Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
9 febbraio 2012 4 09 /02 /febbraio /2012 09:16

pagina rimossa

Putin-Alvi

Repost 0
7 febbraio 2012 2 07 /02 /febbraio /2012 10:42

pagina rimossa Putin-Alvi

Repost 0
6 febbraio 2012 1 06 /02 /febbraio /2012 15:51
"In 1984, George Orwell paventava la fine della libertà a causa di una esplicita dittatura, in cui l’informazione, la cultura e la Storia sarebbero state censurate e riscritte da un ministero apposita; il romanzo uscì nel 1948, con alle spalle la dittatura nazista e davanti agli occhi ‘il mostro’ sovietico. Quindici anni prima, nel 1933, Aldous Huxley pubblicava Il mondo nuovo, un romanzo che suscitò meno clamore probabilmente perché poco si prestava a essere strumentalizzato: immaginava infatti una società in cui le persone vivevano felici, in uno stato di costante divertimento, distratte da cose superficiali, grate alla tecnologia che le liberava dalla fatica di pensare; erano oppresse, ma a tal punto condizionate fin dalla nascita da non essere in grado di capirlo.
Orwell temeva una società in cui i libri sarebbero stati banditi, Huxley quella in cui nessuno avrebbe avuto il desiderio di leggerli; Orwell temeva la dittatura che si odia, Huxley quella che si ama; Orwell la cultura censurata, Huxley quella divenuta un balbettio infantile. Davanti a una televisione che è diventata il principale strumento di un potere falsamente democratico, ha ancora ragione Pasolini: “La maggioranza, nella sua santità, ha sempre torto: perché il suo conformismo è sempre, per propria natura, brutalmente repressivo”".
FONTE: Giovanna Cracco, "L'uomo massa e suo fratello, al voto".
Repost 0
5 febbraio 2012 7 05 /02 /febbraio /2012 11:14

[Continuum di R. Steiner, "Lo Stato”, 3ª conf. di Zurigo del 26/10/1919; Titolo originale: "La vita giuridica: compiti e limiti della democrazia. Diritto pubblico e diritto penale" - A cura di Nereo Villa]

 

[...] Eppure, cari ascoltatori, l'uomo ha bisogno di un rapporto UMANO [il maiuscolo è mio - nota del curatore] con il proprio lavoro, ha bisogno di provare gioia e anche una certa dedizione nei confronti del proprio lavoro.

 

L'ANTICA DEDIZIONE, L'UNIONE CON L'OGGETTO PRODOTTO, NON ESISTE PIÙ, E PERCIÒ DEV'ESSERE SOSTITUITA DA QUALCOS'ALTRO. L'uomo non può fare a meno di un impulso al lavoro simile a quello procuratogli un tempo dalla gioia per la diretta realizzazione di un oggetto. Questo impulso dev'essere sostituito da qualcos'altro, MA DA CHE COSA?

 

PUÒ ESSERE SOSTITUITO SOLO FACENDO IN MODO CHE L'ORIZZONTE DEGLI UOMINI SI ALLARGHI, ATTIRANDOLI SU UN PIANO SU CUI SI POSSANO INCONTRARE CON I LORO SIMILI A RAGGIO PIÙ VASTO, CON TUTTI COLORO CHE FANNO PARTE DELLO STESSO ORGANISMO SOCIALE, COSÌ CHE L'UOMO SENTA SEMPRE PIÙ INTERESSE PER L'UOMO.

 

È necessario che avvenga quanto segue:

 

 - perfino chi lavora nell'angolo più nascosto ad una singola vite per un grande contesto non deve ridursi al rapporto con questa vite, ma

 - può invece portare nella sua officina ciò che ha dentro di sé sotto forma di sentimenti per gli altri esseri umani,

 - lo può ritrovare quando esce dalla sua officina,

 - può avere una coscienza vivace del proprio rapporto con la società umana,

 - può lavorare con gioia anche se non prova soddisfazione immediata per il prodotto del suo lavoro,

 - può lavorare perché si sente un membro degno nella cerchia dei propri simili.

 

DA QUESTO IMPULSO HANNO AVUTO ORIGINE LA MODERNA ESIGENZA DI DEMOCRAZIA E IL MODO MODERNO DI SANCIRE DEMOCRATICAMENTE IL DIRITTO PUBBLICO. Queste cose sono intimamente connesse con la natura dell'evoluzione umana e possono essere capite a fondo solo da chi è disposto ad esaminare seriamente la natura dell'evoluzione dell'umanità nel suo svolgersi in ambito sociale.

 

Bisogna avvertire la necessità che gli uomini amplino i loro orizzonti, per far sì che ognuno dica a se stesso: "È vero che non so cosa sto facendo ai miei simili mentre sono qui a fabbricare questa vite, ma so che, per via dei RAPPORTI DI VITA che instauro con loro grazie al diritto pubblico, sono un membro degno dell'ordinamento sociale, un membro che ha pari valore con tutti gli altri".

 

QUESTO DEVE STARE ALLA BASE DELLA MODERNA DEMOCRAZIA E - agendo come sentimento vissuto da uomo a uomo - DELLE MODERNE NORME GIURIDICHE PUBBLICHE. Solo osservando la struttura interiore dell'uomo si può concepire in maniera davvero moderna ciò che deve svilupparsi come diritto pubblico in tutti i campi.

 

[Sancire democraticamente il diritto pubblico non significa imporlo in modo totalitario come avviene oggi grazie ai media della partitocrazia e dei politici, schiavi dei banchieri: ognuno, soprattutto i lavoratori e gli imprenditori (che sono anch'essi lavoratori) dovrebbe poterlo fare, se non vogliamo essere totalitari. Oggi invece tendiamo a confonderci e a confondere... Il 2012 è l'anno in cui il totalitarismo del popolo bue (dittatura del proletariato?) ha raggiunto il top dell'imbecillità, per cui,

 

 

ad es., tutto ciò che è nero appare ed è vissuto come bianco, il leccaculismo di Stato come intelligenza, l'odio per la verità come cultura, e così via - ndc].

 

Ne parleremo più dettagliatamente nella quinta conferenza, ma ora per concludere voglio ancora mostrarvi come l'ambito dell'accertamento del diritto sconfini dall'effettivo terreno giuridico in quello culturale.  

Repost 0
4 febbraio 2012 6 04 /02 /febbraio /2012 09:16

le-piace-il-governo-monti.jpg[Continuum di R. Steiner, "Lo Stato”, 3ª conf. di Zurigo del 26/10/1919; Titolo originale: "La vita giuridica: compiti e limiti della democrazia. Diritto pubblico e diritto penale" - A cura di Nereo Villa]

 

[Mario Monti, attuale Cesare (o Verre) cinico e noioso predicatore di "monotonia del posto fisso", travestito da salvatore dell’ORGANISMO SOCIALE, continua, a forza di slogan del tipo “Salva-Italia”, “Cresci-Italia”, ecc., a peggiorare la situazione dei SOCI. Soci, sempre più sintetizzati, “minimalizzati”, “astrattizzati” e schiavizzati, ma si potrebbe anche dire ANIMALIZZATI non solo dall’impianto teorico della “flessibilità” del “mercato” del lavoro, bensì anche dall’inguaribile masochismo degli italiani stessi (vedi l'informazione di regime nell'immagine soprastante), che hanno accettato lo spread non come la punta dell’iceberg della COLOSSALE TRUFFA DELLA CREAZIONE DEI SOLDI, ma come NUOVO DOGMA e Monti come suo conseguente regalo di Natale. DI FRONTE A QUESTA SITUAZIONE RISULTA SEMPRE PIU' NECESSARIO - e chi non vuole permanere con le fette di salame sugli occhi lo può notare sempre di più di giorno in giorno, anzi, di  minuto in minuto - RICOSTITUIRE UN TERRENO GIURIDICO su cui gli uomini si incontrino unicamente come uomini, a prescindere da ogni potere economico ed anche da ogni talento individuale - nota del curatore]. 

 

[...] Al giorno d'oggi [1919 - ndc], nell'ambito in cui si sviluppano tante opinioni socialiste [Oggi, 2012, le cose sono degenerate al punto che quelle opinioni socialiste sono penetrate in tutta la partitocrazia - ndc], si ritiene di dover tranquillamente continuare a far dipendere la vita giuridica da quella economica. Vi ho accennato al fatto che si pensa di fondare una sorta di GERARCHIA [il maiuscolo è mio - ndc] secondo il modello politico, e che la vita economica debba essere da essa regolamentata e amministrata. Allora, si pensa, quelli che amministrano la vita economica svilupperanno automaticamente come realtà collaterale anche i diritti [Non è forse questo che sostiene Mario Monti con la sua politica economica di lacrime e sangue per tutti eccetto che per lui? - ndc].

 

SOSTENERE UNA COSA DEL GENERE EQUIVALE A NON AVERE NESSUN SENSO DELLA VITA CONCRETA E REALE. Non è di certo la vita economica, in cui bisogna essere soprattutto abili nell'organizzazione dei rapporti di produzione, che può creare i rapporti giuridici. Questi devono sorgere AUTONOMAMENTE accanto alla vita economica. Tali rapporti non possono instaurarsi in base a pii desideri, ma solo se accanto al circuito economico si sviluppa concretamente un elemento statale in cui IL SINGOLO INDIVIDUO è posto SULLO STESSO PIANO DI OGNI ALTRO SINGOLO INDIVIDUO.

 

NON SI PUÒ, SOLO PER IL FATTO DI ESSERE UN ECONOMISTA, EMANARE ANCHE DELLE LEGGI IN AMBITO GIURIDICO a partire da una qualsiasi coscienza originaria, ma quello che conta è creare prima il terreno concreto sul quale gli uomini si incontrino in base ai loro sentimenti, così che possano trasformare questi rapporti in rapporti di tipo giuridico. SI TRATTA DI CREARE UNA REALTÀ PARALLELA ALLA VITA ECONOMICA.

 

ALLORA IL DIRITTO NON SARÀ UNA SEMPLICE SOVRASTRUTTURA DELLA VITA ECONOMICA, MA UN'ENTITÀ CHE SI PLASMA AUTONOMAMENTE.

 

Non è con una risposta teorica [oggi detta "TECNICA" - ndc] che si vince l'errore fondamentale, la grande superstizione della questione sociale moderna, che pensa sia sufficiente trasformare la vita economica per giungere a concetti giuridici diversi. NELL'ORGANISMO SOCIALE TRIARTICOLATO LA REALTÀ VERRÀ CREATA REALIZZANDO UN TERRENO GIURIDICO AUTONOMO, una realtà dalla quale grazie ai rapporti interumani ha origine quella grande forza propulsiva che è in grado di dominare e DOMARE anche LA VITA ECONOMICA.

 

In fin dei conti l'osservazione storica dell'epoca recente conferma da un'altra angolazione quanto ho appena esposto. Cari ascoltatori, ripensate agli impulsi che gli uomini hanno avuto fino al XIII e al XIV secolo per i loro lavori artigianali o di altro genere. Spesso i pensatori socialisti sottolineano che l'uomo d'oggi è separato dai suoi mezzi di produzione. Questa situazione ha raggiunto le proporzioni attuali solo da quando esistono le moderne condizioni economiche. L'uomo è stato separato particolarmente dal prodotto del suo lavoro.

 

Qual è la partecipazione dell'operaio che lavora in fabbrica a ciò che l'imprenditore poi vende? Che cosa ne sa? Che ne sa del percorso che il prodotto fa nel mondo? Conosce solo una piccola parte di un grande insieme, di cui forse non avrà mai coscienza! Pensate che differenza enorme rispetto all'antico mestiere, dove il singolo artigiano provava soddisfazione per le cose da lui realizzate. Chi conosce la storia sa che era davvero così, che l'artigiano provava grande SODDISFAZIONE nel produrre [Monti invece, col suo promuovere la “flessibilità” che fa passare il lavoratore da un lavoro ad un altro indipendentemente dal contenuto del lavoro stesso ma concependo il lavoro assolutamente come mera astrazione, vorrebbe che questa SODDISFAZIONE e ogni VOCAZIONE al lavoro, basate sul talento individuale, fossero rase al suolo per decreto!!! - ndc].

 

Pensate alla relazione personale fra un uomo e la realizzazione di una chiave, di una serratura e prodotti analoghi. Quando si va in posti all'antica è ancora possibile fare esperienze simpatiche sotto questo aspetto, ma nelle aree "progressiste" non si sperimentano più queste cose. Una volta - perdonatemi se vi racconto qualcosa di così personale, ma forse può servire alla descrizione - sono andato in una regione e sono rimasto straordinariamente affascinato quando, entrando nel negozio di un barbiere, ho visto la gioia provata dall'apprendista nel riuscire a fare un bel taglio di capelli ad un cliente. Ci provava un gusto da matti nel fare bene il suo mestiere.

 

È sempre più raro un simile rapporto personale fra l'uomo e ciò che fa. Il fatto che non ci sia più questo rapporto è ovviamente un'esigenza inevitabile della vita economica moderna. Le cose non possono andare diversamente, date le complesse condizioni in cui dobbiamo lavorare all'interno della divisione del lavoro.

 

Se non avessimo la divisione del lavoro, non avremmo la vita moderna con tutto ciò che ci occorre, non avremmo alcun tipo di progresso. L'esperienza dell'antico rapporto fra l'uomo e il suo prodotto non è più possibile averla [Ciò, ovviamente, non significa che perseverare ancora nell’errore della politicizzazione del lavoro (politica economica) sia la via da perseguire, dato che questo porterebbe alla disumanizzazione del lavoro, voluta attualmente dalla NAZI-POLITIKA-EKONOMIKA del Super Mario - ndc].

Repost 0
3 febbraio 2012 5 03 /02 /febbraio /2012 17:41

Canzone dedicata al mondo femminile, che lavora tutta la vita senza compenso...

Repost 0
3 febbraio 2012 5 03 /02 /febbraio /2012 09:40

[Continuum di R. Steiner, "Lo Stato”, 3ª conf. di Zurigo del 26/10/1919; Titolo originale: "La vita giuridica: compiti e limiti della democrazia. Diritto pubblico e diritto penale" - A cura di Nereo Villa] 

 

[...] L'IMPULSO ALLA TRIARTICOLAZIONE DELL'ORGANISMO SOCIALE DEVE PERCIÒ ESIGERE CON LA MASSIMA FERMEZZA LA SEPARAZIONE DELLA VITA GIURIDICA, DEL TERRENO GIURIDICO, DALL'AMMINISTRAZIONE DEL CIRCUITO ECONOMICO [il maiuscolo è mio - nota del curatore].  

 

Come vi dicevo ieri, all'interno del processo economico devono formarsi delle associazioni. Categorie professionali, produttori e consumatori si troveranno in esse gli uni di fronte agli altri. I fatti e i provvedimenti puramente economici che intercorreranno a quel livello saranno fondati su contratti stipulati fra le associazioni.

 

Nella vita economica tutto deve fondarsi su contratti, su prestazioni reciproche. Le corporazioni si troveranno di fronte a corporazioni; la competenza e la specializzazione costituiranno l'elemento determinante. Lì la mia opinione, poniamo, di imprenditore sul valore che deve avere il mio settore industriale nella vita pubblica non avrà alcuna importanza.

 

No, se la vita economica è autonoma non potrò decidere niente in proposito, ma dovrò produrre qualcosa nel mio settore industriale, dovrò stipulare dei contratti con le associazioni di altri rami dell'industria, che a loro volta dovranno offrirmi in cambio le loro prestazioni. La possibilità che avrò di piazzare le mie prestazioni dipenderà dalla mia capacità di sollecitare le loro controprestazioni. A livello contrattuale si formalizzerà un'associazione in base alle capacità. Questi sono i fatti.

 

Diversamente dovranno svolgersi le cose sul terreno giuridico, dove sono gli individui a stare gli uni di fronte agli altri e dove ci si può occupare solo di deliberare sulle leggi che regolino i diritti pubblici attraverso decisioni prese dalla maggioranza.

 

CERTAMENTE MOLTI DICONO: "MA IN FIN DEI CONTI CHE COS'È IL DIRITTO PUBBLICO? NON È NIENT'ALTRO CHE CIÒ CHE ESPRIME A PAROLE E METTE SOTTO FORMA DI LEGGE CIÒ CHE ESISTE NELLE SITUAZIONI ECONOMICHE".

 

Sotto molti aspetti è senz'altro così, e come l'idea della triarticolazione sociale non trascura la realtà, così non trascura neppure questo aspetto. Ciò che risulta legittimo per via delle decisioni prese sul terreno democratico viene poi ovviamente introdotto nella vita economica da chi commercia. L'IMPORTANTE È CHE NON VENGA ESTRATTO DALLA VITA ECONOMICA PER ESSERE TRASFORMATO IN DIRITTO. Lo si introduce nella vita economica dopo che è stato deciso fuori di essa.

 

QUELLI CHE PENSANO IN ASTRATTO DICONO: "SÌ, MA QUELLO CHE C'È NELLA VITA ESTERIORE, DOVE L'UNO COMMERCIA CON L'ALTRO QUANDO EMETTE UNA CAMBIALE O QUALCOSA DI ANALOGO, QUELLO CHE EMERGE NEL DIRITTO CAMBIARIO, NON FA PIENAMENTE PARTE DELLA VITA ECONOMICA? NON È UN'UNITÀ IN TUTTO E PER TUTTO? E ADESSO ARRIVI TU, TRIARTICOLATORE, E VUOI SEPARARE CIÒ CHE NELLA VITA È UNA PERFETTA UNITÀ". Come se nella vita - proprio quella a cui l'uomo non può accedere e a cui non può arrecare danno con le sue opinioni - non ci fossero molti settori in cui correnti di forze provenienti da parti diverse si uniscono formando un'unità.

 

Prendete l'essere umano in fase di crescita. Possiede varie qualità che ha ereditato, che si ritrova addosso, e altre che gli sono state trasmesse mediante l'educazione. L'individuo in crescita ottiene da due fonti diverse le proprie caratteristiche: dall'ereditarietà e dall'educazione che gli dà l'ambiente.

 

Se fate qualcosa a quindici anni, non potete dire che ciò che fate non è un'unità. In quello che fate, però, confluisce a costituire quell'unità da un lato il risultato della vostra eredità e dall'altro quello della vostra educazione. È così che in esso c'è unità, ma è un'unità solo per il fatto che vi si contribuisce da due provenienze diverse. L'unità che si forma è sana proprio perché c'è una confluenza di due realtà distinte.

 

Per quanto riguarda l'idea dell'organismo sociale triarticolato, dalla realtà della vita risulta non meno che UNA SANA UNITÀ PER L'AGIRE IN AMBITO ECONOMICO PUÒ CREARSI SOLO NELLA MISURA IN CUI VI VENGONO INCLUSI ANCHE DEI CONCETTI GIURIDICI. PERÒ SI TRATTA DI DUE FONTI DIVERSE: I PROVVEDIMENTI ECONOMICI VENGONO PRESI AUTONOMAMENTE IN BASE A PUNTI DI VISTA ECONOMICI E I DIRITTI VENGONO SANCITI A PARTE SECONDO I CRITERI DELLA VITA GIURIDICA.

 

POI gli uomini ne fanno un'unità. Solo in questo modo c'è armonia, mentre SE SI FANNO DERIVARE I DIRITTI DAGLI INTERESSI DELLA VITA ECONOMICA, NASCONO DELLE CARICATURE. IN QUEL CASO IL DIRITTO È SOLO UNA FOTOGRAFIA, SOLO UNA COPIA DELL'INTERESSE ECONOMICO. MA ALLORA IL DIRITTO NON ESISTE PIÙ. È SOLO FACENDOLO NASCERE FIN DALL'INIZIO SU UN TERRENO DEMOCRATICO AUTONOMO CHE SI PUÒ INTRODURRE IL DIRITTO NELLA VITA ECONOMICA.

 

Cari ascoltatori, dovremmo poter credere che si tratti di un concetto talmente chiaro da non aver bisogno di essere spiegato in lungo e in largo, ma LA PREROGATIVA DELLA NOSTRA EPOCA È CHE LA VITA RECENTE HA OSCURATO E DEFORMATO PROPRIO LE VERITÀ PIÙ LAMPANTI.

Repost 0
3 febbraio 2012 5 03 /02 /febbraio /2012 09:36

[Continuum di R. Steiner, "Lo Stato”, 3ª conf. di Zurigo del 26/10/1919; Titolo originale: "La vita giuridica: compiti e limiti della democrazia. Diritto pubblico e diritto penale" - A cura di Nereo Villa]  

[...] In questi anni abbiamo visto crollare uno Stato, si potrebbe dire che si è sfasciato a causa delle sue stesse condizioni [Oggi il crollo sta avvenendo in tutti gli Stati del pianeta a causa di banche autoproclamatesi forzosamente - cioè non democraticamente - istituti giuridici, in cui I COSIDDETTI DIRITTI PUBBLICI ALTRO NON SONO SE NON INTERESSI ECONOMICI CAMUFFATI! Pertanto, il crollo non avviene più con le guerre, anche se queste ultimi sono sempre un rischio reale oggi, ma a causa della succubanza mondiale dei politici (camerieri dei banchieri) all’imperialismo finanziario che domina arimanicamente il mondo - nota del curatore]. E questo Stato, il vecchio impero austroungarico che non esiste più, può anche diventare oggetto di un esperimento per questioni giuridiche.

 

Chi ha seguito gli anni della guerra, sa che alla fine l'Austria è caduta per via di eventi puramente bellici. Ma il dissolvimento dello Stato austriaco è avvenuto come un fenomeno a parte, come qualcosa che è risultato dalle sue condizioni interne. Questo Stato si è sgretolato, e si sarebbe probabilmente sgretolato anche se l'Austria se la fosse cavata meglio in guerra. È una cosa che può dire chi ha osservato obiettivamente per decenni le condizioni dell'Austria - ed io vi ho trascorso trent'anni della mia vita.

 

Negli anni sessanta del secolo scorso in quest'Austria è sorta l'esigenza della democrazia, cioè di una rappresentanza popolare. Che forma è stata data a questa rappresentanza popolare? È stata concepita in modo tale che i rappresentanti del popolo nel consiglio dell'impero fossero composti da quattro curie, da quattro curie di natura esclusivamente economica: 1) in primo luogo la curia dei latifondisti - prima curia; 2) in secondo luogo le città, i mercati e le zone industriali - seconda curia; 3) in terzo luogo le camere di commercio - terza curia; 4) la quarta curia era formata dai comuni rurali, ma anche lì venivano presi in considerazione solo gli interessi economici.

 

Quindi i rappresentanti nel consiglio dell'impero austriaco venivano scelti in base alla propria appartenenza ad un comune rurale, ad una camera di commercio e così via. In tale consiglio si riunivano i rappresentanti di interessi puramente economici. Le deliberazioni che prendevano a maggioranza provenivano ovviamente da singoli individui, ma quei singoli individui rappresentavano gli interessi che derivavano dalla loro appartenenza economica ai latifondi, alle città, ai mercati e alle zone industriali, alle camere di commercio o ai comuni rurali.

 

E che genere di diritti pubblici veniva alla luce in quel modo, quali diritti pubblici venivano sanciti per maggioranza? Dei DIRITTI PUBBLICI [il maiuscolo è mio - ndc] che altro non erano se non INTERESSI ECONOMICI CAMUFFATI! [La storia  di ieri si ripete oggi e si ripeterà all’infinito finché non si inizierà a risiedere nei parlamenti con interessi diversi da quelli meramente economici - ndc].

 

È infatti evidente che quando per esempio le camere di commercio erano d'accordo con i latifondisti su qualcosa che procurava a entrambi dei vantaggi economici, si poteva prendere una decisione a maggioranza contro gli interessi di una minoranza, per la quale magari proprio quella cosa era importante. QUANDO NEI PARLAMENTI SIEDONO DELLE RAPPRESENTANZE DI INTERESSI DI NATURA ECONOMICA, È SEMPRE POSSIBILE COSTITUIRE DELLE MAGGIORANZE CHE DELIBERINO A PARTIRE DAGLI INTERESSI ECONOMICI, CREANDO COSÌ DEI DIRITTI CHE NON HANNO NIENTE A CHE VEDERE CON QUELLA CHE SAREBBE LA COSCIENZA GIURIDICA CHE HA ORIGINE DAL SENTIMENTO CHE VIVE NEI RAPPORTI INTERPERSONALI.

 

OPPURE PRENDETE IL FATTO CHE NELL'ANTICA ASSEMBLEA NAZIONALE TEDESCA C'ERA UN GROSSO PARTITO, CHE SI CHIAMAVA "IL CENTRO" E RAPPRESENTAVA SOLTANTO GLI INTERESSI CULTURALI DEI CATTOLICI. QUESTO PARTITO POTEVA ALLEARSI CON QUALUNQUE ALTRO PER RAGGIUNGERE UNA MAGGIORANZA, E A QUEL PUNTO DEI BISOGNI PURAMENTE CULTURALI-SPIRITUALI VENIVANO TRASFORMATI IN DIRITTI PUBBLICI. QUESTO È SUCCESSO INNUMEREVOLI VOLTE.

 

SI È SPESSO FATTO NOTARE CHE COSA VIVE NEI PARLAMENTI MODERNI CHE VOGLIONO DIVENTARE DEMOCRATICI, MA NON SI È ARRIVATI A CAPIRE CHE COSA DEVE ACCADERE: UNA NETTA SEPARAZIONE FRA LA VITA GIURIDICA E LA RAPPRESENTANZA, L'AMMINISTRAZIONE DI INTERESSI ECONOMICI.

Repost 0
3 febbraio 2012 5 03 /02 /febbraio /2012 09:33

[Continuum di R. Steiner, "Lo Stato”, 3ª conf. di Zurigo del 26/10/1919; Titolo originale: "La vita giuridica: compiti e limiti della democrazia. Diritto pubblico e diritto penale" - A cura di Nereo Villa]  

[...] Per l'uomo moderno la riflessione sul diritto viene così a coincidere con ciò che si è sviluppato sotto forma di RIVENDICAZIONE DEMOCRATICA [il grassetto è mio - nota del curatore] nella storia più recente dell'umanità.

 

Ci avviciniamo all'essenza di rivendicazioni come quella democratica solo se consideriamo l'evoluzione dell'umanità come quella di un grande organismo, ma i modi attuali di vedere le cose sono ben lontani da questo modo di vedere spirituale.

 

Vedete, di sicuro ognuno troverebbe ridicolo e assurdo il voler spiegare come l'uomo si sviluppa dalla nascita alla morte in base all'influenza dei prodotti alimentari, se si volesse cioè affermare che il modo del suo sviluppo dalla nascita alla morte sia dovuto al fatto che il cavolo è così, il frumento è così, la carne di manzo è così, e via dicendo.

 

No, nessuno ammetterà che questo sia un modo ragionevole di vedere le cose. Chiunque riconoscerà invece che bisogna chiedere: qual è il motivo per cui intorno al settimo anno di vita dalla natura umana stessa si sviluppano quelle forze che danno origine alla seconda dentizione? Non è possibile dedurre dal cavolo o dalla carne di manzo il fatto che si verifichi il cambio dei denti!

 

Allo stesso modo bisogna chiedere: come si sviluppa a partire dall'organismo umano stesso ciò che per esempio rappresenta la maturità sessuale? E via dicendo. Bisogna cioè indagare la natura interiore dell'organismo che è in via di sviluppo.

 

Provate un po', fra le opinioni odierne, a cercarne una che possa essere applicata alla storia e all'evoluzione dell'umanità, una che per esempio abbia ben chiaro che, mentre l'umanità si evolve sulla Terra, di epoca in epoca sviluppa a partire da se stessa, dalla natura del proprio organismo vivente, determinate forze e prerogative, determinate qualità.

 

Chi, osservando la natura, impari ad essere oggettivo, potrà trasferire questa obiettività anche all'osservazione della storia.

 

E in quell'ambito si scopre che dalle profondità della natura umana a partire dalla metà del XV secolo si è sviluppata, trovando una corrispondenza più o meno soddisfacente nelle varie zone della Terra, proprio questa esigenza di democrazia, la richiesta che, nei suoi rapporti con i propri simili, l'uomo faccia valere ciò che egli stesso sente come giusto, come adeguato a lui.

 

Il principio democratico che scaturisce dal profondo della natura umana è diventato il tratto distintivo dell'anelito umano nei rapporti sociali dell'era moderna. Quella dell'umanità odierna nei confronti della vita democratica è dunque un'esigenza elementare.

 

Chi si rende conto di queste cose deve però anche prenderle del tutto sul serio, e deve porsi la domanda: QUAL È IL SIGNIFICATO E QUALI SONO I LIMITI DEL PRINCIPIO DEMOCRATICO?

 

IL PRINCIPIO DEMOCRATICO - l'ho appena descritto - CONSISTE NEL FATTO CHE GLI INDIVIDUI CHE VIVONO INSIEME IN UN ORGANISMO SOCIALE CIRCOSCRITTO DEVONO PRENDERE DECISIONI CHE PROVENGANO DALLA PARTECIPAZIONE DI OGNI SINGOLO. TALI DECISIONI POSSONO DIVENTARE VINCOLANTI PER LA SOCIETÀ SOLO SE SI FORMANO DELLE MAGGIORANZE. CIÒ CHE RIENTRA IN TALI DELIBERAZIONI PRESE A MAGGIORANZA DEI VOTI SARÀ DEMOCRATICO SOLO SE

 

OGNI SINGOLO INDIVIDUO IN QUANTO TALE SI TROVA DI FRONTE

ALL'ALTRO SINGOLO INDIVIDUO COME SUO PARI.

 

Ma allora, cari ascoltatori, È POSSIBILE DELIBERARE DEMOCRATICAMENTE SOLO SU QUELLE COSE IN CUI IL SINGOLO INDIVIDUO È REALMENTE PARI AD OGNI ALTRO UOMO NELLA SUA CAPACITÀ DI GIUDIZIO. Cioè, SUL TERRENO DEMOCRATICO POSSONO ESSERE PRESE UNICAMENTE DECISIONI IN MERITO ALLE QUALI OGNI INDIVIDUO MAGGIORENNE È IN GRADO DI ESPRIMERE UN GIUDIZIO SUO PROPRIO PER IL FATTO STESSO DI ESSERE MAGGIORENNE.

 

E con questo, credo che siano indicati nel modo più chiaro possibile I LIMITI DELLA DEMOCRAZIA. SUL TERRENO DELLA DEMOCRAZIA SI PUÒ DELIBERARE SOLO CIÒ CHE PUÒ ESSERE GIUDICATO UGUALMENTE DA OGNUNO PER IL SEMPLICE FATTO DI ESSERE MAGGIORENNE.

 

COSÌ SI ESCLUDE DALLE DELIBERAZIONI DEMOCRATICHE TUTTO CIÒ CHE HA A CHE FARE CON LO SVILUPPO DEI TALENTI UMANI NELLA VITA PUBBLICA. TUTTO QUELLO CHE È EDUCAZIONE E PUBBLICA ISTRUZIONE, TUTTO CIÒ CHE FA PARTE DELLA VITA CULTURALE, RICHIEDE L'INTERVENTO DELL'INDIVIDUO - ne parleremo dettagliatamente dopodomani -, RICHIEDE SOPRATTUTTO LA CONOSCENZA DELL'INDIVIDUO, ESIGE CHE L'INSEGNANTE, L'EDUCATORE, SIA DOTATO DI PARTICOLARI CAPACITÀ INDIVIDUALI CHE NON VENGONO DATI ALL'UOMO SEMPLICEMENTE GRAZIE AL RAGGIUNGIMENTO DELLA MAGGIORE ETÀ.

 

O NON SI PRENDE SUL SERIO LA DEMOCRAZIA, E ALLORA LA SI LASCIA DECIDERE ANCHE SU TUTTO QUELLO CHE DIPENDE DALLE CAPACITÀ INDIVIDUALI; OPPURE LA SI PRENDE SUL SERIO E ALLORA SI DEVE ESCLUDERE DALLA DEMOCRAZIA, DA UN LATO, L'AMMINISTRAZIONE DELLA VITA CULTURALE.

 

MA DA QUESTA DEMOCRAZIA SI DEVE ESCLUDERE, DALL'ALTRO LATO, ANCHE TUTTO QUELLO CHE È VITA ECONOMICA. Tutto quello che ho esposto nella conferenza di ieri si basa sulla competenza e sulla specializzazione che il singolo acquisisce negli ambienti e nelle attività di tipo economico in cui è inserito. La maggiore età, la capacità di giudizio di ogni individuo diventato maggiorenne, non potrà mai stabilire se uno è un buon agricoltore o un bravo industriale e via dicendo. Quindi non è possibile usare le deliberazioni prese a maggioranza da maggiorenni per stabilire quello che deve succedere nell'ambito della vita economica.

 

Ciò significa che L'ELEMENTO DEMOCRATICO DEV'ESSERE RESO AUTONOMO SIA DALLA VITA CULTURALE SIA DALLA VITA ECONOMICA.

 

A quel punto fra le due sorge la VITA STATALE prettamente democratica, in cui ogni uomo sta di fronte all'altro in qualità di individuo capace di giudizio, maggiorenne e con pari diritti e doveri, ma nella quale possono essere prese decisioni a maggioranza solo su ciò che dipende dall'uguale capacità di giudizio di tutti i soggetti maggiorenni.

 

Chi non si limita ad affermare in astratto queste cose che vi ho appena esposto, ma le valuta per il peso che hanno per la vita concreta, vede che gli uomini si ingannano su di esse perché sono scomode da immaginare, perché non si ha voglia di trovare il coraggio di seguire questo modo di pensare fin nelle sue ultime conseguenze.

 

Ma, cari ascoltatori, non averlo voluto fare, aver opposto cose del tutto diverse all'esigenza generale di democrazia ha avuto conseguenze del tutto concrete nella recente evoluzione dell'umanità. Preferisco descrivervi queste cose a partire dalla storia piuttosto che da principi astratti.

Repost 0
2 febbraio 2012 4 02 /02 /febbraio /2012 15:41

[Continuum di R. Steiner, "Lo Stato”, 3ª conf. di Zurigo del 26/10/1919; Titolo originale: "La vita giuridica: compiti e limiti della democrazia. Diritto pubblico e diritto penale" - A cura di Nereo Villa]

 

[...] Cari ascoltatori, la vita giuridica ha posto gli uomini, nella sua essenza e nel suo significato, a più riprese di fronte alla domanda: QUAL È LA VERA ORIGINE DEL DIRITTO? [il maiuscolo è mio - nota del curatore] Qual è l'origine di ciò che gli uomini ritengono legale e giusto nei loro rapporti interpersonali?

 

Questa domanda è sempre stata di estrema importanza per gli esseri umani. È invece molto strano che oggi in un'ampia cerchia di persone interessate al sociale la questione giuridica vera e propria sia come caduta in un buco, sia praticamente sparita. Certo, anche oggi ci sono molte discussioni accademico-teoriche sull'essenza e il significato del diritto eccetera, eccetera. Ma è caratteristica nella discussione effettuata da vaste cerchie proprio la scomparsa più o meno totale della questione giuridica.

 

Per spiegarlo devo richiamare la vostra attenzione su qualcosa che al giorno d'oggi si manifesta sempre più chiaramente, mentre fino a poco tempo fa veniva ancora ignorato del tutto.

 

Gli uomini hanno visto sorgere delle condizioni sociali insostenibili, e anche quelli che non sono stati sfiorati esistenzialmente da queste condizioni in contrasto con le esigenze della vita sociale hanno cercato di rifletterci sopra.

 

E mentre fino a poco tempo fa le cose erano davvero così radicali come vi ho appena detto, al punto che si veniva derisi se ci si aspettava qualcosa per le condizioni economiche dall'assetto giuridico e da quello culturale, oggi si sente fare sempre più spesso - ma si potrebbe dire da oscure profondità dell'anima - questa affermazione: "Sì, in fondo nell'atteggiamento sociale degli esseri umani gli uni verso gli altri giocano un ruolo anche questioni psicologiche e giuridiche."

 

E gran parte della confusione che regna nelle condizioni sociali deriva dal fatto che i rapporti psicologici degli uomini e quelli giuridici sono stati tenuti troppo poco in considerazione nella loro fisionomia autonoma. Ora si comincia ad accennare, dato che la cosa è ovvia, al fatto che la salvezza dovrebbe venire da un'altra parte che non sia quella puramente materialistica dell'economia. Ma quando poi se ne parla a livello concreto, questo viene messo ancora troppo poco in evidenza.

 

È come un filo rosso che si snoda attraverso tutto ciò che hanno da dire i nuovi pensatori socialisti [e libertari; colgo l’occasione per sottolineare che il mio continuo accenno alle negatività dei libertari non muove da sentimenti personali di antipatia o di simpatia nei lori confronti, ma da spregiudicate considerazioni che vogliono, anzi, essere una critica costruttiva a questo movimento, il quale, nonostante l’ignoranza e/o l’avversione per la scienza dello spirito a carattere antroposofico, ha caratteristiche molto vicine all’antroposofia di Steiner; purtroppo si tratta di caratteristiche ideologiche di tipo dogmatico, quindi antievolutive, che rischiano perciò di bloccare il movimento in staticità di pensiero - ndc], e cioè che occorre instaurare una struttura sociale in cui tutti gli uomini possano vivere secondo le loro capacità e i loro bisogni. A loro non importa che quanto ho appena detto venga più o meno attuato - in maniera grottescamente radicale o più in linea con una mentalità conservatrice.

 

Sentiamo dire dappertutto che i danni dell'attuale ordinamento sociale derivano soprattutto dal fatto che all'interno di quest'ordinamento l'uomo non è in grado di

esplicare pienamente le proprie capacità, e dall'altra parte che questo ordinamento sociale è tale per cui l'uomo non è in condizione di soddisfare i propri bisogni - in pratica che non c'è uguaglianza nella possibilità che si ha di soddisfare i propri bisogni.

 

Dicendo queste cose, ci si rifà a due elementi fondamentali della vita umana: le CAPACITÀ sono qualcosa che si pone maggiormente in relazione con l'intelletto umano, poiché in definitiva tutti i talenti dell'uomo, che deve agire consapevolmente, hanno origine dal suo pensiero, dal suo raziocinio.

 

È vero che le capacità della mente devono essere costantemente incoraggiate, spronate dal sentimento, ma questo da solo non può fare nulla se manca l'idea di fondo, il genio conoscitivo. Quindi quando si parla di talenti, anche di abilità pratiche, bisogna rifarsi alla vita intellettiva, allo stato di coscienza. Perciò diverse persone si sono rese conto che bisogna fare in modo che l'uomo possa valorizzare la propria vita intellettiva all'interno della struttura sociale.

 

L'altro fattore che vuole esprimersi riguarda maggiormente l'elemento vitale della volontà. Il volere, che nasce dal desiderio, dalla necessità che si ha di questo o quel prodotto, è una forza basilare della natura umana. E quando si dice che l'uomo deve poter vivere in una struttura sociale in base ai propri BISOGNI, ci si riferisce alla sfera del volere [quando Steiner parla del volere intende non l’intenzione a volere qualcosa, cioè l’anelito o il velleitarismo, che sono ancora pensare, ma la sfera dell’azione umana; forse non è un caso che l'opera più vasta e importante del libertario Ludwig Von Mises sia stata "L'azione umana", un trattato sull'economia - ndc]. 

 

Ecco quindi che, pur senza accorgersene, anche i marxisti parlano DELL'UOMO quando sollevano la loro questione sociale, anche se vorrebbero far credere di star parlando solo di istituzioni. È vero che parlano di istituzioni, ma le vogliono organizzare in modo tale che la vita intellettiva dell'uomo, le capacità umane, possano essere valorizzate così che i bisogni umani possano essere soddisfatti equamente così come si presentano.

 

SOLO CHE IN QUESTA VISIONE C'È QUALCOSA DI MOLTO PARTICOLARE: MANCA DEL TUTTO UN ELEMENTO UMANO ALTRETTANTO ESSENZIALE, E CIOÈ LA VITA EMOTIVA, LA SFERA DEL SENTIMENTO.

 

Vedete, se si dicesse che si vuole instaurare una struttura sociale nella quale gli uomini possano vivere in base ai loro talenti, ai loro sentimenti e ai loro bisogni, allora si avrebbe l'uomo nella sua totalità. E invece è strano, ma anche tipico, che MENTRE SI VUOLE DESCRIVERE LA META SOCIALE COMPLESSIVA DELL'UOMO SI TRALASCI LA SUA VITA EMOTIVA.

 

MA CHI, NELLA SUA OSSERVAZIONE DELL'UMANITÀ, IGNORA LA VITA EMOTIVA, OMETTE DI PRENDERE IN CONSIDERAZIONE I REALI RAPPORTI GIURIDICI NELL'ORGANISMO SOCIALE, POICHÉ NELLA CONVIVENZA FRA ESSERI UMANI TALI RAPPORTI POSSONO SVILUPPARSI SOLO IN BASE AL MODO IN CUI INTERAGISCONO FRA LORO I SENTIMENTI UMANI. IL DIRITTO PUBBLICO RISULTA DAI SENTIMENTI CHE GLI UOMINI VIVONO GLI UNI NEI CONFRONTI DEGLI ALTRI.

 

E SICCOME NELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE SI È IGNORATO L'ELEMENTO VITALE DEL SENTIMENTO, LA QUESTIONE GIURIDICA È PIOMBATA PER FORZA, COME VI HO DETTO, IN UN BUCO: È SPARITA. SI TRATTA DI RIMETTERE QUESTA QUESTIONE GIURIDICA NELLA SUA GIUSTA LUCE. CERTO, SI SA CHE ESISTE UN DIRITTO, MA LO SI VORREBBE COME UNA SEMPLICE APPENDICE DELLE CONDIZIONI ECONOMICHE.

 

E come si sviluppa il diritto nella convivenza umana? Vedete, si è cercato più volte di dare una definizione del diritto, ma non si è mai riusciti a trovarne una davvero soddisfacente. E anche quando si è analizzata l'origine del diritto non ne è risultato nulla. Volendo rispondere a questa domanda, non è mai emerso niente. Perché?

 

È come se si volesse far sviluppare il linguaggio solo e soltanto dalla natura del singolo uomo. Spesso è stato detto, e a ragione, che UN UOMO CRESCIUTO SU UN'ISOLA DESERTA NON GIUNGEREBBE MAI A PARLARE, POICHÉ IL LINGUAGGIO SI ATTIVA NEL CONTATTO CON GLI ALTRI ESSERI UMANI, ALL'INTERNO DELLA SOCIETÀ UMANA.

 

ALLO STESSO MODO, CARI ASCOLTATORI, IL DIRITTO SI SVILUPPA A PARTIRE DAL SENTIMENTO CHE SI PROVA NELL'INTERAZIONE COL SENTIMENTO DELL'ALTRO ALL'INTERNO DELLA VITA PUBBLICA.

 

NON SI PUÒ DIRE CHE IL DIRITTO SCATURISCA DA QUESTO O DA QUELL'ANGOLO DELL'UOMO O DELL'UMANITÀ, MA SI PUÒ DIRE SOLTANTO CHE, ATTRAVERSO I SENTIMENTI CHE VENGONO VISSUTI GLI UNI PER GLI ALTRI, GLI UOMINI ENTRANO IN RELAZIONI RECIPROCHE CHE POI SANCISCONO A LIVELLO GIURIDICO. IL DIRITTO È PERCIÒ QUALCOSA CHE VA STUDIATO SOPRATTUTTO NEL SUO FORMARSI ALL'INTERNO DELLA SOCIETÀ UMANA.

Repost 0

Presentazione

  • : Blog di creativefreedom
  • Blog di creativefreedom
  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
  • Contatti

Link