Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
26 gennaio 2012 4 26 /01 /gennaio /2012 09:25

[Continuum da R. Steiner, "Economia. Associazioni per la creazione del valore e del prezzo. Sistema creditizio e tributario”, 2ª conf. di Zurigo del 25/10/1919 - A cura di Nereo Villa]

 

[...] Al posto di questo scambio di beni, dotati di valore reale per la vita umana, è subentrata l'economia monetaria. E il denaro è diventato qualcosa con cui si fanno scambi di tipo economico, proprio come si fa con gli oggetti reali nell'economia naturale. Bisogna solo tener presente che il denaro, essendo diventato un oggetto economico reale, simula all'uomo allo stesso tempo qualcosa di immaginario, di irreale, e così facendo tiranneggia gli esseri umani.

Cari ascoltatori, prendiamo un caso estremo: consideriamo il fatto che proprio l'economia creditizia, a cui ho fatto cenno ieri, alla fine faccia il suo ingresso nell'economia monetaria, cosa che negli ultimi tempi ha fatto diverse volte. Allora emerge, ad esempio, quanto segue.

Come Stato o come singolo si vuole realizzare un impianto, un impianto telegrafico o qualcosa di simile. Si può richiedere un credito per un ammontare cospicuo e si sarà cosi in grado di realizzare questo impianto telegrafico. Certi rapporti permetteranno di ottenere determinate somme di denaro, su cui però dovranno essere pagati degli interessi. Bisogna allora garantire questa corresponsione di interessi. E in molti casi che cosa succede all'interno della nostra struttura sociale, SOPRATTUTTO NELLA STATALIZZAZIONE
[il maiuscolo è mio - nota del curatore], laddove è lo Stato stesso a gestire l'economia?

Succede che la cosa per cui si è usato il denaro in questione è stata realizzata, è stata prodotta, e il denaro è stato consumato, non esiste più -
MA LA GENTE CONTINUA A PAGARE IL CREDITO CHE ERA STATO RICHIESTO PER LA SUA REALIZZAZIONE. Questo significa che CIÒ PER CUI CI SI È INDEBITATI IN CHIAVE DI CREDITO NON C'È PIÙ, MA SI CONTINUA AD AMMINISTRARE IL DENARO.

Queste cose hanno anche un risvolto economico a livello mondiale.
A Napoleone III, che era tutt'altro che stupido in fatto di idee moderne, è venuto in mente di abbellire Parigi e ha fatto costruire moltissimo. I ministri, suoi docili satelliti, hanno costruito e costruito. Hanno avuto l'idea di usare le entrate dello Stato per pagare gli interessi. Così PARIGI È DIVENTATA MOLTO PIÙ BELLA, MA LA POPOLAZIONE STA ANCORA OGGI PAGANDO I DEBITI CHE SONO STATI FATTI ALLORA.

 

Evoluzione del debito pubblico francese dal 1978 al 2009 co 

[Con Keynes, l’economia monetaria dell’interventismo statalista è poi degenerata fino ad oggi, tempo in cui il debito è divenuto il blocco essenziale dell’economia non solo francese ma mondiale. In effetti qui Steiner precorre i tempi dato che evoca l’illegittimità del debito, diventata oggi lo spauracchio dei politicanti incollati al loro scranno! Si veda, a questo proposito, il capitolo “Il debito pubblico francese, un esempio di debito illegittimo” in François Chesnais, "Debiti illegittimi e diritto all'insolvenza. Quando sono le banche a dettare le politiche pubbliche", Ed. Samizdat, Roma, novembre 2011, volume dal quale ho tratto questo grafico - ndc].

 

Benché da tempo le cose non abbiano più un fondamento reale, si continua a fare affari sul DENARO che è diventato a sua volta OGGETTO ECONOMICO 

 

La faccenda ha anche il suo lato positivo. Nell'antica economia naturale, quando si commerciava era necessario produrre dei beni. Ovviamente questi beni erano soggetti a deterioramento, potevano deperire, e quindi si era costretti a continuare a lavorare, a produrre beni sempre nuovi, se questi erano necessari.

Con il denaro questo non è più necessario. Lo si da’ via, lo si presta a qualcuno, e ci si mette al sicuro. Cioè, con il denaro si commercia in modo del tutto indipendente da quelli che producono i beni. In un certo senso il denaro, diventando esso stesso un fattore produttivo, emancipa l'uomo dal processo economico diretto.

È qualcosa di straordinariamente significativo, questo, poiché nella vecchia economia naturale il singolo dipendeva dal singolo, l'uomo aveva bisogno dell'uomo. Gli uomini dovevano cooperare, dovevano andare d'accordo, dovevano intendersi su determinati provvedimenti, altrimenti la vita economica non poteva andare avanti. Nell'economia monetaria, chi diventa capitalista dipende naturalmente da quelli che lavorano, ma per costoro egli è un perfetto estraneo - e loro per lui.

 

- QUANT'ERA VICINO il consumatore al produttore nella vecchia economia naturale, dove si aveva a che fare con dei beni reali!

- QUANTO È DISTANTE chi fa economia di denaro da chi lavora perché questo denaro possa fruttare interessi!

 

Vengono scavati degli abissi fra gli uomini, i quali, nell'economia monetaria, non possono più essere vicini gli uni agli altri.

 

È la prima cosa da prendere in considerazione se si vuole trovare un modo per riavvicinare le masse dei lavoratori - sia intellettuali che fisici -, quelli che producono realmente, a coloro che con gli investimenti di capitali rendono possibile l'economia. Questo tuttavia può avvenire solo per mezzo DEL PRINCIPIO DI ASSOCIAZIONE, cioè se gli uomini riprendono ad associarsi in quanto uomini. Il principio d'associazione è un'esigenza della vita sociale, ma un'esigenza quale l'ho descritta io, non come quella che appare nei programmi socialisti.

Repost 0
25 gennaio 2012 3 25 /01 /gennaio /2012 12:49

Quando-il-PIL-non-precede-l-emissione.jpg[Continuum da R. Steiner, "Economia. Associazioni per la creazione del valore e del prezzo. Sistema creditizio e tributario”, 2ª conf. di Zurigo del 25/10/1919 - A cura di Nereo Villa]

 

[...] Ma come si sono formati quelli che oggi consideriamo dei danni?

La recente evoluzione umana con la sua perfezione tecnologica ha fatto sì che il processo produttivo d'oggi richiede l'iniziativa del singolo, e quindi anche la possibilità che il singolo disponga del capitale per gestire di propria iniziativa il processo produttivo. E l'origine dei danni che hanno accompagnato questa recente evoluzione va ricercata altrove.

Se ne vogliamo scoprire l'origine, la prima cosa da fare è metterci sul piano del
PRINCIPIO D'ASSOCIAZIONE [il maiuscolo è mio - nota del curatore]
anziché su quello di cooperativa, sia essa pure una grande cooperativa.

Che cosa vuol dire mettersi sul piano del principio d'associazione anziché su quello del principio di cooperativa?
 

Vuol dire questo, cari ascoltatori: CHI SI PONE SUL PIANO DEL PRINCIPIO DI COOPERATIVA PENSA CHE BASTI CHE GLI UOMINI SI METTANO INSIEME E DELIBERINO A PARTIRE DALLA LORO COMUNANZA, PER AMMINISTRARE IL PROCESSO PRODUTTIVO. Si cerca PRIMA l'associazione degli uomini, la loro cooperazione, e DOPO si vuole produrre a partire da questa comunanza, dalla comunità delle persone.
 

L'IDEA DELL'ORGANISMO TRIARTICOLATO SI PONE SUL PIANO DELLA REALTÀ E DICE: PER PRIMA COSA DEVONO ESSERCI LE PERSONE IN GRADO DI PRODURRE, PERSONE COMPETENTI E SPECIALIZZATE.

È da loro che deve dipendere il processo produttivo. E questi individui competenti e specializzati devono consociarsi per occuparsi della vita economica sulla base di una produzione che deriva dall'iniziativa del singolo.
 

IN QUESTO CONSISTE IL VERO PRINCIPIO D'ASSOCIAZIONE: PRIMA SI PRODUCE, E CIÒ CHE VIENE PRODOTTO SULLA BASE DELLA CONSOCIAZIONE DI PERSONE DEDITE ALLA PRODUZIONE VIENE PORTATO AL CONSUMO.

 

In un certo senso, LA DISGRAZIA DEL NOSTRO TEMPO CONSISTE NEL NON CAPIRE LA RADICALE DIFFERENZA FRA QUESTI DUE PRINCIPI, poiché in sostanza, cari ascoltatori, TUTTO DIPENDE DAL RENDERSI CONTO DI QUESTA DIFFERENZA.  

  

[OGGI INFATTI SI EMETTE MONETA NON IN BASE AL COSIDDETTO PRODOTTO INTERNO LORDO, MA PER PRODURLO, VALE A DIRE QUANDO ESSO NON C’È AFFATTO. E QUESTA È LA VERA DISGRAZIA DI CUI STEINER PARLA QUI PRECORRENDO DAVVERO I TEMPI! - ndc].

 

Non si è dotati di quell'istinto che fa capire che ogni comunità astratta finirà inevitabilmente per minare il processo produttivo qualora voglia amministrarlo. Il tipo di comunità che sorge in un'associazione, può arricchirsi solo di ciò che viene prodotto a partire dall'iniziativa del singolo per poi distribuirlo in spirito di solidarietà ai consumatori.

Oggi, per un motivo a cui ho già accennato ieri, non ci si rende conto del fatto importante che sta alla base di queste cose. Ho già detto ieri che, più o meno all'epoca in cui nella storia dell'umanità abbiamo avuto il Rinascimento e la Riforma, dall'America centrale e del sud sono arrivati i metalli preziosi i quali hanno contribuito alla trasformazione dell'economia naturale, che fino ad allora era in vigore, in economia monetaria.

Cari ascoltatori, in questo modo si è compiuta in Europa un'importante rivoluzione economica. Si sono create delle condizioni che vigono ancor oggi. Sopra queste condizioni si sono calati per così dire dei sipari che
NON CONSENTONO PIÙ DI VEDERE LE VERE REALTÀ.

Osserviamo con più attenzione queste condizioni.

 

Partiamo dalla vecchia economia naturale, anche se oggi non è più in vigore.

Nel processo economico di baratto si ha a che fare unicamente con ciò che viene prodotto dal singolo. Questi lo può scambiare con il prodotto di un altro. È ben ovvio che all'interno di questa economia naturale, dove un prodotto può solo essere scambiato con un altro prodotto, deve regnare una certa affidabilità. Se si vuole ottenere in baratto un prodotto di cui si ha bisogno, bisogna averne uno da offrire che abbia per l'altro un valore corrispondente. Ciò significa che, se vogliono avere qualcosa, gli uomini sono costretti a produrre qualcosa, sono costretti a barattare qualcosa che abbia un valore reale, evidente.

Repost 0
24 gennaio 2012 2 24 /01 /gennaio /2012 14:25

Dedicato a Umberto Volpicelli e a Gabriella Giudici 

Mario_Monti_e_C3PO.jpgMario Monti vaffanculo se non sai o se non vuoi rispondere alle seguenti domande, dato che valutare il debito pubblico esige necessariamente di fare chiarezza sul suo passato.  

Il seguente testo è tratto da François Chesnais, "Debiti illegittimi e diritto all'insolvenza. Quando sono le banche a dettare le politiche pubbliche", Ed. Samizdat, Roma, novembre 2011.

 

- Cosa ne è stato del denaro del prestito relativo al debito pubblico?
- A quali condizioni si è concordato quel prestito?
- Quanti interessi sono stati pagati, a quale tasso, quale quota di capitale è stata rimborsata?
- Come si è gonfiato il debito, senza che questo  andasse a vantaggio dei cittadini?
- Quali strade hanno preso i capitali?
- A cosa sono serviti?
- Quale quota è stata stornata, da chi e come?
- Chi ha sottoscritto il prestito e a nome di chi?
- Chi ha prestato e quale è stato il suo ruolo?
- Come lo Stato è venuto a trovarsi in una sutuazione vincolata?
- Attraverso quale decisione?
- Assunta a che titolo?
- Come dei debiti privati sono diventati "pubblici"?
- Chi ha sottoscritto progetti non adatti?
- Chi ha spinto in questa direzione?
- Chi ne ha tratto vantaggio?
- Perché non si stabiliscono delle responsabilità civili, penali e amministrative?


Una valutazione del debito pubblico non dovrebbe avere niente a che vedere con una caricatura che lo riduca alla semplice verifica di cifre fornite da contabili di routine. I sostenitori della verifica (audit) si appellano sempre a due bisogni fondamentali della società: la trasparenza e il controllo democratico dello Stato e dei governi da parte dei cittadini. Si tratta qui di bisogni che si riferiscono a diritti democratici del tutto basilari, riconosciuti dal diritto internazionale, benché permanentemente violati. Il diritto di osservazione dei cittadini sulle azioni di coloro che li governano, di informarsi su tutto ciò che concerne la loro gestione, i loro obiettivi e le loro motivazioni è un diritto intrinseco della democrazia stessa, poiché è emanazione diretta del diritto fondamentale dei cittadini di esercitare un controllo sul potere, e di partecipare attivamente agli affari comuni [...].


Questo continuo bisognodi trasparenza negli affari pubblici [...] ha un’enorme rilevanza in più. È un bisogno sociale e politico vitale. L’esercizio di diritti democratici, una volta ritenuti "elementari", da parte dei cittadini è visto dai governi quasi come una dichiarazione di guerra, proveniente da "quelli di sotto" ai loro sistemi. E naturalmente viene quindi affrontata in modo molto repressivo [...].


L’audit sul [leggi "la valutazione del" - nota di Nereo Villa] debito pubblico può diventare una dinamica socialmente salutare e politicamente sovversiva. La sua utilità non è semplicemente quella della difesa della trasparenza e della democratizzazione della società. Va molto oltre, poiché apre la strada a processi che potrebbero dimostrarsi estremamente pericolosi per il potere e potenzialmente liberatori per la stragrande maggioranza dei cittadini!


In effetti, imponendo di aprire i libri contabili del debito pubblico, nonché di verificarne i titolari, il movimento per l’audit civico osa "l’impensabile": avanza nella zona rossa, nel sancta sanctorum del sistema capitalistico, lì dove, per definizione, non è tollerato alcun intruso".


Così intesa, la rivendicazione dell'audit del debito e soprattutto la sua messa in pratica attraverso la creazione di comitati, intesi come istanze popolari in cui raccogliere e discutere delle prove di illegittimità del debito, costituirebbe un formidabile strumento di "re-democratizzazione" (in opposizione alla de-democratizzazione nata dal neoliberismo, vedi Wendy Brown, "Les Habits neufs de la politique mondiale", trad. di Christine Vivier, "Les Prairies ordinaires", Parigi, 2007, ed anche P. Dardot e Ch. Laval, "La nouvelle raison du monde", "Essai sur la société néolibérale", La Découverte, Paris, 2009, pagine 457-468).

 

Repost 0
23 gennaio 2012 1 23 /01 /gennaio /2012 12:31

Dal 1995 attraverso pubblicazioni di libri, saggi ed articoli su quotidiani parlo dei problemi sociali legati ad anatocismo (la tassa sulla tassa), monetaggio iniquo, emissione monetaria, triarticolazione sociale, antroposofia. Si veda il video "Anatocismo (la tassa sulla tassa) e relax" recentemente mi è stato contestato l'uso del termine anatocismo come tassa sulla tassa, dato che il corretto significato di anatocismo sarebbe espresso esclusivamente dall'Art. 1283 C.C., che comunque non parla affatto dell'uso del concetto "anatocismo". L'etimologia di "anatocismo" proviene dal greco "anà", "sopra" e da "tokòs", "prodotto", quindi letteralmente dovrebbe significare "logica di ciò che sta sopra a ciò che si è prodotto". Io semplicemente estendo il concetto alla tassa, perché la tassa è già qualcosa che sta sopra a qualcosa prodotta (merce o servizio). Certamente si può obiettare come inammissibile questo mio allargamento dell'uso comune del linguaggio. Però tale estensione è assolutamente necessaria, se non si vuole che, in certi campi, proprio l'uso del linguaggio impedisca un ampliamento della conoscenza. Chi parla di anatocismo soltanto nel senso di anatocismo bancario non arriva a formarsi neppure su questo anatocismo bancario un concetto che possa giovare alla conoscenza. Occorre talvolta ampliare un concetto affinché possa consegnare il suo significato adeguato anche in altri campi più ristretti. E alle volte è anche necessario aggiungere dell'altro a ciò che in un primo tempo è stato pensato in un concetto, affinché il così pensato trovi la sua giustificazione o il suo riassestamento.

 


In ogni caso, ciò di cui la maggiorparte dei cittadini è ignara, può venire a consapevolezza con una semplice domanda: come fa lo Stato a risolvere un suo conflitto di anatocismo come quello sulla tassa dei rifiuti? La risposta è molto semplice: semplicemente cambia nome alle cose (come predetto da Orwell nel suo romanzo sulla

neolingua "1984"): dal 2006 la Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani (TARSU) è stata infatti sostituita dalla Tariffa di Igiene Ambientale (TIA). E qui non siamo forse nel manicomio criminale e terrorista detto "Stato"?

 

Repost 0
19 gennaio 2012 4 19 /01 /gennaio /2012 09:25

000 robogate[Continuum da R. Steiner, "Economia. Associazioni per la creazione del valore e del prezzo. Sistema creditizio e tributario”, 2ª conf. di Zurigo del 25/10/1919 - A cura di Nereo Villa]

 

[...] Ma ancor oggi ci sono ampie cerchie a cui risulta difficile imparare in questo modo dai fatti. Lo vediamo soprattutto nelle cose che spesso vengono citate solo fra parentesi dai
pensatori socialisti. Costoro dicono: "Sì, è vero, tutta l'economia attuale è stata trasformata dalla tecnica moderna"
[il maiuscolo è mio - nota del curatore].

Se volessero proseguire questo ragionamento, dovrebbero riconoscere lo stretto legame che c'è fra la tecnica moderna e la competenza, e la specializzazione. Dovrebbero capire che la tecnica moderna incide in modo determinante su ogni campo della vita economica stessa. Ma non vogliono vederlo
[Ciò che nel 1919, al tempo di questa conferenza, valeva per i socialisti, vale oggi, 2012, non solo per i libertari ma anche per intellettuali del materialismo scientifico del calibro di Piero Angela. Costoro non vogliono assolutamente riconoscere il fatto che le macchine sostituiscono sempre più l'uomo nel lavoro e che, anziché trarne vantaggio, gli uomini ne sono penalizzati: a causa della disoccupazione e della cosiddetta "mobilità" del lavoro derivanti da tale meccanizzazione del lavoro, l'uomo di oggi è di nuovo reso schiavo! - ndc].

E così dicono come fra parentesi di non volersi occupare dell'aspetto tecnico dei processi produttivi, che si possono lasciar perdere! Vogliono occuparsi solo del modo in cui gli uomini coinvolti nei
PROCESSI DI PRODUZIONE sono inseriti a livello sociale, di come si conformi la vita sociale per gli individui coinvolti nei PROCESSI PRODUTTIVI.

 

[Nel modo di ragionare che fornirò con degli esempi non si vuole prendere atto della realtà dei fatti e si gira in tondo cercando di negarli, così che il problema odierno relativo alla meccanizzazione del lavoro (che anziché esser un vantaggio per l'uomo è diventato, appunto, un problema) è aggirato. Si gira sostanzialmente intorno al problema come una trottola ed, appellandosi al (e facendosi scudo del) suo gruppo, questa persona afferma, per esempio, che se anche il lavoro è svolto dalle macchine, la risoluzione di tutto è IL MERCATO, COI SUOI SCAMBI DI BENI, cioè coi suoi PROCESSI PRODUTTIVI - ndc]:

 

simolatrottola01.jpg

 

[... e che quindi il problema della disoccupazione generata dal fatto che il lavoro è svolto dalle macchine non esiste, dato che nasceranno sempre nuovi lavori richiesti dal mercato - ndc]:

 

simolatrottola02.jpg

[Con questo modo di ragionare si vuole risolvere il problema semplicemente girandogli intorno fino a negarlo come problema. Piero Angela, procede allo stesso modo, cioè aggira anch'egli il problema come una trottola, ma con tanto di dati "scientifici", cioè "tradizionalmente" secondo gli economisti:

"Tradizionalmente, come è noto, gli economisti tendono a raggruppare le attività umane in tre grandi categorie: il primario (l'agricoltura, la pesca e le attività collegate), il secondario (il settore industriale, un'area abbastanza vasta che comprende, oltre all'industria, l'edilizia, l'artigianato, la lavorazione delle materie prime ecc.). E poi il terziario, che è il tipico settore delle società avanzate, dove si trova tutto ciò che non è agricoltura o industria: per esempio i commerci, le banche, le assicurazioni, la pubblica amministrazione, la sanità, ma anche il turismo, lo sport, la ricerca, l'informazione, l'arte, lo spettacolo, l'editoria ecc. E naturalmente la scuola. È proprio nel terziario che si sono creati milioni di nuovi posti di lavoro. La scuola è un esempio tipico. Se si guardano i dati relativi alla scolarizzazione in Italia, nell'arco degli ultimi 150 anni si vede come il suo "volume" sia costantemente aumentato, fino ad arrivare alla situazione attuale: oggi in Italia ci sono circa 11 milioni gli "addetti" alla scuola: oltre 10 milioni di studenti e circa 1 milione di insegnanti. Tutte persone che, senza l'arrivo delle macchine, oggi continuerebbero a lavorare la terra e mungere le mucche" (Piero Angela, "A cosa serve la politica?", Milano, novembre 2011).

La rappresentazione evocata da Piero Angela è dunque quella di una società avanzata con milioni di posti di lavoro. Però nel suo esempio di "occupazione" non distingue affatto fra studenti e insegnanti ("10 milioni di studenti e circa 1 milione di insegnanti"). Quindi i "milioni di nuovi posti di lavoro" del suo esempio non esistono affatto, dato che, se per "occupato" si intende chi percepisce un compenso per il suo lavoro, i veri occupati nei cosiddetti "nuovi posti di lavoro" sono casomai un milione e non "milioni di nuovi posti di lavoro"! E qui siamo davvero alla follia essenziale della negazione della realtà di cui bisognerebbe prendere atto - ndc].

 

Ma, cari ascoltatori, è evidente, se solo lo si vuole vedere e capire, come la tecnica intervenga in modo diretto e decisivo nella vita economica. Basti fare un solo esempio,
un esempio direi classico.

La tecnica moderna ha portato, mi esprimo per sommi capi, a produrre con le sue numerose macchine dei prodotti che servono al consumo. E queste macchine dipendono solo ed esclusivamente dal fatto che per l'attività economica sono stati estratti da 400 a 500 milioni di tonnellate di carbone nel periodo antecedente allo scoppio della guerra. Se ora si calcolano le energie economiche, le forze economiche impiegate dalla macchina, che viene costruita e gestita dal pensiero umano, emerge un risultato interessante:

Calcolando delle giornate lavorative di otto ore, emerge il curioso risultato che, mediante le macchine, cioè grazie ai pensieri umani incorporati nelle macchine, grazie all'inventiva delle menti, viene prodotta tanta forza lavorativa quanta ne verrebbe generata da 700 o 800 milioni di persone.

Se quindi pensate, cari ascoltatori, che la Terra ha oggi circa 1.500 milioni di abitanti che impiegano la loro forza lavoro, allora grazie all'inventiva degli uomini della recente evoluzione culturale, grazie allo sviluppo tecnico, ne ha ottenuti 700 o 800 milioni in più. Quindi ci sono 2.000 milioni di persone che lavorano. Questi 700 o 800 milioni di "persone" in più non lavorano in effetti, sono le macchine a lavorare per loro. Ma che cosa lavora dentro le macchine? La mente umana!

È straordinariamente importante comprendere davvero questi fatti che potrei facilmente moltiplicare, perché da essi si riconoscerà che la tecnica non può essere lasciata tra parentesi, ma che è attivamente coinvolta nel processo economico, è diventata un tutt'uno con esso. Senza il fondamento della tecnica moderna, senza competenza e specializzazione dell'individuo, l'economia moderna è impensabile. Se si ignorano queste cose si fanno i conti non con la realtà, ma con idee preconcette, che scaturiscono dalle passioni umane.

L'idea della triarticolazione dell'organismo sociale prende sul serio la questione sociale, e proprio per questo non può andar d'accordo con quelli che parlano per slogan e programmi di partito. Sente invece il dovere di parlare in base ai fatti.

Per questo, ponendosi sul piano della realtà, deve riconoscere che, soprattutto nella nostra vita complessa di oggi, l'economia dipende in tutto e per tutto dall'iniziativa del singolo. Mettere la comunità astratta
[o il mercato astratto - ndc] al posto dell'iniziativa del singolo significa annientare la vita economica, ucciderla.

L'Europa dell'est
[così come l'attuale UE, che ne è la reincarnazione - ndc] ne potrà dar prova se resterà ancora a lungo sotto l'attuale regime. Togliere al singolo l'iniziativa che deve partire dal suo spirito per fluire nel movimento dei mezzi di produzione in vista del bene della comunità umana, equivale ad annientare, ad uccidere la vita economica stessa. [L'economia è uccisa oggi soprattutto da coloro che si rifiutano di vedere che le INIZIATIVE DEL SINGOLO hanno generato la meccanizzazione del lavoro, e che essa è un BENE SOCIALE, cioè di proprietà di TUTTI - ndc].

Repost 0
18 gennaio 2012 3 18 /01 /gennaio /2012 09:24

gandalf-rosso- DOMANDA (postami nel 2002 durante un incontro sulla triarticolazione): nel libro di Steiner "I capisaldi dell'economia" all'indice sommario della quattordicesima conferenza si legge: "L'economia politica è un valore economico"; come mai Steiner parlerebbe in questo caso di economia politica quando invece a proposito di Triarticolazione Sociale fa una precisa distinzione fra il ruolo della politica e il ruolo dell'economia? 

 
- RISPOSTA: il compilatore di tale indice sommario non ha riassunto, bensì ha interpretato, il senso della parte finale dell'ultima conferenza del ciclo "I capisaldi dell'economia", in quanto in essa Steiner non si riferisce minimamente all'economia politica come valore. Tale interpretazione, affermando che "l'economia politica è un valore economico" travisa completamente l'idea steineriana dell'economia, la quale è  in sé un valore, indipendentemente, indipendentemente da ogni politica.  


R. Steiner, "I capisaldi dell'economia", Ed. Antroposofica, conf. X IV (Dornach,06/06/1922): "... è stato per me di profonda soddisfazione che voi qui presenti vi siate occupati con me in queste due settimane per pensare sui problemi dell'economia. Vi ringrazio molto, e mi sia concesso esprimere questo ringraziamento, perché credo di sapere quale importanza abbia il fatto che proprio dei laureati nel campo dell'economia possano collaborare a fondo per sanare la nostra civiltà, per ricostruire la vita dell'umanità. Dobbiamo anche renderci conto che l'economia non è una teoria, ma che in effetti anch'essa risulta valore economico, nel senso che quello che risparmiamo in lavoro può venir fruttuosamente usato per il progresso dell'umanità da parte di coloro che ci risparmiano tale lavoro. Penso che chi aveva preso la decisione di venire qui era cosciente di questo importante compito degli economisti; sarei lieto che vi foste rafforzati in tale compito a seguito di quello che abbiamo potuto elaborare tra di noi, sia pure in modo insufficiente. Speriamo di avere ancora l'opportunità di elaborare ulteriormente questi concetti".  


La vita statale, per la sua tendenza all’astrazione, tende di per sé a sviluppare forze che diventano poi forze di decadimento, pertanto nell’economia politica si studiano cose completamente avulse dalla realtà:


R. Steiner, "Polarità fra Oriente e Occidente", Ed. Antroposofica, conf. X (Vienna 11/06/1922): "Chi studi come nel settore della vita statale-giuridica (proprio perché esiste la tendenza all’astrazione) quello che gli uomini fanno si debba in realtà sempre più separare dal concreto interesse per i singoli campi della vita, vedrà anche come [...] nella vita dello Stato vi sia la ragione per quell’astrazione che sempre più si è andata sviluppando nel settore della circolazione dei capitali. La moderna formazione del capitale viene oggi spesso combattuta dalle vaste masse popolari. Ma il modo in cui la lotta viene condotta deriva in realtà soltanto dall’ignoranza della situazione. Chi infatti volesse in qualche modo eliminare il capitale o il capitalismo, dovrebbe anche eliminare tutta la moderna vita economica e sociale perché tale vita non può esistere se non in base al principio della DIVISIONE DEL LAVORO [il maiuscolo è mio - nota di Nereo Villa], e con essa si ha nello stesso tempo la formazione del capitale. Nella nostra epoca essa si manifesta specialmente per il fatto che una gran parte del capitale è rappresentata dai mezzi di produzione. L’essenziale è però che il capitalismo è prima di tutto un fenomeno necessario della vita moderna e che, d'altro canto, proprio quando venga statizzato, esso conduce ad una separazione del denaro dai singoli concreti settori. Nel secolo diciannovesimo il processo è stato portato così avanti che quanto oggi circola nella vita sociale è separato dai singoli concreti settori della vita proprio come in un pensatore, che viva soltanto in astrazioni; le sue pallide idee sono separate dalla vita reale. L’elemento economico, che in tal modo è separato dai singoli settori della vita, è il capitale monetario. Quando io abbia in tasca una somma qualsiasi, essa può rappresentare qualunque impresa economica, oppure anche un'attività della vita spirituale. Come un concetto generale si comporta nei confronti delle singole esperienze, così si comporta il capitale nei confronti dei singoli concreti settori della, vita. Questa è la ragione per la quale devono sorgere le crisi nell'ordine sociale. Le crisi sono state studiate nei modi più diversi. Per esempio nel marxismo la teoria delle crisi ha una notevole funzione. L’errore consiste nel far risalire la crisi ad una serie di cause univoche, mentre in realtà esse possono derivare da due diverse direzioni. Può essere che il capitale sia eccedente, e allora, poiché l’eccedenza circola, ne derivano delle crisi. Ma può anche, essere che esista troppo poco capitale, e anche questo conduce a delle crisi. Le crisi sono così di essenza diversa. Nell’odierna economia politica queste cose non vengono studiate in modo corrispondente alla realtà".  


Chiunque si prenda la briga di consultare un testo di Economia Politica nota come il fenomeno macro e microeconomico sfugga al controllo degli strumenti analitici, i quali riescono a descriverne solo alcune parti di funzionamento (e talvolta neppure in maniera adeguata o esatta). Chi si spinge oltre nello studio dell’Amministrazione finanziaria, si imbatte poi nello studio di "modelli" per il "supporto" alle decisioni. Questo vuol dire che tale realtà sfugge alle analisi, e che si può solo operare in direzione di una previsione, non di una certezza. Gli insegnanti di economia politica in realtà sono dei MESTIERANTI POLITICAMENTE ASSOLDATI che non hanno di fatto nulla da dire: "[...] i professori di economia politica, quelli che fanno conoscere agli uomini i concetti economici, sono in realtà del tutto senza risorse nei confronti della realtà" (R. Steiner, "Esigenze sociali dei tempi nuovi", Ed. Antroposofica, Conf. IX, Dornach 14/12/1918).  


L'affermazione "l'economia politica è un valore economico" è dunque di fatto la negazione stessa dei capisaldi dell'economia, presentati da Steiner. Tale affermazione può essere fatta da burocrati, da commercialisti o, in generale, da statalisti. Che simili affermazioni provengano da coloro che si fanno chiamare antroposofi, mi sembra un fatto molto grave e aberrante. Sarebbe un po' come affermare - dal punto di vista della fisiologia umana - che il valore del sistema nervoso stia nel sistema respiratorio dei "nervi cardiaci".  


Germe di barbarie, di cui l'Occidente non si è ancora sbarazzato, la politica economica è in verità una minaccia a tutti i valori della vita conviviale. Sbarazzarsene non è soltanto un'esigenza di benessere, ma anche di umanità.

Repost 0
17 gennaio 2012 2 17 /01 /gennaio /2012 09:14

[da R. Steiner, "Economia. Associazioni per la creazione del valore e del prezzo. Sistema creditizio e tributario”, 2ª conf. di Zurigo del 25/10/1919 - A cura di Nereo Villa]

 

[...] Che tipo di pensiero è quello che vuole realizzare una cosa del genere?

Cari ascoltatori, che tipo di pensiero sia ce lo mostrano i numerosi programmi di partito del giorno d'oggi
[Assolutamente nulla è cambiato dal 1919, anno in cui furono notate queste cose, e oggi! - nota del curatore]. Come si presentano questi programmi di partito? Ci si dice: "Allora, ci sono certi settori di produzione che vanno amministrati collettivamente. Questi, a loro volta, devono fondersi in settori più grandi, in campi amministrativi più vasti. Là ci dev'essere una sorta di centrale amministrativa che diriga il tutto, per poi arrivare ad un ufficio economico centrale che amministri tutto il consumo e tutta la produzione".

A quali pensieri, a quali idee si ricorre quando si vuole organizzare in questo modo la vita economica? Si ricorre a quanto si è appreso nella vita politica, così come si è sviluppata nella recente storia dell'umanità.

Quelli che oggi parlano di programmi economici si sono formati perlopiù alla scuola della politica in quanto tale. Hanno preso parte a campagne elettorali, hanno esperienza di tutto ciò che si verifica quando si viene eletti per rappresentare in qualche parlamento quelli da cui si è stati votati. Hanno fatto esperienza di cosa avviene negli uffici amministrativi, sulle sedie dei politici, e così via. Hanno per così dire imparato la routine dell'amministrazione politica e vogliono applicarla alla vita economica. Ciò vuol dire che in base a tali programmi la vita economica dev'essere completamente politicizzata, poiché gli interessati conoscono solo l'amministrazione della politica.

Oggi è assolutamente necessario rendersi conto che questa prassi che si vuole imporre alla vita economica è qualcosa che le è assolutamente estraneo
[il maiuscolo è mio - ndc].

Eppure, la maggior parte di quelli che oggi parlano di riforme della vita economica o addirittura di una sua rivoluzione, sono tutto sommato dei puri e semplici politici che vivono nel pregiudizio secondo il quale ciò che hanno imparato in ambito politico vada bene anche per l'amministrazione dell'economia. Ma un risanamento del ciclo economico potrà aver luogo solo se l'economia viene studiata e gestita a partire dalle sue condizioni di vita specifiche.

Che cosa vogliono in fondo questi riformatori politicanti dell'economia? Niente di meno che, per prima cosa, in futuro sia questa gerarchia di uffici centrali a stabilire cosa dev'essere prodotto. In secondo luogo esigono che tutto il processo produttivo venga determinato dagli uffici
amministrativi. E in terzo luogo vogliono che chi deve partecipare al processo produttivo venga eletto e messo al suo posto da questi stessi uffici centrali. Come quarta cosa poi chiedono che questi uffici centrali si occupino di distribuire le materie prime alle singole aziende.

L'intera produzione deve, in altre parole, essere subordinata ad una gerarchia di amministratori politici. È il succo della maggior parte delle idee di riforma economica del presente.

Non ci si rende conto che con una simile riforma si resterebbe al livello attuale e non si eliminerebbero i danni che, al contrario, crescerebbero a dismisura. Ci si rende conto che non funziona con la statalizzazione, con la municipalizzazione, con le cooperative di consumo o con quelle operaie di produzione. Ma non ci si rende conto che si finirebbe per trasferire nell'amministrazione collettiva dei mezzi di produzione proprio tutto quello che si critica così aspramente nel sistema del capitale privato.

È questo che va soprattutto capito al giorno d'oggi: che ovunque vengano introdotti tali provvedimenti e tali istituzioni sorgerebbe inevitabilmente quello che vediamo ben chiaramente realizzarsi nell'Europa dell'est.

Nell'est dell'Europa, cari ascoltatori, singoli individui sono stati in grado di realizzare queste idee di riforma economica, di metterle in pratica. Chi vuole imparare dai fatti potrebbe vedere nel destino a cui va incontro l'est come questi provvedimenti portino all'assurdo.

E se gli uomini non fossero fissati sui loro dogmi ma cominciassero a imparare dai fatti, non si direbbe che la socializzazione economica in Ungheria è fallita per questo o per quel motivo, ma si studierebbe il perché era per natura destinata al fallimento. Ci si renderebbe conto che
ogni socializzazione di questo genere può solo portare distruzione, che non può produrre niente di proficuo per il futuro.

 

[Oggi sta capitando la stessa cosa nell'Europa. Proprio perché essa non è altro che la reincarnazione dell'URSS, cioè dell'amministrazione politica dell'economia, e quindi della carestia e della morte dovute all'intromissione forzosa della politica nell'economia, avviene che, mentre è notorio che i bambini muoiono letteralmente di fame in molti paesi del mondo, proprio "la Comunità europfalcone-distruzione agrumiea concede un indennizzo per la distruzione degli agrumi in eccesso" (G. Falcone, "Cose di Cosa Nostra", Ed. Rizzoli, Milano, p. 144). È normale? Sì. Per la logica economica ciò è giustificato, dato che rendendo rara una merce la si rende più cara. Ma la logica economica non dovrebbe coincidere con quella giuridica, dato che quest'ultima dovrebbe implicare il concetto di uguaglianza fra gli uomini, anche se essi non sono ricchi o economisti o politicanti. Il diritto dovrebbe qui moralizzare se stesso in quanto jus del civis romanus basato mitologicamente sul fratricidio e sulla rapina (fatti di Romolo e Remo e del ratto delle sabine) e quindi vietare anziché promuovere la distruzione di cibo. In altre parole dovrebbe essere non civiltà della menzogna e della morte ma semplicemente umanità. Invece il sub-umanesimo della DODI&C, la Compagni Dove Ogni Deficiente Impera, continua, nella propria ignoranza che è forza micidiale, ad anelare al mondo di morte. Si veda per esempio l'articolo di A. Alesina e F. Giavazzi de "Il Corriere della Sera" del 24 novembre 2011 in cui, per "salvare l'euro",  si auspica di aumentare ancora di più i poteri politici dell'unione europea: "Per salvare l'euro occorre estendere i poteri esecutivi dell'Ue alla politica di bilancio", vale a dire "ai conti pubblici aggregati: evoluzione del debito e saldi di bilancio", chiamando rivoluzione questa ulteriore imbecillità: "Certo, è una rivoluzione, e ci rendiamo conto che è necessaripreti-pedofili.jpgo cambiare i trattati europei, ma a questo punto è la sola via per salvare l'euro e i 60 anni che abbiamo dedicato a costruire l'Europa"!!! A costoro non passa nemmeno per la testa che una casa non può essere costruita incominciando dal tetto e di fronte al fatto che tale incominciamento non fa stare in piedi un bel nulla, anziché incominciare dalle fondamenta continuano a perseverare nell'errore dell'"evoluzione... del debito"!!! Siamo dunque nell'alienazione essenziale, segno questo che mostra quanto sia sbagliato delegare ai cosiddetti esperti o ai tecnici i nostri sudati risparmi - ndc].

 

[NB: altro esempio di imbecillità intromissiva per opera della politica della DODI&C è l'incredibile notizia di stanotte: sembra che in Grecia si voglia dare la pensione di invalidità ai pedofili perché secondo la politica greca la pedofilia è una disabilità! Questo, ovviamente, mentre la Grecia è nella massima crisi debitocratica - ndc].

Repost 0
17 gennaio 2012 2 17 /01 /gennaio /2012 09:11

[da R. Steiner, "Economia. Associazioni per la creazione del valore e del prezzo. Sistema creditizio e tributario”, 2ª conf. di Zurigo del 25/10/1919 - A cura di Nereo Villa]

 

[...] Un discorso analogo vale anche per la vita economica, anch'essa dotata di radici proprie e autonome. L'economia dev'essere amministrata secondo le sue specifiche condizioni. Anche qui non è possibile che ogni individuo in quanto maggiorenne decida democraticamente sul modo in cui dev'essere gestita l'economia, ma questo dovrà essere stabilito solo da chi vive e opera in un qualche settore dell'economia, da chi ha esperienza in un certo campo, da chi ne conosce le concatenazioni con altri ambiti economici.


Competenza e specializzazione sono i requisiti indispensabili per far sì che nella vita economica possa realizzarsi qualcosa di proficuo. Questa vita economica deve quindi svincolarsi dallo stato di diritto da una parte e dalla vita culturale dall'altra
[il maiuscolo è mio - nota del curatore], per essere posta sulla base che le è propria.

Ed è proprio questo
, cari ascoltatori, che oggi non viene capito neanche da chi ha convinzioni socialiste.

Questi individui dalle idee di sinistra pensano che basti che la vita economica assuma una certa forma per far sì che in futuro spariscano determinati danni di natura sociale
[anche i libertari oggi pensano in questo modo - ndc]. Si è visto, ed è facile vederlo, che l'ordinamento economico degli ultimi secoli fondato sul capitale privato ha prodotto certi danni. Questi danni sono evidenti.

Che giudizio si da'? Ci si dice: l'ordinamento economico del capitalismo ora in vigore ha prodotto dei danni. Questi danni svaniranno se elimineremo l'ordinamento economico del capitalismo privato, se lo sostituiremo con l'economia collettiva. I danni sorti derivano dal fatto che singoli proprietari hanno trasformato in proprietà privata i mezzi di produzione. Quando non ci saranno più singoli proprietari che trasformano i mezzi di produzione in proprietà privata, quando tali mezzi saranno amministrati dalla collettività, allora i danni spariranno
[i libertari fanno ovviamente il ragionamento inverso ma anch'essi credono unilateralmente che basti operare nell'economia perché uscire dalla crisi - ndc].

A questo punto si può dire: anche chi ha opinioni socialiste si è procurato conoscenze parziali, ed è interessante il modo in cui queste conoscenze singole operano negli ambienti socialisti. Oggi si dice: "Sì, i mezzi di produzione dovrebbero essere amministrati collettivamente" - o
[lo dovrebbe essere - ndc] il capitale, che in fondo rappresenta i mezzi di produzione. Però si è già anche visto a che cosa ha portato la statalizzazione di determinati mezzi di produzione, per esempio delle poste, delle ferrovie, e così via. E non si può affatto dire che i danni siano stati eliminati ora che lo Stato è diventato capitalista.

Dunque non serve statalizzare e neanche municipalizzare, non si può ottenere nulla di proficuo neppure fondando delle cooperative di consumo di cui fan parte le persone che hanno bisogno di determinati articoli. Coloro che vogliono regolare questo consumo e in base ad esso esercitare il controllo anche sulla produzione dei beni, diventano dei tiranni della produzione, ormai anche secondo l'opinione delle persone a orientamento socialista.

E così si è già fatta largo la consapevolezza che sia la statalizzazione che la municipalizzazione, come pure l'amministrazione mediante cooperative di consumo, portino alla tirannia dei consumatori. I produttori finirebbero per trovarsi in una situazione di dipendenza tirannica dai consumatori. Per questo taluni pensano che andrebbero fondate - come una specie di amministrazione collettiva - delle associazioni operaie di produzione, delle cooperative in cui gli operai potrebbero organizzarsi e produrre per se stessi, in base alle loro idee e ai loro principi.

E di nuovo, anche persone di tendenza socialista si sono accorte che in tal modo non si otterrebbe altro che la sostituzione di un singolo capitalista con un tot di operai che producono da capitalisti. Ma neppure questi operai che producono da capitalisti sarebbero in grado di fare qualcosa di diverso rispetto al singolo capitalista privato. Viene quindi respinta anche l'idea delle cooperative operaie di produzione.

Ma, cari ascoltatori, a tanti non basta vedere che queste singole associazioni non porteranno a nulla di fruttuoso in futuro. Tanti pensano che la collettività di tutto uno Stato, di un'intera area economica potrebbe diventare una grande cooperativa in cui tutti i soci siano nel contempo produttori e consumatori. Allora non è più il singolo individuo a produrre questo o quello di sua iniziativa per la comunità, ma sarebbe la collettività stessa a impartire le direttive sul come e cosa produrre, come distribuire i prodotti e così via. Sì, al posto dell'amministrazione privata della nostra moderna vita economica si vuole mettere un'enorme cooperativa che gestisca sia il consumo che la produzione.

Chi guardi a fondo nella realtà sa che in fin dei conti questo passaggio all'idea della cooperativa generale deriva semplicemente dal fatto che lì l'errore non viene visto così facilmente nei particolari come nella statalizzazione parziale: nella municipalizzazione, nelle cooperative operaie di produzione e nelle cooperative di consumo.

In queste ultime l'ambito di cui farsi un'idea è per così dire più ridotto. È più facile vedere gli errori che si commettono mentre si cerca di realizzare delle istituzioni di questo genere. La cooperativa statale, che abbraccia un'intera società, è invece grande. Si parla allora di quel che si vuol fare e non ci si accorge che dovranno necessariamente sorgere gli stessi errori - che nel piccolo si vedono subito ma nel grande no, poiché non si ha una visione d'insieme del tutto. Questo è il problema.

E bisogna riconoscere su cosa si basa l'errore fondamentale di questo modo di pensare - sul fatto che ci si muove a vele spiegate in direzione di un'enorme cooperativa che vuole amministrare da sola tutto il consumo e tutta la produzione. 

Repost 0
17 gennaio 2012 2 17 /01 /gennaio /2012 09:06

[da R. Steiner, "Economia. Associazioni per la creazione del valore e del prezzo. Sistema creditizio e tributario”, 2ª conf. di Zurigo del 25/10/1919 - A cura di Nereo Villa]

 

[...] In questa amministrazione democratica un parlamento va benissimo, ma in un tale parlamento democratico non si potrà mai deliberare su ciò che deve avvenire nel campo della cultura, nel campo della pubblica istruzione e del sistema scolastico. Qui accenno solo brevemente a titolo introduttivo a quello che sarà l'argomento della quarta conferenza.

La triarticolazione dell'organismo sociale aspira ad una vita culturale autonoma, soprattutto per quanto riguarda le questioni pubbliche, l'istruzione e il sistema scolastico. Ciò significa che in futuro non dovrà essere qualche decreto statale a stabilire che cosa e in che modo insegnare, ma coloro che si occupano a livello pratico di insegnamento e di educazione dovranno essere anche gli amministratori della pubblica istruzione.

Questo vuol dire che, dal gradino più basso della scuola elementare al più alto livello di insegnamento, l'insegnante dev'essere indipendente da qualunque altro potere - statale o economico - per quanto riguarda il cosa e il come insegnare. Questo deve scaturire da ciò che viene ritenuto opportuno per la vita culturale all'interno della corporazione culturale autonoma stessa. E quindi, il tempo che il singolo dedica all'insegnamento deve essere tale da lasciargli anche il tempo di prender parte attivamente all'amministrazione dell'intero processo dell'istruzione e del sistema scolastico, nonché della vita culturale in genere.


Nella quarta conferenza cercherò di mostrare come, in base a questa autonomia della vita culturale, l'attività spirituale dell'uomo riceva un tutt'altro fondamento, come in tal modo possa avverarsi ciò che per via dei pregiudizi odierni si ritiene non possa verificarsi. Grazie a questa autonomia, la vita culturale acquisirà le forze necessarie per intervenire in maniera efficace e salutare nella vita statale e soprattutto in quella economica.

E a livello interiore, una vita culturale autonoma non fornirà della grigia teoria o delle opinioni scientifiche avulse dalla realtà, ma saprà anche intervenire direttamente nella vita umana, di modo che l'uomo, a partire da una vita culturale così indipendente, non sarà pervaso dalle solite idee astratte, ma avrà conoscenze che gli permetteranno di essere autonomo anche in fatto di economia. Proprio in virtù della sua autonomia, la vita culturale diventerà del tutto pratica.

E lo diventerà al punto che si potrà dire: nella vita culturale devono stare in primo piano la competenza e la sua applicazione, non ciò che proviene dal giudizio di un individuo maggiorenne in quanto tale
[il maiuscolo è mio - nota del curatore]. L'amministrazione della vita culturale va dunque affrancata dal parlamentarismo, e chi crede che anche lì debba comandare un parlamento democratico fraintende del tutto l'impulso alla triarticolazione dell'organismo sociale.

Repost 0
17 gennaio 2012 2 17 /01 /gennaio /2012 08:58

[da R. Steiner, "Economia. Associazioni per la creazione del valore e del prezzo. Sistema creditizio e tributario”, 2ª conf. di Zurigo del 25/10/1919 - A cura di Nereo Villa]

 

[...] In primo luogo però, cari ascoltatori, prima di passare all'argomento di oggi, devo presentarvi a titolo introduttivo e di pura informazione quella che è l'idea fondamentale di
questa triarticolazione dell'organismo sociale.

Ieri ci è risultato che la nostra vita sociale deve far valere le proprie richieste a partire da tre radici fondamentali, in altre parole, che la questione sociale è triplice: è 1) una questione
culturale, 2) una questione statale (giuridica o politica) e 3) una questione economica.

Chi esamini la recente evoluzione dell'umanità scoprirà, cari ascoltatori, che nel presente questi tre elementi della vita - la vita culturale, quella giuridica (statale o politica) e
quella economica - sono confluiti a poco a poco a formare un'unità caotica e che da questa mistura sono nati i nostri attuali danni sociali.

Se ci si rende ben conto di questo - e queste conferenze vogliono fornire la base per una comprensione profonda -, si scopre che il futuro deve svolgersi in modo che la vita pubblica venga ARTICOLATA
[il maiuscolo è mio - nota del curatore]

- in un'amministrazione autonoma della cultura, particolarmente dell'educazione e della pubblica istruzione,

- in un'amministrazione autonoma delle istituzioni politiche, statali e giuridiche

- e in un'amministrazione del tutto indipendente dell'economia.

Attualmente nei nostri Stati c'è un'unica amministrazione che comprende tutti e tre questi elementi della vita, e quando si parla di triarticolazione si viene subito fraintesi. La reazione tipica a questa proposta è: "Ma sì, adesso arriva uno che vuole un'amministrazione autonoma della vita culturale, di quella giuridica e di quella economica. Quindi vuole tre parlamenti, uno per la cultura, uno democratico-politico e uno per l'economia".

Fare una simile richiesta significherebbe non aver capito niente dell'idea della triarticolazione dell'organismo sociale. Questa idea infatti vuol prendere assolutamente sul serio quelle esigenze che sono emerse storicamente nel corso della più recente evoluzione del genere umano.

E queste esigenze le possiamo esprimere con tre parole che sono già diventate degli slogan. Ma se andiamo oltre gli slogan per trovare la realtà, vediamo che queste tre parole
contengono degli impulsi storici più che legittimi. Queste tre parole sono:

- l'anelito alla libertà della vita umana,
- l'aspirazione alla democrazia, all'uguaglianza,
- e l'impulso ad un'organizzazione solidale della collettività.

Ma, cari ascoltatori, se si prendono sul serio queste tre aspirazioni, non le si può ingarbugliare in un'unica amministrazione, perchè allora l'una finirà inevitabilmente per
ostacolare l'altra.

Chi, per esempio, prende sul serio l'appello alla democrazia, dovrà dirsi: questa democrazia può esplicarsi solo in una rappresentanza popolare o attraverso un referendum, solo se ogni singolo individuo di maggiore età viene messo sullo stesso piano di ogni altro maggiorenne e può decidere in base al suo giudizio riguardo a tutto ciò che può essere deciso democraticamente dalla capacità di giudizio di ogni individuo maggiorenne in quanto tale.

Così dice anche l'idea della triarticolazione dell'organismo sociale: c'è un settore della vita - quello della vita giuridica, dello Stato, delle condizioni politiche - in cui ogni soggetto maggiorenne è chiamato ad esprimere il proprio parere in base alla sua coscienza democratica. Tuttavia, se si vuol far sul serio con la democrazia, non si può assolutamente
includere in questa amministrazione democratica da un lato l'ambito culturale, e dall'altro la vita economica.

Repost 0

Presentazione

  • : Blog di creativefreedom
  • Blog di creativefreedom
  • : Musicista, scrittore, studioso di ebraico e dell'opera omnia di Rudolf Steiner dal 1970 ca., in particolare de "La filosofia della Libertà" e "I punti essenziali della questione sociale" l'autore di questo blog si occupa prevalentemente della divulgazione dell'idea della triarticolazione sociale. http://digilander.libero.it/VNereo/
  • Contatti

Link