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16 febbraio 2012 4 16 /02 /febbraio /2012 10:41

Tessa-Jowell-e-Mills.jpgIl processo Mills riguarda una finanza cattolica, mai denunciata dai media come putrefatta. Seguendo le linee tracciate dalla punta dell’iceberg del caso Mills, si arriva ai disastri di Sindona e di Calvi fino al potere berlusconiano che, a dispetto di quanto si può pensare, nasce e si forma nell'alveo della finanza cattolica. Da questo punto di vista, le parole di Adriano Celentano contro i giornali cattolici e l'incapacità della chiesa di parlare di Dio agli ultimi, sono oro colato, cioè preziose in quanto rare e minima cosa rispetto a quello che dovrebbero scatenare in chi ama la verità. Questo è ovviamente solo il punto di vista di chi come me distingue fra il marcio cattolico ed il cristianesimo scientifico e spirituale (il Cristo era ed è il termine tecnico indicante l’involucro dell’io di ogni essere umano: parlare di Dio oggi non dovrebbe forse significare incominciare almeno a dire la verità?). Nereo Villa

 

Il caso Mills-Berlusconi: una vicenda di finanza bianca

 

Fonte: Ferruccio Pinotti, "Finanza cattolica - Dalle scorrerie di Sindona e Calvi alle vicende della Popolare di Lodi, dagli scandali Cirio e Parmalat alle imprese di Fazio, dall'offshore vaticano alla nascita di Berlusconi: la storia più completa e sconvolgente degli intrecci tra fede, denaro e potere", cap. 12°, Milano, 2011 - [A cura di Nereo Villa].

 

Il 17 febbraio 2009, David Mills, l'avvocato inglese artefice della struttura OFFSHORE [il maiuscolo è mio - nota del curatore] dell'impero di Berlusconi, veniva condannato dal tribunale di Milano a quattro anni e sei mesi per aver ricevuto seicentomila dollari versati sul suo conto da Silvio Berlusconi, attraverso il manager Carlo Bernasconi, come compenso per aver testimoniato due volte il falso nell'ambito di due processi in cui era imputato il premier. Il legale veniva inoltre interdetto per cinque anni dall'esercizio dei pubblici uffici e condannato a risarcire duecentocinquantamila euro alla Presidenza del Consiglio, costituitasi parte civile.

 

Nel luglio 2009, veniva presentato l'appello da parte dei legali di Mills: si contestava la tesi secondo la quale la corruzione di cui si sarebbe reso responsabile Mills avrebbe anche compreso il reato di riciclaggio. Il 27 ottobre 2009, la Corte d'Appello di Milano confermava in toto la sentenza di primo grado, rigettando e ritenendo infondate tutte le doglianze presentate dai legali dell'avvocato Mills. Contro la sentenza della Corte d'Appello, da subito, i legali di Mills annunciavano il ricorso in Cassazione.

 

A metà novembre 2009, venivano pubblicate le motivazioni della condanna: corruzione in atti giudiziari “susseguente” e non “antecedente” alle testimonianze, ritenute false e reticenti, rese nell'intento di favorire Silvio Berlusconi. A comprova - continuano le motivazioni - vi sono elementi certi: “Un compenso di seicentomila dollari e la promessa di tale compenso nell'autunno 1999. Elementi che si collocano temporalmente in epoca successiva rispetto The deposizioni testimoniali di Milis, e da essi non si può pertanto prescindere per valutare la qualificazione del tipo di corruzione”.

 

Il 25 febbraio 2010 la Corte di Cassazione ha accolto la richiesta del procuratore generale, dichiarando annullata senza rinvio, per intervenuta prescrizione del reato, la sentenza di condanna, ma riconoscendo colpevole Mills di danno di immagine allo Stato e rigettando quindi il ricorso della difesa contro il risarcimento danni di duecentocinquantamila euro alla Presidenza del Consiglio (come abbiamo visto, parte civile nel processo), imposto nei due gradi di giudizio precedenti. Nella stessa sentenza, la Corte riconosceva che il reato è stato commesso e che Silvio Berlusconi ha corrotto David Mills. La prescrizione è stata prodotta da una differenza di circa tre mesi nel calcolo della data di compimento del reato e dalla riduzione dei termini di prescrizione data dalla legge ex Cirielli. Nell'occuparsi di David Mills, i magistrati italiani hanno messo l'accento sul fatto che le “compagnie oltremare” di Berlusconi erano amministrate dalla CMM Corporate Services Limited/Edsaco Limited con l'assistenza dell'avvocato Mills: “Crediamo che il materiale documentario della nostra investigazione debba probabilmente essere trovato sia alla “Sceptre House” che in possesso di Mr. Mills, nella ditta di Withers dove ora è socio” scrivono i magistrati negli atti giudiziari.

 

Ed è proprio alla CMM che si cela la parte più interessante della STORIA, quella MAI RACCONTATA e CHE RIVELA SORPRENDENTI LEGAMI CON IL MONDO DELLA FINANZA CATTOLICA, CON LA FIGURA DI MICHELE SINDONA E CON LA FINANZA BIANCA DI MATRICE ANDREOTTIANA.

 

Per capirlo bisogna indagare sulla storia della CMM Corporate Services Limited, lo studio sito al 169/173 di Regent Street a Londra, un snodo cruciale dell'intera vicenda dei fondi neri Fininvest e della creazione della sua galassia OFFSHORE.

 

Nella bagarre scatenata dagli scandali generati prima dalla scoperta del vasto impero segreto di Silvio Berlusconi e poi dall'imputazione di David Mills, accusato di essere stato corrotto proprio dal Cavaliere, c'è infatti UN ASPETTO CHE I MASS MEDIA HANNO TRASCURATO; E CHE È RACCHIUSO PROPRIO IN QUELLA SIGLA CMM. Le tre lettere stanno per Carnelutti Mackenzie Mills: Jackenzie è il secondo cognome di David Mills, classe 1944, figlio di Kenneth Mills, una spia dell'MI5, il controspionaggio militare inglese. Carnelutti è invece il nome di un famoso studio legale di cui David Mills è socio a Londra dal 1981, cioè dall'inizio della collaborazione fra Fininvest e l'avvocato inglese. Il giornalista investigativo inglese John Burnes (nell'inchiesta “The Sewer not the Sewage? David Mills, Berlusconi and New Labour”, apparsa su “The Lobster Magazine”, n. 45, 2003) segnala che David McKenzie Mills, “un avvocato d'affari con connessioni nel mondo dell'intelligence”, iniziò a rappresentare in Gran Bretagna lo studio Carnelutti nel 1981 e che il suo primo incarico, avvenuto, scrive Burnes, “nel periodo contiguo alla morte di Roberto Calvi sotto il ponte dei Frati Neri”, fu proprio l'assistenza, nel Regno Unito, al gruppo Berlusconi.

 

Un'indicazione importante, quella relativa a Calvi, perché la perizia Giuffrida per il processo a carico del banchiere indica che la galassia estera dell'Ambrosiano di Calvi finanziò la nascita di una non meglio identificata Fininvest LTD alle isole Cayman già nel 1974, un anno prima della costituzione ufficiale dell'omonima Fininvest in Italia (il gruppo Fininvest ha smentito che si tratti della stessa società o di una consociata OFFSHORE).

 

“Approfittando dei vantaggi offerti dai numerosi possedimenti britannici all'estero, caratterizzati da legislazione OFFSHORE e della DEREGULATION dei servizi finanziari varata nel 1984, Mills creò le società schermo OFFSHORE attraverso le quali Berlusconi avrebbe gestito la Fininvest”, scrive Burnes. Il 23 giugno 1996 anche il quotidiano inglese “The Independent” collegò la CMM Corporate Service alla galassia OFFSHORE del Cavaliere, imputando allo studio legale la costituzione di cinque società nelle British Virgin Islands: si trattava di Antares, Crescent, Marble, New Manhattan, Marche.

 

Ma chi sono “i Carnelutti”, i potenti avvocati italiani che nel lontano 1981 si allearono con Mills per servire al meglio gli interessi di Berlusconi? Fondato a Venezia alla fine del 1800 dal professor Francesco Carnelutti, uno dei più importanti avvocati e giuristi italiani, scomparso nel 1965, lo studio Carnelutti è oggi guidato dal figlio Tito e dal figlio di quest'ultimo (nipote di Carnelutti senior), Alessandro Carnelutti, attraverso gli storici uffici di Roma e Milano, oltre a quelli di Napoli e Parigi. Professore di diritto commerciale internazionale nella capitale francese, Alessandro Carnelutti è divenuto nel 1999 partner dell'impresa di famiglia, nella sede di Roma. Lo Studio Legale Associato vanta un'ampia esperienza in diritto civile, commerciale e amministrativo e una forte specializzazione per quanto riguarda fusioni e acquisizioni, joint venture, contenzioso e arbitrati, direttive UE e antitrust, bancarotta, assicurazioni, proprietà intellettuale e questioni fiscali.

 

Ma è il padre Tito Carnelutti, il fondatore dello studio CMM con Mills, il membro della famiglia che riserva le maggiori sorprese. Vicinissimo a Giulio Andreotti, il suo nome appare già in un libro di Camilla Cederna del 1978 su Giovanni Leone (Camilla Cederna, “Giovanni Leone. La carriera di un presidente”, Feltrinelli, Milano, 1978, pp. 230-239), in cui si parlava dello scandalo generato nella metà del novembre 1977 dal caso Finabank, la banca ginevrina di Michele Sindona.

 

I giudici milanesi Urbisci e Viola vennero all'epoca a conoscenza di un traffico di valuta fra l'Italia e la Svizzera, transazioni avviate già tre anni prima dal Banco di Roma, che aveva acquisito la gestione della finanziaria del bancarottiere. Erano i cinquecento nomi degli italiani che detenevano denaro nelle casse della Finabank, e che avevano eletto Sindona loro investitore di fiducia. A Mario Barone, amministratore delegato del Banco di Roma, era stata allora consegnata la famosa “lista dei cinquecento”, ma, quando molti anni dopo verrà interrogato dai magistrati, dirà loro di non ricordare più alcun nominativo. Gli basterà però un mese di carcere per rinfrescarsi la memoria e iniziare a snocciolare qualche nome; dalla sua collaborazione si inizierà a intravedere il filo rosso che convogliava nella Finabank grossi nomi di un tipo di finanza che si rifaceva ai soliti noti ambienti di stampo cattolico-vaticano, ma anche massonico.

 

Fra le persone ricordate da Barone infatti compaiono Filippo Micheli (amministratore della DC), Flavio Orlandi (massone e segretario amministrativo del PSDI), Licio Gelli (capo della P2), Carmelo Spagnuolo (massone iscritto alla P2, già procuratore generale presso la Corte di Cassazione e presidente del Tribunale di Roma, grande sostenitore di Sindona), Anna Bonomi Bolchini (mitica signora della finanza degli anni Settanta-Ottanta).

 

Le rivelazioni di Barone furono seguite, dopo poco tempo, da quelle altrettanto scottanti di un altro personaggio chiave, Carlo Bordoni, ex braccio destro del finanziere Sindona, che, mentre era detenuto, decise di parlare della Finabank e regalò ai magistrati un altro elenco di nomi di tutto rispetto, fra i quali compare anche quello di Tito Carnelutti.

 

Sempre nel libro della Cederna si legge il resoconto di parte del memoriale di Bordoni, attraverso il quale il quadro delle transazioni finanziarie in questione si fa più nitido: Mario Olivero, direttore generale della Finabank di Michele Sindona - emerge dalle dichiarazioni di Bordoni - curava fra le altre, in qualità di amministratore delegato, le operazioni dello IOR, della DC, di Mauro Leone, dell'altro socio di Sindona, Michele Bagnarelli, e del famoso avvocato Tito Carnelutti. Dei collegamenti fra Carnelutti e l'istituto per le Opere di Religione parlò anche il giornalista del “New York Times” Nick Tosches nel suo libro “Power on Earth” (1986). Nella medesima opera, così come in “St. Peter’s Banker” di Luigi Di Fonzo, sono inoltre evidenziati i legami fra Carnelutti e il principe Massimo Spada, che negli anni Cinquanta e Sessanta si era imposto come banchiere dello IOR. Al vertici della banca vaticana e di una quarantina di grandi società, istituti finanziari e assicurazioni, Spada strinse stretti rapporti con Michele Sindona, che avrebbe dichiarato di aver conosciuto già nel lontano nel 1958.

 

MA LA RAGNATELA IN CUI NASCE LO STUDIO CMM È PIÙ ESTESA, E ARRIVA ALL'OPUS DEI. Nel suo libro, Tosches fa anche riferimento ai legami fra Tito Carnelutti e John McCaffery, capo dei servizi segreti inglesi fino al 1945, membro della potente loggia massonica di Edimburgo e incaricato di contrastare l'avanzata del comunismo in Italia al termine della guerra. Quest'ultimo, in contatto con Sindona sin dagli anni Sessanta e definito da Sindona stesso “molto vicino all'Opus Dei”, è il rappresentante della Hambros Bank in Italia, nonché un uomo chiave dei servizi segreti inglesi. Qualche mese prima di morire, Sindona fece un accenno diretto ai suoi rapporti con l'Opus Dei e raccontò “di essere entrato in contatto con membri spagnoli dell'Opus Dei tramite John McCaffery, l'ex capo del servizio informazioni britannico per l'italia, che dopo la seconda guerra mondiale è diventato rappresentante della Hmbros Bank di Londra nel nostro Paese”. La Hambros Bank, a sua volta, era uno dei partner di fiducia del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi.

 

David Mills sarebbe rimasto “senior partner” della Carnelutti Mackenzie Mills sino al 1995, anno in cui essa verrà rilevata dalla Edsaco LTD, del gruppo UBS.

 

Tito Carnelutti fu persino presidente di una delle più importanti società di Sindona, la Chesebrough Pounds Italia, e, secondo un rapporto della polizia di Milano, l'ufficio romano di Sindona era situato allo stesso indirizzo degli uffici di Carnelutti, in via Parigi 11. Significativamente, IL COMPLESSO SISTEMA DI SOCIETÀ OFFSHORE DI SINDONA ERA STRUTTURATO IN MODO ANALOGO AL LABIRINTO DI SOCIETÀ CHE DAVID MILLS DOVEVA ISTITUIRE PER SILVIO BERLUSCONI.

 

Nel 1997 Fabio Tamburini scriveva (“la Repubblica, Affari & Finanza”, 24 novembre 1977) che Mills, parlando bene l'italiano, fungeva proprio da punto di riferimento a Londra per Tito Carnelutti, che, secondo il giornalista, era stato “per lungo tempo crocevia tra il mondo dell'imprenditoria e il potere romano. Conosceva bene ogni risvolto dell'attività del finanziere Michele Sindona, ha seguito uomini chiave del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, è stato consulente delle famiglie romane più blasonate come i Lefebvre d'Ovidio”.

 

Curiose coincidenze, che fanno riflettere su come la vicenda Mills, tramite le connessioni dell'avvocato inglese con l'ex socio in affari Tito Carnelutti, sia da inquadrare in un universo di relazioni molto più ampio e potente, strettamente legato alla finanza cattolica. Non bisogna infatti dimenticare che DAVID MILLS È STATO A LUNGO IL MARITO (si è separato solo dopo lo scandalo processuale, per ragioni di opportunità politica) DI UNA DELLE FIGURE CHIAVE DELL'OPUS DEI IN GRAN BRETAGNA, TESSA JOWELL, MINISTRO DI TONY BLAIR MA ANCHE DELEGATA ALLE OLIMPIADI DEL GOVERNO GORDON BROWN. Legatissima alla Jowell e all'Opus Dei è anche Ruth Kelly, altro ministro di Blair “salvata” da Goldon Brown.

 

Questi gli ambienti politico-finanziari inglesi nei quali Berlusconi ha cercato i propri partner per creare la sua struttura OFFSHORE, tramite David Mills. GIRI NON DISSIMILI - A BEN VEDERE - DA QUELLI DELLA PICCOLA “VATICAN BANK” DOVE LAVORAVA IL PADRE, LA BANCA RASINI, UN ISTITUTO PARTECIPATO DA MISTERIOSE SOCIETÀ DEL LIECHTENSTEIN E DA SOCI SICILIANI CHE ERANO DIRETTA ESPRESSIONE DELLA FINANZA VATICANA.

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15 febbraio 2012 3 15 /02 /febbraio /2012 18:29

Gli ignorantoni che danno dell'ignorante a Celentano sono pregati di di approfondire il concetto di samaritano... Chi sa che i samaritani erano i palestinesi di 2000 anni fa apprezzerà maggiormente questa canzone...

Adriano Celentano - IL FORESTIERO (da Gv. 4,1-26)

Oggi i samaritani sono coloro che, a lato dell'iniquità del monetaggio, lottano per l'introduzione di una moneta palestinese...
"Monetaggio" è la parola italiana indicante "la spesa che occorre per fare la moneta" (Voc. della Lingua Italiana Zingarelli, Bologna, 1958).
Oggi questa spesa è INIQUA e genera crisi e DEBITO PUBBLICO.
Chi nega a priori questa realtà o quella del signoraggio bancario è in malafede e fa il gioco dei banchieri.

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15 febbraio 2012 3 15 /02 /febbraio /2012 13:42

nv-la nuova era del reddito di baseDedico questo vecchio articolo alla nuova era... che viene! 

Vorrei provare a fare un’analisi non politicamente corretta dei gravi problemi economici quali disoccupazione, povertà, e crisi del capitalismo, cominciando a far notare che a fronte del successo tecnologico mondiale di questo ultimo secolo vi è un progressivo percepibile aumento di mancanza di lavoro umano. Non lo si può più negare oramai, né far finta di non vederlo, eppure si continua a parlare di voler mantenere posti di lavoro in realtà impossibili da mantenere in quanto, se il lavoro non c’è perché lo fanno le macchine, è inutile - anzi stolto - insistere a voler occupare a tutti i costi le persone. Ma i nostri politici intendono davvero l'occupazione, o intendono piuttosto le entrate fiscali? Quasi non accorgendosi di vivere nel 2010, oggi essi ragionano ancora come se fossero nell’Ottocento. Non vogliono capire che non si può più identificare l’essere umano con l’essere “lavoratore”, e che l’individuo ha una sua dignità indipendentemente dalla sua “forza lavoro”. E nessuno che dica che è proprio per questo valore che abbiamo faticato gli ultimi 100 anni: per non essere più schiavi del lavoro! Nessun partito politico e tanto meno nessun intellettuale si pone in questa nuova ottica.

 

Qual è per loro allora il valore più valido? Già Pound nel secolo scorso scriveva: "Il valore è dovuto in gran parte al lavoro. Il grano è disponibile perché la terra è stata lavorata; le castagne perché sono state raccolte. Ma molto lavoro è stato fatto da uomini - per lo più inventori, scavatori di pozzi, costruttori di impianti industriali, ecc.- ormai defunti, i quali dunque non possono né mangiare né vestire panni. Grazie a questa eredità di attrezzamento economico e scientifico messa a nostra disposizione da questi defunti, è stato creato un notevole patrimonio di credito sociale che può essere ripartito fra il popolo a titolo di premio e in aggiunta al salario" (Ezra Pound, "Scritti economici").

 

Pound dunque prefigurava l’avvento di una sorta di reddito, scaturente dai sacrifici e dal lavoro dei nostri predecessori, come un dividendo ripartito fra i soci di una società: oggi che la società abbonda di beni prodotti può, appunto, distribuire ad ognuno dei suoi membri una quota di ricchezza, a titolo di riconoscimento dell’appartenenza alla terra come esseri umani aventi la facoltà di goderne i frutti, acquisiti con l’intelligenza che nei secoli ha portato all’attuale tecnologia. Quindi oggi è possibile con un po’ di preveggenza, o di capacità di ragionare al passo coi tempi, prefigurare l’avvento di una società in cui la produzione di beni e servizi sia lasciata libera da ogni interventismo statale, e nella quale le grandi trasformazioni in atto servano a garantire la possibilità di una vita liberata dal lavoro obbligatorio, che si vuole trovare a tutti i costi, e a che costi: vedi le sovvenzioni dello Stato alle aziende in crisi, lavori socialmente utili ed altre scempiaggini keynesiane - anche se non esiste!

 

In che modo è dunque possibile? Attraverso l’idea di un reddito di base. Quest’idea cammina, e sarà il tema della nuova era. Se ne scorgono già i segni nel film documento svizzero intitolato “Grundeinkommen” (in italiano: “Reddito di Base") (cfr.: http://reteredditoumbria.noblogs.org/post/2009/06/18/grundeinkommen-il-film-in-italiano di Daniel Häni e Enno Schmidt, in cui si parla di reddito di base (o RdB) promosso come rimborso IVA, dove per IVA si intende un’unica tassa escludente ogni altra tassa, e a conti fatti escludente anche se stessa in quanto pareggiata dal RdB stesso, erogato appunto come quota esentasse a copertura di bisogni essenziali dell’individuo. La cosa più interessante è che il RdB, proposto nel film dagli studiosi svizzeri, austriaci e tedeschi, non è qualcosa da finanziare, né un gesto di carità, né un sussidio, e nemmeno un pretesto per conformarsi all’attuale decadente sistema politico mondiale. In Italia oltretutto con esso si attuerebbe scientificamente il principio di progressività (art. 53 della Costituzione), da sempre violato in quanto col meccanismo delle tasse scaricate sui prezzi sono in definitiva i poveri a pagarne di più. Trascrivo qui un “pezzo” di film: “[…] il futurologo Jeremy Rifkin nel 1995 prospettò il livello che l'abbandono della piena occupazione potrebbe raggiungere: ‘Nel 2050 probabilmente sarà sufficiente un 5% della popolazione per gestire e mantenere operanti le industrie tradizionali. Fattorie, fabbriche e uffici con pochissimi dipendenti saranno la regola in tutti i paesi’. Le previsioni di Rifkin sono discutibili, ma non sono campate per aria: nel 1982 gli Stati Uniti produssero 75 milioni di tonnellate di acciaio, grazie al lavoro di 300.000 persone. 20 anni più tardi ne produssero 100 milioni di tonnellate - con soltanto un quarto dei lavoratori rispetto a prima. Contemporaneamente sorsero anche nuovi impieghi. Forse qualche centinaio - nella consulenza, o nel settore high-tech. Una dinamica che non riguarda solo la produzione classica, ma anche molti ambiti del settore dei servizi. La Net-Bank ne è un esempio estremo, che però rende evidente la tendenza. Essa richiede soltanto un decimo dei collaboratori, a parità di depositi, rispetto ad una banca convenzionale. Questo processo non è limitato ai paesi industrializzati di un tempo. In tutto il mondo infatti, il numero degli occupati cala rispetto alla produttività”.

 

Occorre quindi che gli uomini - liberati dal lavoro - possano avere la libertà di sviluppare al massimo la creatività necessaria per affrontare le esigenze di un mondo nuovo. Il lavorare altro non è che la continuazione in età adulta del giocare infantile. L’individuo opterà sempre più di essere per lavorare e non viceversa.

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14 febbraio 2012 2 14 /02 /febbraio /2012 14:32

Pagina rimossa

Putin-Alvi

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13 febbraio 2012 1 13 /02 /febbraio /2012 15:34

"Il debito greco, come quello degli altri Paesi Piigs", scriveva Loretta Napoleoni nel suo libro "Il contagio" [faccio notare che fra i paesi "piigs", cioè "maiali" secondo i poteri cosiddetti forti dei banchieri, è incluso anche l'Italia - ndr], "è ingestibile [...] nessuno ne conosce le dimensioni reali" (L. Napoleoni, "Il contagio", Milano, settembre 2011), ed elencava  gli atti della moderna tragedia greca a partire dall'agosto 2011 in cui Atene doveva ripagare 6 miliardi di euro, che non aveva e che l'UE le anticipò. Eccoli: entro marzo 2012 ci sono "altri 14,4 miliardi da restituire; 8 entro il 18 maggio e ulteriori 7 ad agosto, per un totale di quasi 30 miliardi di euro. Quante nuove scadenze compariranno nel corso del tempo? Da dove arriveranno tutti questi soldi se il Paese è a crescita negativa e non ha più accesso al mercato del credito?" (Ibid.).

È chiaro che l'uscita dall'euro sta sempre più diventando l'unica soluzione possibile, dato che permanervi incomincia ad essere visto come qualcosa che sarebbe molto più costoso del ritorno alla dracma e alla lira!
Oggi chi parla "a priori" senza sapere quello che dice, o conoscendolo solo molto superficialmente, parla in modo kantiano, ed esprimendosi con quella specie di parola incompresa, chiama "a priori" quello che nasce al suo interno come assolutizzazione di qualcosa e su cui non vuole intendere ragione.

Così si può ad esempio dichiarare che la matematica è una conoscenza "a priori", o che questa o quella cosa esiste o non esiste "a priori". Ma che significa a priori? Dire "a priori" significa affermare con prtesa di valore assoluto che un oggetto è lì da prima. Negare " a priori" significa invece il contario, e cioè negare con pretesa di affermare una verità assoluta che un oggetto NON è lì da prima. In ambedue i casi si fanno così affermazioni basate su altre, che stanno sopra il nostro dire in modo kantiano, categorico, dogmatico, ma si potrebbe dire anche superstizioso (quod super stat è appunto l'etimologia di superstizione). Nell'"a priori" si esprime dunque sempre "qualcosa che corrisponde ad una visione del mondo simile a quella che il cieco ha dei colori!" (R. Steiner, "Da chi ho ereditato la mia anima", Cumiana, To, 2010). Quando questa cecità invade il campo dell'economia, per cui non si vuole vedere il vero elemento che causa l'attuale crisi - elemento che già Goethe aveva scritto nel suo "Faust" come truffa della creazione dei soldi (signoraggio bancario) - la crisi procede e diventa la cura stessa, la quale  produce la metastasi del tumore che si voleva curare...

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12 febbraio 2012 7 12 /02 /febbraio /2012 11:14

giustizia.jpg[Continuum di R. Steiner, "Lo Stato”, 3ª conf. di Zurigo del 26/10/1919; Titolo originale: "La vita giuridica: compiti e limiti della democrazia. Diritto pubblico e diritto penale" - A cura di Nereo Villa]

 

[…] Vedete quindi, cari ascoltatori, che si tratta in effetti di attuare nella sua realtà ciò che fra gli uomini da’ origine alla vita giuridica.

 

Allora questa vita giuridica non sarà una pura sovrastruttura della vita economica, ma potrà agire in essa e su di essa. Per capire cosa deve accadere in questo campo non basterà affatto una visione puramente teorica, ma occorrerà osservare la vita pratica e dirsi: UNA VERA VITA GIURIDICA CON UN'ADEGUATA FORZA PROPULSIVA PUÒ NASCERE SOLO SE VIENE CREATO UN TERRENO GIURIDICO AUTONOMO [il maiuscolo è mio - nota del curatore]..

 

QUESTO TERRENO GIURIDICO È OGGI SCOMPARSO, SOMMERSO DALLA VITA ECONOMICA CHE HA FAGOCITATO OGNI COSA. LA VITA GIURIDICA SI È TRASFORMATA IN UN'APPENDICE DELLA VITA ECONOMICA; DEVE TORNARE AD ESSERE INDIPENDENTE, COSÌ COME ANCHE LA VITA CULTURALE DEVE EMANCIPARSI DA QUELLA ECONOMICA.

 

Per vederci chiaro nella questione sociale, è necessario superare il grave errore, l'idea sbagliata secondo la quale è sufficiente trasformare le istituzioni economiche perché tutto il resto venga poi da sé. Questa convinzione illusoria è sorta perché negli ultimi tempi la vita economica è diventata prepotente.

 

Ci si lascia influenzare in maniera suggestiva dal solo potere rimasto, quello della vita economica, ma così non si arriva mai a risolvere la questione sociale. Gli uomini, specialmente gli appartenenti alla classe operaia, si culleranno in illusioni; vorranno ricavare dalla vita economica quella che chiamano equa distribuzione dei beni. Ma questa equa distribuzione dei beni potrà essere realizzata solo se nell'organismo sociale ci saranno gli uomini capaci di promuovere le dovute misure per soddisfare le esigenze economiche.

 

Questo potrà accadere soltanto se ci si renderà conto che la soddisfazione delle rivendicazioni sociali non dipende unicamente dalla trasformazione della vita economica, ma anche dalla risposta alla domanda: CHE COSA VA POSTO ACCANTO ALLA VITA ECONOMICA AFFINCHÉ QUESTA POSSA ESSERE RESA SOCIALE DAGLI UOMINI CHE DIVENTANO ESSI STESSI SOCIALI GRAZIE ALLA VITA GIURIDICA E A QUELLA CULTURALE? È QUESTO CHE DEVE CONTRAPPORSI COME VERITÀ AD UNA SUPERSTIZIONE, A UN DOGMA.

 

E coloro che cercano nella sola vita economica i rimedi atti a far guarire l'organismo sociale devono venir rinviati alla cultura e al diritto. Non devono sognare, affermando che il diritto è solo un fumo che esala dalla vita economica, ma devono imparare a pensare in modo aderente alla realtà che, proprio per il fatto che il diritto e la coscienza del diritto sono passati in secondo piano in quanto sommersi dalla vita economica, PER LA SOCIALIZZAZIONE DELLA VITA PUBBLICA ABBIAMO BISOGNO CHE VENGA CREATO VERAMENTE UN ORGANISMO GIURIDICO DOTATO DELL'ADEGUATA FORZA PROPULSIVA [E poiché oggi l’economicismo statalista, cioè la politica economica, l’economia di Stato, ha fatto completamente scomparire non solo l’uguaglianza generando crisi nella giustizia, ma la stessa dignità umana che dall’economia di Stato e dalle sue imposizioni resta scotomizzata fino al suicidio degli individui, il sistema giuridico, ovviamente, dovrebbe essere ricreato di sana pianta - ndc].

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11 febbraio 2012 6 11 /02 /febbraio /2012 11:29

[Continuum di R. Steiner, "Lo Stato”, 3ª conf. di Zurigo del 26/10/1919; Titolo originale: "La vita giuridica: compiti e limiti della democrazia. Diritto pubblico e diritto penale" - A cura di Nereo Villa]

 

sentenza_di_salomone.jpg

 

[...] Vedete, se si considerano i fatti che vi ho descritto ora, si può ben capire che sul terreno democratico sorgono leggi grazie ad un confronto di SENTIMENTI [il maiuscolo è mio - nota del curatore] fra uomini con gli stessi diritti, mentre sul terreno economico sorgono contratti fra le varie associazioni o anche fra i singoli individui.

 

Nel momento però in cui il singolo deve cercare o far valere il proprio diritto - civile, privato o penale che sia -, il diritto si sposta dal terreno propriamente giuridico a quello culturale.

 

E qui troviamo di nuovo un punto, come ieri nella legislazione tributaria, in cui il moderno raziocinio umano non si è ancora adeguato a quello che risulta evidente se si

prendono in esame gli elementi di fondo.

 

Vedete, quando si tratta di valutare come una data legge debba essere applicata al singolo individuo, subentra una valutazione del singolo individuo stesso. E per questa valutazione è decisivo IL TALENTO CHE SA COGLIERE L'INDOLE PROPRIA DEL SINGOLO.

 

La giustizia penale e civile non può quindi restare sul terreno giuridico generico, ma dev'essere trasferita sul piano il cui carattere specifico vi verrà illustrato più a fondo dopodomani a proposito della VITA CULTURALE. LA GIURISDIZIONE PUÒ DIVENTARE UN FATTO DI GIUSTIZIA SOLO SE CHI DIVENTA GIUDICE HA LA POSSIBILITÀ REALE DI GIUDICARE IN BASE ALLE SUE FACOLTÀ INDIVIDUALI, IN BASE AL RAPPORTO INDIVIDUALE CHE HA CON LA PERSONA CHE DEVE GIUDICARE.

 

Si può pensare che una cosa simile sia realizzabile nei modi più diversi. Nel mio libro “I punti essenziali della questione sociale” ho messo in evidenza uno dei modi possibili.

 

Nell'organismo sociale triarticolato esiste l'amministrazione autonoma dell'economia come ve l'ho descritta ieri. C'è poi l'ambito giuridico, che ho delineato oggi e di cui

mi occuperò ancora nella quinta conferenza per quanto riguarda la sua interazione con gli altri campi. Ma c'è anche la vita culturale autonoma, in cui soprattutto la pubblica istruzione viene amministrata nel modo a cui ho accennato ieri e che descriverò ulteriormente dopodomani.

 

Ma coloro che sono GLI AMMINISTRATORI DELLA VITA CULTURALE DOVRANNO nel contempo FORNIRE I GIUDICI, ed ogni UOMO AVRÀ IL DIRITTO E LA POSSIBILITÀ DI DECIDERE LUI STESSO DA QUALE GIUDICE VUOL ESSERE GIUDICATO - diciamo addirittura per un certo periodo di tempo - nel caso in cui debba essere giudicato per faccende civili o penali. L'uomo designerà così il proprio giudice IN BASE ALLE EFFETTIVE CONDIZIONI DI VITA INDIVIDUALI.

 

E il giudice, che non è un burocrate legale ma che viene designato dall'organismo culturale in base al rapporto che stabilisce con il proprio ambiente, sarà anche in grado di giudicare nel contesto del suo ambiente sociale colui che gli sta di fronte in attesa di giudizio.

 

SI TRATTA DI NOMINARE I GIUDICI NON A PARTIRE DA ESIGENZE STATALI, ma in base a motivi simili a quelli in vigore nella libera vita culturale, che consentono di mettere in un dato posto il miglior maestro. IL DIVENTARE GIUDICE SARÀ QUALCOSA DI ANALOGO AL DIVENTARE INSEGNANTE O EDUCATORE.

 

Naturalmente, IN TAL MODO IL FAR GIUSTIZIA SI DISCOSTA DAL LEGIFERARE, che avviene in modo DEMOCRATICO. PROPRIO NEL CASO DELLA GIUSTIZIA PENALE VEDIAMO COME CIÒ CHE RIGUARDA IL SINGOLO ESULI DAL DIRITTO - che è UGUALE PER TUTTI - E PUÒ ESSERE perciò VALUTATO SOLO A LIVELLO INDIVIDUALE [è chiaro che in un simile modo di fare giustizia ci si avvicina al DIRITTO DI EPICHEIA, che l’attuale diritto canonico della chiesa cattolica “usa” prevalentemente per le sole questioni relative ai divorzi coniugali - ndc].

 

L'ACCERTAMENTO DEL DIRITTO È UNA QUESTIONE EMINENTEMENTE SOCIALE, MA NEL MOMENTO IN CUI SI HA NECESSITÀ DI RIVOLGERSI A UN GIUDICE, SI HA DI SOLITO A CHE FARE CON UNA QUESTIONE ASOCIALE O ANTISOCIALE, CON QUALCOSA CHE TRASGREDISCE IL SOCIALE. TUTTE QUESTE QUESTIONI SONO PERCIÒ IN SOSTANZA INDIVIDUALI, COME LO SONO I RAMI AMMINISTRATIVI DELLA VITA CULTURALE, IN CUI RIENTRA PURE LA GIURISPRUDENZA, LA GIURISDIZIONE, CHE VA AL DI LÀ DEI CONFINI DELLA DEMOCRAZIA.

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10 febbraio 2012 5 10 /02 /febbraio /2012 13:39

I reazionari ma libertari sarebbero i più appropriati a ri­mediare il danno omologante del capitalismo” scrive Alvi, parlando del principio triarticolato e del pregio che avrebbe il FREE BANKING che tale principio comporta (1), dato che ridimensionerebbe lo Stato ed al contempo gli eccessi dell'economia, inserendo potere spirituale attraverso “la libertà di emissione vincolata al possesso di riserve di capitale vero e non fittizio” (2).

 

Questo riferimento di Alvi ai libertari presume tuttavia una liberata capacità di pensiero, che per ora è ancora lungi dall’essere conquistata dagli uomini, libertari compresi, dato che nel movimento libertario tendono a prevalere non solo ristrettezze di un’ideologia bloccata ai tre o quattro autori della cosiddetta “scuola austriaca” ma anche vero e proprio settarismo costringente e contraddittori in quanto kantianamente normativo in un “dover essere” a priori del tipo: “Se vuoi essere libertario devi pensare così e così…” (3).

 

Ciò premesso, il FREE BANKING dei libertari risulterebbe davvero coerente col CAPITALE, inteso come MERAVIGLIOSA CREAZIONE DELL'IO, nonché con la necessità di tenere il potere delle banche proporzionato a ESSA. “E servirebbe pure” - continua Alvi - “a far rivivere in forma libertaria il principio migliore dell'Ancien Régime” (4).

 

Senza la comprensione della triarticolazione dei soldi, però, i libertari non potranno che restare improduttivi: reattivi ma improduttivi, in quanto imprigionati in un movimento che, se odia il moto stesso del pensare, non si muove.

 

Ma i soldi triarticolati cosa sono? Sono soldi che dovrebbero poter essere emessi a fronte di una promessa di capitale vera, non falsata da tassi d'interesse, né da cartamoneta di Stato, e che dovrebbero corrispondere ad un'intelligenza fraterna realizzantesi nella creazione di merci effettive.

 

Questo tipo di soldi non ricercherebbe la sua perpetuazione nel gioco all'accumulo e lusingando la vanità, “finto spirito sognato dal capitalismo”, ma diverrebbe DONO alle funzioni a tutta prima ineconomiche dei campi immateriali dell'esistenza (cultura), “fedele alla sua scadenza, ed alla necessità di un ritorno all'intel­ligenza e alla morale che lo hanno reso vero ed epico” (5).

 

Questo tipo di soldi si articola in tre fasi:

 

1) quella di un denaro d'investimento corrisposto, detto INVOR;

 

2) quella di un denaro di circolazione a termine, detto MERCOR;

 

e infine 3) quella di un denaro di dono consapevole e non forzoso (come avviene con quello della SOLIDARIETÀ OBBLIGATORIA dell’imposizione fiscale) detto DONOR,

 

le quali, potrebbero scandirsi in un sistema di soldi legati

 

1) al capitale investito;

 

2) alle merci circolanti;

 

e 3) al dono.

 

Per l’approfondimento di questa suddivisione dei soldi in INVOR, MERCOR, e DONOR, studiati nel loro reciproco agire si veda il capitolo “Invor, Mercor, Donor: i tre denari” nel libro di Alvi “L’anima e l’economia” (6).

 

Il denaro di Steiner, nasce dall’intelligenza organizzativa e fraterna dell’io, si consolida come circolante proporzionato e condiviso tra eguali, e ritorna infine col dono all’io, alla cultura e alla bontà che lo hanno emanato.

 

“Esiste dovizia iconografica e di scritti” - scrive Alvi -  “che dimostra in Eu­ropa il sopravvivere di un'ideologia trifunzionale dal Medioevo fino alla rivoluzione francese (Ottavia Nicoli, “I sacerdoti, i guerrieri, i contadini. Storia di un’immagine della società”, Torino, Einaudi, 1979). Una riprova di quanto Dumézil aveva scritto per gli indoeuropei. Vi si badò per niente, nelle scienze sociali. Eppure, prima di Dumézil l'idea di una solu­zione triarticolata ai guai della modernità era stata ridetta varie volte e dai più disparati (Heinz Kloss, “Selbstverwaltung und die Dreigliederung des sozialen Organismus”, Frankfurt –am-Main, Vittorio Klostermann, 1983, p. 29). Per esempio dal teologo russo Vladi­mir Solov'ëv, o da quell'Eugen Dühring, contro il quale Engels scrisse uno dei suoi libri di sciocchezze meglio riusciti. Pure lui affidava il suo socialismo a distinzioni tripartite (E. Dühring, “Logik und Wissenshaftstheorie”, Leipzig 1878, pp. 479, 480). E lo strava­gante Alexandre Saint-Yves d'Alveydre, in fama di bilocazione, maestro di Papus e René A. Schwaller de Lubicz, nonché disve­latore dell'Aghartta, città dei saggi sotto il deserto del Gobi nel suo “Mission de l’Inde”, si disse anche per una tripartizione, che battezzò sinarchismo”.

 

Ho già detto varie volte che l’economia in cui viviamo oggi non è un’economia ma un’econòmia, cioè un’economia con l’accento spostato (cfr. il video “Eumeo, l’economista”), nella quale Iro, il pitocco, cioè il ladro, l’affamato, e l’uomo senza scrupoli (vedi il Supermario) la fa da PADRONE. Ebbene, per forza di cose, essa dovrà ritornare ad essere quella di Eumeo…

 

NOTE

(1) G. Alvi, "Il capitalismo", Venezia, ottobre 2011, p. 304; vedi “Sul valore dei tassi e sul concetto generale di valore”, nota 3.

(2) Ibid.

(3) Vedi il mio commento all'articolo di L. Cimmino "La libertà  dei libertari: una critica" (istitutodipolitica.it).

(4) “Il capitalismo…”, op. cit.

(5) Ibid.

(6) Geminello Alvi, “L’anima e l’economia”, Ed. Mondadori, Milano, 2005, pp. 308 - 321.

(7) “Il capitalismo…”, op. cit., p. 305.

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9 febbraio 2012 4 09 /02 /febbraio /2012 18:29

senza evasione crolla tuttoAnzi: stracotto... Poltiglioso oramai...

Come nel 1999 affermavo che in futuro si sarebbe parlato di signoraggio, così nel 2008, affermai che il magna magna (truffa del debito pubblico e del PIL) avrebbe dovuto avvalersi di "esperti" tecnici politicanti balanzoni, quelli che "se ne intendono" solo ora.

Queste capre spuntano e spunteranno sempre più come funghi! Ecco perché il tempo del SIGNORAGGIO ORNITOPENICO (nel linguaggio medico significherebbe letteralmente "signoraggio, dovuto alla mancanza di uccello", in altre parole dovuto alla mancanza di spina dorsale nell'essere umano...) incomincia a farsi sentire oggi anche come comicità...  

Ovviamente, non è che coloro che governano il popolo bue ignorino la questione signoraggio ed abbisognino di tecnici.

Berlusconi per esempio sapeva (ma anche Bossi lo sapeva ed ogni altro politicante di sinistra o di centro capace di raziocinio, anche minimale o debole) che solo risolvendo tale questione avrebbe potuto esserci beneficio reale per tutti, e che ogni altra misura non serve a nulla perché, ad es., sarà proprio la lotta "seria" all'evasione che produrrà il collasso definitivo...

Il fine degli attuali antisignoraggisti esperti, che stanno nascendo come funghi nel retroterra dei trasudati psichico-televisivi italioti, non è altro che quello di essere funzionali al bene dei politici, in quanto sono essi stessi i nuovi politici. E questo è un bene contrario a quello degli individui.

Il ragionamento più stupido che ho sentito nel web è il seguente: se lo Stato non emettesse titoli per pagare gli euro ma direttamente gli euro, tutto andrebbe a posto. Ma lo Stato non aspetta altro che questi minorati mentali per avere un'ennesima scusa per continuare a truffare i nativi in nome del popolo! Il popolo bue non ha che da ringraziare. Che bravo lo Stato se stamperà la sua moneta al posto delle banche! Roba da matti, ragazzi! Non lasciatevi fregare. E dietro il solito folklore della solita allegra brigata di politici ladri, l'Italia vela e rivela continuamente la sua putrescente situazione, che l'antisignoraggista fedele allo Stato vorrebbe sanare... State in campana allora. Studiate. Non accettate il nuovo fascismo (finanziario)... Sveglia...

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9 febbraio 2012 4 09 /02 /febbraio /2012 09:16

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Putin-Alvi

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