una pompa, deviando la circolazione fuori del cuore, dovrei constatare una diminuzione o persino un arresto di essa, invece gli esperimenti dimostrano che avviene proprio il contrario, vale a dire che la circolazione in tal caso aumenta considerevolmente (2).

D'altra parte, gli embriologi sanno perfettamente che l'esistenza della circolazione sanguigna precede l'esistenza del cuore e delle sue pulsazioni. E questo dovrebbe far impallidire (o forse vergognare) Piero Angela: come fa il suo cuore pompa a funzionare, dato che la circolazione sanguigna circola già prima dell'esistenza della sua pompa?

Evidentemente lo scienziato del cuore-pompa, essendo cretino, non si vergogna.

In ogni caso, perfino i sentimenti di paura e di vergogna testimoniano che è il sangue a far battere il cuore, e non il cuore a pompare sangue: il sangue è veicolo dell'io; se mi spavento divento pallido perché il sangue dalla periferia va a darmi una mano nel mio centro di equilibrio. Perciò divento pallido. Se invece mi vergogno, dal centro di me stesso vorrei fuggire via, oltre me stesso, fuori, nel cosmo. Qui il sangue è testimone della mia volontà centrifuga e mi fa arrossire.

In base all’insegnamento che riceviamo dalle elementari fino alle università, l’immagine del cuore pompa è così radicata in noi che concepire il vero appare assurdità. Infatti se dici a un medico che non è il cuore che mette in movimento il sangue, ma che è invece il sangue a mettere in movimento il cuore, costui ti guarda strano.

L'arrivo del sangue venoso nel cuore provoca la diastole. A questo processo centrifugo di dilatazione segue una reazione neurosensoriale di contrazione di direzione centripeta, la sistole. Nella diastole il cuore cede alle forze del polo metabolico, si arrotonda e tende a perdere la propria forma; viceversa, nella sistole, le forze del polo neurosensoriale lo restringono e gli ridanno la sua struttura.

Diastole e sistole, che si alternano normalmente nel tempo, sono così l'espressione di una polarità.

Normalmente il cuore ha 72 battiti al minuto. Essendo il ritmo respiratorio di 18 al minuto, contiamo quattro pulsazioni per ogni respirazione. Questo rapporto di 4/1 tende a crescere o a diminuire a seconda dello stato di salute dell’intero organismo.

Ecco perché questi rapporti sono ricercati sistematicamente al momento in cui si esamina un ammalato, dato che la loro modificazione è il segno di uno sforzo fatto dal cuore allo scopo di ristabilire l'equilibrio tra i poli. Il cuore è dunque il luogo in cui le due polarità si affrontano, si compensano e si equilibrano. Il sistema ritmico in se stesso non può ammalarsi, esso è per definizione armonia, dunque anche salute.

Invece, il suo strumento fisico, il cuore, può essere danneggiato quando lo sforzo di compensazione che gli si domanda va oltre le sue possibilità, soprattutto quando questo sforzo è imposto in maniera permanente. Le affezioni cardiache sono così il riflesso del predominio di un polo sull'altro. Esse sono dunque secondarie e spesso impiegano anni per manifestarsi, tanto il cuore si sforza di ristabilire sempre l'armonia. L'osservazione delle lesioni che si sono create da' così relativamente poche informazioni sul processo morboso. Bisogna prima di tutto studiarle nel tempo, cosa che implica una anamnesi approfondita. La conoscenza di questi processi è per il medico un incitamento sia a prevenire le affezioni cardiache che a curarle.

Da quanto precede risulta che paragonare il cuore a una pompa è solo una superstizione della nostra cultura, poggiante sull'idolatria di una scienza del meccanismo, che ha ben poco da dire di umano.

In ogni caso, anche se il cretino o il meccanicista convinto volesse a tutti i costi stabilire un paragone del cuore con parti di una macchina, si potrebbe tutt'al più caratterizzare il cuore come un ariete idraulico.

 

NOTE

(1) V.S. Ramachandran, “Che cosa sappiamo della mente. Gli ultimi progressi delle neuroscienze raccontati dal massimo esperto mondiale”, Ed. Mondatori, Milano, 2005. 

(2) Manteuffel-Szoege L., Gonta J., "Réflexions sur la nature des fonctions mécaniques du coeur". Minerva Cardioangiologica Europea, VI, 261-267, 1958.

Manteuffel-Szoege L., Turski C., Grundman J., "Remarks on Energy Sources of Blood Circulation". Bull. Société Inter. Chirur., XIX, 371-374, 1960; Manteuffel-Szoege L., "Energy Sources of Blood Circulation and the Mechanical Action of Heart", Thorax, XV, 47, 1960; Manteuffel-Szoege L., "New Observations concerning the Haemodynamics of Deep Hypothermia", Journ. Cardiovas. Surg., III, 316, 1962; Manteuffel-Szoege L., "Haemodynamic Disturbances in Normo- and Hypothermia with Excluded Heart and during Acute Heart Muscle Failure", Journ. Cardiovas. Surg., IV, 551, 1963; Manteuffel-Szoege L., "On Stopping and Restarting of Circulation in Deep Hypothermia", Journ. Cardiovas. Surg., V, 76,1964; Manteuffel-Szoege L., Michalowski J., Grundman J., Pacocha W., "On the Possibilities of Blood Circulation Continuing after Stopping the Heart", Journ. Cardiovas. Surg., VII, 201,1966.

 

 

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27 febbraio 2012 1 27 /02 /febbraio /2012 15:25

Nel precedente scritto "Il cuore del cretino" ho mostrato come la scuola di Stato ci indottrini con la kultura del cuore-pompa, che impedisce di fatto la comprensione della funzione di una sana vita del diritto (cioè di come dovrebbe essere lo Stato di diritto), vita che, in un organismo sociale triarticolato, dovrebbe essere libera da ogni meccanicismo, già a partire dal suo proprio simbolo, il cuore in una corretta fisiologia dell'organismo umano. 

 

"Il nervo del cretino" è l'altra faccia della medaglia antiumana, non meno importante: è l’equivalente indottrinamento della cultura dell'obbligo, che antroposoficamente riguarda però non la sfera del diritto o dello Stato, ma quella dell'economia.

 

Chi parla di tripartizione senza riferimento alla fisiologia del corpo umano non comprende la triarticolazione dell'organismo sociale, anche se dimostra in astratto che tripartizione è sinonimo di triarticolazione e viceversa.

 

Con la stessa logica di questi facinorosi intellettualini dell’antroposofia d’accatto, si potrebbe perfino dire che la triarticolazione dell'organismo sociale è la trinitarizzazione di una società perfetta in quanto divinamente trinitaria o tri-unitaria. Però la perfezione non è di questo mondo, così come non lo è il regno del Cristo, involucro di ogni io umano... Chi parla di tripartizione, ripeto, deve correggere il tiro in merito alla fisiologia della cultura, dell'economia e del diritto! (Buona parte del mondo dei libertari poi, per quanto si avvicini ad intendere l’autonomia della sfera economica rispetto a quella dello Stato, è ancora una spanna sotto a questi antroposofi della mutua. Costoro sono deficienti non solo di cognizioni riguardanti la fisiologia umana, ma anche in merito alla natura dell’io umano, il cui involucro è il Cristo. Ci sono infatti libertari talmente distaccati dalla logica della realtà che scrivono fiumi di parole per combattere in nome del “fondamento anarcocapitalista” dell’ideologia libertaria che, a dir loro, non dovrebbe avere “commistione con il cristianesimo”! Dal punto di vista scientifico-spirituale, ciò equivarrebbe a  combattere per affermare: “IO DICO CHE NON SI DEVE DIRE “IO”!”. Roba da matti dunque! Al punto che incominciano il loro predicozzo LIBERTARIO parlando di COSTRIZIONE PERSONALE: “Mi sento l'obbligo personale di dover scrivere […]” senza minimamente accorgersi della contraddizione! Ma non intendo ora parlare in senso psichiatrico, bensì dei nervi).

 

Queste cose appariranno certamente paradossali a molti indottrinati (anche steineriani), ma le esigenze umane dell'essere umano, che in tal modo si annunciano, vogliono però che l'uomo sia sempre più all'altezza di se stesso. Pertanto esse si faranno sentire sempre più in futuro, pur risultando paradossali rispetto a ciò che oggi è considerato come l’unica cosa giusta.

 

Dunque le nostre scuole dell’obbligo ci insegnano fin da piccoli che ci sono due tipi di nervi, quelli che dai sensi vanno al cervello, detti sensitivi o SENSORI, e quelli cosiddetti MOTORI che avrebbero un tragitto inverso e che dal cervello andrebbero agli arti dell’uomo. Grazie a questi nervi motori l’uomo sarebbe in grado di muovere i suoi arti.

 

Gli studi del sistema nervoso in cui i nervi sensori  sarebbero “senzienti”, mentre i nervi motori “volenti”, occupò Rudolf Steiner per circa trent’anni della sua vita, dopo di che pubblicò, come risultato di quegli studi, il libro “Enigmi dell’anima” in cui è mostrato che non vi è alcuna differenza fra nervi sensori e i cosiddetti nervi motori o della volontà, e che questi ultimi non sono per nulla al servizio della volontà, dato che è l’io umano e non il nervo a volere. Quando io muovo la mia mano e le imprimo quella data gestualità, lo posso fare non grazie ad inesistenti nervi motori, bensì grazie al feedback che i nervi (che sono tutti sensori e non vi è differenziazione alcuna fra sensori e motori) mi danno della collocazione della mia mano, in modo tale che così io ad ogni istante del mio agire possa correggere il tiro.  

 

Dunque i cosiddetti nervi motori sono anch’essi nervi sensori. Non esistono nervi motori. Esistono solo per coloro che osservano superficialmente le cose. Certamente una differenzazione dei nervi c’è, ma non è quella della scienza materialistica di Stato. Ed è questa: vi sono  nervi che vanno dagli organi di senso al cervello generando la percezione del mio mondo esterno, e nervi che semplicemente percepiscono i movimenti che avvengono nel mio mondo interno.

 

I nervi volitivi della volontà sono una vera bufala: si tratta piuttosto della percezione dei nostri movimenti.

 

Il volere umano è di natura puramente immateriale. È solo l’io che vuole, non il corpo. Il volere umano è una realtà animico-spirituale che agisce direttamente come tale. Quelli che chiamiamo nervi motori non sono altro che nervi percettori in noi della parte che vogliamo attivare, la quale va percepita se vogliamo che la volontà dell’io la metta in moto.

 

La scienza del materialismo di Stato predica che esistono i nervi volitivo-motorii, così come le chiese parlano del Cristo senza sapere o omettendo che il Cristo fu, è, e sempre sarà l’antico termine tecnico per indicare l’involucro sinderetico dell’io umano.

 

In pratica si fanno prediche su cose che non si conoscono o che si vogliono oscurare.

 

Da questo punto di vista al libertario ignorantone che, non distinguendo fra coloro che pur nascendo cattolici in quanto battesimali e cresimati non diventano mai cristiani, e coloro che invece lo diventano, si fa anticristiano in nome della credenza libertaria, andrebbe detto il seguente slogan di Rodriguez: “LA VERITÀ VI RENDERÀ LIBERI, LA MENZOGNA CREDENTI”, (P. Rodriguez, "Verità e menzogne della chiesa cattolica", Editori Riuniti, Roma 1998) dato che esso vale per ogni tipo di fede e di fanatismo.

 

In ogni caso le conoscenze scientifiche di Stato come quelle dei nervi-motori o del cuore-pompa, sono superstizioni, fedi, che dipendono dal modo in cui gli uomini pensano, sentono e vogliono. Non è vero che dalle condizioni esteriori deriva tutto quello che l’uomo pensa, sente e vuole. L’uomo non è un prodotto degli avvenimenti e delle istituzioni esteriori. È, anzi, vero il contrario: ogni nostra istituzione proviene da ciò che gli uomini hanno pensato, vissuto e voluto. Istituzioni sane riflettono pensieri sani. Istituzioni malsane riflettono pensieri malsani.

 

È ovvio che un’epoca che pensi in modo imbecille come chi predica la libertà… dell’obbligo di coscienza (Cfr. l’art. “L’anarco-capitalismo oltre la fede”) genererà altrettante istituzioni imbecilli. A molte persone sfugge che la fede è un nutrimento dell’anima, e che non è un Baubau! Solo per fede posso sapere che passeggiando il mio piede poggia il suo prossimo passo sul terreno solido. Prima, devo sperimentarlo per saperlo, dato che il solo vedere il terreno potrebbe essere un’illusione ottica, simile a quelle che ad alta velocità può generare incidenti…

 

Oggi si parla tanto di MERCATO DEL LAVORO. Ma è un’assurdità già l’idea del mercato del lavoro. Qui il lavoro è trattato come pecore o capre, cavoli o patate… Chi si formerà idee giuste sui cosiddetti nervi motori, prima o poi si farà concetti giusti anche sulla funzione del lavoro nella società. Sapere che non esistono nervi motori, e che questi sono solo nervi come gli altri ma che ci fanno percepire l’arto in questione a cui il volere dell’io trasmette la propria forza, porterà a coscienza la forza reale con cui agisce nel mondo esterno ogni atto volitivo del manifestarsi di un lavoro umano. Allora si percepirà che il lavoro non può essere venduto come pomodori nel mercato…

 

Solo così possiamo farci concetti sociali corretti, o idee e sentimenti sociali esatti.

 

Il modo in cui pensiamo a livello sociale dipende sotto molti aspetti dalla nostra capacità di sviluppare i nostri concetti sulla natura delle cose.

 

Chi invece sostiene che nell’uomo siano i nervi motori a stimolare il volere

non può cogliere connessione alcuna fra ciò che compie il lavoro e la funzione del lavoro nella società.

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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