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2 febbraio 2012 4 02 /02 /febbraio /2012 09:57

arimane.jpg[da R. Steiner, "Lo Stato”, 3ª conf. di Zurigo del 26/10/1919; Titolo originale: "La vita giuridica: compiti e limiti della democrazia. Diritto pubblico e diritto penale" - A cura di Nereo Villa]

 

[...] Cari ascoltatori!

 

Per crearsi dei concetti giusti sulla vita sociale bisogna capir bene che rapporto c'è tra gli uomini - che nella loro convivenza danno origine alla vita sociale - e le istituzioni nelle quali vivono.

 

Chi osservi con spassionatezza la vita sociale, scoprirà che in fin dei conti tutto ciò che ci circonda in fatto di istituzioni esterne proviene dai provvedimenti e dalla volontà degli uomini stessi.

 

E chi giunge a questa convinzione finirà per dirsi che nella vita sociale tutto dipende in primo piano dal fatto che gli uomini si rivelino individui sociali o asociali in base alle loro forze, alle loro capacità e alla loro mentalità nei confronti di altre persone. GLI INDIVIDUI CON UNA STRUTTURA MENTALE SOCIALE, CON UNA VISIONE COMUNITARIA DELLA VITA, DARANNO ORIGINE A ISTITUZIONI CHE FAVORISCONO LA SOCIALITÀ [il maiuscolo è mio - nota del curatore].

 

E su vasta scala si può dire che il fatto CHE IL SINGOLO SIA IN GRADO DI AVERE LE ENTRATE ADEGUATE AL PROPRIO SOSTENTAMENTO DIPENDE DA COME I SUOI SIMILI GLI FORNISCONO GLI STRUMENTI PER QUESTO MANTENIMENTO, se sanno lavorare per lui in modo che possa mantenersi con questi mezzi. Per essere del tutto concreti: CHE IL SINGOLO POSSA COMPRARE PANE A SUFFICIENZA DIPENDE DAL FATTO CHE GLI UOMINI ADOTTINO MISURE TALI PER CUI CHIUNQUE LAVORI, CHIUNQUE FACCIA QUALCOSA, POSSA OTTENERE UN'ADEGUATA QUANTITÀ DI PANE IN CAMBIO DEL PROPRIO LAVORO, DELLA PROPRIA PRESTAZIONE.

 

D'altro canto, il fatto CHE IL SINGOLO SIA IN GRADO DI DARE EFFICACIA AL PROPRIO LAVORO, DI OCCUPARE EFFETTIVAMENTE IL POSTO IN CUI GLI È POSSIBILE PROCURARSI I MEZZI NECESSARI AL SUO SOSTENTAMENTO, DIPENDE A SUA VOLTA DAL FATTO CHE GLI UOMINI FRA I QUALI VIVE ABBIANO O MENO ADOTTATO DELLE MISURE SOCIALI CHE GLI CONSENTANO DI OCCUPARE UN POSTO DI LAVORO ADEGUATO AI SUOI TALENTI [l’idea di Monti sul lavoro è esattamente il contrario di questa adeguatezza. Ieri sera, mercoledì 1° febbraio 2012, negli studi di Matrix, egli impostato gli obiettivi del governo sul tema di lavoro: "I ragazzi si dovranno abituare a cambiare spesso lavoro. Diciamolo, il posto fisso è monotono". Ma questa “monotonia” di Monti è solo un aspetto della sua visione schiavistica dell’essere umano, dovuta all’arimanicità del suo pensiero - ndc].

 

"Inno ad Arimane", poesia di Giacomo Leopardi, recitata da Carmelo Bene: 

 

Cari ascoltatori, basta un'osservazione un pochino spassionata della vita sociale per rendersi conto che quanto ho appena detto è una sorta di ASSIOMA, una specie di MASSIMA FONDAMENTALE evidente da sé, nei confronti della questione sociale [TALE ASSIOMA o MASSIMA FONDAMENTALE NON VALE PER ARIMANE, la cui principale seduzione consiste nel far credere che la ricchezza economica porti la felicità e nell’incoraggiare il nazionalismo. Per fare un esempio dell’uso del concetto di “arimanico”, si può dire che è sono arimanici tanto coloro che negano a priori il problema del signoraggio bancario, quanto coloro che ne parlano credendo di combatterlo attraverso il cercare consenso per formare nuovi partiti finalizzati alla nazionalizzazione delle banche. Costoro in realtà non fanno che creare loro stessi l’humus ideale per garantire lo sviluppo della signoria che vorrebbero combattere. Lo stesso dicasi, in altro settore, per i predicatori di morale, e per tutti i vari taumaturghi sociali. Tutta questa orda di nuovi barbari e pirati, malata di “arimane-dipendenza”, adora il dio quattrino ed avversa ogni forma di individualismo (dall'individualismo etico fino al Cristo inteso come involucro dell'io umano). Si tratta dei falsi messia predetti dai vangeli, i quali non hanno altra base su cui poggiare se non la menzogna, il materialismo e/o l’interesse egoistico per il denaro, cioè per il bottino. In altre parole, giocando a proteggerti ti spennano: giocano a riformare l’economia creando schiavitù mascherate da flessibilità sempre nuova, credendosi benefattori, guaritori della società - ndc]. E sarà difficile dimostrare un tale principio a chi non lo riconosce, poiché tali persone non sono disposte a guardare la vita senza pregiudizi - e lo si può fare in ogni ambito della vita - per convincersi che le cose stanno davvero così.

 

Però, cari ascoltatori, per l'uomo moderno questo concetto ha qualcosa di molto spiacevole, per il fatto che per lui la cosa più importante è che non lo si chiami in causa personalmente. Accetta senza problemi che si parli della necessità di migliorare le istituzioni, di trasformarle, ma quando il discorso si sposta sull'esigenza che lui stesso cambi qualcosa nella propria disposizione d'animo, nel proprio modo di vivere, allora lo sente come un attacco diretto alla sua dignità di persona umana. Non ha problemi a sentir dire che le istituzioni devono ricevere un'impronta di solidarietà sociale, ma non sopporta che si chieda a lui di comportarsi in modo sociale.

 

E così nella recente evoluzione storica dell'umanità è subentrato qualcosa di molto singolare. Durante il secolo scorso, come ho già esposto nella prima conferenza, la vita economica ha lasciato dietro di sé tutte le convinzioni, giuridiche e culturali, che gli uomini hanno elaborato su di essa.

 

Nella prima conferenza ho richiamato la vostra attenzione su come proprio la critica sociale di Woodrow Wilson arrivi a fargli affermare che la vita economica ha imposto le proprie esigenze, è progredita, ha assunto determinate forme. La vita giuridica, invece, e quella culturale, con le quali cerchiamo di governare questa vita economica, non hanno tenuto il passo con essa, sono ancora ferme su vecchie posizioni. Ma in tal modo, cari ascoltatori, si tocca una realtà molto importante dell'evoluzione umana più recente.

 

Con l'apparizione di complesse strutture tecniche e dell'inevitabile assetto capitalistico e imprenditoriale dell'economia, la vita economica ha continuato a far valere le sue esigenze. Oserei dire che LE REALTÀ DELLA VITA ECONOMICA SONO GRADUALMENTE SFUGGITE DI MANO AGLI UOMINI, assumendo più o meno un andamento autonomo.

 

L'uomo non ha trovato la forza di padroneggiare la vita economica a partire dalle proprie idee, dalle proprie convinzioni. L'uomo d'oggi ha voluto formare sempre più i suoi concetti giuridici e i suoi progetti culturali muovendo da rivendicazioni economiche, dall'osservazione della vita economica così com'è di fatto.

 

Si può quindi dire che l'elemento caratteristico nell'evoluzione dell'umanità degli ultimi secoli sta nel fatto che sia i concetti giuridici, tramite i quali gli uomini tendono a vivere in pace fra di loro, sia quelli della vita culturale, mediante i quali vogliono sviluppare e organizzare i propri talenti, sono diventati sempre più dipendenti dalla vita economica.

 

arimane2.jpgNon si nota affatto quanto in quest'epoca le idee e il trattamento vicendevole degli uomini siano diventati dipendenti dalla vita economica. È ovvio che anche le istituzioni degli ultimi secoli sono state create dagli uomini stessi, ma non le hanno create tanto a partire da nuove visioni o idee, quanto piuttosto da istinti inconsci, da impulsi involontari.

 

In tal modo si è prodotto qualcosa che in realtà potremmo definire una certa anarchia nella struttura dell'organismo sociale. Nelle prime due conferenze ho già delineato questa fisionomia anarchica da diversi punti di vista. Ma all'interno di questa struttura sociale odierna si sono per l'appunto sviluppate le condizioni che hanno poi portato alla forma moderna della questione proletaria.

 

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1 febbraio 2012 3 01 /02 /febbraio /2012 13:43

grillo2

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1 febbraio 2012 3 01 /02 /febbraio /2012 09:12

zitti tonti, parla monti-copia-1... la sovranità mai socializzata, la truffa monetaria di Mefistofele nel Faust di Goethe, la retribuzione del lavoro, le "uscite" qui intese come emissioni di soldi. 

[Risposte alle domande dopo la 2ª conferenza di Zurigo del 25/10/1919 ("La questione sociale come fatto di cultura, di diritto e di economia") e note sul libertarismo odierno - A cura di Nereo Villa].

 

Indice sommario della 2ª conf.: Fiuto realistico per la triarticolazione - Triarticolazione = libertà e solidarietà bilanciate da uguaglianza - Solo se autogestita la cultura è praticamente produttiva - Solo se autogestita l'economia è socialmente produttiva - L’amministrazione politica è la morte dell’economia - Meccanizzazione, disoccupati e cecità volontaria - La produzione preceda l’associarsi, non viceversa - Nell’economia monetaria, la moneta tiranneggia l’uomo - Il lavoro umano è non pagabile in quanto non è merce - Non il buonsenso determina i prezzi nell’economia ideologica - Il talento umano è credito e non va tassato - Rimozione del giudizio critico nel popolo bue 

 

Signor Ballmann: A un tecnico meccanico la questione si pone così: se lo si osserva si vede cosa si dovrebbe dire. Al tecnico che non ha direttamente a che fare con questioni monetarie, ma soltanto con la costruzione di una macchina o di un oggetto, la cosa dovrebbe presentarsi in questo modo: c'è una macchina in funzione che costa, mettiamo, 100.000 franchi. Ora diciamo che forse questa macchina lavora un mese all'anno, che può essere usata per un mese per questa fabbrica, per chi la ordina. Però ci sono altre tre o quattro fabbriche simili, e anche queste fabbriche hanno bisogno di tanto in tanto di una macchina come questa, che anche per loro costa 100.000 franchi. Qui si vede che se si pensasse a livello sociale si direbbe: un momento, questa macchina che adesso ciascuno utilizza solo un mese all'anno per la propria produzione potrebbe essere usata in modo che basti una sola macchina che viene fatta funzionare tutto l'anno. Sarebbero quindi forse trecento o quattrocentomila franchi, su cui adesso si pagano gli interessi in ogni fabbrica e su cui in base all'attuale sistema devono essere pagati gli interessi, che verrebbero meno se pensassimo su scala sociale. Diciamo che ci sarebbe una fabbrica che lo realizzerebbe e avrebbe per questo una macchina, e l'altra potrebbe ultimare il semilavorato... Questo pensiero sociale, così come l'ho capito io, sarebbe quindi di grande aiuto. E con questo ho finito di esporre la mia opinione e chiedo al Dr. Steiner se questa opinione, così come l'ho intesa io, è in linea con la sua idea. Io credo che sia proprio così.

 

Rudolf Steiner: Forse posso rispondere subito dicendo che quanto ha appena detto questo signore conferma in pieno il principio di associazione. Quando si lavora in maniera del tutto individuale, senza che gli operai si associno fra loro e quindi lavorino insieme, è naturale che si verifichi ciò che Lei ha appena immaginato, e cioè che una macchina venga usata solo in parte. La piena utilizzazione può essere ottenuta solo se i diretti interessati si associano. Ecco dunque che quanto Lei dice è del tutto in linea con il principio di associazione.

 

Signor Marder: Il Dr. Steiner ha spiegato che il tracollo nell'Europa dell'est e in Ungheria deriva dal fatto che certi uomini hanno intrapreso qualcosa che probabilmente non hanno compreso nel modo giusto. Mi potrebbe fornire ulteriori informazioni su come si sarebbe dovuta affrontare la cosa in base alle circostanze che regnavano allora in Austria e in Ungheria, e come mai quello che c'è adesso in Ungheria è meglio di quel che c'era prima?

 

Rudolf Steiner: Desidero rispondere prima all'ultima domanda, nel senso di una conclusione che raggruppi le risposte - le volte prossime avremo ancora occasione di occuparci di altre domande.

 

Al giorno d'oggi, cari ascoltatori, in realtà - e va detto, senza provare né timore né speranza per le opinioni di questi ambienti - in ampie cerchie è diffusa l'opinione che quanto accade all'est sia qualcosa di terribile. E ci sono ambienti che vi vedono invece qualcosa di promettente per l'avvenire.

 

Di solito coloro che più o meno a ragione condannano le condizioni dell'est presentano a comprova l'una o l'altra cosa terribile che lì accade. Vengono descritte certe situazioni e alcune descrizioni possono far rabbrividire, è chiaro. Quelli che vogliono ritoccare i fatti, che sono dei sostenitori di quello che accade là, cercano di minimizzare o di negare le condizioni terribili. Ma vedete, cari ascoltatori, in questo modo non si conclude nulla. Queste cose non possono essere giudicate in base a singoli sintomi. Possono andare all'est tanti giornalisti quanti volete, e descrivere tutte le cose che osservano - da simili descrizioni nessuno potrà formarsi un giudizio, per il semplice motivo che nessuno è in grado di dire quale parte degli orrori dell'est europeo, che non sono di certo piccoli, siano imputabili ai governanti attuali e quale alle conseguenze della terribile guerra. Le cose si intrecciano: le conseguenze della guerra e ciò che nasce a partire dalle condizioni attuali.

 

Quello che si vede e che accade oggi direttamente potrà anche essere oggetto di interessanti conversazioni da terza pagina, ma non fornisce alcun appiglio per una valutazione della situazione. Bisogna saper individuare le intenzioni a partire dalle quali si verifica quello che viene fatto all'est con l'intento di introdurre un nuovo futuro sociale dell'umanità.

 

Ora questo signore mi chiede se credo che si sarebbe potuto fare qualcos'altro o se le condizioni attuali non siano più promettenti di quelle passate.

 

So molto bene quanto poco promettenti fossero le precedenti condizioni zariste. Che siano piaciute a moltissima gente deriva dal fatto che queste persone non si sono create le basi per un sano giudizio, né avevano la volontà di crearselo. Chi prenda davvero in esame ciò che è stato fatto dallo zarismo - soprattutto quello che lo zarismo ha combinato in tempi recenti - può forse già adesso arrivare a chiedersi: che cosa è meglio, quello che c'era prima o quello che c'è oggi?

 

Ma neanche questa è la cosa più importante. La questione è invece: quello che è subentrato oggi è sostanzialmente qualcosa che ha davvero migliorato le vecchie situazioni? Allora bisogna essere in condizione di analizzare le intenzioni - e in un simile campo occorre mantenere un giudizio imparziale, che per esempio potete procurarvi occupandovi di intenzioni come quelle che persegue un Lenin.

 

Se vi leggete qualcosa come “Stato e rivoluzione” di Lenin, vi trovate le intenzioni di Lenin da prima della guerra, dato che il libro è stato scritto a quei tempi. Si può dire che in un certo senso Lenin ha addirittura ragione quando da’ una lavata di capo a quelli che sono marxisti a metà o per un quarto o per tre quarti, quando ritiene di essere l'unico marxista davvero coerente. In futuro, dice, gli uomini dovranno essere inseriti nell'ordinamento sociale in modo che ciascuno vi possa vivere secondo le proprie capacità e i propri bisogni. Questo però dovrebbe creare un'altra situazione che si sostituisce a quella attuale iniqua e impossibile.

 

Ora si trova in Lenin una discussione estremamente interessante, in cui finisce per dire: ma con gli uomini che ci sono oggi non è possibile vivere nell'ordinamento sociale in base alle capacità e ai bisogni di ognuno, questo potrà avverarsi solo quando ci saranno altri uomini, quando sorgerà una razza umana completamente diversa. Occorre prima creare questa razza umana del tutto diversa.

 

Vedete, cari ascoltatori, lì avete un procedere a vele spiegate nell'irrealtà più estrema, il contare su qualcosa che non è affatto possibile. Per mezzo delle condizioni là prodotte infatti non viene di sicuro allevata quella nuova razza umana che possa poi introdurre delle condizioni sociali eque. È su un terreno così friabile che poggiano le intenzioni rispetto a ciò che accade. E allora si può inorridire per i dettagli o trovarli inevitabili, lodarli o biasimarli, non è questo che conta. Importante è rendersi conto che si sta facendo affidamento su idee irreali, su illusioni.

 

E per questo ciò che viene realizzato in questo modo altro non è che una DILAPIDAZIONE [il maiuscolo è mio - nota del curatore] di ciò che è stato costruito in passato. Me ne sono accorto in maniera singolare - a volte le cose più importanti si presentano in sintomi - alcuni mesi fa a Basilea, dove ho parlato ad un'assemblea dello stesso argomento di cui sto parlando a voi adesso. Ad un certo punto un signore si è alzato e ha detto: "Sì, tutto questo è molto bello e lo sarebbe anche se venisse realizzato. Ma non potrà essere realizzato prima che Lenin sia diventato l'imperatore del mondo".

 

Vedete, cari ascoltatori, quella volta ho dovuto rispondere: "Se qualcosa dev'essere socializzato, allora la prima cosa da rendere sociali sono i RAPPORTI DI SOVRANITÀ". Ma questo socialista, che era un seguace di Lenin, voleva fare di Lenin un sovrano universale, l'imperatore del mondo o il papa dell'economia mondiale. In questo modo però i rapporti di sovranità non vengono socializzati e neanche democratizzati, ma vengono monarchizzati, anzi tiranneggiati. Si crea un'autocrazia. Chi sostiene una cosa simile non ha capito affatto che bisogna cominciare a SOCIALIZZARE PRIMA DI TUTTO I RAPPORTI DI SOVRANITÀ.

 

Così, per chi osserva più attentamente, emerge qualcosa di molto singolare circa la realtà dell'est odierno. I fautori delle intenzioni attuali dell'est credono di poter raggiungere in questo modo qualcosa di costruttivo. No, cari ascoltatori, quello che là si intende non è qualcosa di opposto allo zarismo, ma è la QUINTESSENZA DELLO ZARISMO, solo ulteriormente perfezionato per un'altra classe, è una prosecuzione dello zarismo che lo rende peggiore di quanto non fosse prima - come coloro che si trovano all'ala più a sinistra dei partiti radicali oggi non nascondono più di non essere dei progressisti, bensì solo dei reazionari ancora più conservatori di quelli che prima di loro hanno sostenuto la reazione.

 

Chiedendo la dittatura di una classe, da questa classe non scaturisce nient'altro che la tirannia di alcuni singoli, non voglio dire "eletti". Non sono certo degli eletti, ma sono quelli che gettano polvere negli occhi agli altri. Nascerebbe la tirannia di quelli tra i provenienti dalle singole classi che gettano sabbia negli occhi degli altri. Si verificherebbe solo un sovvertimento di uomini, ma le condizioni non migliorerebbero, anzi tenderebbero sostanzialmente a peggiorare.

 

Si tratta quindi di individuare veramente il principio che sta alla base, di pensare a partire dalla realtà, non da grigie teorie preconcette [Purtroppo oggi questo stile di grigiore del pensiero è quello che sta sempre più prendendo piede dall’altra parte rispetto a quella di Lenin, cioè nel movimento libertario, dove la fanno da padrone coloro che, studiando l’ideologia della cosiddetta scuola austriaca del 1929, non fanno che espandere e normare ancora una volta la QUINTESSENZA DELLO ZARISMO IDEOLOGICAMENTE MONARCHIZZATA O TIRANNEGGIATA - ndc]. Vedete, talvolta coloro che pensano in modo sano a partire dalla realtà sono in grado di dare un sano giudizio su singoli fenomeni.

 

Oggi vi ho illustrato che LA PLUTOCRAZIA HA UN EFFETTO DISORIENTANTE SULLE REALI CONDIZIONI SOCIALI. Bisogna solo rendersene conto. La plutocrazia agisce in modo che il denaro produca rapporti di potere, rapporti di tirannia, che al posto delle vecchie potenze conquistatrici e compagnia bella subentri il potere del denaro.

 

In Europa ci si rende conto ancora poco di queste cose. C'è un proverbio americano che dice più o meno: "ESSERSI ARRICCHITI CON LA SOLA ECONOMIA CAPITALISTICA SIGNIFICA RITROVARSI IN BRAGHE DI TELA DOPO TRE GENERAZIONI". Il carattere illusorio dell'economia di denaro viene lì presentato molto chiaramente, come il dissolversi di qualcosa di puramente immaginario. Si può diventare miliardari, e dopo tre generazioni i discendenti di sicuro girano in braghe di tela, perché IL DENARO DIVENTA IL PADRONE DEGLI UOMINI.

 

Quelli che lavorano secondo le intenzioni di Lenin [e dei libertari odierni - ndc] non vogliono trovare principi nuovi, non vogliono studiare a partire dalle condizioni di vita degli uomini come dev'essere la struttura sociale. QUELLO CHE VOGLIONO È APPLICARE ciò che hanno appreso sul capitalismo a un grande capitalista reclutato dall'enorme Stato a loro disposizione. Quello che ha agito nella dominazione capitalistica continuerà ad agire attraverso L'ECONOMIA DI SPIONAGGIO, DI PROTEZIONISMO E QUANT'ALTRO  [si veda a questo proposito il mio video "OtelmaTV - Il bureau degli economisti buzzurri" - ndc].

 

Prima si diceva: trono e altare. All'est si dice: ufficio commerciale e macchina [Oggi in Italia si dice: ufficio commerciale e ideologia, e mi riferisco a quella dei libertari: ideologia anarcocapitalista poggiante su ciò che sta sopra in modo indiscriminato, vale a dire sui contenuti obsoleti della cosiddetta scuola austriaca, vista come il nuovo altare. Ma "quod super stat" (ciò che sta sopra) non è forse l'etimologia di "superstizione"? - ndc]. Ma la superstizione è la stessa. IMPORTANTE È DI NON VOLER CREARE NUOVE CONDIZIONI USANDO I VECCHI CONCETTI e limitandosi a introdurre una nuova classe di persone. L'importante è unirsi intorno a principi davvero nuovi, ad una concezione della vita realmente nuova.

 

Dopotutto, questo risulta anche dalla realtà dell'evoluzione. Prendete ancora l'America: oggi ci sono un partito repubblicano e uno democratico. Se oggi si studiassero questi partiti senza sapere niente della storia, non si capirebbe come mai vengono chiamati in questo modo. Infatti il partito repubblicano non è repubblicano e quello democratico non è democratico, ma sono soltanto delegazioni di cricche, dove ciascuna rappresenta gli interessi particolari della propria brigata. I nomi dei partiti sono dei residui di tempi andati e hanno perso da tempo il loro significato originario. La realtà è ormai un'altra.

 

Oggi non si tratta di farsi abbagliare da qualche cliché partitico, ma di osservare in modo pratico la realtà. Di questo si tratta.

 

E chi osserva con sguardo pratico la realtà dell'est si dice quanto segue - forse posso raccontare una storiella, è importante che queste cose sulla sintomatologia dell'epoca

non vengano taciute del tutto.

 

Quando nel gennaio del 1918 sono tornato dalla Svizzera a Berlino, ho parlato con un uomo profondamente immerso negli avvenimenti, molto coinvolto, e che da tempo conosceva la mia idea secondo la quale era giunta l'ora che nell'Europa centrale e orientale si capisse il concetto della triarticolazione dell'organismo sociale. All'epoca l'avevo elaborata e presentata in base alla situazione di allora alle persone che avrebbero potuto farne qualcosa.

 

L'uomo di cui vi parlo ne era al corrente. Gli sembrava molto plausibile che si dovesse uscire dalla miseria prendendo sul serio lo spirito. All'epoca se ne parlava già da parecchio tempo. Come vi dicevo, sono arrivato a Berlino - ricordatevi cosa c'era nel gennaio del 1918. Quando gli ho parlato dell'infelice idea, dell'idea impossibile - era un militare, un ufficiale di grado superiore - di riprendere quell'offensiva primaverile, quella terribile del 1918, invece di intraprendere un'azione spirituale, mi ha risposto: "Ma che cosa vuole? Kühlmann non ha forse avuto la triarticolazione in tasca? Sì che l'aveva in tasca, eppure ha stipulato Brest-Litovsk" (questo armistizio russo-germanico fu stipulato il 15 dicembre 1917 e abolito dal trattato di pace di Versailles).

 

Oggi per voi possono sembrare i racconti di un sognatore qualsiasi, ma io so che questa "fantasticheria" affonda le sue radici nella realtà: so che nel popolo russo ci sono gli elementi necessari per comprendere per primo l'idea della triarticolazione, se la si comunica nel modo giusto. È quello che sarebbe dovuto subentrare come azione spirituale al posto dell'azione insulsa di Brest-Litovsk. Fra l'Europa centrale e quella orientale sarebbe stata possibile una comunione che avrebbe rappresentato un'azione spirituale, un venirsi incontro su un terreno comune. Questo sarebbe stato qualcosa di completamente diverso!

 

Credo che quanto è stato instaurato dal leninismo sia un'importazione - vi ricordo solo che LENIN È STATO CONDOTTO IN RUSSIA ATTRAVERSANDO LA GERMANIA IN UN VAGONE PIOMBATO. Se si vuole parlare del militarismo tedesco bisogna dire che IL LENINISMO È STATO UN'IMPORTAZIONE. Vorrei ricordare che è lecito pensare che un'azione spirituale avrebbe potuto avere effetti ben diversi, solo che non c'è stata. Ignorando del tutto l'indole del popolo russo, è stata imposta una vuota retorica marxista universale sulla realizzazione di condizioni sociali che, se mai fossero state attuabili, avrebbero potuto essere attuate in Brasile o in Argentina o in qualsiasi altro paese, anche sulla Luna per quel che mi riguarda, proprio come è stato fatto in Russia senza tenere minimamente conto dell'indole particolare di quel popolo.

 

Questa SUPERSTIZIONE, secondo la quale si può imporre qualsiasi cosa ugualmente a tutte le regioni della Terra, è la grande disgrazia dell'est, è quello che da' fondamento alla tirannia di un'idea che sarà terribile nei suoi risultati poiché saccheggia in modo abusivo ciò che è stato creato nel passato. Anche se si sostituisce a qualcosa di terribile, quello in cui è produttiva sono solo i resti, le vestigia del vecchio. Ma quando tocca a lei essere produttiva, si vede

piombare nel nulla.

 

Cari ascoltatori, non farsi un'idea imparziale su queste cose costituisce oggi un'omissione sociale, poiché la situazione è straordinariamente grave. Per questo non è possibile valutare queste cose in base ad una qualsiasi opinione di partito, ma vanno invece giudicate tenendo conto di tutta la realtà.

 

Allora bisogna chiedersi: che cosa si sarebbe dovuto creare dalle fondamenta a partire dalla società russa stessa? Di certo non il leninismo, che è un'astrazione tale da affermare che prima bisogna creare una nuova razza umana. Il lavoro di Lenin non è quindi per i russi, ma per uomini che lui vuol far spuntare dal nulla per mezzo delle condizioni inverosimili da lui create. Questo è il dato di fatto. Alla base di quanto dico non c'è davvero né simpatia né antipatia, ma un intento di comprensione. Oggi il non osservare queste cose in tutta la loro gravità non porta a niente.

 

Un'altra domanda molto interessante è questa:

 

Qual è il rapporto fra quanto detto oggi e la scena della TRUFFA MONETARIA DI MEFISTOFELE NEL "FAUST" DI GOETHE?

 

Cari ascoltatori, è interessante che venga posta questa domanda. Le si può rispondere indicando con quale profondità il goetheanismo osservasse le condizioni reali già ai tempi di Goethe. Cercate di immaginarvi tutta la scena della seconda parte del Faust, in cui Mefistofele, IL DIAVOLO [per Steiner questo diavolo è Arimane, ed è lo stesso che Paolo di Tarso chiamava "Belial" - ndc],INVENTA LA CARTAMONETA, dove presenta all'imperatore tutta LA TRUFFA DEL DENARO. Cercate di vedervi questa scena davanti agli occhi. In fin dei conti avete una bella immaginazione, una rappresentazione metaforica di quella che oggi dev'essere considerara come realtà sociale: LA TOTALE SEPARAZIONE DELL'ECONOMIA MONETARIA DALLA REALTÀ CONCRETA, presentata come una creazione dello "spirito che sempre nega", che non crea mai niente di positivo - una grandiosa raffigurazone poetica!

 

Mostra come Goethe abbia dato forma poetica a qualcosa che a quei tempi non avrebbe potuto dire apertamente, dato che perfino il duca Karl August di Weimar, uomo decisamente spregiudicato, non sarebbe stato più di tanto in grado di capire quello che Goethe intendeva con questa creazione del denaro da parte dello "spirito che sempre nega". Ma Goethe le voleva dire le cose. Andate un po' a vedere quante idee di questo tipo ci sono nel suo romanzo "Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister". Goethe voleva esprimersi. Nella sua epoca non poteva esprimersi in modo diverso da come ha fatto, e proprio in questa scena ci sono moltissimi intuiti con impulsività in campo sociale.

 

Un po' alla volta si capirà cosa significhi il fatto che Goethe sia stato in evoluzione per tutta la sua vita. Al giorno d'oggi è qualcosa che si capisce molto poco, perché oggi si parla di evoluzione nelle scienze naturali, ma non dell'evoluzione dell'uomo nel corso della sua vita [oggi addirittura i libertari affermano che la TRUFFA DEL DENARO, denunciata a suo tempo da Giacinto Auriti come truffa del signoraggio bancario, NON ESISTE A PRIORI!!! - ndc]. A vent'anni si è maturi per essere eletti al parlamento, scrivere

articoli di terza pagina, esprimere giudizi su ogni cosa possibile. Si pensa ben poco al fatto che ci si debba evolvere ulteriormente, non è vero? Goethe invece ci pensava. Era abbastanza consapevole di essersi conquistato negli ultimi anni della sua evoluzione delle cose di cui non disponeva in gioventù.

 

C'è un'ottavina piuttosto simpatica tratta dalle opere postume di Goethe, in cui lui si è espresso a proposito di quelli che dicevano: "Eh sì, Goethe è diventato vecchio. Le opere giovanili - all'epoca era stata pubblicata solo la prima parte del Faust -, quelle sì che testimoniano una vera forza artistica, ma il vecchio Goethe è proprio invecchiato." Lo si è detto anche dopo la sua morte. Vedete, Vischer ha definito la seconda parte del Faust un lavoro abborracciato della vecchiaia. Per il resto non ho niente da obiettare a Vischer, che stimo molto. Ma era un perfetto filisteo, borghese fin sopra i capelli, che non poteva capire ciò che Goethe ha conseguito grazie a un lungo cammino interiore.

 

Goethe stesso ha lasciato come dicevo un'ottavina valida per i contemporanei e non solo. Ve la leggo:

 

"Ora lodano il 'Faust'"

 

Si riferisce alla prima parte del Faust, la seconda non era ancora stata data alle stampe, era un'opera dell'evoluzione matura:

 

"Ora lodano il 'Faust'

e quanto d'altro  

nei miei scritti rintrona  

a loro comodo.  

Il vecchio su e giù  

si rallegra assai;  

per la marmaglia io non sarei  

più quello di prima!"

 

Goethe era ben consapevole del fatto di aver raggiunto grazie alla propria evoluzione qualcosa che doveva unicamente all'età avanzata. E così, quello che ha "nascosto" nella seconda parte del "Faust" è davvero artistico ed è quando lo si rappresenta euritmicamente - come vogliamo fare prossimamente con la scena della seconda parte del Faust sulla cura - che se ne nota l'artisticità anche nella forza creativa.

 

Ma gli uomini non prestano attenzione all'evoluzione interiore e pensano di trovare una visione del mondo matura citando il sentimento astratto e affermando che in Goethe c'è già tutto e citano: "Il nome è solamente un suono, un fumo. Il sentire è tutto. Chi può nominare e riconoscere Colui che tutto abbraccia e tutto regge" - e così via.

 

E questo dovrebbe avere più valore di una concezione del mondo matura! Perfino i filosofi lo citano, dimenticandosi completamente che Goethe l'ha messo in bocca a Faust mentre cerca di catechizzare una ragazzina di sedici anni. L'insegnamento all'adolescente viene citato in contrapposizione ad una concezione matura del mondo! Sono molte le cose in cui oggi bisognerebbe cambiare modo di pensare, e il goetheanismo è già qualcosa che lo consente. E proprio come questa scena con la TRUFFA MONETARIA, si potrebbe richiamare l'attenzione su altre cose tratte da "Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister", che potrebbero mostrare che cos'è l'evoluzione umana, come si possa trarre ispirazione da questo Goethe.

 

Mi è stato anche chiesto:

 

Come dev'essere pagato il salario se non dal ricavato della merce?

 

Vedete, cari ascoltatori, è decisamente interessante riflettere sulla RETRIBUZIONE DEL LAVORO - il tempo che ci resta è talmente poco che posso solo occuparmene brevemente.

È significativo il fatto che a poco a poco la vita economica con esclusione di ogni altra cosa abbia avuto un effetto talmente ipnotico da far subire al programma socialista una completa trasformazione, proprio per quanto riguarda queste cose, all'epoca in cui l'umanità ha cominciato a cullarsi nella grande illusione.

 

Entrare nel merito di questi tre programmi fa parte dello studio più importante del moderno movimento operaio: 1) il programma di Eisenach; 2) il programma di Gotha; il programma di Erfurt.

 

Se prendiamo i programmi fino a quello di Erfurt, redatto nel 1891, troviamo ancora dappertutto la consapevolezza di dover lavorare a partire da determinati ideali di giustizia, da convinzioni politiche. Per questo motivo le due richieste principali presenti in quei vecchi programmi erano: l'abolizione del salario e la creazione dell'uguaglianza in merito ai diritti politici.

 

È vero che il programma di Erfurt è semplicemente economico, ma tende a politicizzare, come vi ho descritto oggi. Le principali richieste che avanzava sono: trasferimento dei mezzi di produzione all'amministrazione collettiva, alla proprietà collettiva, e produzione effettuata dalla collettività. Il programma veniva stabilito a livello puramente economico, ma era pensato secondo categorie politiche. OGGI [1919 - ndc]SI DA' TALMENTE PER SCONTATO L'ATTUALE ORDINAMENTO SOCIALE, CHE SU VASTA SCALA NON CI SI RENDE AFFATTO CONTO DI COME IL SALARIO IN QUANTO TALE SIA IN REALTÀ UNA MENZOGNA SOCIALE [OGGI 2012 LE COSE SONO ESATTAMENTE COME NEL 1919, ANZI, SONO PEGGIORATE IN QUANTO È ASSOLUTAMENTE IMPOSSIBILE AFFRONTARE IL PROBLMA DELLA MENZOGNA SOCIALE  DEL SALARIO CON UN LIBERTARIO!!! - ndc].

 

La realtà del rapporto che c'è fra il cosiddetto lavoratore salariato e il cosiddetto direttore d'impresa è quella di una collaborazione. In realtà quello che avviene è un contrattare - che viene solo camuffato da ogni tipo di rapporto ingannevole, perlopiù rapporti di potere e così via -, per venire a un'intesa sulla distribuzione del ricavato.

 

Volendo esprimersi in maniera paradossale si potrebbe dire: il salario non esiste affatto, quello che esiste già oggi è la distribuzione del ricavato. Solo che di solito OGGI CHI È DEBOLE DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO AL MOMENTO DELLA SPARTIZIONE VIENE IMBROGLIATO. Di questo si tratta.

 

L'importante è di non trasporre nella realtà qualcosa che si basa solo su un errore sociale. Nel momento in cui la struttura sociale è così come l'ho descritta nel mio libro "I punti essenziali della questione sociale", risulta evidente la natura di una collaborazione fra i cosiddetti lavoratori e i datori di lavoro. E del resto questi concetti di "lavoratore" e "datore di lavoro" cessano di esistere, e resta una pura e semplice intesa riguardo alla spartizione del ricavato.

 

A quel punto il rapporto salariale non ha più nessun senso. NON SI DEVE NEANCHE PENSARE DI PAGARE IL LAVORO IN QUANTO TALE. Questo è ovviamente l'altro lato della medaglia. Il lavoro viene subordinato ad un rapporto giuridico - ne parlerò soprattutto domani. LA QUANTITÀ E IL TIPO DI LAVORO VENGONO DETERMINATI IN AMBITO GIURIDICO, NELLO STATO DI DIRITTO. Il lavoro, come le forze di natura, fa parte delle basi della realtà economica. Ma ciò che viene prodotto non potrà costituire il criterio per un salario di qualsiasi genere.

 

Nell'ambito economico conta esclusivamente la prestazione. La cosa più importante è conoscere il fondamento della vita economica, la sua cellula originaria. Questa cellula primordiale l'ho descritta spesso in questo modo:

 

SOSTANZIALMENTE LE MISURE DA ME OGGI DESCRITTE DEVONO TENDERE A FAR SÌ CHE, GRAZIE ALL'EFFICACIA DELL'ASSOCIAZIONE, OGNI UOMO RICEVA IN CAMBIO DI CIÒ CHE PRODUCE CIÒ CHE LO METTA IN CONDIZIONE DI SODDISFARE TUTTI I SUOI BISOGNI FINO AL MOMENTO IN CUI AVRÀ REALIZZATO UN ALTRO PRODOTTO UGUALE.

 

In parole povere: se produco un paio di stivali, grazie alle istituzioni di cui vi ho parlato oggi, questi devono avere un valore tale per cui io ricevo in cambio quello che mi occorre finché non ne avrò realizzato un altro paio. Non può quindi trattarsi di fissare un salario come remunerazione del lavoro, ma di stabilire i prezzi reciproci dei prodotti. NATURALMENTE NEL CALCOLO VA COMPRESO TUTTO CIÒ CHE SERVE PER L'ASSISTENZA AGLI INVALIDI, AI MALATI, PER L'EDUCAZIONE DEI BAMBINI E VIA DICENDO. DI QUESTO DOVREMO ANCORA PARLARE.

 

Si tratta di creare una struttura sociale tale per cui la prestazione, il risultato del lavoro occupi davvero una posizione di primo piano, e che il lavoro stesso al contrario venga fondato su un rapporto giuridico, poiché non può essere regolato se non in modo che l'uno lavori per l'altro. Ma il modo in cui l'uno lavora per l'altro dev'essere regolamentato in campo giuridico, NON VA CERCATO NELLA MENTALITÀ DI MERCATO PROPRIA DELL'ECONOMIA. Domani vedrete che questi pensieri poggiano su una base assolutamente ragionevole.

 

Poi mi si chiede anche come dovranno essere rilevate le uscite.

 

Cari ascoltatori, è molto facile registrare le uscite per il semplice fatto che non si possono nascondere [va sottolineato che oggi le cose appaiono molto degenerate dal periodo in cui furono dette queste parole: recentemente negli USA la Fed ha esplicitamente emesso un 'ordine di servizio' in cui 'sanciva' 'ufficialmente' l’occultamento dell’ammontare delle banconote emesse già da almeno un decennio e più; non sono tutt'ora in grado di documentare questa informazione, ma la documenterò al più presto - ndc]Ogni volta che inserisco qualcosa nel processo sociale, questo può essere naturalmente rilevato, proprio come viene registrata una lettera spedita per posta, dove l'ufficio postale non mancherà di farmi pagare il francobollo e così via. Chi rifletterà su questi singoli provvedimenti particolari non li troverà poi troppo difficili.

 

E ancora:

 

come si comportano i rapporti di credito agricoli?

 

Oggi non abbiamo più tempo per occuparci di queste cose. Nel corso delle prossime conferenze tornerò a parlare delle condizioni agricole in altri contesti.

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31 gennaio 2012 2 31 /01 /gennaio /2012 18:26

Ripubblico questo breve articolo su Grillo di 6 anni fa inviato al quotidiano piacentino "Libertà", dato che sento muoversi grilli che vorrebbero essere... trilli (arquatesi o genovesi...)!

grillo.gif

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31 gennaio 2012 2 31 /01 /gennaio /2012 17:08

bandiera-pace.gif“Euro in bilico” è il titolo dell’ultimo libro di Bruno Amoroso, docente di economia internazionale presso l’Università Roskilde in Danimarca e presidente del Centro Studi Federico Caffè. Il libro tratta dello spettro del fallimento dell’euro e degli inganni della finanza: essendo l’Italia e parte dell’Europa sull’orlo del dissesto economico, “la moneta unica vacilla mentre gli speculatori si arricchiscono”. Affinché il sistema monetario possa ritornare ad essere “funzionale alla struttura produttiva dei Paesi e dei bisogni specifici della loro politica economica”, Amoroso auspica come centrale rimedio la sovranità monetaria: “la sovranità monetaria resta centrale per il controllo della politica economica” (p. 110). Questa idea di sovranità monetaria però, se non è spiegata a partire dall’individualità umana è, a mio parere, improduttiva perché è una maschera: la stessa maschera di sovranità che imperava prima dell’euro, cioè è un rimedio peggiore del male che si vuole curare, dato che l’avversione anti-io, anti-individuale, e quindi anti-cristiana nel senso di anti-umana, è la stessa che genera la crisi, poggiante in sostanza su anacronismo (abbiamo un sistema fiscale simile a quello dei tempi di Verre!). Già all’inizio del libro, Amoroso stesso vede nell’individualismo un nemico e vi si scaglia contro quando, parlando della degenerazione dell’homo sapiens in homo oeconomicus afferma che “questa specie umana, appropriatasi dei saperi messi a disposizione dall’umanità, ha ricreato il mondo a propria immagine e somiglianza”(p. 26): “[…] sostituendo l’individuo alla persona e mettendo l’uomo al centro di un delirio di onnipotenza che rischia di produrre effetti d’oscuramento della vita sulla Terra, simili a quelli prodotti dall’eruzione di Toba” (p. 27)! 

Eppure se non si rimuove il proprio giudizio critico si arriva ad avere per certo che solo in un modo potrebbero attuarsi oggi delle autentiche riforme: quando è l’io, cioè l’individualità, e non il gruppo bue democraticamente pilotato, ad operare.

L’io è spirito ed è immateriale. E qui casca l’asino, perché il materialismo imperante vorrebbe eliminarlo in nome del gruppo, del partito e, in ultima analisi, dello Stato, e quindi tutto ciò che produce è contro l’uomo, che è fatto di corpo, di anima e di spirito. Lo spirito, l’io, è massima potenza, e solo questo è funzionale alle riforme reali. Altrimenti non si può che cadere e ricadere nelle solite liturgie partitocratiche e chiesastiche di romana memoria poggianti sempre sul “divide et impera”.

Personalmente credo che quando la cosiddetta funzione religiosa (o la liturgia di qualsiasi tipo) incomincia ad aver luogo nella convivenza in ambito economico e nella vita quotidiana come servizio dell’io reso a se stesso in ogni altro uomo, solo allora si attua la sovranità monetaria richiesta dalla crisi mondiale dell’homo oeconomicus. Ogni altro modo per arrivarvi non può che essere deleterio, in quanto maschera di ciò che dovrebbe essere.

La critica della crisi di Amoroso è giusta in quanto mostra che l’istituzione dell’euro è una truffa però la sua soluzione fa ancora parte della truffa, dato che reputa negativo il passaggio dalla persona all’individuo. Persona significa maschera in latino. Quindi se la sovranità monetaria intesa da Amoroso è la nazionalizzazione delle banche si cade solo dalla padella dell’economia politica nella brace della politica economica… Morale: "Potrete ingannare tutti per un po’, potrete ingannare qualcuno per sempre, ma non potrete ingannare tutti per sempre" (Abramo Lincoln)

Vedi anche “Senza l’io non può esservi sovranità” (parte 1ª e parte 2ª).

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31 gennaio 2012 2 31 /01 /gennaio /2012 09:48

popolo-bue-copia-1.jpg[Continuum da R. Steiner, "Economia. Associazioni per la creazione del valore e del prezzo. Sistema creditizio e tributario”, 2ª conf. di Zurigo del 25/10/1919 - A cura di Nereo Villa]

 

[...] Decisivo è il pensiero, la capacità di giudizio dell’individuo. La massa operaia cessa di essere una “massa” quando il singolo supera ogni tipo di fede nell’autorità

 

Vedete, cari ascoltatori: come ho già detto ieri, occorre cambiare mentalità. Finora in queste due conferenze ho potuto solo accennare ad alcune cose per sommi capi ma, nelle prossime quattro, molte cose troveranno una ulteriore spiegazione.

 

Chi oggi dice cose simili, sa bene di suscitare scalpore a sinistra e a destra, sa che all'inizio non ci sarà quasi nessuno a dargli ragione, poiché tutte queste questioni sono state inghiottite dalle opinioni di partito.

 

Ma non si può sperare in una qualche salvezza se prima queste questioni non riemergeranno dall'ambito in cui infuriano le passioni partitiche per far ritorno al campo del pensiero oggettivo, desunto dalla vita reale. E si vorrebbe che, nel loro accostarsi alla triarticolazione dell'organismo sociale, gli uomini non giudichino in base a schemi di partito, a principi di parte, ma che per emettere i loro giudizi si lascino ispirare dall'intuito per la realtà.

 

Per questo motivo si continua a fare l'esperienza che proprio coloro che oggi dipendono più o meno dal puro consumo capiscono in fondo istintivamente e con una certa facilità quello che vuole un'idea realistica come quella della triarticolazione dell'organismo sociale. Ma poi arrivano i capi, soprattutto quelli delle masse socialiste. E oggi non si deve nascondere che questi capi delle masse socialiste non sono affatto propensi a tener conto della realtà. Oggi c'è purtroppo da notare una cosa che, soprattutto in ambito economico, fa parte degli elementi impellenti della questione sociale: lavorando per la triarticolazione, abbiamo fatto l'esperienza di parlare alle "masse" e che queste, grazie al loro innato intuito per la realtà, hanno capito bene quanto è stato detto. Poi sono venuti i capi e hanno decretato: "Questa è un'utopia". In verità era solo qualcosa che non quadrava con quello che da decenni rimestano nella loro testa, così dicono ai loro fedeli seguaci che si tratta di un'utopia, che non è realtà.

 

E purtroppo di questi tempi si è formata in questo campo una fede cieca, un andar dietro da pecoroni, un terribile senso di autorità, per cui bisogna dire: quello che un tempo è invalso come ossequio verso l'autorità dei vescovi e degli arcivescovi della Chiesa cattolica non è niente in confronto al senso d'autorità della moderna massa operaia nei confronti dei suoi capi. Perciò a questi corifei risulta così facile far passare quello che vogliono.

 

Quello che ci vuole è soprattutto di mostrare ciò che c'è di onesto in questo campo, non ciò che dice il cliché partitico. Se in queste conferenze dovessi riuscire a dimostrare

che l'obiettivo della triarticolazione è davvero inteso per il bene complessivo dell'umanità, senza differenza di classe, stato sociale e così via, allora avrei ottenuto quello a cui, con conferenze di questo genere, si può solo aspirare.

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30 gennaio 2012 1 30 /01 /gennaio /2012 12:03

[Continuum da R. Steiner, "Economia. Associazioni per la creazione del valore e del prezzo. Sistema creditizio e tributario”, 2ª conf. di Zurigo del 25/10/1919 - A cura di Nereo Villa]

 

[...] In una vita economica di questo tipo ciò che oggi può essere un'illusione solo per via dell'economia monetaria in cui il denaro stesso è oggetto dell'economia sarà ricondotto al suo fondamento naturale, autentico. In futuro non si avrà più un'economia di denaro e in vista del denaro, poiché le istituzioni si occuperanno del valore reciproco delle merci.

 

Ciò significa che si ritornerà alla realtà naturale dei beni e quindi anche alla reale produttività degli uomini, alla loro bravura.

 

E non sarà più possibile far dipendere i rapporti di credito dalla presenza o meno di denaro, o dal fatto che il denaro venga "rischiato" in questo o in quel modo, ma i rapporti di credito dipenderanno dal fatto che ci siano uomini capaci di fare questo o quello, di realizzare questa o quella cosa. SARÀ LA BRAVURA UMANA, SARÀ IL TALENTO DELL'UOMO AD AVERE CREDITO [il maiuscolo è mio – nota del curatore ]. E nel momento in cui sono i talenti umani a stabilire i limiti entro i quali concedere credito, questo credito non potrà essere concesso oltre le capacità reali degli uomini.

 

Se vi limitate a dare denaro perché venga amministrato, allora ciò che viene così prodotto potrà essere già consumato da un pezzo e il denaro continuerà ad essere amministrato [traduzione letterale: “potrà essere consumato da un pezzo - il denaro continuerà ad essere amministrato” - ndc]. Se versate del denaro solo per il talento umano, allora col cessare della bravura umana cessa anche ciò che si può amministrare col denaro. Di questo parleremo nei prossimi giorni.

 

La vita economica può infatti procedere con le proprie gambe in modo sano solo se gli altri due campi indipendenti, l'ambito giuridico e quello culturale, stanno al suo fianco. Ma allora all'interno della vita economica tutto deve risultare da presupposti prettamente economici. I beni materiali vengono prodotti a partire da presupposti genuinamente economici.

 

Basta pensare a qualcosa che nella vita sociale rappresenta una specie di scarto della vita economica, per vedere come un pensare sanamente economico debba rimuovere alcuni aspetti di quello che ancor oggi viene dato per scontato nell'ordinamento sociale, per cui si lotta come se si trattasse di un progresso.

 

Carissimi ascoltatori! Oggi fra quelli che credono di capire qualcosa della vita reale non c'è ancora quasi nessuno che pensi che non rappresenta affatto un progresso aggiungere a tutte le possibili tasse indirette o agli altri introiti dello Stato la cosiddetta imposta sul reddito, in particolare l'imposta sul reddito crescente. Oggi tutti pensano che sia giusto tassare il reddito.

 

Eppure, cari ascoltatori, per quanto possa sembrare paradossale all'uomo d'oggi, L'IDEA CHE SI POSSA RAGGIUNGERE UNA TASSAZIONE EQUA TASSANDO IL REDDITO DERIVA DALL'INGANNO PRODOTTO DALL'ECONOMIA MONETARIA.

 

Il denaro viene incassato, lo si usa per fare scambi economici. Attraverso il denaro ci si libera dalla concretezza del processo produttivo stesso. In un certo senso, nel processo economico il denaro causa il medesimo tipo di astrazione che subiscono i pensieri nel processo conoscitivo.

 

Ma come dai pensieri astratti non si possono far saltar fuori per incanto delle realtà, così anche dal denaro non si può far comparire nulla di reale se esso non è un semplice simbolo dei beni che vengono realmente prodotti, se non è per così dire una specie di contabilità, una contabilità corrente, scorrevole, se ogni cifra monetaria non rappresenta un certo bene.

 

Anche di questo dovremo parlare più dettagliatamente nei prossimi giorni, ma oggi va detto che UN'EPOCA CHE È FISSATA SUL MODO IN CUI IL DENARO DIVENTA OGGETTO AUTONOMO DELL'ECONOMIA DEVE NECESSARIAMENTE CONSIDERARE LE ENTRATE MONETARIE COME LA COSA DA TASSARE IN PRIMA LINEA.

 

MA, CARI ASCOLTATORI, IN QUESTO MODO, GRAVANDO DI IMPOSTE, CI SI RENDE CORRESPONSABILI DELL'ECONOMIA MONETARIA. SI TASSA QUELLO CHE IN EFFETTI NON È UN BENE REALE, MA SOLO UN SEGNO CHE INDICA UN BENE. SI LAVORA CON QUALCOSA DI ECONOMICAMENTE ASTRATTO.

 

Il denaro diventa reale solo quando viene speso. In quel momento entra nel processo economico, e non importa se lo spendo per divertirmi o per soddisfare i miei bisogni

fisici e intellettuali o se lo investo in banca così che possa essere usato per il processo economico. Anche quando lo investo in una banca faccio una specie di spesa, questa è

naturalmente una cosa da tener presente.

 

Nel processo economico il denaro diventa qualcosa di reale nel momento in cui smette di essere di mia proprietà per immettersi nel processo economico stesso. AGLI UOMINI BASTA RICORDARSI DI UNA SOLA COSA: NON SERVE A NIENTE INCASSARE MOLTO. Se uno mette il suo grande incasso sotto il materasso, se lo tenga pure, ma quel denaro non sarà di nessuna utilità per il processo economico. Un vantaggio lo si ha solo con la possibilità di spendere molto.

 

E per la vita pubblica, per la vita realmente produttiva, i molti incassi sono il segno della possibilità che si ha di spendere altrettanto. Se nel sistema tributario si vuole creare qualcosa di non parassitario per il processo economico, ma qualcosa che sia una vera dedizione del processo economico alla collettività, allora il capitale va tassato nel momento in cui viene IMMESSO nel processo economico.

 

E allora, cari ascoltatori, emerge il fatto sorprendente che L'IMPOSTA SULLE ENTRATE DEV'ESSERE TRASFORMATA IN UN'IMPOSTA SULLE USCITE, che vi prego di non confondere con l'imposta indiretta.

 

Spesso al giorno d'oggi le imposte indirette emergono come brame di certi governanti solo per il fatto che di solito le tasse dirette, quelle sugli introiti, non bastano. QUANDO PARLO DI IMPOSTA SULLE USCITE, NON INTENDO DIRE IMPOSTE INDIRETTE E NEANCHE DIRETTE. Si tratta del fatto che nel momento in cui ciò che ho acquistato viene immesso nel processo economico, nel momento in cui diventa produttivo, viene anche sottoposto a tassa [ecco dunque il senso del tassare la moneta (unitax) all’atto della sua emissione, eliminando ogni altra tassa: considerando che l’unitax genererebbe subito un reddito di base incondizionato per tutti dalla nascita alla morte, essa non sarebbe avvertita neanche come tassa dall’individuo - ndc].

 

Cari ascoltatori, proprio dall'esempio delle tasse si vede come sia necessario CAMBIARE MODO DI PENSARE, come la convinzione che sia importante soprattutto un'imposta sulle entrate costituisca un fenomeno collaterale di quel sistema monetario che è sorto nella civiltà moderna a partire dal Rinascimento e dalla Riforma.

 

Se si mette la vita economica sulla sua base giusta, allora sarà ciò che realmente partecipa all'economia, ciò che si inserisce nel processo produttivo, a fornire gli strumenti per produrre ciò che è necessario per la collettività. Allora CIÒ CHE CI VUOLE È UN'IMPOSTA SULLE USCITE, NON SULLE ENTRATE. 

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29 gennaio 2012 7 29 /01 /gennaio /2012 11:24

[Continuum da R. Steiner, "Economia. Associazioni per la creazione del valore e del prezzo. Sistema creditizio e tributario”, 2ª conf. di Zurigo del 25/10/1919 - A cura di Nereo Villa]

 

[...] Si dice: il produttore capitalista immette i suoi prodotti sul mercato per trarne profitto. Vuole solo ricavarne un profitto. E dopo che per lungo tempo i pensatori socialisti hanno affermato con un certo diritto che l'etica nel suo insieme non ha niente a che vedere con questo trarre profitto, con questo "approfittare", che con esso ha a che fare solo il pensiero economico, oggi si è di nuovo disposti a considerare il profitto, il guadagno, da un punto di vista etico e morale! [Oggi, 2012, la situazione è peggiorata e confusa rispetto al 1919 perché abbiamo da un lato i normatori (1) sedicenti anarchici dell’economia, detti libertari o antistatalisti, e dall’altro i normatori sedicenti socialisti dell’economia, detti statalisti o economisti politici (come Keynes ad esempio) - nota del curatore]

 

Io invece intendo parlare non da un'ottica etica, e nemmeno da una unilateralmente economica, ma dal punto di vista della società nel suo insieme. E allora bisogna chiedersi: che cos'è ciò che si manifesta nel guadagno, nel profitto? È qualcosa, cari ascoltatori, di cui nel contesto vero e proprio dell'economia si può parlare solo alla stregua del fatto che quando la colonnina di mercurio sale si sa che nella stanza fa più caldo.

 

Quando uno dice: questa colonnina di mercurio mi indica che la temperatura è aumentata, sa bene che non è la colonnina di mercurio a riscaldare la stanza. Essa indica solo che la temperatura del locale è aumentata per via di altri fattori. Così IL GUADAGNO CHE RISULTA SUL MERCATO [il maiuscolo è mio - ndc] dalle nostre attuali condizioni produttive ALTRO NON È CHE L'INDICATORE DEL FATTO CHE SI È AUTORIZZATI A FABBRICARE QUEI PRODOTTI, IN QUANTO FRUTTANO UN UTILE.

 

Vorrei, infatti, che mi si dica dove mai al mondo si trovi un'indicazione che un prodotto ha diritto di essere fabbricato se non risulta che, una volta che lo si è prodotto e messo sul mercato, sortisce un profitto. È l'unica indicazione del fatto che la struttura economica va organizzata in modo tale che salti fuori questo prodotto. E così si capisce che un prodotto non va realizzato se risulta che, immettendolo sul mercato, non c'è smercio, nessuno lo richiede, non produce nessun guadagno.

 

Così stanno le cose, non secondo le chiacchiere e le ciance che parlano di domanda e offerta nelle teorie economiche. Il fenomeno originario, archetipico, in questo campo è che oggi solo e soltanto il cosiddetto profitto da’ la possibilità di dirsi: puoi realizzare un certo prodotto, perché esso avrà un certo valore all'interno della comunità umana.

 

Cari ascoltatori, la necessaria trasformazione del mercato, oggi così importante, avrà luogo quando nella nostra vita sociale sarà presente un effettivo principio di associazione. Allora non saranno la domanda e l'offerta impersonali, staccate dall'uomo, a decidere sul mercato se un prodotto dev'essere fabbricato o meno. Saranno le associazioni, in base alla volontà sociale degli individui in esse coinvolti, a far emergere da sé altre persone che si occuperanno di analizzare il rapporto che c'è fra il valore di un bene prodotto e il suo prezzo in denaro.

 

Oggi, il valore di una merce che viene prodotta non viene per tanti versi neanche preso in considerazione. Esso costituisce, sì, l'impulso alla domanda, ma questa domanda è alquanto problematica nella nostra vita sociale attuale, perché c'è sempre da chiedersi se si hanno anche i mezzi, le possibilità patrimoniali per poter comprare. A che serve avere dei bisogni, se non si dispone dei mezzi necessari per soddisfarli? A quel punto la cosiddetta "domanda" tace.

 

Si deve creare un elemento di raccordo fra i beni da una parte e i bisogni umani che danno un valore a quei beni, a quei prodotti dall'altra. Ciò di cui si ha bisogno riceve il suo valore umano in base al bisogno stesso. Dall'ordinamento sociale dovranno emergere delle istituzioni che creino un ponte tra il valore impresso ai prodotti dai reali bisogni umani e i prezzi che tali prodotti devono avere.

 

Oggi il prezzo viene dettato dal mercato in base alla presenza di persone in grado di acquistare questi beni, dotate cioè del denaro necessario per comprarli. Un vero ordinamento sociale dev'essere invece orientato a far sì che coloro che devono avere dei beni per via dei loro bisogni legittimi possano anche ottenerli. CIÒ SIGNIFICA CHE IL PREZZO VA ASSIMILATO AL VALORE DEI BENI, CHE GLI DEVE CORRISPONDERE REALMENTE.

 

AL POSTO DELL'ODIERNO MERCATO CAOTICO DEVE SUBENTRARE un'istituzione mediante la quale i bisogni degli uomini, il loro consumo, non vengano più tiranneggiati come accade ora per via delle cooperative operaie di produzione o della grande cooperativa socialista. L'ASSOCIAZIONE sarà un'istituzione che analizza il consumo degli uomini per stabilire di conseguenza come venirgli incontro.

 

Per questo è necessario che, sotto l'influsso del principio d'associazione, venga introdotta la possibilità reale di produrre le merci di modo che corrispondano ai bisogni rilevati. Questo vuol dire che ci devono essere ISTITUZIONI CON PERSONE CHE STUDIANO I BISOGNI. La statistica può solo recepire un istante, uno spaccato del presente, non è mai indicativa per il futuro. I bisogni che sorgono di volta in volta vanno SEMPRE DI NUOVO STUDIATI, e le misure per la produzione vanno adottate di conseguenza.

 

Se un articolo tende a diventare troppo caro, questo è segno che troppo poche persone lavorano per produrlo. Vanno allora condotte delle trattative per trasferire degli operai da altri settori produttivi a questo, così che la produzione di questo articolo aumenti [le trattative di oggi basate sulla cosiddetta flessibilità sono pseudo trattative neoschiavistiche basate sul mercato del lavoro, cioè sul mercato di qualcosa che non può per essenza essere messo sul mercato, non essendo una merce - ndc]. Se invece un articolo tende a diventare troppo a buon mercato, se cioè se ne ricava troppo poco, allora bisogna introdurre delle trattative per far sì che a questo articolo lavorino meno persone.

 

Vuol dire che in futuro il soddisfacimento dei bisogni dipenderà dal modo in cui le persone vengono assegnate ai loro posti di lavoro. Il prezzo del prodotto è condizionato dal numero di persone che lavorano per realizzarlo, ma grazie ai provvedimenti delle associazioni diventerà sostanzialmente simile o uguale al valore che il bisogno umano reale deve attribuire al prodotto in questione.

 

Allora vediamo come al posto del mercato aleatorio subentrerà LA RAGIONE DEGLI UOMINI, come il prezzo esprimerà ciò che gli uomini hanno negoziato, a seconda dei contratti conclusi mediante le istituzioni esistenti [Campa cavallo! Oggi la RAGIONE umana è diventa una battuta di spirito dato che l’uomo è kantianamente considerato un “legno storto” da raddrizzare, per cui egli è “addomesticato” fin dall’infanzia in “madrasse” di Stato a confidare più nello Stato che nella sua ragione!!! Nel libro “La filosofia della libertà” Steiner aveva mostrato tutti gli errori della filosofia di Kant. Ecco perché aveva la necessaria fiducia nella ragione umana, che ognuno dovrebbe sapere ritrovare oggi in se stesso - ndc]. Vediamo il mercato trasformarsi nel senso che la ragione umana prende il posto della cieca casualità del mercato oggi in vigore.

 

Non appena separiamo la vita economica dagli altri due ambiti di cui parleremo nei prossimi giorni, vediamo che essa viene posta su una base sana e ragionevole. I due campi sono quello giuridico o statale e quello culturale, che tratteremo anche in relazione alla vita economica, così che, ciò che oggi non può che risultare un po' oscuro, verrà poi chiarito. In economia si guarderà solo al modo in cui si esplicano attività economiche.

 

Non è più necessario compromettere I PREZZI DELLE MERCI per il fatto che questi prezzi DEVONO ANCHE STABILIRE LA DURATA O LA QUANTITÀ DI LAVORO DA SVOLGERE O QUANTO QUESTO LAVORO DEV'ESSERE RETRIBUITO o cose del genere. NELLA VITA ECONOMICA SI HA A CHE FARE SOLO CON IL VALORE RECIPROCO DELLE MERCI. In questo modo ci si pone su un terreno sano anche nell'economia, terreno che va salvaguardato per l'intera vita economica.

 

(1) Vedi il mio commento all'articolo di L. Cimmino "La libertà  dei libertari: una critica" (istitutodipolitica.it)

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28 gennaio 2012 6 28 /01 /gennaio /2012 11:29

monti-hansen.jpg[Continuum da R. Steiner, "Economia. Associazioni per la creazione del valore e del prezzo. Sistema creditizio e tributario”, 2ª conf. di Zurigo del 25/10/1919 - A cura di Nereo Villa]

 

[...] E che altro è subentrato proprio per via dell'economia monetaria che negli ultimi tempi sta crescendo a dismisura? Vedete, cari ascoltatori, in tal modo anche quello a cui si da’ il nome di lavoro umano è diventato dipendente dal denaro.

 

I socialisti e gli altri litigano sull'inserimento del lavoro umano nella struttura sociale, ed è possibile trovare buone ragioni sia a favore che contro le opinioni sostenute tanto dagli uni quanto dagli altri.

 

Lo si capisce perfettamente soprattutto se si è imparato non a pensare e a sentire sulla classe operaia, ma a pensare e a sentire in sintonia con lei. Allora si capisce bene quando l'operaio dice che in futuro la sua forza lavoro non dovrà più essere una merce, che non dovrà più esistere la condizione per cui DA UN LATO SUL MERCATO DELLE MERCI SI PAGANO I BENI, E DALL'ALTRO, SUL MERCATO DEL LAVORO, IL LAVORO UMANO VIENE PAGATO SOTTO FORMA DI SALARIO. NON CI VUOL MOLTO PER CAPIRLO [il maiuscolo è mio; il MERCATO DEL LAVORO è oggi l’argomento primo dei politici, i quali continuano a parlarne senza neanche accorgersi di trattare di vero e proprio schiavismo in termini di tonnellaggi di carne umana! - nota del curatore].

 

Ed è facile anche capire che Karl Marx ha trovato molti seguaci quando ha calcolato che chi lavora produce un plusvalore, che non ottiene i pieni proventi della sua forza lavorativa ma produce un plusvalore che viene intascato dall'imprenditore. Si capisce poi che l'operaio, sotto l'influsso di una simile teoria, lotta per questo plusvalore.

 

MA DALL'ALTRA PARTE È ALTRETTANTO FACILE DIMOSTRARE CHE IL SALARIO VIENE PAGATO DAL CAPITALE, CHE LA MODERNA VITA ECONOMICA VIENE REGOLATA COMPLETAMENTE DALL'ECONOMIA CAPITALISTICA, CHE CERTI PRODOTTI FRUTTANO QUALCOSA A LIVELLO DI CAPITALE ED È IN BASE A QUESTO CHE VIENE PAGATO IL SALARIO, CHE SI COMPRA IL LAVORO. CIÒ SIGNIFICA CHE IL SALARIO VIENE PRODOTTO DAL CAPITALE [Altro che anarcocapitalismo libertario allora! “I ‘proletari di tutto il mondo’ - scriveva nel 1995 il sac. dott. Luigi Villa - non hanno ancora capito di essere gli ignari strumenti del capital-marxismo, la cui strategia mira a disumanizzare e massificare la società per meglio dominarla, e che il comunismo non rappresenta che lo strumento più valido dell’Alta Finanza (sinarchica), la quale, attraverso il CAPITALISMO DI STATO (e i suoi camerieri che vi sono posti al vertice!) può controllare tutte le ricchezze del mondo” (L. F., “I banchieri del comunismo”, da “L’Alternativa”, 1/2/1976, p. 3 in Autori Vari, “La massoneria”, Ed. Civiltà, Brescia, 1995). In queste parole tanto antimassoniche quanto anacronistiche si respira chiaramente la fazione avversa, totalmente antilibertaria e chiesastica in senso auritiano, quindi tutt’altro che poggiante sull’universalità di pensiero che caratterizza invece “La filosofia della libertà” di Steiner. Tuttavia, in quello stesso libro sulla massoneria, per quanto schierato e complottista, si accenna al Club Bilderberg di Mario Monti, capo del nostro attuale governo, con le seguenti parole: “Noi vediamo in queste ‘società segrete’, la realizzazione di un sogno […] ispiratore de ‘L’Ordine degli Illuminati di Baviera’, fondato da Adam Weishaupt, l’origine di tutte […] le diavolerie che si stanno attuando nel mondo. Oggi, ‘L’Ordine degli Illuminati di Baviera’ ha due importanti rampolli: 1) il “Club de Bilderberg”  e la “Trilateral Commission”, segretissima” - ndc].

 

Si può dimostrare sia l'una che l'altra teoria. Si può dimostrare che il capitale è il parassita del lavoro e anche che il capitale è il creatore del salario. In poche parole, è possibile sostenere le opinioni di partito dell'una o dell'altra parte a pari ragione. Bisognerebbe capirlo fino in fondo, allora si capirebbe anche che attualmente si cerca di raggiungere qualcosa solo con la lotta di classe e non per mezzo di un'analisi e di una spiegazione oggettive della situazione.

 

IL LAVORO UMANO È QUALCOSA DI TALMENTE DIVERSO DALLE MERCI ED È DEL TUTTO IMPOSSIBILE PAGARE ALLO STESSO MODO LA MERCE E IL LAVORO SENZA PRODURRE DANNI ECONOMICI.

 

Solo che GLI UOMINI NON SI ACCORGONO DI COME STANNO LE COSE; proprio in quest'ambito oggi NON AFFERRANO ANCORA LA NATURA DELL'ECONOMIA. Sono molti gli economisti che sanno fin troppo bene: se si aumenta in un modo qualsiasi la liquidità dei mezzi monetari, il denaro in circolazione, cioè le monete metalliche o la cartamoneta, il denaro costerà di meno e i beni di prima necessità diventeranno più cari. È una cosa che si capisce subito, ci si rende conto dell'assurdità del semplice AUMENTO DELLA QUANTITÀ DEL DENARO IN CIRCOLAZIONE che, lo si può toccar con mano, non provoca nient'altro che un aumento dei prezzi dei generi alimentari [Purtroppo sedicenti studiosi di Steiner un po’ superficiali oggi affermano esattamente il contrario, e cioè che l'inflazione sarebbe generata NON dall’AUMENTO DELLA QUANTITÀ DEL DENARO IN CIRCOLAZIONE (dovuto in verità a forzoso monetarismo di Stato, supportato dall’istituto bancario autoproclamantesi a sua volta,, altrettanto forzosamente e quindi illegittimamente, istituto di diritto), MA da "dallo scarico sui costi di produzione degli oneri statali e sociali" (Nicolò Giuseppe Bellia, "Fiscalità per le moderne società", Ladispoli, 22/08/1992 in "L'Antropocrazia"), cioè da una "errata impostazione della politica fiscale" (ibid. "Sommario") scambiando così la causa con l'effetto. Invece è l’errata impostazione della politica monetaria ad essere implicata qui, proprio perché essa è di per sé qualcosa di spurio nell’idea di triarticolazione sociale di Rudolf Steiner, nella quale la politica dovrebbe occuparsi meramente di diritto, mentre di moneta cioè di beni monetari dovrebbero occuparsi coloro che sono in grado di produrre altri beni, dunque SOLO L'ECONOMIA ED IL MERCATO AUTOGESTITI DOVREBBERO OCCUPARSI DI MONETA. Con ciò non voglio dire che gli studi di Bellia sulla neofiscalità siano sbagliati: a me pare che il passaggio dalla fiscalità reddituale (attualmente in vigore) alla fiscalità monetaria, possa avvenire equamente solo in un modo: mediante l’unitax del 10% annuo NON sul denaro emesso e che già può costituire il risparmio degli individui, ma sul denaro all’atto della sua emissione; ho accennato a tale unitax in “Il RDB secondo Nereo Villa… - ndc].

 

La famosa spirale continua a salire senza mai fermarsi.

 

Ma c'è qualcos'altro di cui invece non ci si rende conto. NON SI CAPISCE CHE NEL MOMENTO IN CUI IL LAVORO VIENE PAGATO COME MERCE, COME SI PAGANO I PRODOTTI, È OVVIO CHE I LAVORATORI LOTTERANNO PER OTTENERE UNA RIMUNERAZIONE SEMPRE MIGLIORE. MA QUELLO CHE IL LAVORATORE OTTIENE SOTTO FORMA DI RETRIBUZIONE IN DENARO, CARI ASCOLTATORI, HA SULLA FORMAZIONE DEI PREZZI LO STESSO EFFETTO DEL SEMPLICE AUMENTO DELLA QUANTITÀ DI DENARO IN CIRCOLAZIONE. È DI QUESTO CHE CI SI DOVREBBE RENDERE CONTO.

 

Invece di aumentare la produzione, invece di fare in modo che la produzione diventi più redditizia, potete, come hanno fatto alcuni ministri delle finanze, limitarvi ad introdurre banconote, ad aumentare la quantità di denaro in circolazione. Allora la gente avrà più liquidità di denaro, ma tutti i prodotti, soprattutto i generi di prima necessità, diventeranno più cari. Di questo gli uomini si rendono già conto, per questo capiscono quanto sia assurdo aumentare solo a livello astratto la quantità di denaro in circolazione.

 

Ma non ci si accorge che tutto il denaro messo in circolazione solo per pagare il lavoro produce non meno un rincaro dei beni. È INFATTI SOLO IN UNA VITA ECONOMICA INDIPENDENTE DALLO STATO CHE POSSONO FORMARSI DEI PREZZI SANI. È possibile che si formino dei prezzi sani solo se vengono sviluppati in base al libero apprezzamento della prestazione umana.

 

Per questo l'idea della triarticolazione sociale - e domani sarà nostro compito spiegare esaurientemente come - tende ad emancipare completamente il lavoro dal processo

economico.

 

IL LAVORO IN QUANTO TALE, cari ascoltatori, NON È QUALCOSA CHE FA PARTE DEL PROCESSO ECONOMICO. Pensateci bene - sembra strano, paradossale dire queste cose, ma al giorno d'oggi molte cose che devono essere comprese si presentano come paradossali. Gli uomini si sono allontanati di parecchio da un pensiero lineare, per questo trovano del tutto assurde certe cose che devono essere dette proprio a partire dai capisaldi della realtà.

 

Supponete che uno faccia dello sport da mattina a sera, che pratichi un tipo di sport. Costui impiega forza lavoro esattamente come uno che spacca la legna. Esattamente

allo stesso modo, solo che uno la impiega per la collettività umana.

 

Chi pratica uno sport non lo fa direttamente per la collettività, magari lo fa indirettamente in quanto diventa più forte, ma di solito non mette il suo potenziale di energia al servizio della collettività. Per la comunità non è di nessuna importanza il fatto che impieghi energia lavorativa facendo dello sport, che lo fa stancare come a spaccar legna. Lo spaccar legna sì che ha importanza in campo economico.

 

Questo significa che l'esplicare forza lavoro è qualcosa che in sé e per sé non viene affatto preso in considerazione a livello economico. MA QUELLO CHE SI PRODUCE GRAZIE ALL'IMPIEGO DELLA FORZA LAVORO, QUELLO SÌ CHE VIENE PRESO IN CONSIDERAZIONE NELLA VITA ECONOMICO-SOCIALE. Bisogna guardare a quello che per mezzo della forza lavoro viene PRODOTTO, poiché è quello che ha VALORE per la collettività.

 

Perciò anche all'interno della vita economica può essere preso in considerazione SOLTANTO IL PRODOTTO realizzato mediante la forza lavoro. E l'amministrazione dell'economia deve occuparsi esclusivamente del VALORE reciproco dei vari prodotti.

 

IL LAVORO DEVE RESTARE COMPLETAMENTE FUORI DAL CIRCUITO ECONOMICO. Ha il suo giusto posto sul terreno giuridico, sul terreno di cui parleremo domani, dove ogni individuo maggiorenne deve esprimere il suo giudizio da pari a pari

rispetto ad ogni altro individuo maggiorenne. Il genere, la durata e il carattere del lavoro vengono stabiliti dai rapporti giuridici che si stabiliscono fra gli uomini. IL LAVORO VA QUINDI TIRATO FUORI DAL PROCESSO ECONOMICO.

 

Allora al processo economico resterà solo quella che possiamo definire la regolazione del valore reciproco delle merci, la regolamentazione di quali prestazioni uno debba ricevere in cambio della propria prestazione. A questo dovranno provvedere quegli uomini che emergono dalle associazioni stipulate fra produttori e altri produttori, fra produttori e consumatori e così via.

 

In economia si avrà dunque a che fare unicamente con la formazione dei prezzi. Il lavoro non sarà un fattore che viene regolamentato all'interno della vita economica, ma ne verrà invece del tutto estromesso.

 

Se il lavoro resta all'interno della vita economica bisogna pagarlo a partire dal capitale. In tal modo si origina proprio quello che nella vita economica più recente può essere definito l'anelito al puro profitto, al puro e semplice guadagno. In questo modo infatti chi vuole fornire prodotti economici è inserito nel bel mezzo di un processo che trova la propria conclusione nel mercato. E qui chi vuole davvero capire dovrebbe rivedere un'idea, un concetto che oggi viene formulato in modo del tutto sbagliato.

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27 gennaio 2012 5 27 /01 /gennaio /2012 12:01

maria-bambino.jpgOggi è molto facile che le dinamiche di autodifesa della DODI&C (acrostico di mia invenzione per caratterizzare l’attuale Compagnia Dove Ogni Deficiente Impera, vale a dire la folta schiera dei gregari aggruppati in crocchi, gruppi, fazioni, partiti dei più disparati colori, che non vogliono saperne di pensare con la loro testa), siano avversari di Steiner e di tutti coloro che sono come lui determinati a non scendere a compromesso alcuno: “Che cazzate! Che cose ingenue, utopistiche, se non addirittura dogmatiche, dice Rudolf Steiner? Vuole sconvolgere tutto quello che gli uomini hanno fatto finora - dalla gestione del denaro alla proprietà privata e al diritto di eredità, passando per la retribuzione salariale del lavoro!”. Mossi da puro odio nei confronti della verità, i più fanatici sono arrivati perfino a dire che Steiner è uno che ne sa più di agricoltura che di economia. E costoro oggi sono proprio i libertari (1). 

 

Vi è comunque anche chi riconosce nel “radicalismo” di Steiner lo stesso spirito che duemila anni fa aveva suscitato scalpore e scandalo fra la maggior parte degli uomini, poiché non era disposto a scendere a compromessi di nessun genere per quanto riguarda l'amore per l'uomo vivente in ogni essere umano (va però detto che né Steiner, né Gesù di Nazaret, furono dei radicali, allo stesso modo in cui non si può dare del radicale a chi affermi che l’albero che ha di fronte sia un albero). “Quello Spirito ha pagato con la vita – scrive Pietro Archiati - la sua dedizione all'UGUAGLIANZA ASSOLUTA [il maiuscolo è mio] di tutti gli esseri umani nel loro anelito all'autonomia di pensiero, nel loro dipendere gli uni dagli altri nella vita d’ogni giorno” (P. Archiati, Prefazione a Rudolf Steiner, “Gli uni per gli altri. Interessarsi al prossimo è possibile. Un piccolo regalo per realisti idealistici”, Archiati Verlag e. K ., Modi Baviera) Steiner di fatto mette in discussione tute le istituzioni che usano l'uomo come mezzo per raggiungere i loro scopi - anche se a parole sostengono l'esatto contrano. “Rudolf Steiner non indirizza mai le sue parole a un  generico «noi», ma sempre all'individuo singolo impegnato a non accettare nessuna ambizione propria da parte di qualsiasi istituzione accanto alle esigenze dei singoli individui” (ibid).

 

Ciò che da’ più fastidio al gregariato odierno è comunque solo un’idea: l’idea di Steiner secondo la quale - se si vuole mantenere in buona salute l'organismo sociale - IL LAVORO DEV'ESSERE SEPARATO DALLA RETRIBUZIONE. Cosa significa? Significa che il lavoro che si fa per noi stessi - per guadagnare il nostro pane - non sarebbe necessario se ogni uomo in quanto tale, indipendentemente da ciò che produce o meno per gli altri, ricevesse per diritto il necessario per condurre un'esistenza dignitosa,  “ciò sarebbe senz'altro possibile […]” (ibid.).

 

Nella rappresentazione della triarticolazione che ho in mente come studioso dal 1972 dell’opera di Steiner, LE BANCHE DOVREBBERO, a mio parere, ESSERE MERE TIPOGRAFIE DI EMITTENZA DI VALORI MONETARI. Con l’avvento del FREE BANKING e della moneta elettronica, esse si trasformerebbero ben presto da se stesse in meri istituti di calcolo del RDB (Reddito Di Base) incondizionato per tutti, dalla nascita alla morte, finanziato dalla SOSTITUZIONE stessa DEL WELFARE, la quale comporterebbe necessariamente la sostituzione di tutte le tasse, tributi, balzelli, ecc., esistenti, con una UNITAX (unica “tassa” del 10 per cento annuo sui valori monetari emessi). È chiaro che questa unitax sarebbe una “tassa” fra virgolette, in quanto porterebbe ogni individuo a percepire un reddito di base assoluto e per sempre.

 

“L'OSSESSIONE del risparmio” scrive Archiati “è una conseguenza della paura del futuro”, a sua volta conseguente al fatto che “troppi si vedono costretti a guadagnarsi tramite il lavoro il denaro che serve per il loro mantenimento” (ibid.).

 

Senza quell’OSSESSIONE, un'azienda non avrebbe più lavoratori COSTRETTI a lavorare per mangiare: al posto di contratti di lavoro ci sarebbero semplicemente accordi di distribuzione, cioè accordi “su come distribuire i proventi o il guadagno in base alla prestazione da ognuno fornita. La motivazione a prender parte a un processo lavorativo sarebbe costituita unicamente dal gusto di creare, dalla soddisfazione che si prova nel vedere apprezzata la propria prestazione” (ibid.).

 

Senza quell’OSSESSIONE cosiddetta “stimolo”, non ci sarebbe altresì alcun motivo, ma neanche nessuna costrizione, per iniziare o per proseguire una collaborazione, se non quella della mera creatività data di talenti e dalle vocazioni individuali.

 

“Chi trova «scomode» queste idee ha un bel dire che Steiner è uno sfrontato, un sovversivo o un agitatore - populista o «politically incorrect», come si ama dire al giorno d'oggi” (ibid.).

 

“[…] L'obiezione che non ci sarebbe quasi più nessuno disposto a lavorare se tutti ricevessero comunque denaro a sufficienza per vivere è una menzogna, un tentativo di ricatto da parte del potere, che ha bisogno di un pretesto per costringere gli uomini a lavorare. Ci sono abbastanza persone che fanno volentieri tante cose per gli altri animate dalla gioia di essere attive. È solo per un lavoro che si fa perché costretti da necessità di sopravvivenza che nessun individuo assennato prova un piacere particolare. Ed è proprio questa costrizione a privare milioni di persone della possibilità di impegnarsi per gli altri in base alle proprie capacità e ai propri talenti, cioè in maniera molto più produttiva, ispirata dal godimento che si prova nell'autorealizzazione.

 

A un individuo che esplica i suoi talenti per il bene degli altri, questi altri non pagheranno il suo lavoro nel modo più taccagno possibile, al contrario, apprezzeranno le sue prestazioni con la massima generosità. Se ricavano vantaggio dal talento altrui faranno di tutto perché questi continui a metterlo al servizio di tutti. Questa «reciprocità» è esattamente il modo in cui i membri di un organismo vivente e sano interagiscono fra di loro” (ibid.).

 

Oggi solo la DODI&C si fa promotrice di una civiltà della menzogna in cui l’individuo aneli ad essere costretto a fare qualcosa che gli frutti il più denaro possibile!

 

Nella realtà dei fatti però nessuno desidera costringere gli altri a dargli quanti più soldi possibili per il suo lavoro; ciò ovviamente nella misura in cui la sua vita abbia il diritto di essere e di essere dignitosa. In altre parole, l’umanità vera non è quella degli squali del darwinismo male interpretato in cui vige la regola “homo homini lupus”…

 

Ognuno anela invece a fare ciò di cui gli altri hanno più bisogno e che apprezzano quindi spontaneamente e generosamente - anche sotto forma di denaro. Ciascuno di noi pensa: do’ con piacere e abbondanza all'altro, se questi fa per me qualcosa di cui io ho veramente bisogno e per cui lui è portato.

 

“Chi non ha nessun potere da difendere sa che l'ideale dell'amore, il vivere gli uni per gli altri, non è una pia illusione, non ha nulla a che vedere con il fanatismo o l'ingenuità. Non è la sua irrealizzabilità a farci aver paura di questo ideale, ma all'opposto il fatto che i passi anche più piccoli verso la sua attuazione sono possibili sempre e per tutti. E proprio il fatto che è possibile vivere gli uni per gli altri, sempre e ovunque, a metterci paura. Ce ne vogliamo proteggere perché il primo passo comporta inevitabilmente il secondo, il secondo il terzo e così via (Pietro Archiati, Prefazione, op. cit.).  

corvi.gif

 

(1) Questo era l'url del blog sul "rettilianesimo" dove alcuni libertari dal cervello assolutamente fuso gettavano fango sul sottoscritto, colpevole di studiare dal 1972 Steiner e il signoraggio bancario: http://residenclave.wordpress.com/2010/04/29/reptilian-libertarian/  
Attualmente, come si può vedere cliccando su tale url,  costoro si comportano come settari di confraternite: "proteggono" il blog con un login per adepti! In realtà tentano di proteggere se stessi dalla magra figura che invece continuano a fare: accecati dalla loro protervia. La vergogna gioca brutti scherzi...

 

-z3ruel

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  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
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